I genitori: questi (s)conosciuti

Un altro ruolo di questa società è quello condiviso dai genitori.

Genitori —> Generano la vita

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo (Tolstoj)

Si dice che sia facile diventare genitori ma non altrettanto facile esserlo.

Ed è proprio così.

Ognuno di noi ha cammini personali, traumi e ricordi positivi, ricordi nascosti sotto la sabbia, quasi dimenticati, episodi che ci hanno formato, e siamo sicuramente il risultato delle nostre esperienze e delle nostre vite, miscelato alla nostra indole, natura e forze e debolezze.

Il figlio di due serial killer può diventare alternativamente un altro serial killer o, di riflesso, Gandhi. Chi può dirlo.

Ma la specie peggiore, secondo me, a parte quella degli ipocriti, è quella di chi, credendo di fare bene, fa male, molto male.

Per alcuni il “fare bene” è solo un alibi da dire ad alta voce per poter poggiare la notte la testa sul cuscino (e non saprei dire nemmeno se ci riescono davvero… nei casi peggiori SI). Per altri “fare bene” è un’intenzione reale, non supportata però da una sufficiente obiettività e forza d’animo, quella che consente di pronunciare qualche “NO” per esempio, anche alle persone a cui non si riusce a dirlo.

Tutto questo può avere una certa valenza quando si parla di amici, conoscenti o partner.

Persone con cui bene o male possiamo scegliere SE avere una relazione e di che tipo.

Ma con i genitori tutto è diverso.

Sono l’ambiente nel quale cresciamo, ci formiamo; sono le prime voci che sentiamo quando i nostri corpicini minuscoli si formano nel ventre materno, sono le prime persone con cui interagiremo e le uniche con cui avremo strettamente a che fare per i primi anni di vita.

Saranno i nostri confidenti, antagonisti, aiutanti, il nostro nucleo, la nostra famiglia… non possiamo scegliere SE avere una relazione con loro perchè la relazione con loro ESISTE A PRESCINDERE DA TUTTO, perchè portiamo i loro geni in corpo.

Non basta smettere di parlarsi per smettere di essere figli o per smettere di essere genitori.

E’ una carica “a vita”.

Eppure molti genitori non riescono ad essere delle guide per i figli. Delle guide valide perlomeno.

Molti genitori si affidano a culti di acclamata o dubbia natura e inguajano la loro vita e i loro figli, quasi sempre senza rendersene conto, credendo di fare “la cosa giusta”. Testimoni di Geova che rifiutano trasfusioni di sangue, ad esempio, hanno lasciato morire le proprie figlie di parto o di altre cose tranquillamente risolvibili.

Per non parlare poi di altre dottrine religiose che hanno letteralmente bacato i cervelli di generazioni intere. Bibbia presa ALLA LETTERA e cose del genere.

Poi ci sono i genitori che non sono in grado di prendersi cura di se stessi però poi, GIUSTAMENTE, fanno i figli. Giustamente un paio di palle.

Chi decide di prendersi una responsabilità del genere deve essere certo di essere in grando di poter svolgere il suo compito al meglio, senza inguajare generazioni e generazioni. Un po’ come chi prende un cane dovrebbe essere convinto del gesto che fa, la sostanza non cambia, ma la ripercossione sulle generazioni nel caso umano è ovvia.

Cattivi genitori spesso generano altri futuri cattivi genitori e così via, perchè nessuno darà gli strumenti adatti e sani ai propri figli per allacciare e instaurare relazioni sane.

Una catena di sofferenze che si spezza soltanto nel momento in cui qualcuno si accorge della reiterazione dell’errore e decide di porvi rimedio.

E vi assicuro che il rimedio, cioè scavare dentro se stessi e capire tante cose, è altrettanto doloroso.

Ma è un dolore necessario, come quando c’è bisogno di operarsi.

Gli altri tipi di genitori per me  non sarebbero nemmeno da contemplare perchè non dovrebbero nemmeno esistere.

Genitori egoisti, ipocriti, svogliati. Genitori alla ricerca della scorciatoia e del “male minore”.

Genitori che se ne sbattono della reputazione che hanno nelle teste dei propri figli e continuano a collezionare stronzate su stronzate fino a rendersi quasi schifati.

Io non so come sia possibile non  provare empatia per i propri figli.

Io provo empatia già con i miei animali e con le persone a cui voglio bene, sono cresciuta ponendomi una serie infinita di domande e colpevolizzandomi anche laddove non dovevo perchè cercavo sempre i motivi per i quali, ad esempio, qualcuno mi trattava male. Perchè?

Perchè è più facile credere che gli altri ci trattino male per colpa nostra che per colpa loro, se si tratta di qualcuno a cui teniamo.

Ma tutto questo poi porta ad intrattenere relazioni sbagliate con persone sbagliatissime, che spesso se ne approfittano di questo stato di cose per manipolare e portare gli eventi in proprio vantaggio.

Ho fatto un percorso molto lungo, che dura ancora, cammina ancora, per capire che le cose stanno molto diversamente da come sembra, che le cose non dovrebbero essere così complicate e che le cose sane, giuste, sono anche semplici.

Non cerco più le cose “strane”, avventurose, amiche conoscenti o partner di merda, cerco solo le persone “giuste” con cui poter interagire.

Ma il rapporto con il mio “nucleo generativo” resta complicato e pieno di contraddizioni.

Ladyboys

You should be stronger than me
You’ve been here seven years longer than me
Don’t you know you supposed to be the man?
Not pale in comparison to who you think I am
You always want to talk it through, I don’t care
I always have to comfort you when I’m there
But that’s what I need you to do, stroke my hair
‘Cause I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

You should be stronger than me
But instead you’re longer than frozen turkey
Why’d you always put me in control
All I need is for my man to live up to his role
You always want to talk it through, I’m okay
I always have to comfort you every day
But that’s what I need you to do, are you gay?
‘Cause I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

He said “the respect I made you earn
Thought you had so many lessons to learn”
I said “You don’t know what love is get a grip
Sound as if you’re reading from some other tired script”
I’m not gonna meet your mother anytime
I just want to grip your body over mine
Please tell me why you think that’s a crime
I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

You should be stronger than me
You should be stronger than me
You should be stronger than me
You should be stronger than me

Benvenuti nella nuova era!

Che era demmerda!

L’era dei Ladyboys.

