Zombie al microscopio

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No, non si parla di The Walking Dead, nonostante sia l’argomento del mese. Parliamo del mito degli zombie: cosa riguarda, cosa nasconde e, soprattutto, cosa svela.

Da quando ho cominciato il rewatch di X Files, per approdare poi ancora più pronta e preparata alla nuova miniserie che si è appena conclusa (da fan sfegatata quale sono sin dai tempi del liceo) mi sono resa conto che Chris Carter è un genio ancor più di quello che ricordavo, perchè ogni singola puntata, perlomeno delle prime serie, prende spunto da risvolti scientifici o leggende realmente tramandate nei posti più svariati della Terra. Ho deciso così di aprire una nuova categoria di articoli su questo blog: “X Files Inspiration” 😀

Per primo, ho deciso di indagare sul “fattaccio zombie“.

Attraverso un’analisi scientifica dei fenomeni è possibile, oggi, guardare con occhio diverso quello che ieri appariva inspiegabile, leggenda.

Si sa, l’uomo ha un rapporto particolare con ciò che non comprende, lo demonizza o lo osanna, a seconda dei casi: è questa la radice delle religioni, delle scaramanzie e delle tradizioni più antiche per molti popoli.

Ne hanno parlato le storie tramandate da padre in figlio, la letteratura,la tv, ma in pochi possono dire di aver avuto a che fare con queste entità sul serio, a parte Mulder e Scully, ovviamente 🙂

Ma non si può parlare di zombie senza parlare di Clairvius Narcisse.

Clairvius, un contadino haitiano, venne ricoverato in ospedale nel ’62 a causa di una violenta febbre, nevralgie e sangue che gli usciva dalla bocca. Provava una sensazione strana, come se una marea di insetti camminasse sulla sua pelle. Morì due giorni dopo, come dichiara il suo certificato di morte, e venne seppellito. 18 anni dopo, nel 1980, Clairvius ricomparve al mercato, girovago tra le bancarelle, dove riconobbe la sorella Angelina. Lei non credette ai suoi occhi finchè lui non le raccontò dei particolari privati della loro infanzia.

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Clairvius Narcisse

Fu nel 1982, grazie a Wade Davis, un etnobotanico di Harvard, che si cominciò a far luce sulla faccenda. Intersecando i racconti di Narcisse e i dati che riuscì ad avere in suo possesso, Davis formulò una teoria. Narcisse era convinto che i mandanti della sua “zombificazione” fossero i fratelli, con cui non era in accordo in merito alla vendita di un terreno. Ricordava altresì di aver presenziato coscientemente alla sua “morte” senza poter far nulla, non riuscendo a gridare, parlare, muoversi; era stato cosciente persino durante la sepoltura. Estratto dalla fossa da qualcuno, ricordava di essere stato condotto in una piantagione di cotone dove lavorò in schiavitù per due anni, costantemente drogato e semi-incosciente. La morte del padrone fu una buona scusa per fuggire, ma la memoria era scarsa e appannata per cui girovagò per anni prima che le droghe esaurissero del tutto il loro effetto. La sensazione, poi, che fosse stato tradito dalla sua stessa famiglia lo aveva scoraggiato dal tornare nella sua terra. Davis annotò questa storia una volta arrivato ad Haiti per procurarsi la “polvere zombificatrice” dai bokor, gli sciamani dediti a queste pratiche. Lo studioso riuscì a guadagnarsi la loro fiducia presenziando a cerimonie piuttosto cruente, comprando poi 8 diverse polveri zombificanti che analizzò. Il contenuto fu sorprendente: frammenti di rospi e di pesce palla, autoctono delle acque di Haiti, ossa e cadaveri umani, ragni, lucertole e piante urticanti.

  • La pelle del rospo è un potente antidolorifico, più della cocaina, che può anche uccidere (bufotossina).
  • Il veleno proveniente dal pesce palla (Fugo) è la tetrotodossina, anch’essa una potente neurotossina “pain-killer” (160mila volte più della cocaina), più tossica del cianuro. E’ in grado di portare ad un repentino coma, che talvolta finisce in morte (i cuochi giapponesi sono specializzati nell’estrarre il veleno da questi animali prima di cucinarli, eppure si registrano ancora casi di intossicazioni).
  • La Datura è una pianta che, in alcune sue specie, può rivelarsi particolarmente allucinogena, spingendo anche verso perdita di memoria a lungo termine, paralisi e morte.

Una combinazione di questi ingredienti sarebbe causa di una morte apparente, con respiro e battito cardiaco così flebili da confondere persino i medici. Ad Haiti, inoltre, le sepolture avvengono molto velocemente a causa del caldo, e le condizioni comatose rendono possibile una sopravvivenza nel sarcofago, per le vittime dei bokor, anche per 8 ore. Il mistero sembrava risolto, ma ulteriori sviluppi trasformarono le certezze in nuove incertezze.

Gli studi di Davis, infatti, vennero confutati. Gli scienziati assicurarono che la neurotossina presente nelle polveri era inattiva, presente solo in tracce, e che quindi era inefficace a generare conseguenze tanto brutali.

Questo non ha fermato però gli Haitiani dal costituire un articolo del codice penale che vietasse e punisse la “zombificazione”: «È da considerarsi tentato omicidio l’utilizzo contro un individuo di sostanze che, senza causare una vera morte, inducano un coma letargico prolungato. Se dopo la somministrazione di tali sostanze la persona viene sepolta, l’azione sarà considerata omicidio indipendentemente dal risultato che ne consegue».

In realtà fu lo stesso Davis a rendersi conto del fatto che non era soltanto la “chimica” a fare il suo lavoro, ad Haiti, ma anche la psicologia.

L’intruglio zombificante dei bokor, in sostanza, sarebbe in grado di fare il suo lavoro soprattutto perchè l’intera faccenda è supportata da radicate credenze e superstizioni popolari.

La teoria che il dosaggio minimo di tetrotodossina riesca a portare al coma letargico, al metabolismo rallentato e alla morte apparente non sarebbe sufficiente a giustificare questo stato di cose, scientificamente, se molto non accadesse per suggestione, quindi.

 

Ci si immagina persino la scena: un uomo rinchiuso, drogato, per ore in un sarcofago, viene estratto dai suoi aguzzini, “risvegliato” a suon di botte e reso “zombie”, oltre che dalle sostanze psicotrope, anche dai danni cerebrali subiti, probabilmente, a causa della mancanza di ossigeno. Ma non è abbastanza, secondo gli studiosi.

Ci sarebbero tre componenti da considerare:

  1. Il fatto che le sepolture avvengano repentinamente a causa del caldo potrebbe giustificare la presenza di un numero notevole di morti apparenti, con conseguenze immaginabili.
  2. I sarcofagi usati per le sepolture spesso non vengono sotterrati in cimiteri ma posizionati fuori dal terreno, nei pressi di normali abitazioni private, per cui riesumare un cadavere per i riti vodoo non sarebbe una cosa così difficile ad Haiti.
  3. Non sono mai stati visti questi “zombie resi schiavi” ma sempre e solo “zombie vaganti” provenienti da chissà dove. Potrebbe semplicemente trattarsi di persone malate di mente girovaghe del territorio (erroneamente “riconosciute” da parenti superstiziosi).

A supporto di questa tesi, come cita l’interessante articolo del CICAP da cui ho preso spunto, ci sarebbe la storia di Felicia Felix-Mentor.

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Felicia Mentor, a sinistra ancora “zombificata”

L’episodio risale alla prima metà del ‘900 ed è stato documentato dall’antropologa Zora Neale Hurston.

Siamo sempre ad Haiti, in un villaggio. Felicia era morta nel 1907, all’età di 29 anni. Trent’anni dopo, nel 1937, nel paese arrivò una donna in gravi condizioni di salute, scalza, con abiti stracciati, che non poteva sopportare la luce diretta del sole. La famiglia Mentor riconobbe in lei Felicia e la prese con sè. Alcuni giorni dopo, però, la donna fu ricoverata a causa delle sue cattive condizioni di salute e i raggi-X svelarono l’arcano: la ragazza non presentava i segni di una frattura alla gamba che invece Felicia avrebbe dovuto avere. Se ne dedusse, quindi, l’evidente errore di riconoscimento.

Tempo fa ne ha parlato anche Focus in un articolo.

Ancora una volta la scienza sembra contenere tutte le risposte di cui si ha davvero bisogno!

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“La notte dei morti viventi” – Fonte: Focus

Nonostante questo, comunque, ci sono moltissime altre teorie che sono state ipotizzate. C’è chi ha parlato di esperimenti militari andati fuori controllo e chi ha nominato un virus, il cosiddetto Solanum, che avrebbe origine addirittura pre-umana e porterebbe alla non-morte. Su un sito si legge:

Il Solanum agisce spostandosi attraverso il flusso sanguigno dal punto d’ingresso fino al cervello. Con processi  non ancora del tutto chiari, il vrus usa e distrugge le cellule del lobo frontale per replicarsi. Durante questa fase il cuore si ferma, e il soggetto infetto risulta “morto”. Il cevello tuttavia rimane in vita, ma in una sorta di letargo, mentre il virus ne muta le cellulegenerando un organo completamente nuovo. Il tratto piu; distintivo di questo nuovo organo e’ l’indipendenza dall’ossigeno. Eliminando il bisogno di questa risorsa, il cervello non-morto puo’ utilizzare il complesso meccanismo di sostegno del corpo umano. Una volta completata la mutazione, questo nuovo organo rianima il cadavere dando luogo a un nuovo essere, completamente diverso da quello precedente. Alcune funzione corporee rimangono costanti, altre operano in misura divera, altre ancora cessano del tutto. Il nuovo organismo e’ uno Zombie.

Origine
Purtroppo la ricerca non ha ancora trovato in natura un campione di solanum. Acqua, aria e suolo di tutti gli ecosistemi, ne sono privi. Metre scriviamo questo sito, la ricerca continua.

Naturalmente non c’è nulla di fondato, anzi: è stata la trovata geniale di uno scrittore, che ha inserito questa malattia fittizia per dare più credito e interesse ad un suo libro. Si tratta di  Max Brooks, “The Zombie Survival Guide“.

MiPiace/NonMiPiace

Mentre sparano i consueti fuochi rompicoglioni e cafoni che mi fanno sclerare i cani tutte le sere, ho pensato di stilare una lista delle cose che mi piacciono e che non mi piacciono, così da fare un po’ di ordine nel mio cervellino attualmente troppo scombinato.
Non sono mai stata una persona instabile o con idee confuse, o che ha preso decisioni opposte nell’arco di pochi giorni, eppure mi rendo conto che ultimamente è quello che sono diventata, e non per voglia mia, e la cosa non mi piace per niente, ho perso completamente l’equilibrio e il controllo di molte cose, una su tutte, oltre i chili che ho perso: me stessa.

MiPiace
Mi piacciono tanto gli animali, il loro essere svincolati dalle nostre idiote sovrastrutture mentali, la loro mancanza di ipocrisia, il loro essere sempre veri, naturali, nel bene e nel male, il loro linguaggio che si può imparare a tradurre e capire, le loro piccole e grandi e anche enormi vite racchiuse nei loro corpi, i loro pensieri, le loro indoli.
Mi piacciono molto le patatine fritte, salate al punto giusto, e i pop corn.
Mi piacciono i friarielli, che abbiamo solo qui a Napoli 🙂
Mi piace Napoli, con tutte le sue contraddizioni e con tutti i suoi difetti, ma adoro il suo essere enorme (ancora mi ci perdo dentro e non mi vergogno a dirlo), il suo contenere tante realtà diverse, il suo essere “piena”.
Mi piacciono le persone vere, sincere, che non hanno nulla da nascondere perchè sono a posto con se stessi e non si vergognano di nulla e non temono nulla.
Mi piacciono le persone che sono a posto con se stesse e che nel loro equilibrio fatto magari non di felicità pura, ma almeno di serenità, hanno il tempo e il posto per riempire le vite degli altri in maniera positiva e propositiva, lontani da tanti schemi prestabiliti e da tanti legami “gerarchici”, lontani dal “rispetto a priori del potere” o “degli affetti” o della “religione” o di qualsiasi altra cosa, mi piacciono le persone che si creano una loro indipendente identità senza fanatismi e senza appartenere a nessuna categoria eccetto quella in cui si trovano davvero bene: “se stessi”.
Mi piacciono le casette singole, magari di legno o di pietra, con il giardino, con i muri che non confinano con nessuno e che sono libere da finestre dalle quali i vicini si possono appostare per spiarti quando non hanno un cazzo da fare.
Mi piace il chupa-chups panna e fragola, è il mio preferito. O perlomeno lo era non lo mangio da secoli 🙂

Mi piace fumare tabacco.
Mi piace la coerenza intelligente, e non l’iperfilosofeggiamento e svisceramento delle cose che porta soltanto confusione e privazioni esagerate e, credo, anche inutili, troveremo sempre qualcuno che può darci dell’ “incoerente” su qualcosa (essendo vegetariana da 15 anni ormai, tengo na scuola fatta in materia!), l’importante è essere coerenti con se stessi.

