Documenti declassificati dell’FBI sostengono che Hitler scappò in Argentina (?)

Mi sono imbattuta in un video di un simpatico ragazzo con un altrettanto simpatico (quanto odioso 😀 ) accento toscano.
Pare che lui nella vita si diletti con tutt’altro (videogiochi), ma che questo video gli sia uscito dal “cuore” quando sono state diffuse alcune informazioni.
Il video in questione è questo:

Ora, io di natura non sono un’invasata complottista/complottara ma non sono nemmeno una anti-complottista totale, nel senso che credo che ogni cosa vada analizzata e scandagliata prima di dire “no, è ‘na strunzat’‘” oppure “Wow che cosa incredibile, non ci avrei mai scommesso un centesimo!“.
Così mi sono andata a guardare i link alle fonti postati dal ragazzo in questione, trovando delle cose interessanti:
1) I documenti ufficiali sul sito dell’FBI, declassati da pochissimo tempo, presenti in bella vista sotto gli occhi di tutti.

2) L’articolo su cui si basa il video e tutta la discussione contenuta all’interno, che riporto più giù e che potete trovare online cliccando qui

3) L’articolo del The Guardian in cui si spiega che le analisi del DNA hanno rivelato che il pezzo di teschio ritrovato nel bunker dove Hitler si sarebbe suicidato in realtà appartiene a una giovane donna.

E’ da sottolineare che nelle prime righe del documento FBI si legge: “Information obtained from […] unable to be verified because of […] disappearence. Attempts to locate […] negative. No record of him in police or INS files“.

Screenshot del documento ufficiale dal sito dell'FBI.

Screenshot del documento ufficiale dal sito dell’FBI.

La fonte della notizia, quindi, non sarebbe verificabile nè rintracciabile, per cui l’FBI non ha potuto “cambiare” la storia, per davvero, nel concreto, con questa “rivelazione”.

Tale fonte sarebbe da ritrovarsi in un uomo europeo, tale H.H.K., comparso su numerosi giornali come il “detentore della verità” riguardo al Führer.

Il documento dell’FBI, comunque, è formato da ben 203 pagine, molte delle quali contengono articoli di giornale a sostegno della faccenda: foto di un ipotetico Hitler anziano, testimonianze sul fatto che sia stato avvistato a Bogota e moltissimo altro ancora.

In uno dei documenti collezionati all’interno del file, addirittura, si ipotizza la venuta di Hitler in Trentino Alto Adige, proprio da noi in Italia, e se ne stila un possibile volto “after fine della guerra”.

Screenshot di una pagina del documento sul sito dell'FBI

Screenshot di una pagina del documento sul sito dell’FBI

Non essendoci nulla di concreto che faccia puntare verso una direzione o l’altra, comunque, a parte qualche analisi, una teoria non verificabile e qualche pezzo di giornale, non c’è nessuna verità da svelare (?). Ma il fatto che Hitler fosse un uomo così potente, influente, abile manipolatore e pieno di sè di certo lascia qualche dubbio sul fatto che possa essersi suicidato, semplicemente, nel suo bunker per non essere “preso”.

Naturalmente, come spesso avviene per tante cose, sui libri di storia, comunque, la versione ufficiale rimane una ed unica, almeno per adesso.

Riporto l’interessante articolo di cui vi parlavo prima per intero.

Documenti declassificati dell’FBI sostengono che Hitler scappò in Argentina

 

Alcuni documenti dell’FBI recentemente declassificati dimostrano che il governo americano era a conoscenza che Adolf Hitler scappò dal bunker di Berlino e che questi fosse vivo e vegeto, e che viveva nelle Ande dopo la seconda guerra mondiale. La storia ci dice che il 30 aprile 1945 Adolf Hitler si suicidò nel suo bunker sotterraneo, il suo corpo fu poi identificato dai sovietici e riconosciuto dalle arcate dentarie (il cadavere era parzialmente carbonizzato) per poi essere seppellito insieme alla moglie, Eva Braun. I suoi resti furono seppelliti a Magdeburgo e successivamente riesumati nel 1970, quando furono completamente bruciati e buttati nel fiume Elba. Fin qui la storia che tutti noi conosciamo.

I documenti recentemente pubblicati dall’Intelligence statunitense ci raccontano un’altra versione dei fatti. Hitler ed Eva Braun furono aiutati nella fuga dal responsabile dell’OSS Allen Dulles, che li fece imbarcare su due sottomarini diretti in Argentina. I due insieme ad “Alti ufficiali Tedeschi” raggiunsero poi i piedi delle Ande, dove vissero in una casa costruita apposta per loro. Le informazioni provengono da un informatore (rimasto anonimo) che scambiò l’asilo politico con queste importantissime rivelazioni.

 Alla luce di questi nuovi documenti le rivelazioni dell’architetto Alejandro Bustillo vengono ora viste in un’ottica completamente differente: egli asserì di aver realizzato una splendida villa in stile bavarese ai piedi delle Ande proprio per ospitare la coppia tedesca, che lì viveva in totale pace e armonia.

Il governo argentino accolse non solo l’ex dittatore tedesco, ma lo aiutò nella sua sparizione. L’informatore diede indicazioni riguardo i villaggi che visitò Hitler, e disse di aver visto con i suoi occhi anche lo sbarco al porto Argentino. L’addetto navale statunitense in Argentina testimoniò (allora, nel 1945) inoltre di aver visto due sottomarini tedeschi approdare nel paese sudamericano, e che nel secondo con ogni probabilità erano presenti Eva Braun e Adolf Hitler.

Assume anche una prospettiva di verità la prova del DNA condotta da Nicholas Bellatoni nel 2009, che verificò che i resti (un pezzo di cranio) in possesso ai russi non erano in nessun modo appartenuti ad Hitler (fonte: The Guardian).

 

Voi che ne pensate?

Zombie al microscopio

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No, non si parla di The Walking Dead, nonostante sia l’argomento del mese. Parliamo del mito degli zombie: cosa riguarda, cosa nasconde e, soprattutto, cosa svela.

Da quando ho cominciato il rewatch di X Files, per approdare poi ancora più pronta e preparata alla nuova miniserie che si è appena conclusa (da fan sfegatata quale sono sin dai tempi del liceo) mi sono resa conto che Chris Carter è un genio ancor più di quello che ricordavo, perchè ogni singola puntata, perlomeno delle prime serie, prende spunto da risvolti scientifici o leggende realmente tramandate nei posti più svariati della Terra. Ho deciso così di aprire una nuova categoria di articoli su questo blog: “X Files Inspiration” 😀

Per primo, ho deciso di indagare sul “fattaccio zombie“.

