Documenti declassificati dell’FBI sostengono che Hitler scappò in Argentina (?)

Mi sono imbattuta in un video di un simpatico ragazzo con un altrettanto simpatico (quanto odioso 😀 ) accento toscano.
Pare che lui nella vita si diletti con tutt’altro (videogiochi), ma che questo video gli sia uscito dal “cuore” quando sono state diffuse alcune informazioni.
Il video in questione è questo:

Ora, io di natura non sono un’invasata complottista/complottara ma non sono nemmeno una anti-complottista totale, nel senso che credo che ogni cosa vada analizzata e scandagliata prima di dire “no, è ‘na strunzat’‘” oppure “Wow che cosa incredibile, non ci avrei mai scommesso un centesimo!“.
Così mi sono andata a guardare i link alle fonti postati dal ragazzo in questione, trovando delle cose interessanti:
1) I documenti ufficiali sul sito dell’FBI, declassati da pochissimo tempo, presenti in bella vista sotto gli occhi di tutti.

2) L’articolo su cui si basa il video e tutta la discussione contenuta all’interno, che riporto più giù e che potete trovare online cliccando qui

3) L’articolo del The Guardian in cui si spiega che le analisi del DNA hanno rivelato che il pezzo di teschio ritrovato nel bunker dove Hitler si sarebbe suicidato in realtà appartiene a una giovane donna.

E’ da sottolineare che nelle prime righe del documento FBI si legge: “Information obtained from […] unable to be verified because of […] disappearence. Attempts to locate […] negative. No record of him in police or INS files“.

Screenshot del documento ufficiale dal sito dell'FBI.

Screenshot del documento ufficiale dal sito dell’FBI.

La fonte della notizia, quindi, non sarebbe verificabile nè rintracciabile, per cui l’FBI non ha potuto “cambiare” la storia, per davvero, nel concreto, con questa “rivelazione”.

Tale fonte sarebbe da ritrovarsi in un uomo europeo, tale H.H.K., comparso su numerosi giornali come il “detentore della verità” riguardo al Führer.

Il documento dell’FBI, comunque, è formato da ben 203 pagine, molte delle quali contengono articoli di giornale a sostegno della faccenda: foto di un ipotetico Hitler anziano, testimonianze sul fatto che sia stato avvistato a Bogota e moltissimo altro ancora.

In uno dei documenti collezionati all’interno del file, addirittura, si ipotizza la venuta di Hitler in Trentino Alto Adige, proprio da noi in Italia, e se ne stila un possibile volto “after fine della guerra”.

Screenshot di una pagina del documento sul sito dell'FBI

Screenshot di una pagina del documento sul sito dell’FBI

Non essendoci nulla di concreto che faccia puntare verso una direzione o l’altra, comunque, a parte qualche analisi, una teoria non verificabile e qualche pezzo di giornale, non c’è nessuna verità da svelare (?). Ma il fatto che Hitler fosse un uomo così potente, influente, abile manipolatore e pieno di sè di certo lascia qualche dubbio sul fatto che possa essersi suicidato, semplicemente, nel suo bunker per non essere “preso”.

Naturalmente, come spesso avviene per tante cose, sui libri di storia, comunque, la versione ufficiale rimane una ed unica, almeno per adesso.

Riporto l’interessante articolo di cui vi parlavo prima per intero.

Documenti declassificati dell’FBI sostengono che Hitler scappò in Argentina

 

Alcuni documenti dell’FBI recentemente declassificati dimostrano che il governo americano era a conoscenza che Adolf Hitler scappò dal bunker di Berlino e che questi fosse vivo e vegeto, e che viveva nelle Ande dopo la seconda guerra mondiale. La storia ci dice che il 30 aprile 1945 Adolf Hitler si suicidò nel suo bunker sotterraneo, il suo corpo fu poi identificato dai sovietici e riconosciuto dalle arcate dentarie (il cadavere era parzialmente carbonizzato) per poi essere seppellito insieme alla moglie, Eva Braun. I suoi resti furono seppelliti a Magdeburgo e successivamente riesumati nel 1970, quando furono completamente bruciati e buttati nel fiume Elba. Fin qui la storia che tutti noi conosciamo.

I documenti recentemente pubblicati dall’Intelligence statunitense ci raccontano un’altra versione dei fatti. Hitler ed Eva Braun furono aiutati nella fuga dal responsabile dell’OSS Allen Dulles, che li fece imbarcare su due sottomarini diretti in Argentina. I due insieme ad “Alti ufficiali Tedeschi” raggiunsero poi i piedi delle Ande, dove vissero in una casa costruita apposta per loro. Le informazioni provengono da un informatore (rimasto anonimo) che scambiò l’asilo politico con queste importantissime rivelazioni.

 Alla luce di questi nuovi documenti le rivelazioni dell’architetto Alejandro Bustillo vengono ora viste in un’ottica completamente differente: egli asserì di aver realizzato una splendida villa in stile bavarese ai piedi delle Ande proprio per ospitare la coppia tedesca, che lì viveva in totale pace e armonia.

Il governo argentino accolse non solo l’ex dittatore tedesco, ma lo aiutò nella sua sparizione. L’informatore diede indicazioni riguardo i villaggi che visitò Hitler, e disse di aver visto con i suoi occhi anche lo sbarco al porto Argentino. L’addetto navale statunitense in Argentina testimoniò (allora, nel 1945) inoltre di aver visto due sottomarini tedeschi approdare nel paese sudamericano, e che nel secondo con ogni probabilità erano presenti Eva Braun e Adolf Hitler.