Anche la povera Amy ci sarà incappata, a leggere le parole di questa canzone, canzone in cui, guardanpò, mi ci rivedo proprio alla stragrande.

Diciamo che se metto al vaglio una serie di esperienze mie e di amiche mi rendo facilmente conto che i ruoli di questa strana società sono sovvertiti e non si capisce più chi sia uomo, chi donna, chi sia in grado di più (o di meno) di provvedere ai bisogno dell’uno e dell’altro, della coppia e/o della famiglia o di un qualunque nuovo nucleo si vada a formare.

Colpa dell’emancipazione femminile?
Forse.

Più che altro, come sempre, penso che la verità stia nel mezzo della cosa.

La donna effettivamente ha avuto uno slancio nella società moderna che solo 50-60 anni fa poteva solo sognarsi.

Può essere a capo di aziende, gestire relazioni importanti lavorativamente parlando, diventare capo, boss, manager, e, nei casi più “normali” semplicemente provvedere alla propria famiglia portando uno stipendio a casa, in tanti casi uguale o persino superiore a quello di un ipotetico compagno.

Cosa è scattato quindi nel cervello maschile, a questo punto?

I ruoli è come se si fossero sovvertiti. O come se, in ogni caso, ci fossero stati dei “vuoti” nelle caselle addette all’uno e all’altra che non si sa bene come riempire.

L’uomo, immagino, stia lì a chiedersi quale è il suo ruolo “fondamentale”, a cosa serve la sua presenza in una famiglia, quanto sia in grado di dare supporto e “pane” ai propri cari.

E le risposte, sempre immagino, non credo siano troppo soddisfacenti, o magari a volte non esistono per niente.

In una fase di intermezzo di rimodellamento totale della società sicuramente qualcosa si è perso.

Troppi bambini crescono con i nonni o le bambinaie e troppe donne in carriera riescono, spesso anche non volendo, a far sentire frustrati i propri uomini che, quindi, cominciano a perdere qualunque tipo di certezze ed equilibri, macchiandosi di immani stronzate.

Ma è anche vero che questo è solo una minuscola faccia di questa figura a mille spigoli.

Non tutte le donne se ne fottono dei figli e non tutti gli uomini perdono il controllo dietro qualche gonnella solo perchè le mogli “sono meglio di loro” e in qualche modo devono rivalersi su se stessi.

C’è anche da dire che la quantità di bamboccioni e Peter Pan in calzamaglia alla veneranda età di 40 anni è enorme.

Persino uomini e donne con un lavoro piuttosto sicuro preferiscono rimanere sotto il tetto di mammà senza pagare l’affitto, con il piatto caldo a tavola sempre pronto, senza rendersi indipendenti, senza costruire, di fatto, nulla di concreto se non in potenza.

Che tipo di relazioni avranno queste persone?
Secondo voi…?
Una persona così calcolatrice o, peggio, opportunista, o peggio ancora, senza voglia di mettersi in gioco o rischiare o, ancora peggio (all’ennesima potenza) mai cresciuta, cosa avrà mai da dare, nel senso più puro e materiale ma anche spirituale del termine, ad un’altra persona e ad una relazione di coppia?

Complessi di Edipo e Complessi di Elettra a gogo.

Una cosa che, veramente, ha poco di divertente, se non nei primi, forse, 2-3 mesi di frequentazione.

La verità è che, poi, molto spesso gli uomini si appoggiano a questa condizione di cose:” avete voluto la parità dei sessi? E allora adesso prendetevene le conseguenze! Non potete fare le donne in carriera e poi volere pure un uomo con le palle, le due cose non collimano. Se volete il controllo non potete aspirare a un uomo d’altri tempi, i tempi sono cambiati “.

E’ vero, i tempi sono cambiati.

Ma questa può diventare anche una colossale scusa su cui sedersi.

Perchè se è vero che i tempi sono cambiati è anche vero che certe cose non sono cambiate affatto: non mi sembra che agli uomini vengano le mestruazioni, che siano in grado di partorire dei figli o di allattarli dai propri capezzoli. Come non mi sembra che alle donne siano cresciute le palle (almeno non quelle fisiche!) e che abbiano smesso di essere delle madri.

SI sono solo un po’ (con)fuse le mansioni.

Uomini che sanno fare anche da mamma e donne costrette, in tanti casi, a fare anche da papà, soprattutto quando, per un motivo o per un altro, si ritrovano sole.

Ma chi sono questi Ladyboys?

Uomini che hanno perso le palle sotto a qualche trinciatutto.

O a cui, forse, non sono mai cresciute.

Uomini che preferiscono restare a casa, con la scusa di fare quello che la donna non può fare VISTO CHE LAVORA, a bighellonare tra whatsapp e facebook per buona parte del tempo.

Qualcuno poi cucina, qualcun altro rimette le lenzuola a posto, qualcun altro ancora va a fare la spesa, o a prendere i bambini a scuola, ma nessuna di queste mansioni è strettamente necessaria o insostituibile.

Insostituibile è un uomo presente che, come la donna, si smazza e si fa il culo per provvedere alla propria famiglia.

Per non parlare poi di quelle specie di amebe che stanno lì solo per cercare qualcosa che rigonfi il loro ego in maniere spropositate.

Stanno lì ad attendere che si penda dalle loro labbra, quando spesso noi non abbiamo il tempo nemmeno di pendere dalle nostre. E c’è tutt’altro che ci pende, magari 😀 Tipo le balle, in proporzioni da pendolo di Foucault!

Che tra una manicure e una ceretta c’è il pagamento dell’affitto, delle bollette, il lavoro, spesso un altro e un altro lavoro ancora, la gestione burocratica di tante cose, l’auto, i controlli, le pulizie e la casa da tenere in ordine etcetcetc.

E allora che succede?
Che loro vanno a gonfiarsi l’ego altrove. Online e/o offline.

Altri uomini con cui mi è capitato di interagire si sono offesi nel momento in cui non avevo abbastanza tempo da dedicare a loro, soprattutto come e quando volevano loro.

Si sono offesi quando hanno visto che avevo troppe cose da fare e responsabilità da cui non potevo sottrarmi per pendere dalle loro labbra (e richieste) e si sono sentiti rifiutati o esclusi persino quando mi sono PERMESSA di dire:” vabbè dai invece di vederci adesso dammi un’ora“.

