Veg* is the new Testimone di Geova?

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Nel mondo sono sempre di più le persone che cambiano la propria alimentazione, virando verso scelte vegetariane, vegane o semplicemente più eco-compatibili, oltre che coscienza-compatibili (le ultime stime Eurispes parlano di 1600 al giorno!).

Internet ha sicuramente un ruolo importante nella faccenda, un aforisma di Tolstoj recita: “Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani” e, in gran parte, è vero.

Ma non dimentichiamo che al tempo di Tolstoj, come di Leonardo Da Vinci e altri personaggi storici vegetariani, internet non esisteva e tutto si basava soltanto sulla sensibilità personale.

Fare una scelta del genere a quei tempi, quando non era di moda, era ancora più difficile.

Mi viene anche male, quindi, lamentarmi di quando oltre 15 anni fa, quando io ho smesso di mangiare carne, venivo vista come una specie di alieno sceso in terra, un alieno “erbivoro” più che vegetariano. Andare a mangiare da un’amica e trovarmi davanti un’insalatina era la norma. Ma torniamo a noi.

Ai tempi di Da Vinci, però c’è da dire, non esistevano nemmeno gli allevamenti intensivi in cui oggi sono rinchiusi gli animali, vivendo come se fossero macchine attaccate alla corrente con il tasto ON perennemente acceso. Una barbarie.

Degenerazioni che diventano legali che di umano hanno molto poco.

I maltrattamenti degli animali sono aumentati, esistono video di pulcini maschi (inefficienti a deporre uova) tritati vivi, agnelli sgozzati a sangue freddo, mucche prese a calci, becchi di galline tranciati per evitare litigi nei pollai e quant’altro.

Sebbene quello che gira in rete sia sempre da verificare e non tutto quello che viene proposto in una certa “salsa” sia vero al 100% (spesso filmati di maltrattamenti non provengono da allevamenti intensivi, ad esempio, ma vengono etichettati come tali e viralizzati, e questo succede in moltissimi altri ambiti), è facile immaginare che chi faccia questo mestiere non abbia una empatia condivisa con questi animali, per cui è plausibile che li tratti in una certa maniera.

La questione però che ne nasce è piuttosto complicata perchè non tutti quelli che abbracciano una dieta veg* lo fanno per etica; sono in tanti, anche personaggi famosi (vedi Di Caprio), a fare questa scelta per salute.

Dopo le dichiarazioni controverse dell’OMS sulla carne rossa, i dibattiti sull’OGM e gli ormoni e gli antibiotici somministrati agli animali d’allevamento, dopo l’apertura al pubblico di tutte le fasce dei macelli attraverso le videocamere, non è stata solo la coscienza di moltissimi a vacillare, ma ha preso piede anche la sensazione che ci si stesse nutrendo con alimenti contaminati o nocivi.

Tutto questo ha portato l’umanità a sfrangiarsi in una serie di scelte alimentari differenti che oggi, però, rischiano di diventare un teatro del tragi-comico.
La questione è che sono tutti alla ricerca della coerenza. Per i vegani un vegetariano è incoerente, perchè mangia il caglio, anche se magari le loro coerenze poi hanno falle in altri ambiti (ci sono vegani che lavorano la pelle, altri che promuovono adozioni assolutamente improbabili per animali da compagnia e quant’altro); ma il vegano è visto allo stesso modo da un fruttariano, e così via; la spirale delle sfumature contiene moltissimi diverbi che spesso si accendono a tavola o nelle conversazioni online. Gli unici a sembrare coerenti, spesso, “rischiano” di essere proprio gli onnivori, che non facendo scelte alimentari drastiche ricevono più clemenza nel momento in cui si dimostrano “diversamente sensibili”. Come se da loro non ci si possa aspettar nulla. Ma quando si preoccupano dell’ambiente attraverso accorgimenti meno drastici questo tipo di scelte viene condannato ugualmente (della serie “che vuol dire che mangi poca carne? Quando il maiale muore mica muore un poco?” e roba così).

La veemenza con cui molti veg* si propongono agli altri viene avvertita come intrusiva e fastidiosa, come fossero nuovi Testimoni di Geova che bussano ai campanelli di casa, convinti di possedere la verità assoluta.

