Veg* is the new Testimone di Geova?

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Nel mondo sono sempre di più le persone che cambiano la propria alimentazione, virando verso scelte vegetariane, vegane o semplicemente più eco-compatibili, oltre che coscienza-compatibili (le ultime stime Eurispes parlano di 1600 al giorno!).

Internet ha sicuramente un ruolo importante nella faccenda, un aforisma di Tolstoj recita: “Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani” e, in gran parte, è vero.

Ma non dimentichiamo che al tempo di Tolstoj, come di Leonardo Da Vinci e altri personaggi storici vegetariani, internet non esisteva e tutto si basava soltanto sulla sensibilità personale.

Fare una scelta del genere a quei tempi, quando non era di moda, era ancora più difficile.

Mi viene anche male, quindi, lamentarmi di quando oltre 15 anni fa, quando io ho smesso di mangiare carne, venivo vista come una specie di alieno sceso in terra, un alieno “erbivoro” più che vegetariano. Andare a mangiare da un’amica e trovarmi davanti un’insalatina era la norma. Ma torniamo a noi.

Ai tempi di Da Vinci, però c’è da dire, non esistevano nemmeno gli allevamenti intensivi in cui oggi sono rinchiusi gli animali, vivendo come se fossero macchine attaccate alla corrente con il tasto ON perennemente acceso. Una barbarie.

Degenerazioni che diventano legali che di umano hanno molto poco.

I maltrattamenti degli animali sono aumentati, esistono video di pulcini maschi (inefficienti a deporre uova) tritati vivi, agnelli sgozzati a sangue freddo, mucche prese a calci, becchi di galline tranciati per evitare litigi nei pollai e quant’altro.

Sebbene quello che gira in rete sia sempre da verificare e non tutto quello che viene proposto in una certa “salsa” sia vero al 100% (spesso filmati di maltrattamenti non provengono da allevamenti intensivi, ad esempio, ma vengono etichettati come tali e viralizzati, e questo succede in moltissimi altri ambiti), è facile immaginare che chi faccia questo mestiere non abbia una empatia condivisa con questi animali, per cui è plausibile che li tratti in una certa maniera.

La questione però che ne nasce è piuttosto complicata perchè non tutti quelli che abbracciano una dieta veg* lo fanno per etica; sono in tanti, anche personaggi famosi (vedi Di Caprio), a fare questa scelta per salute.

Dopo le dichiarazioni controverse dell’OMS sulla carne rossa, i dibattiti sull’OGM e gli ormoni e gli antibiotici somministrati agli animali d’allevamento, dopo l’apertura al pubblico di tutte le fasce dei macelli attraverso le videocamere, non è stata solo la coscienza di moltissimi a vacillare, ma ha preso piede anche la sensazione che ci si stesse nutrendo con alimenti contaminati o nocivi.

Tutto questo ha portato l’umanità a sfrangiarsi in una serie di scelte alimentari differenti che oggi, però, rischiano di diventare un teatro del tragi-comico.
La questione è che sono tutti alla ricerca della coerenza. Per i vegani un vegetariano è incoerente, perchè mangia il caglio, anche se magari le loro coerenze poi hanno falle in altri ambiti (ci sono vegani che lavorano la pelle, altri che promuovono adozioni assolutamente improbabili per animali da compagnia e quant’altro); ma il vegano è visto allo stesso modo da un fruttariano, e così via; la spirale delle sfumature contiene moltissimi diverbi che spesso si accendono a tavola o nelle conversazioni online. Gli unici a sembrare coerenti, spesso, “rischiano” di essere proprio gli onnivori, che non facendo scelte alimentari drastiche ricevono più clemenza nel momento in cui si dimostrano “diversamente sensibili”. Come se da loro non ci si possa aspettar nulla. Ma quando si preoccupano dell’ambiente attraverso accorgimenti meno drastici questo tipo di scelte viene condannato ugualmente (della serie “che vuol dire che mangi poca carne? Quando il maiale muore mica muore un poco?” e roba così).

La veemenza con cui molti veg* si propongono agli altri viene avvertita come intrusiva e fastidiosa, come fossero nuovi Testimoni di Geova che bussano ai campanelli di casa, convinti di possedere la verità assoluta.

In realtà la coerenza al 100% non esiste, per niente e nessuno, ognuno fa quello che sente; d’altro canto anche la coltivazione dei vegetali è contaminata, per cui non sta in piedi nemmeno l’aspetto salutista.

Nessuno ha la percezione totale di quello che accade intorno, magari il fruttivendolo a cui un veg* si affida picchia la moglie o violenta le sue capre.

Il fanatismo è la radice di moltissimi diverbi inutili. Talvolta persino dannosi.

E basta guardare il fanatismo e il fondamentalismo religioso a cosa portano per farsi un’idea.

Anzi, da qualche parte ho letto addirittura che, viste le premesse attuali, questo tipo di alimentazione, quando suffragato da un certo modus operandi, dovrebbe essere etichettato proprio come un nuovo culto religioso perchè ne ha tutte le caratteristiche.

Sinceramente ho avuto anche io le mie fasi “fondamentaliste” ai tempi dell’adolescenza, ma poi ho capito che la diversità è la chiave di lettura del mondo. Non può esistere nessuna omologazione totale dell’umanità perchè siamo tutti diversi e multisfaccettati. D’altro canto la dialettica esiste solo come risultato delle differenze. Senza differenze non c’è dialettica e senza dialettica c’è il piattume.

Fermo restando che, ovviamente, non sponsorizzo nè l’uccisione degli animali nè, soprattutto, gli allevamenti intensivi e le barbarie di cui si sta macchiando l’essere (dis)umano, credo che ognuno di noi dovrebbe fare uno sforzo per sentirsi parte integrante di una totalità fatta di differenze.

Non tollero nè i veg* rompicoglioni nè gli haters dei veg* che postano in giro sui social network roba volutamente offensiva o provocatoria o si comportano in maniera antipatica direttamente “live”.

Di certo il consumo e la richiesta di carne è eccessivo e di certo le condizioni di vita di queste povere bestie andrebbero riviste.

E’ il sistema che è malato e orribile da dover accettare. E questo in tutti i campi, non solo quello che riguarda gli animali. Persino le persone oramai vengono trattate e considerate come numeri. Il consumismo che è alla base delle nostre vite, dal singolo cittadino al più importante capo d’azienda multinazionale, ha fatto sparire una serie di meccanismi sani e, soprattutto, l’umanità stessa dalla razza umana.

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Faccio troppe cose

No, non vi ho abbandonato.

E’ che non mi viene più di scrivere qui perchè faccio troppe cose, e perchè non mi sento più libera di farlo.

Tra i sondaggi a pagamento, le recensioni su Ciao.it, i miei impegni su Cronaca Flegrea, Vesuvio Live e altre cose e il lavoro, e la casa, e la mia famiglia animale e tutto il resto sono veramente full.