Non si capisce bene cos’è che vogliano, e in questo cominciano a somigliare tremendamente a quelle che, una volta, erano le donne: incomprensibili, volubili, uterine. Tra un po’ mi sa che ci toccherà constatare da qualche eco che l’utero comparirà anche nei meandri delle viscere maschili!

Vogliono il controllo? Sì ma solo per quello che vogliono loro.

Vogliono essere lasciati liberi? Si ma solo quando vogliono e come vogliono.

Vogliono una storia? Sì, ma che non sia impegnativa. Per loro almeno. Per la donna  anche sì, Altrimenti è una stronza.

:/

Sono talmente basita dall’ “offerta attuale sul mercato” dell’essere maschile che sono fieramente single, nonostante ci abbia provato e riprovato a intrattenere delle relazioni. Ormai sono talmente  decisa e sicura di quello che voglio che riesco a mandare a cagare chicchessia nel giro di pochissimo senza alcun senso di colpa o rimpianto.

Sarò diventata cinica, ma io a 34 anni il tempo non lo perdo più.

Non voglio sentirmi come Amy, una donna con un ladyboy, se proprio DEVO stare con qualcuno questo controllo che tanto mi sento in dovere di mantenere vorrei finalmente perderlo, rilassarmi, con qualcuno con attributi altrettanto giganti da potermi sostenere in tutti i sensi in cui un uomo può sostenere una donna.

Altrimenti vada per questa singletudine a sprazzi…

Meglio sprazzi di singletudine che sprazzi di vita! 😛

Il fidanzato che ti lascia ma non ti lascia

Ultimamente mi capita sempre più spesso di essere testimone di questo tipo di storie, ma da quando l’ho vissuta sulla mia pelle mi è tutto così chiaro che mi fa quasi ridere.

Per non dire tenerezza.

Per non dire tristezza.

Per non dire pena.

Due ragazzi si innamorano, cominciano una relazione, stanno insieme tanti anni. Lui conosce la famiglia di lei, lei quella di lui, gli amici diventano amici di entrambi e tutto funziona alla grande finchè uno dei due, generalmente, in questi casi, l’uomo, decide per qualche motivo di troncare.

I motivi possono essere tanti ma alla fine riconducono ad un’unica spiegazione: non è più innamorato.

Ora poco importa se non è più innamorato perchè deve pensare prima alla carriera, e cambia quindi le priorità, se non è più innamorato perchè lei non si depila più le ascelle e si trascura o se perchè avverte l’incontinente bisogno di trombarsi a sangue la nuova segretaria dell’ufficio. Qualunque sia il motivo la spiegazione è unica e sola.

Ma a questo punto può accadere qualcosa che cambierà per sempre le vite dei nostri protagonisti.

Lei comincerà, incredula, a farsi milioni di pippe mentali mentre contemporaneamente verserà lacrime amare in quantità industriale creando un sistema di nuovi fiumiciattoli e ruscelli tutto intorno.

Lui a quel punto comincerà a sentirsi ancora più una merda di quanto già si sentisse perchè lasciava il suo amore degli ultimi anni per le tette della segretaria o quel che era.

A quel punto in alcuni uomini scatta qualcosa dentro, una specie di senso di colpa estremo per il quale da carnefici si trasformano in consolatori, finendo per diventare i consolatori delle donne che loro stessi hanno lasciato! Una cosa folle.

Cominciano a blaterale che “non è come pensi“, che non è mancanza d’amore ma solo voglia di una pausa per ritrovare se stessi, per capire cosa si vuole dalla vita, per affermarsi e districarsi nel cattivo mondo del lavoro di oggi e blablablabla.

A quel punto le donne cominceranno a calmarsi: vedranno una possibilità, una luce in fondo al tunnel, la salvezza per la propria autostima e per la loro storia d’amore.

A volte noi donne ci facciamo sceme da sole, credendo a quello che facciamo in modo che ci venga detto. Atroce.

“Ah ma allora non è che non mi ama, è solo che deve affermarsi, che non si sente un uomo realizzato blablabla”.

Mentre la donna pensa tutto questo molto probabilmente l’organo genitale dei loro “amori” sta già visitando nuovi antri e nuove caverne.

Ma loro saranno bravissimi a nasconderlo, anzi.

Il fatto che lui&lei non sono più coppia non è nemmeno di dominio pubblico.

Lei, che crede di avere ancora una chance, non reputa utile dirlo, e lui che non vuole ferire lei farà altrettanto, rimarrà in silenzio, ma rivelerà solo alle sue prede nelle chat private e nei messaggi sul cellulare che è “single da poco, ma non ne fa pubblicità per non far soffrire la sua ex”.

E così passa il tempo, lui&lei continuano a sentirsi al telefono, a commentarsi pubblicamente su facebook, ad andare a mangiare sushi il giovedi.

I genitori capiranno poco, gli amici meno e le possibili amanti/new entry di lui ancora meno.

Non è chiaro statisticamente quante di queste coppie scoppiate continuino anche a scambiarsi effusioni e liquidi corporei, ma in molti casi questo avviene, ma senza impegno perchè “in realtà ci siamo lasciati“.

Un limbo senza fine.

La fine probabilmente arriverà quando lei scoprirà qualche intrallazzo di lui o quando qualcuno di questi intrallazzi vorrà qualcosa in più e lui non potrà darglielo.

Il fidanzato che ti lascia ma non ti lascia probabilmente vorrebbe dominare i suoi sensi di colpa, consolare e fare qualcosa di buono che cancelli quello che di cattivo ha già deciso, in realtà (lasciarsi), diventando contemporaneamente consolatore e carnefice. Una cosa impossibile quanto dannosa.

Donne, è arrivato l’arrotino!

No, scusate, volevo dire, DONNE, consolatevi da sole o con un bel meccanico sudato e sporco di grasso, ma non lasciate che succedano queste cose: state tranquille, nel momento esatto in cui un uomo vi lascia sa già dove infilare il proprio membro o sogna già dove farlo, nonostante tutte le carinerie che vi potrà dire e le (finte) delicatezze che potrà avere.

Se vi lascia e va a farsi i cazzi suoi non dategli la possibilità pure di riscattarsi al momento, anche dicendogli magari “ti aspetterò per sempre“, perchè il per sempre è lungo, e magari nel frattempo il meccanico si fa una doccia e scoprite che è ancora più carino!