Mi piacciono le persone che dicono come fanno e che fanno come dicono.
Mi piacciono le promesse mantenute, mi piacciono le mamme col pancione, le belle fotografie che mi smuovono qualcosa dentro, i quadri strani, i disegni colorati, le immagini con quel colore seppia che rende tutto antico.
Mi piacciono le persone che chiedono esattamente quello che danno, o che non chiedono nulla, e ricevono tanto proprio per questo, e quando non ricevono nulla possono dire “vabbè almeno ho capito con chi ho a che fare, è nella libertà che si vedono le persone”.
Mi piace il Sud di questo Paese, mi piace la primavera e la parte iniziale dell’autunno, dove i tempi sono freschi ma non freddi, caldi ma non soffocanti.
Mi piace la matematica, l’astronomia, mi piace l’università anche se non l’ho mai potuta finire e chissà se ci riuscirò, mi piace studiare quello che mi piace, mi è sempre piaciuto andare agli esami preparata quanto più, anche per poter contraddire qualche professore stronzo, mettendolo in difficoltà, perchè non è che perchè sta dall’altro lato della cattedra che è Gesù Cristo e può fare il cazzo che gli pare e trattare gli altri come merda.
E mi piacciono i professori preparati e umani, da cui c’è tanto da imparare.
Mi piace la vita umile, senza pretese, mi piacciono le persone umili ma non i falsi modesti.
Mi piace la musica.
Mi piace cantare.
Mi piacerebbe aver avuto l’occasione e il coraggio per approfondire questa cosa, e mi piacerebbe aver avuto il tempo e il modo di poter imparare a suonare il Pianoforte, che è uno strumento che quando sento suonare mi dà i brividi.
Mi piace Tori Amos.
Mi piacciono Jeff Buckley, i film (pazzi) di David Lynch (che non sempre capisco :P), Batman, Christian Bale e L’Uomo Senza Sonno, Jim Carrey e le sue facce strane, gli smalti colorati, la pizza. Napoletana però!
Mi piace “Paranoid Android” dei Radiohead.
Mi piacciono i capelli lucidi, lunghi, colorati e non, ricci ma pure lisci, mi piacciono le ragazze un po’ acqua e sapone, i colori vivaci o metallizzati, mi piace la VolksWagen Polo che mi hanno rubato qualche anno fa 😦

Mi piace l’amore, quello che non minaccia, quello che non fa soffrire, coscientemente almeno, quello che migliora la vita, quello per cui vale la pena vivere e pure morire. Mi piace quando qualcuno sbaglia e sa farti capire quanto è pentito da come ti dimostra di rimediare.
Mi piace la tranquillità. Anche il casino e il bordello quando ci vuole, ma mi piace tutto nella misura in cui fa bene e non fa male.
Mi piace la vita, in quei meravigliosi piccoli temporanei momenti in cui la assapori davvero, e sei felice di essere vivo.

NonMiPiace
Non mi piacciono le bugie. Questo su tutto.Non mi piacciono i fuochi d’artificio e le bombe a mano sparate cafonamente dalle ville qui intorno per compleanni e comunioni, TUTTE LE SANTE SERE, che mi fanno sclerare i cani e sobbalzare dalla sedia. (O dal letto)

Non mi piace l’ipocrisia, il fingersi qualcun’altro o il fingere sentimenti diversi da quelli che si provano “per circostanza”.
Non mi piace la violenza gratuita, fisica e psicologica.
Non mi piace chi pretende in modo diverso da come dà.
Non mi piace chi ha la mentalità così ristretta da diventare cattivo.
Non mi piace il rispetto dell'”autorità”, che sia politico, familiare o di gerarchia, a priori, perchè il rispetto va sempre guadagnato, e non siamo pecore al pascolo di nessuno.
Non mi piacciono le persone che sono capaci di fare del male agli animali senza il minimo rimorso.
Non mi piace che gli animali, molti, siano considerati cibo.
Non mi piace che in molti paesi orientali la fame li costringa a mangiare i cani.
Non mi piace il traffico nazionale e internazionale che c’è dietro al “volontariato” di molte associazioni “animaliste” che invece smerciano animali per poi farli finire all’estero nei laboratori di vivisezione.
Non mi piace l’uomo/padrone, che rinchiude la donna in una prigione di vetro e che però poi si comporta come cazzo gli pare. A lui tutto è dovuto, lei se mette il naso fuori casa è automaticamente lapidata.
Non mi piacciono i soliti discorsi idioti “ah sei vegetariana? Ma perchè le carote non soffrono?” o “è dai tempi delle caverne che l’uomo mangia la carne”. Allora levati i vestiti marcati Nike, mettiti il pellicciotto attorno agli zebedei, abbandona i comfort, vai a vivere in una caverna, munisciti di clava, vai a ammazzare qualche animale, corri a piedi scalzi, ferisciti, ammazzalo, squartalo e mangiatelo. Altrimenti non rompere i coglioni.
Non mi piacciono i bigotti. Potrei morire in questo istante, non mi sono mai piaciuti.
Non mi piacciono gli omofobi, non mi piacciono i moralisti, non mi piacciono i falsi modesti, che nascondono solo una spropositata superbia.
Non mi piacciono le ragazze che parlano con parole tipo “perdindirindina” o “accipicchia”, Biancaneve è passata di moda da un po’, e pure il principe azzurro. Ora va di moda quello Marrone 🙂
Non mi piace il caffè che esce dalla macchinetta espresso quando dentro ci si mette il caffè per la moka. “Il caffè è un piacere se non è buono che piacere è” 🙂
Mi piace risparmiare, ma non troppo, non mi piace risparmiare sulla salute o su piccoli sfizi che ogni tanto ci si può permettere.
Non mi piacciono i soprusi, gli sfruttamenti, e ODIO le ingiustizie. Mi ribolle il sangue nelle vene quando vedo qualcosa che non è palesemente giusto.
Non mi piace quando succedono cose brutte alle brave persone.
Non mi piace il vittimismo esagerato, la ricerca esagerata di attenzione, non mi piace la gente che sa di avere un problema e non lo ammette. Per farsi aiutare la prima cosa da fare è chiedere aiuto, e volerlo quell’aiuto.
Non mi piacciono le “pecore” (con tutto il rispetto per le pecore), non mi piace chi fa le cose ben sapendo che sta sbagliando con la scusa che tanto “dopo chiedo scusa e sarò automaticamente perdonato”. Il perdono è un lusso, non è dovuto a nessuno. Chi rompe paga, poi chi viene perdonato è fortunato, chi viene perdonato tante volte è fortunatissimo, chi viene perdonato troppe volte forse è un po’ stronzo e/o opportunista del buon cuore delle persone.
Non mi piacciono i paesini troppo ricchi e troppo lontani dalla città, forniscono alle persone una visione della realtà alterata, che cozza (no il mìtile 😀 ) con la vita quotidiana di tutti i giorni, e fa mancare tanto di umiltà e di “restare con i piedi per terra”.
Odio i bambini viziati che saranno gli adulti stronzi e incapaci del domani, odio i bambini abbandonati a se stessi dai genitori a baby sitter e insegnanti privati vari, che saranno gli adulti frustrati e alla ricerca d’amore perenne del futuro.
Odio la violenza. Sui bambini, sugli animali, sulle persone. Odio gli schiaffi, i pugni, i calci, le pietrate, le strette forti fino a far uscire i lividi, le mani alla gola con le dita che premono. Odio i gesti violenti che rimangono solo gesti, odio i gesti violenti che diventano azione.

E odio la me stessa che a volte ha fatto molte delle cose che ho elencato. Ma mi piace la me stessa che si mette in discussione, si autofustiga, e impara tanto, innanzitutto proprio da questi errori.

Non mi piace guadarmi da fuori e perdere stima di me stessa, mi piace rialzarmi e stringere i pugni, e fare quello che si deve fare.

Non mi piacciono gli scatti d’ira, le situazioni troppo confuse e complicate, le persone, uomini e donne, senza palle.

Non mi piacciono le persone che non sanno scegliere, perchè chi non sa scegliere vuol dire che non ha nemmeno le idee chiare su cosa vuole, e vuol dire che il suo istinto animale non gli fa scegliere nulla di preciso, che non c’è nulla che davvero abbia la prevalenza su tutto e gli interessi davvero, senza cui non può vivere…
Non mi piacciono i film in streaming quando si vedono o si sentono male, ma mi sono dimenticata di dirlo prima, mi piace tanto il Cinema, e anche qualche serie TV seria 🙂

Non mi piace la speculazione sulla salute, non mi piace la TV spazzatura, la disinformazione, lo “stato di pecore” che accetta tutto quello che passa il convento,non mi piace il mondo della politica che ormai è un puttanaio e un posto dove capire bene solo come accumulare danaro e troiaggio, come imbrogliare e come rompere le palle, addirittura ammazzare, chi magari RARAMENTE fa questo lavoro come missione.
Mi piace la tecnologia, ma con moderazione, mi piace internet, tanto, ma senza dipendenza, non mi piacciono i bimbominkia, le foto dentro ai cessi, e con facebook ho un problema perchè mi piace e non mi piace.
Non mi piace la prepotenza, non mi piacciono i genitori possessivi,tanto che sono possessivi a fare, primm’ o poi anna murì, e na vot ca so muort ai figli cosa lasciano? Solo solitudine e rimpianti. Non mi piacciono i figli repressi e/o succubi.
Non mi piace chi non sa far valere le proprie idee, chi non sa farsi valere o chi non sa farsi rispettare.
Non mi piace troppa solitudine, ma mi piace la solitudine, amo il ritiro in se stessi e con se stessi, la vita solitaria (ma non troppo), quelle piccole cose che però rendono i momenti “grandi”, una tazza di tè davanti a un bel film, stare sotto al piumone quando fuori piove, poter collegarsi ad internet dal letto con il cellulare, cosa impensabile fino a qualche anno fa, camminare a piedi nudi per terra quando i cani non hanno fatto la cacca in giardino 😀
Mi piace l’amicizia vera, le connessioni con le persone giuste, l’empatia, mi piace “pochi ma buoni” e non mi piace “tanti a cazzo di cane”.

Alla fine mi sono persa, ho cominciato a scrivere di cose che mi piacciono anche nella parte del NonMiPiace, e questo mi fa capire una cosa: che la vita vale sempre la pena di essere vissuta, e che tutto insegna a godersi al meglio quei pochi brevi attimi di serenità e di tranquillità per cui respiriamo e da cui traiamo energia per tutti gli altri momenti, anche quelli più tremendi, dolorosi, che ti squarciano il petto e ti dividono il cuore a metà.
Buonanotte.

Running over the same old ground… what we’ve found? The same old fears…” (P.F.)

Nel mio mondo ideal

Io credo che ognuno di noi, come Alice, dentro di sè costruisce mano a mano che la vita gli scorre nelle le vene, un “mondo ideal”.

Nel mio mondo ideal gli animali non verrebbero visti come cibo, nè trattati come esseri inferiori, nè etichettati come “animali” appunto, ma sarebbero solo altre razze di esseri viventi che coabitano con noi sullo stesso pianeta. Nel mio mondo ideal non sarebbe tollerata nè legale la violenza tra razze di animali diverse (tra cui la nostra) o uguali per qualsivoglia motivo, ogni razza avrebbe il suo posto dove vivere, allestita secondo le proprie esigenze, e qualora qualcuno lo desiderasse, sarebbe possibile anche lo scambio, o la coabitazione tra razze diverse… o persino la fusione tra razze diverse, e ci sarebbero dei posti di ritrovo dove tutti potrebbero vivere insieme e incontrarsi pacificamente.

Nel mio mondo ideal i bambini non verrebbero maltrattati, psicologicamente e fisicamente, dai genitori o da altri, chiunque sia, e ci sarebbero pene tra le più severe proprio per i reati contro i bambini e contro gli animali e l’ambiente.

Anche perchè trovo stupido inguajare l’ambiente quando poi è casa nostra. E’ come pisciare e cagare negli angoli di casa propria, finchè i rifiuti umani non ci sommergono e ci affoghiamo dentro… Mah.

