I genitori: questi (s)conosciuti

Un altro ruolo di questa società è quello condiviso dai genitori.

Genitori —> Generano la vita

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo (Tolstoj)

Si dice che sia facile diventare genitori ma non altrettanto facile esserlo.

Ed è proprio così.

Ognuno di noi ha cammini personali, traumi e ricordi positivi, ricordi nascosti sotto la sabbia, quasi dimenticati, episodi che ci hanno formato, e siamo sicuramente il risultato delle nostre esperienze e delle nostre vite, miscelato alla nostra indole, natura e forze e debolezze.

Il figlio di due serial killer può diventare alternativamente un altro serial killer o, di riflesso, Gandhi. Chi può dirlo.

Ma la specie peggiore, secondo me, a parte quella degli ipocriti, è quella di chi, credendo di fare bene, fa male, molto male.

Per alcuni il “fare bene” è solo un alibi da dire ad alta voce per poter poggiare la notte la testa sul cuscino (e non saprei dire nemmeno se ci riescono davvero… nei casi peggiori SI). Per altri “fare bene” è un’intenzione reale, non supportata però da una sufficiente obiettività e forza d’animo, quella che consente di pronunciare qualche “NO” per esempio, anche alle persone a cui non si riusce a dirlo.

Tutto questo può avere una certa valenza quando si parla di amici, conoscenti o partner.

Persone con cui bene o male possiamo scegliere SE avere una relazione e di che tipo.

Ma con i genitori tutto è diverso.

Sono l’ambiente nel quale cresciamo, ci formiamo; sono le prime voci che sentiamo quando i nostri corpicini minuscoli si formano nel ventre materno, sono le prime persone con cui interagiremo e le uniche con cui avremo strettamente a che fare per i primi anni di vita.

Saranno i nostri confidenti, antagonisti, aiutanti, il nostro nucleo, la nostra famiglia… non possiamo scegliere SE avere una relazione con loro perchè la relazione con loro ESISTE A PRESCINDERE DA TUTTO, perchè portiamo i loro geni in corpo.

Non basta smettere di parlarsi per smettere di essere figli o per smettere di essere genitori.

E’ una carica “a vita”.

Eppure molti genitori non riescono ad essere delle guide per i figli. Delle guide valide perlomeno.

Molti genitori si affidano a culti di acclamata o dubbia natura e inguajano la loro vita e i loro figli, quasi sempre senza rendersene conto, credendo di fare “la cosa giusta”. Testimoni di Geova che rifiutano trasfusioni di sangue, ad esempio, hanno lasciato morire le proprie figlie di parto o di altre cose tranquillamente risolvibili.

Per non parlare poi di altre dottrine religiose che hanno letteralmente bacato i cervelli di generazioni intere. Bibbia presa ALLA LETTERA e cose del genere.

Poi ci sono i genitori che non sono in grado di prendersi cura di se stessi però poi, GIUSTAMENTE, fanno i figli. Giustamente un paio di palle.

Chi decide di prendersi una responsabilità del genere deve essere certo di essere in grando di poter svolgere il suo compito al meglio, senza inguajare generazioni e generazioni. Un po’ come chi prende un cane dovrebbe essere convinto del gesto che fa, la sostanza non cambia, ma la ripercossione sulle generazioni nel caso umano è ovvia.

Cattivi genitori spesso generano altri futuri cattivi genitori e così via, perchè nessuno darà gli strumenti adatti e sani ai propri figli per allacciare e instaurare relazioni sane.

Una catena di sofferenze che si spezza soltanto nel momento in cui qualcuno si accorge della reiterazione dell’errore e decide di porvi rimedio.

E vi assicuro che il rimedio, cioè scavare dentro se stessi e capire tante cose, è altrettanto doloroso.

Ma è un dolore necessario, come quando c’è bisogno di operarsi.

Gli altri tipi di genitori per me  non sarebbero nemmeno da contemplare perchè non dovrebbero nemmeno esistere.

Genitori egoisti, ipocriti, svogliati. Genitori alla ricerca della scorciatoia e del “male minore”.

Genitori che se ne sbattono della reputazione che hanno nelle teste dei propri figli e continuano a collezionare stronzate su stronzate fino a rendersi quasi schifati.

Io non so come sia possibile non  provare empatia per i propri figli.

Io provo empatia già con i miei animali e con le persone a cui voglio bene, sono cresciuta ponendomi una serie infinita di domande e colpevolizzandomi anche laddove non dovevo perchè cercavo sempre i motivi per i quali, ad esempio, qualcuno mi trattava male. Perchè?

Perchè è più facile credere che gli altri ci trattino male per colpa nostra che per colpa loro, se si tratta di qualcuno a cui teniamo.

Ma tutto questo poi porta ad intrattenere relazioni sbagliate con persone sbagliatissime, che spesso se ne approfittano di questo stato di cose per manipolare e portare gli eventi in proprio vantaggio.

Ho fatto un percorso molto lungo, che dura ancora, cammina ancora, per capire che le cose stanno molto diversamente da come sembra, che le cose non dovrebbero essere così complicate e che le cose sane, giuste, sono anche semplici.

Non cerco più le cose “strane”, avventurose, amiche conoscenti o partner di merda, cerco solo le persone “giuste” con cui poter interagire.

Ma il rapporto con il mio “nucleo generativo” resta complicato e pieno di contraddizioni.