Per le aspiranti nuove donne degli uomini che hanno lasciato ma non hanno lasciato invece dico:  evitateli come la peste bubbonica complicata da una polmonite virale. Non c’è da ricavarci nulla di buono. Diventate amiche delle loro vittime e uscite a bere una birra insieme, è meglio!

Pensierino della sera

Mentre aspetto mia sorella in macchina mi rendo conto che un pensiero mi ha folgorato.

E l’ho unito a quello che mi ha folgorato stamattina mentre lavavo i piatti.

Un motivo non é una giustificazione, é solo un movente.

E nessuno che ti ami davvero ti farebbe mai del male di proposito.

Magari detto cosí sembrano ovvietá, ma a volte quello che ci manca é proprio il senso dell’ovvio, con tutti i ragionamenti filosofici che ci facciamo, ormai quasi di routine, preferendoli a quelli pratici della semplicitá. 🙂

Tutto qua, buone feste a tutti!

The Ciucia Power

ciucia power

Luomoprimadellaciucia è un elemento fondamentale della società: romantico, pieno di complimenti da elargire che fioccano dalla bocca come rossi petali di una rosa infinita, gentilezza e cavalleria, sogni e promesse di un futuro radioso e di sentimenti mai provati prima… un sogno ad occhi aperti.
Quando poi, invece, gli occhi si chiudono, si trasforma nell’essere più immondo che la Terra possa ospitare (quasi sempre): luomodopolaciucia.

Luomodopolaciucia è strafottente, egoista, assente, puntiglioso; il suo gioco preferito è tenere la preda sulle spine per farle credere (ma in realtà non lo sa manco lui, e non sono rari i casi in cui nessuno se lo caga di striscio o è lui a rincorrere le gonnelle delle donzelle impegnate a fare altro) che come lei ce ne sono centomila altre pronte a pendere dalle sue labbra (e dai suoi attributi). E’ l’incubo che nessuna dovrebbe fare, l’aspettativa che tutte hanno ma sperano di non realizzare, la speranza fallita che “questa volta sarà diverso”.


“The Ciucia Power” trasforma esseri adorabili in diavoli ributtanti!
Donne, giovanette, ragazze, sentite a me, ASTIPATAVELL!

” L’amore è un’azione e non uno stato ” (cit.)

Per puro caso mi sono ritrovata a sfogliare le pagine di “La verità è che non gli piaci abbastanza“, libro che chi mi segue da anni sa bene che mi ha aperto la mente in passato e mi ha aiutato a affrontare momenti difficili (se cercate nel blog trovate milioni di post ispirati e non).

E mi è saltata davanti agli occhi questa frase, che avevo all’epoca sottolineato, che vedete in cima come titolo.

Insieme a tante altre cose, che forse stasera mi hanno fatto effetto più di quanto avrebbero fatto magari qualche tempo fa.

 

E la sensazione che ho provato è stato un mix tra “come ho fatto a dimenticarmelo?” e “è proprio vero, è proprio così“.

 

L’amore, sotto qualsiasi forma si presenti, è un’azione e non una condizione.

E quando le azioni non corrispondono alle parole o quando non c’è la reale volontà da una parte o da entrambe le parti di salvaguardare e preservare questa cosa delicata e preziosa che si ha tra le mani c’è sicuramente qualche domanda da porsi…

Dove finisce la comprensione amorevole e comincia lo zerbinaggio?

Dove finisce il sano sacrificio per salvare qualcosa di molto più importante e comincia la spersonalizzazione e la manipolazione indotta?

Diciamo che le situazioni tipiche sono piuttosto facilmente incasellabili e schematizzabili:

  • Lui ha la mutanda in testa e se lei gli calpesta i coglioni e poi li straccia via con un calcio non dice niente per paura di farla arrabbiare (come se poi arrabbiandosi potesse fare qualcosa che sia anche lontanamente peggiore!)
  • Lei ha il boxer in testa per cui anche se lui la usa come zerbino per pulirsi le scarpe (sporche di merda) o va a letto con altre non se la sente di lasciarlo e trova a se stessa milioni di motivi per cui giustificarlo e anzi, quasi attribuire la colpa a se stessa! (Applausi)
  • L’emancipazione della donna in alcuni casi ha generato situazioni insane per cui la voglia di prevaricare l’uomo e distoglierlo dal suo ruolo di “capofamiglia” è tutto quello che c’è, il rapporto diventa quindi  qualcosa di confuso in cui non si sa bene chi ha il ruolo di chi e di cosa, e o c’è un totale svilimento da parte dell’uomo e della sua personalità o si genera un rapporto basato sulla competizione che difficilmente poterà le gioie e la luce che ci si aspetta da una relazione sana
  • L’uomo padre-padrone che la donna sia emancipata o meno non se ne frega: deve comandare lui. In qualunque momento il suo ruolo di “uomocapofamiglia” viene messo in dubbio la sua reazione può anche essere insana e/o durissima, ma non importa: lui è l’uomo e può tutto.
  • La più triste, passivamente parlando, delle situazioni è quella in cui l’immagine è ben descritta da una tipica scena: lui e lei a cena insieme, entrambi al tavolo con il proprio smartphone, non parlano, non si guardano negli occhi, non si sfiorano, hanno entrambi gli occhi abbassati sugli schermi e, senza guardare, al massimo si commentano e raccontano a vicenda cosa succede dall’altra parte dei loro display. Non c’è un limite o un range d’età, sono le classiche coppie che stanno insieme perchè è sempre stato così magari e sempre così sarà, o che stanno insieme per non stare soli, o per riempire il tempo mentre aspettano qualcun altro che li sconvolga al punto da rischiare qualcosa in più, sono storie morte o mai nate dove le emozioni si pagano a tanto al chilo.

 

Le caselle però, ovviamente, dobbiamo immaginarle come fluide, gommose, morbide insomma, così morbide e fluide da potersi mescolare attraverso gli angolini e i bordi tra loro, generando caselle mix, o addirittura nuove caselle.

Il mondo è così vario che non è pensabile chiudere in scatole le cose, anche se l’essere umano ci prova sempre a incasellare tutto perchè sembra sentirsi più al sicuro così.

 

La sostanza però, e ritorno al titolo, è che l’amore non è una condizione, ma un’azione.