Attraverso un’analisi scientifica dei fenomeni è possibile, oggi, guardare con occhio diverso quello che ieri appariva inspiegabile, leggenda.

Si sa, l’uomo ha un rapporto particolare con ciò che non comprende, lo demonizza o lo osanna, a seconda dei casi: è questa la radice delle religioni, delle scaramanzie e delle tradizioni più antiche per molti popoli.

Ne hanno parlato le storie tramandate da padre in figlio, la letteratura,la tv, ma in pochi possono dire di aver avuto a che fare con queste entità sul serio, a parte Mulder e Scully, ovviamente 🙂

Ma non si può parlare di zombie senza parlare di Clairvius Narcisse.

Clairvius, un contadino haitiano, venne ricoverato in ospedale nel ’62 a causa di una violenta febbre, nevralgie e sangue che gli usciva dalla bocca. Provava una sensazione strana, come se una marea di insetti camminasse sulla sua pelle. Morì due giorni dopo, come dichiara il suo certificato di morte, e venne seppellito. 18 anni dopo, nel 1980, Clairvius ricomparve al mercato, girovago tra le bancarelle, dove riconobbe la sorella Angelina. Lei non credette ai suoi occhi finchè lui non le raccontò dei particolari privati della loro infanzia.

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Clairvius Narcisse

Fu nel 1982, grazie a Wade Davis, un etnobotanico di Harvard, che si cominciò a far luce sulla faccenda. Intersecando i racconti di Narcisse e i dati che riuscì ad avere in suo possesso, Davis formulò una teoria. Narcisse era convinto che i mandanti della sua “zombificazione” fossero i fratelli, con cui non era in accordo in merito alla vendita di un terreno. Ricordava altresì di aver presenziato coscientemente alla sua “morte” senza poter far nulla, non riuscendo a gridare, parlare, muoversi; era stato cosciente persino durante la sepoltura. Estratto dalla fossa da qualcuno, ricordava di essere stato condotto in una piantagione di cotone dove lavorò in schiavitù per due anni, costantemente drogato e semi-incosciente. La morte del padrone fu una buona scusa per fuggire, ma la memoria era scarsa e appannata per cui girovagò per anni prima che le droghe esaurissero del tutto il loro effetto. La sensazione, poi, che fosse stato tradito dalla sua stessa famiglia lo aveva scoraggiato dal tornare nella sua terra. Davis annotò questa storia una volta arrivato ad Haiti per procurarsi la “polvere zombificatrice” dai bokor, gli sciamani dediti a queste pratiche. Lo studioso riuscì a guadagnarsi la loro fiducia presenziando a cerimonie piuttosto cruente, comprando poi 8 diverse polveri zombificanti che analizzò. Il contenuto fu sorprendente: frammenti di rospi e di pesce palla, autoctono delle acque di Haiti, ossa e cadaveri umani, ragni, lucertole e piante urticanti.

  • La pelle del rospo è un potente antidolorifico, più della cocaina, che può anche uccidere (bufotossina).
  • Il veleno proveniente dal pesce palla (Fugo) è la tetrotodossina, anch’essa una potente neurotossina “pain-killer” (160mila volte più della cocaina), più tossica del cianuro. E’ in grado di portare ad un repentino coma, che talvolta finisce in morte (i cuochi giapponesi sono specializzati nell’estrarre il veleno da questi animali prima di cucinarli, eppure si registrano ancora casi di intossicazioni).
  • La Datura è una pianta che, in alcune sue specie, può rivelarsi particolarmente allucinogena, spingendo anche verso perdita di memoria a lungo termine, paralisi e morte.

Una combinazione di questi ingredienti sarebbe causa di una morte apparente, con respiro e battito cardiaco così flebili da confondere persino i medici. Ad Haiti, inoltre, le sepolture avvengono molto velocemente a causa del caldo, e le condizioni comatose rendono possibile una sopravvivenza nel sarcofago, per le vittime dei bokor, anche per 8 ore. Il mistero sembrava risolto, ma ulteriori sviluppi trasformarono le certezze in nuove incertezze.

Gli studi di Davis, infatti, vennero confutati. Gli scienziati assicurarono che la neurotossina presente nelle polveri era inattiva, presente solo in tracce, e che quindi era inefficace a generare conseguenze tanto brutali.

Questo non ha fermato però gli Haitiani dal costituire un articolo del codice penale che vietasse e punisse la “zombificazione”: «È da considerarsi tentato omicidio l’utilizzo contro un individuo di sostanze che, senza causare una vera morte, inducano un coma letargico prolungato. Se dopo la somministrazione di tali sostanze la persona viene sepolta, l’azione sarà considerata omicidio indipendentemente dal risultato che ne consegue».

In realtà fu lo stesso Davis a rendersi conto del fatto che non era soltanto la “chimica” a fare il suo lavoro, ad Haiti, ma anche la psicologia.

L’intruglio zombificante dei bokor, in sostanza, sarebbe in grado di fare il suo lavoro soprattutto perchè l’intera faccenda è supportata da radicate credenze e superstizioni popolari.

La teoria che il dosaggio minimo di tetrotodossina riesca a portare al coma letargico, al metabolismo rallentato e alla morte apparente non sarebbe sufficiente a giustificare questo stato di cose, scientificamente, se molto non accadesse per suggestione, quindi.

 

Ci si immagina persino la scena: un uomo rinchiuso, drogato, per ore in un sarcofago, viene estratto dai suoi aguzzini, “risvegliato” a suon di botte e reso “zombie”, oltre che dalle sostanze psicotrope, anche dai danni cerebrali subiti, probabilmente, a causa della mancanza di ossigeno. Ma non è abbastanza, secondo gli studiosi.

Ci sarebbero tre componenti da considerare:

  1. Il fatto che le sepolture avvengano repentinamente a causa del caldo potrebbe giustificare la presenza di un numero notevole di morti apparenti, con conseguenze immaginabili.
  2. I sarcofagi usati per le sepolture spesso non vengono sotterrati in cimiteri ma posizionati fuori dal terreno, nei pressi di normali abitazioni private, per cui riesumare un cadavere per i riti vodoo non sarebbe una cosa così difficile ad Haiti.
  3. Non sono mai stati visti questi “zombie resi schiavi” ma sempre e solo “zombie vaganti” provenienti da chissà dove. Potrebbe semplicemente trattarsi di persone malate di mente girovaghe del territorio (erroneamente “riconosciute” da parenti superstiziosi).

