Zombie al microscopio

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No, non si parla di The Walking Dead, nonostante sia l’argomento del mese. Parliamo del mito degli zombie: cosa riguarda, cosa nasconde e, soprattutto, cosa svela.

Da quando ho cominciato il rewatch di X Files, per approdare poi ancora più pronta e preparata alla nuova miniserie che si è appena conclusa (da fan sfegatata quale sono sin dai tempi del liceo) mi sono resa conto che Chris Carter è un genio ancor più di quello che ricordavo, perchè ogni singola puntata, perlomeno delle prime serie, prende spunto da risvolti scientifici o leggende realmente tramandate nei posti più svariati della Terra. Ho deciso così di aprire una nuova categoria di articoli su questo blog: “X Files Inspiration” 😀

Per primo, ho deciso di indagare sul “fattaccio zombie“.

Attraverso un’analisi scientifica dei fenomeni è possibile, oggi, guardare con occhio diverso quello che ieri appariva inspiegabile, leggenda.

Si sa, l’uomo ha un rapporto particolare con ciò che non comprende, lo demonizza o lo osanna, a seconda dei casi: è questa la radice delle religioni, delle scaramanzie e delle tradizioni più antiche per molti popoli.

Ne hanno parlato le storie tramandate da padre in figlio, la letteratura,la tv, ma in pochi possono dire di aver avuto a che fare con queste entità sul serio, a parte Mulder e Scully, ovviamente 🙂

Ma non si può parlare di zombie senza parlare di Clairvius Narcisse.

Clairvius, un contadino haitiano, venne ricoverato in ospedale nel ’62 a causa di una violenta febbre, nevralgie e sangue che gli usciva dalla bocca. Provava una sensazione strana, come se una marea di insetti camminasse sulla sua pelle. Morì due giorni dopo, come dichiara il suo certificato di morte, e venne seppellito. 18 anni dopo, nel 1980, Clairvius ricomparve al mercato, girovago tra le bancarelle, dove riconobbe la sorella Angelina. Lei non credette ai suoi occhi finchè lui non le raccontò dei particolari privati della loro infanzia.

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Clairvius Narcisse

Fu nel 1982, grazie a Wade Davis, un etnobotanico di Harvard, che si cominciò a far luce sulla faccenda. Intersecando i racconti di Narcisse e i dati che riuscì ad avere in suo possesso, Davis formulò una teoria. Narcisse era convinto che i mandanti della sua “zombificazione” fossero i fratelli, con cui non era in accordo in merito alla vendita di un terreno. Ricordava altresì di aver presenziato coscientemente alla sua “morte” senza poter far nulla, non riuscendo a gridare, parlare, muoversi; era stato cosciente persino durante la sepoltura. Estratto dalla fossa da qualcuno, ricordava di essere stato condotto in una piantagione di cotone dove lavorò in schiavitù per due anni, costantemente drogato e semi-incosciente. La morte del padrone fu una buona scusa per fuggire, ma la memoria era scarsa e appannata per cui girovagò per anni prima che le droghe esaurissero del tutto il loro effetto. La sensazione, poi, che fosse stato tradito dalla sua stessa famiglia lo aveva scoraggiato dal tornare nella sua terra. Davis annotò questa storia una volta arrivato ad Haiti per procurarsi la “polvere zombificatrice” dai bokor, gli sciamani dediti a queste pratiche. Lo studioso riuscì a guadagnarsi la loro fiducia presenziando a cerimonie piuttosto cruente, comprando poi 8 diverse polveri zombificanti che analizzò. Il contenuto fu sorprendente: frammenti di rospi e di pesce palla, autoctono delle acque di Haiti, ossa e cadaveri umani, ragni, lucertole e piante urticanti.

  • La pelle del rospo è un potente antidolorifico, più della cocaina, che può anche uccidere (bufotossina).
  • Il veleno proveniente dal pesce palla (Fugo) è la tetrotodossina, anch’essa una potente neurotossina “pain-killer” (160mila volte più della cocaina), più tossica del cianuro. E’ in grado di portare ad un repentino coma, che talvolta finisce in morte (i cuochi giapponesi sono specializzati nell’estrarre il veleno da questi animali prima di cucinarli, eppure si registrano ancora casi di intossicazioni).
  • La Datura è una pianta che, in alcune sue specie, può rivelarsi particolarmente allucinogena, spingendo anche verso perdita di memoria a lungo termine, paralisi e morte.

Una combinazione di questi ingredienti sarebbe causa di una morte apparente, con respiro e battito cardiaco così flebili da confondere persino i medici. Ad Haiti, inoltre, le sepolture avvengono molto velocemente a causa del caldo, e le condizioni comatose rendono possibile una sopravvivenza nel sarcofago, per le vittime dei bokor, anche per 8 ore. Il mistero sembrava risolto, ma ulteriori sviluppi trasformarono le certezze in nuove incertezze.

Gli studi di Davis, infatti, vennero confutati. Gli scienziati assicurarono che la neurotossina presente nelle polveri era inattiva, presente solo in tracce, e che quindi era inefficace a generare conseguenze tanto brutali.

Questo non ha fermato però gli Haitiani dal costituire un articolo del codice penale che vietasse e punisse la “zombificazione”: «È da considerarsi tentato omicidio l’utilizzo contro un individuo di sostanze che, senza causare una vera morte, inducano un coma letargico prolungato. Se dopo la somministrazione di tali sostanze la persona viene sepolta, l’azione sarà considerata omicidio indipendentemente dal risultato che ne consegue».

In realtà fu lo stesso Davis a rendersi conto del fatto che non era soltanto la “chimica” a fare il suo lavoro, ad Haiti, ma anche la psicologia.

L’intruglio zombificante dei bokor, in sostanza, sarebbe in grado di fare il suo lavoro soprattutto perchè l’intera faccenda è supportata da radicate credenze e superstizioni popolari.

La teoria che il dosaggio minimo di tetrotodossina riesca a portare al coma letargico, al metabolismo rallentato e alla morte apparente non sarebbe sufficiente a giustificare questo stato di cose, scientificamente, se molto non accadesse per suggestione, quindi.

 

Ci si immagina persino la scena: un uomo rinchiuso, drogato, per ore in un sarcofago, viene estratto dai suoi aguzzini, “risvegliato” a suon di botte e reso “zombie”, oltre che dalle sostanze psicotrope, anche dai danni cerebrali subiti, probabilmente, a causa della mancanza di ossigeno. Ma non è abbastanza, secondo gli studiosi.

Ci sarebbero tre componenti da considerare:

  1. Il fatto che le sepolture avvengano repentinamente a causa del caldo potrebbe giustificare la presenza di un numero notevole di morti apparenti, con conseguenze immaginabili.
  2. I sarcofagi usati per le sepolture spesso non vengono sotterrati in cimiteri ma posizionati fuori dal terreno, nei pressi di normali abitazioni private, per cui riesumare un cadavere per i riti vodoo non sarebbe una cosa così difficile ad Haiti.
  3. Non sono mai stati visti questi “zombie resi schiavi” ma sempre e solo “zombie vaganti” provenienti da chissà dove. Potrebbe semplicemente trattarsi di persone malate di mente girovaghe del territorio (erroneamente “riconosciute” da parenti superstiziosi).

A supporto di questa tesi, come cita l’interessante articolo del CICAP da cui ho preso spunto, ci sarebbe la storia di Felicia Felix-Mentor.

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Felicia Mentor, a sinistra ancora “zombificata”

L’episodio risale alla prima metà del ‘900 ed è stato documentato dall’antropologa Zora Neale Hurston.

Siamo sempre ad Haiti, in un villaggio. Felicia era morta nel 1907, all’età di 29 anni. Trent’anni dopo, nel 1937, nel paese arrivò una donna in gravi condizioni di salute, scalza, con abiti stracciati, che non poteva sopportare la luce diretta del sole. La famiglia Mentor riconobbe in lei Felicia e la prese con sè. Alcuni giorni dopo, però, la donna fu ricoverata a causa delle sue cattive condizioni di salute e i raggi-X svelarono l’arcano: la ragazza non presentava i segni di una frattura alla gamba che invece Felicia avrebbe dovuto avere. Se ne dedusse, quindi, l’evidente errore di riconoscimento.

Tempo fa ne ha parlato anche Focus in un articolo.

Ancora una volta la scienza sembra contenere tutte le risposte di cui si ha davvero bisogno!

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“La notte dei morti viventi” – Fonte: Focus

Nonostante questo, comunque, ci sono moltissime altre teorie che sono state ipotizzate. C’è chi ha parlato di esperimenti militari andati fuori controllo e chi ha nominato un virus, il cosiddetto Solanum, che avrebbe origine addirittura pre-umana e porterebbe alla non-morte. Su un sito si legge:

Il Solanum agisce spostandosi attraverso il flusso sanguigno dal punto d’ingresso fino al cervello. Con processi  non ancora del tutto chiari, il vrus usa e distrugge le cellule del lobo frontale per replicarsi. Durante questa fase il cuore si ferma, e il soggetto infetto risulta “morto”. Il cevello tuttavia rimane in vita, ma in una sorta di letargo, mentre il virus ne muta le cellulegenerando un organo completamente nuovo. Il tratto piu; distintivo di questo nuovo organo e’ l’indipendenza dall’ossigeno. Eliminando il bisogno di questa risorsa, il cervello non-morto puo’ utilizzare il complesso meccanismo di sostegno del corpo umano. Una volta completata la mutazione, questo nuovo organo rianima il cadavere dando luogo a un nuovo essere, completamente diverso da quello precedente. Alcune funzione corporee rimangono costanti, altre operano in misura divera, altre ancora cessano del tutto. Il nuovo organismo e’ uno Zombie.

Origine
Purtroppo la ricerca non ha ancora trovato in natura un campione di solanum. Acqua, aria e suolo di tutti gli ecosistemi, ne sono privi. Metre scriviamo questo sito, la ricerca continua.