L’amore non dovrebbe creare competizione ma unione.

Non dovrebbe generare sfide nè con gli altri nè con se stessi ma complicità.

L’amore non dovrebbe essere amaro.

L’amore non dovrebbe far pensare a caselle, a mutande in testa, a zerbini, semplicemente dovrebbe essere il motore che ci spinge a comportarci rispettosamente e amorevolmente verso una o più persone, a seconda dell’amore che condividiamo (che possa essere familiare, di coppia, di amicizia).

 

All’essere umano piace tanto definirsi complicato e misterioso, con una mente che guarda nell’abisso per quanto è contorta, ma la verità è che i sentimenti sono una cosa semplice, e dovrebbero esserlo sempre.

 

In linea teorica funziona tutto.

Il discorso fila che è un piacere.

Senso di responsabilità-Gentilezza-Amorevolezza-Attenzioni-Cure per l’altro-Complicità-Fiducia-Appagamento-Gioia-Vita migliore (e non peggiore)

e potrei continuare per ore e ore e righi e righi.

Ma come si passa dalla teoria alla pratica?

Come si capisce veramente in che situazione ci si trova profondamente?

Davvero il “vaffanculo-ciao-addio” suggerito da Greg ne “La verità è che non gli piaci abbastanza” sarebbe la soluzione a tutte le storie tristi o con cattivi presupposti? E dopo il “vaffanculo-ciao-addio” cosa si prevede? In alcuni, rarissimi casi, miracoli da (NON) prendere in considerazione. In tutti gli altri, un cambio radicale di vita e di scelte.

Con la consapevolezza che l’amore non è astratto ma si “vede” nelle azioni degli altri.

 

 

E voi che ne pensate?
Buonanotte

Quando finisce un’amicizia finisce davvero?

Mi è capitato più di una volta negli ultimi anni di dover dire addio a qualcuno che avevo reputato una persona fondamentale nella mia vita almeno per qualche anno.

Tutte le volte, è successo qualcosa che ci ha fatto incazzare indiscutibilmente, e ci ha fatto allontanare.

Poi sono capitati momenti in cui ci si è anche riacchiappati, ma fondamentalmente per poi scoprire che quello che era successo aveva cambiato completamente le carte in tavola: l’interazione non era più la stessa benchè l’affetto fosse rimasto e fosse rimasto vivo.

 

Qualche volta invece, non è successo nemmeno questo, mi limito a guardicchiare i profili facebook o i blog di persone con cui non ho più alcun contatto, e cerco di capire dalle poche cose scritte o dalle poche informazioni e foto visibili pubblicamente come va loro la vita… A volte scopro cose che mi fanno piacere, altre volte il contrario, ma fondamentalmente è solo attraverso il web che io riesco a farmi un’idea, e chissà se pure sbagliata, perchè nè io nè la controparte dopo aver pronunciato, con virulenta rabbia, il saluto finale, abbiamo forse voglia di superare il troppo orgoglio nel cercare una nuova occasione di contatto, o forse, peggio, non ce ne frega più di tanto in realtà nè di superarlo nè di contattarci e ci bastano quei piccoli elementi fornitici dalla connessione ad internet.

 

Ma la verità sapete qual’è? E’ che al di là degli orgogli e dei contatti blandi o inesistenti, se queste persone le ho reputate davvero amiche/sorelle per me continuando ad esserlo lo stesso, dentro di me, proprio come se smettessi di parlare con una sorella per qualche ragione, e ci allontanassimo, ma il sangue resterebbe lo stesso. Con loro il legame è diverso, ovviamente, non è di sangue, ma è un filo indistruttibile che, per quanto mi riguarda, non si spezzerà probabilmente mai.

Ci sarà sempre un momento in cui penserò a loro o alle fette di vita passate insieme, ci sarà sempre un momento in cui sentirò forte l’affetto nei loro confronti e andrò a sbirciare, armata di tastiera e mouse, le loro vite online, ci sarà sempre una piccola parte del mio cervello (del mio cuore?) che si interrogherà su quello che ci ha allontanate e a volte dubiterà anche dell’orgoglio, magari vincendolo, domandandosi se sia la cosa giusta poi contattarsi, e credo che questo implichi una cosa: durante la nostra vita noi conosciamo centinaia, forse migliaia di persone, ma ci sono quelle che lasciano il segno, sempre.

Se nel corso della vita ci saranno altre evoluzioni io questo non so dirvelo, ma sicuramente posso dirvi che sono contenta che, nonostante tutto, a volte la rabbia non riesce a coprire di merda tutto-ma-proprio-tutto e lascia impuzzolentire anche le cose più belle, certo, ma non le distrugge (tanto per fare un paragone di merda! 😉 ).

Sarebbe bello sapere cosa ne pensano loro, oltre che voi, ma non importa.

“Amore” è una parola grossa, e molte volte non ci si rende conto che la malinconia e la voglia che “tutto torni come prima” in realtà sono sentimenti fuorvianti e anche un po’ immaturi ed egoisti. Niente può tornare come prima perchè tutto evolve, e meno male che funziona così, però possiamo guardarci indietro con un sorriso ed essere grati per quei momenti belli o pieni di scleri e risate passati con persone a cui abbiamo voluto e ancora vogliamo bene, anche se ormai quei momenti non ritorneranno più, nè ce ne saranno, probabilmente, di nuovi con gli stessi presupposti e affetti.

Non dobbiamo avere paura, come apprendevo ieri, di lasciare “la zona di comfort” per esplorare quello che c’è al di là dei nostri desideri, delle nostre sicurezze, delle nostre piccole dighe che ci trincerano dietro muri di cemento che sono sì inespugnabili, ma che anche non ci permettono di sperimentare e evolvere, ristagnando in situazioni che appaiono convenienti… Il passato, il presente e il futuro sono fluidi e si mescolano e influenzano continuamente, e noi dobbiamo essere capaci di vivere tutto questo in sintonia con noi stessi e con il momento unico e particolare e irripetibile che “accade”. Ora, proprio ora.

Chiuso per ferie

Non fate mai promesse con le parole. Fatele con i fatti.
“Ci sentiamo dopo”, “Ci vediamo domani”, “Voglio un figlio con te”, “Ti amo”. Parole.