Vi lascio quindi un po’ di link dove potete seguirmi pubblicamente, per gli altri link, quelli privati, potete contattarmi via mail all’indirizzo menteipersinaptica@gmail.com , perchè in rete sono attiva anche altrove con altri scopi 🙂

Ovviamente potete usare questo indirizzo email anche per altri motivi, basta che non mi mandate foto con nudi che mi impressiono 😀

Dunque, andiamo per ordine:

  • Sto curando una rubrica a tema animali per Cronaca Flegrea, cliccateci su per visitare il sito.
  • Sto pubblicando articoli per Vesuvio Live, trovate il mio profilo qui.
  • Sto scrivendo recensioni per Ciao.it, il mio profilo è questo.
  • Ogni tanto qualche mia foto scattata con lo smartphone viene presa per qualche assurdo motivo da gente altrettanto assurda quindi se ne trova qualcuna in giro 😀 Qui c’è una collezione di foto sul Litorale Domitio, ma in giro c’è anche qualche altra cosa.
  • Sto poi curando per Napolimeteo.it una rubrica per Vegetariani Pigri, trovate il link alla pagina facebook qui.
  • Colgo anche l’occasione per lasciarvi il link della pagina facebook di QUESTO blog, che trovate qui.

Sicuramente ho dimenticato qualcosa ma queste sono le cose principali 🙂

D’altra parte sono, ero e resterò sempre una mente ipersinaptica…. 🙂

Per il resto, c’è un’altra attività privata che sarò felice di comunicare ad alcuni di voi in altrettanto privato 😀

Buon weekend a tutti e finalmente BUONA ORA LEGALE STANOTTE YE! 😀

Il traffico degli animali e i falsi volontari

Da leggere e condividere…

A volte ci sono realtà che nemmeno sogneremmo nei nostri peggiori incubi..

 

Cliccate qui.

Buonanotte…

MiPiace/NonMiPiace

Mentre sparano i consueti fuochi rompicoglioni e cafoni che mi fanno sclerare i cani tutte le sere, ho pensato di stilare una lista delle cose che mi piacciono e che non mi piacciono, così da fare un po’ di ordine nel mio cervellino attualmente troppo scombinato.
Non sono mai stata una persona instabile o con idee confuse, o che ha preso decisioni opposte nell’arco di pochi giorni, eppure mi rendo conto che ultimamente è quello che sono diventata, e non per voglia mia, e la cosa non mi piace per niente, ho perso completamente l’equilibrio e il controllo di molte cose, una su tutte, oltre i chili che ho perso: me stessa.

MiPiace
Mi piacciono tanto gli animali, il loro essere svincolati dalle nostre idiote sovrastrutture mentali, la loro mancanza di ipocrisia, il loro essere sempre veri, naturali, nel bene e nel male, il loro linguaggio che si può imparare a tradurre e capire, le loro piccole e grandi e anche enormi vite racchiuse nei loro corpi, i loro pensieri, le loro indoli.
Mi piacciono molto le patatine fritte, salate al punto giusto, e i pop corn.
Mi piacciono i friarielli, che abbiamo solo qui a Napoli 🙂
Mi piace Napoli, con tutte le sue contraddizioni e con tutti i suoi difetti, ma adoro il suo essere enorme (ancora mi ci perdo dentro e non mi vergogno a dirlo), il suo contenere tante realtà diverse, il suo essere “piena”.
Mi piacciono le persone vere, sincere, che non hanno nulla da nascondere perchè sono a posto con se stessi e non si vergognano di nulla e non temono nulla.
Mi piacciono le persone che sono a posto con se stesse e che nel loro equilibrio fatto magari non di felicità pura, ma almeno di serenità, hanno il tempo e il posto per riempire le vite degli altri in maniera positiva e propositiva, lontani da tanti schemi prestabiliti e da tanti legami “gerarchici”, lontani dal “rispetto a priori del potere” o “degli affetti” o della “religione” o di qualsiasi altra cosa, mi piacciono le persone che si creano una loro indipendente identità senza fanatismi e senza appartenere a nessuna categoria eccetto quella in cui si trovano davvero bene: “se stessi”.
Mi piacciono le casette singole, magari di legno o di pietra, con il giardino, con i muri che non confinano con nessuno e che sono libere da finestre dalle quali i vicini si possono appostare per spiarti quando non hanno un cazzo da fare.
Mi piace il chupa-chups panna e fragola, è il mio preferito. O perlomeno lo era non lo mangio da secoli 🙂

Mi piace fumare tabacco.
Mi piace la coerenza intelligente, e non l’iperfilosofeggiamento e svisceramento delle cose che porta soltanto confusione e privazioni esagerate e, credo, anche inutili, troveremo sempre qualcuno che può darci dell’ “incoerente” su qualcosa (essendo vegetariana da 15 anni ormai, tengo na scuola fatta in materia!), l’importante è essere coerenti con se stessi.

Mi piacciono le persone che dicono come fanno e che fanno come dicono.
Mi piacciono le promesse mantenute, mi piacciono le mamme col pancione, le belle fotografie che mi smuovono qualcosa dentro, i quadri strani, i disegni colorati, le immagini con quel colore seppia che rende tutto antico.
Mi piacciono le persone che chiedono esattamente quello che danno, o che non chiedono nulla, e ricevono tanto proprio per questo, e quando non ricevono nulla possono dire “vabbè almeno ho capito con chi ho a che fare, è nella libertà che si vedono le persone”.
Mi piace il Sud di questo Paese, mi piace la primavera e la parte iniziale dell’autunno, dove i tempi sono freschi ma non freddi, caldi ma non soffocanti.
Mi piace la matematica, l’astronomia, mi piace l’università anche se non l’ho mai potuta finire e chissà se ci riuscirò, mi piace studiare quello che mi piace, mi è sempre piaciuto andare agli esami preparata quanto più, anche per poter contraddire qualche professore stronzo, mettendolo in difficoltà, perchè non è che perchè sta dall’altro lato della cattedra che è Gesù Cristo e può fare il cazzo che gli pare e trattare gli altri come merda.
E mi piacciono i professori preparati e umani, da cui c’è tanto da imparare.
Mi piace la vita umile, senza pretese, mi piacciono le persone umili ma non i falsi modesti.
Mi piace la musica.
Mi piace cantare.
Mi piacerebbe aver avuto l’occasione e il coraggio per approfondire questa cosa, e mi piacerebbe aver avuto il tempo e il modo di poter imparare a suonare il Pianoforte, che è uno strumento che quando sento suonare mi dà i brividi.
Mi piace Tori Amos.
Mi piacciono Jeff Buckley, i film (pazzi) di David Lynch (che non sempre capisco :P), Batman, Christian Bale e L’Uomo Senza Sonno, Jim Carrey e le sue facce strane, gli smalti colorati, la pizza. Napoletana però!
Mi piace “Paranoid Android” dei Radiohead.
Mi piacciono i capelli lucidi, lunghi, colorati e non, ricci ma pure lisci, mi piacciono le ragazze un po’ acqua e sapone, i colori vivaci o metallizzati, mi piace la VolksWagen Polo che mi hanno rubato qualche anno fa 😦

Mi piace l’amore, quello che non minaccia, quello che non fa soffrire, coscientemente almeno, quello che migliora la vita, quello per cui vale la pena vivere e pure morire. Mi piace quando qualcuno sbaglia e sa farti capire quanto è pentito da come ti dimostra di rimediare.
Mi piace la tranquillità. Anche il casino e il bordello quando ci vuole, ma mi piace tutto nella misura in cui fa bene e non fa male.
Mi piace la vita, in quei meravigliosi piccoli temporanei momenti in cui la assapori davvero, e sei felice di essere vivo.

