Ladyboys

You should be stronger than me
You’ve been here seven years longer than me
Don’t you know you supposed to be the man?
Not pale in comparison to who you think I am
You always want to talk it through, I don’t care
I always have to comfort you when I’m there
But that’s what I need you to do, stroke my hair
‘Cause I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

You should be stronger than me
But instead you’re longer than frozen turkey
Why’d you always put me in control
All I need is for my man to live up to his role
You always want to talk it through, I’m okay
I always have to comfort you every day
But that’s what I need you to do, are you gay?
‘Cause I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

He said “the respect I made you earn
Thought you had so many lessons to learn”
I said “You don’t know what love is get a grip
Sound as if you’re reading from some other tired script”
I’m not gonna meet your mother anytime
I just want to grip your body over mine
Please tell me why you think that’s a crime
I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

You should be stronger than me
You should be stronger than me
You should be stronger than me
You should be stronger than me

Benvenuti nella nuova era!

Che era demmerda!

L’era dei Ladyboys.

Anche la povera Amy ci sarà incappata, a leggere le parole di questa canzone, canzone in cui, guardanpò, mi ci rivedo proprio alla stragrande.

Diciamo che se metto al vaglio una serie di esperienze mie e di amiche mi rendo facilmente conto che i ruoli di questa strana società sono sovvertiti e non si capisce più chi sia uomo, chi donna, chi sia in grado di più (o di meno) di provvedere ai bisogno dell’uno e dell’altro, della coppia e/o della famiglia o di un qualunque nuovo nucleo si vada a formare.

Colpa dell’emancipazione femminile?
Forse.

Più che altro, come sempre, penso che la verità stia nel mezzo della cosa.

La donna effettivamente ha avuto uno slancio nella società moderna che solo 50-60 anni fa poteva solo sognarsi.

Può essere a capo di aziende, gestire relazioni importanti lavorativamente parlando, diventare capo, boss, manager, e, nei casi più “normali” semplicemente provvedere alla propria famiglia portando uno stipendio a casa, in tanti casi uguale o persino superiore a quello di un ipotetico compagno.

Cosa è scattato quindi nel cervello maschile, a questo punto?

I ruoli è come se si fossero sovvertiti. O come se, in ogni caso, ci fossero stati dei “vuoti” nelle caselle addette all’uno e all’altra che non si sa bene come riempire.

L’uomo, immagino, stia lì a chiedersi quale è il suo ruolo “fondamentale”, a cosa serve la sua presenza in una famiglia, quanto sia in grado di dare supporto e “pane” ai propri cari.

E le risposte, sempre immagino, non credo siano troppo soddisfacenti, o magari a volte non esistono per niente.

In una fase di intermezzo di rimodellamento totale della società sicuramente qualcosa si è perso.

Troppi bambini crescono con i nonni o le bambinaie e troppe donne in carriera riescono, spesso anche non volendo, a far sentire frustrati i propri uomini che, quindi, cominciano a perdere qualunque tipo di certezze ed equilibri, macchiandosi di immani stronzate.

Ma è anche vero che questo è solo una minuscola faccia di questa figura a mille spigoli.

Non tutte le donne se ne fottono dei figli e non tutti gli uomini perdono il controllo dietro qualche gonnella solo perchè le mogli “sono meglio di loro” e in qualche modo devono rivalersi su se stessi.

C’è anche da dire che la quantità di bamboccioni e Peter Pan in calzamaglia alla veneranda età di 40 anni è enorme.

Persino uomini e donne con un lavoro piuttosto sicuro preferiscono rimanere sotto il tetto di mammà senza pagare l’affitto, con il piatto caldo a tavola sempre pronto, senza rendersi indipendenti, senza costruire, di fatto, nulla di concreto se non in potenza.

Che tipo di relazioni avranno queste persone?
Secondo voi…?
Una persona così calcolatrice o, peggio, opportunista, o peggio ancora, senza voglia di mettersi in gioco o rischiare o, ancora peggio (all’ennesima potenza) mai cresciuta, cosa avrà mai da dare, nel senso più puro e materiale ma anche spirituale del termine, ad un’altra persona e ad una relazione di coppia?

Complessi di Edipo e Complessi di Elettra a gogo.

Una cosa che, veramente, ha poco di divertente, se non nei primi, forse, 2-3 mesi di frequentazione.

La verità è che, poi, molto spesso gli uomini si appoggiano a questa condizione di cose:” avete voluto la parità dei sessi? E allora adesso prendetevene le conseguenze! Non potete fare le donne in carriera e poi volere pure un uomo con le palle, le due cose non collimano. Se volete il controllo non potete aspirare a un uomo d’altri tempi, i tempi sono cambiati “.

E’ vero, i tempi sono cambiati.

Ma questa può diventare anche una colossale scusa su cui sedersi.

Perchè se è vero che i tempi sono cambiati è anche vero che certe cose non sono cambiate affatto: non mi sembra che agli uomini vengano le mestruazioni, che siano in grado di partorire dei figli o di allattarli dai propri capezzoli. Come non mi sembra che alle donne siano cresciute le palle (almeno non quelle fisiche!) e che abbiano smesso di essere delle madri.

SI sono solo un po’ (con)fuse le mansioni.

Uomini che sanno fare anche da mamma e donne costrette, in tanti casi, a fare anche da papà, soprattutto quando, per un motivo o per un altro, si ritrovano sole.

Ma chi sono questi Ladyboys?

Uomini che hanno perso le palle sotto a qualche trinciatutto.

O a cui, forse, non sono mai cresciute.

Uomini che preferiscono restare a casa, con la scusa di fare quello che la donna non può fare VISTO CHE LAVORA, a bighellonare tra whatsapp e facebook per buona parte del tempo.

Qualcuno poi cucina, qualcun altro rimette le lenzuola a posto, qualcun altro ancora va a fare la spesa, o a prendere i bambini a scuola, ma nessuna di queste mansioni è strettamente necessaria o insostituibile.

Insostituibile è un uomo presente che, come la donna, si smazza e si fa il culo per provvedere alla propria famiglia.

Per non parlare poi di quelle specie di amebe che stanno lì solo per cercare qualcosa che rigonfi il loro ego in maniere spropositate.

Stanno lì ad attendere che si penda dalle loro labbra, quando spesso noi non abbiamo il tempo nemmeno di pendere dalle nostre. E c’è tutt’altro che ci pende, magari 😀 Tipo le balle, in proporzioni da pendolo di Foucault!

Che tra una manicure e una ceretta c’è il pagamento dell’affitto, delle bollette, il lavoro, spesso un altro e un altro lavoro ancora, la gestione burocratica di tante cose, l’auto, i controlli, le pulizie e la casa da tenere in ordine etcetcetc.

E allora che succede?
Che loro vanno a gonfiarsi l’ego altrove. Online e/o offline.

Altri uomini con cui mi è capitato di interagire si sono offesi nel momento in cui non avevo abbastanza tempo da dedicare a loro, soprattutto come e quando volevano loro.

Si sono offesi quando hanno visto che avevo troppe cose da fare e responsabilità da cui non potevo sottrarmi per pendere dalle loro labbra (e richieste) e si sono sentiti rifiutati o esclusi persino quando mi sono PERMESSA di dire:” vabbè dai invece di vederci adesso dammi un’ora“.

Non si capisce bene cos’è che vogliano, e in questo cominciano a somigliare tremendamente a quelle che, una volta, erano le donne: incomprensibili, volubili, uterine. Tra un po’ mi sa che ci toccherà constatare da qualche eco che l’utero comparirà anche nei meandri delle viscere maschili!

Vogliono il controllo? Sì ma solo per quello che vogliono loro.

Vogliono essere lasciati liberi? Si ma solo quando vogliono e come vogliono.

Vogliono una storia? Sì, ma che non sia impegnativa. Per loro almeno. Per la donna  anche sì, Altrimenti è una stronza.

:/

Sono talmente basita dall’ “offerta attuale sul mercato” dell’essere maschile che sono fieramente single, nonostante ci abbia provato e riprovato a intrattenere delle relazioni. Ormai sono talmente  decisa e sicura di quello che voglio che riesco a mandare a cagare chicchessia nel giro di pochissimo senza alcun senso di colpa o rimpianto.

Sarò diventata cinica, ma io a 34 anni il tempo non lo perdo più.

Non voglio sentirmi come Amy, una donna con un ladyboy, se proprio DEVO stare con qualcuno questo controllo che tanto mi sento in dovere di mantenere vorrei finalmente perderlo, rilassarmi, con qualcuno con attributi altrettanto giganti da potermi sostenere in tutti i sensi in cui un uomo può sostenere una donna.

Altrimenti vada per questa singletudine a sprazzi…

Meglio sprazzi di singletudine che sprazzi di vita! 😛

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Il fidanzato che ti lascia ma non ti lascia

Ultimamente mi capita sempre più spesso di essere testimone di questo tipo di storie, ma da quando l’ho vissuta sulla mia pelle mi è tutto così chiaro che mi fa quasi ridere.

Per non dire tenerezza.

Per non dire tristezza.

Per non dire pena.

Due ragazzi si innamorano, cominciano una relazione, stanno insieme tanti anni. Lui conosce la famiglia di lei, lei quella di lui, gli amici diventano amici di entrambi e tutto funziona alla grande finchè uno dei due, generalmente, in questi casi, l’uomo, decide per qualche motivo di troncare.

I motivi possono essere tanti ma alla fine riconducono ad un’unica spiegazione: non è più innamorato.

Ora poco importa se non è più innamorato perchè deve pensare prima alla carriera, e cambia quindi le priorità, se non è più innamorato perchè lei non si depila più le ascelle e si trascura o se perchè avverte l’incontinente bisogno di trombarsi a sangue la nuova segretaria dell’ufficio. Qualunque sia il motivo la spiegazione è unica e sola.

Ma a questo punto può accadere qualcosa che cambierà per sempre le vite dei nostri protagonisti.

Lei comincerà, incredula, a farsi milioni di pippe mentali mentre contemporaneamente verserà lacrime amare in quantità industriale creando un sistema di nuovi fiumiciattoli e ruscelli tutto intorno.

Lui a quel punto comincerà a sentirsi ancora più una merda di quanto già si sentisse perchè lasciava il suo amore degli ultimi anni per le tette della segretaria o quel che era.

A quel punto in alcuni uomini scatta qualcosa dentro, una specie di senso di colpa estremo per il quale da carnefici si trasformano in consolatori, finendo per diventare i consolatori delle donne che loro stessi hanno lasciato! Una cosa folle.

Cominciano a blaterale che “non è come pensi“, che non è mancanza d’amore ma solo voglia di una pausa per ritrovare se stessi, per capire cosa si vuole dalla vita, per affermarsi e districarsi nel cattivo mondo del lavoro di oggi e blablablabla.

A quel punto le donne cominceranno a calmarsi: vedranno una possibilità, una luce in fondo al tunnel, la salvezza per la propria autostima e per la loro storia d’amore.

A volte noi donne ci facciamo sceme da sole, credendo a quello che facciamo in modo che ci venga detto. Atroce.

“Ah ma allora non è che non mi ama, è solo che deve affermarsi, che non si sente un uomo realizzato blablabla”.

Mentre la donna pensa tutto questo molto probabilmente l’organo genitale dei loro “amori” sta già visitando nuovi antri e nuove caverne.

Ma loro saranno bravissimi a nasconderlo, anzi.

Il fatto che lui&lei non sono più coppia non è nemmeno di dominio pubblico.

Lei, che crede di avere ancora una chance, non reputa utile dirlo, e lui che non vuole ferire lei farà altrettanto, rimarrà in silenzio, ma rivelerà solo alle sue prede nelle chat private e nei messaggi sul cellulare che è “single da poco, ma non ne fa pubblicità per non far soffrire la sua ex”.

E così passa il tempo, lui&lei continuano a sentirsi al telefono, a commentarsi pubblicamente su facebook, ad andare a mangiare sushi il giovedi.

I genitori capiranno poco, gli amici meno e le possibili amanti/new entry di lui ancora meno.

Non è chiaro statisticamente quante di queste coppie scoppiate continuino anche a scambiarsi effusioni e liquidi corporei, ma in molti casi questo avviene, ma senza impegno perchè “in realtà ci siamo lasciati“.

Un limbo senza fine.

La fine probabilmente arriverà quando lei scoprirà qualche intrallazzo di lui o quando qualcuno di questi intrallazzi vorrà qualcosa in più e lui non potrà darglielo.

Il fidanzato che ti lascia ma non ti lascia probabilmente vorrebbe dominare i suoi sensi di colpa, consolare e fare qualcosa di buono che cancelli quello che di cattivo ha già deciso, in realtà (lasciarsi), diventando contemporaneamente consolatore e carnefice. Una cosa impossibile quanto dannosa.

Donne, è arrivato l’arrotino!

No, scusate, volevo dire, DONNE, consolatevi da sole o con un bel meccanico sudato e sporco di grasso, ma non lasciate che succedano queste cose: state tranquille, nel momento esatto in cui un uomo vi lascia sa già dove infilare il proprio membro o sogna già dove farlo, nonostante tutte le carinerie che vi potrà dire e le (finte) delicatezze che potrà avere.

Se vi lascia e va a farsi i cazzi suoi non dategli la possibilità pure di riscattarsi al momento, anche dicendogli magari “ti aspetterò per sempre“, perchè il per sempre è lungo, e magari nel frattempo il meccanico si fa una doccia e scoprite che è ancora più carino!

Per le aspiranti nuove donne degli uomini che hanno lasciato ma non hanno lasciato invece dico:  evitateli come la peste bubbonica complicata da una polmonite virale. Non c’è da ricavarci nulla di buono. Diventate amiche delle loro vittime e uscite a bere una birra insieme, è meglio!

La Sindrome Anti MIT

Tempo fa vi ho parlato di una pagina ironica nata su facebook per ridere un po’, con intelligenza, alle stranezze (o stronzaggini che dir si voglia) degli uomini, ed era quella che trovate cliccando qui:

Uomini Col Mestruo.