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Ladyboys

You should be stronger than me
You’ve been here seven years longer than me
Don’t you know you supposed to be the man?
Not pale in comparison to who you think I am
You always want to talk it through, I don’t care
I always have to comfort you when I’m there
But that’s what I need you to do, stroke my hair
‘Cause I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

You should be stronger than me
But instead you’re longer than frozen turkey
Why’d you always put me in control
All I need is for my man to live up to his role
You always want to talk it through, I’m okay
I always have to comfort you every day
But that’s what I need you to do, are you gay?
‘Cause I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

He said “the respect I made you earn
Thought you had so many lessons to learn”
I said “You don’t know what love is get a grip
Sound as if you’re reading from some other tired script”
I’m not gonna meet your mother anytime
I just want to grip your body over mine
Please tell me why you think that’s a crime
I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

You should be stronger than me
You should be stronger than me
You should be stronger than me
You should be stronger than me

Benvenuti nella nuova era!

Che era demmerda!

L’era dei Ladyboys.

Anche la povera Amy ci sarà incappata, a leggere le parole di questa canzone, canzone in cui, guardanpò, mi ci rivedo proprio alla stragrande.

Diciamo che se metto al vaglio una serie di esperienze mie e di amiche mi rendo facilmente conto che i ruoli di questa strana società sono sovvertiti e non si capisce più chi sia uomo, chi donna, chi sia in grado di più (o di meno) di provvedere ai bisogno dell’uno e dell’altro, della coppia e/o della famiglia o di un qualunque nuovo nucleo si vada a formare.

Colpa dell’emancipazione femminile?
Forse.

Più che altro, come sempre, penso che la verità stia nel mezzo della cosa.

La donna effettivamente ha avuto uno slancio nella società moderna che solo 50-60 anni fa poteva solo sognarsi.

Può essere a capo di aziende, gestire relazioni importanti lavorativamente parlando, diventare capo, boss, manager, e, nei casi più “normali” semplicemente provvedere alla propria famiglia portando uno stipendio a casa, in tanti casi uguale o persino superiore a quello di un ipotetico compagno.

Cosa è scattato quindi nel cervello maschile, a questo punto?

I ruoli è come se si fossero sovvertiti. O come se, in ogni caso, ci fossero stati dei “vuoti” nelle caselle addette all’uno e all’altra che non si sa bene come riempire.

L’uomo, immagino, stia lì a chiedersi quale è il suo ruolo “fondamentale”, a cosa serve la sua presenza in una famiglia, quanto sia in grado di dare supporto e “pane” ai propri cari.

E le risposte, sempre immagino, non credo siano troppo soddisfacenti, o magari a volte non esistono per niente.

In una fase di intermezzo di rimodellamento totale della società sicuramente qualcosa si è perso.

Troppi bambini crescono con i nonni o le bambinaie e troppe donne in carriera riescono, spesso anche non volendo, a far sentire frustrati i propri uomini che, quindi, cominciano a perdere qualunque tipo di certezze ed equilibri, macchiandosi di immani stronzate.

Ma è anche vero che questo è solo una minuscola faccia di questa figura a mille spigoli.

Non tutte le donne se ne fottono dei figli e non tutti gli uomini perdono il controllo dietro qualche gonnella solo perchè le mogli “sono meglio di loro” e in qualche modo devono rivalersi su se stessi.

C’è anche da dire che la quantità di bamboccioni e Peter Pan in calzamaglia alla veneranda età di 40 anni è enorme.

Persino uomini e donne con un lavoro piuttosto sicuro preferiscono rimanere sotto il tetto di mammà senza pagare l’affitto, con il piatto caldo a tavola sempre pronto, senza rendersi indipendenti, senza costruire, di fatto, nulla di concreto se non in potenza.

Che tipo di relazioni avranno queste persone?
Secondo voi…?
Una persona così calcolatrice o, peggio, opportunista, o peggio ancora, senza voglia di mettersi in gioco o rischiare o, ancora peggio (all’ennesima potenza) mai cresciuta, cosa avrà mai da dare, nel senso più puro e materiale ma anche spirituale del termine, ad un’altra persona e ad una relazione di coppia?

Complessi di Edipo e Complessi di Elettra a gogo.

Una cosa che, veramente, ha poco di divertente, se non nei primi, forse, 2-3 mesi di frequentazione.

La verità è che, poi, molto spesso gli uomini si appoggiano a questa condizione di cose:” avete voluto la parità dei sessi? E allora adesso prendetevene le conseguenze! Non potete fare le donne in carriera e poi volere pure un uomo con le palle, le due cose non collimano. Se volete il controllo non potete aspirare a un uomo d’altri tempi, i tempi sono cambiati “.

E’ vero, i tempi sono cambiati.

Ma questa può diventare anche una colossale scusa su cui sedersi.

Perchè se è vero che i tempi sono cambiati è anche vero che certe cose non sono cambiate affatto: non mi sembra che agli uomini vengano le mestruazioni, che siano in grado di partorire dei figli o di allattarli dai propri capezzoli. Come non mi sembra che alle donne siano cresciute le palle (almeno non quelle fisiche!) e che abbiano smesso di essere delle madri.

SI sono solo un po’ (con)fuse le mansioni.

Uomini che sanno fare anche da mamma e donne costrette, in tanti casi, a fare anche da papà, soprattutto quando, per un motivo o per un altro, si ritrovano sole.

Ma chi sono questi Ladyboys?

Uomini che hanno perso le palle sotto a qualche trinciatutto.

O a cui, forse, non sono mai cresciute.

Uomini che preferiscono restare a casa, con la scusa di fare quello che la donna non può fare VISTO CHE LAVORA, a bighellonare tra whatsapp e facebook per buona parte del tempo.