NonMiPiace
Non mi piacciono le bugie. Questo su tutto.Non mi piacciono i fuochi d’artificio e le bombe a mano sparate cafonamente dalle ville qui intorno per compleanni e comunioni, TUTTE LE SANTE SERE, che mi fanno sclerare i cani e sobbalzare dalla sedia. (O dal letto)

Non mi piace l’ipocrisia, il fingersi qualcun’altro o il fingere sentimenti diversi da quelli che si provano “per circostanza”.
Non mi piace la violenza gratuita, fisica e psicologica.
Non mi piace chi pretende in modo diverso da come dà.
Non mi piace chi ha la mentalità così ristretta da diventare cattivo.
Non mi piace il rispetto dell'”autorità”, che sia politico, familiare o di gerarchia, a priori, perchè il rispetto va sempre guadagnato, e non siamo pecore al pascolo di nessuno.
Non mi piacciono le persone che sono capaci di fare del male agli animali senza il minimo rimorso.
Non mi piace che gli animali, molti, siano considerati cibo.
Non mi piace che in molti paesi orientali la fame li costringa a mangiare i cani.
Non mi piace il traffico nazionale e internazionale che c’è dietro al “volontariato” di molte associazioni “animaliste” che invece smerciano animali per poi farli finire all’estero nei laboratori di vivisezione.
Non mi piace l’uomo/padrone, che rinchiude la donna in una prigione di vetro e che però poi si comporta come cazzo gli pare. A lui tutto è dovuto, lei se mette il naso fuori casa è automaticamente lapidata.
Non mi piacciono i soliti discorsi idioti “ah sei vegetariana? Ma perchè le carote non soffrono?” o “è dai tempi delle caverne che l’uomo mangia la carne”. Allora levati i vestiti marcati Nike, mettiti il pellicciotto attorno agli zebedei, abbandona i comfort, vai a vivere in una caverna, munisciti di clava, vai a ammazzare qualche animale, corri a piedi scalzi, ferisciti, ammazzalo, squartalo e mangiatelo. Altrimenti non rompere i coglioni.
Non mi piacciono i bigotti. Potrei morire in questo istante, non mi sono mai piaciuti.
Non mi piacciono gli omofobi, non mi piacciono i moralisti, non mi piacciono i falsi modesti, che nascondono solo una spropositata superbia.
Non mi piacciono le ragazze che parlano con parole tipo “perdindirindina” o “accipicchia”, Biancaneve è passata di moda da un po’, e pure il principe azzurro. Ora va di moda quello Marrone 🙂
Non mi piace il caffè che esce dalla macchinetta espresso quando dentro ci si mette il caffè per la moka. “Il caffè è un piacere se non è buono che piacere è” 🙂
Mi piace risparmiare, ma non troppo, non mi piace risparmiare sulla salute o su piccoli sfizi che ogni tanto ci si può permettere.
Non mi piacciono i soprusi, gli sfruttamenti, e ODIO le ingiustizie. Mi ribolle il sangue nelle vene quando vedo qualcosa che non è palesemente giusto.
Non mi piace quando succedono cose brutte alle brave persone.
Non mi piace il vittimismo esagerato, la ricerca esagerata di attenzione, non mi piace la gente che sa di avere un problema e non lo ammette. Per farsi aiutare la prima cosa da fare è chiedere aiuto, e volerlo quell’aiuto.
Non mi piacciono le “pecore” (con tutto il rispetto per le pecore), non mi piace chi fa le cose ben sapendo che sta sbagliando con la scusa che tanto “dopo chiedo scusa e sarò automaticamente perdonato”. Il perdono è un lusso, non è dovuto a nessuno. Chi rompe paga, poi chi viene perdonato è fortunato, chi viene perdonato tante volte è fortunatissimo, chi viene perdonato troppe volte forse è un po’ stronzo e/o opportunista del buon cuore delle persone.
Non mi piacciono i paesini troppo ricchi e troppo lontani dalla città, forniscono alle persone una visione della realtà alterata, che cozza (no il mìtile 😀 ) con la vita quotidiana di tutti i giorni, e fa mancare tanto di umiltà e di “restare con i piedi per terra”.
Odio i bambini viziati che saranno gli adulti stronzi e incapaci del domani, odio i bambini abbandonati a se stessi dai genitori a baby sitter e insegnanti privati vari, che saranno gli adulti frustrati e alla ricerca d’amore perenne del futuro.
Odio la violenza. Sui bambini, sugli animali, sulle persone. Odio gli schiaffi, i pugni, i calci, le pietrate, le strette forti fino a far uscire i lividi, le mani alla gola con le dita che premono. Odio i gesti violenti che rimangono solo gesti, odio i gesti violenti che diventano azione.

E odio la me stessa che a volte ha fatto molte delle cose che ho elencato. Ma mi piace la me stessa che si mette in discussione, si autofustiga, e impara tanto, innanzitutto proprio da questi errori.

Non mi piace guadarmi da fuori e perdere stima di me stessa, mi piace rialzarmi e stringere i pugni, e fare quello che si deve fare.

Non mi piacciono gli scatti d’ira, le situazioni troppo confuse e complicate, le persone, uomini e donne, senza palle.

Non mi piacciono le persone che non sanno scegliere, perchè chi non sa scegliere vuol dire che non ha nemmeno le idee chiare su cosa vuole, e vuol dire che il suo istinto animale non gli fa scegliere nulla di preciso, che non c’è nulla che davvero abbia la prevalenza su tutto e gli interessi davvero, senza cui non può vivere…
Non mi piacciono i film in streaming quando si vedono o si sentono male, ma mi sono dimenticata di dirlo prima, mi piace tanto il Cinema, e anche qualche serie TV seria 🙂

Non mi piace la speculazione sulla salute, non mi piace la TV spazzatura, la disinformazione, lo “stato di pecore” che accetta tutto quello che passa il convento,non mi piace il mondo della politica che ormai è un puttanaio e un posto dove capire bene solo come accumulare danaro e troiaggio, come imbrogliare e come rompere le palle, addirittura ammazzare, chi magari RARAMENTE fa questo lavoro come missione.
Mi piace la tecnologia, ma con moderazione, mi piace internet, tanto, ma senza dipendenza, non mi piacciono i bimbominkia, le foto dentro ai cessi, e con facebook ho un problema perchè mi piace e non mi piace.
Non mi piace la prepotenza, non mi piacciono i genitori possessivi,tanto che sono possessivi a fare, primm’ o poi anna murì, e na vot ca so muort ai figli cosa lasciano? Solo solitudine e rimpianti. Non mi piacciono i figli repressi e/o succubi.
Non mi piace chi non sa far valere le proprie idee, chi non sa farsi valere o chi non sa farsi rispettare.
Non mi piace troppa solitudine, ma mi piace la solitudine, amo il ritiro in se stessi e con se stessi, la vita solitaria (ma non troppo), quelle piccole cose che però rendono i momenti “grandi”, una tazza di tè davanti a un bel film, stare sotto al piumone quando fuori piove, poter collegarsi ad internet dal letto con il cellulare, cosa impensabile fino a qualche anno fa, camminare a piedi nudi per terra quando i cani non hanno fatto la cacca in giardino 😀
Mi piace l’amicizia vera, le connessioni con le persone giuste, l’empatia, mi piace “pochi ma buoni” e non mi piace “tanti a cazzo di cane”.