Assume anche una prospettiva di verità la prova del DNA condotta da Nicholas Bellatoni nel 2009, che verificò che i resti (un pezzo di cranio) in possesso ai russi non erano in nessun modo appartenuti ad Hitler (fonte: The Guardian).

 

Voi che ne pensate?

Annunci

Veg* is the new Testimone di Geova?

_by_rudi_image_vegetarian

Nel mondo sono sempre di più le persone che cambiano la propria alimentazione, virando verso scelte vegetariane, vegane o semplicemente più eco-compatibili, oltre che coscienza-compatibili (le ultime stime Eurispes parlano di 1600 al giorno!).

Internet ha sicuramente un ruolo importante nella faccenda, un aforisma di Tolstoj recita: “Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani” e, in gran parte, è vero.

Ma non dimentichiamo che al tempo di Tolstoj, come di Leonardo Da Vinci e altri personaggi storici vegetariani, internet non esisteva e tutto si basava soltanto sulla sensibilità personale.

Fare una scelta del genere a quei tempi, quando non era di moda, era ancora più difficile.

Mi viene anche male, quindi, lamentarmi di quando oltre 15 anni fa, quando io ho smesso di mangiare carne, venivo vista come una specie di alieno sceso in terra, un alieno “erbivoro” più che vegetariano. Andare a mangiare da un’amica e trovarmi davanti un’insalatina era la norma. Ma torniamo a noi.

Ai tempi di Da Vinci, però c’è da dire, non esistevano nemmeno gli allevamenti intensivi in cui oggi sono rinchiusi gli animali, vivendo come se fossero macchine attaccate alla corrente con il tasto ON perennemente acceso. Una barbarie.

Degenerazioni che diventano legali che di umano hanno molto poco.

I maltrattamenti degli animali sono aumentati, esistono video di pulcini maschi (inefficienti a deporre uova) tritati vivi, agnelli sgozzati a sangue freddo, mucche prese a calci, becchi di galline tranciati per evitare litigi nei pollai e quant’altro.

Sebbene quello che gira in rete sia sempre da verificare e non tutto quello che viene proposto in una certa “salsa” sia vero al 100% (spesso filmati di maltrattamenti non provengono da allevamenti intensivi, ad esempio, ma vengono etichettati come tali e viralizzati, e questo succede in moltissimi altri ambiti), è facile immaginare che chi faccia questo mestiere non abbia una empatia condivisa con questi animali, per cui è plausibile che li tratti in una certa maniera.

La questione però che ne nasce è piuttosto complicata perchè non tutti quelli che abbracciano una dieta veg* lo fanno per etica; sono in tanti, anche personaggi famosi (vedi Di Caprio), a fare questa scelta per salute.

Dopo le dichiarazioni controverse dell’OMS sulla carne rossa, i dibattiti sull’OGM e gli ormoni e gli antibiotici somministrati agli animali d’allevamento, dopo l’apertura al pubblico di tutte le fasce dei macelli attraverso le videocamere, non è stata solo la coscienza di moltissimi a vacillare, ma ha preso piede anche la sensazione che ci si stesse nutrendo con alimenti contaminati o nocivi.

Tutto questo ha portato l’umanità a sfrangiarsi in una serie di scelte alimentari differenti che oggi, però, rischiano di diventare un teatro del tragi-comico.
La questione è che sono tutti alla ricerca della coerenza. Per i vegani un vegetariano è incoerente, perchè mangia il caglio, anche se magari le loro coerenze poi hanno falle in altri ambiti (ci sono vegani che lavorano la pelle, altri che promuovono adozioni assolutamente improbabili per animali da compagnia e quant’altro); ma il vegano è visto allo stesso modo da un fruttariano, e così via; la spirale delle sfumature contiene moltissimi diverbi che spesso si accendono a tavola o nelle conversazioni online. Gli unici a sembrare coerenti, spesso, “rischiano” di essere proprio gli onnivori, che non facendo scelte alimentari drastiche ricevono più clemenza nel momento in cui si dimostrano “diversamente sensibili”. Come se da loro non ci si possa aspettar nulla. Ma quando si preoccupano dell’ambiente attraverso accorgimenti meno drastici questo tipo di scelte viene condannato ugualmente (della serie “che vuol dire che mangi poca carne? Quando il maiale muore mica muore un poco?” e roba così).

La veemenza con cui molti veg* si propongono agli altri viene avvertita come intrusiva e fastidiosa, come fossero nuovi Testimoni di Geova che bussano ai campanelli di casa, convinti di possedere la verità assoluta.

In realtà la coerenza al 100% non esiste, per niente e nessuno, ognuno fa quello che sente; d’altro canto anche la coltivazione dei vegetali è contaminata, per cui non sta in piedi nemmeno l’aspetto salutista.

Nessuno ha la percezione totale di quello che accade intorno, magari il fruttivendolo a cui un veg* si affida picchia la moglie o violenta le sue capre.

Il fanatismo è la radice di moltissimi diverbi inutili. Talvolta persino dannosi.

E basta guardare il fanatismo e il fondamentalismo religioso a cosa portano per farsi un’idea.

Anzi, da qualche parte ho letto addirittura che, viste le premesse attuali, questo tipo di alimentazione, quando suffragato da un certo modus operandi, dovrebbe essere etichettato proprio come un nuovo culto religioso perchè ne ha tutte le caratteristiche.

Sinceramente ho avuto anche io le mie fasi “fondamentaliste” ai tempi dell’adolescenza, ma poi ho capito che la diversità è la chiave di lettura del mondo. Non può esistere nessuna omologazione totale dell’umanità perchè siamo tutti diversi e multisfaccettati. D’altro canto la dialettica esiste solo come risultato delle differenze. Senza differenze non c’è dialettica e senza dialettica c’è il piattume.