Nel mio mondo ideal non esisterebbero i politici, ma soltanto gente che per merito e saggezza verrebbe eletta dal popolo a gestire e curare piccole frazioni di città, come villaggi, che nell’insieme creerebbero un’unica grande armonia, con i “capi” in contatto tra loro, e in supervisione continua tra loro. Non esisterebbe una paga per questi “saggi”, ma una garanzia di conduzione di una buona vita: una casa, del cibo, bevande, tutto offerto dal popolo come ringraziamento del buon lavoro eseguito. E in caso contrario… beh potrebbero puzzarsi di fame e finire in mezzo a una strada, sfido chiunque poi a rischiare di imbrogliare!

Nel mio mondo ideal si dovrebbero fare dei test prima di poter mettere al mondo un figlio, o di scegliere di allevare uno o più animali in casa, non serve una sovrappopolazione di imbecilli, ma un numero anche più basso di esseri umani che però siano degni di essere chiamati tali, che portino ordine e luce nel mondo in cui vengono catapultati quando nascono, e la cui vita valga la pena di essere vissuta, lontano dal male di vivere che vedo così tanto spesso oggi in un sacco di gente. A volte anche in persone a me molto vicine, a volte anche in me stessa.

Nel mio mondo ideal ogni figlio, compiuta l’età maggiore (magari aumentata di nuovo a 21 anni) dovrebbe per legge lasciare la casa dei genitori, e con il loro aiuto e la sua buona volontà mettere su casa, creare un nuovo nido, da solo o con la persona a cui vuole bene, e seguire la propria vita secondo la propria naturale indole, magari sbagliando, facendo le proprie esperienze, ma trovandosi così a 30 anni ad essere già una persona con le idee chiare, il proprio ruolo nel mondo stabilito nel mondo, e una serie di esperienze alle spalle che lo definiscano Uomo o Donna, a seconda dei casi.

Nel mio mondo ideal, la compagna o il compagno del/la proprio/a figlio/a dovrebbe essere sempre accolta/o in famiglia come un nuovo componente della famiglia stessa, come una/un figlia/o, a meno che non ci siano prove certe del suo essere stronza/o o una/un criminale, e anche in quel caso, occorrerebbe fare delle verifiche per capire se è cambiato qualcosa e se la persona in questione si è pentita, redenta, se è cambiata.

Nel mio mondo ideal la fitoterapia sarebbe predominante sulla chimica, e le erboristerie più numerose delle farmacie, non ci sarebbe discrepanza tra medici ospedalieri e privati, nè di professionalità nè di prezzo, perchè tutti avrebbero diritto alle stesse cure, e perchè l’Università sarebbe per quei pochi che per vocazione sarebbero capaci di dare un contributo serio alla vita delle altre persone e del pianeta, e non un punto dove buttare tutti i figli dopo la scuola superiore, la maggior parte dei quali all’Università o non conclude un cazzo, o se lo conclude lo conclude male, fregandosene di quello che studia, non imparando nulla davvero per mancanza di interesse, e di conseguenza nel mondo dopo non sarà un emerito nessuno, ma soltanto un “qualcuno con un pezzo di carta in mano firmato” come tanti.

Nel mio mondo ideal anche tutti gli animali avrebbero diritto ad essere curati tutti nello stesso modo e con professionalità.

Nel mio mondo ideal tutti avrebbero diritto a una casa ispirata alle proprie esigenze, a un tot di corrente e di acqua e servizi erogati dallo stato per legge, e tutto il “di più” sarebbe tutto quello che le persone dovrebbero pagare. Ma una vita degna di essere vissuta dovrebbe essere offerta a tutti.
In un mondo dove nessuno deve alzarsi la mattina per combattere per un tozzo di pane, o dove tutti sentono garantiti i beni primari e necessari per la vita, ci sarebbe molta meno gente infelice, insoddisfatta, frustrata, in un mondo dove la vita di base è garantita per tutti, ci sarebbe meno infelicità e meno criminalità.

Sempre nel mio mondo ideal, non si trivellerebbe più il manto terrestre per risucchiare petrolio, ma si metterebbero a frutto tutte le scoperte fatte nell’ambito della tecnologia man mano che gli anni sono passati, e ci muoveremmo tutti con mezzi elettrici ricaricabili, o meglio ancora, a energia solare. Con l’aria più pulita, saremmo tutti più sani. E l’infelicità calerebbe ancora. Meno bambini con i tumori, meno malattie incurabili, meno persone care che vediamo sfiorire davanti ai nostri occhi e scomparire ingiustamente dalla nostra vita…

Poi certo, tra qualche miliardo di anni il Sole si spegnerà, ma sono sicura che l’uomo troverà un escamotage per sopravvivere pure in quel caso.

Nel mio mondo ideal non esisterebbero le parole/etichette “religione”, “gay”, “nero”,”bianco”, ma solo “uomo”, “donna”, seguiti dalla professione che si esercita o dal ruolo sociale che si ha nella comunità.
Le idee o le preferenze, non dovrebbero essere usati per discriminare, ma tutt’al più per unire pensieri e preferenze diverse per formare una società veramente completa, veramente dove tutti possono trovare qualcosa che faccia al proprio caso, in cui rispecchiarsi, stare bene, ed essere felici.

D’altro canto ho sempre pensato che un bambino sarebbe molto più felice se venisse adottato da una famiglia con componenti dello stesso sesso, piuttosto che rimanendo in un orfanotrofio, o peggio, in molti paesi del mondo, buttati in mezzo alla strada come spazzatura.

Nel mio mondo ideal come forma di pagamento alternativa suggerita ci sarebbe il baratto, dappertutto, anche nei negozi, nei ristoranti. Sarebbe un ottimo modo per rimettere la roba in circolo, evitare sprechi, non abbandonarsi al consumismo più spietato, e spendere meno.

Nel mio mondo ideal, dove tutto è stato pensato per alleggerire gli affanni di tutti, anche l’amore sarebbe più intenso, più vero, meno inquinato da quel retrogusto amaro che a volte sentiamo a causa di molte delle cose elencate qui sopra, che però vanno nel modo esattamente opposto a come io vorrei andassero… La vita non sarebbe facile, non lo sarebbe mai comunque, ma sarebbe sicuramente più leggera “nel minimo sindacale” in cui dovrebbe esserlo, e le cose di cui ci si dovrebbe preoccupare sarebbero diverse, e non legate a bisogni primari, alle basi della vita stessa: la vivibilità, il rispetto, la convivenza pacifica.

Che bellezza se sapessi che… quel mondo delle meraviglie c’è…
Buonanotte

Famiglia,genitori,figli, test e riflessioni lucidamente distaccate, forse sentimentalmente ciniche, ma sicuramente utili

Girovagando su internet sono approdata sul sito di un certo “Albanesi”, che offre spunti di varia natura per la riflessione…

Me lo sono guardato un po’ tutto e ci sono ancora un sacco di cose che voglio leggere, la sua visione della vita “moderna”, come dice lui nel titolo del sito, è sicuramente quella di un uomo freddo e distaccato che guarda le cose dal di fuori con una certa esperienza sicuramente in materia, e quindi è sicuramente uno spunto per capire alcune dinamiche difficili da gestire soprattutto per chi come me fa del sentimento una componente fondamentale della vita.

Di certo non è un simpaticone, e di certo non condivido le sue idee politiche (anche perchè io non ho idee politiche, se per politica intendiamo questa merda in cui dovremmo poter scegliere qualcuno in cui identificarci…), non è la mia anima gemella insomma, ma mi ha aperto la mente a nuove considerazioni.

Non è un segreto che io non abbia avuto e non abbia anche adesso una vita perfetta, e la vita familiare sicuramente è quella che incide maggiormente poi su quello che siamo, quello che vogliamo essere e quello che poi saremo in futuro.

Certo ognuno di noi ha il libero arbitrio, e c’è anche un interessante articolo sui condizionamenti, ma procediamo per ordine.

Faccio copia/incolla di alcuni articoli in materia “famiglia, figli, genitori, condizionamenti”, mettendo in risalto quello che più mi ha colpito, fermo restando che una visione così fredda è soltanto per qualcuno che è “esterno”, e si sa, dall’esterno tutti i problemi altrui vengono valutati e “risolti” in maniera diversa, ma le linee da seguire per la serenità in realtà poi penso siano le stesse un po’ per tutti, con le dovute differenze a seconda delle situazioni e delle personalità.

La sezione “Famiglia” dopo i primi articoli riguardanti:

ha alcuni articoli interessanti che vi copio per intero o comunque nelle parti salienti…

L’educazione dei figli

L’educazione e il rapporto con i figli sono fattori non trascurabili per chi è genitore e vuole migliorare la propria vita e quella dei suoi familiari.
Per il Well-being l’educazione dei figli non può prescindere da alcune regole fondamentali che per comodità riassumo nelle prossime righe.

  • Se fai un figlio, fallo solo per amore
  • Un genitore non possiede la vita dei figli
  • Un genitore violento è un genitore fallito
  • Lo scopo dell’educazione è insegnare a vivere.

Nel paragrafo Figli: perché no (vedasi articolo I figli) vengono analizzati tutti i motivi sbagliati che portano le persone ad avere un figlio. Quindi diamo per scontato che il figlio sia stato concepito con grande amore. Nonostante l’amore del genitore, molti rapporti genitori-figli falliscono. Le cause più frequenti sono sostanzialmente quattro:

  1. amore, ma non solo
  2. vecchiaia psicologica
  3. mancanza di tempo
  4. mancanza del distacco

L’amore spesso c’è, ma non è la principale motivazione, perché prioritariamente si parte da una delle motivazioni “sbagliate” riportate nel paragrafo Figli: perché no. Così si fa un figlio per amore, ma si spera che ci aiuti nella vecchiaia; si fa un figlio per amore, ma si spera che diventi un grande medico, carriera che a noi è mancata ecc. Queste speranze diventano macigni quando non si avverano e incrinano irrimediabilmente il rapporto con i figli. Per cui i motivi citati non sono sbagliati solo se sono la causa principale della decisione di avere un figlio, ma sono sbagliati sempre!
Per esempio la donna che coltiva l’idea di avere un figlio, ma che lo concepisce anche perché così forse salva l’unione con il suo uomo, non è comprensibile, è solo un’irresponsabile.
La vecchiaia psicologica è sicuramente una delle cause di fallimento meno conosciute. Riflettiamo un attimo: molti pensano che non ha senso che una persona abbia un figlio a 60 e passa anni; di solito si adducono cause di salute (ma esistono degli ottantenni che stanno benissimo e la vita media si allunga) o cause economiche (ma in genere un anziano può essersi sistemato molto bene economicamente). In realtà l’unico motivo valido all’avversione al “genitore anziano” è che esiste una sostanziale differenza di vedute fra genitore e figlio e il genitore rischia di diventare il nonno o la nonna anziché il padre o la madre del piccolo. Il Well-being insegna che per molti soggetti la vecchiaia inizia già al termine dell’adolescenza e quindi non c’è da stupirsi se persone di 40 anni sono dei falliti come genitori: come si può dialogare con un figlio se non si conoscono e si apprezzano i suoi gusti? Vedremo che tali gusti possono essere vissuti insieme, ma se non si conoscono nemmeno le canzoni che il proprio figlio ama ascoltare, incominciate a preoccuparvi.
La mancanza di tempo dovrebbe essere abbastanza inconciliabile con l’avere figli, ma molte coppie mentono a sé stesse e, pur avendo una vita superimpegnata, ritengono che i loro figli li abbiano fatti per amore. Ormai sempre più coppie pianificano l’arrivo di un figlio, sapendo di poterlo poi parcheggiare all’asilo nido durante il giorno e alla sera presso i genitori. Altri sanno che il lavoro li occupa a tal punto da condurli distrutti a casa ogni sera; alcuni di loro arrivano a chiedere al medico di prescrivere dei tranquillanti per il figlio che alla sera non vuole saperne di addormentarsi. Il figlio diventa un pacco postale da spostare qua e là, tutt’al più una piacevole sorpresa durante i week-end. Chi crede nella famiglia condanna questi atteggiamenti, invitando i neogenitori a sacrificare un po’ della propria esistenza in nome dei figli. Io non credo che mentire a sé stessi e ai figli (perché tale è compiere un sacrificio di malavoglia) sia la soluzione migliore: i figli hanno una sensibilità particolare per capire quando non sono amati. La soluzione più semplice per questi genitori “superimpegnati” è solo una: non fare figli.
Sull’importanza del distacco rimando all’articolo corrispondente, limitandomi a fare una considerazione diretta: se pensate di avere dei diritti perenni sulla vita di vostro figlio, non lo avete concepito solo per amore.