Qualcuno poi cucina, qualcun altro rimette le lenzuola a posto, qualcun altro ancora va a fare la spesa, o a prendere i bambini a scuola, ma nessuna di queste mansioni è strettamente necessaria o insostituibile.

Insostituibile è un uomo presente che, come la donna, si smazza e si fa il culo per provvedere alla propria famiglia.

Per non parlare poi di quelle specie di amebe che stanno lì solo per cercare qualcosa che rigonfi il loro ego in maniere spropositate.

Stanno lì ad attendere che si penda dalle loro labbra, quando spesso noi non abbiamo il tempo nemmeno di pendere dalle nostre. E c’è tutt’altro che ci pende, magari 😀 Tipo le balle, in proporzioni da pendolo di Foucault!

Che tra una manicure e una ceretta c’è il pagamento dell’affitto, delle bollette, il lavoro, spesso un altro e un altro lavoro ancora, la gestione burocratica di tante cose, l’auto, i controlli, le pulizie e la casa da tenere in ordine etcetcetc.

E allora che succede?
Che loro vanno a gonfiarsi l’ego altrove. Online e/o offline.

Altri uomini con cui mi è capitato di interagire si sono offesi nel momento in cui non avevo abbastanza tempo da dedicare a loro, soprattutto come e quando volevano loro.

Si sono offesi quando hanno visto che avevo troppe cose da fare e responsabilità da cui non potevo sottrarmi per pendere dalle loro labbra (e richieste) e si sono sentiti rifiutati o esclusi persino quando mi sono PERMESSA di dire:” vabbè dai invece di vederci adesso dammi un’ora“.

Non si capisce bene cos’è che vogliano, e in questo cominciano a somigliare tremendamente a quelle che, una volta, erano le donne: incomprensibili, volubili, uterine. Tra un po’ mi sa che ci toccherà constatare da qualche eco che l’utero comparirà anche nei meandri delle viscere maschili!

Vogliono il controllo? Sì ma solo per quello che vogliono loro.

Vogliono essere lasciati liberi? Si ma solo quando vogliono e come vogliono.

Vogliono una storia? Sì, ma che non sia impegnativa. Per loro almeno. Per la donna  anche sì, Altrimenti è una stronza.

:/

Sono talmente basita dall’ “offerta attuale sul mercato” dell’essere maschile che sono fieramente single, nonostante ci abbia provato e riprovato a intrattenere delle relazioni. Ormai sono talmente  decisa e sicura di quello che voglio che riesco a mandare a cagare chicchessia nel giro di pochissimo senza alcun senso di colpa o rimpianto.

Sarò diventata cinica, ma io a 34 anni il tempo non lo perdo più.

Non voglio sentirmi come Amy, una donna con un ladyboy, se proprio DEVO stare con qualcuno questo controllo che tanto mi sento in dovere di mantenere vorrei finalmente perderlo, rilassarmi, con qualcuno con attributi altrettanto giganti da potermi sostenere in tutti i sensi in cui un uomo può sostenere una donna.

Altrimenti vada per questa singletudine a sprazzi…

Meglio sprazzi di singletudine che sprazzi di vita! 😛

Il fidanzato che ti lascia ma non ti lascia

Ultimamente mi capita sempre più spesso di essere testimone di questo tipo di storie, ma da quando l’ho vissuta sulla mia pelle mi è tutto così chiaro che mi fa quasi ridere.

Per non dire tenerezza.

Per non dire tristezza.

Per non dire pena.

Due ragazzi si innamorano, cominciano una relazione, stanno insieme tanti anni. Lui conosce la famiglia di lei, lei quella di lui, gli amici diventano amici di entrambi e tutto funziona alla grande finchè uno dei due, generalmente, in questi casi, l’uomo, decide per qualche motivo di troncare.

I motivi possono essere tanti ma alla fine riconducono ad un’unica spiegazione: non è più innamorato.

Ora poco importa se non è più innamorato perchè deve pensare prima alla carriera, e cambia quindi le priorità, se non è più innamorato perchè lei non si depila più le ascelle e si trascura o se perchè avverte l’incontinente bisogno di trombarsi a sangue la nuova segretaria dell’ufficio. Qualunque sia il motivo la spiegazione è unica e sola.

Ma a questo punto può accadere qualcosa che cambierà per sempre le vite dei nostri protagonisti.

Lei comincerà, incredula, a farsi milioni di pippe mentali mentre contemporaneamente verserà lacrime amare in quantità industriale creando un sistema di nuovi fiumiciattoli e ruscelli tutto intorno.

Lui a quel punto comincerà a sentirsi ancora più una merda di quanto già si sentisse perchè lasciava il suo amore degli ultimi anni per le tette della segretaria o quel che era.

A quel punto in alcuni uomini scatta qualcosa dentro, una specie di senso di colpa estremo per il quale da carnefici si trasformano in consolatori, finendo per diventare i consolatori delle donne che loro stessi hanno lasciato! Una cosa folle.

Cominciano a blaterale che “non è come pensi“, che non è mancanza d’amore ma solo voglia di una pausa per ritrovare se stessi, per capire cosa si vuole dalla vita, per affermarsi e districarsi nel cattivo mondo del lavoro di oggi e blablablabla.

A quel punto le donne cominceranno a calmarsi: vedranno una possibilità, una luce in fondo al tunnel, la salvezza per la propria autostima e per la loro storia d’amore.

A volte noi donne ci facciamo sceme da sole, credendo a quello che facciamo in modo che ci venga detto. Atroce.

“Ah ma allora non è che non mi ama, è solo che deve affermarsi, che non si sente un uomo realizzato blablabla”.