Naturalmente non c’è nulla di fondato, anzi: è stata la trovata geniale di uno scrittore, che ha inserito questa malattia fittizia per dare più credito e interesse ad un suo libro. Si tratta di  Max Brooks, “The Zombie Survival Guide“.

Veg* is the new Testimone di Geova?

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Nel mondo sono sempre di più le persone che cambiano la propria alimentazione, virando verso scelte vegetariane, vegane o semplicemente più eco-compatibili, oltre che coscienza-compatibili (le ultime stime Eurispes parlano di 1600 al giorno!).

Internet ha sicuramente un ruolo importante nella faccenda, un aforisma di Tolstoj recita: “Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani” e, in gran parte, è vero.

Ma non dimentichiamo che al tempo di Tolstoj, come di Leonardo Da Vinci e altri personaggi storici vegetariani, internet non esisteva e tutto si basava soltanto sulla sensibilità personale.

Fare una scelta del genere a quei tempi, quando non era di moda, era ancora più difficile.

Mi viene anche male, quindi, lamentarmi di quando oltre 15 anni fa, quando io ho smesso di mangiare carne, venivo vista come una specie di alieno sceso in terra, un alieno “erbivoro” più che vegetariano. Andare a mangiare da un’amica e trovarmi davanti un’insalatina era la norma. Ma torniamo a noi.

Ai tempi di Da Vinci, però c’è da dire, non esistevano nemmeno gli allevamenti intensivi in cui oggi sono rinchiusi gli animali, vivendo come se fossero macchine attaccate alla corrente con il tasto ON perennemente acceso. Una barbarie.

Degenerazioni che diventano legali che di umano hanno molto poco.

I maltrattamenti degli animali sono aumentati, esistono video di pulcini maschi (inefficienti a deporre uova) tritati vivi, agnelli sgozzati a sangue freddo, mucche prese a calci, becchi di galline tranciati per evitare litigi nei pollai e quant’altro.

Sebbene quello che gira in rete sia sempre da verificare e non tutto quello che viene proposto in una certa “salsa” sia vero al 100% (spesso filmati di maltrattamenti non provengono da allevamenti intensivi, ad esempio, ma vengono etichettati come tali e viralizzati, e questo succede in moltissimi altri ambiti), è facile immaginare che chi faccia questo mestiere non abbia una empatia condivisa con questi animali, per cui è plausibile che li tratti in una certa maniera.

La questione però che ne nasce è piuttosto complicata perchè non tutti quelli che abbracciano una dieta veg* lo fanno per etica; sono in tanti, anche personaggi famosi (vedi Di Caprio), a fare questa scelta per salute.

Dopo le dichiarazioni controverse dell’OMS sulla carne rossa, i dibattiti sull’OGM e gli ormoni e gli antibiotici somministrati agli animali d’allevamento, dopo l’apertura al pubblico di tutte le fasce dei macelli attraverso le videocamere, non è stata solo la coscienza di moltissimi a vacillare, ma ha preso piede anche la sensazione che ci si stesse nutrendo con alimenti contaminati o nocivi.

Tutto questo ha portato l’umanità a sfrangiarsi in una serie di scelte alimentari differenti che oggi, però, rischiano di diventare un teatro del tragi-comico.
La questione è che sono tutti alla ricerca della coerenza. Per i vegani un vegetariano è incoerente, perchè mangia il caglio, anche se magari le loro coerenze poi hanno falle in altri ambiti (ci sono vegani che lavorano la pelle, altri che promuovono adozioni assolutamente improbabili per animali da compagnia e quant’altro); ma il vegano è visto allo stesso modo da un fruttariano, e così via; la spirale delle sfumature contiene moltissimi diverbi che spesso si accendono a tavola o nelle conversazioni online. Gli unici a sembrare coerenti, spesso, “rischiano” di essere proprio gli onnivori, che non facendo scelte alimentari drastiche ricevono più clemenza nel momento in cui si dimostrano “diversamente sensibili”. Come se da loro non ci si possa aspettar nulla. Ma quando si preoccupano dell’ambiente attraverso accorgimenti meno drastici questo tipo di scelte viene condannato ugualmente (della serie “che vuol dire che mangi poca carne? Quando il maiale muore mica muore un poco?” e roba così).

La veemenza con cui molti veg* si propongono agli altri viene avvertita come intrusiva e fastidiosa, come fossero nuovi Testimoni di Geova che bussano ai campanelli di casa, convinti di possedere la verità assoluta.

In realtà la coerenza al 100% non esiste, per niente e nessuno, ognuno fa quello che sente; d’altro canto anche la coltivazione dei vegetali è contaminata, per cui non sta in piedi nemmeno l’aspetto salutista.

Nessuno ha la percezione totale di quello che accade intorno, magari il fruttivendolo a cui un veg* si affida picchia la moglie o violenta le sue capre.

Il fanatismo è la radice di moltissimi diverbi inutili. Talvolta persino dannosi.

E basta guardare il fanatismo e il fondamentalismo religioso a cosa portano per farsi un’idea.

Anzi, da qualche parte ho letto addirittura che, viste le premesse attuali, questo tipo di alimentazione, quando suffragato da un certo modus operandi, dovrebbe essere etichettato proprio come un nuovo culto religioso perchè ne ha tutte le caratteristiche.

Sinceramente ho avuto anche io le mie fasi “fondamentaliste” ai tempi dell’adolescenza, ma poi ho capito che la diversità è la chiave di lettura del mondo. Non può esistere nessuna omologazione totale dell’umanità perchè siamo tutti diversi e multisfaccettati. D’altro canto la dialettica esiste solo come risultato delle differenze. Senza differenze non c’è dialettica e senza dialettica c’è il piattume.

Fermo restando che, ovviamente, non sponsorizzo nè l’uccisione degli animali nè, soprattutto, gli allevamenti intensivi e le barbarie di cui si sta macchiando l’essere (dis)umano, credo che ognuno di noi dovrebbe fare uno sforzo per sentirsi parte integrante di una totalità fatta di differenze.

Non tollero nè i veg* rompicoglioni nè gli haters dei veg* che postano in giro sui social network roba volutamente offensiva o provocatoria o si comportano in maniera antipatica direttamente “live”.

Di certo il consumo e la richiesta di carne è eccessivo e di certo le condizioni di vita di queste povere bestie andrebbero riviste.

E’ il sistema che è malato e orribile da dover accettare. E questo in tutti i campi, non solo quello che riguarda gli animali. Persino le persone oramai vengono trattate e considerate come numeri. Il consumismo che è alla base delle nostre vite, dal singolo cittadino al più importante capo d’azienda multinazionale, ha fatto sparire una serie di meccanismi sani e, soprattutto, l’umanità stessa dalla razza umana.

Accettare non vuol dire usare l’accetta

Puntare il dito

 

Stanotte ho dormito abbastanza per cui mi posso permettere di scrivere un post alle 4 di mattina, anche perchè checcazz, siamo ad Agosto (anche se il mio corpo fatica ad accorgersi che sarebbe un mese di vacanza… vacanza?! E cos’è na cosa che si magna?).

 

Non è una cosa che faccio più spesso, ma stasera ho partecipato a una conversazione con dei non-ben-precisati haters sul mondo del vegetarianesimo e veganesimo, che in quanto haters giustamente credevano di sapere tutto, di poter offendere un po’ come gli veniva, e di possedere (come tutti gli haters) la verità tra le loro preziosissime dita che non avevano altro da fare oltre a dover lasciare commentini deficienti e disinformati sotto una (simpatica) vignetta a tema di un amico comune (che era l’unica cosa che avevamo in comune, a quanto pare).

Questa(non)partecipazione (perchè si sa, a parlare col muro si richia di essere più ascoltati che da certi muli impalati nel terreno, senza offesa per i muli che sono creature tenerissime e anche intelligenti) mi ha fatto però cogliere delle importanti conclusioni e cioè:

– internet è il rifugio di troppi nullafacenti

– certa gente va “contro” giusto per il gusto di andarci, per impostare una guerra, per darsi un tono e una personalità che non hanno

– devo smetterla di sprecare tempo: a parlare con i cretini mi sento io cretina

le persone hanno paura del “diverso”, qualunque cosa il diverso rappresenti… ma finiscono così per assomigliargli allo specchio, all’opposto.

 

———————————————- okok lo ammetto, mi sono addormentata, riprendo stamattina 🙂

Dunque, dicevo, tra i vari aspetti elencati quassù quello che secondo me vale la pena analizzare è l’ultimo…

 

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per un etero è un omosessuale e per un omosessuale è un etero. Per cui gli etero cominciano una battaglia informativa per dire che l’omosessualità è sbagliata, e di contro gli omosessuali si buttano nelle piazze a fare casino con i gay-pride. (Per inciso, io non approvo nessuna delle due forme di “protesta” perchè credo non ci sia nessuna protesta da fare, entrambe le parti si fanno portavoce di una “diversità” che non unisce ma crea fazioni)

 

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per un onnivoro è un vegetariano/vegano, e per un vegetariano/vegano e l’onnivoro. Per cui l’onnivoro passerà il tempo a trovare elementi che rendano giusta e plausibile la sua alimentazione, e di contro i vegetariani/vegani faranno lo stesso, attaccando gli onnivori nella stessa maniera in cui si sentono attaccati da loro, andando ad analizzare persino le puzzette delle vacche per trovare motivazioni a loro sostegno. Di contro, gli onnivori diranno che “da sempre, dall’età della pietra, l’uomo mangia carne”. E allora io dico semplicemente: andate a vivere nelle caverne, senza acqua/luce/gas/comfort, mettetevi na clava in mano e na pelliccia addosso e andatevi a procurare il cibo da soli, perchè l’uomo ai tempi della pietra così faceva.