Ci sono anche una seconda e terza parte che potete leggere da voi, e proseguiamo il cammino.

Il distacco

Per il Well-being il concetto di distacco è fondamentale e non deve essere visto come qualcosa che semplicemente accade “per natura”.
Alcuni visitatori mi hanno inviato alcune e-mail di apprezzamento per la sezione Psicologia, ma anche di critica per la sezione sulla famiglia. In realtà, leggendo attentamente le e-mail, si comprende come la critica non nasce da un fondamento razionale, ma dal tentativo di accordare delle soluzioni familiari senza in realtà cambiare nulla. Tutti i problemi fra genitori e figli nascono dal fatto che per l’educazione ricevuta o per egoismo nessuno accetta il proprio ruolo e pretende ciò che in realtà non gli è dovuto, si mischiano cioè diritti e doveri senza avere la chiave per capirli e separarli secondo giustizia. Questa chiave è il concetto di distacco che sarà fondamentale nel terzo millennio: una coppia ha un figlio, lo educa, il figlio accetta la coppia come genitori, poi, a una certa età, incomincia a fare la propria vita, finché si distacca da loro. Detto così sembra che non ci sia nulla di nuovo. Il problema è che le famiglie (genitori e figli) non riescono a comprendere che tutti i loro rapporti, i loro conflitti e anche il loro amore sono in funzione del distacco. Nel secondo millennio il concetto di distacco era assente o era addirittura negato: si pensi a quanti genitori hanno preteso che i figli vivessero con loro anche dopo che si erano sposati. Il risultato erano incomprensioni a non finire.
Il distacco è il momento in cui un figlio decide di fare la propria vita, di camminare con le proprie gambe, senza l’aiuto dei genitori.È un momento netto, proprio come per il bimbo che impara a camminare: finché si va ancora a carponi non c’è distacco.
Grazie al concetto di distacco i rapporti fra genitori e figli diventano chiari: esistono due fasi, prima e dopo il distacco.
Prima del distacco i genitori decidono della vita dei figli – Se un figlio maggiorenne vuole continuare a studiare servendosi dell’appoggio dei genitori non può nemmeno pretendere di vivere la sua vita. Questa pretesa non è che una forma dello sfruttamento dell’amore dei genitori (pensiamo al figlio ultratrentenne che studia ancora!). Se un ragazzo vuol fare la propria vita si cerchi un lavoro e si distacchi dai genitori; fra le altre cose imparerà sicuramente a crescere e a conoscere la vita, cosa che non potrà certo fare se l’unica preoccupazione della sua giornata è chiedere i soldi per acquistare la macchina, per andare in vacanza o per uscire il sabato sera con gli amici. Un figlio che non ha il coraggio di distaccarsi non può pretendere di insegnare ai genitori come educarlo. Se i genitori sbagliano se ne vada, se non sbagliano accetti la loro educazione, anche se non collima con i suoi desideri.
Dopo il distacco i genitori non hanno più voce in capitolo sulla vita dei loro figli È chiaro che l’amore resta immutato, ma deve trasformarsi ed elargire utili consigli, non più ordini. Il caso più classico è quello dei genitori (spesso la madre) che continuano a interferire nella vita dei figli dopo che questi hanno deciso di staccarsi, spesso con la motivazione: “Lo faccio per il tuo bene”. Dopo il distacco il genitore deve capire che il figlio ha ottenuto la sua piena libertà (è quindi anche libero di suicidarsi!), non è più un essere che deve essere guidato fra i meandri della vita. Se sbaglia è una sua libera scelta, comunque derivata dall’educazione ricevuta. Anziché continuare a ordinare, il genitore dovrebbe chiedersi dove ha sbagliato nell’educazione. Praticamente questa intrusione la si trova ogniqualvolta i genitori interferiscono nella formazione della nuova famiglia dei loro figli. Il caso della suocera è classico. Nel terzo millennio non ha più senso che la nuova coppia viva con i genitori di lui o di lei: la pratica dimostra che ci sono sempre problemi. Chi accetta l’interferenza dei genitori suoi o del compagno/a ha già messo la prima pietra della propria infelicità. La cosa più comune è che si cerca di risolvere il problema con continui compromessi, quando la soluzione è banale: ognuno per conto suo!
Il falso distacco

Sono sicuro che molti lettori approveranno le righe soprastanti, ma una buona percentuale non ha capito! Perché? Perché ha trascurato la parte finale della definizione, quel “senza l’aiuto” che è fondamentale.
Si dirà “che male c’è se i genitori ci danno un aiutino per farci vivere meglio? Se ci tengono i figli perché noi siamo troppo occupati? Se ci pagano una parte del mutuo della casa? Se ci regalano l’auto nuova?”
Nessuno, ma non si sta camminando con le proprie gambe (quindi si è, esistenzialmente, handicappati), si è ancora bambini incapaci di spiccare realmente il volo. Il risultato è un legame ancora troppo forte che di fatto si tradurrà in un’incapacità di essere veramente adulti, veramente sé stessi.
Provate il test Genitori e figli per sapere se avete una visione moderna della famiglia o se vivete ancora nel medioevo.


I COMMENTI

Mamma son tanto felice perché ritorno da te. La mia canzone ti dice ch’è il più bel sogno per me… è questo l’inizio di una canzone degli anni ’40 interpretata dal mitico Beniamino Gigli (1890-1957, nella foto). Se leggete il testo della canzone e vi ci ritrovate un po’, beh, questa mail è un test di modernità.
Giampiero mi ha scritto una chilometrica mail sulla sua situazione familiare chiedendomi un consiglio. Non riporto la novella Guerra e pace perché il mio server non è abbastanza grande per contenerla (la battuta è il solito invito alla concisione), ma solo le impressioni dopo la lettura.
Abbiamo una persona con problemi di convivenza familiare con la moglie che non va d’accordo con la suocera. Si esaminano per pagine tutte soluzioni che a me francamente appaiono utopistiche, per cui il consiglio che posso dare a Giampiero è di fare tabula rasa di tutto e farsi una domanda: chi è più importante, il genitore o il coniuge?
Di solito si danno tre risposte.
1) Il genitore ovvero la mamma è la mamma. In questo caso non c’è stato alcun distacco dai genitori e non si capisce perché Giampiero si sia sposato e abbia cercato una famiglia tutta sua. L’amore si dimostra con le azioni e se le azioni sono dirottate principalmente verso il genitore cosa resta per la propria famiglia?
2) Entrambi sono importanti*. Questa è forse la risposta più frequente e chi la dà pensa di aver dato una bella risposta. In realtà si mette la propria vita in balia del caso. Se c’è accordo fra genitore e coniuge il tutto può reggere, ma se non c’è? Ecco che allora iniziano i problemi. Non si può pretendere di forzare l’accordo, anche se spesso per motivi economici (i genitori passano i soldi per l’acquisto della casa, per l’avviamento di un’attività, tengono i bambini ecc.) il compromesso è l’unica soluzione, vivendo in un equilibrio altamente instabile. In realtà anche in questo caso non c’è stato nessun distacco dai genitori  e il proprio amore viene diviso fra le tante persone della famiglia allargata. Una situazione antica, da famiglia in cui l’unico risultato è che i problemi di uno sono i problemi di tutti. Morale: più problemi.
3) Il coniuge perché è la mia nuova famiglia. Questa è la risposta più moderna, che stabilisce una priorità che consente di andare avanti senza sentire il debito verso chi ci ha donato la vita (se è un dono che senso ha pretendere qualcosa in cambio?) ed essendo pronti a donarla ad altri, amandoli con tutte le nostre forze. Non significa non amare più i propri genitori, quanto amarli “dopo” la propria nuova famiglia. È questo che Giampiero non ha ancora capito.

* Si noti che il soggetto dovrebbe rispondere “entrambi sono egualmente importanti”, ma pochissimi a cui è posta la domanda rispondono così perché “sentono” che la risposta è discutibile. Il soggetto cerca di svicolare alla precisa domanda (si chiede chi è più importante) e la aggira lasciando nel vago (come tale, la seconda risposta è sempre sbagliata!). Di fatto non ha il coraggio di prendere atto che una persona equilibrata stabilisce una priorità.

(…)

Se io ho voluto un figlio solo per “fare la madre” e cambiargli i pannolini, quando se ne andrà probabilmente proverò un senso di vuoto tremendo; se invece lo avrò fatto per l’amore di contribuire alla costruzione di una nuova vita, sarà come vedere salpare una bellissima nave che sentiamo aver costruito pezzo per pezzo. Ci sarà qualche rimpianto, ma anche la consapevolezza di aver fatto qualcosa di unico, di aver vissuto bene la propria vita.
E vado avanti con un altro articolo:

Genitori da dimenticare

Può un genitore diventare il peggior incubo dei figli? Se ci si rifà alle notizie di cronaca sicuramente sì, ma ciò sarebbe statisticamente poco significativo. Infatti, anche se non si sono mai verificate situazioni drammatiche, molti ragazzi pensano di avere avuto genitori difficili che li hanno penalizzati; la famiglia è stata cioè una condizione penalizzante verso la felicità.
Quali sono le colpe che i figli più spesso attribuiscono ai genitori?

  • Violenze fisiche – Per il Well-being un genitore che ricorre alla violenza fisica è un genitore fallito e non è il caso di spendere molte altre parole sul concetto.
  • Assenza – Per il Well-being l’amore si dimostra con le azioni e l’assenza non è mai giustificabile: chi pensa di non aver abbastanza tempo da dedicare ai figli non li deve avere per il semplice fatto che non saprebbe amarli.
  • Difetti della personalità – Paradossalmente, quando il figlio si accorge di evidenti difetti dei genitori, ne esce rafforzato perché da grande sicuramente li eviterà. Dovrà solo fare attenzione a non  servirsene continuamente come alibi per le “sue” colpe (“eh, con i genitori che ho avuto”), situazione purtroppo comune (alibi familiare). Ovvio che, se vedrà i difetti dei genitori come pregi, non potrà distaccarsi e anzi rischierà di diventare peggiore di chi lo ha educato.
  • Violenza psicologica – Si tratta della colpa più subdola, oggetto di questo articolo.

La violenza psicologica si attua quando i genitori sono così forti da ingenerare una gerarchia non discutibile all’interno della famiglia, anche quando il bambino si sta trasformando in adolescente. Poggiando sulla gerarchia familiare e spesso su condizionamenti economici, il figlio è soggiogato nel tentativo di plasmarlo secondo un copione predefinito; il figlio è una “proprietà” che deve rendere: dalla soddisfazione a scuola, alla prosecuzione dell’attività di famiglia, al formarsi una famiglia di gradimento dei genitori (partner scelto dai genitori, maternità per soddisfare il desiderio dei futuri nonni ecc.) fino al classico bastone della loro vecchiaia.
A ogni tentativo di ribellione, frasi come “ma io sono tuo padre!”, “con tutto quello che ho fatto per te“, “sei un ingrato!” e sciocchezze simili riescono a ristabilire l’ordine e la supremazia. Visto che un figlio si dovrebbe fare per amore, nulla si può chiedere in cambio perché ogni richiesta è puro interesse. Troppi sono i genitori completamente assenti che si buttano nel lavoro e accumulano ricchezze su ricchezze con la falsa giustificazione che “lo fanno per i figli”, quando in realtà lo fanno soprattutto per sé stessi per il semplice fatto che i figli, prima dei soldi, vorrebbero amore.
Sicuramente condizionamenti religiosi (onora il padre e la madre) e sociali (la società si basa sulla famiglia) non hanno mai dato ai figli una grande possibilità di sfuggire alla pressione di genitori-padroni, di quelli che tolgono la libertà per “il tuo bene”. Non esiste
onora i tuoi figli

e finché non esisterà vivremo nel medioevo.
Se una certa dialettica familiare è nella logica delle cose e il figlio insofferente non deve vedere ogni azione dei genitori come negativa se in qualche modo limita la sua libertà d’azione, si può dire che scatta la violenza psicologica quando il figlio subisce e non sa replicare. Ci vuole una grande capacità genitoriale per evitare che ciò non accada mai, ma è sicuramente una colpa quando ciò accade spesso, fino a forgiare negativamente la personalità del figlio.
La sindrome di Stoccolma

Purtroppo, quando scatta il plagio, diventa impossibile anche il distacco e il figlio resta segnato a vita, schiavo di quella famiglia che negli anni ha allentato la catena, ma non l’ha mai spezzata. Si crea una specie di sindrome di Stoccolma*, dove il figlio cerca comunque di recuperare il rapporto, cerca di compiacere i genitori, di essere capito, di essere amato (non riesce cioè a staccarsi dalla necessità di sentirsi amato da loro). Più è maltrattato e più cerca amore, più è denigrato e più cerca considerazione.
I figli che nell’adolescenza si sono staccati e hanno evitato questa schiavitù nascosta si comportano in modo completamente differente e quasi sempre sono persone forti e volitive; la loro strategia non è perdonare i genitori, non è odiarli, ma è dimenticarli; li considerano stelle che si spengono lontane mentre altre più luminose brillano nel presente.
Le due differenti strategie sono dimostrate nel caso estremo di chi è stato abbandonato in tenera età dai genitori: c’è chi riconosce totalmente i genitori adottivi come i veri genitori (se qualcuno mi ama più di mio fratello è il mio nuovo fratello) e chi invece va (o vorrebbe andare) alla ricerca dei vecchi.
Dimenticare significa ricondurli al ruolo di persone normali, che hanno un ruolo ormai marginale nella propria vita. Non è infatti raro un pentimento del genitore che in tarda età, con il figlio ormai grande, decide di recuperare il rapporto. La comprensione dei propri errori e/o la vecchiaia che si avvicina lo portano a posizioni più morbide. Rischia di far male per la seconda volta (anche il troppo amore impedisce alle persone di volare libere). Dovrebbe capire che, con valori diversi, non potrà mai allinearsi a suo figlio. Anche se il pentimento è sincero, potrà esserci amore, ma sempre in secondo piano. Del resto, se per il figlio l’amore per i suoi genitori resta fondamentale, non potrà mai amare nessuno in modo equilibrato, vedasi il test.
Test: sei libero?