Alla fine mi sono persa, ho cominciato a scrivere di cose che mi piacciono anche nella parte del NonMiPiace, e questo mi fa capire una cosa: che la vita vale sempre la pena di essere vissuta, e che tutto insegna a godersi al meglio quei pochi brevi attimi di serenità e di tranquillità per cui respiriamo e da cui traiamo energia per tutti gli altri momenti, anche quelli più tremendi, dolorosi, che ti squarciano il petto e ti dividono il cuore a metà.
Buonanotte.

Running over the same old ground… what we’ve found? The same old fears…” (P.F.)

Nel mio mondo ideal

Io credo che ognuno di noi, come Alice, dentro di sè costruisce mano a mano che la vita gli scorre nelle le vene, un “mondo ideal”.

Nel mio mondo ideal gli animali non verrebbero visti come cibo, nè trattati come esseri inferiori, nè etichettati come “animali” appunto, ma sarebbero solo altre razze di esseri viventi che coabitano con noi sullo stesso pianeta. Nel mio mondo ideal non sarebbe tollerata nè legale la violenza tra razze di animali diverse (tra cui la nostra) o uguali per qualsivoglia motivo, ogni razza avrebbe il suo posto dove vivere, allestita secondo le proprie esigenze, e qualora qualcuno lo desiderasse, sarebbe possibile anche lo scambio, o la coabitazione tra razze diverse… o persino la fusione tra razze diverse, e ci sarebbero dei posti di ritrovo dove tutti potrebbero vivere insieme e incontrarsi pacificamente.

Nel mio mondo ideal i bambini non verrebbero maltrattati, psicologicamente e fisicamente, dai genitori o da altri, chiunque sia, e ci sarebbero pene tra le più severe proprio per i reati contro i bambini e contro gli animali e l’ambiente.

Anche perchè trovo stupido inguajare l’ambiente quando poi è casa nostra. E’ come pisciare e cagare negli angoli di casa propria, finchè i rifiuti umani non ci sommergono e ci affoghiamo dentro… Mah.

Nel mio mondo ideal non esisterebbero i politici, ma soltanto gente che per merito e saggezza verrebbe eletta dal popolo a gestire e curare piccole frazioni di città, come villaggi, che nell’insieme creerebbero un’unica grande armonia, con i “capi” in contatto tra loro, e in supervisione continua tra loro. Non esisterebbe una paga per questi “saggi”, ma una garanzia di conduzione di una buona vita: una casa, del cibo, bevande, tutto offerto dal popolo come ringraziamento del buon lavoro eseguito. E in caso contrario… beh potrebbero puzzarsi di fame e finire in mezzo a una strada, sfido chiunque poi a rischiare di imbrogliare!

Nel mio mondo ideal si dovrebbero fare dei test prima di poter mettere al mondo un figlio, o di scegliere di allevare uno o più animali in casa, non serve una sovrappopolazione di imbecilli, ma un numero anche più basso di esseri umani che però siano degni di essere chiamati tali, che portino ordine e luce nel mondo in cui vengono catapultati quando nascono, e la cui vita valga la pena di essere vissuta, lontano dal male di vivere che vedo così tanto spesso oggi in un sacco di gente. A volte anche in persone a me molto vicine, a volte anche in me stessa.

Nel mio mondo ideal ogni figlio, compiuta l’età maggiore (magari aumentata di nuovo a 21 anni) dovrebbe per legge lasciare la casa dei genitori, e con il loro aiuto e la sua buona volontà mettere su casa, creare un nuovo nido, da solo o con la persona a cui vuole bene, e seguire la propria vita secondo la propria naturale indole, magari sbagliando, facendo le proprie esperienze, ma trovandosi così a 30 anni ad essere già una persona con le idee chiare, il proprio ruolo nel mondo stabilito nel mondo, e una serie di esperienze alle spalle che lo definiscano Uomo o Donna, a seconda dei casi.

Nel mio mondo ideal, la compagna o il compagno del/la proprio/a figlio/a dovrebbe essere sempre accolta/o in famiglia come un nuovo componente della famiglia stessa, come una/un figlia/o, a meno che non ci siano prove certe del suo essere stronza/o o una/un criminale, e anche in quel caso, occorrerebbe fare delle verifiche per capire se è cambiato qualcosa e se la persona in questione si è pentita, redenta, se è cambiata.

Nel mio mondo ideal la fitoterapia sarebbe predominante sulla chimica, e le erboristerie più numerose delle farmacie, non ci sarebbe discrepanza tra medici ospedalieri e privati, nè di professionalità nè di prezzo, perchè tutti avrebbero diritto alle stesse cure, e perchè l’Università sarebbe per quei pochi che per vocazione sarebbero capaci di dare un contributo serio alla vita delle altre persone e del pianeta, e non un punto dove buttare tutti i figli dopo la scuola superiore, la maggior parte dei quali all’Università o non conclude un cazzo, o se lo conclude lo conclude male, fregandosene di quello che studia, non imparando nulla davvero per mancanza di interesse, e di conseguenza nel mondo dopo non sarà un emerito nessuno, ma soltanto un “qualcuno con un pezzo di carta in mano firmato” come tanti.

Nel mio mondo ideal anche tutti gli animali avrebbero diritto ad essere curati tutti nello stesso modo e con professionalità.

Nel mio mondo ideal tutti avrebbero diritto a una casa ispirata alle proprie esigenze, a un tot di corrente e di acqua e servizi erogati dallo stato per legge, e tutto il “di più” sarebbe tutto quello che le persone dovrebbero pagare. Ma una vita degna di essere vissuta dovrebbe essere offerta a tutti.
In un mondo dove nessuno deve alzarsi la mattina per combattere per un tozzo di pane, o dove tutti sentono garantiti i beni primari e necessari per la vita, ci sarebbe molta meno gente infelice, insoddisfatta, frustrata, in un mondo dove la vita di base è garantita per tutti, ci sarebbe meno infelicità e meno criminalità.

Sempre nel mio mondo ideal, non si trivellerebbe più il manto terrestre per risucchiare petrolio, ma si metterebbero a frutto tutte le scoperte fatte nell’ambito della tecnologia man mano che gli anni sono passati, e ci muoveremmo tutti con mezzi elettrici ricaricabili, o meglio ancora, a energia solare. Con l’aria più pulita, saremmo tutti più sani. E l’infelicità calerebbe ancora. Meno bambini con i tumori, meno malattie incurabili, meno persone care che vediamo sfiorire davanti ai nostri occhi e scomparire ingiustamente dalla nostra vita…

Poi certo, tra qualche miliardo di anni il Sole si spegnerà, ma sono sicura che l’uomo troverà un escamotage per sopravvivere pure in quel caso.

Nel mio mondo ideal non esisterebbero le parole/etichette “religione”, “gay”, “nero”,”bianco”, ma solo “uomo”, “donna”, seguiti dalla professione che si esercita o dal ruolo sociale che si ha nella comunità.
Le idee o le preferenze, non dovrebbero essere usati per discriminare, ma tutt’al più per unire pensieri e preferenze diverse per formare una società veramente completa, veramente dove tutti possono trovare qualcosa che faccia al proprio caso, in cui rispecchiarsi, stare bene, ed essere felici.