 

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per chi vive in città è chi vive in periferia, che seppure ha dei vantaggi enormi, tipo vicinanza del mare, terra e spazi verdi a gogo, case e ville da paura a prezzi economici, “vive in un posto dimenticato da Dio, meglio un buco in città che una reggia fuori città” (senza rendersi conto che poi spendono i soldi per andare in vacanza…. fuori città! Che barzelletta), e al contrario diverso per chi vive fuori città è chi vive in pieno centro cittadino, per cui, come nei casi precedenti, ognuno tenterà di tirare acqua al suo mulino con questa, quella o quell’altra tesi o teoria.

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per chi utilizza medicinali come caramelle è chi si cura il più possibile con l’omeopatia e le cure erboristiche, per cui passerà la vita a denigrare questo tipo di risoluzioni alternative tacciandole come “inutili placebo”, e viceversa, chi usa soltanto medicinali omeopatici passerà la vita a rompere le balle a chi utilizza la medicina classica, definendoli avvelenatori di se stessi.

Potrei continuare fino a domani mattina, smettere, e riprendere ancora.

 

La questione è semplice.

Perchè queste continue guerre, questi continui accanimenti che a volte sfociano nei litigi e nelle discussioni più accese, o peggio, in dibattiti sterili dove ci si offende solo a vicenda, magari con offese vere e proprie o facili sarcasmi?

Perchè sprecare il tempo, che si sa, è unico e non è restituibile, per diffondere questo tipo di messaggi, diciamo, “dell’ANTI”?

La risposta non è difficile da dare: perchè probabilmente nel momento stesso in cui critichiamo e denigriamo qualcosa è perchè mina le nostre stesse convinzioni, e chi dobbiamo convincere delle nostre stesse teorie siamo in primis noi stessi!

L’esistenza di teorie altrettanto valide alternative mette in crisi probabilmente il nostro ego, o semplicemente ci fa sentire a disagio per cui è più facile denigrare e offendere altre idee e pensieri, di modo da darci un tono e rimanere quindi convinti delle nostre cose, immobili, sul piedistallo della Verità Assoluta che crediamo di possedere.

E se non fosse così?

E se non esistesse UNA SOLA Verità Assoluta?

E se semplicemente l’unica cosa reale e vera è che al mondo esiste IL TUTTO e semplicemente basterebbe accettare questa multisfaccettatura dell’esistenza?

Non è che al mondo dobbiamo diventare tutti vegetariani o tutti omosessuali o tutti dobbiamo svuotare le città e le farmacie, semplicemente c’è chi preferisce trasferirsi fuori città, o ci è costretto, e chi preferisce rimanere nei centri cittadini, c’è chi ha attrazione per l’altro sesso e chi per lo stesso sesso, addirittura c’è chi è attratto da entrambi, e si ricade poi in altre sfaccettature ancora, c’è chi viene attratto dai magri, chi dai grassi, chi dai piedi, chi dalle mani, chi dalle orecchie, fino a sfociare poi in chi è leale con il proprio partner e chi preferisce invece andare anche con altri, c’è chi fa gli scambi di coppia, chi pratica il sadomaso, chi invece ama starsene tranquillo con il suo partner a farsi le coccole.. c’è chi (purtroppo) è attratto dai bambini, c’è chi fa sesso con gli animali… Quello è il vero problema, quando le proprie inclinazioni fanno danno agli altri che non sono consenzienti. Per il resto tutto è lecito fin quando c’è consenso e rispetto reciproco.

C’è chi ha abolito la medicina classica per se stesso e preferisce le cure più lunghe e costose date dall’omeopatia, c’è chi è estremo e manco in ospedale prende medicinali classici, e chi invece è più moderato, e fa un uso a metà tra le due scuole di pensiero, c’è chi come punto di riferimento ha un medico generico e chi invece paga un medico privato, magari omeopatico, per avere un altro tipo di pareri…

 

Perchè questa voglia di diffamare chi la pensa diversamente?
Perchè questa presunzione a possedimento della verità assoluta?
Perchè intavolare queste guerre cretine quando invece si potrebbe tranquillamente coesistere tutti quanti nel rispetto degli altri? (Finchè, appunto, non fanno torto a nessuno).

 

E’ facile criticare, o sparlare alle spalle della gente, più difficile è tentare di evitare l’omologazione e unirsi nella diversità.

Fa così paura la diversità?
E se la diversità non esistesse e esistessero solo differenze?

E’ ora che evolviamo un po’ altrimenti chi ci guarda da lassù (tipo gli alieni :D) penserà che siamo una razza da estinguere, degli emeriti imbecilli!

Leishmania, info,contagio e prevenzione

Qui su Cronaca Flegrea trovate il mio articolo in merito,

scritto sulla base delle mie esperienze e con l’aiuto di alcune info reperite attraverso veterinari in tutta Italia.

Finalmente qualche buona notizia per il Litorale Domitio

E’ incredibile come un luogo di cultura e storia come il litorale Domitio per tanti anni, decenni direi, è stato lasciato a sè stesso, accumulando critiche e facendosi “la brutta nomea” di posto per truzzi o per disagiati.

Da qualche tempo la base NATO Americana si è trasferita da Agnano a Lago patria (e a passarci davanti fa impressione, è una città!), c’è chi l’ha presa bene e chi l’ha presa male, ma fondamentalmente il passaggio obbligato degli americani in queste zone ha portato una ventata di novità e di rinnovi.

Innanzitutto hanno fatto nei mesi scorsi, SU RICHIESTA PROPRIO DEGLI AMERICANI, gli scavi per inserire la tubazione del metano, perchè ebbene sì, qui a Licola/Varcaturo/Lago Patria nemmeno il metano c’era, e abbiamo tutti i bomboloni di gas da riempire collegati alla cucina e ai riscaldamenti (non che sia una cattiva cosa, ma il riempi/svuota/riempi non è proprio il top della comodità, per quanto ci si possa abituare). In più il loro instaurarsi qui ha permesso a molte attività di rifiorire o sorgere (data la loro nota vena alcolista ora i pub e i bar spuntano come funghi, e lavorano tutto l’anno e non solo d’estate!), alcuni lidi (ma non so se c’entrano loro) sono stati sequestrati perchè non idonei, ed è cominciata un’ordinatissima raccolta differenziata.

In più, stamattina, leggevo questo articolo:

Finalmente una buona notizia: il mare del litorale giuglianese torna balneabile

Finalmente una buona notizia per la città di Giugliano. Dopo un’attesa lunga più di vent’anni torna balneabile, almeno in parte, il mare di Giugliano. I tratti di costa dove i bagnanti potranno tornare a tuffarsi in acqua sono quelli di Marina di Varcaturo da via Orsa Maggiore al Km. 46.800SS7 e il tratto tra via Stella Maris e via Licola Mare, a sud della pineta. Più della metà dei 2,4 chilometri totali di costa giuglianese, ritorna dunque balneabile. La decisione è arrivata in seguito alle analisi suppletive effettuate dall’Arpac, su richiesta del Comune, che hanno sancito il miglioramento della qualità delle acque e la conseguente balneabilità del tratto di litorale. I dati sono stati trasmessi dalla Regione ai commissari straordinari, i quali hanno revocato parte dell’ordinanza emanata lo scorso maggio con cui avevano disposto il divieto di balneabilità sull’intera costa giuglianese, limitatamente ai tratti di costa del litorale cittadino dove i risultati analitici sono risultati conformi ai valori previsti dalla normativa vigente dei quattro campionamenti con cadenza quindicinale. Soddisfatti gli operatori balneari, che da tempo avevano chiesto al Comune di effettuare le analisi suppletive. Come prevede la normativa, le acque di balneazione sono state classificate secondo le classi di qualità: scarsa, sufficiente, buona ed eccellente. Per essere considerate balneabili le acque devono essere almeno di qualità “sufficiente” per almeno quattro anni di seguito. Analizzando i risultati per la costa giuglianese, si può notare infatti che non tutte le aree non balneabili rispondono alla classificazione di “scarso”, ma alcune sono eccellenti. Nello specifico il tratto di Marina di Varcaturo e il lato nord di Licola è stato classificato ‘Eccellente”, il lato di Licola Sud “Sufficiente” e quello di via Squalo “scarso”. Rispetto all’anno scorso c’è un miglioramento del tratto tra via Stella Maris e via Licola Mare, l’anno scorso classificato come buono mentre quest’anno è eccellente. Oltre che delle belle e attrezzate strutture turistiche del litorale, adesso i bagnanti potranno anche godere del mare. Se da un lato i dati sulla balneabilità sono in netto miglioramento, dall’altro il litorale giuglianese deve però ancora fare fronte agli stessi problemi che ne limitano da tempo il pieno sviluppo. Due le questioni importanti da risolvere: la questione dei sequestri effettuati la scorsa estate, che ha visto le forze dell’ordine intervenire ponendo i sigilli a più di 20 stabilimenti balneari per assenza della necessaria concessione demaniale; e l’atteso piano spiagge del Comune di Giugliano, il cui percorso è bloccato da oramai due anni. Ma con la riconquista della balneabilità dell’acqua è stato fatto un piccolo grande passo.

fonte

E l’altro giorno quest’altro:

Litorale domitio, l’Unione europea dà il via libera ai progetti per la bonifica. 475 milioni di euro per depuratori e fogne

Duecentotrenta milioni di euro per bonificare il litorale domitio e interventi per il disinquinamento da Capo Miseno al Garigliano, nel basso Lazio, per un totale di 475 milioni di euro. Il via libera ai progetti, dopo 40 anni di attese, intoppi e inchiesta giudiziarie, è stato dato dal commissario per la politica regionale e urbana dell’Unione europea. Un percorso – partito con gli interventi della ex Cassa per il Mezzogiorno – che sembra ora giungere al traguardo. I due interventi prevedono la realizzazione di reti fognari e impianti per il trattamento delle acque reflue al fine di migliorare la qualità ambientale delle acque. Ciò, secondo le previsioni, consentirà di rendere balneabili 45 chilometri di costa e di attirare nuovi investimenti, conferendo in tal modo nuovo slancio al settore turistico. Saranno sottoposti ad intervento di adeguamento il depuratore di Acerra, il depuratore della Foce dei regi lagni, l’impianto di depurazione di Marcianise e il depuratore di Cuma. Altri interventi, per un totale di 30 milioni e 400 mila euro, consentiranno di completare la rete fognaria.

fonte

Insomma ultimamente arrivano solo buone notizie, orgogliosa di aver avuto fiducia e di aver messo piede in questi posti quando tutti mi dicevano che ero pazza 🙂

Fiume dei Pini Nord: Varcaturo

Nonostante il caldo torrido di questi giorni, lunedì nel primo pomeriggio questo era lo scenario di fronte al quale mi sono trovata, percorrendo Viale dei Pini Nord a Varcaturo, un posto dove ho vissuto per un anno e mezzo quasi fino all’anno scorso, e su cui ho dovuto imparare purtroppo che il degrado è la normalità, e che l’unica soluzione, visto che nessuno fa nulla di concreto, è andarsene.