Attore: adolescente, quasi autosufficiente, prossimo al diploma o alla laurea. Il test è al maschile, ma evidentemente vale anche al femminile.

Mamma, papà devo darvi una bella notizia. Ho deciso di lasciare gli studi. Sì, lo so che mi manca poco, ma ho trovato la mia vera strada. Ho lasciato X perché non mi ha capito. Ho conosciuto una ragazza, Y, con la quale aprirò un agriturismo dalle sue parti (citare località ad almeno 200 km dalla residenza dei genitori). Una vita vera, semplice. Volevo dirvelo perché parto la settimana prossima.

Il grado di violenza con cui i genitori replicheranno al test dà la loro propensione a essere padroni.
Il grado di calma con cui lo si espone dà la misura della propria libertà.
Se chi espone sarà rimasto calmissimo e i genitori avranno cercato una dialogo pacato, consigliando, ma non ordinando (“ti mancano quattro esami, perché non prendi comunque la laurea? Buttar via una parte della propria vita non è mai positivo. Per quanto ci sia da lavorare, avrai tempo di dare quatto esami, no?”), beh, vorrà dire che è una bella famiglia.

* La sindrome di Stoccolma identifica una condizione psicologica nella quale un soggetto sequestrato prova sentimenti di tipo positivo verso il suo o i suoi sequestratori. La terminologia che identifica questa condizione risale a un episodio avvenuto nel 1973, a Stoccolma. Due rapinatori tennero in ostaggio quattro dipendenti della Kreditbank per alcuni giorni; i sequestrati, nonostante il notevole rischio corso, si attaccarono emotivamente ai sequestratori al punto che, una volta che furono liberati, ne presero le difese e chiesero clemenza per loro presso le autorità. Talvolta la terminologia viene usata in situazioni diverse dal sequestro di persona, ma dai risvolti simili.

E dopo un altro paio di articoli c’è questo:

Suoceri e genitori

Due delle regole del buon matrimonio citano:

  • Non sposarti se i tuoi suoceri influenzano ancora la vita del futuro coniuge.
  • Non andare a vivere con i tuoi genitori né con i tuoi suoceri.

Sono regole che nascono dall’esperienza, dalla constatazione che molti rapporti sono rovinati dai rapporti fra i componenti la coppia e i genitori. È il caso di tornare sull’argomento perché troppi pensano di avere una visione moderna dei rapporti genitori-coppia, di saperli gestire bene, salvo poi scoprire che la loro vita è pesantemente condizionata.
Nell’articolo su genitori e figli abbiamo già parlato del distacco. Dovrebbe essere tutto chiaro, eppure dalle e-mail che ci arrivano scopriamo che gran parte dei figli non è riuscita a staccarsi dai genitori, pur ritenendo di esserci riusciti alla perfezione. Per esempio un figlio, ormai quasi quarantenne e con famiglia propria, soffre ancora il ricatto della madre che “si sente male” ogni volta che la famiglia del figlio deve partire per le vacanze. “Che devo fare?” chiede il figlio, come se non ci fosse via d’uscita. Semplice. Il giorno prima della prossima partenza farà sapere alla madre che non cederà più al ricatto rinunciando alle ferie e che, se lei si sentirà male, partirà comunque. Funziona.
L’inizio dell’unione – La mancanza di distacco esplode quando si trova un partner serio (relazione importante, convivenza, matrimonio ecc.). Un primo sintomo grave di assenza dal distacco è quando il soggetto tenta di conciliare la vecchia famiglia con il partner, di tenere il piede in due scarpe. È il caso del figlio mammone o della figlia che non sa rinunciare al ruolo della madre nella sua vita. Basta una semplice regola per capire si è di fronte a un caso critico.
Regola della precedenza – Chi si è staccato dai genitori deve stabilire un ordine di precedenza: prima il partner e poi la vecchia famiglia. Se sono inconciliabili, si sceglie il partner. Se non si ha questo coraggio, si giustificano le posizioni di tutte quelle mamme che per il bene dei loro figli vogliono “scegliere” il partner. Per amore non si toglie mai la libertà, il figlio deve poter essere libero di sbagliare, fino anche a rovinarsi la vita.
In base alla regola sopraenunciata chi vuole il gradimento della propria famiglia per il partner (se c’è, tanto meglio, ma non deve essere necessario!) vive ancora nel medioevo perché di fatto il partner continua a sceglierlo la famiglia.
L’unione continua… – Superato lo scoglio dell’unione, resta comunque il problema di gestire i rapporti con i genitori. Una tendenza preistorica vorrebbe che il partner debba cercare di farsi ben volere dai suoceri: assurdo. I rapporti fra le persone devono essere spontanei e liberi, ognuno deve essere come si sente, se poi c’è approvazione bene, altrimenti pazienza.
Si arriva quindi al caso più comune dove i rapporti sono buoni o per lo meno decenti: occorre gestirli al meglio. Di solito è qui che casca l’asino, in quanto la presenza dei genitori appesantisce la vita della coppia come un macigno. Vediamo i tre casi più comuni.
Genitori autosufficienti – Il buon senso vorrebbe che ognuno facesse la propria vita con interazioni magari frequenti, ma non obbligate o stabilite (il classico pranzo domenicale obbligatorio!). Se si ha bisogno di stare vicino quotidianamente ai propri genitori non c’è certo stato distacco. In questo caso esistono situazioni dove vengono meno le regole per il matrimonio felice: la coppia vive insieme o accanto ai genitori di un componente. In genere le cause possono essere:
a) assenza del distacco (per esempio la comodità di essere vicini per visitare quotidianamente i genitori)
b) motivazioni economiche (per esempio la possibilità di avere una casa più grande e maggiori comfort)
c) motivazioni pratiche (per esempio la possibilità che i nonni curino i propri figli mentre si è al lavoro).
Negli ultimi due punti si baratta una parte della propria libertà  e c’è chi si abitua come il cane alla catena; anche nel caso comune dei nonni che curano i figli si vengono a creare situazioni di compromesso che alla lunga sono deleterie: “ti curo i figli, li educo come voglio io” (peccato che i nonni li educhino con la mentalità di 50 anni fa), “vi abbiamo ospitato per anni nella nostra casa e ora che siamo vecchi DOVETE curarci” ecc. Alcuni consigli:
a) accontentatevi di una casa più piccola, ma siate indipendenti
b) usate una baby-sitter o accudite voi stessi i vostri bambini (magari con un tenore di vita più modesto)
c) non fate figli, se non potete dedicare loro il tempo necessario.
Genitori semisufficienti – I genitori potrebbero essere autosufficienti, ma per condizione mentale (si ritengono vecchi o malati più del dovuto) pensano che i figli debbano aiutarli. I figli devono far capire loro che non c’è differenza fra una persona di 30 anni e una di 60 o passa: ognuno deve essere autosufficiente e comportarsi come quando era giovane. La vecchiaia è una colpa se uno vuole invecchiare e farsi prendere in carico dagli altri e dalla società. Inoltre chi s’incammina per questa strada ha già firmato la sua fine e l’accelerazione verso uno stato di totale dipendenza è spesso esponenziale. Aiutare i genitori come se fossero vecchi non fa altro che farli invecchiare prima.
Genitori non sufficienti – È il caso più penoso, evoluzione del precedente o anche improvviso. Molti giovani sprecano anni della loro vita nell’accudire i genitori, ricambiando le attenzioni ricevuti da piccoli. Con una differenza fondamentale: nell’accudire un bimbo c’è gioia, nell’accudire un vecchio malato c’è solo dolore. A prescindere dall’amore che si prova, spesso i figli sentono la situazione come un peso, anche perché i genitori “vogliono” un’attenzione incompatibile con le esigenze della famiglia dei figli (che hanno la loro vita e i loro problemi). In questo caso un’assistenza esterna non deve essere vista come un segno di disinteresse, ma come l’unica soluzione possibile. Chi la rimanda o non l’accetta del tutto dovrebbe pensare anche al proprio partner e ai propri figli e alle rinunce che devono subire perché lui non ha ancora avuto il coraggio di distaccarsi.
Conclusioni

Se molti che hanno letto l’articolo lo troveranno troppo duro e impietoso, si può solo far notare come spesso il giudizio sia influenzato dalla propria educazione, fermandosi alla quale l’umanità non progredirebbe mai.
Se un genitore ama veramente il figlio deve possedere anche la dignità di invecchiare; i vecchi indiani, quando sentivano che scoccava la loro ora, prendevano una coperta e se ne andavano a morire sulla montagna. Forse erano molto più moderni di tanti genitori che non sanno invecchiare e portano dolore nelle famiglie dei figli…


LA MAIL
Angoscia da suoceri

Ho letto l’articolo suoceri e genitori, l’ho trovato assolutamente coincidente con le mie idee in tutte le sue parti. Vorrei cercare di capire perché quando certe cose le faccio notare al partner, il tutto sfoci in una lite; mi fa notare che io lo voglio cambiare e che pretendo che tutti si comportino come voglio io. Non cambia nulla e io sono angosciata.

Non so se segui la parte psicologica del sito; l’obiettivo è quello di prevenire i problemi, di avere una vita che ne sia priva, non di sopravvivere.
Personalmente credo che:
a) non si debba stare insieme per litigare; il litigio non è “normale” e la panzana che tutti più o meno litigano è solo detta seguendo il criterio di “mal comune mezzo gaudio”.
b) Non si debba cercare di forzare l’altro a cambiare o accettare di farsi cambiare a forza. Quindi, se il tuo partner è lontanissimo dalle tue idee, ti faccio una domanda brutale: se non avete la stessa visione su suoceri e genitori (a prescindere da quale sia quella giusta) che state insieme a fare?*
Anziché essere angosciata io mi cercherei un altro (più moderno).

*Non rispondermi che lo ami perché l’amore, quello vero, deve migliorare la qualità della vita, non peggiorarla!