Mentre la donna pensa tutto questo molto probabilmente l’organo genitale dei loro “amori” sta già visitando nuovi antri e nuove caverne.

Ma loro saranno bravissimi a nasconderlo, anzi.

Il fatto che lui&lei non sono più coppia non è nemmeno di dominio pubblico.

Lei, che crede di avere ancora una chance, non reputa utile dirlo, e lui che non vuole ferire lei farà altrettanto, rimarrà in silenzio, ma rivelerà solo alle sue prede nelle chat private e nei messaggi sul cellulare che è “single da poco, ma non ne fa pubblicità per non far soffrire la sua ex”.

E così passa il tempo, lui&lei continuano a sentirsi al telefono, a commentarsi pubblicamente su facebook, ad andare a mangiare sushi il giovedi.

I genitori capiranno poco, gli amici meno e le possibili amanti/new entry di lui ancora meno.

Non è chiaro statisticamente quante di queste coppie scoppiate continuino anche a scambiarsi effusioni e liquidi corporei, ma in molti casi questo avviene, ma senza impegno perchè “in realtà ci siamo lasciati“.

Un limbo senza fine.

La fine probabilmente arriverà quando lei scoprirà qualche intrallazzo di lui o quando qualcuno di questi intrallazzi vorrà qualcosa in più e lui non potrà darglielo.

Il fidanzato che ti lascia ma non ti lascia probabilmente vorrebbe dominare i suoi sensi di colpa, consolare e fare qualcosa di buono che cancelli quello che di cattivo ha già deciso, in realtà (lasciarsi), diventando contemporaneamente consolatore e carnefice. Una cosa impossibile quanto dannosa.

Donne, è arrivato l’arrotino!

No, scusate, volevo dire, DONNE, consolatevi da sole o con un bel meccanico sudato e sporco di grasso, ma non lasciate che succedano queste cose: state tranquille, nel momento esatto in cui un uomo vi lascia sa già dove infilare il proprio membro o sogna già dove farlo, nonostante tutte le carinerie che vi potrà dire e le (finte) delicatezze che potrà avere.

Se vi lascia e va a farsi i cazzi suoi non dategli la possibilità pure di riscattarsi al momento, anche dicendogli magari “ti aspetterò per sempre“, perchè il per sempre è lungo, e magari nel frattempo il meccanico si fa una doccia e scoprite che è ancora più carino!

Per le aspiranti nuove donne degli uomini che hanno lasciato ma non hanno lasciato invece dico:  evitateli come la peste bubbonica complicata da una polmonite virale. Non c’è da ricavarci nulla di buono. Diventate amiche delle loro vittime e uscite a bere una birra insieme, è meglio!

La Sindrome Anti MIT

Tempo fa vi ho parlato di una pagina ironica nata su facebook per ridere un po’, con intelligenza, alle stranezze (o stronzaggini che dir si voglia) degli uomini, ed era quella che trovate cliccando qui:

Uomini Col Mestruo.

Come si nota la pagina contiene una serie di esperienze, a quanto pare, che attingono da email reali anonime ricevute dalla “redazione”, che hanno davvero dell’incredibile, incredibile che però  per molte di noi donne diventa credibilissimo visto che ad almeno un paio (anche se per alcune di noi sigh sigh c’è da ammettere di aver collezionato tutte le situazioni descritte nei post, ahimè, spesso anche “grazie” ad una sola persona!) di situazioni descritte abbiamo partecipato in maniera attiva, rendendoci conto soltanto dopo di quello che realmente ci stavamo facendo propinare, a volte anche un po’ a gratis, da un’altra persona.

Ultimamente invece sta riscuotendo molto successo la risposta al maschile a questa pagina, che potete sempre guarducchiare, se non la conoscete già, cliccando qui sotto:

La Mutanda In Testa.

Come spesso accade, nonostante il successo della pagina al femminile questa al maschile ha sbancato tutto, poichè è nato da qui anche un canale youtube, con conseguenti video (e monetizzazione, giustamente) e lavori quindi evoluti&alternativi in merito alla questione.

Tutto meritatissimo, i ragazzi sono bravissimi e le situazioni descritte veramente ironiche, divertenti e da sganasciarsi dal ridere, sempre con intelligenza, anche per noi donne, devo dire.

Fermo restando che credo che anche la pagina UCM avrebbe potuto godere di un successo simile, soltanto che non si è evoluta la cosa ed è rimasta un po’ lì, forse perchè non ci sono le stesse “intenzioni” dietro, non saprei.

Ma questa cosa mi ha fatto riflettere su una cosa in particolare che adesso andrò a descrivervi.

L’esistenza di una ipotetica mutanda in testa per un uomo insicuro può costituire un problema tale da creare una vera e propria SINDROME Anti-MutandaInTesta.

Sindrome Anti MIT

Eh sì perchè la sola idea che gli amici possano percepire che “lui si è fatto mettere la mutanda in testa” diventa un problema per l’orgoglio maschile.

E questo implica 3 cose:

che tra uomini si giudica molto quello che altri uomini non presenti nella stanza vivono con le proprie compagne

che tra uomini la ciucia deve essere al primo posto SEMPRE a meno che questo non implichi un fidanzamento o un impegno serio, perchè lì le cose sono diverse

che l’entusiasmo e l’innamoramento viene facilmente soggiogato e spento da questo tipo di paure, venendo poi facilmente soppiantato da esse

C’è infatti una legge per la quale l’uomo deve faticare e sudare per conquistare una ciucia, e badate bene al nome comune di COSA che ho citato, non ho detto DONNA, ho detto CIUCIA, legge per la quale vale anche l’adulamento e lo zerbinaggio e la finta devozione che però dopo aver raggiunto l’obiettivo slittano verso un’altra ciucia.