Come si nota la pagina contiene una serie di esperienze, a quanto pare, che attingono da email reali anonime ricevute dalla “redazione”, che hanno davvero dell’incredibile, incredibile che però  per molte di noi donne diventa credibilissimo visto che ad almeno un paio (anche se per alcune di noi sigh sigh c’è da ammettere di aver collezionato tutte le situazioni descritte nei post, ahimè, spesso anche “grazie” ad una sola persona!) di situazioni descritte abbiamo partecipato in maniera attiva, rendendoci conto soltanto dopo di quello che realmente ci stavamo facendo propinare, a volte anche un po’ a gratis, da un’altra persona.

Ultimamente invece sta riscuotendo molto successo la risposta al maschile a questa pagina, che potete sempre guarducchiare, se non la conoscete già, cliccando qui sotto:

La Mutanda In Testa.

Come spesso accade, nonostante il successo della pagina al femminile questa al maschile ha sbancato tutto, poichè è nato da qui anche un canale youtube, con conseguenti video (e monetizzazione, giustamente) e lavori quindi evoluti&alternativi in merito alla questione.

Tutto meritatissimo, i ragazzi sono bravissimi e le situazioni descritte veramente ironiche, divertenti e da sganasciarsi dal ridere, sempre con intelligenza, anche per noi donne, devo dire.

Fermo restando che credo che anche la pagina UCM avrebbe potuto godere di un successo simile, soltanto che non si è evoluta la cosa ed è rimasta un po’ lì, forse perchè non ci sono le stesse “intenzioni” dietro, non saprei.

Ma questa cosa mi ha fatto riflettere su una cosa in particolare che adesso andrò a descrivervi.

L’esistenza di una ipotetica mutanda in testa per un uomo insicuro può costituire un problema tale da creare una vera e propria SINDROME Anti-MutandaInTesta.

Sindrome Anti MIT

Eh sì perchè la sola idea che gli amici possano percepire che “lui si è fatto mettere la mutanda in testa” diventa un problema per l’orgoglio maschile.

E questo implica 3 cose:

che tra uomini si giudica molto quello che altri uomini non presenti nella stanza vivono con le proprie compagne

che tra uomini la ciucia deve essere al primo posto SEMPRE a meno che questo non implichi un fidanzamento o un impegno serio, perchè lì le cose sono diverse

che l’entusiasmo e l’innamoramento viene facilmente soggiogato e spento da questo tipo di paure, venendo poi facilmente soppiantato da esse

C’è infatti una legge per la quale l’uomo deve faticare e sudare per conquistare una ciucia, e badate bene al nome comune di COSA che ho citato, non ho detto DONNA, ho detto CIUCIA, legge per la quale vale anche l’adulamento e lo zerbinaggio e la finta devozione che però dopo aver raggiunto l’obiettivo slittano verso un’altra ciucia.

Per cui lì non si parla di mutanda in testa perchè se anche apparentemente sembra così, in realtà il fatto che l’uomo passi le sue giornate a colloquiare tramite whatsapp, facebook, email, piccioni viaggiatori con l’oggetto del desiderio (del momento) è visto come una nota positiva, agli occhi degli altri uomini. Se anche si passano le giornate così tra la ricerca di una conquista e poi di un’altra dedicando intere ore, giornate e settimane allo scopo, la considerazione degli altri, sempre nella mente di questi soggetti, è positiva, immaginando che gli altri pensino: “Sei un bucchinaro, bravo!“. Naturalmente se invece è la donna ad assumere atteggiamenti del genere è facilmente etichettata come una prostituta ma non è questa la sede per parlare di questa divergenza di considerazioni.

La cosa particolare di tutta questa faccenda è che se invece l’uomo dedica le sue giornate, ore, settimane, attenzioni alla sua COMPAGNA tutto cambia. “Eh non è più lo stesso, si è fatto mettere la mutanda in testa, guardalo là com’è cambiato, non è più lo stesso di prima”.

E a questo punto, parte quella che io ho chiamato Sindrome Anti_MIT.

L’uomo colpito da questa sindrome dopo aver speso un sacco di giorni, energie, mesi a rendere felice la sua compagna, quando si ritrova a parlare con gli amici di altri uomini seriamente impegnati, come lui, comincia a fare paragoni, inconsciamente, e a sopperirne.

Se gli amici definiscono un altro amico (SEMPRE NON PRESENTE, attenzione) UN MUTANDATO per questo o quell’altro motivo, sarà facile che comincerà a chiedersi se anche quando lui non è presente gli stessi “amici” (magari includendo quello non presente) gli riservano lo stesso trattamento. E questo genera una forte insicurezza per la quale il soggetto sarebbe pronto a tutto pur di evitarlo.

Per cui comincerà ad evitare di fare quelle carinerie verso la fidanzata, snellendo sempre più il bagaglio delle attenzioni e delle piccole cure verso l’altro, che poi fanno il 70% di un rapporto.

Comincerà a fare apprezzamenti sulle altre, a notare le taglie di reggiseno di avventuriere della cricca degli “amici”, a dare suggerimenti e pareri sui MUTANDATI definendosi per contro, quindi, un non-appartenente alla categoria. Comincerà a partecipare attivamente a conversazioni inerenti “ciucia”, ritrovandosi spesso persino a guardare o condividere foto e video porno che si sa, tra “amici” ci si manda, per farsi una risata, ma è chiaro, non una volta ogni tanto ma almeno una volta al giorno (se tutto va bene e gli auto-definiti non-mutandati hanno del tempo da dedicare a questo, levandolo dal tempo che dedicano alla conquista delle prede-ciuce dette prima).

Naturalmente questo include commentini sprezzanti verso la compagna anche e soprattutto in presenza dei suddetti amici,anche e soprattutto in presenza di lei, che fa un po’ come da “tappezzeria” in certi casi (o vorrebbe tanto esserlo), commentini che tra il serio e il meno serio includono frasi del tipo:

no ma chi se la vuole sposare, poi le devo dare anche gli alimenti se ci separiamo

no ma non dire che quella è bona se no non me la fa accettare su facebook

che dici ci vogliamo fare una scampagnata di una settimana con la scusa del lavoro? Però shhh non farmi urlare che lei è di là e non posso farmi sentire

classifica sulle prestazioni sessuali di altre donne

accondiscendenza e totale assorbimento in situazioni pre-ciucia e infra-ciucia di altri uomini-“amici”

rilassamento e incuria nel rapporto coniugale

Naturalmente agli occhi della compagna tutto questo potrà sembrare una specie di imbarbarimento e inselvaggimento dovuto a un cambiamento dei sentimenti o a un instronzimento improvviso. Prima di arrivare a certe consapevolezze ci vuole del tempo, e nemmeno tutti ci arrivano.

A volte la paura fa più danni di quanto si crede, perchè è lei a dominare, e non la persona su di essa.

L’uomo che soffre di questa particolare sindrome, quando comincerà ad avere problemi con la compagna a causa di questi comportamenti… come dire… particolari… troverà sicuramente un valido appoggio in quegli stessi amici, che lo definiranno sano e saggio e soprattutto “un uomo che non si è lasciato mutandare e che al più presto quindi potrà correre dietro a una nuova ciucia, dedicando soldi, tempo ed energie senza poter essere definito mutandato“!OLE’!

Per cui tutto questo ha un finale piuttosto tragico, scontato e poco multiforme direi.

La vera mutanda in testa è quella che abbiamo paura che gli altri ci possano mettere, ma è troppo difficile da capire, è troppo complicato da poter attuare; è troppo assurdo per un uomo accettare di dedicare la propria vita alla donna che ha scelto per la vita, appunto, senza darla per scontata o senza aspettarsi che sostenga tutti i suoi cambiamenti repentini, inclusi quelli dovuti alla sindrome qui descritta.

L’uomo che soffre della Sindrome Anti-MIT ha un solo futuro possibile: diventare un ciucia-dipendente esattamente come i suoi “amici”, ottenendo il plauso della platea e l’abbandono dal resto.

Mutandandosi definitivamente quindi, a tutto questo. Mutandandosi definitivamente quindi alla presunta considerazione che gli altri crede abbiano di sè.

Generalmente i sofferenti di questa sindrome si ravvedono soltanto in punto di morte, quando si rendono conto di aver sprecato la loro esistenza dietro ciuce poco meno che interessanti e dopo aver avuto una serie di rapporti intimi e sessuali in relazioni più o meno vuote. Non avranno figli a cui raccontare nulla, non avranno compagne vere in grado di sostenere la loro vecchiaia e le loro esigenze fino all’ultimo giorno; avranno solo una catasta di ricordi e ciuce che si accavallano, in una confusione tra racconti veri e falsi, video porno e atti davvero accaduti nella realtà e ore spese a mandare email e whatsapp che nell’arco di una vita, una volta raggruppate, si sommano in anni di tempo volato via così.

Ed è solo per questo che una volta che gli “amici” magari si sono sposati, e che la vita è trascorsa così, che magari i sofferenti di questa sindrome possono ravvedersi, e finalmente guarire quando però è inesorabilmente troppo tardi.

Potete aiutare questi uomini deboli e sfortunati mandando un sms dal valore di 2 euro al numero 661cretino sperando che la ricerca possa aiutare in qualche modo a trovare qualche strategia curativa nei loro confronti. Per il resto, stanno per aprire centri dedicati allo studio di questi particolari esemplari.

Novità in aggiornamento, restate sintonizzati.

” L’amore è un’azione e non uno stato ” (cit.)

Per puro caso mi sono ritrovata a sfogliare le pagine di “La verità è che non gli piaci abbastanza“, libro che chi mi segue da anni sa bene che mi ha aperto la mente in passato e mi ha aiutato a affrontare momenti difficili (se cercate nel blog trovate milioni di post ispirati e non).

E mi è saltata davanti agli occhi questa frase, che avevo all’epoca sottolineato, che vedete in cima come titolo.

Insieme a tante altre cose, che forse stasera mi hanno fatto effetto più di quanto avrebbero fatto magari qualche tempo fa.

 

E la sensazione che ho provato è stato un mix tra “come ho fatto a dimenticarmelo?” e “è proprio vero, è proprio così“.

 

L’amore, sotto qualsiasi forma si presenti, è un’azione e non una condizione.

E quando le azioni non corrispondono alle parole o quando non c’è la reale volontà da una parte o da entrambe le parti di salvaguardare e preservare questa cosa delicata e preziosa che si ha tra le mani c’è sicuramente qualche domanda da porsi…

Dove finisce la comprensione amorevole e comincia lo zerbinaggio?

Dove finisce il sano sacrificio per salvare qualcosa di molto più importante e comincia la spersonalizzazione e la manipolazione indotta?

Diciamo che le situazioni tipiche sono piuttosto facilmente incasellabili e schematizzabili:

  • Lui ha la mutanda in testa e se lei gli calpesta i coglioni e poi li straccia via con un calcio non dice niente per paura di farla arrabbiare (come se poi arrabbiandosi potesse fare qualcosa che sia anche lontanamente peggiore!)
  • Lei ha il boxer in testa per cui anche se lui la usa come zerbino per pulirsi le scarpe (sporche di merda) o va a letto con altre non se la sente di lasciarlo e trova a se stessa milioni di motivi per cui giustificarlo e anzi, quasi attribuire la colpa a se stessa! (Applausi)
  • L’emancipazione della donna in alcuni casi ha generato situazioni insane per cui la voglia di prevaricare l’uomo e distoglierlo dal suo ruolo di “capofamiglia” è tutto quello che c’è, il rapporto diventa quindi  qualcosa di confuso in cui non si sa bene chi ha il ruolo di chi e di cosa, e o c’è un totale svilimento da parte dell’uomo e della sua personalità o si genera un rapporto basato sulla competizione che difficilmente poterà le gioie e la luce che ci si aspetta da una relazione sana
  • L’uomo padre-padrone che la donna sia emancipata o meno non se ne frega: deve comandare lui. In qualunque momento il suo ruolo di “uomocapofamiglia” viene messo in dubbio la sua reazione può anche essere insana e/o durissima, ma non importa: lui è l’uomo e può tutto.
  • La più triste, passivamente parlando, delle situazioni è quella in cui l’immagine è ben descritta da una tipica scena: lui e lei a cena insieme, entrambi al tavolo con il proprio smartphone, non parlano, non si guardano negli occhi, non si sfiorano, hanno entrambi gli occhi abbassati sugli schermi e, senza guardare, al massimo si commentano e raccontano a vicenda cosa succede dall’altra parte dei loro display. Non c’è un limite o un range d’età, sono le classiche coppie che stanno insieme perchè è sempre stato così magari e sempre così sarà, o che stanno insieme per non stare soli, o per riempire il tempo mentre aspettano qualcun altro che li sconvolga al punto da rischiare qualcosa in più, sono storie morte o mai nate dove le emozioni si pagano a tanto al chilo.

 

Le caselle però, ovviamente, dobbiamo immaginarle come fluide, gommose, morbide insomma, così morbide e fluide da potersi mescolare attraverso gli angolini e i bordi tra loro, generando caselle mix, o addirittura nuove caselle.

Il mondo è così vario che non è pensabile chiudere in scatole le cose, anche se l’essere umano ci prova sempre a incasellare tutto perchè sembra sentirsi più al sicuro così.

 

La sostanza però, e ritorno al titolo, è che l’amore non è una condizione, ma un’azione.

L’amore non dovrebbe creare competizione ma unione.

Non dovrebbe generare sfide nè con gli altri nè con se stessi ma complicità.

L’amore non dovrebbe essere amaro.

L’amore non dovrebbe far pensare a caselle, a mutande in testa, a zerbini, semplicemente dovrebbe essere il motore che ci spinge a comportarci rispettosamente e amorevolmente verso una o più persone, a seconda dell’amore che condividiamo (che possa essere familiare, di coppia, di amicizia).