A supporto di questa tesi, come cita l’interessante articolo del CICAP da cui ho preso spunto, ci sarebbe la storia di Felicia Felix-Mentor.

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Felicia Mentor, a sinistra ancora “zombificata”

L’episodio risale alla prima metà del ‘900 ed è stato documentato dall’antropologa Zora Neale Hurston.

Siamo sempre ad Haiti, in un villaggio. Felicia era morta nel 1907, all’età di 29 anni. Trent’anni dopo, nel 1937, nel paese arrivò una donna in gravi condizioni di salute, scalza, con abiti stracciati, che non poteva sopportare la luce diretta del sole. La famiglia Mentor riconobbe in lei Felicia e la prese con sè. Alcuni giorni dopo, però, la donna fu ricoverata a causa delle sue cattive condizioni di salute e i raggi-X svelarono l’arcano: la ragazza non presentava i segni di una frattura alla gamba che invece Felicia avrebbe dovuto avere. Se ne dedusse, quindi, l’evidente errore di riconoscimento.

Tempo fa ne ha parlato anche Focus in un articolo.

Ancora una volta la scienza sembra contenere tutte le risposte di cui si ha davvero bisogno!

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“La notte dei morti viventi” – Fonte: Focus

Nonostante questo, comunque, ci sono moltissime altre teorie che sono state ipotizzate. C’è chi ha parlato di esperimenti militari andati fuori controllo e chi ha nominato un virus, il cosiddetto Solanum, che avrebbe origine addirittura pre-umana e porterebbe alla non-morte. Su un sito si legge:

Il Solanum agisce spostandosi attraverso il flusso sanguigno dal punto d’ingresso fino al cervello. Con processi  non ancora del tutto chiari, il vrus usa e distrugge le cellule del lobo frontale per replicarsi. Durante questa fase il cuore si ferma, e il soggetto infetto risulta “morto”. Il cevello tuttavia rimane in vita, ma in una sorta di letargo, mentre il virus ne muta le cellulegenerando un organo completamente nuovo. Il tratto piu; distintivo di questo nuovo organo e’ l’indipendenza dall’ossigeno. Eliminando il bisogno di questa risorsa, il cervello non-morto puo’ utilizzare il complesso meccanismo di sostegno del corpo umano. Una volta completata la mutazione, questo nuovo organo rianima il cadavere dando luogo a un nuovo essere, completamente diverso da quello precedente. Alcune funzione corporee rimangono costanti, altre operano in misura divera, altre ancora cessano del tutto. Il nuovo organismo e’ uno Zombie.

Origine
Purtroppo la ricerca non ha ancora trovato in natura un campione di solanum. Acqua, aria e suolo di tutti gli ecosistemi, ne sono privi. Metre scriviamo questo sito, la ricerca continua.

Naturalmente non c’è nulla di fondato, anzi: è stata la trovata geniale di uno scrittore, che ha inserito questa malattia fittizia per dare più credito e interesse ad un suo libro. Si tratta di  Max Brooks, “The Zombie Survival Guide“.

Di Battista, questo strano fenomeno sociale (?)

Non sono mai stata una che si interessa di politica. Non mi interessa, non mi piace, non mi stimola perchè credo a molto poco di quello che vedo e sento.

Ma il fenomeno del Movimento Cinque Stelle mi incuriosisce, molto.

Soprattutto quello del “Dibba“.

Alessandro Di Battista, classe ’78, un bel ragazzo attualmente noto per il suo impegno politico insieme a Beppe Grillo e ai Cinquestelle, che meno di dieci anni fa tentava di sfondare nel mondo dello spettacolo con performance che hanno fatto chiacchierare i mass media. Così tanto da averne eliminato le tracce.

Figlio di un consigliere comunale del Movimento Sociale Italiano, il giovane Dibba si diploma con 46/60 al liceo scientifico e si laurea al DAMS.

Viaggia moltissimo, occupandosi di terre come Guatemala, Congo,Sud America collaborando con enti del calibro di UNESCO e Caritas. Ha persino scritto un libro, nel 2010.

Nel 2008, intanto, si candida nella lista “Amici di Beppe Grillo” alle elezioni comunali nella capitale e nel 2011 comincia a collaborare con il rispettivo blog. Entra poi nel Movimento Cinque Stelle, diventando il personaggio che tutti conosciamo: un ragazzo dalla faccia pulita che parla di politica agli italiani attraverso la telecamera dello smartphone.

Che possa piacere o no, apparire naturale o meno, Di Battista è sempre sulla cresta dell’onda, mai ignorato ma tutt’al più osannato o criticato, come ogni personaggio di rilievo che si rispetti.
Oggi gli italiani sembrano divisi in due classi politiche: non Destra e Sinistra, ma chi vota Grillo e chi no.

In moltissimi si sono lasciati trascinare dal carattere impulsivo e senza filtri di Grillo e dalle persone che ha messo a capo del partito, una stima che ha portato voti che a loro volta hanno inserito parecchi consiglieri comunali e sindaci nelle nostre città.

Ma è nel divenire che si può dare un giudizio concreto alle novità: un’organizzazione fatta di uomini può avere qualche falla o può contaminarsi di persone in mala fede.

Sono successe così, nel corso del tempo, moltissime cose all’interno del Movimento, ma su Alessandro Di Battista nessuno aveva detto una parola, o quasi.

L’anno scorso Franco Bechis, vicedirettore di Libero, scavando nel passato del giovane parlamentare trovò parecchie perle che condivise con il pubblico italiano: nel periodo in cui era in Sud America, Di Battista intratteneva i Youtubers con una rubrica chiamata Aspassoparola, di cui fino a qualche tempo fa si riusciva a reperire online l’intera collezione video. Oggi risultano tutti rimossi.

È uscito fuori anche che ha cercato di entrare ad Amici di Maria De Filippi senza successo, il tutto confermato da una dichiarazione dello stesso giovane politico fatta a “L’aria che tira”.
Un’altra asserzione controversa e dibattuta apparve sul Blog di Grillo: “Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione.(…) Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. È triste ma è una realtà. Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana. Non sto né giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire. Per la sua natura di soggetto che risponde ad un’azione violenta subita il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni, ma elevandolo ad interlocutore”. Chiarì in seguito che non si riferiva all’ISIS ma ad Hamas.