Per cui lì non si parla di mutanda in testa perchè se anche apparentemente sembra così, in realtà il fatto che l’uomo passi le sue giornate a colloquiare tramite whatsapp, facebook, email, piccioni viaggiatori con l’oggetto del desiderio (del momento) è visto come una nota positiva, agli occhi degli altri uomini. Se anche si passano le giornate così tra la ricerca di una conquista e poi di un’altra dedicando intere ore, giornate e settimane allo scopo, la considerazione degli altri, sempre nella mente di questi soggetti, è positiva, immaginando che gli altri pensino: “Sei un bucchinaro, bravo!“. Naturalmente se invece è la donna ad assumere atteggiamenti del genere è facilmente etichettata come una prostituta ma non è questa la sede per parlare di questa divergenza di considerazioni.

La cosa particolare di tutta questa faccenda è che se invece l’uomo dedica le sue giornate, ore, settimane, attenzioni alla sua COMPAGNA tutto cambia. “Eh non è più lo stesso, si è fatto mettere la mutanda in testa, guardalo là com’è cambiato, non è più lo stesso di prima”.

E a questo punto, parte quella che io ho chiamato Sindrome Anti_MIT.

L’uomo colpito da questa sindrome dopo aver speso un sacco di giorni, energie, mesi a rendere felice la sua compagna, quando si ritrova a parlare con gli amici di altri uomini seriamente impegnati, come lui, comincia a fare paragoni, inconsciamente, e a sopperirne.

Se gli amici definiscono un altro amico (SEMPRE NON PRESENTE, attenzione) UN MUTANDATO per questo o quell’altro motivo, sarà facile che comincerà a chiedersi se anche quando lui non è presente gli stessi “amici” (magari includendo quello non presente) gli riservano lo stesso trattamento. E questo genera una forte insicurezza per la quale il soggetto sarebbe pronto a tutto pur di evitarlo.

Per cui comincerà ad evitare di fare quelle carinerie verso la fidanzata, snellendo sempre più il bagaglio delle attenzioni e delle piccole cure verso l’altro, che poi fanno il 70% di un rapporto.

Comincerà a fare apprezzamenti sulle altre, a notare le taglie di reggiseno di avventuriere della cricca degli “amici”, a dare suggerimenti e pareri sui MUTANDATI definendosi per contro, quindi, un non-appartenente alla categoria. Comincerà a partecipare attivamente a conversazioni inerenti “ciucia”, ritrovandosi spesso persino a guardare o condividere foto e video porno che si sa, tra “amici” ci si manda, per farsi una risata, ma è chiaro, non una volta ogni tanto ma almeno una volta al giorno (se tutto va bene e gli auto-definiti non-mutandati hanno del tempo da dedicare a questo, levandolo dal tempo che dedicano alla conquista delle prede-ciuce dette prima).

Naturalmente questo include commentini sprezzanti verso la compagna anche e soprattutto in presenza dei suddetti amici,anche e soprattutto in presenza di lei, che fa un po’ come da “tappezzeria” in certi casi (o vorrebbe tanto esserlo), commentini che tra il serio e il meno serio includono frasi del tipo:

no ma chi se la vuole sposare, poi le devo dare anche gli alimenti se ci separiamo

no ma non dire che quella è bona se no non me la fa accettare su facebook

che dici ci vogliamo fare una scampagnata di una settimana con la scusa del lavoro? Però shhh non farmi urlare che lei è di là e non posso farmi sentire

classifica sulle prestazioni sessuali di altre donne

accondiscendenza e totale assorbimento in situazioni pre-ciucia e infra-ciucia di altri uomini-“amici”

rilassamento e incuria nel rapporto coniugale

Naturalmente agli occhi della compagna tutto questo potrà sembrare una specie di imbarbarimento e inselvaggimento dovuto a un cambiamento dei sentimenti o a un instronzimento improvviso. Prima di arrivare a certe consapevolezze ci vuole del tempo, e nemmeno tutti ci arrivano.

A volte la paura fa più danni di quanto si crede, perchè è lei a dominare, e non la persona su di essa.

L’uomo che soffre di questa particolare sindrome, quando comincerà ad avere problemi con la compagna a causa di questi comportamenti… come dire… particolari… troverà sicuramente un valido appoggio in quegli stessi amici, che lo definiranno sano e saggio e soprattutto “un uomo che non si è lasciato mutandare e che al più presto quindi potrà correre dietro a una nuova ciucia, dedicando soldi, tempo ed energie senza poter essere definito mutandato“!OLE’!

Per cui tutto questo ha un finale piuttosto tragico, scontato e poco multiforme direi.

La vera mutanda in testa è quella che abbiamo paura che gli altri ci possano mettere, ma è troppo difficile da capire, è troppo complicato da poter attuare; è troppo assurdo per un uomo accettare di dedicare la propria vita alla donna che ha scelto per la vita, appunto, senza darla per scontata o senza aspettarsi che sostenga tutti i suoi cambiamenti repentini, inclusi quelli dovuti alla sindrome qui descritta.

L’uomo che soffre della Sindrome Anti-MIT ha un solo futuro possibile: diventare un ciucia-dipendente esattamente come i suoi “amici”, ottenendo il plauso della platea e l’abbandono dal resto.

Mutandandosi definitivamente quindi, a tutto questo. Mutandandosi definitivamente quindi alla presunta considerazione che gli altri crede abbiano di sè.

