Di Battista, questo strano fenomeno sociale (?)

Non sono mai stata una che si interessa di politica. Non mi interessa, non mi piace, non mi stimola perchè credo a molto poco di quello che vedo e sento.

Ma il fenomeno del Movimento Cinque Stelle mi incuriosisce, molto.

Soprattutto quello del “Dibba“.

Alessandro Di Battista, classe ’78, un bel ragazzo attualmente noto per il suo impegno politico insieme a Beppe Grillo e ai Cinquestelle, che meno di dieci anni fa tentava di sfondare nel mondo dello spettacolo con performance che hanno fatto chiacchierare i mass media. Così tanto da averne eliminato le tracce.

Figlio di un consigliere comunale del Movimento Sociale Italiano, il giovane Dibba si diploma con 46/60 al liceo scientifico e si laurea al DAMS.

Viaggia moltissimo, occupandosi di terre come Guatemala, Congo,Sud America collaborando con enti del calibro di UNESCO e Caritas. Ha persino scritto un libro, nel 2010.

Nel 2008, intanto, si candida nella lista “Amici di Beppe Grillo” alle elezioni comunali nella capitale e nel 2011 comincia a collaborare con il rispettivo blog. Entra poi nel Movimento Cinque Stelle, diventando il personaggio che tutti conosciamo: un ragazzo dalla faccia pulita che parla di politica agli italiani attraverso la telecamera dello smartphone.

Che possa piacere o no, apparire naturale o meno, Di Battista è sempre sulla cresta dell’onda, mai ignorato ma tutt’al più osannato o criticato, come ogni personaggio di rilievo che si rispetti.
Oggi gli italiani sembrano divisi in due classi politiche: non Destra e Sinistra, ma chi vota Grillo e chi no.

In moltissimi si sono lasciati trascinare dal carattere impulsivo e senza filtri di Grillo e dalle persone che ha messo a capo del partito, una stima che ha portato voti che a loro volta hanno inserito parecchi consiglieri comunali e sindaci nelle nostre città.

Ma è nel divenire che si può dare un giudizio concreto alle novità: un’organizzazione fatta di uomini può avere qualche falla o può contaminarsi di persone in mala fede.

Sono successe così, nel corso del tempo, moltissime cose all’interno del Movimento, ma su Alessandro Di Battista nessuno aveva detto una parola, o quasi.

L’anno scorso Franco Bechis, vicedirettore di Libero, scavando nel passato del giovane parlamentare trovò parecchie perle che condivise con il pubblico italiano: nel periodo in cui era in Sud America, Di Battista intratteneva i Youtubers con una rubrica chiamata Aspassoparola, di cui fino a qualche tempo fa si riusciva a reperire online l’intera collezione video. Oggi risultano tutti rimossi.

È uscito fuori anche che ha cercato di entrare ad Amici di Maria De Filippi senza successo, il tutto confermato da una dichiarazione dello stesso giovane politico fatta a “L’aria che tira”.
Un’altra asserzione controversa e dibattuta apparve sul Blog di Grillo: “Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione.(…) Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. È triste ma è una realtà. Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana. Non sto né giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire. Per la sua natura di soggetto che risponde ad un’azione violenta subita il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni, ma elevandolo ad interlocutore”. Chiarì in seguito che non si riferiva all’ISIS ma ad Hamas.

Nel 2015 è stato citato dal New York Times come vincitore della classifica delle bugie più grandi del 2014. Ad una manifestazione infatti, rispondendo al Ministro della Salute Lorenzin che aveva definito la Nigeria un “paese tranquillo”, aveva detto: “il 60% è in mano agli estremisti islamici di Boko Haram, il resto del paese è in mano ad Ebola”. Tesi smontata dal NYT: la Nigeria, infatti, era Ebola-Free alla fine del 2014.

La questione è: quanto è differente questa situazione da quella delle soubrette tanto chiacchierate che ottengono cariche ministeriali?