Chiunque si sia ritrovato a percorrere il viale si sarà reso conto della situazione in cui sono catapultati i residenti della zona, senza alcun tipo di aiuto da parte di chi dovrebbe occuparsene. Queste sono le immagini che sono riuscita a recuperare, cercando di non rimanere impantanata, come l’ultima volta, nelle vere e proprie “piscine” che si erano create.

Viale dei Pini Nord

Viale dei Pini Nord – Varcaturo http://www.liberolamiamente.wordpress.com

Il viale è pieno di buche e fossi di una profondità tale che l’anno scorso un ragazzo passato di lì con la moto è finito in ospedale: non c’è infatti nessun tipo di segnaletica né sopra né accanto a questi crateri apertisi nel cemento, per cui un passante distratto, che non conosce la zona, può facilmente pagarne le conseguenze.
Come se non bastasse, la pioggia non aiuta: non è la prima volta infatti che automobili si impantanano (come anche la mia) dopo aver “guadato” le acque dei “piccoli laghetti” che si creano anche dopo piccoli temporali o brevi piogge estive.

La situazione lunedì era ancora peggiore: i “laghi” si erano uniti tra loro, creando una sorta di fiume che aveva origine da una zona malamente transennata “tanto per” verso la fine del viale (andando verso Lago patria), e canne di bambù altissime ed enormi intralciavano il passaggio essendosi piegate ad altezza uomo/auto in mezzo alla strada. Era impercorribile.

Non sorprende quindi che le abitazioni della zona siano umidissime e che i terreni di pertinenza siano paludi che d’inverno vengono popolate persino da papere e rane, che evidentemente ritrovano lì, in quei “laghetti”, il loro habitat naturale!

E lo dico per esperienza diretta, il primo (e ultimo) inverno passato lì mi meravigliavo di veder sorgere l’acqua dal pavimento di casa, credevo si fosse rotta qualche tubatura idrica, e invece poi la sorpresa fu ancora più amara: quelle case sono costruite sopra delle vere e proprie “paludi”, dei pantani che d’estate non saltano all’occhio più di tanto (ma a quanto vedo già rispetto all’anno scorso la situazione è peggiorata) e d’inverno invece diventano di un’entità spaventosa.

La famiglia che abitava di fronte, ricordo, aveva fatto un sacco di lavori per mettere in condizioni vivibili la loro casa, eppure anche lì l’umidità riusciva a salire fino al secondo piano!!!!

I muri sono cosparsi di umido e non c’è stufa o camino che tenga, perchè sono le fondamenta che sono paludose…

La situazione è al limite del catastrofico,e anche per i semplici passanti non è possibile percorrere il viale senza preoccupazioni, è una zona dove vivere è diventato complicatissimo e di seria preoccupazione per la salute, soprattutto dei bambini. Come si può lasciare tutto così?
Chi è che dovrebbe davvero intervenire e perchè non lo fa?

Si possono lasciare famiglie, case, villette e hotel in questo stato?

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Viale dei Pini Nord – Varcaturo http://www.liberolamiamente.wordpress.com

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Viale dei Pini Nord – Varcaturo http://www.liberolamiamente.wordpress.com

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Viale dei Pini Nord – Varcaturo http://www.liberolamiamente.wordpress.com

Prima inquinano e poi boinificano, l’importante è che i soldi fluiscano sempre nella stessa direzione

I 47 comuni “tossici” del casertano riconosciuti dal Ministero della Salute
i clan della camorra prima hanno inquinato ed ora tentano di bloccare gli appalti per le bonifiche.

I 47 comuni

Quarantaquattro aree del Paese inquinate oltre ogni limite di legge. Sei milioni di persone esposti a rischio malattie, tutte mortali: tumori, malattie respiratorie, malattie circolatorie, malattie neurologiche, malattie renali. Il Ministero della Salute ha diramato la lista delle zone a rischio, individuando una macro area compresa tra il litorale domizio-flegreo e l’agro Aversano, che comprende le province di Napoli e Caserta. Sono addirittura 47 i paesi di Terra di Lavoro “ammalati”. I Comuni evidenziati con il cerchietto rosso sono Acerra, Arienzo, Aversa, Bacoli, Brusciano, Caivano, Camposano, Cancello ed Arnone, Capodrise, Capua, Carinaro, Carinola, Casagiove, Casal di Principe, Casaluce, Casamarciano, Casapesenna, Casapulla, Caserta, Castelvolturno, Castello di Cisterna, Cellole, Cervino, Cesa, Cicciano, Cimitile, Comiziano, Curti, Falciano del Massico, Francolise, Frignano,Giugliano in Campania, Grazzanise, Gricignano di Aversa, Lusciano, Macerata Campania, Maddaloni, Marcianise, Mariglianella, Marigliano, Melito di Napoli, Mondragone, Monte di Procida, Nola, Orta di Atella, Parete, Pomigliano d’Arco, Portico di Caserta, Pozzuoli, Qualiano, Quarto,Recale, Roccarainola, San Cipriano d’Aversa, San Felice a Cancello, San Marcellino, San Marco Evangelista, San Nicola la Strada, San Paolo Bel Sito, San Prisco, San Tammaro, San Vitaliano, Santa Maria a Vico, Santa Maria Capua Vetere, Santa Maria la Fossa, Sant’Arpino,Saviano, Scisciano, Sessa Aurunca, Succivo, Teverola, Trentola- Ducenta, Tufino, Villa di Briano, Villa Literno, Villaricca e Visciano. Comuni che in gran parte risentono della vicinanza con le discariche, ma anche dei veleni dell’ecomafia. I risultati hanno, infatti, mostrato un trend di rischio in eccesso all’aumentare del valore dell’indicatore di esposizione a rifiuti per la mortalità generale per tutti i tumori; per tumore epatico in entrambi i generi, per il tumore polmonare e dello stomaco nei soli uomini. La presenza dei siti contaminati è rilevante e documentata in Europa e in Italia. Negli Stati membri della European Environment Agency (EEA) i siti da bonificare sono circa 250.000 e migliaia di questi siti sono localizzati in Italia: 57 di essi sono definiti di “interesse nazionale per le bonifiche” (SIN) sulla base dell’entità della contaminazione ambientale, del rischio sanitario e dell’allarme sociale. I 57 siti del “Programma nazionale di bonifica” comprendono aree industriali dismesse, aree industriali in corso di riconversione, aree industriali in attività, aree che sono state oggetto in passato di incidenti con rilascio di inquinanti chimici e aree oggetto di smaltimento incontrollato di rifiuti anche pericolosi.

Alcune aziende vicine ai clan della camorra prima hanno inquinato ed ora tentano di bloccare gli appalti per le bonifiche! In pratica dopo averle avvelenate le ripuliscono! O almeno provano a farlo. Società vicine alla camorra si sarebbero infiltrate nel maxi affari della bonifica. E’ questa la traccia che stanno seguendo in queste settimane diverse Procure della Repubblica del territorio nazionale dopo l’input arrivato dal magistrato Franco Roberti, capo della Procura Nazionale Antimafia, che ha confermato un aspetto nuovo ed inquietante negli intrecci tra mafia, colletti bianchi e disastro ambientale. Il clan dei Casalesi sarebbe arrivato, infatti, a controllare diverse società del settore ed è molto alto il rischio che siano gli stessi esponenti della cosca che ha avvelenato l’ormai lontana Terra di Lavoro a gestire l’opera. Non certo per risarcire le popolazioni investite da quella che si è configurata ormai come una vera e propria emergenza nazionale. Lo spirito che ha invogliato i Casalesi ad investire nelle opere di bonifica è lo stesso che li ha portati ad avvelenare l’agro Aversano, il basso Volturno e le realtà limitrofe: il business. Milioni di euro, sotto forma di finanziamenti, potrebbero in pratica finire dalle casse delle istituzioni alle mani dei colletti bianchi per finire nelle tasche degli attuali reggenti del sodalizio criminale, che, pur decimati dal punto di vista numerico, non avrebbero del tutto abbandonato il settore dell’ecomafia, che negli anni ha consentito al clan di ottenere lauti guadagni e contatti importanti all’interno del mondo politico. Tante le zone grigie che aleggiano, come un’ombra sugli interventi che dovrebbero ripulire vaste zone della provincia di Caserta da anni di sversamenti illeciti e discariche abusive, occultate anche a diversi metri da terra. In questo quadro un ruolo importante potrebbero averlo anche gli ultimi pentimenti eccellenti avuti all’interno della fazione Schiavone dei Casalesi, una di quelle, insieme agli Bidognetti e agli Zagaria di Casapesenna, più attiva nel settore. Eduardo De Martino, Raffaele Maiello, ed in ultimo Luigi D’Ambrosio. Proprio lui, l’autista di Carmine Schiavone , fino alla cattura del terzogenito di Sandokan, avvenuta ad Aversa il 21 gennaio scorso potrebbe delineare uno scenario ancora più chiaro. Dalle sue dichiarazioni sei giorni fa si è cominciato a scavare in via Sondrio a Casal di Principe, ritrovando fusti di rifiuti che saranno ora analizzati. D’Ambrosio, che secondo alcuni pentiti nei mesi scorsi avrebbe custodito anche l’ultimo mastro degli Schiavone, potrebbe fornire ulteriori elementi in grado di delineare non solo in che modo il clan ha nascosto i suoi veleni ma anche con quali soldi vuole partecipare all’opera di bonifica dei territori “di competenza”.

fonte

Ma vafangùl tu e Mammìn!