Nel 2015 è stato citato dal New York Times come vincitore della classifica delle bugie più grandi del 2014. Ad una manifestazione infatti, rispondendo al Ministro della Salute Lorenzin che aveva definito la Nigeria un “paese tranquillo”, aveva detto: “il 60% è in mano agli estremisti islamici di Boko Haram, il resto del paese è in mano ad Ebola”. Tesi smontata dal NYT: la Nigeria, infatti, era Ebola-Free alla fine del 2014.

La questione è: quanto è differente questa situazione da quella delle soubrette tanto chiacchierate che ottengono cariche ministeriali?

Dipinti Moderni

Okok lo ammetto. Sto scrivendo poco e niente, perlomeno qui.

Ma chi segue la mia pagina facebook sa che in realtà altrove sto scrivendo tantissimo.

Non dico che sia diventato un lavoro, ma che comunque questa passione mi consente di racimolare qualche spicciolo, che va ad arrotondare il resto, e non è poco 🙂

Prima di aggiungere un nuovo post, però, che mi sto trezziando nella testa da un po’, volevo parlarvi di questo sito che ho scoperto da poco e che mi ha elettrizzato.

Voi lo sapete che quando si tratta di Made in Italy (ma soprattutto Made in Sud) non posso esimermi dallo sponsorizzare 😀

Il sito in questione è dipintimoderni.it, un sito di e-commerce tutto in tema artistico.

Ci si ritrova infatti all’interno di una vera e propria galleria online di quadri, non stampe a poco prezzo ma quadri veri e propri dipinti olio su tela con tecnica mista ad acrilico, tutti quindi unici!
Sinceramente la cosa che più mi ha colpito, comunque, quando è comparsa la pubblicità accanto alla mia pagina facebook, è stata l’esplosione di colori delle tele: tele di misure personalizzabili con dipinti di ogni tipo, dal moderno al classico, passando per l’astratto e i ritratti su richiesta!

In più accettano praticamente qualunque forma di pagamento (evitando bestemmie varie da parte di noi acquirenti che prediligiamo solo “alcune” forme di pagamento) e effettuano spedizione gratuita in tutta Italia!

E’ sicuramente un sito da tenere presente qualora si vogliano fare dei regali per qualche ricorrenza importante, tipo matrimoni, compleanni, lauree, senza spendere una fortuna e facendo una bella figura!
Ma perchè mi sto spremendo tanto a sponsorizzarvi questa azienda?
Perchè è Made in Italy, non solo, ma Made in Sud 🙂

La sede è a Taranto, nella bella Puglia!
Vi posto qualche esempio di dipinto, giusto per farvi capire da dove viene il mio entusiasmo 😀
(Io sono impazzita per quelli divisi in varie tele!)
Dipinto in più tele
Paesaggio
paesaggio rilassante

Ho anche scoperto che è possibile fare degli ordini su cui ricevere il 5% di sconto (a patto che non si tratti di quadri in offerta) semplicemente inserendo il codice couponscontoclick” al momento dell’acquisto!

Insomma, SUD SUD NUJ SIMM R’O SUD 😀

Faccio troppe cose

No, non vi ho abbandonato.

E’ che non mi viene più di scrivere qui perchè faccio troppe cose, e perchè non mi sento più libera di farlo.

Tra i sondaggi a pagamento, le recensioni su Ciao.it, i miei impegni su Cronaca Flegrea, Vesuvio Live e altre cose e il lavoro, e la casa, e la mia famiglia animale e tutto il resto sono veramente full.

Vi lascio quindi un po’ di link dove potete seguirmi pubblicamente, per gli altri link, quelli privati, potete contattarmi via mail all’indirizzo menteipersinaptica@gmail.com , perchè in rete sono attiva anche altrove con altri scopi 🙂

Ovviamente potete usare questo indirizzo email anche per altri motivi, basta che non mi mandate foto con nudi che mi impressiono 😀

Dunque, andiamo per ordine:

  • Sto curando una rubrica a tema animali per Cronaca Flegrea, cliccateci su per visitare il sito.
  • Sto pubblicando articoli per Vesuvio Live, trovate il mio profilo qui.
  • Sto scrivendo recensioni per Ciao.it, il mio profilo è questo.
  • Ogni tanto qualche mia foto scattata con lo smartphone viene presa per qualche assurdo motivo da gente altrettanto assurda quindi se ne trova qualcuna in giro 😀 Qui c’è una collezione di foto sul Litorale Domitio, ma in giro c’è anche qualche altra cosa.
  • Sto poi curando per Napolimeteo.it una rubrica per Vegetariani Pigri, trovate il link alla pagina facebook qui.
  • Colgo anche l’occasione per lasciarvi il link della pagina facebook di QUESTO blog, che trovate qui.

Sicuramente ho dimenticato qualcosa ma queste sono le cose principali 🙂

D’altra parte sono, ero e resterò sempre una mente ipersinaptica…. 🙂

Per il resto, c’è un’altra attività privata che sarò felice di comunicare ad alcuni di voi in altrettanto privato 😀

Buon weekend a tutti e finalmente BUONA ORA LEGALE STANOTTE YE! 😀

5 Gennaio 2015: E sona mo’..

Se qualcuno mi avesse detto che un giorno avrei pianto, per mezz’ora senza riuscire a fermarmi,  per la scomparsa di un attore o di un cantante del panorama musicale avrei sicuramente detto, anche con sicurezza, qualcosa tipo: “NOOOOOOOOOOOO ma quando mai!!”.

Invece stamattina per un attimo il mio cuore si è fermato, e capirete bene perchè.

Pino Daniele, la Napoli vecchia e nuova, se n’è andato.

Non pigerà più le sue dita sulla chitarra, non canterà più dal vivo con quella sua voce strana e particolare, e soprattutto non scriverà più nessuna canzone…

E’ facile fare dei sentimentalismi in questi momenti, è successo per tutti quanti, Mango, Robin Williams e tanti altri, ma con lui non è sentimentalismo, è sentimento.

Con Pino Daniele, Pino, come lo chiamiamo qui a Napoli, come se fosse un nostro cugino grande, se ne va una fetta immensa del nostro patrimonio antico e moderno, se ne va un pezzo di storia e se ne va un’immensità di momenti di gioia.