Ladyboys

You should be stronger than me
You’ve been here seven years longer than me
Don’t you know you supposed to be the man?
Not pale in comparison to who you think I am
You always want to talk it through, I don’t care
I always have to comfort you when I’m there
But that’s what I need you to do, stroke my hair
‘Cause I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

You should be stronger than me
But instead you’re longer than frozen turkey
Why’d you always put me in control
All I need is for my man to live up to his role
You always want to talk it through, I’m okay
I always have to comfort you every day
But that’s what I need you to do, are you gay?
‘Cause I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

He said “the respect I made you earn
Thought you had so many lessons to learn”
I said “You don’t know what love is get a grip
Sound as if you’re reading from some other tired script”
I’m not gonna meet your mother anytime
I just want to grip your body over mine
Please tell me why you think that’s a crime
I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

You should be stronger than me
You should be stronger than me
You should be stronger than me
You should be stronger than me

Benvenuti nella nuova era!

Che era demmerda!

L’era dei Ladyboys.

Anche la povera Amy ci sarà incappata, a leggere le parole di questa canzone, canzone in cui, guardanpò, mi ci rivedo proprio alla stragrande.

Diciamo che se metto al vaglio una serie di esperienze mie e di amiche mi rendo facilmente conto che i ruoli di questa strana società sono sovvertiti e non si capisce più chi sia uomo, chi donna, chi sia in grado di più (o di meno) di provvedere ai bisogno dell’uno e dell’altro, della coppia e/o della famiglia o di un qualunque nuovo nucleo si vada a formare.

Colpa dell’emancipazione femminile?
Forse.

Più che altro, come sempre, penso che la verità stia nel mezzo della cosa.

La donna effettivamente ha avuto uno slancio nella società moderna che solo 50-60 anni fa poteva solo sognarsi.

Può essere a capo di aziende, gestire relazioni importanti lavorativamente parlando, diventare capo, boss, manager, e, nei casi più “normali” semplicemente provvedere alla propria famiglia portando uno stipendio a casa, in tanti casi uguale o persino superiore a quello di un ipotetico compagno.

Cosa è scattato quindi nel cervello maschile, a questo punto?

I ruoli è come se si fossero sovvertiti. O come se, in ogni caso, ci fossero stati dei “vuoti” nelle caselle addette all’uno e all’altra che non si sa bene come riempire.

L’uomo, immagino, stia lì a chiedersi quale è il suo ruolo “fondamentale”, a cosa serve la sua presenza in una famiglia, quanto sia in grado di dare supporto e “pane” ai propri cari.

E le risposte, sempre immagino, non credo siano troppo soddisfacenti, o magari a volte non esistono per niente.

In una fase di intermezzo di rimodellamento totale della società sicuramente qualcosa si è perso.

Troppi bambini crescono con i nonni o le bambinaie e troppe donne in carriera riescono, spesso anche non volendo, a far sentire frustrati i propri uomini che, quindi, cominciano a perdere qualunque tipo di certezze ed equilibri, macchiandosi di immani stronzate.

Ma è anche vero che questo è solo una minuscola faccia di questa figura a mille spigoli.

Non tutte le donne se ne fottono dei figli e non tutti gli uomini perdono il controllo dietro qualche gonnella solo perchè le mogli “sono meglio di loro” e in qualche modo devono rivalersi su se stessi.

C’è anche da dire che la quantità di bamboccioni e Peter Pan in calzamaglia alla veneranda età di 40 anni è enorme.

Persino uomini e donne con un lavoro piuttosto sicuro preferiscono rimanere sotto il tetto di mammà senza pagare l’affitto, con il piatto caldo a tavola sempre pronto, senza rendersi indipendenti, senza costruire, di fatto, nulla di concreto se non in potenza.

Che tipo di relazioni avranno queste persone?
Secondo voi…?
Una persona così calcolatrice o, peggio, opportunista, o peggio ancora, senza voglia di mettersi in gioco o rischiare o, ancora peggio (all’ennesima potenza) mai cresciuta, cosa avrà mai da dare, nel senso più puro e materiale ma anche spirituale del termine, ad un’altra persona e ad una relazione di coppia?

Complessi di Edipo e Complessi di Elettra a gogo.

Una cosa che, veramente, ha poco di divertente, se non nei primi, forse, 2-3 mesi di frequentazione.

La verità è che, poi, molto spesso gli uomini si appoggiano a questa condizione di cose:” avete voluto la parità dei sessi? E allora adesso prendetevene le conseguenze! Non potete fare le donne in carriera e poi volere pure un uomo con le palle, le due cose non collimano. Se volete il controllo non potete aspirare a un uomo d’altri tempi, i tempi sono cambiati “.

E’ vero, i tempi sono cambiati.

Ma questa può diventare anche una colossale scusa su cui sedersi.