D’altro canto ho sempre pensato che un bambino sarebbe molto più felice se venisse adottato da una famiglia con componenti dello stesso sesso, piuttosto che rimanendo in un orfanotrofio, o peggio, in molti paesi del mondo, buttati in mezzo alla strada come spazzatura.

Nel mio mondo ideal come forma di pagamento alternativa suggerita ci sarebbe il baratto, dappertutto, anche nei negozi, nei ristoranti. Sarebbe un ottimo modo per rimettere la roba in circolo, evitare sprechi, non abbandonarsi al consumismo più spietato, e spendere meno.

Nel mio mondo ideal, dove tutto è stato pensato per alleggerire gli affanni di tutti, anche l’amore sarebbe più intenso, più vero, meno inquinato da quel retrogusto amaro che a volte sentiamo a causa di molte delle cose elencate qui sopra, che però vanno nel modo esattamente opposto a come io vorrei andassero… La vita non sarebbe facile, non lo sarebbe mai comunque, ma sarebbe sicuramente più leggera “nel minimo sindacale” in cui dovrebbe esserlo, e le cose di cui ci si dovrebbe preoccupare sarebbero diverse, e non legate a bisogni primari, alle basi della vita stessa: la vivibilità, il rispetto, la convivenza pacifica.

Che bellezza se sapessi che… quel mondo delle meraviglie c’è…
Buonanotte

La mia maglietta pìsenlòv

Ieri ho buttato la mia maglietta preferita, è ancora nel cestino della munnezza del bagno, coperta dallo smalto che uno dei miei cani ieri mi ha sfondato, buttandolo a terra e tinteggiando tutto il pavimento di Tulip Noir -.-

Era una maglietta di tela bianca, con una stampa e una scritta sopra, ormai si era riempita di buchi, la usavo solo per dormire, era la mia maglietta portafortuna. Legavo a lei un sacco di momenti belli, ogni volta che me l’ero messa mi aveva sempre portato “bene” e così non l’avevo mai buttata.
Poi, forse quando i buchi si sono fatti troppo grossi, ha smesso.
O forse sono io che avendo pensato di buttarla più volte, l’ho istigata 🙂

Non lo so, fatto sta che le scaramanzie poi possono diventare degli ottimi escamotage per dire a noi stessi cosa veramente desideriamo e cosa veramente no, quando ci scopriamo a fare “quell’atto scaramantico” ci rendiamo conto che allora vorremmo “quella cosa”, la desideriamo, la speriamo.

Un po’ quando si lancia una moneta, “testa faccio così, croce faccio pomì” e mentre è in aria noi ancor prima che cada ci rendiamo conto di cosa vogliamo davvero fare perchè speriamo che esca “quella” faccia (cit. rivisited di nonmiricordochi).

Così alla mia maglietta pisenlòv ho detto addio, e ho cominciato a fare tutto quello che mi ha sempre portato sfiga, senza pensarci troppo, o a non considerare tutto quello che invece mi ha sempre portato fortuna, idem, senza pensarci troppo, perchè alla fine, ho pensato, anche quando la fortuna bussa alle nostre porte tutto dipende dalla nostra predisposizione, dagli occhi che abbiamo per guardarla, per capirla, per conservarla, per goderne.

Purtroppo spesso succede che non ci accorgiamo nemmeno di quello che abbiamo tra le mani, che se anche ci capitano cose buone non le riconosciamo, o le eclissiamo dietro altre cose, e finiamo per non renderci conto che quello che di buono ci era capitato era esattamente quello che avevamo tanto desiderato, e lo buttiamo alle ortiche come qualunque altra cosa di cui non ci interessa nulla o peggio, di cui vogliamo liberarci.

Quindi, fare qualcosa di scaramantico per facilitare “quella cosa” non ha senso se non abbiamo le antenne drizzate per capire quando poi “quella cosa” è lì.
Entra nella nostra vita, si fonde con il nostro cammino, fino a quasi dare per scontato poi che stia lì.
No, niente è scontato, manco la vita, potrei uscire in questo esatto momento e finire investita da un camion, non c’è niente di scontato.
E proprio per questo faremmo bene ad apprezzare ogni piccola cosa che ci guadagniamo o che ci capita, perchè è solo apprezzando le piccole cose che possiamo dare la giusta importanza a quelle grandi. E che possiamo goderne. Non considerare o dare per scontato le piccole cose (che a volte poi non sono neanche tanto piccole, avere la fortuna di avere ancora tutti gli arti, di poter parlare, di poter ascoltare la musica, di poter guardare i colori, e ancora di fare un mestiere che ci piace, avere una casa con un grande giardino e tanti animali, non è poi così “poco”) equivale a non avere la giusta misura di sè, degli altri, e consapevolezza del tutto.

Si fa presto a dire “si apprezza quello che si ha solo quando si perde”, ma non si potrebbe apprezzare e basta sin dall’inizio? 🙂

Noi esseri umani siamo animali molto strani… Siamo sociali eppure siamo a volte solitari, abbiamo dei sogni e poi quando li raggiungiamo guardiamo ancora più in là, essere ambiziosi è sano e positivo, staccare i piedi da terra e arrampicarci sugli alberi per guardare più in là però potrebbe anche trasformarsi in un capitombolo fatale…

E poi, abbiamo strane forme di egoismo, che vanno al di là dell’autoconservazione, del sano egoismo per campare, ci sono molti umani che nel loro egoismo ci piazzano la voglia di non soffrire…
Quando invece si dovrebbe accettare tutto. E trarre qualcosa da tutto.
Facile accettare le gioie e le positività, ma fortunatamente, anche se si dice “life is short”, la vita è anche abbastanza lunga da mostrarci tutte le sue sfaccettature, e se c’è una cosa che ho capito è che anche la sofferenza fa parte della vita. E va accettata come una fase come tante, da cui imparare qualcosa.

Spesso, e capita anche a me, quando si soffre si cade nell’egoismo da sofferenza: Io soffro sto male quindi dovete stare tutti quanti appresso a me, soprattutto il colpevole, se c’è, della sofferenza. Ma non funziona così… Almeno non sempre.
Accade molto spesso che in una situazione non siamo gli unici a soffrire, ma che si soffre “insieme”, o che la sofferenza sia condivisa con altre persone… E questo dovrebbe solo portare ognuno di noi a mettersi davanti allo specchio e capire dove e se si è sbagliato qualcosa, dove si poteva fare meglio per evitare di ripetere lo stesso errore in futuro, e capire veramente la radice del problema.