 

All’essere umano piace tanto definirsi complicato e misterioso, con una mente che guarda nell’abisso per quanto è contorta, ma la verità è che i sentimenti sono una cosa semplice, e dovrebbero esserlo sempre.

 

In linea teorica funziona tutto.

Il discorso fila che è un piacere.

Senso di responsabilità-Gentilezza-Amorevolezza-Attenzioni-Cure per l’altro-Complicità-Fiducia-Appagamento-Gioia-Vita migliore (e non peggiore)

e potrei continuare per ore e ore e righi e righi.

Ma come si passa dalla teoria alla pratica?

Come si capisce veramente in che situazione ci si trova profondamente?

Davvero il “vaffanculo-ciao-addio” suggerito da Greg ne “La verità è che non gli piaci abbastanza” sarebbe la soluzione a tutte le storie tristi o con cattivi presupposti? E dopo il “vaffanculo-ciao-addio” cosa si prevede? In alcuni, rarissimi casi, miracoli da (NON) prendere in considerazione. In tutti gli altri, un cambio radicale di vita e di scelte.

Con la consapevolezza che l’amore non è astratto ma si “vede” nelle azioni degli altri.

 

 

E voi che ne pensate?
Buonanotte

Famiglia,genitori,figli, test e riflessioni lucidamente distaccate, forse sentimentalmente ciniche, ma sicuramente utili

Girovagando su internet sono approdata sul sito di un certo “Albanesi”, che offre spunti di varia natura per la riflessione…

Me lo sono guardato un po’ tutto e ci sono ancora un sacco di cose che voglio leggere, la sua visione della vita “moderna”, come dice lui nel titolo del sito, è sicuramente quella di un uomo freddo e distaccato che guarda le cose dal di fuori con una certa esperienza sicuramente in materia, e quindi è sicuramente uno spunto per capire alcune dinamiche difficili da gestire soprattutto per chi come me fa del sentimento una componente fondamentale della vita.

Di certo non è un simpaticone, e di certo non condivido le sue idee politiche (anche perchè io non ho idee politiche, se per politica intendiamo questa merda in cui dovremmo poter scegliere qualcuno in cui identificarci…), non è la mia anima gemella insomma, ma mi ha aperto la mente a nuove considerazioni.

Non è un segreto che io non abbia avuto e non abbia anche adesso una vita perfetta, e la vita familiare sicuramente è quella che incide maggiormente poi su quello che siamo, quello che vogliamo essere e quello che poi saremo in futuro.

Certo ognuno di noi ha il libero arbitrio, e c’è anche un interessante articolo sui condizionamenti, ma procediamo per ordine.

Faccio copia/incolla di alcuni articoli in materia “famiglia, figli, genitori, condizionamenti”, mettendo in risalto quello che più mi ha colpito, fermo restando che una visione così fredda è soltanto per qualcuno che è “esterno”, e si sa, dall’esterno tutti i problemi altrui vengono valutati e “risolti” in maniera diversa, ma le linee da seguire per la serenità in realtà poi penso siano le stesse un po’ per tutti, con le dovute differenze a seconda delle situazioni e delle personalità.

La sezione “Famiglia” dopo i primi articoli riguardanti:

ha alcuni articoli interessanti che vi copio per intero o comunque nelle parti salienti…

L’educazione dei figli

L’educazione e il rapporto con i figli sono fattori non trascurabili per chi è genitore e vuole migliorare la propria vita e quella dei suoi familiari.
Per il Well-being l’educazione dei figli non può prescindere da alcune regole fondamentali che per comodità riassumo nelle prossime righe.

  • Se fai un figlio, fallo solo per amore
  • Un genitore non possiede la vita dei figli
  • Un genitore violento è un genitore fallito
  • Lo scopo dell’educazione è insegnare a vivere.

Nel paragrafo Figli: perché no (vedasi articolo I figli) vengono analizzati tutti i motivi sbagliati che portano le persone ad avere un figlio. Quindi diamo per scontato che il figlio sia stato concepito con grande amore. Nonostante l’amore del genitore, molti rapporti genitori-figli falliscono. Le cause più frequenti sono sostanzialmente quattro:

  1. amore, ma non solo
  2. vecchiaia psicologica
  3. mancanza di tempo
  4. mancanza del distacco

L’amore spesso c’è, ma non è la principale motivazione, perché prioritariamente si parte da una delle motivazioni “sbagliate” riportate nel paragrafo Figli: perché no. Così si fa un figlio per amore, ma si spera che ci aiuti nella vecchiaia; si fa un figlio per amore, ma si spera che diventi un grande medico, carriera che a noi è mancata ecc. Queste speranze diventano macigni quando non si avverano e incrinano irrimediabilmente il rapporto con i figli. Per cui i motivi citati non sono sbagliati solo se sono la causa principale della decisione di avere un figlio, ma sono sbagliati sempre!
Per esempio la donna che coltiva l’idea di avere un figlio, ma che lo concepisce anche perché così forse salva l’unione con il suo uomo, non è comprensibile, è solo un’irresponsabile.
La vecchiaia psicologica è sicuramente una delle cause di fallimento meno conosciute. Riflettiamo un attimo: molti pensano che non ha senso che una persona abbia un figlio a 60 e passa anni; di solito si adducono cause di salute (ma esistono degli ottantenni che stanno benissimo e la vita media si allunga) o cause economiche (ma in genere un anziano può essersi sistemato molto bene economicamente). In realtà l’unico motivo valido all’avversione al “genitore anziano” è che esiste una sostanziale differenza di vedute fra genitore e figlio e il genitore rischia di diventare il nonno o la nonna anziché il padre o la madre del piccolo. Il Well-being insegna che per molti soggetti la vecchiaia inizia già al termine dell’adolescenza e quindi non c’è da stupirsi se persone di 40 anni sono dei falliti come genitori: come si può dialogare con un figlio se non si conoscono e si apprezzano i suoi gusti? Vedremo che tali gusti possono essere vissuti insieme, ma se non si conoscono nemmeno le canzoni che il proprio figlio ama ascoltare, incominciate a preoccuparvi.
La mancanza di tempo dovrebbe essere abbastanza inconciliabile con l’avere figli, ma molte coppie mentono a sé stesse e, pur avendo una vita superimpegnata, ritengono che i loro figli li abbiano fatti per amore. Ormai sempre più coppie pianificano l’arrivo di un figlio, sapendo di poterlo poi parcheggiare all’asilo nido durante il giorno e alla sera presso i genitori. Altri sanno che il lavoro li occupa a tal punto da condurli distrutti a casa ogni sera; alcuni di loro arrivano a chiedere al medico di prescrivere dei tranquillanti per il figlio che alla sera non vuole saperne di addormentarsi. Il figlio diventa un pacco postale da spostare qua e là, tutt’al più una piacevole sorpresa durante i week-end. Chi crede nella famiglia condanna questi atteggiamenti, invitando i neogenitori a sacrificare un po’ della propria esistenza in nome dei figli. Io non credo che mentire a sé stessi e ai figli (perché tale è compiere un sacrificio di malavoglia) sia la soluzione migliore: i figli hanno una sensibilità particolare per capire quando non sono amati. La soluzione più semplice per questi genitori “superimpegnati” è solo una: non fare figli.
Sull’importanza del distacco rimando all’articolo corrispondente, limitandomi a fare una considerazione diretta: se pensate di avere dei diritti perenni sulla vita di vostro figlio, non lo avete concepito solo per amore.

Ci sono anche una seconda e terza parte che potete leggere da voi, e proseguiamo il cammino.

Il distacco

Per il Well-being il concetto di distacco è fondamentale e non deve essere visto come qualcosa che semplicemente accade “per natura”.
Alcuni visitatori mi hanno inviato alcune e-mail di apprezzamento per la sezione Psicologia, ma anche di critica per la sezione sulla famiglia. In realtà, leggendo attentamente le e-mail, si comprende come la critica non nasce da un fondamento razionale, ma dal tentativo di accordare delle soluzioni familiari senza in realtà cambiare nulla. Tutti i problemi fra genitori e figli nascono dal fatto che per l’educazione ricevuta o per egoismo nessuno accetta il proprio ruolo e pretende ciò che in realtà non gli è dovuto, si mischiano cioè diritti e doveri senza avere la chiave per capirli e separarli secondo giustizia. Questa chiave è il concetto di distacco che sarà fondamentale nel terzo millennio: una coppia ha un figlio, lo educa, il figlio accetta la coppia come genitori, poi, a una certa età, incomincia a fare la propria vita, finché si distacca da loro. Detto così sembra che non ci sia nulla di nuovo. Il problema è che le famiglie (genitori e figli) non riescono a comprendere che tutti i loro rapporti, i loro conflitti e anche il loro amore sono in funzione del distacco. Nel secondo millennio il concetto di distacco era assente o era addirittura negato: si pensi a quanti genitori hanno preteso che i figli vivessero con loro anche dopo che si erano sposati. Il risultato erano incomprensioni a non finire.
Il distacco è il momento in cui un figlio decide di fare la propria vita, di camminare con le proprie gambe, senza l’aiuto dei genitori.È un momento netto, proprio come per il bimbo che impara a camminare: finché si va ancora a carponi non c’è distacco.
Grazie al concetto di distacco i rapporti fra genitori e figli diventano chiari: esistono due fasi, prima e dopo il distacco.
Prima del distacco i genitori decidono della vita dei figli – Se un figlio maggiorenne vuole continuare a studiare servendosi dell’appoggio dei genitori non può nemmeno pretendere di vivere la sua vita. Questa pretesa non è che una forma dello sfruttamento dell’amore dei genitori (pensiamo al figlio ultratrentenne che studia ancora!). Se un ragazzo vuol fare la propria vita si cerchi un lavoro e si distacchi dai genitori; fra le altre cose imparerà sicuramente a crescere e a conoscere la vita, cosa che non potrà certo fare se l’unica preoccupazione della sua giornata è chiedere i soldi per acquistare la macchina, per andare in vacanza o per uscire il sabato sera con gli amici. Un figlio che non ha il coraggio di distaccarsi non può pretendere di insegnare ai genitori come educarlo. Se i genitori sbagliano se ne vada, se non sbagliano accetti la loro educazione, anche se non collima con i suoi desideri.
Dopo il distacco i genitori non hanno più voce in capitolo sulla vita dei loro figli È chiaro che l’amore resta immutato, ma deve trasformarsi ed elargire utili consigli, non più ordini. Il caso più classico è quello dei genitori (spesso la madre) che continuano a interferire nella vita dei figli dopo che questi hanno deciso di staccarsi, spesso con la motivazione: “Lo faccio per il tuo bene”. Dopo il distacco il genitore deve capire che il figlio ha ottenuto la sua piena libertà (è quindi anche libero di suicidarsi!), non è più un essere che deve essere guidato fra i meandri della vita. Se sbaglia è una sua libera scelta, comunque derivata dall’educazione ricevuta. Anziché continuare a ordinare, il genitore dovrebbe chiedersi dove ha sbagliato nell’educazione. Praticamente questa intrusione la si trova ogniqualvolta i genitori interferiscono nella formazione della nuova famiglia dei loro figli. Il caso della suocera è classico. Nel terzo millennio non ha più senso che la nuova coppia viva con i genitori di lui o di lei: la pratica dimostra che ci sono sempre problemi. Chi accetta l’interferenza dei genitori suoi o del compagno/a ha già messo la prima pietra della propria infelicità. La cosa più comune è che si cerca di risolvere il problema con continui compromessi, quando la soluzione è banale: ognuno per conto suo!
Il falso distacco

Sono sicuro che molti lettori approveranno le righe soprastanti, ma una buona percentuale non ha capito! Perché? Perché ha trascurato la parte finale della definizione, quel “senza l’aiuto” che è fondamentale.
Si dirà “che male c’è se i genitori ci danno un aiutino per farci vivere meglio? Se ci tengono i figli perché noi siamo troppo occupati? Se ci pagano una parte del mutuo della casa? Se ci regalano l’auto nuova?”
Nessuno, ma non si sta camminando con le proprie gambe (quindi si è, esistenzialmente, handicappati), si è ancora bambini incapaci di spiccare realmente il volo. Il risultato è un legame ancora troppo forte che di fatto si tradurrà in un’incapacità di essere veramente adulti, veramente sé stessi.
Provate il test Genitori e figli per sapere se avete una visione moderna della famiglia o se vivete ancora nel medioevo.


I COMMENTI

Mamma son tanto felice perché ritorno da te. La mia canzone ti dice ch’è il più bel sogno per me… è questo l’inizio di una canzone degli anni ’40 interpretata dal mitico Beniamino Gigli (1890-1957, nella foto). Se leggete il testo della canzone e vi ci ritrovate un po’, beh, questa mail è un test di modernità.
Giampiero mi ha scritto una chilometrica mail sulla sua situazione familiare chiedendomi un consiglio. Non riporto la novella Guerra e pace perché il mio server non è abbastanza grande per contenerla (la battuta è il solito invito alla concisione), ma solo le impressioni dopo la lettura.
Abbiamo una persona con problemi di convivenza familiare con la moglie che non va d’accordo con la suocera. Si esaminano per pagine tutte soluzioni che a me francamente appaiono utopistiche, per cui il consiglio che posso dare a Giampiero è di fare tabula rasa di tutto e farsi una domanda: chi è più importante, il genitore o il coniuge?
Di solito si danno tre risposte.
1) Il genitore ovvero la mamma è la mamma. In questo caso non c’è stato alcun distacco dai genitori e non si capisce perché Giampiero si sia sposato e abbia cercato una famiglia tutta sua. L’amore si dimostra con le azioni e se le azioni sono dirottate principalmente verso il genitore cosa resta per la propria famiglia?
2) Entrambi sono importanti*. Questa è forse la risposta più frequente e chi la dà pensa di aver dato una bella risposta. In realtà si mette la propria vita in balia del caso. Se c’è accordo fra genitore e coniuge il tutto può reggere, ma se non c’è? Ecco che allora iniziano i problemi. Non si può pretendere di forzare l’accordo, anche se spesso per motivi economici (i genitori passano i soldi per l’acquisto della casa, per l’avviamento di un’attività, tengono i bambini ecc.) il compromesso è l’unica soluzione, vivendo in un equilibrio altamente instabile. In realtà anche in questo caso non c’è stato nessun distacco dai genitori  e il proprio amore viene diviso fra le tante persone della famiglia allargata. Una situazione antica, da famiglia in cui l’unico risultato è che i problemi di uno sono i problemi di tutti. Morale: più problemi.
3) Il coniuge perché è la mia nuova famiglia. Questa è la risposta più moderna, che stabilisce una priorità che consente di andare avanti senza sentire il debito verso chi ci ha donato la vita (se è un dono che senso ha pretendere qualcosa in cambio?) ed essendo pronti a donarla ad altri, amandoli con tutte le nostre forze. Non significa non amare più i propri genitori, quanto amarli “dopo” la propria nuova famiglia. È questo che Giampiero non ha ancora capito.