Perchè se è vero che i tempi sono cambiati è anche vero che certe cose non sono cambiate affatto: non mi sembra che agli uomini vengano le mestruazioni, che siano in grado di partorire dei figli o di allattarli dai propri capezzoli. Come non mi sembra che alle donne siano cresciute le palle (almeno non quelle fisiche!) e che abbiano smesso di essere delle madri.

SI sono solo un po’ (con)fuse le mansioni.

Uomini che sanno fare anche da mamma e donne costrette, in tanti casi, a fare anche da papà, soprattutto quando, per un motivo o per un altro, si ritrovano sole.

Ma chi sono questi Ladyboys?

Uomini che hanno perso le palle sotto a qualche trinciatutto.

O a cui, forse, non sono mai cresciute.

Uomini che preferiscono restare a casa, con la scusa di fare quello che la donna non può fare VISTO CHE LAVORA, a bighellonare tra whatsapp e facebook per buona parte del tempo.

Qualcuno poi cucina, qualcun altro rimette le lenzuola a posto, qualcun altro ancora va a fare la spesa, o a prendere i bambini a scuola, ma nessuna di queste mansioni è strettamente necessaria o insostituibile.

Insostituibile è un uomo presente che, come la donna, si smazza e si fa il culo per provvedere alla propria famiglia.

Per non parlare poi di quelle specie di amebe che stanno lì solo per cercare qualcosa che rigonfi il loro ego in maniere spropositate.

Stanno lì ad attendere che si penda dalle loro labbra, quando spesso noi non abbiamo il tempo nemmeno di pendere dalle nostre. E c’è tutt’altro che ci pende, magari 😀 Tipo le balle, in proporzioni da pendolo di Foucault!

Che tra una manicure e una ceretta c’è il pagamento dell’affitto, delle bollette, il lavoro, spesso un altro e un altro lavoro ancora, la gestione burocratica di tante cose, l’auto, i controlli, le pulizie e la casa da tenere in ordine etcetcetc.

E allora che succede?
Che loro vanno a gonfiarsi l’ego altrove. Online e/o offline.

Altri uomini con cui mi è capitato di interagire si sono offesi nel momento in cui non avevo abbastanza tempo da dedicare a loro, soprattutto come e quando volevano loro.

Si sono offesi quando hanno visto che avevo troppe cose da fare e responsabilità da cui non potevo sottrarmi per pendere dalle loro labbra (e richieste) e si sono sentiti rifiutati o esclusi persino quando mi sono PERMESSA di dire:” vabbè dai invece di vederci adesso dammi un’ora“.

Non si capisce bene cos’è che vogliano, e in questo cominciano a somigliare tremendamente a quelle che, una volta, erano le donne: incomprensibili, volubili, uterine. Tra un po’ mi sa che ci toccherà constatare da qualche eco che l’utero comparirà anche nei meandri delle viscere maschili!

Vogliono il controllo? Sì ma solo per quello che vogliono loro.

Vogliono essere lasciati liberi? Si ma solo quando vogliono e come vogliono.

Vogliono una storia? Sì, ma che non sia impegnativa. Per loro almeno. Per la donna  anche sì, Altrimenti è una stronza.

:/

Sono talmente basita dall’ “offerta attuale sul mercato” dell’essere maschile che sono fieramente single, nonostante ci abbia provato e riprovato a intrattenere delle relazioni. Ormai sono talmente  decisa e sicura di quello che voglio che riesco a mandare a cagare chicchessia nel giro di pochissimo senza alcun senso di colpa o rimpianto.

Sarò diventata cinica, ma io a 34 anni il tempo non lo perdo più.

Non voglio sentirmi come Amy, una donna con un ladyboy, se proprio DEVO stare con qualcuno questo controllo che tanto mi sento in dovere di mantenere vorrei finalmente perderlo, rilassarmi, con qualcuno con attributi altrettanto giganti da potermi sostenere in tutti i sensi in cui un uomo può sostenere una donna.

Altrimenti vada per questa singletudine a sprazzi…

Meglio sprazzi di singletudine che sprazzi di vita! 😛

Mumble

E’ da ieri forse che voglio scrivere questo post, solo che poi in mente me ne sono venuti almeno un paio, quindi come già immagino, concentrerò tutto qui dentro mentre aspetto che si carica la puntata della mia Serie TV.