In realtà la coerenza al 100% non esiste, per niente e nessuno, ognuno fa quello che sente; d’altro canto anche la coltivazione dei vegetali è contaminata, per cui non sta in piedi nemmeno l’aspetto salutista.

Nessuno ha la percezione totale di quello che accade intorno, magari il fruttivendolo a cui un veg* si affida picchia la moglie o violenta le sue capre.

Il fanatismo è la radice di moltissimi diverbi inutili. Talvolta persino dannosi.

E basta guardare il fanatismo e il fondamentalismo religioso a cosa portano per farsi un’idea.

Anzi, da qualche parte ho letto addirittura che, viste le premesse attuali, questo tipo di alimentazione, quando suffragato da un certo modus operandi, dovrebbe essere etichettato proprio come un nuovo culto religioso perchè ne ha tutte le caratteristiche.

Sinceramente ho avuto anche io le mie fasi “fondamentaliste” ai tempi dell’adolescenza, ma poi ho capito che la diversità è la chiave di lettura del mondo. Non può esistere nessuna omologazione totale dell’umanità perchè siamo tutti diversi e multisfaccettati. D’altro canto la dialettica esiste solo come risultato delle differenze. Senza differenze non c’è dialettica e senza dialettica c’è il piattume.

Fermo restando che, ovviamente, non sponsorizzo nè l’uccisione degli animali nè, soprattutto, gli allevamenti intensivi e le barbarie di cui si sta macchiando l’essere (dis)umano, credo che ognuno di noi dovrebbe fare uno sforzo per sentirsi parte integrante di una totalità fatta di differenze.

Non tollero nè i veg* rompicoglioni nè gli haters dei veg* che postano in giro sui social network roba volutamente offensiva o provocatoria o si comportano in maniera antipatica direttamente “live”.

Di certo il consumo e la richiesta di carne è eccessivo e di certo le condizioni di vita di queste povere bestie andrebbero riviste.

E’ il sistema che è malato e orribile da dover accettare. E questo in tutti i campi, non solo quello che riguarda gli animali. Persino le persone oramai vengono trattate e considerate come numeri. Il consumismo che è alla base delle nostre vite, dal singolo cittadino al più importante capo d’azienda multinazionale, ha fatto sparire una serie di meccanismi sani e, soprattutto, l’umanità stessa dalla razza umana.

Accettare non vuol dire usare l’accetta

Puntare il dito

 

Stanotte ho dormito abbastanza per cui mi posso permettere di scrivere un post alle 4 di mattina, anche perchè checcazz, siamo ad Agosto (anche se il mio corpo fatica ad accorgersi che sarebbe un mese di vacanza… vacanza?! E cos’è na cosa che si magna?).

 

Non è una cosa che faccio più spesso, ma stasera ho partecipato a una conversazione con dei non-ben-precisati haters sul mondo del vegetarianesimo e veganesimo, che in quanto haters giustamente credevano di sapere tutto, di poter offendere un po’ come gli veniva, e di possedere (come tutti gli haters) la verità tra le loro preziosissime dita che non avevano altro da fare oltre a dover lasciare commentini deficienti e disinformati sotto una (simpatica) vignetta a tema di un amico comune (che era l’unica cosa che avevamo in comune, a quanto pare).

Questa(non)partecipazione (perchè si sa, a parlare col muro si richia di essere più ascoltati che da certi muli impalati nel terreno, senza offesa per i muli che sono creature tenerissime e anche intelligenti) mi ha fatto però cogliere delle importanti conclusioni e cioè:

– internet è il rifugio di troppi nullafacenti

– certa gente va “contro” giusto per il gusto di andarci, per impostare una guerra, per darsi un tono e una personalità che non hanno

– devo smetterla di sprecare tempo: a parlare con i cretini mi sento io cretina

le persone hanno paura del “diverso”, qualunque cosa il diverso rappresenti… ma finiscono così per assomigliargli allo specchio, all’opposto.