Fermo restando che, ovviamente, non sponsorizzo nè l’uccisione degli animali nè, soprattutto, gli allevamenti intensivi e le barbarie di cui si sta macchiando l’essere (dis)umano, credo che ognuno di noi dovrebbe fare uno sforzo per sentirsi parte integrante di una totalità fatta di differenze.

Non tollero nè i veg* rompicoglioni nè gli haters dei veg* che postano in giro sui social network roba volutamente offensiva o provocatoria o si comportano in maniera antipatica direttamente “live”.

Di certo il consumo e la richiesta di carne è eccessivo e di certo le condizioni di vita di queste povere bestie andrebbero riviste.

E’ il sistema che è malato e orribile da dover accettare. E questo in tutti i campi, non solo quello che riguarda gli animali. Persino le persone oramai vengono trattate e considerate come numeri. Il consumismo che è alla base delle nostre vite, dal singolo cittadino al più importante capo d’azienda multinazionale, ha fatto sparire una serie di meccanismi sani e, soprattutto, l’umanità stessa dalla razza umana.

I genitori: questi (s)conosciuti

Un altro ruolo di questa società è quello condiviso dai genitori.

Genitori —> Generano la vita

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo (Tolstoj)

Si dice che sia facile diventare genitori ma non altrettanto facile esserlo.

Ed è proprio così.

Ognuno di noi ha cammini personali, traumi e ricordi positivi, ricordi nascosti sotto la sabbia, quasi dimenticati, episodi che ci hanno formato, e siamo sicuramente il risultato delle nostre esperienze e delle nostre vite, miscelato alla nostra indole, natura e forze e debolezze.

Il figlio di due serial killer può diventare alternativamente un altro serial killer o, di riflesso, Gandhi. Chi può dirlo.

Ma la specie peggiore, secondo me, a parte quella degli ipocriti, è quella di chi, credendo di fare bene, fa male, molto male.

Per alcuni il “fare bene” è solo un alibi da dire ad alta voce per poter poggiare la notte la testa sul cuscino (e non saprei dire nemmeno se ci riescono davvero… nei casi peggiori SI). Per altri “fare bene” è un’intenzione reale, non supportata però da una sufficiente obiettività e forza d’animo, quella che consente di pronunciare qualche “NO” per esempio, anche alle persone a cui non si riusce a dirlo.

Tutto questo può avere una certa valenza quando si parla di amici, conoscenti o partner.

Persone con cui bene o male possiamo scegliere SE avere una relazione e di che tipo.

Ma con i genitori tutto è diverso.

Sono l’ambiente nel quale cresciamo, ci formiamo; sono le prime voci che sentiamo quando i nostri corpicini minuscoli si formano nel ventre materno, sono le prime persone con cui interagiremo e le uniche con cui avremo strettamente a che fare per i primi anni di vita.

Saranno i nostri confidenti, antagonisti, aiutanti, il nostro nucleo, la nostra famiglia… non possiamo scegliere SE avere una relazione con loro perchè la relazione con loro ESISTE A PRESCINDERE DA TUTTO, perchè portiamo i loro geni in corpo.

Non basta smettere di parlarsi per smettere di essere figli o per smettere di essere genitori.

E’ una carica “a vita”.

Eppure molti genitori non riescono ad essere delle guide per i figli. Delle guide valide perlomeno.

Molti genitori si affidano a culti di acclamata o dubbia natura e inguajano la loro vita e i loro figli, quasi sempre senza rendersene conto, credendo di fare “la cosa giusta”. Testimoni di Geova che rifiutano trasfusioni di sangue, ad esempio, hanno lasciato morire le proprie figlie di parto o di altre cose tranquillamente risolvibili.

Per non parlare poi di altre dottrine religiose che hanno letteralmente bacato i cervelli di generazioni intere. Bibbia presa ALLA LETTERA e cose del genere.

Poi ci sono i genitori che non sono in grado di prendersi cura di se stessi però poi, GIUSTAMENTE, fanno i figli. Giustamente un paio di palle.

Chi decide di prendersi una responsabilità del genere deve essere certo di essere in grando di poter svolgere il suo compito al meglio, senza inguajare generazioni e generazioni. Un po’ come chi prende un cane dovrebbe essere convinto del gesto che fa, la sostanza non cambia, ma la ripercossione sulle generazioni nel caso umano è ovvia.

Cattivi genitori spesso generano altri futuri cattivi genitori e così via, perchè nessuno darà gli strumenti adatti e sani ai propri figli per allacciare e instaurare relazioni sane.

Una catena di sofferenze che si spezza soltanto nel momento in cui qualcuno si accorge della reiterazione dell’errore e decide di porvi rimedio.

E vi assicuro che il rimedio, cioè scavare dentro se stessi e capire tante cose, è altrettanto doloroso.

Ma è un dolore necessario, come quando c’è bisogno di operarsi.

Gli altri tipi di genitori per me  non sarebbero nemmeno da contemplare perchè non dovrebbero nemmeno esistere.

Genitori egoisti, ipocriti, svogliati. Genitori alla ricerca della scorciatoia e del “male minore”.

Genitori che se ne sbattono della reputazione che hanno nelle teste dei propri figli e continuano a collezionare stronzate su stronzate fino a rendersi quasi schifati.

Io non so come sia possibile non  provare empatia per i propri figli.

Io provo empatia già con i miei animali e con le persone a cui voglio bene, sono cresciuta ponendomi una serie infinita di domande e colpevolizzandomi anche laddove non dovevo perchè cercavo sempre i motivi per i quali, ad esempio, qualcuno mi trattava male. Perchè?