* Si noti che il soggetto dovrebbe rispondere “entrambi sono egualmente importanti”, ma pochissimi a cui è posta la domanda rispondono così perché “sentono” che la risposta è discutibile. Il soggetto cerca di svicolare alla precisa domanda (si chiede chi è più importante) e la aggira lasciando nel vago (come tale, la seconda risposta è sempre sbagliata!). Di fatto non ha il coraggio di prendere atto che una persona equilibrata stabilisce una priorità.

(…)

Se io ho voluto un figlio solo per “fare la madre” e cambiargli i pannolini, quando se ne andrà probabilmente proverò un senso di vuoto tremendo; se invece lo avrò fatto per l’amore di contribuire alla costruzione di una nuova vita, sarà come vedere salpare una bellissima nave che sentiamo aver costruito pezzo per pezzo. Ci sarà qualche rimpianto, ma anche la consapevolezza di aver fatto qualcosa di unico, di aver vissuto bene la propria vita.
E vado avanti con un altro articolo:

Genitori da dimenticare

Può un genitore diventare il peggior incubo dei figli? Se ci si rifà alle notizie di cronaca sicuramente sì, ma ciò sarebbe statisticamente poco significativo. Infatti, anche se non si sono mai verificate situazioni drammatiche, molti ragazzi pensano di avere avuto genitori difficili che li hanno penalizzati; la famiglia è stata cioè una condizione penalizzante verso la felicità.
Quali sono le colpe che i figli più spesso attribuiscono ai genitori?

  • Violenze fisiche – Per il Well-being un genitore che ricorre alla violenza fisica è un genitore fallito e non è il caso di spendere molte altre parole sul concetto.
  • Assenza – Per il Well-being l’amore si dimostra con le azioni e l’assenza non è mai giustificabile: chi pensa di non aver abbastanza tempo da dedicare ai figli non li deve avere per il semplice fatto che non saprebbe amarli.
  • Difetti della personalità – Paradossalmente, quando il figlio si accorge di evidenti difetti dei genitori, ne esce rafforzato perché da grande sicuramente li eviterà. Dovrà solo fare attenzione a non  servirsene continuamente come alibi per le “sue” colpe (“eh, con i genitori che ho avuto”), situazione purtroppo comune (alibi familiare). Ovvio che, se vedrà i difetti dei genitori come pregi, non potrà distaccarsi e anzi rischierà di diventare peggiore di chi lo ha educato.
  • Violenza psicologica – Si tratta della colpa più subdola, oggetto di questo articolo.

La violenza psicologica si attua quando i genitori sono così forti da ingenerare una gerarchia non discutibile all’interno della famiglia, anche quando il bambino si sta trasformando in adolescente. Poggiando sulla gerarchia familiare e spesso su condizionamenti economici, il figlio è soggiogato nel tentativo di plasmarlo secondo un copione predefinito; il figlio è una “proprietà” che deve rendere: dalla soddisfazione a scuola, alla prosecuzione dell’attività di famiglia, al formarsi una famiglia di gradimento dei genitori (partner scelto dai genitori, maternità per soddisfare il desiderio dei futuri nonni ecc.) fino al classico bastone della loro vecchiaia.
A ogni tentativo di ribellione, frasi come “ma io sono tuo padre!”, “con tutto quello che ho fatto per te“, “sei un ingrato!” e sciocchezze simili riescono a ristabilire l’ordine e la supremazia. Visto che un figlio si dovrebbe fare per amore, nulla si può chiedere in cambio perché ogni richiesta è puro interesse. Troppi sono i genitori completamente assenti che si buttano nel lavoro e accumulano ricchezze su ricchezze con la falsa giustificazione che “lo fanno per i figli”, quando in realtà lo fanno soprattutto per sé stessi per il semplice fatto che i figli, prima dei soldi, vorrebbero amore.
Sicuramente condizionamenti religiosi (onora il padre e la madre) e sociali (la società si basa sulla famiglia) non hanno mai dato ai figli una grande possibilità di sfuggire alla pressione di genitori-padroni, di quelli che tolgono la libertà per “il tuo bene”. Non esiste
onora i tuoi figli

e finché non esisterà vivremo nel medioevo.
Se una certa dialettica familiare è nella logica delle cose e il figlio insofferente non deve vedere ogni azione dei genitori come negativa se in qualche modo limita la sua libertà d’azione, si può dire che scatta la violenza psicologica quando il figlio subisce e non sa replicare. Ci vuole una grande capacità genitoriale per evitare che ciò non accada mai, ma è sicuramente una colpa quando ciò accade spesso, fino a forgiare negativamente la personalità del figlio.
La sindrome di Stoccolma

Purtroppo, quando scatta il plagio, diventa impossibile anche il distacco e il figlio resta segnato a vita, schiavo di quella famiglia che negli anni ha allentato la catena, ma non l’ha mai spezzata. Si crea una specie di sindrome di Stoccolma*, dove il figlio cerca comunque di recuperare il rapporto, cerca di compiacere i genitori, di essere capito, di essere amato (non riesce cioè a staccarsi dalla necessità di sentirsi amato da loro). Più è maltrattato e più cerca amore, più è denigrato e più cerca considerazione.
I figli che nell’adolescenza si sono staccati e hanno evitato questa schiavitù nascosta si comportano in modo completamente differente e quasi sempre sono persone forti e volitive; la loro strategia non è perdonare i genitori, non è odiarli, ma è dimenticarli; li considerano stelle che si spengono lontane mentre altre più luminose brillano nel presente.
Le due differenti strategie sono dimostrate nel caso estremo di chi è stato abbandonato in tenera età dai genitori: c’è chi riconosce totalmente i genitori adottivi come i veri genitori (se qualcuno mi ama più di mio fratello è il mio nuovo fratello) e chi invece va (o vorrebbe andare) alla ricerca dei vecchi.
Dimenticare significa ricondurli al ruolo di persone normali, che hanno un ruolo ormai marginale nella propria vita. Non è infatti raro un pentimento del genitore che in tarda età, con il figlio ormai grande, decide di recuperare il rapporto. La comprensione dei propri errori e/o la vecchiaia che si avvicina lo portano a posizioni più morbide. Rischia di far male per la seconda volta (anche il troppo amore impedisce alle persone di volare libere). Dovrebbe capire che, con valori diversi, non potrà mai allinearsi a suo figlio. Anche se il pentimento è sincero, potrà esserci amore, ma sempre in secondo piano. Del resto, se per il figlio l’amore per i suoi genitori resta fondamentale, non potrà mai amare nessuno in modo equilibrato, vedasi il test.
Test: sei libero?

Attore: adolescente, quasi autosufficiente, prossimo al diploma o alla laurea. Il test è al maschile, ma evidentemente vale anche al femminile.

Mamma, papà devo darvi una bella notizia. Ho deciso di lasciare gli studi. Sì, lo so che mi manca poco, ma ho trovato la mia vera strada. Ho lasciato X perché non mi ha capito. Ho conosciuto una ragazza, Y, con la quale aprirò un agriturismo dalle sue parti (citare località ad almeno 200 km dalla residenza dei genitori). Una vita vera, semplice. Volevo dirvelo perché parto la settimana prossima.

Il grado di violenza con cui i genitori replicheranno al test dà la loro propensione a essere padroni.
Il grado di calma con cui lo si espone dà la misura della propria libertà.
Se chi espone sarà rimasto calmissimo e i genitori avranno cercato una dialogo pacato, consigliando, ma non ordinando (“ti mancano quattro esami, perché non prendi comunque la laurea? Buttar via una parte della propria vita non è mai positivo. Per quanto ci sia da lavorare, avrai tempo di dare quatto esami, no?”), beh, vorrà dire che è una bella famiglia.

* La sindrome di Stoccolma identifica una condizione psicologica nella quale un soggetto sequestrato prova sentimenti di tipo positivo verso il suo o i suoi sequestratori. La terminologia che identifica questa condizione risale a un episodio avvenuto nel 1973, a Stoccolma. Due rapinatori tennero in ostaggio quattro dipendenti della Kreditbank per alcuni giorni; i sequestrati, nonostante il notevole rischio corso, si attaccarono emotivamente ai sequestratori al punto che, una volta che furono liberati, ne presero le difese e chiesero clemenza per loro presso le autorità. Talvolta la terminologia viene usata in situazioni diverse dal sequestro di persona, ma dai risvolti simili.

E dopo un altro paio di articoli c’è questo:

Suoceri e genitori

Due delle regole del buon matrimonio citano:

  • Non sposarti se i tuoi suoceri influenzano ancora la vita del futuro coniuge.
  • Non andare a vivere con i tuoi genitori né con i tuoi suoceri.

Sono regole che nascono dall’esperienza, dalla constatazione che molti rapporti sono rovinati dai rapporti fra i componenti la coppia e i genitori. È il caso di tornare sull’argomento perché troppi pensano di avere una visione moderna dei rapporti genitori-coppia, di saperli gestire bene, salvo poi scoprire che la loro vita è pesantemente condizionata.
Nell’articolo su genitori e figli abbiamo già parlato del distacco. Dovrebbe essere tutto chiaro, eppure dalle e-mail che ci arrivano scopriamo che gran parte dei figli non è riuscita a staccarsi dai genitori, pur ritenendo di esserci riusciti alla perfezione. Per esempio un figlio, ormai quasi quarantenne e con famiglia propria, soffre ancora il ricatto della madre che “si sente male” ogni volta che la famiglia del figlio deve partire per le vacanze. “Che devo fare?” chiede il figlio, come se non ci fosse via d’uscita. Semplice. Il giorno prima della prossima partenza farà sapere alla madre che non cederà più al ricatto rinunciando alle ferie e che, se lei si sentirà male, partirà comunque. Funziona.
L’inizio dell’unione – La mancanza di distacco esplode quando si trova un partner serio (relazione importante, convivenza, matrimonio ecc.). Un primo sintomo grave di assenza dal distacco è quando il soggetto tenta di conciliare la vecchia famiglia con il partner, di tenere il piede in due scarpe. È il caso del figlio mammone o della figlia che non sa rinunciare al ruolo della madre nella sua vita. Basta una semplice regola per capire si è di fronte a un caso critico.
Regola della precedenza – Chi si è staccato dai genitori deve stabilire un ordine di precedenza: prima il partner e poi la vecchia famiglia. Se sono inconciliabili, si sceglie il partner. Se non si ha questo coraggio, si giustificano le posizioni di tutte quelle mamme che per il bene dei loro figli vogliono “scegliere” il partner. Per amore non si toglie mai la libertà, il figlio deve poter essere libero di sbagliare, fino anche a rovinarsi la vita.
In base alla regola sopraenunciata chi vuole il gradimento della propria famiglia per il partner (se c’è, tanto meglio, ma non deve essere necessario!) vive ancora nel medioevo perché di fatto il partner continua a sceglierlo la famiglia.
L’unione continua… – Superato lo scoglio dell’unione, resta comunque il problema di gestire i rapporti con i genitori. Una tendenza preistorica vorrebbe che il partner debba cercare di farsi ben volere dai suoceri: assurdo. I rapporti fra le persone devono essere spontanei e liberi, ognuno deve essere come si sente, se poi c’è approvazione bene, altrimenti pazienza.
Si arriva quindi al caso più comune dove i rapporti sono buoni o per lo meno decenti: occorre gestirli al meglio. Di solito è qui che casca l’asino, in quanto la presenza dei genitori appesantisce la vita della coppia come un macigno. Vediamo i tre casi più comuni.
Genitori autosufficienti – Il buon senso vorrebbe che ognuno facesse la propria vita con interazioni magari frequenti, ma non obbligate o stabilite (il classico pranzo domenicale obbligatorio!). Se si ha bisogno di stare vicino quotidianamente ai propri genitori non c’è certo stato distacco. In questo caso esistono situazioni dove vengono meno le regole per il matrimonio felice: la coppia vive insieme o accanto ai genitori di un componente. In genere le cause possono essere:
a) assenza del distacco (per esempio la comodità di essere vicini per visitare quotidianamente i genitori)
b) motivazioni economiche (per esempio la possibilità di avere una casa più grande e maggiori comfort)
c) motivazioni pratiche (per esempio la possibilità che i nonni curino i propri figli mentre si è al lavoro).
Negli ultimi due punti si baratta una parte della propria libertà  e c’è chi si abitua come il cane alla catena; anche nel caso comune dei nonni che curano i figli si vengono a creare situazioni di compromesso che alla lunga sono deleterie: “ti curo i figli, li educo come voglio io” (peccato che i nonni li educhino con la mentalità di 50 anni fa), “vi abbiamo ospitato per anni nella nostra casa e ora che siamo vecchi DOVETE curarci” ecc. Alcuni consigli:
a) accontentatevi di una casa più piccola, ma siate indipendenti
b) usate una baby-sitter o accudite voi stessi i vostri bambini (magari con un tenore di vita più modesto)
c) non fate figli, se non potete dedicare loro il tempo necessario.
Genitori semisufficienti – I genitori potrebbero essere autosufficienti, ma per condizione mentale (si ritengono vecchi o malati più del dovuto) pensano che i figli debbano aiutarli. I figli devono far capire loro che non c’è differenza fra una persona di 30 anni e una di 60 o passa: ognuno deve essere autosufficiente e comportarsi come quando era giovane. La vecchiaia è una colpa se uno vuole invecchiare e farsi prendere in carico dagli altri e dalla società. Inoltre chi s’incammina per questa strada ha già firmato la sua fine e l’accelerazione verso uno stato di totale dipendenza è spesso esponenziale. Aiutare i genitori come se fossero vecchi non fa altro che farli invecchiare prima.
Genitori non sufficienti – È il caso più penoso, evoluzione del precedente o anche improvviso. Molti giovani sprecano anni della loro vita nell’accudire i genitori, ricambiando le attenzioni ricevuti da piccoli. Con una differenza fondamentale: nell’accudire un bimbo c’è gioia, nell’accudire un vecchio malato c’è solo dolore. A prescindere dall’amore che si prova, spesso i figli sentono la situazione come un peso, anche perché i genitori “vogliono” un’attenzione incompatibile con le esigenze della famiglia dei figli (che hanno la loro vita e i loro problemi). In questo caso un’assistenza esterna non deve essere vista come un segno di disinteresse, ma come l’unica soluzione possibile. Chi la rimanda o non l’accetta del tutto dovrebbe pensare anche al proprio partner e ai propri figli e alle rinunce che devono subire perché lui non ha ancora avuto il coraggio di distaccarsi.
Conclusioni