 

———————————————- okok lo ammetto, mi sono addormentata, riprendo stamattina 🙂

Dunque, dicevo, tra i vari aspetti elencati quassù quello che secondo me vale la pena analizzare è l’ultimo…

 

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per un etero è un omosessuale e per un omosessuale è un etero. Per cui gli etero cominciano una battaglia informativa per dire che l’omosessualità è sbagliata, e di contro gli omosessuali si buttano nelle piazze a fare casino con i gay-pride. (Per inciso, io non approvo nessuna delle due forme di “protesta” perchè credo non ci sia nessuna protesta da fare, entrambe le parti si fanno portavoce di una “diversità” che non unisce ma crea fazioni)

 

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per un onnivoro è un vegetariano/vegano, e per un vegetariano/vegano e l’onnivoro. Per cui l’onnivoro passerà il tempo a trovare elementi che rendano giusta e plausibile la sua alimentazione, e di contro i vegetariani/vegani faranno lo stesso, attaccando gli onnivori nella stessa maniera in cui si sentono attaccati da loro, andando ad analizzare persino le puzzette delle vacche per trovare motivazioni a loro sostegno. Di contro, gli onnivori diranno che “da sempre, dall’età della pietra, l’uomo mangia carne”. E allora io dico semplicemente: andate a vivere nelle caverne, senza acqua/luce/gas/comfort, mettetevi na clava in mano e na pelliccia addosso e andatevi a procurare il cibo da soli, perchè l’uomo ai tempi della pietra così faceva.

 

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per chi vive in città è chi vive in periferia, che seppure ha dei vantaggi enormi, tipo vicinanza del mare, terra e spazi verdi a gogo, case e ville da paura a prezzi economici, “vive in un posto dimenticato da Dio, meglio un buco in città che una reggia fuori città” (senza rendersi conto che poi spendono i soldi per andare in vacanza…. fuori città! Che barzelletta), e al contrario diverso per chi vive fuori città è chi vive in pieno centro cittadino, per cui, come nei casi precedenti, ognuno tenterà di tirare acqua al suo mulino con questa, quella o quell’altra tesi o teoria.

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per chi utilizza medicinali come caramelle è chi si cura il più possibile con l’omeopatia e le cure erboristiche, per cui passerà la vita a denigrare questo tipo di risoluzioni alternative tacciandole come “inutili placebo”, e viceversa, chi usa soltanto medicinali omeopatici passerà la vita a rompere le balle a chi utilizza la medicina classica, definendoli avvelenatori di se stessi.

Potrei continuare fino a domani mattina, smettere, e riprendere ancora.

 

La questione è semplice.

Perchè queste continue guerre, questi continui accanimenti che a volte sfociano nei litigi e nelle discussioni più accese, o peggio, in dibattiti sterili dove ci si offende solo a vicenda, magari con offese vere e proprie o facili sarcasmi?

Perchè sprecare il tempo, che si sa, è unico e non è restituibile, per diffondere questo tipo di messaggi, diciamo, “dell’ANTI”?

La risposta non è difficile da dare: perchè probabilmente nel momento stesso in cui critichiamo e denigriamo qualcosa è perchè mina le nostre stesse convinzioni, e chi dobbiamo convincere delle nostre stesse teorie siamo in primis noi stessi!

L’esistenza di teorie altrettanto valide alternative mette in crisi probabilmente il nostro ego, o semplicemente ci fa sentire a disagio per cui è più facile denigrare e offendere altre idee e pensieri, di modo da darci un tono e rimanere quindi convinti delle nostre cose, immobili, sul piedistallo della Verità Assoluta che crediamo di possedere.

E se non fosse così?

E se non esistesse UNA SOLA Verità Assoluta?

E se semplicemente l’unica cosa reale e vera è che al mondo esiste IL TUTTO e semplicemente basterebbe accettare questa multisfaccettatura dell’esistenza?