Altra cosa, non tutte le domande hanno una risposta… A volte le cose vanno così e basta, e piuttosto che scervellarci a trovare una giustificazione a se stessi, a qualcosa o a qualcuno, è più utile tentare di fare qualcosa perchè il problema venga arginato, perchè una cosa è certa: qualunque siano le giustificazioni, il problema c’è.
E se proprio non esistono risposte e l’unico modo per arginarlo è “girare a largo” va bene anche quello, a volte una sana rassegnazione è molto più utile di un insano incaponimento che stizza ancora di più il problema, lo rende sempre più reale, più onnipresente, fino a che diventa o tabù o ci si sfianca anche a sentirne la sola presenza aurea… 🙂

Se io sono amica di A e A è amico di B però io e B ci schifiamo, qualunque siano i motivi, resta il fatto che io e B ci schifiamo. E se sono problemi inarginabili tra noi, nulla ci vieta di condurre le nostre vite separatamente, a patto che A sia talmente bravo da non rovinare la propria amicizia con nessuno dei 2. Se poi proprio io o B ci rivelassimo degli emeriti stronzi allora potrebbe sorgere il problema per A di schierarsi accanto a uno dei due, fare una scelta, perchè non riesce a condividere certi modi di fare dell’ “emerito stronzo”, ma è solo scelta sua, nè mia nè di B.
Perchè troppe volte per fare bene si fa male, e allora è meglio non fare proprio nulla.

E poi l’essere umano ha una insita forma di presunzione, che esce in alcune cose e in altre no, o è estremizzata in tutto come accade per qualcuno, insomma ognuno ce l’ha a modo suo, e come tutte le cose, presa a piccole dosi in parte è positiva, la falsa modestia mi ha sempre dato l’idea di una bella bugia ipocrita, tutti sappiamo in cosa siamo bravi e in cosa no, ma presa in dosi sbagliate è una tragedia.
La presunzione nel soffrire (“come soffro io non soffro nessuno”), o di possedere “la verità” in mano, la presunzione di poter e addirittura DOVER convincere gli altri a imboccare determinati cammini, la presunzione di sapere tutto, ma come diceva qualcuno, c’è chi pensa di sapere tutto ed è l’unica cosa che sa. Che poi a farci caso, mi vengono in mente gli “untori” visto che la parola presunzione contiene l’ “unzione” 😀

Ok il mio sclero è totale.

Tutto questo non so manco per arrivare a dire cosa, ho scritto a pause credo un romanzo in 10 tomi e non sono arrivata a nessuna conclusione, l’unica cosa che posso dire è che per quanto ognuno dia e cerchi amore a modo proprio, e per quanto ognuno potrebbe dare una definizione diversa dell’amore, alla fine l’amore è una cosa semplice: è volere bene, è volere il bene di qualcun’altro, che se vive accanto a noi ovviamente si tradurrà in qualcosa di reciproco che porterà benessere anche a noi stessi. Ed è per questo che è il motore delle cose.

Ma di amori amari o addirittura malati, morbosi, o ingiustificati, o egoisti, o “con la scadenza” ne ho visti tanti.
Certo, come detto prima, la vita è lunga e tortuosa e i momenti di sconforto e di negatività capitano a tutti, ma nell’insieme, una cosa positiva è una cosa positiva, e se anche ci arriviamo attraverso cose negative resta una cosa positiva.

Avete presente la parte in V for Vendetta dove lui fa finta di rapirla e di rinchiuderla in una specie di lager nazista, e poi fa finta che lei sia stata condannata a morte, e quando lei si dice pronta a morire senza dire una parola durante l’interrogatorio lui la libera? Ecco, intendo proprio quello.

La vita fa strani giri, e a volte è necessario passare attraverso sofferenze indicibili per capire certe cose. Perchè abbiamo perso quell’istinto e quella naturalezza e quella mancanza di sovrastrutture che tutti gli animali bene o male condividono, e ci siamo costruiti da soli la nostra prigione: la nostra mente. Piena di paletti, di stanze buie, di porte senza chiavi, di corridoi e bivi senza lampade…

E quindi la sofferenza è l’unico modo che può farci toccare di nuovo “l’essenza” della vita, e farci rendere conto di tante cose, e farci tornare a vivere, quando è passata, con occhi e orecchie e odori diversi.
Quindi ben venga la sofferenza, se siamo così bravi da renderla utile, perchè porterà solo qualcosa di molto migliore di prima.

Buona domenica.

“Cani ridotti a cibo per cani”. I sospetti sulle adozioni all’estero

Migliaia di animali trasferiti in Germania e in altri paesi senza che sia neppure precisato il nome di chi li adotta. Poi  se ne perdono le tracce e si aprono gli scenari più foschi. Il caso è finito anche all’Europarlamento, a Ischia è in corso un processo. Le associazioni animaliste chiedono un intervento deciso e nuove regole

di MARGHERITA D’AMICO
ROMA – Agli occhi di svizzeri, tedeschi, svedesi, belgi, austriaci, francesi, inglesi, in tema di rispetto per gli animali noi siamo terzo mondo. Contrassegnati da corruzione, brutalità, canili lager. Ci ritroviamo perciò sullo stesso piano delle perreras comunali spagnole assimilate a mattatoi, parenti delle stragi autorizzate in Romania o delle miserie e violenze di Grecia e Turchia. Una situazione che motiva imponenti tradotte sotto il nome di adozioni private, anche se a puntare l’indice sono nazioni che effettuano le loro epurazioni legali nel riserbo: invisibili camere a gas, cani e gatti ceduti alla vivisezione, bordelli in cui se ne abusa sessualmente. E non basta. In un’interrogazione del 2011 dell’europarlamentare Cristiana Muscardini, vicepresidente della Commissione commercio internazionale, si chiedevano lumi sulla movimentazione internazionale di randagi ipotizzandone la macellazione. Il sospetto più diffuso, motivato anche dal forte incremento di intolleranze alimentari fra gli animali domestici. è che la carne di cani e gatti possa servire alla produzione di mangimi destinati ai loro simili più fortunati. Fra i controlli cosiddetti di qualità sembra mancare quello adatto a stabilire a quale specie appartenga la carne, dando per buone le autocertificazioni aziendali. Quanto al traffico della droga, anche nelle pinete tirreniche sono stati rinvenuti i corpi squartati di cani usati come inconsapevoli corrieri, né si può escludere che parecchi randagi finiscano alla produzione di pelli e pellicce.

La contraddizione. Gli animali partono verso regioni del Continente dove, ci viene spiegato, il randagismo non è mai esistito perché oltre a uccidere si sterilizza a dovere. Qui una pietà diffusa indurrebbe i cittadini a incamerare orde di meticci paralizzati, malati, anziché evitare l’eutanasia ai propri. Molti dubbi e poche prove, ma considerando l’argomento minore, o scomodo, a dispetto di segnalazioni e denunce da tutta Italia si archivia con facilità, o si omette di indagare a fondo. Forse anche scoraggiati dalla scarsa collaborazione oltrefrontiera. Una delle due rogatorie internazionali avanzate durante la fase istruttoria di un processo – unico sull’argomento – in corso a Napoli riguardo i randagi di Ischia a lungo esportati e volatilizzati in Germania, è rimasta senza riscontro. A Verona, nel 1995, si indagò per verificare nomi e indirizzi a cui erano stati inviati cento cani. Gli intestatari risultarono tutti falsi o morti, ma la faccenda  fu presto dimenticata.