Se molti che hanno letto l’articolo lo troveranno troppo duro e impietoso, si può solo far notare come spesso il giudizio sia influenzato dalla propria educazione, fermandosi alla quale l’umanità non progredirebbe mai.
Se un genitore ama veramente il figlio deve possedere anche la dignità di invecchiare; i vecchi indiani, quando sentivano che scoccava la loro ora, prendevano una coperta e se ne andavano a morire sulla montagna. Forse erano molto più moderni di tanti genitori che non sanno invecchiare e portano dolore nelle famiglie dei figli…


LA MAIL
Angoscia da suoceri

Ho letto l’articolo suoceri e genitori, l’ho trovato assolutamente coincidente con le mie idee in tutte le sue parti. Vorrei cercare di capire perché quando certe cose le faccio notare al partner, il tutto sfoci in una lite; mi fa notare che io lo voglio cambiare e che pretendo che tutti si comportino come voglio io. Non cambia nulla e io sono angosciata.

Non so se segui la parte psicologica del sito; l’obiettivo è quello di prevenire i problemi, di avere una vita che ne sia priva, non di sopravvivere.
Personalmente credo che:
a) non si debba stare insieme per litigare; il litigio non è “normale” e la panzana che tutti più o meno litigano è solo detta seguendo il criterio di “mal comune mezzo gaudio”.
b) Non si debba cercare di forzare l’altro a cambiare o accettare di farsi cambiare a forza. Quindi, se il tuo partner è lontanissimo dalle tue idee, ti faccio una domanda brutale: se non avete la stessa visione su suoceri e genitori (a prescindere da quale sia quella giusta) che state insieme a fare?*
Anziché essere angosciata io mi cercherei un altro (più moderno).

*Non rispondermi che lo ami perché l’amore, quello vero, deve migliorare la qualità della vita, non peggiorarla!

L’ultimo articolo che volevo segnalarvi in materia è quello che vi dicevo all’inizio, sui condizionamenti, e ci troverete anche un test per scoprire quanto siete condizionati… E io pare sia a mezza via tra l’immunità  e alcuni piccoli condizionamenti interiori… Non sono totalmente immune nemmeno io, ma chi lo è? Ma leggendo possiamo imparare molto, e migliorare, e capirci e capire di più, procediamo:

I condizionamenti

Solo una piccola parte della popolazione sa reagire ai condizionamenti subiti dalla famiglia, dalla scuola, dalla società tanto che alcuni che non riescono a farlo usano il classico errore di generalizzazione che li porta a dire che “tutti, più o meno, siamo condizionati”.
Un esempio di condizionamento da tutti compreso è quello del giudizio pubblico: “e poi cosa dice la gente?“. Le nostre azioni sono modificate per aderire a un cliché che non è detto sentiamo intimamente nostro.
Le sorgenti principali dei condizionamenti sono la famiglia, la scuola, la religione, la società (attraverso i media) e il clan (dove con questo ultimo termine si identifica l’insieme di tutte le persone che sono influenti nella nostra vita, ma non appartengono agli insiemi precedenti).
Famiglia – L’educazione ricevuta e l’esempio dei genitori possono portare il soggetto a un’adesione acritica a modelli di comportamento e a ideologie. Un padre che vuole che il figlio eccella a scuola potrà crescere un figlio contemplativo, per il quale la cultura è tutto; analogamente un padre debole potrà crescere un figlio altrettanto debole e timoroso nei confronti del mondo ecc.
Scuola – Decisamente meno pesante della famiglia, la scuola condiziona quanto più il soggetto è giovane: soprattutto quando la famiglia è assente, una maestra può influenzare un bambino molto più di quanto possa fare una professoressa al liceo. Su questo punto dovrebbero meditare tutti coloro che, per mancanza di tempo, affidano l’educazione dei loro figli ad altri, già in tenerissima età.
Religione – I condizionamenti religiosi sono massimi in Paesi ancora molto arretrati (si pensi all’Italia di 200 anni fa e all’Italia di oggi), ma è indubbio che, se la famiglia spinge verso educatori religiosi, questi possono condizionare moltissimo il soggetto.
Società (media) – Giornali, televisioni, Internet sono così potenti come sorgenti di condizionamenti da essere spesso additati come fonti infallibili (“l’ho letto sul giornale”, “l’ha detto la televisione”, “l’ho trovato in Internet”). Alla base di questo condizionamento il classico errore di scambiare l’autorevolezza con l’affidabilità.
Clan – Parenti, amici, colleghi, vicini di casa ecc.: le persone che troviamo “per strada” durante la nostra esistenza possono diventare fonti di condizionamenti. Si pensi ai genitori che, parlando del figlio, dicono che “è finito su una brutta strada per colpa degli amici”.
A differenza di ciò che pensano quelli che molto superficialmente ritengono che non ci si possa liberare dai condizionamenti, farlo è possibile:
se pensi che nessuno possa essere libero da condizionamenti, sei come un uccello in gabbia che non sa che esistono uccelli che volano liberi nel cielo. Per aprire la gabbia, ci vuole una chiave che si chiama spirito critico.Per capire come lo spirito critico sia importante si pensi ai molti ragazzi che, anziché adottare i precetti della famiglia, vanno in direzione totalmente opposta. Alcuni di essi lo fanno per semplice reazione a una situazione che sentivano “impossibile”, altri lo fanno dopo un’analisi molto critica di ciò che era stato loro insegnato. Questi ultimi sono soggetti che hanno usato il loro spirito critico.Il testQuesto articolo vuole essere un veloce test per verificare alcuni dei più comuni condizionamenti subiti in ambito familiare o sociale (per lareligione si veda la sezione apposita).
Vengono elencate alcune situazioni particolarmente significative con un insieme di risposte plausibili fornitemi da un visitatore del sito; non è detto che le risposte siano esaustive dello scenario. Provate a commentare le risposte fornite e poi confrontate il vostro commento con il commento a fondo pagina.

1) Un caro amico mi invita al suo matrimonio, cosa faccio?
A) Non vado. Ho cose più interessanti da fare. Se è un vero amico capirà.
B) Non vado. Come si possano buttare tanti soldi in una cerimonia? Per me è incomprensibile.
C) Non vado. L’ipocrisia di giurarsi amore eterno è pura follia.
D) Vado. Voglio partecipare alla sua felicità ed esserci in un giorno per lui importante.

2) La mia compagna esprime la volontà di avere un figlio, cosa faccio?
A) Rifiuto. La nostra vita va già bene cosi.
B) Rifiuto. Troppi sacrifici e troppe rinunce.
C) Rifiuto. Nel mondo odierno mettere al mondo un figlio è una “cattiveria”.
D) Accetto. Crescerlo insieme sarà un’avventura meravigliosa.

3) I miei genitori non sono più autosufficienti, cosa faccio?
A) Li incolpo di non aver fatto nulla per contrastare la vecchiaia.
B) Li affido alla residenza per anziani che si possono permettere.
C) Li affido alla residenza per anziani migliore e integro la loro pensione per pagare la retta.
D) Baratto una parte della mia libertà per il loro benessere.

4) Cosa pensi di Madame Curie? (Dedicò la propria vita alla scienza e morì in sofferenza devastata dalle radiazioni a cui si era inconsapevolmente esposta. Non depositò il brevetto internazionale per il processo d’isolamento del radio, preferendo lasciarlo libero affinché la comunità scientifica potesse effettuare ricerche in questo campo senza ostacoli).
A) Ha sprecato la propria vita.
B) Ha fatto male a non brevettare la scoperta.
C) La riconoscenza postuma non fa per me.
D) Ha il mio massimo rispetto.

5) Sto correndo nel bosco e mi imbatto in un ragazzo che si sta impiccando a un albero, cosa faccio?
A) Continuo a correre, l’allenamento è più importante.
B) Continuo a correre, non ho alcun diritto di intervenire.
C) Tento di convincerlo a desistere, ma senza mai calpestare il suo libero arbitrio.
D) Lo blocco con ogni mezzo in mio possesso. Il suicidio non è la corretta soluzione e pentirsi non è più possibile.
Gli effetti dei condizionamenti

Gli effetti dei condizionamenti possono essere devastanti: si pensi, per esempio, ai risultati che può produrre una setta sui propri adepti che accettano qualsiasi ordine senza giudicare.
Il senso comune ritiene che ci sia un’enorme differenza fra una setta e le regole di vita comunemente trasmesse da ambienti istituzionali come famiglia, comunità religiose o società. Ma il buon senso deve dirci che non c’è nessuna differenza se il soggetto non sottopone le regole a critica precisa e costruttiva; in particolare, se non verifica la coerenza di quelle regole con il reale benessere.
Molti ritengono che il Well-being sia una setta per il semplice fatto che esprime regole non sempre allineate con quelle usuali; in realtà non lo è perché pone alla base di queste regole la loro valutazione critica da parte di chi eventualmente vuole sostenerle. Hanno maggiori caratteristiche di setta una religione improbabile, i dogmi di una multinazionale, una famiglia dove non si discutono gli ordini del capofamiglia ecc.
Molti condizionamenti portano poi alla costruzione di idoli che spesso ci fanno sopravvivere, ma non vivere. Gli idoli sono come la catena che il lupo, diventato mansueto cane agli ordini dell’uomo, ha accettato per avere una sicura ciotola di cibo, ovviamente passando il resto dell’esistenza cercando di convincersi che la catena sia l’unica soluzione o che sia molto più nobile stare accanto all’uomo che vagare libero nella foresta in cerca di cibo. Ha barattato la sua libertà e vuole illudersi di essere libero!
Gli idoli

Gli idoli sono concetti a cui affidiamo ciecamente la nostra vita con la speranza che ci ricambino con gioia, serenità, felicità. Di solito derivano dalla nostra educazione (la famiglia, la scuola), comunque dalle nostre esperienze giovanili (l’adesione acritica a determinati gruppi). Infatti, essendo idoli, non vengono mai messi in discussione ed è difficile crearsi idoli da adulti: se si ha spirito critico non si accetta nulla ciecamente e quindi si è immuni da questa situazione, se invece non lo si ha, difficilmente si cambiano gli idoli giovanili per altri dei.
Molti idoli appartengono a quelle che il Well-being chiama condizioni facilitanti: avere un buon matrimonio facilita la vita, idem per una buona posizione economica, per un buon lavoro, per una buona famiglia ecc. La differenza sostanziale è che chi li adora ciecamente dimentica il “buon” che deve esserci, lo dà per scontato.
Poiché gli idoli richiedono un certo impegno per la loro adorazione, sono tipici di quelle personalità dove comunque c’è un grado non minimo di forza, ma non sufficiente ad arrivare a una forma di libertà intellettuale che possa mettere sotto osservazione l’educazione ricevuta, di quelle personalità che non sono dotate di spirito critico e di quelle che tendono a identificarsi con pochi e chiari ideali:irrazionalideboli, inibiti, mistici, romantici, statici, semplicistici, contemplativi.
Come liberarsi dagli idoli – Semplicemente con la verifica molto critica se l’idolo migliori la nostra qualità della vita o meno. Se non lo fa, abbattiamolo!
Il commento alle risposte

1) B e C sono intolleranti perché con il mio comportamento voglio punire un’idea per me sbagliata. Se ritengo il matrimonio un’inutile manifestazione di lusso farò un regalo modesto; in quanto a C è evidente l’errore di generalizzazione: pretendere che ci sia ipocrisia in un gesto che una persona può fare in perfetta buona fede. Per esempio, io non sono cattolico, ma a un funerale di una persona cara entro in chiesa, non mi faccio il segno della croce, ma non vedo il motivo per restare fuori: uno stesso momento può avere significati differenti per persone con idee differenti.
Restano A e D. D è troppo da bravo ragazzo, sempre pronto a sacrificarsi per gli altri. Se ho veramente qualcosa a cui tengo (importante è un termine non direttamente correlabile con i miei oggetti d’amore) scelgo A, altrimenti D (per esempio se ho un impegno di lavoro, sposto il lavoro!).
Curioso come i condizionamenti fanno sì che è normalmente accettato un “grave problema familiare”, ma non “un irrinunciabile impegno scacchistico” (dove gli scacchi possono essere sostituiti da un hobby qualunque). Morale preistorica: gli hobby sono cose futili e non contano nulla.