Perchè è più facile credere che gli altri ci trattino male per colpa nostra che per colpa loro, se si tratta di qualcuno a cui teniamo.

Ma tutto questo poi porta ad intrattenere relazioni sbagliate con persone sbagliatissime, che spesso se ne approfittano di questo stato di cose per manipolare e portare gli eventi in proprio vantaggio.

Ho fatto un percorso molto lungo, che dura ancora, cammina ancora, per capire che le cose stanno molto diversamente da come sembra, che le cose non dovrebbero essere così complicate e che le cose sane, giuste, sono anche semplici.

Non cerco più le cose “strane”, avventurose, amiche conoscenti o partner di merda, cerco solo le persone “giuste” con cui poter interagire.

Ma il rapporto con il mio “nucleo generativo” resta complicato e pieno di contraddizioni.

Ladyboys

You should be stronger than me
You’ve been here seven years longer than me
Don’t you know you supposed to be the man?
Not pale in comparison to who you think I am
You always want to talk it through, I don’t care
I always have to comfort you when I’m there
But that’s what I need you to do, stroke my hair
‘Cause I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

You should be stronger than me
But instead you’re longer than frozen turkey
Why’d you always put me in control
All I need is for my man to live up to his role
You always want to talk it through, I’m okay
I always have to comfort you every day
But that’s what I need you to do, are you gay?
‘Cause I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

He said “the respect I made you earn
Thought you had so many lessons to learn”
I said “You don’t know what love is get a grip
Sound as if you’re reading from some other tired script”
I’m not gonna meet your mother anytime
I just want to grip your body over mine
Please tell me why you think that’s a crime
I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

You should be stronger than me
You should be stronger than me
You should be stronger than me
You should be stronger than me

Benvenuti nella nuova era!

Che era demmerda!

L’era dei Ladyboys.

Anche la povera Amy ci sarà incappata, a leggere le parole di questa canzone, canzone in cui, guardanpò, mi ci rivedo proprio alla stragrande.

Diciamo che se metto al vaglio una serie di esperienze mie e di amiche mi rendo facilmente conto che i ruoli di questa strana società sono sovvertiti e non si capisce più chi sia uomo, chi donna, chi sia in grado di più (o di meno) di provvedere ai bisogno dell’uno e dell’altro, della coppia e/o della famiglia o di un qualunque nuovo nucleo si vada a formare.

Colpa dell’emancipazione femminile?
Forse.

Più che altro, come sempre, penso che la verità stia nel mezzo della cosa.

La donna effettivamente ha avuto uno slancio nella società moderna che solo 50-60 anni fa poteva solo sognarsi.

Può essere a capo di aziende, gestire relazioni importanti lavorativamente parlando, diventare capo, boss, manager, e, nei casi più “normali” semplicemente provvedere alla propria famiglia portando uno stipendio a casa, in tanti casi uguale o persino superiore a quello di un ipotetico compagno.

Cosa è scattato quindi nel cervello maschile, a questo punto?

I ruoli è come se si fossero sovvertiti. O come se, in ogni caso, ci fossero stati dei “vuoti” nelle caselle addette all’uno e all’altra che non si sa bene come riempire.

L’uomo, immagino, stia lì a chiedersi quale è il suo ruolo “fondamentale”, a cosa serve la sua presenza in una famiglia, quanto sia in grado di dare supporto e “pane” ai propri cari.

E le risposte, sempre immagino, non credo siano troppo soddisfacenti, o magari a volte non esistono per niente.

In una fase di intermezzo di rimodellamento totale della società sicuramente qualcosa si è perso.

Troppi bambini crescono con i nonni o le bambinaie e troppe donne in carriera riescono, spesso anche non volendo, a far sentire frustrati i propri uomini che, quindi, cominciano a perdere qualunque tipo di certezze ed equilibri, macchiandosi di immani stronzate.

Ma è anche vero che questo è solo una minuscola faccia di questa figura a mille spigoli.

Non tutte le donne se ne fottono dei figli e non tutti gli uomini perdono il controllo dietro qualche gonnella solo perchè le mogli “sono meglio di loro” e in qualche modo devono rivalersi su se stessi.

C’è anche da dire che la quantità di bamboccioni e Peter Pan in calzamaglia alla veneranda età di 40 anni è enorme.

Persino uomini e donne con un lavoro piuttosto sicuro preferiscono rimanere sotto il tetto di mammà senza pagare l’affitto, con il piatto caldo a tavola sempre pronto, senza rendersi indipendenti, senza costruire, di fatto, nulla di concreto se non in potenza.

Che tipo di relazioni avranno queste persone?
Secondo voi…?
Una persona così calcolatrice o, peggio, opportunista, o peggio ancora, senza voglia di mettersi in gioco o rischiare o, ancora peggio (all’ennesima potenza) mai cresciuta, cosa avrà mai da dare, nel senso più puro e materiale ma anche spirituale del termine, ad un’altra persona e ad una relazione di coppia?

Complessi di Edipo e Complessi di Elettra a gogo.

Una cosa che, veramente, ha poco di divertente, se non nei primi, forse, 2-3 mesi di frequentazione.

La verità è che, poi, molto spesso gli uomini si appoggiano a questa condizione di cose:” avete voluto la parità dei sessi? E allora adesso prendetevene le conseguenze! Non potete fare le donne in carriera e poi volere pure un uomo con le palle, le due cose non collimano. Se volete il controllo non potete aspirare a un uomo d’altri tempi, i tempi sono cambiati “.

E’ vero, i tempi sono cambiati.

Ma questa può diventare anche una colossale scusa su cui sedersi.