Chiamate direttamente dopo, correte sotto al palazzo direttamente domani, date tutti voi stessi mentre fate l’amore senza freni, scioglietevi, non frenatevi, non dite ti amo, amate e basta.

“L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l’esame, poi ti spiega la lezione.” (O. W.)

Ci sono milioni di cose che ho imparato da quando sono nata, negli ultimi anni e anche negli ultimi mesi,giorni, momenti…

E una di quelle più importanti è che le persone non solo si vedono “sulla distanza”, temporale intendo, ma anche nella libertà.

E’ quando qualcuno è veramente libero di scegliere e di agire senza “filtri” che si rivela davvero per chi è.

Una volta mi ricordo una ragazza mi disse, “lascia una persona libera altrimenti non sai mai se sta facendo quella cosa perchè glie lo hai detto tu o perchè voleva così” ed aveva ragione. Ha sempre avuto ragione, e io l’ho sempre saputo.

Ho imparato che è esattamente così. Che a volte si entra in spirali dove le persone fanno le cose solo perchè costretti da altre persone, o dalle circostanze, o semplicemente per non essere rotti le balle, cose che però nel momento in cui sono liberi di scegliere, liberi da condizionamenti esterni, liberi di agire, non fanno, o addirittura rimangiano.

Ho imparato che non serve chiedere, pretendere, che non serve tentare di far capire determinate cose alle persone, perchè quelle stesse persone se hanno la delicatezza o il pensiero di pensarci da sole, non hanno bisogno di nessuna costrizione o di nessuna spiegazione… quello che va fatto lo fanno da soli. E soprattutto, se fanno qualcosa quando si sentono costretti, appena ne avranno l’occasione torneranno indietro su quell’azione/scelta perchè non era loro, non era personale, era di qualcun altro.

Ho sempre pensato che si riceve esattamente nella stessa misura in cui si dà, e come si dà, ho sempre pensato che non esiste il rispetto a priori, ma che il rispetto si guadagna, sempre, ed è reciproco, sempre.

Ma ci sono casi in cui questo non succede. Casi in cui si dà A e si riceve B. Casi in cui viene preteso A ben consci di dare in cambio però B, o addirittura Z.

Per cui le cose sono ancora meno semplici di come pensavo.

Non ha senso idealizzare le persone, o aspettarsi da loro di ricevere in cambio quello che loro chiedono a noi, non ha senso chiedere a nostra volta, e non ha senso spiegare troppe cose… le persone si rivelano per quello che sono nel tempo, e l’unica saggia cosa che possiamo fare è stare a guardare, e capire se quello che vediamo ci piace o no, se è giusto o no e soprattutto se è compatibile con noi o no…

Non c’è molto altro da dire o da filosofeggiare, è tutto estremamente semplice, così semplice che lascia l’amaro in bocca e un grande senso di delusione a volte, delusione forse più verso noi stessi che per gli altri, perchè, almeno per quanto mi riguarda, mi rendo conto di aver sbagliato così tante volte atteggiamento e di essermi illusa così tante volte che le cose stavano in una certa maniera, che poi disilludermi è stata la batosta più grande, ma anche l’esperienza da cui ho imparato di più.

Come l’amore, anche il rispetto non si chiede, si prova. Si sente.

E quando non è così, nessuno può costringere ad amare nessuno, esattamente come nessuno può costringere a rispettare nessuno.

E ho imparato un’altra cosa, che noi non vediamo il mondo come è, ma come siamo (cit.).

Per cui quando qualcuno ci imputa di qualcosa che non abbiamo fatto, o di intenzioni che non avevamo nel fare qualcosa, è perchè sono loro ad avere la coscienza sporca.

Un fidanzato molto geloso ad esempio, verso una fidanzata che magari non fa nulla di quello che lui le accusa, è al 99% uno che fa esattamente quello che teme di ricevere dalla propria fidanzata.

E’ curioso, ma è spesso così…

Naturalmente quando ci sono legami, relazioni, sentimenti di qualunque natura, questo discorso è più difficilmente applicabile soprattutto fin quando si è “dentro”, ma penso sia una cosa da tenere bene a mente sempre, per il futuro di qualunque rapporto affettivo, familiare, etc…

Se si vuole ottenere rispetto si deve sicuramente dare lo stesso rispetto, ma non è una cosa che si rivela in automatico al 100%. A volte quando si vuole bene si può scegliere di dare senza nulla pretendere in cambio,  a patto però che poi non venga richiesto un rispetto diverso da quello che poi si offre.

Lì abbiamo sempre, costantemente, continuamente e divinamente la possibilità di mandare a fanculo chicchessia!

E c’è un’altra cosa che ho imparato… che la vita è fatta di bivi, di scelte, di incastri, di conquiste ma anche di rinunce… Per conquistare qualcosa si deve rinunciare a qualcos’altro, e questo ci dà una misura di quanto poi qualcosa ci interessi davvero… o di quanto agli altri interessi qualcosa davvero…

In fondo, chi vuole tutto non vuole niente in particolare…

Non è quando tutto va bene che possiamo capire come stanno davvero le cose, in mare calmo so’ tutti marinai, è durante la tempesta che possiamo veramente farci un’idea di tante cose come stanno…

MiPiace/NonMiPiace

Mentre sparano i consueti fuochi rompicoglioni e cafoni che mi fanno sclerare i cani tutte le sere, ho pensato di stilare una lista delle cose che mi piacciono e che non mi piacciono, così da fare un po’ di ordine nel mio cervellino attualmente troppo scombinato.
Non sono mai stata una persona instabile o con idee confuse, o che ha preso decisioni opposte nell’arco di pochi giorni, eppure mi rendo conto che ultimamente è quello che sono diventata, e non per voglia mia, e la cosa non mi piace per niente, ho perso completamente l’equilibrio e il controllo di molte cose, una su tutte, oltre i chili che ho perso: me stessa.