2) La risposta A non è high (probabilmente da fobico o da sopravvivente). Un high tende sempre a migliorare quindi poco importa l’equilibrio attuale; si tratta di capire se con un figlio la felicità della coppia aumenterebbe.
La B è una visione piuttosto ristretta del problema “I figli danno la felicità?”, tipica del semplicistico.
La C è sicuramente da fobico o da vecchio. Quello che vale per il figlio vale anche per sé: tanto vale ammazzarsi subito. In realtà è quasi patologica.
La D sarebbe corretta. Il condizionale è d’obbligo perché di fatto rivela comunque un’approssimazione nella propria vita. Decidere di avere o meno figli nella propria vita è un concetto che deve essere discusso non appena due persone iniziano una relazione che pensano seria. Se mi accorgo che io li desidero e la controparte nella relazione no, evidentemente abbiamo visioni differenti della vita che comunque provocheranno problemi. Affrontare l’argomento quando “capita” non è saggio né è maturo non avere una propria opinione (ecco il condizionamento) e accettare quella di altri perché allineata al senso comune.

3) A è inutile, al più ha senso solo se con violenza pretendono un aiuto impossibile.
B è corretto se i genitori sono stati “cattivi genitori,” ma se sono stati “buoni genitori” è egoistico perché comunque i genitori fanno parte del nostro mondo dell’amore, anche se il distacco ne ha ridimensionato il ruolo nella nostra vita.
D è completamente masochistico e toglie ogni dignità ai genitori stessi. Non si tratta di amore quanto di sottomissione e di mancato distacco (personalità inibita); per convincersene basta pensare al fatto che per i genitori si rinuncia a una parte della propria vita (magari penalizzando anche altre persone care): come chiamereste chi rinuncia a farsi una famiglia semplicemente perché i genitori non gradiscono l’aspirante coniuge? Se ama il figlio, e ha dignità, un genitore non gli chiede di sacrificare la sua vita per accudirlo, se ha dignità sceglie spontaneamente la residenza per anziani. Se egoisticamente non lo fa perché dovrei essere altruista? Perché mi ha allevato? Ma lo ha fatto per amore (e quindi disinteressatamente) oppure per avere un bastone per la propria vecchiaia (di nuovo l’egoismo)? So per certo che molte persone questi discorsi non vogliono nemmeno sentirli e li liquidano con un “che c’entra?”. Sono gli inibiti.
C è la risposta corretta nel caso siano stati “buoni genitori”.

4) Il punto è che in genere non si conosce in dettaglio la vita di Marie Curie e quindi non si può giudicare.
La A sarebbe corretta se si sapesse per certo che era consapevole del rischio che correva (come lo si saprebbe oggi; notate l’inconsapevolmente del testo); non è corretta se si basa sul fatto che Marie Curie, invece di condurre una gratificante vita d’insegnante alla Sorbonne preferì spalare tonnellate di pechblenda in una baracca nelle vicinanze delle miniere di Joachimsthal in Cecoslovacchia. Infatti non si può discutere un oggetto d’amore alla luce di ciò che la società ritiene “più gratificante” (ecco il condizionamento).
Anche la B rivela il profondo condizionamento di quella parte della società che spinge verso la ricchezza, che fa della ricchezza un valore assoluto (anziché una semplice condizione facilitante), con tutte le assurdità che seguono.
La C è corretta, ma è una frase generica che non è detto sia relazionata con la vita di Marie Curie: non sappiamo se lo scopo delle sue ricerche fosse la riconoscenza postuma.
La D è la più condizionata, quella dove i condizionamenti pesano come macigni. Senza sapere chi era Marie Curie (magari umanamente parlando era una persona piena di difetti, meschina ecc.) le si porta il massimo rispetto (si noti l’uso del superlativo) solo perché ha scoperto qualcosa di importante per la società (ecco il condizionamento sociale: se fosse morta prima di scoprire qualcosa di significativo sarebbe stata una pezzente? Fra l’altro il condizionamento è anche doppio perché di fatto si subisce anche l’altro condizionamento per cui l’autostima deve basarsi sui risultati che otteniamo nella vita). Si legga l’articolo sul valore della persona.

5) Questo scenario è stato trattato per ultimo perché è irrealistico o decisamente poco probabile. Basta immaginarsi i dettagli in modo appropriato e qualunque risposta è sbagliata. Più pratico sostituire l’esempio del suicida con quello di una persona che è uscita con l’auto e sta gemendo in un fosso, gravemente ferita.
A è il classico caso di risposta dell’egoista totale. Per il Well-being il contatto con il mondo neutro, dell’indifferenza, non può prescindere dalle leggi che hanno lo scopo di comporre gli egoismi individuali (da qui la condanna del furbastro). Per il Well-being la legge è fondamentale per la società perché chi guarda un po’ più in là del proprio naso capisce che è un modo per vivere tutti meglio, tutti e quindi anch’io. Soccorrere una persona in pericolo di vita è un dovere imposto dalla legge. Posso scegliere il modo di farlo senza mettermi in pericolo (un suicida determinato può arrivare a fare del male a chi si oppone al suo suicidio), per esempio con le sole parole, salvo intervenire quando ha attuato il proposito di impiccarsi (ved. C).
B è meno egoistica, ma non tiene conto delle leggi e dei doveri che esse impongono ai cittadini che hanno deciso di far parte della società civile.
C è probabilmente la risposta corretta, salvo intervenire tempestivamente quando, continuando nel suo proposito, il ragazzo ha perso conoscenza.
D è una risposta violenta che si basa sul condizionamento che si può “agire a fin di bene”. Chi ha scelto D probabilmente sarà un genitore “tradizionale”, ma piuttosto dispotico, che non lascerà mai che i figli, una volta educati (sperabilmente bene!), possano sbagliare con la propria testa.

Infine, guarducchiando in giro per il sito, mi sono saltati alla vista un sacco di altri articoli, ma non posso copiarli e incollarli  tutti altrimenti qua non si finisce più 🙂
Ma vi segnalo un altro articolo sulla Religione e la Tolleranza  in generale, che pure è molto interessante, perchè dall’argomento della religione spazia a parlare della tolleranza in generale, ve ne copio soltanto qualche passo:
La tolleranza religiosa è il caso classico che dimostra come il separatismo sia l’unica soluzione possibile, basta richiamarsi alle tantissime guerre di religione. (…) In realtà (…) è una forma di interesse quando si evita lo scontro semplicemente per salvaguardare gli affari con un gruppo o una nazione.
È una forma di paura quando si evita il confronto e si rinuncia ai propri diritti per evitare la “forza” dell’altro.
Ma soprattutto è un’utopia.
Quando qualcuno parla di tolleranza, perché non fa mente locale e analizza il significato reale del termine? Non si tollera un figlio, un coniuge o un amico. Tollerare significa sopportare. Quindi tolleranza vuol dire sopportazione dell’altrui idea religiosa. Ma, se questa ci provoca danno,sopportazione vuol dire sottomissione.
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Ora alla fine di tutti questi articoli,
la cosa più importante è che ho un sacco di punti nuovi su cui riflettere,
e la seconda cosa più importante è che spero che condividendoli in rete possano essere di aiuto e di spunto anche per altre persone…
Ci sono anche un sacco di altre sezioni nel sito, in particolare una chiamata “Strategie Errate” che contiene due capitoli “Adattamento” e “Compromessi”…
Diciamo che per dirla alla francese “Son tutti Finocchi col culo degli altri” 🙂 per cui ovviamente per quanto io sia una persona rigida e completamente cosciente delle linee in cui credo, mi rendo conto che per esempio non avendo enormi possibilità economiche alcuni compromessi o alcuni “aiuti”, se sani, sono benvenuti, ma è anche vero che la soddisfazione di fare tutto da soli è impagabile, e l’ho provata più di una volta, anche perchè un’altra cosa di cui sono convinta è che chi fa da sè fa per trecentotrentatrè. Come sono convinta del fatto che adagiarsi e lamentarsi di non avere forze, risorse, soldi,  non serve ad altro che a perseverare nella negatività, perchè è vero che volere è potere, perchè se si vuole veramente qualcosa allora nessun’azione diventa compromesso o sacrificio, perchè tutto viene fatto in funzione dell’obiettivo, e quindi tutto è fatto con piacere e consapevolezza…
Di certo la lettura di queste pagine mi ha dato un input molto simile a quello che mi dette leggere “La verità è che non gli piaci abbastanza” ma spero avrà conclusioni diverse da quelle che trassi all’epoca, in quel periodo particolare della mia vita…
E comunque in ogni caso ho imparato qualcosa, buonanotte!

Sogno come addio

dream

Stanotte ho fatto un sogno…che credo fosse un addio.

Ho sognato che ci baciavamo ancora una volta, e che mi dicevi che E. aveva fatto le valige e se n’era partita perchè non sopportava l’idea che tra me e te ci fosse ancora tutto questo.

Ho sognato che mi sfioravi e che mi tenevi stretta a te, attaccata, forse chissà per l’ultima volta.

Sono stata criticata, mi è stato detto che “non porto rispetto” dopo quell’ultimo post che ho scritto, ma non mi sembra qui ci siano nomi e cognomi nè di aver leso la privacy di alcuno…

Semplicemente questo è il MIO blog dove scrivo quello che mi passa per la testa, senza l’ingabbiamento del pensare “verrà letto dalla persona X” perchè funge un po’ da “diario”, da “psicoanalisi” se vogliamo, e se non fossi sincera con me stessa finirei per mentire…più che altro appunto a me stessa…

Quello che ho scritto lo penso veramente (purtroppo), e d’altra parte che fossimo la nostra “scelta sbagliata” si vede dal fatto che non stiamo più insieme, mi pare palese, chi, avendo trovato la persona giusta della propria vita, se la farebbe scappare?

Penso nessuno…

E tra l’altro errare è umano ma perseverare è diabolico, per cui assodato di aver fatto un “errore da stronzi”, e assodato di “reputarsi degli stronzi”, si può anche tentare di andare avanti, e rimediare, prima con se stessi e poi conseguentemente con gli altri, senza continuare a perpetuare nel fango…

Ma evidentemente così non è, ed allora che senso avrebbe il mio “star zitta” e tacere su quello che sento?

Se si è consapevoli del proprio “io sono fatto così” bisogna accettarne anche le conseguenze, ed è per questo che io penso che si dovrebbe stimare prima se stessi e poi tutto il resto, se io stimo me stessa sono già ad un passo più avanti e posso accettare critiche potendole controbattere, ma se io mi schifo, le critiche possono solo finire di affondarmi e io non potrò MAI farmi valere…

Per cui, come si dice in Matrix, ” il problema è la scelta “.

Una volta fatta la scelta poi, va non solo “compresa”, ma anche se ne devono accettare TUTTE le conseguenze, belle e brutte.

Sarebbe facile altrimenti vivere così, ognuno sceglierebbe la via meno dolorosa e nessuno combatterebbe per un cazzo.

Ci sarà sempre affetto che ci legherà, non desidererò mai il male delle persone che sono state vicino a me, ma un sottile piacere di vendetta sì, lo ammetto, mi piace provarlo, perchè io quando soffro soffro così tanto da squarciarmi, e la vendetta mi fa stare meglio.

Detto ciò, anche tutto il resto era vero, il comportamento da subdolo/meschino, da “oscuratore della verità”, da STRONZO, si è tutto reale e consapevole, altrimenti le cose sarebbero andate diversamente.

Altrimenti dopo la morte della mia piccola non ti saresti comportato e rivelato per quello che sei, non avresti avuto la forza e il coraggio di lasciarmi a marcire con la sua morte e il tuo abbandono sulle spalle in un momento come quello, non saresti riuscito a infilarti in un’altra persona non una volta, per “sbandamento”, ma più volte, consapevolmente, mentre io ero colta da attacchi di panico e mentre mi trafiggevo da sola creandomi scuse su scuse per te per trovare una motivazione al mio amarti ancora e alla mia voglia di perdonarti.

Ma il perdono va meritato.

Ed è per questo che io non lo concedo mai a nessuno quando mi fanno troppo male.

Ed ora ho avuto la conferma che non ne vale la pena…

Ho sprecato solo energie e lacrime per un qualcosa che non mi avrebbe mai resa felice, nè nella mia vita, nè fuori dalla mia vita…

Ma posso dirlo solo ora che ne sono uscita e vedo tutto dal di fuori più freddamente…

Che brutta parola… “freddamente”… Dopo tutto il calore che ci siamo scambiati, che tristezza…

E’ questo che odio, che quando tutto finisce rimangono solo ricordi riempiti dagli ultimi nefasti accadimenti.

Quando inizia la fase della dimenticanza, per me scompare tutto, e tutto va a finire nel cesso sì, come hai detto tu.

Ma la verità è che hai buttato nel cesso tutto tu, qualche mese fa, quando hai fatto quello che hai fatto ed hai deciso di comportarti in un certo modo.

Nessuno dice che la vita non deve andare avanti, ma nessuno dice nemmeno che per questo ci si deve mentire, e si deve negare l’evidenza, e si deve far soffrire una persona per cui “si sarebbe data la vita” fino a qualche giorno prima, solo per “curiosità”…

Tra l’altro, fosse stato davvero un colpo di fulmine, o una bella scopata, altro che oktober fest, saresti volato a milano al primo momento libero…ed invece continui a fare i cazzi tuoi senza fregartene di nessuno, nè di me nè di lei, ed è per questo che sei della peggiore specie.

Perchè menti a tutti, te stesso incluso, e poi ti incazzi se qualcuno ti mette davanti allo specchio.