Perchè se è vero che i tempi sono cambiati è anche vero che certe cose non sono cambiate affatto: non mi sembra che agli uomini vengano le mestruazioni, che siano in grado di partorire dei figli o di allattarli dai propri capezzoli. Come non mi sembra che alle donne siano cresciute le palle (almeno non quelle fisiche!) e che abbiano smesso di essere delle madri.

SI sono solo un po’ (con)fuse le mansioni.

Uomini che sanno fare anche da mamma e donne costrette, in tanti casi, a fare anche da papà, soprattutto quando, per un motivo o per un altro, si ritrovano sole.

Ma chi sono questi Ladyboys?

Uomini che hanno perso le palle sotto a qualche trinciatutto.

O a cui, forse, non sono mai cresciute.

Uomini che preferiscono restare a casa, con la scusa di fare quello che la donna non può fare VISTO CHE LAVORA, a bighellonare tra whatsapp e facebook per buona parte del tempo.

Qualcuno poi cucina, qualcun altro rimette le lenzuola a posto, qualcun altro ancora va a fare la spesa, o a prendere i bambini a scuola, ma nessuna di queste mansioni è strettamente necessaria o insostituibile.

Insostituibile è un uomo presente che, come la donna, si smazza e si fa il culo per provvedere alla propria famiglia.

Per non parlare poi di quelle specie di amebe che stanno lì solo per cercare qualcosa che rigonfi il loro ego in maniere spropositate.

Stanno lì ad attendere che si penda dalle loro labbra, quando spesso noi non abbiamo il tempo nemmeno di pendere dalle nostre. E c’è tutt’altro che ci pende, magari 😀 Tipo le balle, in proporzioni da pendolo di Foucault!

Che tra una manicure e una ceretta c’è il pagamento dell’affitto, delle bollette, il lavoro, spesso un altro e un altro lavoro ancora, la gestione burocratica di tante cose, l’auto, i controlli, le pulizie e la casa da tenere in ordine etcetcetc.

E allora che succede?
Che loro vanno a gonfiarsi l’ego altrove. Online e/o offline.

Altri uomini con cui mi è capitato di interagire si sono offesi nel momento in cui non avevo abbastanza tempo da dedicare a loro, soprattutto come e quando volevano loro.

Si sono offesi quando hanno visto che avevo troppe cose da fare e responsabilità da cui non potevo sottrarmi per pendere dalle loro labbra (e richieste) e si sono sentiti rifiutati o esclusi persino quando mi sono PERMESSA di dire:” vabbè dai invece di vederci adesso dammi un’ora“.

Non si capisce bene cos’è che vogliano, e in questo cominciano a somigliare tremendamente a quelle che, una volta, erano le donne: incomprensibili, volubili, uterine. Tra un po’ mi sa che ci toccherà constatare da qualche eco che l’utero comparirà anche nei meandri delle viscere maschili!

Vogliono il controllo? Sì ma solo per quello che vogliono loro.

Vogliono essere lasciati liberi? Si ma solo quando vogliono e come vogliono.

Vogliono una storia? Sì, ma che non sia impegnativa. Per loro almeno. Per la donna  anche sì, Altrimenti è una stronza.

:/

Sono talmente basita dall’ “offerta attuale sul mercato” dell’essere maschile che sono fieramente single, nonostante ci abbia provato e riprovato a intrattenere delle relazioni. Ormai sono talmente  decisa e sicura di quello che voglio che riesco a mandare a cagare chicchessia nel giro di pochissimo senza alcun senso di colpa o rimpianto.

Sarò diventata cinica, ma io a 34 anni il tempo non lo perdo più.

Non voglio sentirmi come Amy, una donna con un ladyboy, se proprio DEVO stare con qualcuno questo controllo che tanto mi sento in dovere di mantenere vorrei finalmente perderlo, rilassarmi, con qualcuno con attributi altrettanto giganti da potermi sostenere in tutti i sensi in cui un uomo può sostenere una donna.

Altrimenti vada per questa singletudine a sprazzi…

Meglio sprazzi di singletudine che sprazzi di vita! 😛

Napoli-tà-ttà

NapolitattàNapoli Tá-Ttá non vende slogan.

Siamo una ‪#‎startup‬ nata nel 2014 dall’idea di due amici d’infanzia: Christian e Francesco.

Cercavamo un’idea per diffondere la cultura partenopea in maniera non banale e per permettere a chiunque di farlo. Abbiamo pensato che dovesse essere alla portata di tutti (Tà-Ttà!).

Christian lavorava per una grossa multinazionale con sede a Milano. Aveva un contratto a tempo indeterminato.

Francesco era pronto con le valige, destinazione: Canada. Borsa di studio in tasca.

Abbiamo detto NO all’emigrazione dalla nostra Napoli. Abbiamo deciso di ritornare e rimanere per fare per la nostra terra. Nel nostro piccolo cerchiamo di dare qualcosa al Sud. Ci auguriamo che molti seguano il nostro esempio.

È bello vedere nascere tante imprese al Sud. È bello sentire il vento che porta con sé la brezza del mare. È bello abbuffarci di pizze fritte e a portafoglio per poi riprometterci di trovare il tempo di andare a correre.

Ogni giorno riusciamo a realizzare questo piccolo sogno che è la nostra StartUp e lo facciamo solo grazie al vostro inestimabile sostegno.

Grazie infinite per essere pure voi “From the South with Love”.

Vi vogliamo bene.

Sapete bene che difficilmente sponsorizzo qualcosa, a meno che non ci credo, e a questo progetto credo, e mi piace 🙂

Perchè fatto da persone semplici, che hanno deciso di investire sul territorio per il territorio senza portare il loro “genio” al di fuori della nostra terra.