Lo avevo visto alla tv proprio durante la notte di Capodanno, e avevo cantato qualche vecchia canzone insieme a lui, e avevo pensato proprio qualcosa del tipo “però Pino è sempre Pino nun ce sta nient’ a fa‘”.

E Pino adesso non c’è più.

Probabilmente sta lassù, con Massimo a farsi le panze dalle risate, e a intonare qualche altra canzuncella, vicino a na tazzulella e cafè. Il cuore non gli farà più male.

 

La cosa incredibile è che Pino lo conoscevano tutti: assassini, stupratori, mercenari, brave persone, religiosi, atei, ladri, mercanti, generazioni vecchie e nuove, artisti, profani, disagiati e ricchi signori.

Non ci sarà nessuno che non lo ricorderà.

E’ stato, è e sarà l’anello mancante che collega la catena tra persone anche molto differenti tra loro, appartenenti a mondi diversi.
L’ultima immagine che ha postato è stata questa, ed è quasi profetica, illuminante, triste…
Buon Viaggio Pino

Buon Viaggio Pino…

La Sindrome Anti MIT

Tempo fa vi ho parlato di una pagina ironica nata su facebook per ridere un po’, con intelligenza, alle stranezze (o stronzaggini che dir si voglia) degli uomini, ed era quella che trovate cliccando qui:

Uomini Col Mestruo.

Come si nota la pagina contiene una serie di esperienze, a quanto pare, che attingono da email reali anonime ricevute dalla “redazione”, che hanno davvero dell’incredibile, incredibile che però  per molte di noi donne diventa credibilissimo visto che ad almeno un paio (anche se per alcune di noi sigh sigh c’è da ammettere di aver collezionato tutte le situazioni descritte nei post, ahimè, spesso anche “grazie” ad una sola persona!) di situazioni descritte abbiamo partecipato in maniera attiva, rendendoci conto soltanto dopo di quello che realmente ci stavamo facendo propinare, a volte anche un po’ a gratis, da un’altra persona.

Ultimamente invece sta riscuotendo molto successo la risposta al maschile a questa pagina, che potete sempre guarducchiare, se non la conoscete già, cliccando qui sotto:

La Mutanda In Testa.

Come spesso accade, nonostante il successo della pagina al femminile questa al maschile ha sbancato tutto, poichè è nato da qui anche un canale youtube, con conseguenti video (e monetizzazione, giustamente) e lavori quindi evoluti&alternativi in merito alla questione.

Tutto meritatissimo, i ragazzi sono bravissimi e le situazioni descritte veramente ironiche, divertenti e da sganasciarsi dal ridere, sempre con intelligenza, anche per noi donne, devo dire.

Fermo restando che credo che anche la pagina UCM avrebbe potuto godere di un successo simile, soltanto che non si è evoluta la cosa ed è rimasta un po’ lì, forse perchè non ci sono le stesse “intenzioni” dietro, non saprei.

Ma questa cosa mi ha fatto riflettere su una cosa in particolare che adesso andrò a descrivervi.

L’esistenza di una ipotetica mutanda in testa per un uomo insicuro può costituire un problema tale da creare una vera e propria SINDROME Anti-MutandaInTesta.

Sindrome Anti MIT

Eh sì perchè la sola idea che gli amici possano percepire che “lui si è fatto mettere la mutanda in testa” diventa un problema per l’orgoglio maschile.

E questo implica 3 cose:

che tra uomini si giudica molto quello che altri uomini non presenti nella stanza vivono con le proprie compagne

che tra uomini la ciucia deve essere al primo posto SEMPRE a meno che questo non implichi un fidanzamento o un impegno serio, perchè lì le cose sono diverse

che l’entusiasmo e l’innamoramento viene facilmente soggiogato e spento da questo tipo di paure, venendo poi facilmente soppiantato da esse

C’è infatti una legge per la quale l’uomo deve faticare e sudare per conquistare una ciucia, e badate bene al nome comune di COSA che ho citato, non ho detto DONNA, ho detto CIUCIA, legge per la quale vale anche l’adulamento e lo zerbinaggio e la finta devozione che però dopo aver raggiunto l’obiettivo slittano verso un’altra ciucia.

Per cui lì non si parla di mutanda in testa perchè se anche apparentemente sembra così, in realtà il fatto che l’uomo passi le sue giornate a colloquiare tramite whatsapp, facebook, email, piccioni viaggiatori con l’oggetto del desiderio (del momento) è visto come una nota positiva, agli occhi degli altri uomini. Se anche si passano le giornate così tra la ricerca di una conquista e poi di un’altra dedicando intere ore, giornate e settimane allo scopo, la considerazione degli altri, sempre nella mente di questi soggetti, è positiva, immaginando che gli altri pensino: “Sei un bucchinaro, bravo!“. Naturalmente se invece è la donna ad assumere atteggiamenti del genere è facilmente etichettata come una prostituta ma non è questa la sede per parlare di questa divergenza di considerazioni.

La cosa particolare di tutta questa faccenda è che se invece l’uomo dedica le sue giornate, ore, settimane, attenzioni alla sua COMPAGNA tutto cambia. “Eh non è più lo stesso, si è fatto mettere la mutanda in testa, guardalo là com’è cambiato, non è più lo stesso di prima”.

E a questo punto, parte quella che io ho chiamato Sindrome Anti_MIT.

L’uomo colpito da questa sindrome dopo aver speso un sacco di giorni, energie, mesi a rendere felice la sua compagna, quando si ritrova a parlare con gli amici di altri uomini seriamente impegnati, come lui, comincia a fare paragoni, inconsciamente, e a sopperirne.

Se gli amici definiscono un altro amico (SEMPRE NON PRESENTE, attenzione) UN MUTANDATO per questo o quell’altro motivo, sarà facile che comincerà a chiedersi se anche quando lui non è presente gli stessi “amici” (magari includendo quello non presente) gli riservano lo stesso trattamento. E questo genera una forte insicurezza per la quale il soggetto sarebbe pronto a tutto pur di evitarlo.

Per cui comincerà ad evitare di fare quelle carinerie verso la fidanzata, snellendo sempre più il bagaglio delle attenzioni e delle piccole cure verso l’altro, che poi fanno il 70% di un rapporto.