Ma in fondo è per questo che ci siamo lasciati, io ti ho sempre messo davanti allo specchio, facendoti capire che i lati buoni che avevi e dei quali mi ero innamorata, venivano puntualmente cosparsi dalla merda dei tuoi lati peggiori…e più te lo dicevo e tu più ti “immerdavi”…

Chissà se conoscerai mai un’altra che potrà accedere a tutto questo di te, se glie lo permetterai mai, o forse per vergogna, o codardia, non lo farai più, tutto quello che posso dirti è che io sono contenta di continuare il mio percorso tentando di migliorarmi ancora, e non lasciandomi andare a frasi del tipo “ehhh ma io sono fatta così”, io non sono mai soddisfatta, voglio sempre di più, da me, dagli altri e dalla vita, e quando mi metto allo specchio DA SOLA voglio che venga riflessa un’immagine che strabordi di bello e che possa quindi mettere in secondo piano il brutto…

Mi dispiace se quando parlo offendo qualcuno, o faccio dispiacere qualcuno, non è di certo questa la mia intenzione, la mia intenzione è innanzitutto sfogare, e mettere nero su bianco, e poi confrontarmi con gli altri, aiutarli se posso con la mia esperienza… e se questo crea problemi a qualcuno allora quel qualcuno non dovrebbe nemmeno leggere.

Di certo, questo qualcuno però dovrebbe chiedersi quanto mi ha fatto soffrire consapevolmente in passato, quante volte mi ha trafitto l’anima quando scriveva sul SUO di blog facendo capire ai suoi contatti che aveva appena scopato. E con chi aveva scopato. Lì valeva?

Ognuno guardasse prima dentro al proprio piatto prima di parlare.

E soprattutto, ora che è tutto finito, per sempre, non c’è molto da dire o da criticare…

Sono contenta però di aver fatto questo sogno stanotte, perchè per me è stato come un addio…

Ci sarà sempre qualcosa che ci legherà, ma ci sarà anche qualcosa però che continuerà a farci allontanare, purtroppo, per sempre, e cioè il pensiero che l’uomo della mia vita deve amarmi, e farmi stare bene sopra ogni cosa, e non ferirmi appositamente o mentirmi, o negarmi l’evidenza davanti agli occhi (che poi puntualmente si è rivelata come dicevo io…) con meschinità, egoismo e subdolamente…Facendo le cose “di nascosto” e poi meravigliandosi che io “so tutto”…

Sono veramente schifata da tutto questo, e questo non può che prevalere sui sentimenti “buoni”…tutto questo non ha lasciato spazio per molto altro, sono veramente delusa, schifata e direi ancora schifata da tutto questo.

E penso che davvero nulla possa cancellarlo, mi spiace, ognuno si prenda le proprie responsabilità.

Ho trovato questa lettera.

Girovagando per il pc, tentando di fare un po’ di “scarto”, pulizia o perlomeno ordine mentale, ho trovato una lettera che giuro, avevo dimenticato, e che non ricordo nemeno di aver scritto o mandato, non mi ricordo nemmeno cosa mi è stato risposto…

Perchè è stato uno dei miei numerosissimi tentativi di spronare a fare qualcosa la persona che amavo, e che avevo accanto, per costruire con lui qualcosa che non fosse un “amore adolescenziale” ma che rimanesse impresso nel futuro attraverso dei figli, una casa, delle cose comprate insieme…

Mi sono venuti però i brividi quando ho letto la data: MAGGIO 2008.

Non ricordavo che le cose andassero male da così tanto tempo.

La riporto qui:

1) perchè non ledo la privacy di nessuno, la lettera è scritta da me;

2) perchè mi ha fatto riflettere in un momento in cui sto dicendo addio a moltissime cose legate a questa fase della mia vita;

3) perchè può essere di aiuto ad altri

Ti scrivo perchè ultimamente le cose sembrano prendere il sopravvento su tutto. E io non riesco + a divincolarmi, continuo a vegetare e a “aspettare” qualcosa che non arriva mai, e d’altro canto, se niente faccio, come potrebbe arrivare?
Ti scrivo perchè è da parecchio che non sono + felice, è da parecchio che io e te non stiamo + bene come prima, ed è da tanto che non riusciamo a trovare una soluzione alla fase che stiamo attraversando.

E’ inutile fare come fai tu, che fai finta di niente e ti illudi in quei pochi momenti spensierati, che va tutto bene, perchè sappiamo tuti e 2 che non è così.

Da quanto è che non ti dico + TI AMO?
Da quanto è che abbiamo smesso di fare l’amore + costantemente, + appassionatamente, + spesso?
Da quanto è che non prendiamo seriamente un libro in mano per studiare —-> laurearci —-> prendere in mano il nostro tanto parlato e desiderato futuro?
Da quanto è che non parliamo + di avere un figlio insieme?

Da quanto è che stiamo insieme? Tanto…Eppure io ancora non vivo la tua quotidianità, la tua casa, i tuoi parenti “+ lontani” che non siano tuo padre e tua mamma, ogni volta che c’è una “festa di famiglia” io resto ancora a casa come il primo giorno, invece quando succede nella mia di famiglia, tu sei addirittura invitato da loro e sei in prima linea.
Perchè questa discrepanza?

Perchè non sono mai entrata completamente nella tua vita?

Tu dirai: perchè io sono di Ercolano e è + possibile che vengo io da te che tu da me, e per un 50% è vero, ma c’è un altro 50% che non possiamo ignorare.

Ci sono molte cose che ultimamente non vanno, e questo “ultimamente” comprende parecchio tempo….non proprio qualche giorno o qualche mese…

E penso che non possiamo fare la fine di tante famiglie che si sono accontentate, si sono represse, e sono andate avanti così per non esplodere.

A 27 anni siamo grandi e maturi, ma siamo anche giovani per pensare che la vita è una sola, e non possiamo farla andare avanti per “vegetazione”, dobbiamo fare cose concrete, dobbiamo vivercela al massimo, e noi invece ce la viviamo al minimo.

Il viaggio a Parigi è stato un esempio lampante del fatto che c’è qualcosa che non va.

Prima i litigi, il casino, era stato il mio bellissmo regalo di natale e poi non ti eri nemmeno preoccupato di prenotarlo fino a MARZO, cose che non esistono nè in cielo nè in terra……
poi dopo un lungo periodo di dubbi e litigi ci siamo andati, siamo stati bene, ma poi siamo tornati qua e è come se non fosse mai successo.

Io voglio una vita piena di emozioni non voglio ristagnare, la vita è già troppo dura normalmente, tutte le notizie che posto ogni giorno sul forum riguardanti gli esseri che amo + al mondo ne sono una testimonianza, e non posso aggiungere a quelle anche l’apatia quotidiana che condividiamo…

Ti scrivo perchè sarebbe stato inutile parlartene a voce, tu ti saresti ammutolito come al solito, poi avresti trovato qualche scusa, poi avremmo litigato…..e non sarebbe stato molto costruttivo.

Quando penso a te io vedo sempre la persona che potrebbe essere giusta per me, ma in questo momento non so perchè, non lo è +.

Io non mi immagino senza di te, però così io non sono + felice, e non posso andare avanti così.

Ti avevo chiesto una mano, andare insieme all’università per combinare qualcosa di concreto entrambi e aiutarci a vicenda, tu avresti aiutato me a svegliarmi e a andarci e io avrei aiutato te a trovare quel famoso tempo da dedicare allo studio e a finire questa università che tanto ci ha bloccato in passato nel realizzare quelli che sarebbero stati i nostri desideri…

Invece no, quando si tratta di fare altre cose ci sei, quando si tratta di quello o non hai la macchina, o hai impedimenti improvvisi, o ti riaddomrenti….e intanto il tempo passa.

Io vorrei recuperarla questa storia, che ha tutte le marce per ingranare di nuovo e essere la storia della mia vita come desideravo e desidero tutt’ora, però non posso continuare a fare tutto io, anche perchè per come mi sento adesso, non ne ho + le forze, e forse nemmeno la voglia di continuare da sola.

Se io sto così e tu stai così, per i fatti tuoi, che non sai quello che vuoi (o lo sai e ti fotti di paura di ammetterlo) e blocchi anche me, allora insieme ci facciamo solo del male, ed è inutile continuare così.
Fa male perderti e fa male averti vicino adesso, e qualcosa DEVE cambiare in qualunque senso.

Non ti scrivo per lasciarti, ma per farti capire tutte queste cose.
Che in fondo so che già sai.

A 27 anni vogliamo continuare a vegetare così? Nemmeno le persone anziane vivono come noi.

Qualcosa che non va c’è, te ne ho fatto un elenco all’inizio di questa lettera…..
In 4 anni di storia non è mai cambiato niente, ed anche quando poteva cambiare, da te non ho avuto conferme positive, e non ne siamo mai usciti serenamente e a testa alta.
Perchè anche là, io aspettavo un bambino DA TE e non sapevo nemmeno tua mamma e tuo padre come erano fatti.
Forse è stato il destino a togliercelo, forse non si meritava di nascere in quelle condizioni, e d’altra parte tu nemmeno lo volevi, per tutte le cose che mi hai detto…..era solo capitato.

Mi sono stancata veramente di avere cose da rinfacciarti, da rinfacciare a me stessa, sono sempre stata una che arrivata al punto di saturazione, ha detto BASTA.

Con te non ci riesco perchè mi appartieni, perchè sei parte della mia vita e perchè non ho mai amato nessuno come ho amato te, ma l’amore va alimentato, e invece qui si sta assopendo, perchè va tutto a rotoli…
E se stare con te deve ledere la mia felicità, allora penso che dovrò farmi forza e lasciar perdere………ma mi suona strano il solo pensarlo.

Spero che scrivere abbia chiarito qualche concetto in + che parlando magari sarebbe sfuggito.
E spero che se mi risponderai, lo farai sinceramente, senza scuse, senza illusioni finte, senza niente che non sia quello che hai veramente dentro di te.

Io lo so che la nostra storia è speciale, ma so anche che si sta spegnendo, e se non facciamo qualcosa, si spegnerà del tutto.

Prima di rispondermi pensaci, fermati un attimo, magari rileggi tutto di nuovo. Non partire in quarta e non fare film nella tua testa, leggi SOLO QUELLO CHE C’è SCRITTO senza andare oltre perchè oltre, non c’è nulla, tutto quello che avevo da dirti è qui.

Faccio fatica a smettere di scrivere, perchè mettere vuol dire salvare la lettera e mandartela, ma penso che se non lo faccio, tutto rimarrà così, e allora non sarà servito a niente.

Ora salvo e te la mando.”

Ecco, dopo aver letto questa lettera mi si è come “snebbiata” la mente…

Spero che questa testimonianza possa aiutare anche altre persone a fare qualcosa di concreto perchè le cose non finiscano come sono finite a me, alla fine, come si legge qui, è come se io sapessi già tutto e non volessi ammetterlo già da tempo…perchè le cose poi sono andate come scrivevo…Lui ha continuato a non reagire, e la storia si è spenta….

Addirittura ho aspettato un altro anno dopo questa lettera….e ancora, ho aspettato dopo che ci siamo lasciati.

Credo di aver aspettato abbastanza per capire che lui non c’è per darmi le cose di cui ho bisogno, abbastanza da capire che anche se mi sarebbe piaciuto tanto che fosse la persona giusta, non lo è e oggi più che mai.

Ma non rinnego nulla, ho vissuto 5 anni bellissimi, ci includo anche quello di crisi dentro perchè per me è tutt’uno, ma è evidente che, senza anche una sua “immissione” nella cosa, questa storia non poteva continuare ad andare avanti così.

Mi sarei totalmente persa, annullata dietro il voler spronare lui, ingrigita, e lui si sarebbe chiuso sempre più. In questo modo qui, non saremmo mai stati felici.

Capatina sul libro che leggo…

… alla fine riusciì a convincerci che se un ragazzo (normale) è davvero preso, niente riuscirà a fermarlo, se invece non è normale perchè fissarsi proprio con lui?

… E lasciatevelo dire…Correre dietro alla persona sbagliata significa solo perdere tempo. Credetemi, quando deciderete di darvi una mossa e andrete a cercarvi quello giusto, di sicuro non rimpiangerete di non aver concesso un’altra possibilità a “Luca Me La Prendo Comoda” o a “Giovanni Mi Scordo Sempre Il Tuo Numero

… Sono stanco di vedere donne eccezionali impantanate in storie del cavolo. Quando un uomo è preso, te lo fa capire. Chiama, si fa vivo, ha voglia di conoscere i tuoi amici, non riesce a toglierti gli occhi e le mani di dosso, e quando arriva il momento di fare sesso, è ben entusiasta di adempiere al suo dovere. Non importa se la mattina alle 4 comincia un nuovo lavoro come presidente degli Stati Uniti!

Noi uomini non siamo affatto complicati, anche se ci piace farvi pensare il contrario e allora diciamo cose tipo ‘ Al momento ho una serie di casini…sono nella merda fino al collo’. Siamo guidati dalle pulsioni sessuali, anche se cerchiamo sempre di nascnderlo con frasi del tipo: ‘Come?No, certo ti sto ascoltando’. E cosa alquanto triste (e più che mai imbarazzante),preferiremmo perdere un braccio fuori dal finestrino di un autobus piuttosto che dirvi in tutta franchezza che non siete quella giusta. Siamo praticamente sicuri che o ammazzereste noi, o voi, o tutt’e due…Oppure,peggio ancora, che vi mettereste a piangere e a insultarci. Siamo patetici. Ma resta il fatto che, anche se non ve lo diciamo, ogni nostro gesto non fa che urlarlo.

Un uomo preferirebbe farsi calpestare da un elefante in fiamme piuttosto che dirti che non gli piaci abbastanza.

La verità?Ai ragazzi non glie ne frega niente di rovinare l’amicizia, specie se magari potrebbe scapparci un po’ di sesso, sia che si tratti di una “amicizia scopereccia” o di una storia d’amore importante.

Quando si è davvero attratti da qualcuno è impossibile frenarsi. Si vuole di più.”

Se gli piaci davvero, ma per motivi personali ha bisogno di tempo, stà tranquilla che te ne informerà subito lui stesso. Non ti lascerà tirare a indovinare, per paura che tu ci rimanga male e te ne vada.