In 2 giorni mi sono capitati due articoli davanti agli occhi, uno scritto in chiave simpatica e ironica, ma assolutamente veritiera, l’altro in chiave più, ahimè, seria, ma la sostanza è la stessa.

Quello che siamo oggi è sicuramente frutto di quello che abbiamo fatto e che siamo stati ieri, e delle esperienze che a causa nostra, o di altri, abbiamo vissuto o siamo stati costretti a vivere.

In primis, la vita familiare, che ci condiziona sin da quando siamo embrioni in formazione…

Dateci n’occhiata.

I 6 tipi di genitori che ti hanno causato anni di terapia

 

tipi di genitori

Quale è stato il più grande merito di Freud? E’ semplice, quello di permettere a ciascuno di noi di non prendersi la responsabilità per ciò che facciamo e scaricare le colpe sui nostri genitori, specialmente se non ci hanno ricoperto di lodi quando la facevamo nel vasetto, bloccandoci la cosiddetta fase anale; l’incommensurabile, ineluttabile, indefettibile, ineguagliabile, insuperabile, inscindibile, inarrivabile fase anale. Perciò oggi parleremo di sei tipi di genitori che ci hanno causato anni di psicoterapia. Ognuno ha quel che si merita!

 

 Mamma elicottero

 

Il fenotipo della mamma elicottero è molto comune in Italia. Questo esemplare infatti sembra aver attecchito in tutto il mediterraneo grazie alle favorevoli condizioni ambientali. La mamma elicottero è morbosamente ossessionata dai figli, che controlla costantemente 24 ore al giorno pulendogli il sedere anche quando questi hanno compiuto 37 anni. E’ molto protettiva e rinchiude i suoi cuccioli in una gabbia per la maggior parte della loro vita; stando alle sue parole, lo fa perché li vuole proteggere dalle insidie del mondo. In realtà la mamma elicottero mira a non separarsi dal suo cucciolo per tutta la vita, per questo lo alleva durante l’infanzia e l’adolescenza a non affrontare il mondo, risolvendogli i problemi, impedendogli di uscire, creandogli fobie sociali, ipocondrie, sessuofobia, e tutte quelle altre meravigliose conseguenze nascoste sotto un accesso di affetto. Così quando a 20 anni il pargoletto andrà in vacanza con i suoi amici per la prima volta, tornerà a gambe levate e in lacrime a casa perché una ragazza lo ha guardato negli occhi per sette secondi. La mamma elicottero sarà contenta di riavere il suo povero piccolo bambino che ha tanta paura del mondo cattivo, poverino lui picci picci picci, cucciu. Peggio di un film Horror.

 

 Conseguenze di una mamma elicottero:

 

  • verginità a vita
  • omosessualità latente
  • non riuscire a dormire senza la mamma

 

 Anni di terapia: a vita

 

 Papà maresciallo

 

Il classico padre scassacoglioni è il papà maresciallo. Convinto del sapiente potere della disciplina per allevare i figlioletti, non fa altro che instaurare un regno del terrore in casa propria. Pretende dal figlio di 6 anni la maturità di un giudice della corte dei conti, ed è convinto che i bambini vadano picchiati per un corretto sviluppo psicofisico. Per questo il papà maresciallo è dotato di diversi gadget, quali la pratica frusta portatile (detta cintura), il battiscopa in pelle umana (la mano), e in alcuni casi il tirapugni. Questo porterà i figli ad essere dei perfetti esempi di ordine e sobrietà in casa, ma li trasformerà in delle bestie assetate di sangue al di fuori del contesto casalingo, dove pesteranno a sangue altri bambini per rivivere dall’altro lato l’affettuoso rapporto carnefice-vittima.

 

Una volta raggiunta una certa età il papà maresciallo perde la propria autorità a causa dell’invecchiamento e del declino fisico. E’ a quel punto che si ritroverà trattato come una merda di scrofa dai propri figli, che lo sbatteranno in un ospizio dopo essersi assicurati che si tratta di uno di quegli ospizi dove le inservienti prendono a manganellate gli anziani.

 

 Conseguenze di un papà maresciallo:

 

  • omosessualità latente ereditaria
  • tendenze antisociali
  • ipertensione

 

 Anni di terapia: sette anni più corso di T’ai chi ch’uan

 

 Mamma in carriera

 

La mamma in carriera è l’abominio del ventunesimo secolo. Decide di figliare spinta dal motto «Non importa la quantità di tempo che passi con i figli, ma la qualità», infatti riesce a dedicare ai propri pargoli fino ad un quarto d’ora al giorno, a volte anche venti minuti, mentre si depila le gambe in bagno in videoconferenza con il suo capo. Si sente comunque una gran donna, costretta a lavorare così tanto per i propri figli, per garantirgli un futuro, per loro, «che gran donna che sono», «quanti sacrifici», «Erin Brockovich me fa ‘na pippa», ecc…ecc… In realtà lo fa per se stessa, fosse per lei non farebbe figli ma si sente obbligata per il retaggio cattolico. Le conseguenze sono tragiche per i bambini, sempre soli, abbandonati in automobili al sole per ore ed ore nel parcheggio di qualche cliente importante. Cosa positiva però sono i giochi, tanti costosi giocattoli, poi lo scooter superfigo, la macchina a diciott’anni, insomma l’essere viziati. Ei, non è poi così male.

 

 Conseguenze della mamma in carriera:

 

  • obesità
  • disoccupazione
  • tumore alla pelle

 

 Anni di terapia: molti, ma non perché sia necessario, solo perché costa molto

 

 Papà giovane e cool

 

Il papà giovane è quella bestia insopportabile che trasforma l’adolescenza di molte persone in tragedia. E’ un padre che vuole mostrarsi giovane, cool, aperto, al passo coi tempi. Quando i vostri amici vi vengono a trovare a casa mette il cd di Moreno di Amici a manetta sullo stereo pensando di essere giovane, cool, aperto, al passo coi tempi. Quando uscite il sabato sera ve lo trovate in tutti i bar o le discoteche che frequentate, e lui viene a salutarvi e a scherzare con i vostri amici pensando di essere giovane, cool, aperto, al passo coi tempi. Quando presentate la vostra fidanzata alla famiglia, lui dopo un mese se la scopa pensando di essere giovane, cool, aperto, al passo coi tempi.

 

 Conseguenze del papà giovane e cool

 

  • rabbia repressa
  • psoriasi
  • carcere

 

Anni di terapia: molti, ma tutti gratis perché vi beccate uno psicologo appena laureato pagato dallo stato per il programma di riabilitazione dei galeotti.

 

 Mamma troia

 

La mamma troia è molto giovane, in media ha all’incirca tredici anni più del figlio. Ragazza madre per ovvie tendenze alla generosità sessuale, la mamma troia rimane troia per tutta la vita. Regala ai figli una divertente collezione di figure paterne, dal poliziotto all’intellettuale, dal buttero allo zio, dal vicesindaco al preside, dalla mamma del migliore amico al prete del paese. Raggiunti i vent’anni i poveri pargoli se la ritrovano in discoteca, spesso se la limonano accidentalmente a causa del buio del locale. Molto spesso la mamma troia rimane gravida dopo che il primo figlio l’ha resa nonna, creando quelle buffe scenette che vediamo quando un ragazzino di 12 anni chiama un bambino di 3 zio.

 

 Conseguenze della mamma troia

 

  • misoginia
  • alcolismo
  • il processo di Biscardi

 

 Anni di terapia: una seduta da dieci minuti, il tempo necessario per capire di chi è la colpa

 

 Papà perdente

 

Il papà perdente è un dagherrotipo sempre più presente nella nostra cultura. Caratteristica principale è quella di essere stato lasciato dalla moglie che lo ha ridotto sul lastrico, mangiandogli l’80% dello stipendio, fregandogli la casa, la dignità e la moto. Il padre perdente è povero, quindi costretto a regalare calzini di lana per natale. Ogni volta che la ex moglie gli permette di vedere la sua prole, il papà perdente scoppia in lacrime davanti ai figli, baciandoli e sbavando la sua saliva ormai mista a lacrime. A lavoro è maltrattato, dagli amici è maltrattato, dalla sua famiglia è maltrattato. Insomma una figura paterna ideale per costruirsi una buona autostima.

 

 Conseguenze del papà perdente:

 

  • calvizie
  • rinuncia all’eredità
  • sindrome di Milhouse

 

 Anni di terapia: è molto probabile che diventiate psicanalisti per compensare.

fonte

Genitori violenti: biasimo o compassione?

Le violenze in famiglia avvengono in tutti i ceti sociali e commesse da persone con un particolare disturbo di personalità maturato in contesti a loro volta violenti


 

Un bambino sfugge dalle mani della madre e corre per raccogliere una figurina; la madre, spaventatissima, lo riacchiappa e lo percuote violentemente. 

Il bambino, che fino a quel momento aveva un’espressione serena e divertita, ora è spaventato e dolente. 

Ci domandiamo: quale forma educativa è stata veicolata dalla madre al figlio?
Il bambino ha appreso a non farlo più?
E anche se così fosse a quale prezzo?
L’aggressione della madre ha un significato per il bambino?
E qual’ è questo significato? 

Prima di rispondere a queste domande voglio invitarvi a pensare se avete mai visto una reazione diversa della madre o del padre nella medesima situazione. Mi viene in mente una scena in cui una madre abbraccia e bacia suo figlio, contenta per lo scampato pericolo. Sono sicuro che questa immagine ha un effetto più rassicurante di quella prima descritta. E in effetti penso che chi legge sia d’accordo con me su questa seconda modalità di comportamento salvo, però, a fare dei distinguo sul suo valore educativo. 