Non è che al mondo dobbiamo diventare tutti vegetariani o tutti omosessuali o tutti dobbiamo svuotare le città e le farmacie, semplicemente c’è chi preferisce trasferirsi fuori città, o ci è costretto, e chi preferisce rimanere nei centri cittadini, c’è chi ha attrazione per l’altro sesso e chi per lo stesso sesso, addirittura c’è chi è attratto da entrambi, e si ricade poi in altre sfaccettature ancora, c’è chi viene attratto dai magri, chi dai grassi, chi dai piedi, chi dalle mani, chi dalle orecchie, fino a sfociare poi in chi è leale con il proprio partner e chi preferisce invece andare anche con altri, c’è chi fa gli scambi di coppia, chi pratica il sadomaso, chi invece ama starsene tranquillo con il suo partner a farsi le coccole.. c’è chi (purtroppo) è attratto dai bambini, c’è chi fa sesso con gli animali… Quello è il vero problema, quando le proprie inclinazioni fanno danno agli altri che non sono consenzienti. Per il resto tutto è lecito fin quando c’è consenso e rispetto reciproco.

C’è chi ha abolito la medicina classica per se stesso e preferisce le cure più lunghe e costose date dall’omeopatia, c’è chi è estremo e manco in ospedale prende medicinali classici, e chi invece è più moderato, e fa un uso a metà tra le due scuole di pensiero, c’è chi come punto di riferimento ha un medico generico e chi invece paga un medico privato, magari omeopatico, per avere un altro tipo di pareri…

 

Perchè questa voglia di diffamare chi la pensa diversamente?
Perchè questa presunzione a possedimento della verità assoluta?
Perchè intavolare queste guerre cretine quando invece si potrebbe tranquillamente coesistere tutti quanti nel rispetto degli altri? (Finchè, appunto, non fanno torto a nessuno).

 

E’ facile criticare, o sparlare alle spalle della gente, più difficile è tentare di evitare l’omologazione e unirsi nella diversità.

Fa così paura la diversità?
E se la diversità non esistesse e esistessero solo differenze?

E’ ora che evolviamo un po’ altrimenti chi ci guarda da lassù (tipo gli alieni :D) penserà che siamo una razza da estinguere, degli emeriti imbecilli!

AZZZZ!Chiavettieri vs Sciupafemmine

Ho trovato l’ispirazione della giornata, e devo dire che Segugiando qui e là ne ho trovate anche altre 🙂
Stamattina mi ero svegliata di umore pessimo ma una chiacchierata sana con una persona che ti vuole davvero bene e che quindi ti FA del bene, è servita, assaj, e ha fatto cominciare la seconda parte della giornata con un sorriso 🙂
Ma andiamo al succo che l’ispirazione è massiccia, riporto così come ho trovato 🙂

‘O CHIAVETTIERE

E’ un gran bel personaggio, il chiavettiere;

da lui non si finisce d’imparare.

Non è che c‘abbia classe: c’ha mestiere,

con le donne sa sempre cosa fare.

Nei suoi maneggi non ci mette amore:

è un misto di cazzimma e strategia.

Più che un amante, è un grande seduttore,

il più cinico e scaltro che ci sia.

Quel che solo gli preme è la conquista:

le donne non le prende per le orecchie.

Per allungare ancora la sua lista,

non disdegna nemmeno quelle vecchie.

Sì, chiavettiere: te ne vedi bene,

però non vorrei stare nei tuoi panni.

Esagerare a volte non conviene:

pensa a che fine ha fatto Don Giovanni!

Il profilo psicologico del chiavettiere

Il chiavettiere è un compulsivo: per lui ogni donna va conquistata, e sedotta. Lui e l’amore sono incompatibili: se c’è l’uno, l’altro non c’è. Il chiavettiere circuisce le donne: ha imparato, con l’esperienza, e/o sfruttando una dote naturale, “come si fa” ad interessarle, e a catturarle, e non fa che replicare le sue tecniche di seduzione, rendendole sempre più sofisticate. Se serve, il chiavettiere non esita a mentire. O comunque, ad “addomesticare” la verità ai suoi fini. Il potere è un potente afrodisiaco: il chiavettiere lo sa, e perciò ne esibisce una quota molto più grande di quella che ha. La stessa cosa fa per quanto riguarda il proprio patrimonio. E per le donne con cui è stato: il chiavettiere amplifica, nei propri racconti, il proprio gradimento presso il genere femminile: fa capire di avere avuto più donne di quante ne abbia realmente avute, sapendo bene che alla gente (della quale a lui interessa solo la porzione femminile) piace la gente che piace.