Comincerà a fare apprezzamenti sulle altre, a notare le taglie di reggiseno di avventuriere della cricca degli “amici”, a dare suggerimenti e pareri sui MUTANDATI definendosi per contro, quindi, un non-appartenente alla categoria. Comincerà a partecipare attivamente a conversazioni inerenti “ciucia”, ritrovandosi spesso persino a guardare o condividere foto e video porno che si sa, tra “amici” ci si manda, per farsi una risata, ma è chiaro, non una volta ogni tanto ma almeno una volta al giorno (se tutto va bene e gli auto-definiti non-mutandati hanno del tempo da dedicare a questo, levandolo dal tempo che dedicano alla conquista delle prede-ciuce dette prima).

Naturalmente questo include commentini sprezzanti verso la compagna anche e soprattutto in presenza dei suddetti amici,anche e soprattutto in presenza di lei, che fa un po’ come da “tappezzeria” in certi casi (o vorrebbe tanto esserlo), commentini che tra il serio e il meno serio includono frasi del tipo:

no ma chi se la vuole sposare, poi le devo dare anche gli alimenti se ci separiamo

no ma non dire che quella è bona se no non me la fa accettare su facebook

che dici ci vogliamo fare una scampagnata di una settimana con la scusa del lavoro? Però shhh non farmi urlare che lei è di là e non posso farmi sentire

classifica sulle prestazioni sessuali di altre donne

accondiscendenza e totale assorbimento in situazioni pre-ciucia e infra-ciucia di altri uomini-“amici”

rilassamento e incuria nel rapporto coniugale

Naturalmente agli occhi della compagna tutto questo potrà sembrare una specie di imbarbarimento e inselvaggimento dovuto a un cambiamento dei sentimenti o a un instronzimento improvviso. Prima di arrivare a certe consapevolezze ci vuole del tempo, e nemmeno tutti ci arrivano.

A volte la paura fa più danni di quanto si crede, perchè è lei a dominare, e non la persona su di essa.

L’uomo che soffre di questa particolare sindrome, quando comincerà ad avere problemi con la compagna a causa di questi comportamenti… come dire… particolari… troverà sicuramente un valido appoggio in quegli stessi amici, che lo definiranno sano e saggio e soprattutto “un uomo che non si è lasciato mutandare e che al più presto quindi potrà correre dietro a una nuova ciucia, dedicando soldi, tempo ed energie senza poter essere definito mutandato“!OLE’!

Per cui tutto questo ha un finale piuttosto tragico, scontato e poco multiforme direi.

La vera mutanda in testa è quella che abbiamo paura che gli altri ci possano mettere, ma è troppo difficile da capire, è troppo complicato da poter attuare; è troppo assurdo per un uomo accettare di dedicare la propria vita alla donna che ha scelto per la vita, appunto, senza darla per scontata o senza aspettarsi che sostenga tutti i suoi cambiamenti repentini, inclusi quelli dovuti alla sindrome qui descritta.

L’uomo che soffre della Sindrome Anti-MIT ha un solo futuro possibile: diventare un ciucia-dipendente esattamente come i suoi “amici”, ottenendo il plauso della platea e l’abbandono dal resto.

Mutandandosi definitivamente quindi, a tutto questo. Mutandandosi definitivamente quindi alla presunta considerazione che gli altri crede abbiano di sè.

Generalmente i sofferenti di questa sindrome si ravvedono soltanto in punto di morte, quando si rendono conto di aver sprecato la loro esistenza dietro ciuce poco meno che interessanti e dopo aver avuto una serie di rapporti intimi e sessuali in relazioni più o meno vuote. Non avranno figli a cui raccontare nulla, non avranno compagne vere in grado di sostenere la loro vecchiaia e le loro esigenze fino all’ultimo giorno; avranno solo una catasta di ricordi e ciuce che si accavallano, in una confusione tra racconti veri e falsi, video porno e atti davvero accaduti nella realtà e ore spese a mandare email e whatsapp che nell’arco di una vita, una volta raggruppate, si sommano in anni di tempo volato via così.

Ed è solo per questo che una volta che gli “amici” magari si sono sposati, e che la vita è trascorsa così, che magari i sofferenti di questa sindrome possono ravvedersi, e finalmente guarire quando però è inesorabilmente troppo tardi.

Potete aiutare questi uomini deboli e sfortunati mandando un sms dal valore di 2 euro al numero 661cretino sperando che la ricerca possa aiutare in qualche modo a trovare qualche strategia curativa nei loro confronti. Per il resto, stanno per aprire centri dedicati allo studio di questi particolari esemplari.

Novità in aggiornamento, restate sintonizzati.

Accettare non vuol dire usare l’accetta

Puntare il dito

 

Stanotte ho dormito abbastanza per cui mi posso permettere di scrivere un post alle 4 di mattina, anche perchè checcazz, siamo ad Agosto (anche se il mio corpo fatica ad accorgersi che sarebbe un mese di vacanza… vacanza?! E cos’è na cosa che si magna?).

 

Non è una cosa che faccio più spesso, ma stasera ho partecipato a una conversazione con dei non-ben-precisati haters sul mondo del vegetarianesimo e veganesimo, che in quanto haters giustamente credevano di sapere tutto, di poter offendere un po’ come gli veniva, e di possedere (come tutti gli haters) la verità tra le loro preziosissime dita che non avevano altro da fare oltre a dover lasciare commentini deficienti e disinformati sotto una (simpatica) vignetta a tema di un amico comune (che era l’unica cosa che avevamo in comune, a quanto pare).

Questa(non)partecipazione (perchè si sa, a parlare col muro si richia di essere più ascoltati che da certi muli impalati nel terreno, senza offesa per i muli che sono creature tenerissime e anche intelligenti) mi ha fatto però cogliere delle importanti conclusioni e cioè:

– internet è il rifugio di troppi nullafacenti

– certa gente va “contro” giusto per il gusto di andarci, per impostare una guerra, per darsi un tono e una personalità che non hanno

– devo smetterla di sprecare tempo: a parlare con i cretini mi sento io cretina

le persone hanno paura del “diverso”, qualunque cosa il diverso rappresenti… ma finiscono così per assomigliargli allo specchio, all’opposto.