L’ultimo articolo che volevo segnalarvi in materia è quello che vi dicevo all’inizio, sui condizionamenti, e ci troverete anche un test per scoprire quanto siete condizionati… E io pare sia a mezza via tra l’immunità  e alcuni piccoli condizionamenti interiori… Non sono totalmente immune nemmeno io, ma chi lo è? Ma leggendo possiamo imparare molto, e migliorare, e capirci e capire di più, procediamo:

I condizionamenti

Solo una piccola parte della popolazione sa reagire ai condizionamenti subiti dalla famiglia, dalla scuola, dalla società tanto che alcuni che non riescono a farlo usano il classico errore di generalizzazione che li porta a dire che “tutti, più o meno, siamo condizionati”.
Un esempio di condizionamento da tutti compreso è quello del giudizio pubblico: “e poi cosa dice la gente?“. Le nostre azioni sono modificate per aderire a un cliché che non è detto sentiamo intimamente nostro.
Le sorgenti principali dei condizionamenti sono la famiglia, la scuola, la religione, la società (attraverso i media) e il clan (dove con questo ultimo termine si identifica l’insieme di tutte le persone che sono influenti nella nostra vita, ma non appartengono agli insiemi precedenti).
Famiglia – L’educazione ricevuta e l’esempio dei genitori possono portare il soggetto a un’adesione acritica a modelli di comportamento e a ideologie. Un padre che vuole che il figlio eccella a scuola potrà crescere un figlio contemplativo, per il quale la cultura è tutto; analogamente un padre debole potrà crescere un figlio altrettanto debole e timoroso nei confronti del mondo ecc.
Scuola – Decisamente meno pesante della famiglia, la scuola condiziona quanto più il soggetto è giovane: soprattutto quando la famiglia è assente, una maestra può influenzare un bambino molto più di quanto possa fare una professoressa al liceo. Su questo punto dovrebbero meditare tutti coloro che, per mancanza di tempo, affidano l’educazione dei loro figli ad altri, già in tenerissima età.
Religione – I condizionamenti religiosi sono massimi in Paesi ancora molto arretrati (si pensi all’Italia di 200 anni fa e all’Italia di oggi), ma è indubbio che, se la famiglia spinge verso educatori religiosi, questi possono condizionare moltissimo il soggetto.
Società (media) – Giornali, televisioni, Internet sono così potenti come sorgenti di condizionamenti da essere spesso additati come fonti infallibili (“l’ho letto sul giornale”, “l’ha detto la televisione”, “l’ho trovato in Internet”). Alla base di questo condizionamento il classico errore di scambiare l’autorevolezza con l’affidabilità.
Clan – Parenti, amici, colleghi, vicini di casa ecc.: le persone che troviamo “per strada” durante la nostra esistenza possono diventare fonti di condizionamenti. Si pensi ai genitori che, parlando del figlio, dicono che “è finito su una brutta strada per colpa degli amici”.
A differenza di ciò che pensano quelli che molto superficialmente ritengono che non ci si possa liberare dai condizionamenti, farlo è possibile:
se pensi che nessuno possa essere libero da condizionamenti, sei come un uccello in gabbia che non sa che esistono uccelli che volano liberi nel cielo. Per aprire la gabbia, ci vuole una chiave che si chiama spirito critico.Per capire come lo spirito critico sia importante si pensi ai molti ragazzi che, anziché adottare i precetti della famiglia, vanno in direzione totalmente opposta. Alcuni di essi lo fanno per semplice reazione a una situazione che sentivano “impossibile”, altri lo fanno dopo un’analisi molto critica di ciò che era stato loro insegnato. Questi ultimi sono soggetti che hanno usato il loro spirito critico.Il testQuesto articolo vuole essere un veloce test per verificare alcuni dei più comuni condizionamenti subiti in ambito familiare o sociale (per lareligione si veda la sezione apposita).
Vengono elencate alcune situazioni particolarmente significative con un insieme di risposte plausibili fornitemi da un visitatore del sito; non è detto che le risposte siano esaustive dello scenario. Provate a commentare le risposte fornite e poi confrontate il vostro commento con il commento a fondo pagina.

1) Un caro amico mi invita al suo matrimonio, cosa faccio?
A) Non vado. Ho cose più interessanti da fare. Se è un vero amico capirà.
B) Non vado. Come si possano buttare tanti soldi in una cerimonia? Per me è incomprensibile.
C) Non vado. L’ipocrisia di giurarsi amore eterno è pura follia.
D) Vado. Voglio partecipare alla sua felicità ed esserci in un giorno per lui importante.

2) La mia compagna esprime la volontà di avere un figlio, cosa faccio?
A) Rifiuto. La nostra vita va già bene cosi.
B) Rifiuto. Troppi sacrifici e troppe rinunce.
C) Rifiuto. Nel mondo odierno mettere al mondo un figlio è una “cattiveria”.
D) Accetto. Crescerlo insieme sarà un’avventura meravigliosa.

3) I miei genitori non sono più autosufficienti, cosa faccio?
A) Li incolpo di non aver fatto nulla per contrastare la vecchiaia.
B) Li affido alla residenza per anziani che si possono permettere.
C) Li affido alla residenza per anziani migliore e integro la loro pensione per pagare la retta.
D) Baratto una parte della mia libertà per il loro benessere.

4) Cosa pensi di Madame Curie? (Dedicò la propria vita alla scienza e morì in sofferenza devastata dalle radiazioni a cui si era inconsapevolmente esposta. Non depositò il brevetto internazionale per il processo d’isolamento del radio, preferendo lasciarlo libero affinché la comunità scientifica potesse effettuare ricerche in questo campo senza ostacoli).
A) Ha sprecato la propria vita.
B) Ha fatto male a non brevettare la scoperta.
C) La riconoscenza postuma non fa per me.
D) Ha il mio massimo rispetto.

5) Sto correndo nel bosco e mi imbatto in un ragazzo che si sta impiccando a un albero, cosa faccio?
A) Continuo a correre, l’allenamento è più importante.
B) Continuo a correre, non ho alcun diritto di intervenire.
C) Tento di convincerlo a desistere, ma senza mai calpestare il suo libero arbitrio.
D) Lo blocco con ogni mezzo in mio possesso. Il suicidio non è la corretta soluzione e pentirsi non è più possibile.
Gli effetti dei condizionamenti

Gli effetti dei condizionamenti possono essere devastanti: si pensi, per esempio, ai risultati che può produrre una setta sui propri adepti che accettano qualsiasi ordine senza giudicare.
Il senso comune ritiene che ci sia un’enorme differenza fra una setta e le regole di vita comunemente trasmesse da ambienti istituzionali come famiglia, comunità religiose o società. Ma il buon senso deve dirci che non c’è nessuna differenza se il soggetto non sottopone le regole a critica precisa e costruttiva; in particolare, se non verifica la coerenza di quelle regole con il reale benessere.
Molti ritengono che il Well-being sia una setta per il semplice fatto che esprime regole non sempre allineate con quelle usuali; in realtà non lo è perché pone alla base di queste regole la loro valutazione critica da parte di chi eventualmente vuole sostenerle. Hanno maggiori caratteristiche di setta una religione improbabile, i dogmi di una multinazionale, una famiglia dove non si discutono gli ordini del capofamiglia ecc.
Molti condizionamenti portano poi alla costruzione di idoli che spesso ci fanno sopravvivere, ma non vivere. Gli idoli sono come la catena che il lupo, diventato mansueto cane agli ordini dell’uomo, ha accettato per avere una sicura ciotola di cibo, ovviamente passando il resto dell’esistenza cercando di convincersi che la catena sia l’unica soluzione o che sia molto più nobile stare accanto all’uomo che vagare libero nella foresta in cerca di cibo. Ha barattato la sua libertà e vuole illudersi di essere libero!
Gli idoli

Gli idoli sono concetti a cui affidiamo ciecamente la nostra vita con la speranza che ci ricambino con gioia, serenità, felicità. Di solito derivano dalla nostra educazione (la famiglia, la scuola), comunque dalle nostre esperienze giovanili (l’adesione acritica a determinati gruppi). Infatti, essendo idoli, non vengono mai messi in discussione ed è difficile crearsi idoli da adulti: se si ha spirito critico non si accetta nulla ciecamente e quindi si è immuni da questa situazione, se invece non lo si ha, difficilmente si cambiano gli idoli giovanili per altri dei.
Molti idoli appartengono a quelle che il Well-being chiama condizioni facilitanti: avere un buon matrimonio facilita la vita, idem per una buona posizione economica, per un buon lavoro, per una buona famiglia ecc. La differenza sostanziale è che chi li adora ciecamente dimentica il “buon” che deve esserci, lo dà per scontato.
Poiché gli idoli richiedono un certo impegno per la loro adorazione, sono tipici di quelle personalità dove comunque c’è un grado non minimo di forza, ma non sufficiente ad arrivare a una forma di libertà intellettuale che possa mettere sotto osservazione l’educazione ricevuta, di quelle personalità che non sono dotate di spirito critico e di quelle che tendono a identificarsi con pochi e chiari ideali:irrazionalideboli, inibiti, mistici, romantici, statici, semplicistici, contemplativi.
Come liberarsi dagli idoli – Semplicemente con la verifica molto critica se l’idolo migliori la nostra qualità della vita o meno. Se non lo fa, abbattiamolo!
Il commento alle risposte

1) B e C sono intolleranti perché con il mio comportamento voglio punire un’idea per me sbagliata. Se ritengo il matrimonio un’inutile manifestazione di lusso farò un regalo modesto; in quanto a C è evidente l’errore di generalizzazione: pretendere che ci sia ipocrisia in un gesto che una persona può fare in perfetta buona fede. Per esempio, io non sono cattolico, ma a un funerale di una persona cara entro in chiesa, non mi faccio il segno della croce, ma non vedo il motivo per restare fuori: uno stesso momento può avere significati differenti per persone con idee differenti.
Restano A e D. D è troppo da bravo ragazzo, sempre pronto a sacrificarsi per gli altri. Se ho veramente qualcosa a cui tengo (importante è un termine non direttamente correlabile con i miei oggetti d’amore) scelgo A, altrimenti D (per esempio se ho un impegno di lavoro, sposto il lavoro!).
Curioso come i condizionamenti fanno sì che è normalmente accettato un “grave problema familiare”, ma non “un irrinunciabile impegno scacchistico” (dove gli scacchi possono essere sostituiti da un hobby qualunque). Morale preistorica: gli hobby sono cose futili e non contano nulla.

2) La risposta A non è high (probabilmente da fobico o da sopravvivente). Un high tende sempre a migliorare quindi poco importa l’equilibrio attuale; si tratta di capire se con un figlio la felicità della coppia aumenterebbe.
La B è una visione piuttosto ristretta del problema “I figli danno la felicità?”, tipica del semplicistico.
La C è sicuramente da fobico o da vecchio. Quello che vale per il figlio vale anche per sé: tanto vale ammazzarsi subito. In realtà è quasi patologica.
La D sarebbe corretta. Il condizionale è d’obbligo perché di fatto rivela comunque un’approssimazione nella propria vita. Decidere di avere o meno figli nella propria vita è un concetto che deve essere discusso non appena due persone iniziano una relazione che pensano seria. Se mi accorgo che io li desidero e la controparte nella relazione no, evidentemente abbiamo visioni differenti della vita che comunque provocheranno problemi. Affrontare l’argomento quando “capita” non è saggio né è maturo non avere una propria opinione (ecco il condizionamento) e accettare quella di altri perché allineata al senso comune.

3) A è inutile, al più ha senso solo se con violenza pretendono un aiuto impossibile.
B è corretto se i genitori sono stati “cattivi genitori,” ma se sono stati “buoni genitori” è egoistico perché comunque i genitori fanno parte del nostro mondo dell’amore, anche se il distacco ne ha ridimensionato il ruolo nella nostra vita.
D è completamente masochistico e toglie ogni dignità ai genitori stessi. Non si tratta di amore quanto di sottomissione e di mancato distacco (personalità inibita); per convincersene basta pensare al fatto che per i genitori si rinuncia a una parte della propria vita (magari penalizzando anche altre persone care): come chiamereste chi rinuncia a farsi una famiglia semplicemente perché i genitori non gradiscono l’aspirante coniuge? Se ama il figlio, e ha dignità, un genitore non gli chiede di sacrificare la sua vita per accudirlo, se ha dignità sceglie spontaneamente la residenza per anziani. Se egoisticamente non lo fa perché dovrei essere altruista? Perché mi ha allevato? Ma lo ha fatto per amore (e quindi disinteressatamente) oppure per avere un bastone per la propria vecchiaia (di nuovo l’egoismo)? So per certo che molte persone questi discorsi non vogliono nemmeno sentirli e li liquidano con un “che c’entra?”. Sono gli inibiti.
C è la risposta corretta nel caso siano stati “buoni genitori”.