Si dirà che in questo modo il bambino continuerà a comportarsi male e alla prossima occasione ripeterà il suo gesto pericoloso. Vediamo ora di dare un significato alle perplessità prima menzionate. 

A due anni di età non è possibile attribuire un nesso causale tra il correre per la strada con una buona motivazione e il pericolo di essere investito da un auto. Il bambino di due anni non è in grado di effettuare questa connessione per cui l’espressione di rabbia della madre e le percosse gli appaiono prive di significato. Evidentemente questa non è una forma educativa perché il bambino rincorrerà alla prossima occasione qualsiasi oggetto attragga la sua curiosità, anche per strada. 

Se non si comprende la ragione, una punizione è sempre inefficace; anzi, le punizioni di questo genere nei bambini attivano una generica e diffusa paura che investe completamente il bambino in qualsiasi altra situazione e lo inibirà nelle sue iniziative. 

Questa forma di inibizione, cioè generica e pervasiva è stata descritta come impotenza appresa in esperimenti compiuti sui cani qualche tempo fa. Picchiare il bambino non ha alcun valore educativo e nemmeno lo aveva nelle intenzioni della madre ma scaturisce unicamente dalla paura. Non è un’eccezione: quando si prova una forte paura o si scappa, o si rimane immobilizzati , oppure si aggredisce. 

Quindi la signora ipotetica ha picchiato suo figlio per paura. La sua reazione furiosa ha l’unica motivazione nella paura provata e nel mancato controllo della sua rabbia.
Ipoteticamente possiamo immaginare che ella reagirà allo stesso modo in situazioni simili, per cui l’aggressione del figlio è la risposta al rischio di perderlo, l’angoscia e la collera in questo caso procedono insieme. 

Questo strano fenomeno doveva pur avere un valore adattivo un tempo se permane ancora oggi. In realtà, la collera del genitore nei confronti del figlio quando questo non si comporta secondo certe regole è giustificata ed è di un certo valore nel mantenere la relazione tra di loro. 

Ma, com’è del tutto ovvio la collera può essere eccessiva e incontrollata e portare a conseguenze orribili. Fortunatamente non tutti siamo portati a comportamenti così esasperati e brutali. Quelli invece che non riescono a fare altrimenti sono stati essi stessi vittime di un comportamento violento e sconsiderato da parte dei loro genitori o, comunque, di chi li ha accuditi durante la loro infanzia. 

Queste persone sembrano vittime di un destino crudele che tende a trasmettersi attraverso le generazioni dai genitori ai figli. In questo modo i figli vittime di violenza diventeranno a loro volta, e loro malgrado, persecutori dei propri figli. E non è il caso solo di condizioni di disagio economico o condizioni marginali. 

Le violenze in famiglia avvengono in tutti i ceti sociali e commesse da persone con un particolare disturbo di personalità maturato in contesti a loro volta violenti. Ancora troppi bambini vengono maltrattati dai loro genitori e il nostro orrore di fronte a questi, al comportamento di questi genitori è oggi mitigato dall’aumento delle nostre conoscenze sul tipo di infanzia vissuta da questi stessi genitori. 

E anche se è inevitabile provare orrore di fronte ai loro atti, il fatto di conoscere di più sul modo in cui sono giunti a comportarsi così violentemente evoca compassione piuttosto che biasimo. 

Ben lontano dal rifiutare di vedere che talvolta i genitori agiscono in modo orribile, noi psicologi cerchiamo dei modi per soccorrere le vittime, i bambini come gli adulti, le vittime psicologiche come quelle fisiche. Soprattutto cerchiamo delle modalità per impedire che gli schemi di comportamento violento si sviluppino anche nelle nuove famiglie.

Dott. Paolo Mancino
 
Per sdrammatizzare,
volevo mettere qui un classico esempio di “Mamma Elicottero” 🙂
e volevo anche dire che, da persona che ha subito qualcuno di questi esempi (ma sicuramente ce ne sono altri), è vero, si è portati a emulare purtroppo le situazioni vissute, ma fino ad un certo punto. Fino ad un certo limite. Ognuno di noi ha la possibilità di scegliere in base alle proprie esperienze, e soprattutto sofferenze, se diventare migliore o peggiore, o addirittura uguale al proprio “aguzzino”, se vogliamo definire così un cattivo genitore… Sicuramente alcuni processi sono inconsci, e sicuramente li mettiamo in atto senza nemmeno accorgercene a volte, però, almeno a me, è capitato che mi sia successo, e che nel momento esatto in cui mi succedeva pensavo: “non lo rifarò mai più”, e così è stato.
Perdere il controllo di se stessi equivale anche a perdere la consapevolezza e la lucidità di quello che si VUOLE essere, e credo che questo sia importantissimo da tenere a mente, chi si VUOLE essere e non “chi si è costretti ad essere perchè non ci si può fare niente”.
Non esiste il “non ci posso fare niente”, mai.
C’è sempre una scelta, e dovrebbe essere sempre una scelta che ci rende onore il più possibile… Se non si comincia dal piccolo a cambiare le cose, se si aspetta che sia sempre qualcun altro a dover fare la prima mossa, a mostrare “più coraggio”, a fare quello che deve venir fatto, se tutti ragionassero così, non ci sarebbe la minima speranza di cambiare mai nulla.
Tutti noi, individualmente e poi in massa abbiamo il POTERE di cambiare le cose.
Fare il genitore è sicuramente un mestiere difficile, ma ci sono errori e errori, errori capibili, errori comuni, errori che rientrano in certi limiti, ed errori invece che oltrepassano qualunque tipo di limite, e lì non è che ci sono molte scelte, per non finire inviluppati nel circolo vizioso creato dall’ “autorità/rispetto a priori perchè sono mia mamma e mio padre” c’è una sola cosa da fare: separarsi.
Io l’ho dovuto fare.
All’epoca l’ho dovuto fare, i rapporti con mio padre erano assenti all’80% e con mia madre era un furore continuo, incontrollato e violento. I momenti di pace sin da quando ero lattante si contavano su poche dita. E allora feci quello che dovevo fare, me ne andai.
Fu doloroso per tutti, tra l’altro non avevo nemmeno la stabilità economica per farlo, ma pensai che in quel momento la cosa più importante era salvarmi. E a distanza di anni posso dire che mi sono salvata.
Dopo mesi e mesi trascorsi senza parlarci, abbiamo ripreso i rapporti, e sono anche diventati molto migliori di prima, paradossalmente.
La distanza non ha diminuito l’affetto, ma ha allontanato le divergenze e i malesseri.
Mi aspettavo qualunque cosa, potevo anche non tornare mai più a parlarmi con i miei genitori, in realtà non sapevo quello che sarebbe successo, ma per me un evento scatenante fu la conferma ultima di quello che dovevo fare, del fatto che mi dovevo salvare, e quella era la priorità.
Qualunque cosa fosse successa, quella era la priorità.
Poi il tempo dà tutte le risposte, e io ho avuto le mie, magari qualcun altro ne ha avute altre, ma alla fine anche nei casi di famiglie “tranquille” una cosa dovrebbe far riflettere, quando nasce un bambino qual’è la prima cosa che si fa? Si taglia il cordone ombelicale. Il bambino è una nuova vita che viene al mondo, indipendente da quel momento del taglio, una vita di cui ci si deve prender cura certo, soprattutto fin quando non è autosufficiente, ma di cui si è anche responsabili, quando diventerà adulto, di chi diventerà.
In ogni caso, tagliate il cordone ombelicale se non volete finire come Robertino 🙂
Con tutto l’amore e la devozione per i genitori, che non sono sempre perfetti, come non lo sono gli amici, i fidanzati, gli amanti, i colleghi, i fratelli, etc… Non esiste il rispetto a priori, per nessuno, nemmeno per chi ci ha dato la vita, se ogni giorno poi dimostrano di volersela riprendere, se ogni giorno ci fanno sentire come “di proprietà” attraverso schiaffi, calci, minacce, ricatti affettivi, iperprotezione etc…. Se siamo nati, è per campare una vita che valga la pena di essere vissuta fin quando non finisce, non per farci spaccare gli zebedei fin quando non crepiamo noi o loro 🙂

Buona giornata!

MiPiace/NonMiPiace

Mentre sparano i consueti fuochi rompicoglioni e cafoni che mi fanno sclerare i cani tutte le sere, ho pensato di stilare una lista delle cose che mi piacciono e che non mi piacciono, così da fare un po’ di ordine nel mio cervellino attualmente troppo scombinato.
Non sono mai stata una persona instabile o con idee confuse, o che ha preso decisioni opposte nell’arco di pochi giorni, eppure mi rendo conto che ultimamente è quello che sono diventata, e non per voglia mia, e la cosa non mi piace per niente, ho perso completamente l’equilibrio e il controllo di molte cose, una su tutte, oltre i chili che ho perso: me stessa.