MiPiace
Mi piacciono tanto gli animali, il loro essere svincolati dalle nostre idiote sovrastrutture mentali, la loro mancanza di ipocrisia, il loro essere sempre veri, naturali, nel bene e nel male, il loro linguaggio che si può imparare a tradurre e capire, le loro piccole e grandi e anche enormi vite racchiuse nei loro corpi, i loro pensieri, le loro indoli.
Mi piacciono molto le patatine fritte, salate al punto giusto, e i pop corn.
Mi piacciono i friarielli, che abbiamo solo qui a Napoli 🙂
Mi piace Napoli, con tutte le sue contraddizioni e con tutti i suoi difetti, ma adoro il suo essere enorme (ancora mi ci perdo dentro e non mi vergogno a dirlo), il suo contenere tante realtà diverse, il suo essere “piena”.
Mi piacciono le persone vere, sincere, che non hanno nulla da nascondere perchè sono a posto con se stessi e non si vergognano di nulla e non temono nulla.
Mi piacciono le persone che sono a posto con se stesse e che nel loro equilibrio fatto magari non di felicità pura, ma almeno di serenità, hanno il tempo e il posto per riempire le vite degli altri in maniera positiva e propositiva, lontani da tanti schemi prestabiliti e da tanti legami “gerarchici”, lontani dal “rispetto a priori del potere” o “degli affetti” o della “religione” o di qualsiasi altra cosa, mi piacciono le persone che si creano una loro indipendente identità senza fanatismi e senza appartenere a nessuna categoria eccetto quella in cui si trovano davvero bene: “se stessi”.
Mi piacciono le casette singole, magari di legno o di pietra, con il giardino, con i muri che non confinano con nessuno e che sono libere da finestre dalle quali i vicini si possono appostare per spiarti quando non hanno un cazzo da fare.
Mi piace il chupa-chups panna e fragola, è il mio preferito. O perlomeno lo era non lo mangio da secoli 🙂

Mi piace fumare tabacco.
Mi piace la coerenza intelligente, e non l’iperfilosofeggiamento e svisceramento delle cose che porta soltanto confusione e privazioni esagerate e, credo, anche inutili, troveremo sempre qualcuno che può darci dell’ “incoerente” su qualcosa (essendo vegetariana da 15 anni ormai, tengo na scuola fatta in materia!), l’importante è essere coerenti con se stessi.

Mi piacciono le persone che dicono come fanno e che fanno come dicono.
Mi piacciono le promesse mantenute, mi piacciono le mamme col pancione, le belle fotografie che mi smuovono qualcosa dentro, i quadri strani, i disegni colorati, le immagini con quel colore seppia che rende tutto antico.
Mi piacciono le persone che chiedono esattamente quello che danno, o che non chiedono nulla, e ricevono tanto proprio per questo, e quando non ricevono nulla possono dire “vabbè almeno ho capito con chi ho a che fare, è nella libertà che si vedono le persone”.
Mi piace il Sud di questo Paese, mi piace la primavera e la parte iniziale dell’autunno, dove i tempi sono freschi ma non freddi, caldi ma non soffocanti.
Mi piace la matematica, l’astronomia, mi piace l’università anche se non l’ho mai potuta finire e chissà se ci riuscirò, mi piace studiare quello che mi piace, mi è sempre piaciuto andare agli esami preparata quanto più, anche per poter contraddire qualche professore stronzo, mettendolo in difficoltà, perchè non è che perchè sta dall’altro lato della cattedra che è Gesù Cristo e può fare il cazzo che gli pare e trattare gli altri come merda.
E mi piacciono i professori preparati e umani, da cui c’è tanto da imparare.
Mi piace la vita umile, senza pretese, mi piacciono le persone umili ma non i falsi modesti.
Mi piace la musica.
Mi piace cantare.
Mi piacerebbe aver avuto l’occasione e il coraggio per approfondire questa cosa, e mi piacerebbe aver avuto il tempo e il modo di poter imparare a suonare il Pianoforte, che è uno strumento che quando sento suonare mi dà i brividi.
Mi piace Tori Amos.
Mi piacciono Jeff Buckley, i film (pazzi) di David Lynch (che non sempre capisco :P), Batman, Christian Bale e L’Uomo Senza Sonno, Jim Carrey e le sue facce strane, gli smalti colorati, la pizza. Napoletana però!
Mi piace “Paranoid Android” dei Radiohead.
Mi piacciono i capelli lucidi, lunghi, colorati e non, ricci ma pure lisci, mi piacciono le ragazze un po’ acqua e sapone, i colori vivaci o metallizzati, mi piace la VolksWagen Polo che mi hanno rubato qualche anno fa 😦

Mi piace l’amore, quello che non minaccia, quello che non fa soffrire, coscientemente almeno, quello che migliora la vita, quello per cui vale la pena vivere e pure morire. Mi piace quando qualcuno sbaglia e sa farti capire quanto è pentito da come ti dimostra di rimediare.
Mi piace la tranquillità. Anche il casino e il bordello quando ci vuole, ma mi piace tutto nella misura in cui fa bene e non fa male.
Mi piace la vita, in quei meravigliosi piccoli temporanei momenti in cui la assapori davvero, e sei felice di essere vivo.

NonMiPiace
Non mi piacciono le bugie. Questo su tutto.Non mi piacciono i fuochi d’artificio e le bombe a mano sparate cafonamente dalle ville qui intorno per compleanni e comunioni, TUTTE LE SANTE SERE, che mi fanno sclerare i cani e sobbalzare dalla sedia. (O dal letto)