‘ Chiamami una sera’, ‘Mandami una mail’, …, non sono altro che trucchetti per fare in modo che sia tu a chiedergli di uscire. Se un uomo ha voglia di vederti, si farà avanti.

Se gli sei piaciuta, si ricorderà di te anche dopo uno tsunami, un nubifragio o la finale di coppa dei campioni persa dalla squadra del cuore. E lo sai perchè? Perchè sei una gran figa!

A noi uomini di solito piace andare a caccia. Amiamo la sensazione di non sapere se riusciremo ad avervi o no. E quando ci riusciamo ci sentiamo soddisfatti. Soprattutto se è stata caccia lunga. Siamo perfettamente al corrente della rivoluzione sessuale.Sapiamo che le donne sono capacissime di governare paesi, dirigere multinazionali e tirare su bambini adorabili (a volte anche tutto contemporaneamente). Questo però nno cambia la natura degli uomini

Se tu puoi rintracciare lui, lui può rintacciare te. Se vuole trovarti, ti troverà

Se gli piaci, un uomo non si dimentica di te. Quindi metti giù la cornetta.

Gli uomini sanno come funziona un telefono.

Certo certo dicono che sono impegnati…Giornate da manicomio. Stronzate. Con l’avvento dei cellulari e della teleselezione in digitale è praticamente impossibile non telefonare. A volte le chiamate partono da sole, da dentro la tasca dei pantaloni. Noi maschi cerchiamo in tutti i modi di farvi credere l’opposto, ma siamo esattamente uguali a voi. Anche per noi è bello interrompere il lavoro per parlare con una che ci piace, specialmente quando affrontiamo giornate frenetiche. Ci mette di buon umore. E ci piace essere di buon umore. Proprio come a voi. Quando una mi piace tanto, è il raggio di sole nella mia grigia giornata di lavoro. E non c’è giorno abbastanza frenetico da impedirmi di chiamarla.

Nella seconda frase della tua lettera leggo ‘è gentile affettuoso e pieno di attenzioni’ però due righe sotto scrivi ‘ non mi chiama mai all’ora stabilita anzi a dire la verità non è che chiami molto’. Questo non mi pare un atteggiamento da persona affettuosa e piena di attenzioni no?Di sicuro non è una cosa gentile……..perchè allora mi chiederai, quando mi chiama fa tanto il carino? Perchè gli uomini sono vigliacchi e preferirebbero affrontare il giudizio universale pur di non darti dispiaceri. Giusto per la cronaca, quando un uomo è davvero cotto, muore dalla voglia di passare un po’ di tempo con te. E si organizza in modo da poterti chiamare anche 5 o 6 volte al giorno, e questo nel caso in cui non possa materialmente saltare sul primo aereo per venirti a trovare.

Non pensi di meritarti qualcuno che prima di dimenticarsi di te dimenticherà tutto il resto?

Quasi tutti i ragazzi  ti diranno quello che tu vuoi sentirti dire alla fine di una serata o di una telefonata. Alcuni promettono mentendo, altri promettono ciò che hanno davvero intenzione di fare. Ecco come distinguere fra i due casi: saprai che intendeva davvero fare quel che ti ha promesso di fare solo quando lo farà.

Il problema è che dovresti uscire con qualcuno che sia affidabile almeno quanto la sua parola.

Tratto da “La verità è che non gli piaci abbastanza

E con questo stasera chiudo, sono pure le 2 passate 🙂

A pensarci è un cumulo di cose già risapute questo libro, ma il modo in cui lo dice, diciamolo, il solo sentirselo dire, è in grado di cambiare le cose secondo me…

A volte ci rinchiudiamo in una spirale per cui diventa più facile inventarci giustificazioni paradossali che credere alla verità che si cela dietro di esse, che è però più brutale: la verità per la quale nonostante noi siamo il massimo, non gli piacciamo abbastanza.

Ma non è la fine del mondo, se ci si pensa, la vita va a “fasi”, e il pianeta è pieno di persone pulite, alle quali invece piacciamo molto più che abbastanza 😉

Almeno oggi, eh. Dovremmo imparare a vedere l’ “oggi” come progressivo…Oggi è stato oggi, ma anche domani diventerà un oggi…e per ogni oggi c’è qualcosa in più da curiosare, scoprire, qualcosa in più che, nonostante i ricordi e i bei momenti passati, può offrirci dei bei momenti nel presente, e non è poco!

A quel punto diventa una scelta, di cedere al masochismo o alla voglia di curiosità, per capire cosa c’è oltre, fuori… 🙂

Come Eravamo

Per la serie “Facciamoci del Male” ieri sono stata a casa di un’amica, che mi fa: “Simo devi vedere almeno l’inizio di questo film, poi te lo vedi con calma”. Risultato: siamo state 2 ore incollate davanti allo schermo del pc 🙂 Il film in questione era “Come eravamo” (The Way We Were) con Barbara Straisand e Robert Redford, un film di qualche “tempo” fa. Probabilmente molti ragazzi della mia età  stenterebbero a guardarlo, o probabilmente si annoieranno anche a leggere questo post. Invece io trovo quasi inquietante che questo film abbia ricalcato la mia ultima storia in maniera assurda in moltissime cose. Loro due si conoscono al liceo, lei è impegnata politicamente e lavora come cameriera, insomma appartiene a un ceto modesto; lui invece col soldino in tasca, sempre pieno di belle ragazze, e con la vita facile… Scrive anche un racconto su quanto la vita per lui sia stata semplice. Tra loro non succede nulla se non qualche sguardo e qualche chiacchierata. Si incontrano anni dopo, lui ubriaco va a dormire a casa di lei, e da cosa nasce cosa… Si scoprono ad amarsi anche se così diversi, ma le difficoltà sono tante: a lui piacerebbe prendere la vita un po’ più alla leggera qualche volta mentre lei la prende sempre pesante come un macigno, non riesce a rinunciare ai suoi impegni politici e a fare compromessi…Finchè arriva la rottura…e si lasciano. Ma l’amore era ancora troppo forte e tornano insieme, più innamorati di prima. Stanno insieme per tanti anni e vivono una storia d’amore come non ce ne sono, lei rimane incinta, e tutto sembra filare liscio fin quando la vita poi non impone delle scelte. (Da questo momento in poi svelerò il finale per cui chi non volesse leggere non continuasse! SPOILER) Lui lavora nel cinema, da ex scrittore diventa sceneggiatore, e si comincia a dover fare qualche volta buon viso a cattivo gioco, lei per lui rinuncia al suo impegno politico, ma poi non riesce più a farne di compromessi… E la coppia scoppia. Lui in un momento di debolezza la tradisce e lei lo scopre. E il discorso che ne nasce per me è stato agghiacciante, è stato come un deja vu… Lei gli chiede: “Dimmi almeno che non sono abbastanza per te, che non sono abbastanza bella, o che ho qualcosa che non va, perchè sei andato con quell’altra donna?” e lui: “Non è un’altra donna il problema tra noi due…i problemi sono altri…” Allucinante quando lei gli chiede “perchè?” e lui: “perchè tu spingi troppo!”, e lei:” ma se io lo faccio è perchè vorrei che tutto fosse migliore, che tu fossi migliore!“… Dovevate vedere la mia faccia… Lei gli chiede di stargli accanto almeno fin quando non nasce la loro bimba, e così fanno… Passa del tempo, le loro vite vanno avanti, separatamente, ed un giorno per caso si rincontrano: Credo sia un dei finali di film più struggenti che io abbia mai visto, forse perchè mi ha colpito al cuore data la mia situazione molto simile… E’ il classico esempio di una storia d’amore che durerà per sempre, ma che nel quotidiano non può durare: lui è troppo abituato a fare compromessi, a cercare una vita semplificata mentre lei invece è troppo abituata a caricarsi le spalle e ad andare avanti, e non può fare a meno di farlo… Ci hanno provato 2 volte nonostante i segnali negativi, nonostante lei non riuscisse ad adattarsi alla vita di lui, alle sue amicizie frivole e senza impegno, e nonostante lui  le dicesse di continuo “tu non molli mai vero?” perchè lei non riusciva a fare a meno di fare informazione volontaria politica (erano i tempi della 2° guerra mondiale)…ma alla fine l’elemento più debole dei due, lui, cede, e la tradisce. E nonostante l’amore infinito che li legava, la bambina che li legava e che avevano concepito, si lasciano… Ma quando si incontrano il finale fa capire come non ci sia rancore per tutto questo, e come sia rimasto davvero soltanto amore tra loro due, e il ricordo di quella storia speciale… Forse alcune volte è veramente così che dovrebbe andare, perchè stando insieme si finisce solo per farsi del male, e per dimenticare tutte le cose belle che si sono vissute… Ovviamente ogni storia è diversa dalle altre, ma questo film mi ha sicuramente dato un sacco di spunti di riflessione su me stessa… E la scena finale quando l’ho rivista stamattina mi ha fatto piangere, perchè ho pensato ai protagonisti, che potremmo tranquillamente essere, in un prossimo futuro, io e lui… Per quanto sia tutto così bello e romantico, e chissà forse persino giusto, un futuro così ti spezza il cuore…….. …….ma alla fine mi dico che è solo un film, e che la realtà a volte è ancora più fantasiosa di un film……e aspetto che gli eventi facciano il corso da soli…..

Monogamia: Ragione VS Emozione

poligamia

Non è  un segreto che in molte civiltà odierne esista la poligamia (ovviamente maschile, mi sembra ci sia una sola popolazione che accetti la poligamia con donna al centro oggi), a noi “occidentali” il solo pensiero suona strano (ma sono sicura, non per una buona parte di maschietti, visto che sono i privilegiati) ma nessuno ci si sofferma a pensare un po’ su…

Addirittura pare che gli uomini che vivono in una civiltà poligamica vivono più a lungo di oltre il 10% statisticamente…ci sarà un motivo.

Ebbene, la mia personale opinione è che noi esseri umani, noi razza umana, non siamo  nati per essere monogami.

Razionalmente, sappiamo benissimo che anche quando siamo innamorati persi, c’è sempre qualcosa che ci fa guardare “oltre lo steccato”, parlo di donne e di uomini, e chi nella vita non ha tradito o pensato seriamente di tradire il proprio partner?

Oggi poi, che i tradimenti sono più frequenti delle coppie tranquille, e non perchè “ora lo si sa prima non si sapeva” ma perchè è diventato molto più semplice tradire, si assiste a una baraonda di emozioni contrastanti, di sentimenti, di lacrime e passioni intrecciate, di sorrisi e di rotture, in cui è davvero difficile orientarsi…

Coppie che si sfasciano per questi motivi ormai sono all’ordine del giorno…

Ma fermiamoci un attimo…e se vivessimo in una società poligamica? Per uomini e/o donne?

Cosa accadrebbe?

Probabilmente accadrebbe che rimarrebbero soltanto i legami più forti, ognuno di noi si costruirebbe un harem con:

– X che prende intellettualmente

– Y per l’intesa sessuale

– Z per la dolcezza

…e così via, ed ognuno di noi, per come siamo abituati comunque alla vita monogama, finirebbe per vivere in una cerchia costituita da non più di 3-4 persone per volta…e ci sarebbe stabilità…

Non sarebbe tutto più semplice?

Certo se la poligamia fosse con donna al centro capirei il dramma, ad ogni gravidanza sarebbe un terno al lotto per capirne il padre, ma ormai c’è la tecnica dello studio del dna…

Ovviamente si parla per assurdo.

Perchè ora voi direte: “cacchio ma allora questa ragazza si gode la vita, è razionale e sa accettare razionalmente un tipo di vita del genere”

E invece NO.

Sono una gelosa, pazzamente possessiva, che voi non avete nemmeno idea 🙂

Il solo pensiero che il mio uomo (ipotetico) possa toccare, baciare, accarezzare un’altra, che possa entrarle dentro e possa fare l’amore con lei o anche solo dirle paroline dolci, mi fa diventare una belva umana, e mi fa salire il sangue al cervello in una ebollizione cosmica. Che si parli di una “scopata” o che si parli di una sbandata fatta di mente e corpo, addirittura anche una sbandata di sola mente, se ne vengo a conoscenza, per me è lo stesso…

Perchè sarà anche vero che probabilmente la nostra non è una razza monogama, sarà anche vero che ognuno di noi nella sua mente ne pensa di tutti i colori, ma è così bello donarsi completamente e interamente a un’altra persona che poi fa male quando si scopre che in realtà non si era in 2 ma almeno in 3.

Chi non sogna l’amore perfetto, l’unione perfetta, il principe azzurro, la principessa da salvare e tenere accanto per tutta la vita?

Anche l’uomo più subdolo e anche la donna più trasgressiva, anche i più  cinici e i più  disillusi  lo sognano almeno una volta, almeno un attimo nella vita…

E allora cosa dobbiamo fare, lasciare che questa battaglia ragione-passione duri in eterno e ci trapassi e ci rovini la vita?

No…forse semplicemente è più semplice capire cosa è DAVVERO importante per noi, e tenercelo stretto…

Forse dovremmo semplicemente fare continui bilanci della nostra vita e chiederci se siamo felici o se c’è qualcosa che possiamo fare per esserlo di più…

Arrivano per tutti momenti di crisi, come anche momenti di svolta, momenti di cambiamento radicale che non ci saremmo mai aspettati e momenti invece di felice stabilità…

Tutto sta a saper riconoscere e affrontare tutto questo…

Ed ammetto che anche per me stessa, è dura, e spesso ad ognuno di questi momenti precede un momento di confusione generale di proporzioni indicibili…in cui sembra così difficile divincolarsi che si pensa che questa situazione possa durare per sempre.

Ma il tempo aiuta sempre, questa è l’unica cosa certa. Aiuta a lenire le ferite, aiuta a far chiarezza, aiuta a crescere e a maturare e capire le nostre scelte.

Aiuta a capire nel caos chi c’è per rimanere e chi no.