Gli animali in uscita sono così numerosi, e da tanti anni, che, pure ve ne fosse l’intenzione, è utopistico verificare che abbiano davvero trovato famiglia. Migliaia, centinaia di migliaia; non esistono risorse né condizioni materiali per effettuare regolari tour del nord Europa, entrando nelle abitazioni private. In alcuni casi, chi esporta intasca pure i contributi erogati da alcuni Comuni italiani per promuovere  le adozioni; alcune Asl poi concedono gratuitamente passaporti che di solito hanno un costo. Per i cani, s’intende, poiché i gatti, privi di anagrafe, viaggiano senza nemmeno il microchip: invisibili.

Spesso, ormai, non ci si perita neppure di indicare l’adottante straniero, nome e cognome; l’associazione esportatrice s’intesta direttamente gli animali, per trasbordali in canili fuori patria e proporli su siti specializzati ancor prima del loro arrivo: la tassa di riscatto che dovrebbe servire a rimborsare le spese può arrivare fino a 400 euro. “Si fomenta lo sdegno verso i nostri canili, avallando continui trasferimenti di animali. C’è chi s’impegna in demonizzazioni che vanno ben oltre l’effettiva criticità di certe situazioni”, dice Maria Teresa Corsi, presidente della Lega nazionale per la difesa del cane di Galatone, in provincia di Lecce. “I luogotenenti dei trafficanti arruolano ragazzi giovani, che desiderano un futuro migliore per gli animali. I volontari offrono accoglienza provvisoria, ripuliscono i cani dalle zecche, ma non appena vogliono sapere con maggior precisione dove sia finito l’esemplare che hanno accudito subentra  ‘la privacy dell’adottante’. Se insistono sono fuori”. “Come prova mandano solo foto, fatte in serie. Sul cuscino, nell’erba, mai la faccia della persona che ha adottato”, aggiunge Maria Teresa. “Oppure qualcuno se li intesta in Italia per prenderli dal canile e subito dopo li cede. A Lecce c’è chi oggi avrebbe decine di cani, si va  avanti per deleghe: è illegale. Dal 2003, con l’ausilio delle forze dell’ordine, siamo riusciti a bloccare quattro grandi trasferimenti”.

La scoperta. Giuseppe Moscatelli, guardia zoofila Enpa a Terni, da anni si scontra con il fenomeno delle adozioni internazionali. “Ho iniziato con il canile Colle Arpea a Rieti. Lì 282 cani ridotti come larve facevano da copertura al movimento dei randagi, catturati e trasferiti in Germania ogni settimana. La struttura aveva convenzioni con almeno 80 Comuni laziali, ai cani neppure si controllavano i microchip per appurare che non fossero smarriti tanto da far sospettare furti su commissione. In seguito Colle Arpea fu chiuso, gli ospiti residui trasferiti a Nord. Quindi la partita si è spostata in Umbria, al rifugio privato di Stroncone”, continua Moscatelli, “nel marzo 2012 la struttura finì sotto sequestro amministrativo e fui nominato custode aggiunto. Mi adoprai per arginare la fuoriuscita di animali pretendendo documentazione rigorosa. Per questo ho subito intimidazioni, pedinamenti, assurdi esposti”. Anche i coniugi Viotti, titolari un rifugio in convenzione vicino Tivoli, raccontano quel che assomiglia a un assedio intanto che alcuni comuni da quasi un anno hanno smesso di pagare: “Si verifica quanto minacciato da chi insiste per mandare all’estero i nostri cani: ‘Vi faremo chiudere’. Da principio ci fidavamo di queste persone, provenienti da diversi gruppi. Si presentavano col placet delle autorità. Poi qualcosa non quadrava. Hanno iniziato portandoci via una ventina di cani, quindi hanno seguito altrettanti gatti, consegnati a una signora di Terracina. Quando l’abbiamo richiamata ha detto che erano già andati a riprenderseli: ‘Non mettetemi in mezzo, ho dovuto farlo’. Ci hanno diffamati facendo circolare su internet che teniamo male gli animali: niente di più falso e riteniamo che le successive ispezioni sanitarie l’abbiano dimostrato”.

L’inchiesta. Nel 2006, grazie alle denunce animaliste e alla determinazione della pm Maria Cristina Gargiulo, si apre un’inchiesta sfociata nell’unico procedimento giudiziario mai istruito su un caso del genere. Un processo che procede vergognosamente a rilento – si avvicinano i tempi di prescrizione – presso il Tribunale di Napoli. Nella fase delle indagini si appurò che i presunti adottanti dei randagi che partivano dal canile di Panza, a Forio d’Ischia, non esistevano. I tanti animali partiti per la Germania erano spariti sullo sfondo di loschi movimenti di denaro. I cinque responsabili della struttura furono rinviati a giudizio con gravi capi d’accusa, mentre ai rappresentanti delle Asl fu imputato il semplice falso ideologico.  A dispetto dello scandalo, nel 2007 il rifugio passò a una nuova associazione tedesca che vanta decine di punti di raccolta e smistamento cani e gatti in Europa. “La fresca gestione rinunciò a un credito di 62.500 euro in cambio di 51 cani, per riprendere indisturbata l’invio di animali all’estero”, racconta Maria Pagano, attivista di Una – Uomo natura animali – di Ischia, che  assieme a Pass Pro Natura ha condotto la lunga battaglia contro le tratte del canile ischitano.

Chi dovrebbe controllare. “Spetterebbe all’Unione europea stabilire regole secondo cui gli animali non siano considerati merce”, dichiara Paola Tintori, presidente dell’Enpa di Perugia e docente di Matematica Finanziaria presso l’ateneo dell’università umbra. “L’Enpa dice un no netto ai trasferimenti da canile a canile. Ma non possiamo opporci, come cittadini comunitari, alle adozioni individuali. Con la delega dei Comuni, in base all’art 998 UE, si possono portare via fino a cinque cani a testa, anche in auto”. Oltre però le regole Traces (Trade Control and Export System, piattaforma informatica veterinaria comunitaria che dovrebbe segnalare, certificare e verificare esportazioni, importazioni e scambi di animali e prodotti di origine animale) prevedono che al momento del rilascio della documentazione necessaria al viaggio per un numero di cani superiore a cinque l’autorità sanitaria di un paese mandi comunicazione per via informatica all’autorità omologa del paese di destinazione. “Poiché in ambito europeo le norme su animali d’affezione e randagismo sono diverse, è la stessa UE che dovrebbe lavorare a un’omologazione normativa e farla poi rispettare”.

“Non c’è da meravigliarsi se in Germania i canili non sono mai affollati, dato che l’eutanasia per i randagi è applicata in modo ben meno restrittivo che in Italia” commenta Maria Pagano. “La  Tierschutzgesetz, legge tedesca per la protezione degli animali, ne permette la destinazione alla sperimentazione a dispetto dei riconosciuti protocolli che circoscrivono genere e provenienza dei soggetti da impiegare. Si deroga nel caso di indisponibilità delle specie richieste, ripiegando su  cani e gatti importati dall’estero. Norme applicative permettono inoltre ai privati la cessione di animali malati ai test di laboratorio”.
Non vige, in ogni caso, condizione di reciprocità giuridica fra le regole di gran parte degli altri paesi occidentali e la nostra 281/91, che vieta di uccidere i randagi e di cederli alla vivisezione. “Abbiamo preparato una proposta di legge che proibisca le adozioni all’estero, puntando proprio sull’illegittimità di mandare i nostri animali in paesi dove rischiano soppressione e torture” dice Walter Caporale, presidente degli Animalisti Italiani, mentre Susanna Chiesa, presidente di Freccia45, aggiunge: “Siamo in disaccordo con chi trasferisce cani dall’Italia verso stati stranieri, non ve n’è alcun bisogno. Varie volte abbiamo appreso che l’invio di cani in Svizzera si era concluso con la loro soppressione. Senza tener conto dell’incubo vivisezione, attuale e da tenere sempre presente. A maggior ragione dal 2010, quando in Europa è stata ratificata la sperimentazione sui randagi, da noi proibita”.