Per una donna, è assai più ambito un uomo che ne ha avute tante, che uno tranquillo. Se non addirittura “sfigato”. Il chiavettiere è dunque un bugiardo professionista. Le bugie hanno le gambe corte? Certo: ma lui con quelle gambe mica deve andarci lontano. Gli basta, grazie al castello dorato che ha tirato su, riuscire a conquistare la preda. Tanto poi, com’è suo solito, la mollerà, e se ne andrà alla ricerca di un’altra. Perciò, se le sue bugie vengono scoperte, chissenefrega. Addirittura, spesso finiscono per fargli gioco: per farlo apparire un furbacchione, un paraculo. Il chiavettiere è un Principe Azzurro che non teme di scolorirsi al primo lavaggio. Cosa che accade immancabilmente. Più aumenta la sua abilità, più belle sono le “prede” (è il suo linguaggio: quello del cacciatore) cui può puntare. Nel tempo le cose sono cambiate: prima, per strappare un bacio, doveva sudare sette camicie, e sciorinare tutto il suo repertorio. Adesso ha obbiettivamente vita più facile, ma lui non si accontenta: vuole andare sempre oltre. Accade spesso che il chiavettiere si sposi, e metta su famiglia. Questo però non interrompe la sua carriera: tutt’al più la ostacola. Ma lui è sempre in grado di trovare la maniera di continuare a passare da una donna all’altra.

Curiosità

La differenza tra il “chiavettiere” e lo “sciupafemmine”. Lo “sciupafemmine” tratta lo stesso articolo (femminile, plurale) del chiavettiere: ma quale distanza c’è tra questi due – per così dire – professionisti! A volte tra queste due figure si genera un equivoco, che però riguarda esclusivamente la terminologia: con “sciupafemmine” si intende comunemente un personaggio che ha invece tutte le caratteristiche del “chiavettiere”. Ad essere cinico, furbo, teso alla conquista della donna, e al suo già programmato rapido abbandono, è il chiavettiere: soltanto lui.

Lo sciupafemmine è tutt’altro. Lui della donna s’innamora veramente: tutte le volte. E col suo amore, la sua premura, la sua dedizione totale la induce a un appassionato contraccambio: amore a nullo amato amar perdona. Lo sciupafemmine cambia la vita della donna che ama, riamato: col suo entusiasmo la coinvolge e la (s)travolge, facendola sentire viva come mai prima. E, in genere, dopo: il grande amore che ha per la vita (e per la Donna…) conduce spesso lo sciupafemmine verso altri lidi, e lei viene lasciata. Allora soffre; e si “sciupa” (dimagrisce, si consuma). Mai però si rammarica di quello che è stato: la donna che ha avuto una storia con uno sciupafemmine non si sente ingannata. Sa di essere stata molto amata, e questo le ha riempito la vita. Spesso il solo ricordo gliela riempie ancora, a distanza di anni.

Quando invece a lasciarla è il chiavettiere, la donna è piena di rancore: contro di lui, ma anche contro se stessa, che – ora se ne accorge – si è fatta turlupinare da un uomo che non l’ha mai amata, neanche per un istante. A cose fatte, il chiavettiere non si rimpiange: si disprezza. O semplicemente si dimentica. Lo sciupafemmine mette in circolo molto amore: il chiavettiere è di tutt’altra pasta. Lui le donne non le prende per le orecchie: non le fa completamente sue. Si limita a circuirle, certo abilmente, tanto da ottenere i loro favori; ma non le fa sentire uniche, desiderabili, insostituibili, come invece fa lo sciupafemmine, che nel corteggiamento ci mette il cuore e la mente. Il chiavettiere si limita a metterci qualcos’altro. Con la sua irriducibile passione per il mondo intero, lo sciupafemmine finisce per sedurre un po’ tutti: il chiavettiere è invece un seduttore “mirato”. A lui interessa solo la donna, e nemmeno tutta (il cervello è escluso). Per il chiavettiere la conquista della donna è una coazione, che persegue senza metterci né estro, né passione: è una questione puramente tecnica. Le donne le colleziona, alla maniera di Don Giovanni: madamina, il catalogo è questo.