Napoli-tà-ttà inoltre promuove molti artisti partenopei, che possono proporre i loro lavori sul loro sito (lo trovate cliccando sull’immagine qui sopra) e guadagnare qualche euro dalla vendita di gadgets e tshirt!

Personalmente comprerò le maglie con ass’e’mazz’ per me e alcune amiche, ma ce ne sono altre (ad esempio quella di PerCoca in the wine :D) che sono fenomenali, originali e realizzate tutte napoletanamente 🙂
assemazz
percoca

 

Se volete comprare basta un semplice click sul sito, e se volete offrirmi un caffè potete inserire il codice 6QJVJVLZ al momento dell’acquisto.

Sul sito infatti potete anche scoprire come diventare Promoter dell’azienda 🙂

Se non volete offrirmi manco il cazzo potete comprare anche senza  inserire il codice 🙂
Buona Napoli a tutti!!! 🙂

Il fidanzato che ti lascia ma non ti lascia

Ultimamente mi capita sempre più spesso di essere testimone di questo tipo di storie, ma da quando l’ho vissuta sulla mia pelle mi è tutto così chiaro che mi fa quasi ridere.

Per non dire tenerezza.

Per non dire tristezza.

Per non dire pena.

Due ragazzi si innamorano, cominciano una relazione, stanno insieme tanti anni. Lui conosce la famiglia di lei, lei quella di lui, gli amici diventano amici di entrambi e tutto funziona alla grande finchè uno dei due, generalmente, in questi casi, l’uomo, decide per qualche motivo di troncare.

I motivi possono essere tanti ma alla fine riconducono ad un’unica spiegazione: non è più innamorato.

Ora poco importa se non è più innamorato perchè deve pensare prima alla carriera, e cambia quindi le priorità, se non è più innamorato perchè lei non si depila più le ascelle e si trascura o se perchè avverte l’incontinente bisogno di trombarsi a sangue la nuova segretaria dell’ufficio. Qualunque sia il motivo la spiegazione è unica e sola.

Ma a questo punto può accadere qualcosa che cambierà per sempre le vite dei nostri protagonisti.

Lei comincerà, incredula, a farsi milioni di pippe mentali mentre contemporaneamente verserà lacrime amare in quantità industriale creando un sistema di nuovi fiumiciattoli e ruscelli tutto intorno.

Lui a quel punto comincerà a sentirsi ancora più una merda di quanto già si sentisse perchè lasciava il suo amore degli ultimi anni per le tette della segretaria o quel che era.

A quel punto in alcuni uomini scatta qualcosa dentro, una specie di senso di colpa estremo per il quale da carnefici si trasformano in consolatori, finendo per diventare i consolatori delle donne che loro stessi hanno lasciato! Una cosa folle.

Cominciano a blaterale che “non è come pensi“, che non è mancanza d’amore ma solo voglia di una pausa per ritrovare se stessi, per capire cosa si vuole dalla vita, per affermarsi e districarsi nel cattivo mondo del lavoro di oggi e blablablabla.

A quel punto le donne cominceranno a calmarsi: vedranno una possibilità, una luce in fondo al tunnel, la salvezza per la propria autostima e per la loro storia d’amore.

A volte noi donne ci facciamo sceme da sole, credendo a quello che facciamo in modo che ci venga detto. Atroce.

“Ah ma allora non è che non mi ama, è solo che deve affermarsi, che non si sente un uomo realizzato blablabla”.

Mentre la donna pensa tutto questo molto probabilmente l’organo genitale dei loro “amori” sta già visitando nuovi antri e nuove caverne.

Ma loro saranno bravissimi a nasconderlo, anzi.

Il fatto che lui&lei non sono più coppia non è nemmeno di dominio pubblico.

Lei, che crede di avere ancora una chance, non reputa utile dirlo, e lui che non vuole ferire lei farà altrettanto, rimarrà in silenzio, ma rivelerà solo alle sue prede nelle chat private e nei messaggi sul cellulare che è “single da poco, ma non ne fa pubblicità per non far soffrire la sua ex”.

E così passa il tempo, lui&lei continuano a sentirsi al telefono, a commentarsi pubblicamente su facebook, ad andare a mangiare sushi il giovedi.

I genitori capiranno poco, gli amici meno e le possibili amanti/new entry di lui ancora meno.

Non è chiaro statisticamente quante di queste coppie scoppiate continuino anche a scambiarsi effusioni e liquidi corporei, ma in molti casi questo avviene, ma senza impegno perchè “in realtà ci siamo lasciati“.

Un limbo senza fine.

La fine probabilmente arriverà quando lei scoprirà qualche intrallazzo di lui o quando qualcuno di questi intrallazzi vorrà qualcosa in più e lui non potrà darglielo.

Il fidanzato che ti lascia ma non ti lascia probabilmente vorrebbe dominare i suoi sensi di colpa, consolare e fare qualcosa di buono che cancelli quello che di cattivo ha già deciso, in realtà (lasciarsi), diventando contemporaneamente consolatore e carnefice. Una cosa impossibile quanto dannosa.

Donne, è arrivato l’arrotino!

No, scusate, volevo dire, DONNE, consolatevi da sole o con un bel meccanico sudato e sporco di grasso, ma non lasciate che succedano queste cose: state tranquille, nel momento esatto in cui un uomo vi lascia sa già dove infilare il proprio membro o sogna già dove farlo, nonostante tutte le carinerie che vi potrà dire e le (finte) delicatezze che potrà avere.