MiPiace
Mi piacciono tanto gli animali, il loro essere svincolati dalle nostre idiote sovrastrutture mentali, la loro mancanza di ipocrisia, il loro essere sempre veri, naturali, nel bene e nel male, il loro linguaggio che si può imparare a tradurre e capire, le loro piccole e grandi e anche enormi vite racchiuse nei loro corpi, i loro pensieri, le loro indoli.
Mi piacciono molto le patatine fritte, salate al punto giusto, e i pop corn.
Mi piacciono i friarielli, che abbiamo solo qui a Napoli 🙂
Mi piace Napoli, con tutte le sue contraddizioni e con tutti i suoi difetti, ma adoro il suo essere enorme (ancora mi ci perdo dentro e non mi vergogno a dirlo), il suo contenere tante realtà diverse, il suo essere “piena”.
Mi piacciono le persone vere, sincere, che non hanno nulla da nascondere perchè sono a posto con se stessi e non si vergognano di nulla e non temono nulla.
Mi piacciono le persone che sono a posto con se stesse e che nel loro equilibrio fatto magari non di felicità pura, ma almeno di serenità, hanno il tempo e il posto per riempire le vite degli altri in maniera positiva e propositiva, lontani da tanti schemi prestabiliti e da tanti legami “gerarchici”, lontani dal “rispetto a priori del potere” o “degli affetti” o della “religione” o di qualsiasi altra cosa, mi piacciono le persone che si creano una loro indipendente identità senza fanatismi e senza appartenere a nessuna categoria eccetto quella in cui si trovano davvero bene: “se stessi”.
Mi piacciono le casette singole, magari di legno o di pietra, con il giardino, con i muri che non confinano con nessuno e che sono libere da finestre dalle quali i vicini si possono appostare per spiarti quando non hanno un cazzo da fare.
Mi piace il chupa-chups panna e fragola, è il mio preferito. O perlomeno lo era non lo mangio da secoli 🙂

Mi piace fumare tabacco.
Mi piace la coerenza intelligente, e non l’iperfilosofeggiamento e svisceramento delle cose che porta soltanto confusione e privazioni esagerate e, credo, anche inutili, troveremo sempre qualcuno che può darci dell’ “incoerente” su qualcosa (essendo vegetariana da 15 anni ormai, tengo na scuola fatta in materia!), l’importante è essere coerenti con se stessi.

Mi piacciono le persone che dicono come fanno e che fanno come dicono.
Mi piacciono le promesse mantenute, mi piacciono le mamme col pancione, le belle fotografie che mi smuovono qualcosa dentro, i quadri strani, i disegni colorati, le immagini con quel colore seppia che rende tutto antico.
Mi piacciono le persone che chiedono esattamente quello che danno, o che non chiedono nulla, e ricevono tanto proprio per questo, e quando non ricevono nulla possono dire “vabbè almeno ho capito con chi ho a che fare, è nella libertà che si vedono le persone”.
Mi piace il Sud di questo Paese, mi piace la primavera e la parte iniziale dell’autunno, dove i tempi sono freschi ma non freddi, caldi ma non soffocanti.
Mi piace la matematica, l’astronomia, mi piace l’università anche se non l’ho mai potuta finire e chissà se ci riuscirò, mi piace studiare quello che mi piace, mi è sempre piaciuto andare agli esami preparata quanto più, anche per poter contraddire qualche professore stronzo, mettendolo in difficoltà, perchè non è che perchè sta dall’altro lato della cattedra che è Gesù Cristo e può fare il cazzo che gli pare e trattare gli altri come merda.
E mi piacciono i professori preparati e umani, da cui c’è tanto da imparare.
Mi piace la vita umile, senza pretese, mi piacciono le persone umili ma non i falsi modesti.
Mi piace la musica.
Mi piace cantare.
Mi piacerebbe aver avuto l’occasione e il coraggio per approfondire questa cosa, e mi piacerebbe aver avuto il tempo e il modo di poter imparare a suonare il Pianoforte, che è uno strumento che quando sento suonare mi dà i brividi.
Mi piace Tori Amos.
Mi piacciono Jeff Buckley, i film (pazzi) di David Lynch (che non sempre capisco :P), Batman, Christian Bale e L’Uomo Senza Sonno, Jim Carrey e le sue facce strane, gli smalti colorati, la pizza. Napoletana però!
Mi piace “Paranoid Android” dei Radiohead.
Mi piacciono i capelli lucidi, lunghi, colorati e non, ricci ma pure lisci, mi piacciono le ragazze un po’ acqua e sapone, i colori vivaci o metallizzati, mi piace la VolksWagen Polo che mi hanno rubato qualche anno fa 😦

Mi piace l’amore, quello che non minaccia, quello che non fa soffrire, coscientemente almeno, quello che migliora la vita, quello per cui vale la pena vivere e pure morire. Mi piace quando qualcuno sbaglia e sa farti capire quanto è pentito da come ti dimostra di rimediare.
Mi piace la tranquillità. Anche il casino e il bordello quando ci vuole, ma mi piace tutto nella misura in cui fa bene e non fa male.
Mi piace la vita, in quei meravigliosi piccoli temporanei momenti in cui la assapori davvero, e sei felice di essere vivo.

NonMiPiace
Non mi piacciono le bugie. Questo su tutto.Non mi piacciono i fuochi d’artificio e le bombe a mano sparate cafonamente dalle ville qui intorno per compleanni e comunioni, TUTTE LE SANTE SERE, che mi fanno sclerare i cani e sobbalzare dalla sedia. (O dal letto)

Non mi piace l’ipocrisia, il fingersi qualcun’altro o il fingere sentimenti diversi da quelli che si provano “per circostanza”.
Non mi piace la violenza gratuita, fisica e psicologica.
Non mi piace chi pretende in modo diverso da come dà.
Non mi piace chi ha la mentalità così ristretta da diventare cattivo.
Non mi piace il rispetto dell'”autorità”, che sia politico, familiare o di gerarchia, a priori, perchè il rispetto va sempre guadagnato, e non siamo pecore al pascolo di nessuno.
Non mi piacciono le persone che sono capaci di fare del male agli animali senza il minimo rimorso.
Non mi piace che gli animali, molti, siano considerati cibo.
Non mi piace che in molti paesi orientali la fame li costringa a mangiare i cani.
Non mi piace il traffico nazionale e internazionale che c’è dietro al “volontariato” di molte associazioni “animaliste” che invece smerciano animali per poi farli finire all’estero nei laboratori di vivisezione.
Non mi piace l’uomo/padrone, che rinchiude la donna in una prigione di vetro e che però poi si comporta come cazzo gli pare. A lui tutto è dovuto, lei se mette il naso fuori casa è automaticamente lapidata.
Non mi piacciono i soliti discorsi idioti “ah sei vegetariana? Ma perchè le carote non soffrono?” o “è dai tempi delle caverne che l’uomo mangia la carne”. Allora levati i vestiti marcati Nike, mettiti il pellicciotto attorno agli zebedei, abbandona i comfort, vai a vivere in una caverna, munisciti di clava, vai a ammazzare qualche animale, corri a piedi scalzi, ferisciti, ammazzalo, squartalo e mangiatelo. Altrimenti non rompere i coglioni.
Non mi piacciono i bigotti. Potrei morire in questo istante, non mi sono mai piaciuti.
Non mi piacciono gli omofobi, non mi piacciono i moralisti, non mi piacciono i falsi modesti, che nascondono solo una spropositata superbia.
Non mi piacciono le ragazze che parlano con parole tipo “perdindirindina” o “accipicchia”, Biancaneve è passata di moda da un po’, e pure il principe azzurro. Ora va di moda quello Marrone 🙂
Non mi piace il caffè che esce dalla macchinetta espresso quando dentro ci si mette il caffè per la moka. “Il caffè è un piacere se non è buono che piacere è” 🙂
Mi piace risparmiare, ma non troppo, non mi piace risparmiare sulla salute o su piccoli sfizi che ogni tanto ci si può permettere.
Non mi piacciono i soprusi, gli sfruttamenti, e ODIO le ingiustizie. Mi ribolle il sangue nelle vene quando vedo qualcosa che non è palesemente giusto.
Non mi piace quando succedono cose brutte alle brave persone.
Non mi piace il vittimismo esagerato, la ricerca esagerata di attenzione, non mi piace la gente che sa di avere un problema e non lo ammette. Per farsi aiutare la prima cosa da fare è chiedere aiuto, e volerlo quell’aiuto.
Non mi piacciono le “pecore” (con tutto il rispetto per le pecore), non mi piace chi fa le cose ben sapendo che sta sbagliando con la scusa che tanto “dopo chiedo scusa e sarò automaticamente perdonato”. Il perdono è un lusso, non è dovuto a nessuno. Chi rompe paga, poi chi viene perdonato è fortunato, chi viene perdonato tante volte è fortunatissimo, chi viene perdonato troppe volte forse è un po’ stronzo e/o opportunista del buon cuore delle persone.
Non mi piacciono i paesini troppo ricchi e troppo lontani dalla città, forniscono alle persone una visione della realtà alterata, che cozza (no il mìtile 😀 ) con la vita quotidiana di tutti i giorni, e fa mancare tanto di umiltà e di “restare con i piedi per terra”.
Odio i bambini viziati che saranno gli adulti stronzi e incapaci del domani, odio i bambini abbandonati a se stessi dai genitori a baby sitter e insegnanti privati vari, che saranno gli adulti frustrati e alla ricerca d’amore perenne del futuro.
Odio la violenza. Sui bambini, sugli animali, sulle persone. Odio gli schiaffi, i pugni, i calci, le pietrate, le strette forti fino a far uscire i lividi, le mani alla gola con le dita che premono. Odio i gesti violenti che rimangono solo gesti, odio i gesti violenti che diventano azione.

E odio la me stessa che a volte ha fatto molte delle cose che ho elencato. Ma mi piace la me stessa che si mette in discussione, si autofustiga, e impara tanto, innanzitutto proprio da questi errori.

Non mi piace guadarmi da fuori e perdere stima di me stessa, mi piace rialzarmi e stringere i pugni, e fare quello che si deve fare.

Non mi piacciono gli scatti d’ira, le situazioni troppo confuse e complicate, le persone, uomini e donne, senza palle.