E a conclusione inserirei anche quello che c’è in homepage:

Se al poetico iltuonome@sciupafemmine.itpreferisci il più bieco e terrenoiltuonome@chiavettiere.it, (entrambi gli indirizzi sono acquistabili su http://www.s-mail.it), è bene che tu sappia che stai facendo, oltre ad un’autocelebrazione, una promessa: stai promettendo alle donne che con te non ci saranno sorprese. Che non farai mancare loro un corteggiamento serrato, e finalizzato.

Questa promessa, in un tempo come questo in cui il maschio è sempre meno pronto a mettersi in gioco, e a rischiare: è spaventato, o – peggio! – distratto e disinteressato, verrà ben accolta da moltissime donne. Per tacere di quelle che, al sentire qualcuno che si proclama “chiavettiere”, saranno pronte a raccogliere la sfida: “Io ti cambierò”.

fonte

And the oscar goes to……!

Posti

Per molte persone è facile, spontaneo, direi scontato comportarsi in modi diversi a seconda delle persone che hanno davanti, e forse, a pensarci, lo facciamo un po’ tutti; i comportamenti, anche se in maniera minima per alcuni, enorme per altri, cambiano a seconda del contesto.

Però ci sono altre cose di cui molte persone non si rendono conto.

E cioè che per esempio i comportamenti che assumono con noi, e contemporaneamente con altre persone, definiscono il nostro (e il loro) posto nella loro vita.

Ad esempio, se a Natale faccio il regalo a X e non a Y, ci sarà un motivo…

…capita ad esempo che con le mie amiche più strette non ci si fa nulla, perchè ci si fa già tanto durante l’anno e basta “un pensiero”, ma capita anche che che so, di consuetudine faccio un regalo a qualcuno e non a qualcun’altro, e questo definisce i loro ruoli nella mia vita, ovviamente, in importanza e considerazione…

Se X e Y sono persone che si frequentano in egual misura (a livello di tempo e spazio per esempio) perchè farlo a X sì e a Y no?

Perchè X lo “sentiamo” diversamente che Y, nella nostra scala personale sentimentale (sentimentale intendo in qualunque senso, genitori, figli, amico, amante etc..).

Ora, c’è chi “davanti agli altri” sembra darci un ruolo e “in intimità” sembra darcene un altro, c’è chi ci dà sempre lo stesso ruolo, che noi magari ignoriamo pure perchè pensiamo sia A e invece è B, e c’è chi proprio non si rende conto che dai propri comportamenti esca fuori tutto questo, non si rende conto che si comporta come con X e Y, facendo differenze…anzi se glie lo fai notare o glie lo chiedi la risposta è pure: ” Ma quando mai!”.

Non dovremmo agire per condizionamento sociale, perchè “accussì s fa”, ma per “sentimento”, sempre, se ci comportassimo fedeli alle nostre sensazioni e “sentimentalità” probabilmente tutti i “posti” e i “ruoli” sarebbero meno complicati, più leggeri e più concreti, perchè reali, privi di condizionamento.

In pochi si immedesimano davvero negli altri quando agiscono, o prima di agire, a volte per strafottenza o egoismo, altre volte perchè davvero non gli passa proprio per la testa.

Ma il modo in cui agiamo nei confronti delle persone stabilisce momento per momento il ruolo che quelle stesse persone, e tutte le altre intorno di conseguenza, hanno nella nostra vita.

E mica è poco!

Poi vabbè…..ci sono le persone subdole, che nascondono le evidenze, fingendo di dare “posti” che non sono quelli che si pensano, nascondendo il vero “posto” dietro delle mezze verità o delle verità oscurate….i famosissimi “paraculi”….

E qui ci sarebbero fiumi e fiumi di parole da dire, ma è tardi e voglio andarmene a dormì, anche perchè ieri notte è successo l’evento del secolo e ho dormito ben poche ore, ma ne è valsa la pena 🙂