Prima guardavo la foto di una ragazza circondata dai suoi 3 bimbi piccoli, e ieri si parlava con altre persone di “scelte”, e anche di altri stili di vita, di altri Paesi dove tutto funziona diversamente, un po’ “retrogradatamente innovativi”, fatemi passare il termine che è osceno ma rende l’idea 🙂

Non lo so, a volte è come se uscissi dalla mia stessa mente e mi rendessi conto che tutto quello che sto cercando in realtà dipende da un condizionamento che ho ricevuto, in base alle scelte che (sembra) mi vengono offerte, in base a dove e a che cosa posso guardare, tutto quello su cui mi baso in realtà è un “prefabbricato” che mi offre la società, fuori dal quale non posso guardare, non posso accedere, oltre il quale non so nemmeno se ci sia una scelta alternativa realizzabile.

E di questo me ne sono resa conto scegliendo (ancora una volta) la casa dove andare a stare…

Conciliare le esigenze mie, del mio compagno e dei cagnetti non è affatto cosa semplice a meno che non si scelga di spendere almeno 1000 euro al mese per una villa, voi direte “ma se potete permettervi di spendere tanto perchè la casa non ve la comprate e con quella cifra ci pagate una rata di un affitto a riscatto o di un mutuo?”. Perchè purtroppo le cose oggi non sono così semplici, perchè non abbiamo l’aiuto di nessuno, e perchè oltretutto il fitto a riscatto sembra sia ancora fantascienza e nessuno di noi due può fare da garanzia per un mutuo (cosa che comunque scarteremmo a priori lo stesso per non finire indebitati fino al collo per pagare le banche per tutta la vita…).

E allora si finisce per pagare cifre esorbitanti per una cosa che non è nemmeno propria, mi sono detta “Ok paghiamo il posto, paghiamo l’utilizzo della casa come fosse un prestito, paghiamo un po’ in più per abitare in una zona per bene, tranquilla, intima, sicura, dove un giorno potrei mettere tranquillamente alla luce un bimbetto perchè HO PAGATO per avere tutto questo”.

Ma ci rendiamo conto di quanto sia allucinante tutto questo?

Paghiamo per quello che in realtà sarebbe già nostro, o per cose che in realtà non hanno valore.

Una casa più grande, con il giardino, sono anche d’accordo che si paghi di più, ma che si paghi anche la posizione con differenze così esorbitanti mi sembra una piccola mafia.

Come a dire che nei posti migliori ci possono abitare solo “i ricconi” perchè per il resto, chi ha uno stile di vita medio con stipendi medi, o che come noi, è un libero professionista, e non può dimostrare niente a nessuno, è destinato a vivere in posti “peggiori”, o meno sicuri.

Quando la tranquillità dovrebbe essere un diritto di tutti.

Quando poi mi sono svincolata mentalmente da questa realtà allora ho cominciato a svincolarmi da una serie di cose, e insieme al mio compagno pensammo “ok compriamo un terreno e sopra ci schiaffiamo un prefabbricato in legno di quelli fatti bene (ce ne sono di bellissimi) e realizziamo un sogno”.

E’ rimasto un sogno (ed è l’idea però che più mi piace e più mi fa sentire “me”) perchè, indovinate? Anche per quello si paga, e profumatamente.

Un terreno agricolo non è adatto per costruirci sopra e un terreno edificabile ormai è diventato raro quanto costosissimo. Costava più il terreno che la casa in sè n’altro po’.

Diciamocelo, io non sono una viziata, a me non interessa primariamente la bellezza del posto, o vivere in una villa a due piani a priori, ma di certo vorrei che fossimo contenti tutti, e che tutte le nostre esigenze PRIMARIE siano soddisfatte, e credetemi si fa una fatica incredibile a cercare qualcosa che metta insieme tutto questo.

Un po’ perchè “siamo soli” come direbbe Vasco Rossi ( 🙂 ) e un po’ perchè effettivamente pare che la classe sociale sia determinata dal luogo dell’abitazione, o da che lavoro fai o da quanti soldi sei disposto a cacciare.

E allora ecco gli Americani che nel suolo flegreo si sono presi le case migliori (tanto paga la NATO) a prezzi esorbitanti, e allora ecco chi ha bruciato pezzi di montagne in modo che tra qualche anno sia dato dal comune il permesso di costruire, e allora ecco chi imbroglia, chi è scontento, chi si accontenta…

Non avrei mai pensato che alla fine molta parte della mia serenità sarebbe dipesa dalla quantità di soldi che posso cacciare.