Non mi piace l’ipocrisia, il fingersi qualcun’altro o il fingere sentimenti diversi da quelli che si provano “per circostanza”.
Non mi piace la violenza gratuita, fisica e psicologica.
Non mi piace chi pretende in modo diverso da come dà.
Non mi piace chi ha la mentalità così ristretta da diventare cattivo.
Non mi piace il rispetto dell'”autorità”, che sia politico, familiare o di gerarchia, a priori, perchè il rispetto va sempre guadagnato, e non siamo pecore al pascolo di nessuno.
Non mi piacciono le persone che sono capaci di fare del male agli animali senza il minimo rimorso.
Non mi piace che gli animali, molti, siano considerati cibo.
Non mi piace che in molti paesi orientali la fame li costringa a mangiare i cani.
Non mi piace il traffico nazionale e internazionale che c’è dietro al “volontariato” di molte associazioni “animaliste” che invece smerciano animali per poi farli finire all’estero nei laboratori di vivisezione.
Non mi piace l’uomo/padrone, che rinchiude la donna in una prigione di vetro e che però poi si comporta come cazzo gli pare. A lui tutto è dovuto, lei se mette il naso fuori casa è automaticamente lapidata.
Non mi piacciono i soliti discorsi idioti “ah sei vegetariana? Ma perchè le carote non soffrono?” o “è dai tempi delle caverne che l’uomo mangia la carne”. Allora levati i vestiti marcati Nike, mettiti il pellicciotto attorno agli zebedei, abbandona i comfort, vai a vivere in una caverna, munisciti di clava, vai a ammazzare qualche animale, corri a piedi scalzi, ferisciti, ammazzalo, squartalo e mangiatelo. Altrimenti non rompere i coglioni.
Non mi piacciono i bigotti. Potrei morire in questo istante, non mi sono mai piaciuti.
Non mi piacciono gli omofobi, non mi piacciono i moralisti, non mi piacciono i falsi modesti, che nascondono solo una spropositata superbia.
Non mi piacciono le ragazze che parlano con parole tipo “perdindirindina” o “accipicchia”, Biancaneve è passata di moda da un po’, e pure il principe azzurro. Ora va di moda quello Marrone 🙂
Non mi piace il caffè che esce dalla macchinetta espresso quando dentro ci si mette il caffè per la moka. “Il caffè è un piacere se non è buono che piacere è” 🙂
Mi piace risparmiare, ma non troppo, non mi piace risparmiare sulla salute o su piccoli sfizi che ogni tanto ci si può permettere.
Non mi piacciono i soprusi, gli sfruttamenti, e ODIO le ingiustizie. Mi ribolle il sangue nelle vene quando vedo qualcosa che non è palesemente giusto.
Non mi piace quando succedono cose brutte alle brave persone.
Non mi piace il vittimismo esagerato, la ricerca esagerata di attenzione, non mi piace la gente che sa di avere un problema e non lo ammette. Per farsi aiutare la prima cosa da fare è chiedere aiuto, e volerlo quell’aiuto.
Non mi piacciono le “pecore” (con tutto il rispetto per le pecore), non mi piace chi fa le cose ben sapendo che sta sbagliando con la scusa che tanto “dopo chiedo scusa e sarò automaticamente perdonato”. Il perdono è un lusso, non è dovuto a nessuno. Chi rompe paga, poi chi viene perdonato è fortunato, chi viene perdonato tante volte è fortunatissimo, chi viene perdonato troppe volte forse è un po’ stronzo e/o opportunista del buon cuore delle persone.
Non mi piacciono i paesini troppo ricchi e troppo lontani dalla città, forniscono alle persone una visione della realtà alterata, che cozza (no il mìtile 😀 ) con la vita quotidiana di tutti i giorni, e fa mancare tanto di umiltà e di “restare con i piedi per terra”.
Odio i bambini viziati che saranno gli adulti stronzi e incapaci del domani, odio i bambini abbandonati a se stessi dai genitori a baby sitter e insegnanti privati vari, che saranno gli adulti frustrati e alla ricerca d’amore perenne del futuro.
Odio la violenza. Sui bambini, sugli animali, sulle persone. Odio gli schiaffi, i pugni, i calci, le pietrate, le strette forti fino a far uscire i lividi, le mani alla gola con le dita che premono. Odio i gesti violenti che rimangono solo gesti, odio i gesti violenti che diventano azione.

E odio la me stessa che a volte ha fatto molte delle cose che ho elencato. Ma mi piace la me stessa che si mette in discussione, si autofustiga, e impara tanto, innanzitutto proprio da questi errori.

Non mi piace guadarmi da fuori e perdere stima di me stessa, mi piace rialzarmi e stringere i pugni, e fare quello che si deve fare.

Non mi piacciono gli scatti d’ira, le situazioni troppo confuse e complicate, le persone, uomini e donne, senza palle.

Non mi piacciono le persone che non sanno scegliere, perchè chi non sa scegliere vuol dire che non ha nemmeno le idee chiare su cosa vuole, e vuol dire che il suo istinto animale non gli fa scegliere nulla di preciso, che non c’è nulla che davvero abbia la prevalenza su tutto e gli interessi davvero, senza cui non può vivere…
Non mi piacciono i film in streaming quando si vedono o si sentono male, ma mi sono dimenticata di dirlo prima, mi piace tanto il Cinema, e anche qualche serie TV seria 🙂

Non mi piace la speculazione sulla salute, non mi piace la TV spazzatura, la disinformazione, lo “stato di pecore” che accetta tutto quello che passa il convento,non mi piace il mondo della politica che ormai è un puttanaio e un posto dove capire bene solo come accumulare danaro e troiaggio, come imbrogliare e come rompere le palle, addirittura ammazzare, chi magari RARAMENTE fa questo lavoro come missione.
Mi piace la tecnologia, ma con moderazione, mi piace internet, tanto, ma senza dipendenza, non mi piacciono i bimbominkia, le foto dentro ai cessi, e con facebook ho un problema perchè mi piace e non mi piace.
Non mi piace la prepotenza, non mi piacciono i genitori possessivi,tanto che sono possessivi a fare, primm’ o poi anna murì, e na vot ca so muort ai figli cosa lasciano? Solo solitudine e rimpianti. Non mi piacciono i figli repressi e/o succubi.
Non mi piace chi non sa far valere le proprie idee, chi non sa farsi valere o chi non sa farsi rispettare.
Non mi piace troppa solitudine, ma mi piace la solitudine, amo il ritiro in se stessi e con se stessi, la vita solitaria (ma non troppo), quelle piccole cose che però rendono i momenti “grandi”, una tazza di tè davanti a un bel film, stare sotto al piumone quando fuori piove, poter collegarsi ad internet dal letto con il cellulare, cosa impensabile fino a qualche anno fa, camminare a piedi nudi per terra quando i cani non hanno fatto la cacca in giardino 😀
Mi piace l’amicizia vera, le connessioni con le persone giuste, l’empatia, mi piace “pochi ma buoni” e non mi piace “tanti a cazzo di cane”.

Alla fine mi sono persa, ho cominciato a scrivere di cose che mi piacciono anche nella parte del NonMiPiace, e questo mi fa capire una cosa: che la vita vale sempre la pena di essere vissuta, e che tutto insegna a godersi al meglio quei pochi brevi attimi di serenità e di tranquillità per cui respiriamo e da cui traiamo energia per tutti gli altri momenti, anche quelli più tremendi, dolorosi, che ti squarciano il petto e ti dividono il cuore a metà.
Buonanotte.

Running over the same old ground… what we’ve found? The same old fears…” (P.F.)