Generalmente i sofferenti di questa sindrome si ravvedono soltanto in punto di morte, quando si rendono conto di aver sprecato la loro esistenza dietro ciuce poco meno che interessanti e dopo aver avuto una serie di rapporti intimi e sessuali in relazioni più o meno vuote. Non avranno figli a cui raccontare nulla, non avranno compagne vere in grado di sostenere la loro vecchiaia e le loro esigenze fino all’ultimo giorno; avranno solo una catasta di ricordi e ciuce che si accavallano, in una confusione tra racconti veri e falsi, video porno e atti davvero accaduti nella realtà e ore spese a mandare email e whatsapp che nell’arco di una vita, una volta raggruppate, si sommano in anni di tempo volato via così.

Ed è solo per questo che una volta che gli “amici” magari si sono sposati, e che la vita è trascorsa così, che magari i sofferenti di questa sindrome possono ravvedersi, e finalmente guarire quando però è inesorabilmente troppo tardi.

Potete aiutare questi uomini deboli e sfortunati mandando un sms dal valore di 2 euro al numero 661cretino sperando che la ricerca possa aiutare in qualche modo a trovare qualche strategia curativa nei loro confronti. Per il resto, stanno per aprire centri dedicati allo studio di questi particolari esemplari.

Novità in aggiornamento, restate sintonizzati.

” L’amore è un’azione e non uno stato ” (cit.)

Per puro caso mi sono ritrovata a sfogliare le pagine di “La verità è che non gli piaci abbastanza“, libro che chi mi segue da anni sa bene che mi ha aperto la mente in passato e mi ha aiutato a affrontare momenti difficili (se cercate nel blog trovate milioni di post ispirati e non).

E mi è saltata davanti agli occhi questa frase, che avevo all’epoca sottolineato, che vedete in cima come titolo.

Insieme a tante altre cose, che forse stasera mi hanno fatto effetto più di quanto avrebbero fatto magari qualche tempo fa.

 

E la sensazione che ho provato è stato un mix tra “come ho fatto a dimenticarmelo?” e “è proprio vero, è proprio così“.

 

L’amore, sotto qualsiasi forma si presenti, è un’azione e non una condizione.

E quando le azioni non corrispondono alle parole o quando non c’è la reale volontà da una parte o da entrambe le parti di salvaguardare e preservare questa cosa delicata e preziosa che si ha tra le mani c’è sicuramente qualche domanda da porsi…

Dove finisce la comprensione amorevole e comincia lo zerbinaggio?

Dove finisce il sano sacrificio per salvare qualcosa di molto più importante e comincia la spersonalizzazione e la manipolazione indotta?

Diciamo che le situazioni tipiche sono piuttosto facilmente incasellabili e schematizzabili:

  • Lui ha la mutanda in testa e se lei gli calpesta i coglioni e poi li straccia via con un calcio non dice niente per paura di farla arrabbiare (come se poi arrabbiandosi potesse fare qualcosa che sia anche lontanamente peggiore!)
  • Lei ha il boxer in testa per cui anche se lui la usa come zerbino per pulirsi le scarpe (sporche di merda) o va a letto con altre non se la sente di lasciarlo e trova a se stessa milioni di motivi per cui giustificarlo e anzi, quasi attribuire la colpa a se stessa! (Applausi)
  • L’emancipazione della donna in alcuni casi ha generato situazioni insane per cui la voglia di prevaricare l’uomo e distoglierlo dal suo ruolo di “capofamiglia” è tutto quello che c’è, il rapporto diventa quindi  qualcosa di confuso in cui non si sa bene chi ha il ruolo di chi e di cosa, e o c’è un totale svilimento da parte dell’uomo e della sua personalità o si genera un rapporto basato sulla competizione che difficilmente poterà le gioie e la luce che ci si aspetta da una relazione sana
  • L’uomo padre-padrone che la donna sia emancipata o meno non se ne frega: deve comandare lui. In qualunque momento il suo ruolo di “uomocapofamiglia” viene messo in dubbio la sua reazione può anche essere insana e/o durissima, ma non importa: lui è l’uomo e può tutto.
  • La più triste, passivamente parlando, delle situazioni è quella in cui l’immagine è ben descritta da una tipica scena: lui e lei a cena insieme, entrambi al tavolo con il proprio smartphone, non parlano, non si guardano negli occhi, non si sfiorano, hanno entrambi gli occhi abbassati sugli schermi e, senza guardare, al massimo si commentano e raccontano a vicenda cosa succede dall’altra parte dei loro display. Non c’è un limite o un range d’età, sono le classiche coppie che stanno insieme perchè è sempre stato così magari e sempre così sarà, o che stanno insieme per non stare soli, o per riempire il tempo mentre aspettano qualcun altro che li sconvolga al punto da rischiare qualcosa in più, sono storie morte o mai nate dove le emozioni si pagano a tanto al chilo.

 

Le caselle però, ovviamente, dobbiamo immaginarle come fluide, gommose, morbide insomma, così morbide e fluide da potersi mescolare attraverso gli angolini e i bordi tra loro, generando caselle mix, o addirittura nuove caselle.

Il mondo è così vario che non è pensabile chiudere in scatole le cose, anche se l’essere umano ci prova sempre a incasellare tutto perchè sembra sentirsi più al sicuro così.

 

La sostanza però, e ritorno al titolo, è che l’amore non è una condizione, ma un’azione.

L’amore non dovrebbe creare competizione ma unione.

Non dovrebbe generare sfide nè con gli altri nè con se stessi ma complicità.

L’amore non dovrebbe essere amaro.