 

———————————————- okok lo ammetto, mi sono addormentata, riprendo stamattina 🙂

Dunque, dicevo, tra i vari aspetti elencati quassù quello che secondo me vale la pena analizzare è l’ultimo…

 

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per un etero è un omosessuale e per un omosessuale è un etero. Per cui gli etero cominciano una battaglia informativa per dire che l’omosessualità è sbagliata, e di contro gli omosessuali si buttano nelle piazze a fare casino con i gay-pride. (Per inciso, io non approvo nessuna delle due forme di “protesta” perchè credo non ci sia nessuna protesta da fare, entrambe le parti si fanno portavoce di una “diversità” che non unisce ma crea fazioni)

 

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per un onnivoro è un vegetariano/vegano, e per un vegetariano/vegano e l’onnivoro. Per cui l’onnivoro passerà il tempo a trovare elementi che rendano giusta e plausibile la sua alimentazione, e di contro i vegetariani/vegani faranno lo stesso, attaccando gli onnivori nella stessa maniera in cui si sentono attaccati da loro, andando ad analizzare persino le puzzette delle vacche per trovare motivazioni a loro sostegno. Di contro, gli onnivori diranno che “da sempre, dall’età della pietra, l’uomo mangia carne”. E allora io dico semplicemente: andate a vivere nelle caverne, senza acqua/luce/gas/comfort, mettetevi na clava in mano e na pelliccia addosso e andatevi a procurare il cibo da soli, perchè l’uomo ai tempi della pietra così faceva.

 

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per chi vive in città è chi vive in periferia, che seppure ha dei vantaggi enormi, tipo vicinanza del mare, terra e spazi verdi a gogo, case e ville da paura a prezzi economici, “vive in un posto dimenticato da Dio, meglio un buco in città che una reggia fuori città” (senza rendersi conto che poi spendono i soldi per andare in vacanza…. fuori città! Che barzelletta), e al contrario diverso per chi vive fuori città è chi vive in pieno centro cittadino, per cui, come nei casi precedenti, ognuno tenterà di tirare acqua al suo mulino con questa, quella o quell’altra tesi o teoria.

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per chi utilizza medicinali come caramelle è chi si cura il più possibile con l’omeopatia e le cure erboristiche, per cui passerà la vita a denigrare questo tipo di risoluzioni alternative tacciandole come “inutili placebo”, e viceversa, chi usa soltanto medicinali omeopatici passerà la vita a rompere le balle a chi utilizza la medicina classica, definendoli avvelenatori di se stessi.

Potrei continuare fino a domani mattina, smettere, e riprendere ancora.

 

La questione è semplice.

Perchè queste continue guerre, questi continui accanimenti che a volte sfociano nei litigi e nelle discussioni più accese, o peggio, in dibattiti sterili dove ci si offende solo a vicenda, magari con offese vere e proprie o facili sarcasmi?

Perchè sprecare il tempo, che si sa, è unico e non è restituibile, per diffondere questo tipo di messaggi, diciamo, “dell’ANTI”?

La risposta non è difficile da dare: perchè probabilmente nel momento stesso in cui critichiamo e denigriamo qualcosa è perchè mina le nostre stesse convinzioni, e chi dobbiamo convincere delle nostre stesse teorie siamo in primis noi stessi!

L’esistenza di teorie altrettanto valide alternative mette in crisi probabilmente il nostro ego, o semplicemente ci fa sentire a disagio per cui è più facile denigrare e offendere altre idee e pensieri, di modo da darci un tono e rimanere quindi convinti delle nostre cose, immobili, sul piedistallo della Verità Assoluta che crediamo di possedere.

E se non fosse così?

E se non esistesse UNA SOLA Verità Assoluta?

E se semplicemente l’unica cosa reale e vera è che al mondo esiste IL TUTTO e semplicemente basterebbe accettare questa multisfaccettatura dell’esistenza?

Non è che al mondo dobbiamo diventare tutti vegetariani o tutti omosessuali o tutti dobbiamo svuotare le città e le farmacie, semplicemente c’è chi preferisce trasferirsi fuori città, o ci è costretto, e chi preferisce rimanere nei centri cittadini, c’è chi ha attrazione per l’altro sesso e chi per lo stesso sesso, addirittura c’è chi è attratto da entrambi, e si ricade poi in altre sfaccettature ancora, c’è chi viene attratto dai magri, chi dai grassi, chi dai piedi, chi dalle mani, chi dalle orecchie, fino a sfociare poi in chi è leale con il proprio partner e chi preferisce invece andare anche con altri, c’è chi fa gli scambi di coppia, chi pratica il sadomaso, chi invece ama starsene tranquillo con il suo partner a farsi le coccole.. c’è chi (purtroppo) è attratto dai bambini, c’è chi fa sesso con gli animali… Quello è il vero problema, quando le proprie inclinazioni fanno danno agli altri che non sono consenzienti. Per il resto tutto è lecito fin quando c’è consenso e rispetto reciproco.

C’è chi ha abolito la medicina classica per se stesso e preferisce le cure più lunghe e costose date dall’omeopatia, c’è chi è estremo e manco in ospedale prende medicinali classici, e chi invece è più moderato, e fa un uso a metà tra le due scuole di pensiero, c’è chi come punto di riferimento ha un medico generico e chi invece paga un medico privato, magari omeopatico, per avere un altro tipo di pareri…

 

Perchè questa voglia di diffamare chi la pensa diversamente?
Perchè questa presunzione a possedimento della verità assoluta?
Perchè intavolare queste guerre cretine quando invece si potrebbe tranquillamente coesistere tutti quanti nel rispetto degli altri? (Finchè, appunto, non fanno torto a nessuno).

 

E’ facile criticare, o sparlare alle spalle della gente, più difficile è tentare di evitare l’omologazione e unirsi nella diversità.

Fa così paura la diversità?
E se la diversità non esistesse e esistessero solo differenze?

E’ ora che evolviamo un po’ altrimenti chi ci guarda da lassù (tipo gli alieni :D) penserà che siamo una razza da estinguere, degli emeriti imbecilli!

Selfami questa minchia

Selfie Gioconda

 

Questa cosa dei selfie mi perplime abbastanza.

In realtà mi perplime tutta la parte del social network che diventa, attraverso smartphone e pc o tablet, l’estensione naturale della mano dell’uomo.

Gente che se anche ha avuto un po’ di cagarella deve correre a scriverlo su twitter o su facebook, magari corredando il tutto con una foto modificata su Instagram con tutte le luci e le vivacità di colori del caso. Gente che scrive di avere la diarrea nel momento esatto in cui la caccia via dal c…orpo.

Questa condivisione esagerata ed esasperata mi fa tenerezza, per non dire quasi paura.