E’ incredibile. Anche perchè chi non ha la casa, La Casa però, cioè quella dove sei contento di tornare tutti i giorni, non ha granchè.

Non ha radici, non ha sicurezze, ha molti più pensieri.

E la società ti fa entrare nel circolo vizioso che se sei disposto a cacciare più soldi vivrai in un posto più bello, in una casa più bella in un quartiere più bello, in un “contesto signorile”… Ma siamo sicuri che sia davvero così? E siamo sicuri che siano proprio i cosiddetti “signori” ad essere il vicinato migliore? “Quelli coi soldi”? Avvocati, professori, medici, monsignori…

Io ho forti dubbi.

Nella vita mia ho imparato che le persone non sono delineabili in base a che lavoro fanno o a quanti soldi guadagnano, o a cosa fanno nella vita, ho incontrato “signori” così pessimi da evitarli, e contadini e sempliciotti così cattivi da desiderare la loro estinzione. E poi ho incontrato altri “signori” e “contadini” e “sempliciotti” che avevano una sola, semplice, grande qualità: sapevano campare.

E questa è una dote che appartiene a prescindere da tante cose.

A volte ti sganci dalla trappola del “pensiero comune”,  delle “scelte che ti offre la società”, e tutto diventa ancora più gravoso e più difficile, perchè ti rendi conto che anche per vivere in una maniera alternativa devi disporre di una quantità di denaro a priori perchè si possa realizzare quello che desideri.

E allora in tanti fanno la pensata di lasciare questo Paese, per cercare “il posto fisso” altrove, o posti dove riconoscono “le coppie di fatto”, o dove il comune non esita a mandarti le sovvenzioni per pagare l’affitto, e il sussidio di disoccupazione, e finiscono per entrare però in altre spirali, in altri sistemi, in cui comunque non mi piacerebbe stare lo stesso…

E allora qual’è la via d’uscita?

Io credo che la via d’uscita sia tenere sempre bene presente qual’è l’obiettivo, e scalare la montagna a piccoli passi un po’ alla volta.

Sperare in una botta di culo improvvisa o di poter cambiare le cose da un momento all’altro è ovviamente utopia, ed è un’utopia che finisce solo per ammazzare il tuo sogno e per scoraggiarti a tal punto a volte da rinunciare… No, l’obiettivo è là, e tu, guardando a terra per non inciampare e per non cadere nei fossi, guardandoti avanti e indietro e di lato a 360°, lavorando per esso, prima o poi lo raggiungi.

Mi ricordo sempre del film “Le Ali della Libertà”, in cui il protagonista finisce in carcere, da innocente, ma non può provarlo, e allora con un piccolo aggeggìno scava poco a poco un tunnel che DOPO 20 ANNI, gli dà la libertà.

20 anni per ottenere quello che gli spettava di diritto, che era già suo. Ma questa società (e tantomeno la “giustizia”) non è GIUSTA… Per cui ognuno deve lavorare per il suo sogno, e realizzarlo, ci volessero anche 20 anni.

E nel frattempo però vivere, e godersi quello che si ha che comunque non è assolutamente poco, per quanto ci si possa lamentare o essere scontenti, avere una casa e la possibilità di pagarla, un giardino, una persona che ci vuole bene, un lavoro che ci dà soddisfazione e una ciurma di animali a darci amore, e aver realizzato tutto quasi sempre da soli grazie alle proprie forze, in una società come questa dove c’è ancora gente che a 40 anni vive ancora a casa di mamma e papà, non è assolutamente poco.

Non dobbiamo mai perdere di vista nemmeno questo.

Quando ho scelto ormai quasi 15 anni fa di diventare vegetariana la prima persona con cui ho dovuto combattere è stata mia mamma. A casa mia, tutti i giorni, sangue del mio sangue.

Poi ci sono stati tutti quelli che non capivano la mia scelta, e o mi prendevano in giro o cominciavano a portarmi i loro soliti esempi dell’uomo cavernicolo con la clava che mangiava la carne etc…

Nei supermercati non c’era assolutamente tutta l’attenzione che c’è oggi per alimentazioni alternative a quella “di uso comune” e spesso finivo per pigrizia e per mancanza di materia prima per mangiare sempre le stesse cose. Ma ho resistito. Perchè quella era la vera “me”, quello era il mio vero “io”.