Non mi piacciono le persone che non sanno scegliere, perchè chi non sa scegliere vuol dire che non ha nemmeno le idee chiare su cosa vuole, e vuol dire che il suo istinto animale non gli fa scegliere nulla di preciso, che non c’è nulla che davvero abbia la prevalenza su tutto e gli interessi davvero, senza cui non può vivere…
Non mi piacciono i film in streaming quando si vedono o si sentono male, ma mi sono dimenticata di dirlo prima, mi piace tanto il Cinema, e anche qualche serie TV seria 🙂

Non mi piace la speculazione sulla salute, non mi piace la TV spazzatura, la disinformazione, lo “stato di pecore” che accetta tutto quello che passa il convento,non mi piace il mondo della politica che ormai è un puttanaio e un posto dove capire bene solo come accumulare danaro e troiaggio, come imbrogliare e come rompere le palle, addirittura ammazzare, chi magari RARAMENTE fa questo lavoro come missione.
Mi piace la tecnologia, ma con moderazione, mi piace internet, tanto, ma senza dipendenza, non mi piacciono i bimbominkia, le foto dentro ai cessi, e con facebook ho un problema perchè mi piace e non mi piace.
Non mi piace la prepotenza, non mi piacciono i genitori possessivi,tanto che sono possessivi a fare, primm’ o poi anna murì, e na vot ca so muort ai figli cosa lasciano? Solo solitudine e rimpianti. Non mi piacciono i figli repressi e/o succubi.
Non mi piace chi non sa far valere le proprie idee, chi non sa farsi valere o chi non sa farsi rispettare.
Non mi piace troppa solitudine, ma mi piace la solitudine, amo il ritiro in se stessi e con se stessi, la vita solitaria (ma non troppo), quelle piccole cose che però rendono i momenti “grandi”, una tazza di tè davanti a un bel film, stare sotto al piumone quando fuori piove, poter collegarsi ad internet dal letto con il cellulare, cosa impensabile fino a qualche anno fa, camminare a piedi nudi per terra quando i cani non hanno fatto la cacca in giardino 😀
Mi piace l’amicizia vera, le connessioni con le persone giuste, l’empatia, mi piace “pochi ma buoni” e non mi piace “tanti a cazzo di cane”.

Alla fine mi sono persa, ho cominciato a scrivere di cose che mi piacciono anche nella parte del NonMiPiace, e questo mi fa capire una cosa: che la vita vale sempre la pena di essere vissuta, e che tutto insegna a godersi al meglio quei pochi brevi attimi di serenità e di tranquillità per cui respiriamo e da cui traiamo energia per tutti gli altri momenti, anche quelli più tremendi, dolorosi, che ti squarciano il petto e ti dividono il cuore a metà.
Buonanotte.

Running over the same old ground… what we’ve found? The same old fears…” (P.F.)

Nel mio mondo ideal

Io credo che ognuno di noi, come Alice, dentro di sè costruisce mano a mano che la vita gli scorre nelle le vene, un “mondo ideal”.

Nel mio mondo ideal gli animali non verrebbero visti come cibo, nè trattati come esseri inferiori, nè etichettati come “animali” appunto, ma sarebbero solo altre razze di esseri viventi che coabitano con noi sullo stesso pianeta. Nel mio mondo ideal non sarebbe tollerata nè legale la violenza tra razze di animali diverse (tra cui la nostra) o uguali per qualsivoglia motivo, ogni razza avrebbe il suo posto dove vivere, allestita secondo le proprie esigenze, e qualora qualcuno lo desiderasse, sarebbe possibile anche lo scambio, o la coabitazione tra razze diverse… o persino la fusione tra razze diverse, e ci sarebbero dei posti di ritrovo dove tutti potrebbero vivere insieme e incontrarsi pacificamente.

Nel mio mondo ideal i bambini non verrebbero maltrattati, psicologicamente e fisicamente, dai genitori o da altri, chiunque sia, e ci sarebbero pene tra le più severe proprio per i reati contro i bambini e contro gli animali e l’ambiente.

Anche perchè trovo stupido inguajare l’ambiente quando poi è casa nostra. E’ come pisciare e cagare negli angoli di casa propria, finchè i rifiuti umani non ci sommergono e ci affoghiamo dentro… Mah.

Nel mio mondo ideal non esisterebbero i politici, ma soltanto gente che per merito e saggezza verrebbe eletta dal popolo a gestire e curare piccole frazioni di città, come villaggi, che nell’insieme creerebbero un’unica grande armonia, con i “capi” in contatto tra loro, e in supervisione continua tra loro. Non esisterebbe una paga per questi “saggi”, ma una garanzia di conduzione di una buona vita: una casa, del cibo, bevande, tutto offerto dal popolo come ringraziamento del buon lavoro eseguito. E in caso contrario… beh potrebbero puzzarsi di fame e finire in mezzo a una strada, sfido chiunque poi a rischiare di imbrogliare!

Nel mio mondo ideal si dovrebbero fare dei test prima di poter mettere al mondo un figlio, o di scegliere di allevare uno o più animali in casa, non serve una sovrappopolazione di imbecilli, ma un numero anche più basso di esseri umani che però siano degni di essere chiamati tali, che portino ordine e luce nel mondo in cui vengono catapultati quando nascono, e la cui vita valga la pena di essere vissuta, lontano dal male di vivere che vedo così tanto spesso oggi in un sacco di gente. A volte anche in persone a me molto vicine, a volte anche in me stessa.

Nel mio mondo ideal ogni figlio, compiuta l’età maggiore (magari aumentata di nuovo a 21 anni) dovrebbe per legge lasciare la casa dei genitori, e con il loro aiuto e la sua buona volontà mettere su casa, creare un nuovo nido, da solo o con la persona a cui vuole bene, e seguire la propria vita secondo la propria naturale indole, magari sbagliando, facendo le proprie esperienze, ma trovandosi così a 30 anni ad essere già una persona con le idee chiare, il proprio ruolo nel mondo stabilito nel mondo, e una serie di esperienze alle spalle che lo definiscano Uomo o Donna, a seconda dei casi.

Nel mio mondo ideal, la compagna o il compagno del/la proprio/a figlio/a dovrebbe essere sempre accolta/o in famiglia come un nuovo componente della famiglia stessa, come una/un figlia/o, a meno che non ci siano prove certe del suo essere stronza/o o una/un criminale, e anche in quel caso, occorrerebbe fare delle verifiche per capire se è cambiato qualcosa e se la persona in questione si è pentita, redenta, se è cambiata.

Nel mio mondo ideal la fitoterapia sarebbe predominante sulla chimica, e le erboristerie più numerose delle farmacie, non ci sarebbe discrepanza tra medici ospedalieri e privati, nè di professionalità nè di prezzo, perchè tutti avrebbero diritto alle stesse cure, e perchè l’Università sarebbe per quei pochi che per vocazione sarebbero capaci di dare un contributo serio alla vita delle altre persone e del pianeta, e non un punto dove buttare tutti i figli dopo la scuola superiore, la maggior parte dei quali all’Università o non conclude un cazzo, o se lo conclude lo conclude male, fregandosene di quello che studia, non imparando nulla davvero per mancanza di interesse, e di conseguenza nel mondo dopo non sarà un emerito nessuno, ma soltanto un “qualcuno con un pezzo di carta in mano firmato” come tanti.

Nel mio mondo ideal anche tutti gli animali avrebbero diritto ad essere curati tutti nello stesso modo e con professionalità.

Nel mio mondo ideal tutti avrebbero diritto a una casa ispirata alle proprie esigenze, a un tot di corrente e di acqua e servizi erogati dallo stato per legge, e tutto il “di più” sarebbe tutto quello che le persone dovrebbero pagare. Ma una vita degna di essere vissuta dovrebbe essere offerta a tutti.
In un mondo dove nessuno deve alzarsi la mattina per combattere per un tozzo di pane, o dove tutti sentono garantiti i beni primari e necessari per la vita, ci sarebbe molta meno gente infelice, insoddisfatta, frustrata, in un mondo dove la vita di base è garantita per tutti, ci sarebbe meno infelicità e meno criminalità.

Sempre nel mio mondo ideal, non si trivellerebbe più il manto terrestre per risucchiare petrolio, ma si metterebbero a frutto tutte le scoperte fatte nell’ambito della tecnologia man mano che gli anni sono passati, e ci muoveremmo tutti con mezzi elettrici ricaricabili, o meglio ancora, a energia solare. Con l’aria più pulita, saremmo tutti più sani. E l’infelicità calerebbe ancora. Meno bambini con i tumori, meno malattie incurabili, meno persone care che vediamo sfiorire davanti ai nostri occhi e scomparire ingiustamente dalla nostra vita…

Poi certo, tra qualche miliardo di anni il Sole si spegnerà, ma sono sicura che l’uomo troverà un escamotage per sopravvivere pure in quel caso.

Nel mio mondo ideal non esisterebbero le parole/etichette “religione”, “gay”, “nero”,”bianco”, ma solo “uomo”, “donna”, seguiti dalla professione che si esercita o dal ruolo sociale che si ha nella comunità.
Le idee o le preferenze, non dovrebbero essere usati per discriminare, ma tutt’al più per unire pensieri e preferenze diverse per formare una società veramente completa, veramente dove tutti possono trovare qualcosa che faccia al proprio caso, in cui rispecchiarsi, stare bene, ed essere felici.

D’altro canto ho sempre pensato che un bambino sarebbe molto più felice se venisse adottato da una famiglia con componenti dello stesso sesso, piuttosto che rimanendo in un orfanotrofio, o peggio, in molti paesi del mondo, buttati in mezzo alla strada come spazzatura.

Nel mio mondo ideal come forma di pagamento alternativa suggerita ci sarebbe il baratto, dappertutto, anche nei negozi, nei ristoranti. Sarebbe un ottimo modo per rimettere la roba in circolo, evitare sprechi, non abbandonarsi al consumismo più spietato, e spendere meno.

Nel mio mondo ideal, dove tutto è stato pensato per alleggerire gli affanni di tutti, anche l’amore sarebbe più intenso, più vero, meno inquinato da quel retrogusto amaro che a volte sentiamo a causa di molte delle cose elencate qui sopra, che però vanno nel modo esattamente opposto a come io vorrei andassero… La vita non sarebbe facile, non lo sarebbe mai comunque, ma sarebbe sicuramente più leggera “nel minimo sindacale” in cui dovrebbe esserlo, e le cose di cui ci si dovrebbe preoccupare sarebbero diverse, e non legate a bisogni primari, alle basi della vita stessa: la vivibilità, il rispetto, la convivenza pacifica.

Che bellezza se sapessi che… quel mondo delle meraviglie c’è…
Buonanotte