L’amore non dovrebbe far pensare a caselle, a mutande in testa, a zerbini, semplicemente dovrebbe essere il motore che ci spinge a comportarci rispettosamente e amorevolmente verso una o più persone, a seconda dell’amore che condividiamo (che possa essere familiare, di coppia, di amicizia).

 

All’essere umano piace tanto definirsi complicato e misterioso, con una mente che guarda nell’abisso per quanto è contorta, ma la verità è che i sentimenti sono una cosa semplice, e dovrebbero esserlo sempre.

 

In linea teorica funziona tutto.

Il discorso fila che è un piacere.

Senso di responsabilità-Gentilezza-Amorevolezza-Attenzioni-Cure per l’altro-Complicità-Fiducia-Appagamento-Gioia-Vita migliore (e non peggiore)

e potrei continuare per ore e ore e righi e righi.

Ma come si passa dalla teoria alla pratica?

Come si capisce veramente in che situazione ci si trova profondamente?

Davvero il “vaffanculo-ciao-addio” suggerito da Greg ne “La verità è che non gli piaci abbastanza” sarebbe la soluzione a tutte le storie tristi o con cattivi presupposti? E dopo il “vaffanculo-ciao-addio” cosa si prevede? In alcuni, rarissimi casi, miracoli da (NON) prendere in considerazione. In tutti gli altri, un cambio radicale di vita e di scelte.

Con la consapevolezza che l’amore non è astratto ma si “vede” nelle azioni degli altri.

 

 

E voi che ne pensate?
Buonanotte

Unsent

In passato sono stata una fan sfegatata di Alanis Morissette, ed ancora oggi conservo gelosamente i suoi primi album che per me sono bellissimi, pieni, ricchi, e mi ricordano tantissimo di quegli anni spesi ad ascoltarli quando ero triste, gioiosa, incazzata, sola, in compagnia, spesi a leggerne i testi, a carpirne informazioni nascoste, a tradurli…

Mi era venuto in mente questo pezzo già tempo fa, quando pensai che mi sarebbe piaciuto fare come ha fatto lei, scrivere pezzetti di lettere a tutte le persone a cui mi sono in qualche modo legata…

Ma avrei dovuto finire poi per fare una cernita, inserire “tizio” sì e “caio” no, non so, mi sembra un po’ riduttivo,  vorrei infilarci tutti dentro, anche chi ha fatto parte della mia vita solo per pochi giorni, ma mi rendo conto che è improponibile e soprattutto non avrei nulla da dire ad alcuni di loro appunto…

Sicuramente avrei qualcosa da dire a E.,

a cui ho dato il mio primo bacio, e con cui ho rischiato anni dopo di tradire R., è sempre rimasto un ottimo rapporto tra di noi, di affetto anche se viviamo lontani, ed ancora oggi ci sentiamo con piacere, anche se lui, indissolubilmente, anche dopo 15 anni e + ormai, continua a provarci XD ma è + un “gioco” ormai che si è instaurato credo che altro, ed è bello che dopo tutto questo tempo, nonostante fossimo ragazzini e la nostra è stata una “storiella estiva”, sia rimsto tutto questo. Molto + di quanto mi aspettassi…e pensare che da ragazzina ero convinta che lui non se ne fregasse un  cazzo di me…ma quanto cazzo ero ingenua, e con gli occhi oscurati in troppi casi…

Sicuramente avrei qualcosa da dire a S.,

con cui a stento ho avuto qualche scambio di parola all’università, ma avevo totalmente perso la testa per lui tanto da “amarlo” quasi direi, a distanza, per anni, assolutamente cotta tanto da non riuscire a guardare per molto tempo altre persone…anche se con lui non ci stavo e non ci sono mai stata…per lui ho pianto come una ragazzina (e forse lo ero, ancora), e ho speso parole, telefonate, intrighi, roba da pazzi…se ripenso a quando veniva a trovare i suoi amici fuorisede che abitavano di fronte casa mia e io vivevo davanti alla finestra aspettando solo di vedere da lontano la sua sagoma affacciata al balcone…

Avrei sicuramente qualcosa da dire a R.,

che è stata la mia prima vera storia importante, il mio primo vero amore, in senso fisico e sentimentale, e che proprio recentemente ho risentito, i casi della vita, è stato bello…oddio, anche lui dopo anni di silenzio non ha stentato a riprovarci di nuovo all’impazzata (e lì io sono rimasta tipo così —> 😐 ma come?!), ma ciò non toglie che è sicuramente un bel ricordo, lontanissimo, nella mia testa, ma un bel ricordo, e chissà forse se io fossi stata + grande d’età, o forse magari avessi avuto qualche altra esperienza prima di lui che mi avesse già forgiato, forse sarebbe potuta andare diversamente, o forse sarebbe durata di +, non lo so,  ma le cose non possono andare diversamente da come vanno, per cui nessuna paranoia, e sono contenta così 🙂

Avrei qualcosa da dire ad A.,

che ho frequentato per pochissime settimane dopo R. e prima di L., e quello che avrei da dirgli è “mi dispiace”.

Ricordo una telefonata iniziata di sera e finita alle 6 DI MATTINA, ero davvero convinta che ci fosse qualche cosa tra me e lui ma in realtà è stato semplicemente una distrazione forse, e l’ho trattato anche male, sarà stata la delusione “fisica”, sarà stato che mi ero resa conto che non cercavo molto di + o che forse mi ero semplicemente sbagliata, ma l’ho trattato male e mi ha serbato molto rancore per questo, nonostante la frequentazione sia stata per poco tempo, mi rendo conto che lui si era veramente affezionato. Mi dispiace.

Poi c’è L., ma su di lui ho già scritto abbastanza su questo blog.