Ho resistito, ed è diventato tutto un tutt’uno, ho 2 braccia, 2 gambe, 2 occhi, e non mangio carne.

E non indosso pelle, e evito di finanziare prodotti che fanno vivisezione.. etcetcetc

Oggi a distanza di quasi 15 anni la popolazione italiana è quasi per metà vegetariana, e al supermercato si trovano con facilità un sacco di articoli ottimi e alternativi, e quando dico che non mangio carne in un pub nessuno mi guarda con quelle facce a forma di punto interrogativo, come all’epoca.

Bisogna avere pazienza, e mettere un mattoncino alla volta, ci volessero decenni, ma non ci si deve impegolare in cose che non ci appartengono, non si deve svendere il proprio “io”, e non si deve credere che magari facendo come la società consiglia “sarà tutto più facile”, perchè di persone insoddisfatte ne incontriamo tutti i giorni, anche tra quelli che hanno i soldi che gli escono dalle orecchie… la rarità è incontrare qualcuno che sia davvero soddisfatto… e le uniche persone davvero soddisfatte sono quelle che seguono la propria natura e i propri desideri, e sono quelle che hanno così lungamente e aspramente lottato per raggiungere quello che volevano che sono diventate forti e possono essere un esempio e un monito e una fonte di ispirazione e di invito al coraggio e alla pazienza per tutti.

Buonanotte

Money Can’t Buy Me Love

Cantavano così i Beatles,

e canterei anche io così se non mi rendessi conto che in realtà sarà anche vero che i soldi non fanno la felicità, ma come diceva una mia amica, “fanno tutto il resto”.

Di certo l’amore del mio compagno, o dei miei cani, della mia gatta, o di mia madre, non l’ho comprato con i soldi, e questa è una santissima verità, ma tutto il resto? Tutto quello che gira intorno?
Quanto è veramente condizionata la nostra vita dal nostro status sociale?

O da quanti aiuti, materiali e morali, riceviamo dall’esterno?

Io credo moltissimo.

Moltissimo.

Tanto per cominciare noi “giovani” (a’ na’ coscia!) ci troviamo in una fase di passaggio, in cui le leggi, le pretese, e la società stessa, si fondano su una concezione di lavoro ormai “antica”, tutti sognano o sono alla ricerca del famigerato “posto fisso”, e anche chi per esempio affitta una casa spesso richiede referenze o busta paga per assicurarsi di avere a che fare con un inquilino “pagante”, senza rendersi conto che magari ci sarebbero potenziali inquilini che senza busta paga potrebbero offrirgli garanzie di pagamento pure maggiori…

Si dovrebbe entrare nell’ordine di idee che le cose oggi sono diverse, che il cammino lavorativo oggi è diverso, e fare in modo di incentivare chi decide di rimanere a combattere nel proprio Paese o nella propria città piuttosto che incentivare le menti fertili e proficue soltanto ad andarsene andando ad arricchire qualche altro posto…

In questi ultimi periodi qualcosina che si smuove l’ho intravista, hanno formulato la possibilità del “fitto a riscatto” (cercante su google) o del “fitto con patto di vendita” per fare in modo che una giovane coppia ad esempio possa permettersi di pagare la propria casa a rate senza dover necessariamente passare per la banca, o per il mutuo, o per il prestito…finendo i suoi giorni a pagare l’onere della casa più tutte le tasse sopra quei soldi che spesso raddoppiano quasi la somma di partenza. Ma queste formule essendo particolarmente “nuove” non vengono ancora prese in considerazione dai più, o quando proposte vengono accolte con uno storzellamento del naso.

Ho visto anche che persone che si fidano di lavori “diversi” ci sono, e chissà forse col tempo tutto questo porterà a un nuovo equilibrio, a nuove legislature, a nuove considerazioni… Ma per il momento è tutto molto in fase di sviluppo, e chi si ritrova svantaggiato è chi è nel mezzo.

Comunque,

questo è solo un piccolo frammento dell’insieme.

In realtà tutto influisce.

I rapporti con gli amici, i familiari, i familiari “acquisiti”, il periodo storico in cui si vive, la vita che si sceglie o che ci sceglie, i compromessi che facciamo e quelli che non facciamo, i dubbi che ci attanagliano e il modo in cui decidiamo di scioglierli o non scioglierli affatto.