4) Il punto è che in genere non si conosce in dettaglio la vita di Marie Curie e quindi non si può giudicare.
La A sarebbe corretta se si sapesse per certo che era consapevole del rischio che correva (come lo si saprebbe oggi; notate l’inconsapevolmente del testo); non è corretta se si basa sul fatto che Marie Curie, invece di condurre una gratificante vita d’insegnante alla Sorbonne preferì spalare tonnellate di pechblenda in una baracca nelle vicinanze delle miniere di Joachimsthal in Cecoslovacchia. Infatti non si può discutere un oggetto d’amore alla luce di ciò che la società ritiene “più gratificante” (ecco il condizionamento).
Anche la B rivela il profondo condizionamento di quella parte della società che spinge verso la ricchezza, che fa della ricchezza un valore assoluto (anziché una semplice condizione facilitante), con tutte le assurdità che seguono.
La C è corretta, ma è una frase generica che non è detto sia relazionata con la vita di Marie Curie: non sappiamo se lo scopo delle sue ricerche fosse la riconoscenza postuma.
La D è la più condizionata, quella dove i condizionamenti pesano come macigni. Senza sapere chi era Marie Curie (magari umanamente parlando era una persona piena di difetti, meschina ecc.) le si porta il massimo rispetto (si noti l’uso del superlativo) solo perché ha scoperto qualcosa di importante per la società (ecco il condizionamento sociale: se fosse morta prima di scoprire qualcosa di significativo sarebbe stata una pezzente? Fra l’altro il condizionamento è anche doppio perché di fatto si subisce anche l’altro condizionamento per cui l’autostima deve basarsi sui risultati che otteniamo nella vita). Si legga l’articolo sul valore della persona.

5) Questo scenario è stato trattato per ultimo perché è irrealistico o decisamente poco probabile. Basta immaginarsi i dettagli in modo appropriato e qualunque risposta è sbagliata. Più pratico sostituire l’esempio del suicida con quello di una persona che è uscita con l’auto e sta gemendo in un fosso, gravemente ferita.
A è il classico caso di risposta dell’egoista totale. Per il Well-being il contatto con il mondo neutro, dell’indifferenza, non può prescindere dalle leggi che hanno lo scopo di comporre gli egoismi individuali (da qui la condanna del furbastro). Per il Well-being la legge è fondamentale per la società perché chi guarda un po’ più in là del proprio naso capisce che è un modo per vivere tutti meglio, tutti e quindi anch’io. Soccorrere una persona in pericolo di vita è un dovere imposto dalla legge. Posso scegliere il modo di farlo senza mettermi in pericolo (un suicida determinato può arrivare a fare del male a chi si oppone al suo suicidio), per esempio con le sole parole, salvo intervenire quando ha attuato il proposito di impiccarsi (ved. C).
B è meno egoistica, ma non tiene conto delle leggi e dei doveri che esse impongono ai cittadini che hanno deciso di far parte della società civile.
C è probabilmente la risposta corretta, salvo intervenire tempestivamente quando, continuando nel suo proposito, il ragazzo ha perso conoscenza.
D è una risposta violenta che si basa sul condizionamento che si può “agire a fin di bene”. Chi ha scelto D probabilmente sarà un genitore “tradizionale”, ma piuttosto dispotico, che non lascerà mai che i figli, una volta educati (sperabilmente bene!), possano sbagliare con la propria testa.

Infine, guarducchiando in giro per il sito, mi sono saltati alla vista un sacco di altri articoli, ma non posso copiarli e incollarli  tutti altrimenti qua non si finisce più 🙂
Ma vi segnalo un altro articolo sulla Religione e la Tolleranza  in generale, che pure è molto interessante, perchè dall’argomento della religione spazia a parlare della tolleranza in generale, ve ne copio soltanto qualche passo:
La tolleranza religiosa è il caso classico che dimostra come il separatismo sia l’unica soluzione possibile, basta richiamarsi alle tantissime guerre di religione. (…) In realtà (…) è una forma di interesse quando si evita lo scontro semplicemente per salvaguardare gli affari con un gruppo o una nazione.
È una forma di paura quando si evita il confronto e si rinuncia ai propri diritti per evitare la “forza” dell’altro.
Ma soprattutto è un’utopia.
Quando qualcuno parla di tolleranza, perché non fa mente locale e analizza il significato reale del termine? Non si tollera un figlio, un coniuge o un amico. Tollerare significa sopportare. Quindi tolleranza vuol dire sopportazione dell’altrui idea religiosa. Ma, se questa ci provoca danno,sopportazione vuol dire sottomissione.
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Ora alla fine di tutti questi articoli,
la cosa più importante è che ho un sacco di punti nuovi su cui riflettere,
e la seconda cosa più importante è che spero che condividendoli in rete possano essere di aiuto e di spunto anche per altre persone…
Ci sono anche un sacco di altre sezioni nel sito, in particolare una chiamata “Strategie Errate” che contiene due capitoli “Adattamento” e “Compromessi”…
Diciamo che per dirla alla francese “Son tutti Finocchi col culo degli altri” 🙂 per cui ovviamente per quanto io sia una persona rigida e completamente cosciente delle linee in cui credo, mi rendo conto che per esempio non avendo enormi possibilità economiche alcuni compromessi o alcuni “aiuti”, se sani, sono benvenuti, ma è anche vero che la soddisfazione di fare tutto da soli è impagabile, e l’ho provata più di una volta, anche perchè un’altra cosa di cui sono convinta è che chi fa da sè fa per trecentotrentatrè. Come sono convinta del fatto che adagiarsi e lamentarsi di non avere forze, risorse, soldi,  non serve ad altro che a perseverare nella negatività, perchè è vero che volere è potere, perchè se si vuole veramente qualcosa allora nessun’azione diventa compromesso o sacrificio, perchè tutto viene fatto in funzione dell’obiettivo, e quindi tutto è fatto con piacere e consapevolezza…
Di certo la lettura di queste pagine mi ha dato un input molto simile a quello che mi dette leggere “La verità è che non gli piaci abbastanza” ma spero avrà conclusioni diverse da quelle che trassi all’epoca, in quel periodo particolare della mia vita…
E comunque in ogni caso ho imparato qualcosa, buonanotte!

Il G.I.M.

gim

 

Il Giovane Italiano Medio è quello che si lamenta dei Politici, della Chiesa, dello Stato,

e poi paga il Mutuo, vota un qualunque ladrone alle elezioni (la leggenda vuole che nessuno voti Berlusconi e invece sta semp’ llà), mette i suoi soldi “al sicuro” in Banca (così l’unica cosa sicura è che diminuiranno), si sposa in Chiesa e/o si sposa al Comune, e se è fortunato, che ha un lavoro “messo a posto”, fa anche la dichiarazione dei redditi e paga le tasse su quei 500 Euro dimmerda che prende al mese.

Piuttosto che lamentarsi mentre si è a 90° che ce lo stanno infilando senza vasellina, bisognerebbe alzarsi, rimettersi le mutande e andarsene!

Se lo Stato, la Chiesa, i Politici si comportano come se non esistessimo, o peggio, come se esistessimo e fossimo pedine da sistemare come cazzo gli pare, l’unica soluzione è restituirgli la stessa moneta,
non esistere nè per lo Stato, nè per la Chiesa nè per i Politici.

 

NB. mi correggo, che VE lo stanno infilando senza vasellina… Io non ho un lavoro messo a posto, non dichiaro una mazza, non mi sposo in chiesa nè al comune e non ho nè ho intenzione di mettermi un mutuo sulle spalle 🙂 E questo come tutte le cose ha i suoi pro e i suoi contro, ma io propendo per i pro…

1 su 100.000 (non) ce la fa – Part ciù

La trafila casa-Ospedale-casa-ospedale-clinica-ospedale-ospedale è stata alquanto incredibile, finalmente oggi è tornata a casa, dopo settimane di ricovero, sappiamo tutti che non finisce qui ma almeno c’è il riposo psicologico che non è poco, anche per la ripresa…

Negli ospedali se ne vedono di tutti i colori,

e di persone… manco a parlarne, di tutti i tipi.

Dal medico umano e sensibile a quello per il quale sei solo un numero di letto,

dall’infermiere con cui fai amicizia e che ti mette da parte le vaschette di cibo avanzate per darle ai cani a quelli che nonostante sentano il campanello della stanza bussare ci mettono 40 minuti per arrivare, e quando sono andata lì a sollecitarli ho visto che il motivo di tale attesa era uno e uno soltanto: stavano giocando al solitario di windows in guardiola…

E’ incredibile poi la quantità e la “qualità” dei malati che  si trova in ospedale, gente distrutta che magari non trova posto nella stanza e gente che invece dovrebbe solo lasciare libero il posto perchè in realtà (ebbene sì) viene soltanto ad arraffare l’arraffabile, cibo, un posto letto, medicine, fingendo dolori che non esistono…

Alcuni di loro quando sono stati a quel punto avvisati di dover fare degli esami precisi, magari anche un po’ invasivi, si sono miracolosamente rimessi in piedi e hanno firmato per tornare a casa… Miracoli (virtuali) della medicina moderna 🙂

C’era in stanza anche una signora in coma, dopo un ictus, tenuta in vita dalle macchine, schiumava dalla bocca, aveva le braccia tumefatte dal decubito e dai buchi delle siringhe, flebo nutriente, tubi nel naso, occhi chiusi o semichiusi e incoscienza… Povera L. la guardavamo e pensavamo tutti che quella non è vita…

Un’altra signora è stata fatta dimettere dai figli per metterla in casa di cura…

Un’altra ancora, dimenticava quello che faceva e quello che diceva, per cui quando i medici le chiedevano se aveva dormito o aveva preso le pillole lei diceva la prima cosa che le veniva in mente, con le ovvie conseguenze del caso… :/

Fin quando c’eravamo noi in stanza con lei, provvedevamo a smentire le scemenze dette ai medici per evitarle se non altro un’intossicazione da farmaci 😀

E poi la crème de la crème sono state due fantastiche mamma&figlia, A.&P., anche loro clienti fisse dell’ospedale a detta degli infermieri, senza un vero motivo, dolorini qui, dolorini là, ma la signora e la figlia parlavano urlando come stessero al mercato, dormivano con la luce accesa disturbando tutti, arraffavano qualunque cosa avessimo per le mani e che faceva loro gola soltanto perchè noi l’avevamo e loro no (parliamo di cacate del tipo: crema per le mani, biscotti, un po’ di caffè eh) e soprattutto deliziavano tutto l’ospedale con i loro racconti paranormali-religiosi…

La signora insieme a due amiche aveva visto entrare nella stanza dell’ospedale in passato nientepopòdimènocchè Gesù in persona, vestito con una tunica azzurra e con il classico cuore rosso in petto.

La figlia invece sostiene di essere stata presa a mazzate nientepopòdimènocchè dalla Madonna dell’Arco cme punizione per aver bestemmiato… Sosteneva altresì di aver visto il proprio Angelo, e tacciava di Magia Nera Satanica chi “leggeva le carte”, poichè diceva che la voglia di voler conoscere il futuro appartiene a Satana.

Ma la mia analisi su di loro, visto che sono quelle che ho conosciuto ahimè meglio, non si ferma a questo… Sarebbe stata na passeggiata anche per la mia Mente Ipersinaptica avere a che fare solo con questo…

No, come ogni fanatico religioso che si rispetti, alla domanda “Ti posso offrire un po’ di prosciutto?” la mia risposta “No grazie, non mangio carne” è stata motivo di insulti addirittura. “Ah pure tu! Ma allora in famiglia tua facìt’ proprj schìf!”  :/

No comment.

Inoltre, le suddette donzelle erano ben fiere di essere Berlusconiane convinte, e quando si è instaurata una discussione sulla cosa, visto che era un po’ contraddittorio che una mamma che non fa vivere il figlio con la moglie soltanto perchè non si sono ancora sposati in Chiesa ma solo in Municipio, votasse come capo dello Stato uno che ha incorniato la moglie a livelli da Guinness dei Primati (Primati come posto in classifica, non come animali, che hanno più etica di lui nel vivere a questo mondo), che ha fatto sesso con minorenni, che si è inventato malattie e impegni per non presenziare ai propri processi penali, e che ha fatto favori alle persone in cambio di sesso (a volte è vero, ha creato posti di lavoro… per le Escort 😀 ).

Durante questa discussione, la signora  A. difendeva il suo pupillo dicendo che “noi non possiamo permetterci di giudicare perchè può giudicare solo Dio” e ha finito la discussione con un’altra signora urlando “COMUNISTA!”.

Altro no comment.

Era la classica signora che straparla delle fantastiche qualità dei figli, e che monopolizzava il tempo, la salute e l’energia della figlia P. che era in ospedale a farle compagnia notte e giorno,44 anni e single (sarebbe potuto essere diversamente?)