Serve una legge. “Per opporci ai trasferimenti all’estero non abbiamo lo strumento giuridico” dice Rosalba Matassa coordinatrice dell’Unità operativa per la tutela degli animali, lotta a randagismo e maltrattamenti del Ministero della Salute. “Sulla scia delle nostre proteste la Svizzera si è attivata per prevedere, come noi, l’obbligatorietà di iscrizione dei cani all’anagrafe. Abbiamo quindi fatto richiesta di istituire un tavolo di lavoro con i ministeri degli Esteri e degli Interni, che serva a regolamentare questa circolazione problematica, a garantirne le procedure”.

Dal profondo Sud alle Marche, non c’è regione che non veda partire flussi massicci di animali. Quotidianamente i randagi oltrepassano le frontiere senza incontrare fermi o controlli. Benché così progredita e garantista, la nostra 281/91 non impone in modo abbastanza perentorio le sterilizzazioni. “E’ un disperante circolo vizioso. II canili si riempiono a spese della collettività.  Si arricchiscono i gestori delle strutture e insieme prosperano i trafficanti, che le svuotano permettendo al sistema di perpetuarsi” sottolinea Maria Pagano. “Un perfezionamento normativo dovrebbe punire in modo severissimo chi fa business con gli animali oltre Comuni e Asl inadempienti. Suonerà impopolare, ma andrebbe pure ridimensionato lo strapotere concesso alle associazioni. Buone o cattive, dovrebbero  fornire la loro collaborazione senza gestire il problema randagismo in sostituzione delle istituzioni assenti”.
Di fatto, solo chi ha conosciuto da vicino gli animali è in grado di riconoscerli in un momento successivo, così i volontari meno ingenui vengono estromessi dalle strutture, espugnate in tutta Italia da chi organizza gli esodi. Sono terreno fertile strutture malviste, in odore di sequestro, e in generale i rifugi in convenzione: si propongono ai Comuni liberatorie scorciatoie con la possibilità di alleggerire la spesa per i randagi, anche a costo di non saperne più niente.

02 luglio 2013

fonte e video

Feelin Alieny :)

A volte sembra così strano, difficile far capire alle persone le mie scelte di vita, mi rendo conto che sto lì a parlare per ore tentando di far capire, e solo dopo molto fegato buttato forse riesco a colpire l’obiettivo, anche se alla fine nessuno condivide, anche capendo.

Quando ho deciso di andare a vivere da sola con un lavoro precario stile libero-professionista, nessuna busta paga, nessuno stipendio fisso, nessun diritto a ferie o malattie, la gente mi ha presa per pazza.

E il fatto che me ne andassi da “sola” senza un marito/fidanzato/altro-essere-umano ha fatto scattare nella gente che mi sta intorno dei pensieri del tipo “non capisco, ma sei scema?”.

Ma perchè, siccome sto da sola e la società di oggi non prevede che il lavoro sia concepito come una volta allora dovrei starmene a casa a marcire fino ai 64 anni?
Tanto si sa, laurea o non laurea, percorsi o non percorsi, la strada è questa, contrattini a tempo determinato, nessuna sicurezza, un curriculum che si allunga vertiginosamente di volta in volta ma nessuna certezza.

E allora non è meglio che continuo con il lavoro che ho adesso che ho coltivato negli anni e mi consente di mangiare io&zoo, di pagarmi bollette, casa, macchina…?

Lo stesso si dica per la mia scelta di vivere con tanti animali…..ma a chi aggia rà cunt? (vicini a parte, oggi è stata una giornata da disperazione totale, ma non mi va nemmeno di raccontarla adesso, magari più in là).

Ok magari non posso permettermi, ora che sono ancora piccoli e vanno educati, di uscire la sera e lasciarli soli.

Ok non mi posso permettere di viaggiare come prima.

Ok momentaneamente ho fatto la scelta di dare la priorità a loro per poter risolvere tutti i problemi e far avverare il mio sogno di vivere in pace con tutti loro.

E questo significa sacrifici, economici, di tempo, di energie, vanno tutti sterilizzati, educati col comportamentalista, opportunamente gestiti.

Ok.

Ma la scelta alternativa quale sarebbe?

Dovermene separare per fare un viaggio all’anno e il resto dell’anno tornare a casa e non potermeli godere?

Perchè il resto dei problemi se mi impegno un po’, sono almeno in gran parte risolvibili…

Ognuno sceglie le sue priorità in base a come sceglie di vivere, c’è chi si sacrifica per fidanzati immeritevoli, chi si sacrifica per la carriera, chi per i figli, chi per guadagnare qualcosa di decente facendo 2-3 lavori, chi lo fa per una passione, chi lo fa per inseguire un sogno che magari non si avvererà ma almeno ci avrà provato.

Io lo faccio per questo.

Perchè è questa la mia vita.

Il mio lavoro, la mia casa, la mia macchina, e la mia famiglia, cioè loro, gli animali che ho qui.

E’ facile? No per niente.

E’ una cosa che viene vista bene dalla società “normale”? No, come non lo sono molte altre cose.

Ne vale la pena? Sì.

E questo è tutto quello che ho da dire in merito.

Molti pensano che io trascuri me stessa per dare priorità a loro, e sicuramente è vero, e sarebbe ancora più vero se non fosse che la mia serenità dipende da loro.

Dipende dal fatto di poter continuare a vivere tranquilla e da sola senza dover correre il rischio di dovermi ri-trasferire continuamente, o magari di perdere contatti lavorativi e dover tornare da mammà.

Dipende dal fatto che la mia indipendenza deve essere libera, tranquilla, equilibrata.

E l’equilibrio ho trascurato troppo tempo per trovarlo, ora siamo al momento della svolta, ora o lo trovo o mi accappotto, quindi concentrerò tutte le mie forze, fisiche, economiche e mentali per trovarlo.

E’ questa la mia priorità.

Poi c’è chi si sposa, chi dedica la vita a qualcuno, chi fa figli, chi segue la carriera…

Per me tutto il resto se viene ben venga, ma è un di più che deve andare a migliorare e non a minare questo mio equilibrio così faticosamente cercato, e si spera, in breve, trovato…

Ma quello che mi interessa di più è proprio questo, trovarlo, poi il resto, quando affrontiamo momenti così duri e problemi così grandi, sfuma dietro tutto questo, e mi rendo conto che molto spesso ho semplicemente sbagliato a dare la priorità ad altre cose.

Tutto qua 🙂

Ma mettersi continuamente in discussione aiuta, aiuta a focalizzare gli obiettivi, a migliorare e a migliorarsi, e a mettersi nelle condizioni di poter fare solo scelte migliori nell’immediato presente che poi attimo per attimo diventa il seme per l’immediato futuro!