Se vi lascia e va a farsi i cazzi suoi non dategli la possibilità pure di riscattarsi al momento, anche dicendogli magari “ti aspetterò per sempre“, perchè il per sempre è lungo, e magari nel frattempo il meccanico si fa una doccia e scoprite che è ancora più carino!

Per le aspiranti nuove donne degli uomini che hanno lasciato ma non hanno lasciato invece dico:  evitateli come la peste bubbonica complicata da una polmonite virale. Non c’è da ricavarci nulla di buono. Diventate amiche delle loro vittime e uscite a bere una birra insieme, è meglio!

Giovanna d’Arco mi fa na pippa

Lo so, lo so, manco da moltissimo tempo, ma sono troppo incasinata e impegnata a scrivere altrove, e di altre cose, e così qui ci passo sempre meno tempo.

E mi dispiace, ma in fondo è giusto che sia così, le cose evolvono continuamente e sperare che tutto rimanga fermo e immobile è come sperare di non vivere, di non muoversi. Va bene così.

Ho riletto l’ultimo post che ho scritto e, cazzo, ancora una volta mi ritrovo in una situazione simile, per la quale scriverei probabilmente le stesse cose.

Non c’è mai un buon motivo per  comportarsi male.

E’ questo il succo.

Ma siccome non siamo infallibili può capitarci di farlo. Eh ok, anche a questo ci arrivo.

Ma una cosa a cui proprio non arrivo è quello che spesso succede dopo, e cioè il FOTTERSENE ALLEGRAMENTE, o addirittura fare gli gnorri.

C’è una scuola, un corso, un training, un dottorato che si fa per diventare così o ci si nasce?

Errare è umano, ok, e si dice anche che conosci veramente una persona nel momento in cui ci litighi, ok, ma anche ammesso e non concesso che si litighi e che ci si dica cose orribili, come si può sperare che queste non intacchino poi il rapporto in futuro?

Come si può solo minimamente pensare di essere nella ragione quando si sfora con la boccuccia?
Come si può MINIMAMENTE pensare di mantenere un punto sulla base di merdate che sono fuoriuscite tipo diarrea dalle nostre fauci?

C’è qualcosa che non mi torna.

Sicuramente la mia propensione a parlare in faccia senza veli e a dire sempre quello che penso in alcuni casi può diventare un difetto, e vedo che crea problemi a molte persone.

Ma allora, mi domando, è meglio interagire con gli ipocriti?

Con chi ti sorride davanti e poi ti fa una merda appena giri le spalle con i tuoi amici più cari, magari?

Perchè la gente è spaventata dalla verità?

L’unica cosa che mi viene da pensare è che la gente non è abituata a confrontarsi con la verità.

E’ abituata alle bugie, alle ipocrisie, è abituata a mentire lei stessa e a fare l’ipocrita, e una conversazione vera e senza filtri non riesce a sostenerla.

Così, diventa aggressiva, sentenziante, indisponente, cattiva. La lingua si affila. E si finisce sul personale quando invece, magari, si discuteva di tutt’altro.

Con la conclusione che IO sarei aggressiva, che IO voglio sentirmi migliore e quindi organizzo stratagemmi mentali, che IO blablabla.

Facile no? Attaccare, ricevere un pugno e poi dire “Ahia mi hai fatto male stronza!”.

Su questo io non transigerò più.

Non è importante chiedere scusa a parole, ma già le azioni parlano di per sè.

E se qualcuno sbaglia e se ne fotte di averlo fatto, per me può anche morire dando per scontato che magari questo suo errore debba venir “perdonato” perchè io ora non perdono più nessuno che si permetta di ferirmi, soprattutto se di proposito. E se anche non è di proposito tanto meglio, in vino veritas, in incazzatura pure evidentemente.

Finchè nessuno fa capire di aver sbagliato l’unica cosa che lascia intendere è di essere sicuro di essere nel giusto, e tanto mi basta.

The Wall

Insomma, a quanto pare io sarei una che manda affanculo la gente in poco e niente.

Statisticamente ci siamo, effettivamente, ma non nei tempi.

Con certa gente mi sono meravigliata io stessa della quantità abominevole (e abominevole è il termine giusto) di pazienza che ho avuto, prima di esplodere.

Ora sono talmente esausta che mando a fanculo in tempi più brevi, direi quasi miseri, ma è la lunga via alla ricerca del punto medio e dell’equilibrio che è fatta di estremi 🙂

La mia fortuna è che ho qualcuno che mi segue in questo percorso. Altrimenti a furia di dare per scontato che fosse giusto ascoltare le giustificazioni delle azioni altrui, anche quando questi mi dilaniavano o si comportavano obiettivamente di merda, avrei continuato a dimenticare me stessa.

E così gli altri si dimenticavano di me, almeno alcuni, e in alcuni momenti, ed io stessa avrei finito per dimenticare me. E chi ci avrebbe poi pensato a me?

Mi sono ritrovata in situazioni simili, o che perlomeno mi risultavano simili: persone che hanno bisogno di aiuto ma piuttosto che chiederlo lo rifiutano; persone che fingono di non capire quando parli, di non cogliere, e persone che proprio non colgono un cazzo. Muri.

Ho impiegato, per non dire sprecato, anni, e anni, e decenni e parti di fegato immense per cercare di far capire a chi aveva bisogno di aiuto che era il caso di chiederlo, e quando non ci sono riuscita ho tentato di imporlo, ma non ci sono riuscita, ovviamente.

Ho cercato di far sgamare gli gnorri, e di far capire a chi non aveva gli strumenti per capire.

Ho impiegato forze, lacrime, sorrisi, urla, sussurri e tutto il tempo che potevo per queste cose, ma mi sono resa conto che sbagliavo l’approccio.