Giustificava però gli altri figli che per qualsivoglia motivo non le davano mai il cambio. Ho visto P. non cambiarsi vestiti, e nemmeno mutande e calzini immagino, per 3 giorni consecutivi…

Adulava il figlio maschio come fosse il Messia sceso in Terra, Messia che però poverino, era chissà come mai traumatizzato, per cui quando vedeva gente con la pelle scura, o  ragazzi con i capelli lunghi, scappava a gambe levate… Un ragazzo d’oro, che porta i capelli rasati quasi stile NaziSkin… Pregiudizi? Naaaa :/
Ennesimo no comment.

Nonostante tutto ciò, per loro gli unici degni della salvezza, del “rispetto” (?) e addirittura del rivolgimento di parola sono i cattolici, quanto più cattolico sei tanto più meriti di vivere, altrimenti può pur’ murì.

Cattolico è una parola grossa, ma a lei bastava che qualcuno dicesse “Speriamo Dio che succeda questo…” e lei diceva “Ammènn”.

Fortunatamente oggi anche questo capitolo si chiude,

e con questo anche le mie riflessioni del giorno 😀

Statevi bene!

Piramidi Sottomarine

bermuda

Il Triangolo delle Bermuda è uno dei luoghi più misteriosi, pericolosi e, talvolta, mortali di tutto il pianeta Terra. Per decenni, intrepidi esploratori hanno cercato di risolvere l’enigma che si cela dietro i misteriosi fenomeni generati in questa particolare zona del pianeta. Lo stesso Cristoforo Colombo registra nei suoi diari strani fenomeni luminosi e malfunzionamenti della bussola. Si racconta di bizzarri eventi metereologici, sparizioni di navi e di aerei e di altri accadimenti enigmatici che non possono essere liquidati come fenomeni naturali.

Alcuni ricercatori indipendenti, sono convinti che i misteriosi fenomeni del Triangolo delle Bermuda siano causati da una qualche tecnologia antica – o aliena – sommersa nelle profondità dell’Oceano Atlantico, un dispositivo ad altissima energia in grado di creare dei veri e propri portali spazio-temporali capaci di trasportare uomini e cose verso altri mondi e altre dimensioni.

Ora un team composto da esploratori americani e francesi ha confermato, in maniera indipendente, una scoperta incredibile che ai ricercatori è già nota dal 1968: una strutture gigantesca, una piramide di cristallo, forse più grande della Piramide di Cheope in Egitto, parzialmente trasparente, sembra poggiare sul fondo del Mar dei Caraibi e la sua origine, età e scopo sono del tutto sconosciute.

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La lunghezza della base della piramide è di 300 metri per 200 e il vertice della piramide si innalza a circa 100 metri dalla base. Una struttura gigantesca, forse più grande della Grande Piramide di Cheope in Egitto. Sulla cima della piramide ci sono due fori molto grandi, attraverso i quali l’acqua del mare si muoverebbe ad alta velocità generando dei vortici che influenzano fortemente anche la superficie del mare. I ricercatori impegnati sul luogo ipotizzano che questo movimento vorticoso di acque possa avere qualche effetto sul passaggio di barche e aerei, generando quell’alone di mistero che circonda l’area.

Per quanto riguarda il materiale di composizione, dai risultati preliminari sembrerebbe che questa struttura sia fatta di vetro o di un simil-vetro (cristallo?), in quanto risulta completamente liscia e parzialmente traslucida. Comunque, per maggiori dettagli, i ricercatori rimandano ad uno studio più approfondito che offrirà risultati che al momento è difficile immaginare.

Una scoperta o una ri-scoperta?

In effetti, quella fatta dal team internazionale non è una scoperta ex-novo, ma una conferma di una scoperta avvenuta, quasi per caso, negli anni ’60. Secondo le cronache del tempo, la piramide fu individuata per la prima volta nel 1968 da un medico, Ray Brown, Arizona. Brown si trovava in vacanza nei Caraibi a fare immersioni con i suoi amici al largo delle Bahamas, in una zona conosciuta come “La Lingua dell’Oceano“, a causa della bizzarra conformazione del fondale marino.

Nel bel mezzo di una immersione, il dott. Brown raccontò di essersi ritrovato solo e mentre tentava di raggiungere i suoi amici, guardando verso il basso, notò una massiccia struttura innalzarsi dal fondo dell’oceano: un oggetto lievemente illuminato dal sole e che sembrava avere la forma di una piramide. Siccome era a corto d’aria, non spese molto tempo a studiare l’oggetto, ma si diresse verso i suoi amici.

Successivamente, nell’estate del 1991, il famoso oceanografo dott. Verlag Meyer, durante una conferenza stampa a Freeport fece una dichiarazione alquanto misteriosa. Meyer comunicò che durante una scansione con il sonar del fondale del famoso “Triangolo delle Bermuda”, il suo team trovo ben due piramidi gigantesche, più grandi delle Piramidi di Giza, ad una profondità di 600 metri.

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Ma il fatto più sconcertante furono le dichiarazioni degli scienziati dell’epoca i quali, una volta osservati i dati e fatte le dovute considerazioni, affermarono che la tecnologia per produrre il materiale di costruzione delle piramidi era sconosciuta. Infatti, si trattava di un elemento simile al vetro di grosso spessore. Quindi le ipotesi erano due: o le piramidi erano state costruite in tempi recenti – circa mezzo secolo fa – con un qualche materiale di ultima generazione, oppure, se si vogliono collocarle in un tempo più remoto, bisogna ipotizzare che non sia di origine umana.

Poche notizie, imprecise e frammentate

Certo che se la notizia dovesse essere confermata anche dai media “ufficiali”, non c’è dubbio che ci troviamo di fronte ad una scoperta sensazionale. Secondo il sito che ha lanciato la notizia, in Florida si è tenuta una conferenza di approfondimento al quale hanno anche partecipato i giornalisti locali. Eppure, al momento, aleggia una sorta di alone di segretezza o di studiato disinteresse. Sebbene la scoperta abbia sconvolto gli scienziati di tutto il mondo, pare che nessuno si stia affannando per organizzare una spedizione esplorativa di approfondimento. La vicenda è molto simile a quella dell’UFO sul fondo del Baltico, nella quale gli scopritori del misterioso oggetto hanno dovuto penare non poco per trovare i fondi e organizzare una missione esplorativa privata.

La posizione ufficiale dell’archeologia classica sembra essere quella di un sarcastico scetticismo, teso a ridicolizzare la scoperta di queste amenità. Eppure non è la prima volta che si scoprirebbe una piramide sottomarina. Basti pensare alle piramidi di Yonaguni, Giappone, scoperte nel 1987, quando alcuni subacquei si immersero nelle acque a sud dell’isola per studiare la grande popolazione di squali martello che si radunano nella zona. Fu il giapponese Kihachiro Aratake, nel corso di queste immersioni, che scoprì per caso quella che gli sembrò una struttura architettonica, una parte della quale è stretta tra due pilastri che si innalzano a otto metri dalla superficie. Nel suo insieme, le strutture rinvenute richiamano le piramidi egiziane.

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Da allora molti sono gli scienziati che hanno studiato il fenomeno, malgrado la presenza di forti correnti oceaniche, che rendono proibitive le immersioni. I fondali marini contengono quelle che sembrano essere le rovine di una civiltà formatasi alla fine dell’era glaciale. Sono state rinvenute tracce di flora, fauna e stalattiti che si formano abitualmente solo in superficie. La loro somiglianza con altri reperti del mondo antico ha portato qualcuno a teorizzare che potrebbero essere i resti di un’antica civiltà risalente a 10.000 anni fa. Altre analisi indicano che l’origine della struttura, che misura 120 m in lunghezza, 40 m in ampiezza e 20–25 m in altezza, possa risalire ad 8.000 anni fa.

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Bisogna anche ricordare la piramide sommerse del lago Fuxian, in Cina, scoperta nel 2006 da Geng Wei, capo del dipartimento di ricerca di monumenti sottomarini del lago Fuxian a Yuxi e che già aveva scoperto una serie di edifici in questo lago: “Questa piramide è diversa da quelle che si trovano in Egitto dal momento che la sua sommità è piatta. Questo genere di piramide piuttosto ricorda maggiormente gli edifici maya che hanno uno sorta di piattaforma anziche’ una punta”, affermo Wei al momento della scoperta.

Chiaramente, se la notizia della scoperta della piramide sul fondo del Triangolo delle Bermuda venisse ufficializzata, le conseguenze sarebbero enormi. Gli archeologi si troverebbero costretti a trovare una spiegazione logico-razionale alla presenza di una piramide di cristallo sul fondo del Mar dei Caraibi. “Che diavolo ci fa una piramide in quel posto? Lì non ci dovrebbe essere nessuna piramide, anzi, non c’è nessuna piramide!”. Ovviamente, il passo successivo sarebbe quello di dover affrontare uno dei temi più scomodi per l’archeologia ufficiale: l’esistenza di Atlantide. La Piramide dei Caraibi potrebbe essere la prova dell’esistenza di un antico continente sprofondato nell’oceano a seguito di un cataclisma di proporzioni globali? E il fatto che ci sia una piramide, struttura presente in ogni sito archeologico del pianeta, potrebbe indicare che in passato, in un’era pre-cataclisma, esisteva una civiltà globale umana evoluta, andata poi perduta a causa di una qualche distruzione globale? Queste domande fanno venire il mal di testa agli archeologi classici.

E’ la piramide di cristallo a causare i fenomeni nel Triangolo?

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Alcuni ricercatori hanno ipotizzato per anni che sul fondo del Triangolo delle Bermudavi fosse una fonte di energia capace di interferire con le radiotrasmittenti e i radar. Se la leggendaria Atlantide esisteva davvero, questa piramide potrebbe essere ciò che rimane di una potente macchina capace di produrre energia e che si trova ancora lì, intatta sul fondo dell’Oceano. Tale macchina, essendo di forma piramidale, potrebbe essere il modello storico originale al quale le culture successive si sono ispirate più tardi in tutto il mondo.

La piramide è una costruzione scoperta in ogni angolo della Terra: Nord, Centro e Sud America, Est Europeo, Medioriente, Siberia, Cina settentrionale e centrale. Qualcuno ipotizza che ce ne sia una anche sotto i ghiacci del Polo Sud, ma lo spessore del ghiaccio – oltre 1 chilometro – non permette nè conferme, nè smentite. Si può affermare che le piramidi planetarie sono l’indizio più evidente dell’esistenza dell’antico continente di Atlantide. Sull’annoso problema dell’effettiva esistenza di Atlantide, Rich Hoffman, esploratore e ricercatore, consiglia di spolverare la storia dell’archeologo dilettanteHeinrich Schliemann, l’uomo che trovò e scavò le famose rovine della città di Troia, nonostante gli storici pensavano fosse solo una leggenda.

I ricercatori affermano che questa incredibile macchina energetica potrebbe essere in grano di attrarre e raccogliere i raggi cosmici dal cosiddetto “campo di energia” o “vuoto quantistico“, e che potrebbe essere stata utilizzata come centrale energetica per la civiltà atlantidea (umani in pieno regola, solo più antichi di quanto crediamo!).

Un reperto archeologico della mitica Atlantide?

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Forse la Piramide dei Caraibi non fa parte direttamente del centro di Atlantide, ma di una sua succursale decentrata. Il dott. Maxine Asher, direttore del Research Association Mediterraneo Antico a Los Angeles, in un intervista di qualche anni fa dichiarò di essere “convinto che Atlantide era una super-civiltà globale che esisteva tra il 10.500 e il 10.000 a.C. e che sia stata sopraffatta da una catastrofe globale, forse quella registrata nella Bibbia e conosciuta come il Diluvio Universale di Noè.

Se Atlantide è esistita, dunque, probabilmente è da collocarsi alla fine dell’ultima era glaciale. La storia del suo affondamento si riferisce a massicce inondazioni dovute ad un brusco innalzamento delle acque, innescato da uno scioglimento improvviso delle calotte polari. Le ricerche dimostrano che il livello del mare si è innalzato di quasi 400 metri e nessuna tecnologia avanzata avrebbe potuto salvare Atlantide da un simile disastro.

Da questo punto di vista, il mistero delle Piramidi sul fondo del mare è risolto. Stiamo semplicemente prendendo atto dei risultati di un evento catastrofico che ha colpito la Terra migliaia di anni fa, generando un rialzamento del livello del mare che ha spazzato via molte civiltà. Gli abissi degli oceani restano la grande frontiera sconosciuta dell’esplorazione umana. Ci troviamo in un momento storico nel quale la scienza conosce più la superficie della Luna che non le profondità degli Oceani, e forse esplorare le profondità dell’Oceano ci aiuterà ad esplorare meglio le profondità del grande mistero dell’Uomo.

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