Tutto influisce e tutto ci intacca in una maniera o nell’altra, visto che siamo come spugne che assorbono qualunque liquido in cui vengono immerse.

Sarebbe tutto più semplice se la spugna potesse decidere quando strizzarsi e quando no, quando rigettare il fluido velenoso che sta assorbendo e che la smembrerà e quando invece assorbire tranquillamente fin’anche a trasbordare…

Ovviamente ci sono molteplici tipi e livelli di sensibilità, varie e svariate forme di egoismo e di altruismo, per cui siamo tutte spugne diverse, ma rimane che lo siamo e questo è quanto.

Per cui, alla fine, la prima risposta che mi sono data è che siamo tutti bene o male incatenati, solo che dovremmo avere l’intelligenza e la praticità di farci “incatenare liberamente” da ciò che ci fa piacere lo faccia, e liberarci dalle catene che invece non abbiamo scelto, o che ci logorano polsi e caviglie e ci rendono impossibile il cammino. In fondo anche un rapporto a due è come un paio di manette che lega due polsi, o due caviglie, con un filo in mezzo però più o meno lungo…

La seconda risposta che mi sono data, subito dopo, poi, è stata che penso troppo, e peso troppo (non fisicamente 🙂 ).

La verità è che non esiste una verità universale.

La verità è che le cose alla fine le si capiscono sempre “dopo”.

Il “dopo” dà una visione forse più obiettiva e oggettiva delle cose, senza far ricorso a troppe pippe mentali o ragionamenti ingarbugliati, senza ricorrere alla psicologia spicciola, senza dover fare capa e muro fino a sanguinare per ammettere cose delle quali molte, in realtà, già conoscevamo dentro di noi.

Il “dopo” spesso dà risposte sul “prima”, e questo sia considerando che non considerando il periodo storico, le influenze esterne etc, perchè alla fine noi siamo il puro risultato della nostra indole messa al nostro servizio momento dopo momento mentre viviamo, conosciamo persone, facciamo esperienze, lavoriamo, amiamo, facciamo scelte, giuste e sbagliate, o seguiamo consigli, giusti o sbagliati.

C’è chi dalla vita ha avuto anche troppo e chi ha avuto troppo poco, in tutti i campi, affettivamente, o come tenore di vita, o come vita vissuta, o come possibilità di fare o non fare determinate cose in famiglia, e qui nasce un’altra domanda: che cos’è l’incompatibilità?

Io sono sempre stata una tipa abbastanza misantropa, per una serie di motivi che credo di conoscere, ed altri che magari nemmeno immagino, ma allo stesso tempo con persone che mi piacciono particolarmente o che amo sono socievole, aperta, sempre disponibile, anche un po’ crocerossina qualche volta. Il fatto di aver a che fare solo con pochissime persone “scelte” mi porta effettivamente spesso a fare del “crocerossinaggio acuto” 🙂

Ma bando a tutto ciò, cos’è l’incompatibilità?

Differenza di scelte, di vedute del futuro, di progetti per il presente, differenze di pensiero, di azione? Differenze di credo, di educazione, di indole, di tolleranza?

Sono sicura che alcune incompatibilità esistano,

ma sono altrettanto sicura che molte altre sono costruite.

Mi sono chiesta spesso, ma se venissimo improvvisamente privati di tutto quello che abbiamo o che potremmo avere, denaro, casa, possibilità di guadagni per costruire la vita “scelta”, cosa decideremmo di fare? Come e di cosa vivremmo? Cosa sceglieremmo di salvare?

Di fronte al nulla, cosa sarebbe davvero importante per noi?

Vivere? Sopravvivere? Morire?

Sono sicura che in una situazione del genere cambierebbero tutte le priorità.

E allora a quel punto ci si spoglierebbe di tutte le sovrastrutture, dei desideri creati dall’influenza degli altri e della società su noi stessi, e allora davvero smetteremmo di pensare a tante cose, forse saremmo più puri, più nudi, più scoperti eppure meno vulnerabili, e accetteremmo tutto quello che ci capiterebbe come un dono…

Non lo so, sono le 4 di mattina e sto ancora filosofeggiando, è grave, buonanotte 🙂

 

ps. però di una cosa sono sicura, esiste l’incompatibilità con educazione e quella con la perfidia e la maleducazione, nel primo caso c’è un’ipotesi di costruttività, nel secondo, l’unica ipotesi possibile è la distruttività.