La mia mente matematica doveva farmi capire che, a dispetto di quello che si pensa, non tutti i problemi hanno una soluzione.

E ho dovuto imparare a lasciar perdere.

Ho imparato così a non sprecare più troppo tempo e troppe parole, a dosare le mie energie e salvaguardarne anche qualcuna per me stessa, e il lavoro continua ancora. Ma è già tutto molto diverso.

Non che sia diventata un robot, ovviamente ogni scelta implica delle conquiste e delle rinunce, anche dolorose, ma l’importante è che sulla bilancia ci sia equilibrio, e un buon risultato finale.

“Eh ma X ha fatto così perchè…”

“Eh ma Y ha detto così perchè…”

Anche Charles Manson sono sicura avrà avuto i suoi buoni motivi per fare quello che ha fatto, ma il risultato qual’è?

Ho imparato a smettere di incastrarmi con la testa in buchi sempre più piccoli, e a divincolarmi fin quando ancora posso e la testa può ancora uscire.

Forse è una strategia che, come controindicazione, può farmi perdere presto le speranze e condizionare in parte il mio futuro anche in quei pochi, rari casi, che fanno l’eccezione, ma in fin dei conti, ad essere fatalisti, io credo che le cose poi vadano come devono andare, e che NIENTE può giustificare un’azione scorretta o poco piacevole, TUTTI possiamo sbagliare ma TUTTI abbiamo anche una coscienza che può farci capire che abbiamo sbagliato e può metterci in condizione di riparare.

QUASI sempre. Dico quasi perchè per esempio chi fa i morti, come Charles Manson, a’ voglia a chiedere scusa, ma non potrà più far resuscitare nessuno.

Faccio troppe cose

No, non vi ho abbandonato.

E’ che non mi viene più di scrivere qui perchè faccio troppe cose, e perchè non mi sento più libera di farlo.

Tra i sondaggi a pagamento, le recensioni su Ciao.it, i miei impegni su Cronaca Flegrea, Vesuvio Live e altre cose e il lavoro, e la casa, e la mia famiglia animale e tutto il resto sono veramente full.

Vi lascio quindi un po’ di link dove potete seguirmi pubblicamente, per gli altri link, quelli privati, potete contattarmi via mail all’indirizzo menteipersinaptica@gmail.com , perchè in rete sono attiva anche altrove con altri scopi 🙂

Ovviamente potete usare questo indirizzo email anche per altri motivi, basta che non mi mandate foto con nudi che mi impressiono 😀

Dunque, andiamo per ordine:

  • Sto curando una rubrica a tema animali per Cronaca Flegrea, cliccateci su per visitare il sito.
  • Sto pubblicando articoli per Vesuvio Live, trovate il mio profilo qui.
  • Sto scrivendo recensioni per Ciao.it, il mio profilo è questo.
  • Ogni tanto qualche mia foto scattata con lo smartphone viene presa per qualche assurdo motivo da gente altrettanto assurda quindi se ne trova qualcuna in giro 😀 Qui c’è una collezione di foto sul Litorale Domitio, ma in giro c’è anche qualche altra cosa.
  • Sto poi curando per Napolimeteo.it una rubrica per Vegetariani Pigri, trovate il link alla pagina facebook qui.
  • Colgo anche l’occasione per lasciarvi il link della pagina facebook di QUESTO blog, che trovate qui.

Sicuramente ho dimenticato qualcosa ma queste sono le cose principali 🙂

D’altra parte sono, ero e resterò sempre una mente ipersinaptica…. 🙂

Per il resto, c’è un’altra attività privata che sarò felice di comunicare ad alcuni di voi in altrettanto privato 😀

Buon weekend a tutti e finalmente BUONA ORA LEGALE STANOTTE YE! 😀

Un Augurio Speciale

Un Augurio Speciale di Buon Anno a quel grandissimo coglione che non molto tempo fa ci ha provato con me in maniera anche piuttosto schietta ed alle mie parole “scusa ma non sei fidanzato?” mi rispose “sì ma lei mi tratta male, forse mi tradisce pure, sono infelice“.

Un Augurio Speciale a te, sì proprio a te, che esattamente in quello stesso periodo stavi inseminando invece la tua fidanzata in maniera così ottima che ora diventerai papà.

Non che ci sarei stata, mi chiedesti “se fossi stato single mi avresti dato una chance?” e io con candore ti risposi qualcosa che aveva a che fare con una specie di “No“, perchè non ci sarei stata manco se fossimo stati catapultati su un’isola deserta e dopo uno tsunami mondiale fossimo stati gli unici responsabili di un ripopolamento della Terra.

Ma lo squallore dell’essere umano maschile a volte riesce a toccare vette inesplorate, come dire, come se la vetta del K2 fosse ancora più in alta di quella reale, e tutti lo ignorassero.

A questo punto se le tue parole erano vere, cara la mia #poveravittimadiunadonnaarcignaemalefica, mi auguro che quello che la tua compagna porta in grembo non sia nemmeno tuo figlio, ma siccome sono sicura che invece è così, ti dico solo che non ti sputtano perchè mi fai pena, e perchè di uomini come te il mondo è pieno (e mi scuso per aver usato la parola “uomini” offendendo quelli che si salvano della categoria).

Ti auguro veramente di continuare così,

La prossima volta che mi contatterai potrai sempre dirmi che sei infelice perchè hai scoperto che in realtà quello non è tuo figlio ma il diretto discendente di Satana e che la tua compagna ti tradisce direttamente con lui, teletrasportandosi negli Inferi una domenica sì e una domenica no tramite proiezione astrale.

Ciao eh.