Con lui ho vissuto cose che nessuno dimenticherebbe mai, anni bellissimi e anni bruttissimi, ero davvero convinta di essere vicino al rapporto della mia vita, ma anche qui mi sono sbagliata…ma me ne sono resa conto soltanto quando mi sono accorta che senza di lui la mia vita, ed io stessa, siamo migliorate senza paragoni…non dimenticherò mai gli anni passati con lui, ma ora mi sento così cambiata che mi sembra siano passati secoli, e chissà, forse quella storia sarebbe dovuta finire prima…ma ripeto, le cose vanno così perchè è solo così che possono andare…e va bene…

Sicuramente c’è qualcun altro a cui potrei dedicare qualche riga, alla fine ho finito comunque per scriverla questa mia “unsent” 😉

Ma ci sono 2 persone attualmente a cui avrei fiumi di cose da dire, ma non saprei nemmeno da dove cominciare…

Una è una persona conosciuta da poco, per alcuni versi spumeggiante per altri tenerissimamente riflessiva, da un lato pieno di amore e da un altro pieno di sentimenti contrastanti, quasi a voler dimostrare di essere + stronzo di quello che in realtà è, non saprei nemmeno io come definirlo…dopo quasi 2 mesi di “frequentazione” (ma in realtà ci siamo “conosciuti” ad agosto) mi ritrovo a pensare che forse tutto si sta affievolendo perchè si è cominciato a parlare di cose “pesanti” che hanno rovinato tutta la bella spontaneità con cui era nata, sorprendentemente e improvvisamente, questa cosa…e mi dispiace da morire.

Se ripenso al suo regalo di natale, al suo sms mandato a capodanno, alla mia “serra” e al suo “vivaio”, se ripenso a quello che scherzosamente si diceva “non essere” e che poi nei fatti eravamo…mi viene una malinconia infinita…

Perchè poi tutto si è complicato ed io ora non so nemmeno cosa sia rimasto…

L’unica cosa che so è che per ora nessuno dei 2 vuole cedere ma nessuno dei 2 vuole nemmeno perdersi…

E quindi mi sento come in un limbo dove non so nemmeno io cosa fare e cosa pensare, perchè anche il “prenderla a come viene” ora si è sporcato, perchè non c’è + la stessa spontaneità di prima, e tutto quello che si fa lo si fa pensandoci sopra e alle cose che può pensare l’altro, e sinceramente non so quanto questo possa ancora resistere, e non so quante siano le chance che possa portare di nuovo a qualcosa di fresco e spumeggiante come era prima…

Questa cosa mi fa stare proprio una schifezza 😦

Perchè mi ci vedo, mi ci vedo ancora qua, con la “gang”, i nostri “figli” animali si amano alla follia e amano noi a doppio filo, ed è una cosa che mi dispiacerebbe molto perdere…perdere le risate, le cazzate, le idiozie dette in momenti di sclero…La musica…

Porca miseria…

L’altra persona è una persona per me importantissima, che fa parte della mia vita da molti anni, e che mi sono ritrovata accanto nell’ultimo anno soprattutto, e che per me è stata fondamentale…

Mi ero ritrovata a fantasticare su di lui in un momento in cui proprio non si poteva, ed il suo dirmi “no ti stai sbagliando” io l’avevo preso per buono…ne ero convintissima…

Ed invece troppo tardi ho scoperto che me lo aveva detto solo perchè in quel momento doveva dirmelo…ed ora che ci siamo ritrovati a dirci le stesse cose finalmente liberati da quella “impossibilità” di parlare di certe cose per la cosa che stavamo facendo assieme, ora che c’è stato questo unico, bellissimo episodio in cui non dimenticherò mai quanto cazzo sbatteva il suo cuore solo per la paura di rovinare tutto abbracciandomi e baciandomi, mi sento ancora + confusa di prima, perchè cazzo doveva succedere prima, o dopo, non adesso…

Ma era forse l’ultima chance, l’ultimo momento in cui poteva accadere, aspettare ancora poteva voler dire rinunciare, e prima non sarebbe stato giusto, professionale, nè “pensato”…

e quindi, sinceramente, sono contenta che abbiamo deciso di coglierla questa chance, anche se comunque andrà, questo non cambierà i nostri rapporti, di stima, fiducia, affetto e di forte legame che vogliamo conservare per sempre…visto che ognuno dei 2 è convinto di voler mantenere la presenza dell’altro nella propria vita per sempre…e visto che entrambi siamo convinti che una relazione amorosa è soggetta a finire, mentre una amicizia no…

Ci sarebbero ancora miliardi di cose da dire, ma la sostanza è che forse quello che mi serve ora è “staccare” un po’, prendermi una settimana, 2, sabbatica, e guardare tutto da lontano, senza soffermarmici più sopra, e vedere tutto quello che c’è per quello che è, senza fantasticare e senza voler sempre sviscerare tutto fino alle particelle subatomiche…

Probabilmente ci sono cose che se non vanno vissute, non possiamo mai valutare a priori, anche se mi rendo conto che forse l’ho capito troppo tardi…e che almeno una di queste 2 persone la perderò molto probabilmente per questo…

Per il momento sono in pausa da me, sono seduta sul mio bel letto, con la mia bella tisana bollente in mano, il laptop sulle gambe, e osservo da lontano quello che succede senza inserirmici dentro mentalmente, quasi come se fossi spettatrice di me stessa…

Penso spegnere per un attimo il cervello e aguzzare la vista sia l’unica cosa che posso fare, in questo preciso momento…

Poi, chi vivrà vedrà, le cose, anche stavolta, andranno come devono andare…