Gente che in qualunque momento della giornata pubblica selfie di varia natura:

  • selfie nel cesso
  • selfie a scuola
  • selfie in palestra
  • selfie in intimo
  • selfie sexy
  • selfie col pigiama
  • selfie durante una cena con gli amici
  • selfie durante una (finta) giornata felice con il/la fidanzato/a
  • selfie dal medico
  • selfie sula spiaggia
  • selfie in macchina (e c’è chi ci ha appizzato anche la vita!)

e potrei continuare all’infinito fin quando le dita non mi cedono.

Non riesco a capire l’utilità di un uso così ossessivo di facebook o del selfie.

“Prima dell’esame” – “Subito dopo l’esame” con tanto di autocommento sotto e in pochi secondi i “mi piace” degli amici che sono nella sua stessa stanza accanto a lui!
Il che mi fa pensare a tutta gente che sta nella stessa stanza con gli occhi abbassati sui display dei loro fantastici dispositivi tecnologici senza guardarsi in faccia manco per scattarsi il selfie perchè lì si sta vicini ma non faccia a faccia!

Mi fa rabbrividire tutto ciò.

Il fatto che qualunque cosa si faccia il primo pensiero è: “devo schiattare un selfie su facebook così tutti possono invidiarmi” mi fa capire due cose:

– c’è molta tristezza nelle persone

– i social network ormai scandiscono le nostre vite e interferiscono con i nostri ritmi e pensieri quanto forse nemmeno possiamo capire o immaginare

 

Ho letto tempo fa un articolo in cui si riportava uno studio fatto se non erro in North Carolina, dove si è dimostrato che i social network creano dipendenza poichè ad ogni “Like” si genera in noi una scarica di dopamina minuscola che però a lungo andare può creare una situazione per la quale non possiamo fare a meno di desiderarla: la sensazione di benessere, approvazione, lusinghiera nel momento in cui riceviamo uno o tanti “Like” è così forte che cominciamo a dipendere da essa, e con noi il nostro umore.

Per cui se postiamo una foto o una frase e vediamo che non riscuote successo cominciamo ad andare in crisi. I social network infatti a detta degli studiosi, in soggetti predisposti, oltre che dipendenza possono creare anche le basi per la depressione. Nun ce vo’ a zingara per capire che processo ci sia dietro.

 

Per carità, ho avuto anche io i miei momenti da “mifotografoancheipelidelnaso“, ma più che altro erano legati a periodi particolari della mia vita o alla novità che ha rappresentato per me il social network nel momento in cui l’ho fatto entrare nella mia vita (molto tardi rispetto agli altri, per cui l’ho scoperto anni dopo e le mie reazioni sono state a “scoppio ritardato”).

Personalmente oggi l’uso che faccio dei Social Network è molto diminuito e cambiato, lo uso per sponsorizzare le mie attività, quando mi capita di avere un po’ di tempo a disposizione per cazzeggiare o chiacchierare con qualcuno, o mantenermici in contatto, ma più che altro li consulto per essere aggiornata su notizie ed eventi e per non perdermi le novità… sono diventata più osservatrice che utente attiva quotidianamente.

Lo strumento che preferisco usare è Instagram perchè è discreto, intelligente, poco invasivo e se usato con oculatezza può diventare anche qualcosa di molto bello nel tempo, uno streaming di foto che racconta con poesia la nostra vita.

Ma questa mania di selfarsi al primo cambio di abbigliamento o di condividere tutto quello che si ha per la testa o che succede attraverso internet per me è una malattia da cui guarire, di modo da ritrovare il tempo perduto e utilizzarlo per vivere la vita reale…

 

Quando finisce un’amicizia finisce davvero?

Mi è capitato più di una volta negli ultimi anni di dover dire addio a qualcuno che avevo reputato una persona fondamentale nella mia vita almeno per qualche anno.

Tutte le volte, è successo qualcosa che ci ha fatto incazzare indiscutibilmente, e ci ha fatto allontanare.

Poi sono capitati momenti in cui ci si è anche riacchiappati, ma fondamentalmente per poi scoprire che quello che era successo aveva cambiato completamente le carte in tavola: l’interazione non era più la stessa benchè l’affetto fosse rimasto e fosse rimasto vivo.

 

Qualche volta invece, non è successo nemmeno questo, mi limito a guardicchiare i profili facebook o i blog di persone con cui non ho più alcun contatto, e cerco di capire dalle poche cose scritte o dalle poche informazioni e foto visibili pubblicamente come va loro la vita… A volte scopro cose che mi fanno piacere, altre volte il contrario, ma fondamentalmente è solo attraverso il web che io riesco a farmi un’idea, e chissà se pure sbagliata, perchè nè io nè la controparte dopo aver pronunciato, con virulenta rabbia, il saluto finale, abbiamo forse voglia di superare il troppo orgoglio nel cercare una nuova occasione di contatto, o forse, peggio, non ce ne frega più di tanto in realtà nè di superarlo nè di contattarci e ci bastano quei piccoli elementi fornitici dalla connessione ad internet.

 

Ma la verità sapete qual’è? E’ che al di là degli orgogli e dei contatti blandi o inesistenti, se queste persone le ho reputate davvero amiche/sorelle per me continuando ad esserlo lo stesso, dentro di me, proprio come se smettessi di parlare con una sorella per qualche ragione, e ci allontanassimo, ma il sangue resterebbe lo stesso. Con loro il legame è diverso, ovviamente, non è di sangue, ma è un filo indistruttibile che, per quanto mi riguarda, non si spezzerà probabilmente mai.

Ci sarà sempre un momento in cui penserò a loro o alle fette di vita passate insieme, ci sarà sempre un momento in cui sentirò forte l’affetto nei loro confronti e andrò a sbirciare, armata di tastiera e mouse, le loro vite online, ci sarà sempre una piccola parte del mio cervello (del mio cuore?) che si interrogherà su quello che ci ha allontanate e a volte dubiterà anche dell’orgoglio, magari vincendolo, domandandosi se sia la cosa giusta poi contattarsi, e credo che questo implichi una cosa: durante la nostra vita noi conosciamo centinaia, forse migliaia di persone, ma ci sono quelle che lasciano il segno, sempre.

Se nel corso della vita ci saranno altre evoluzioni io questo non so dirvelo, ma sicuramente posso dirvi che sono contenta che, nonostante tutto, a volte la rabbia non riesce a coprire di merda tutto-ma-proprio-tutto e lascia impuzzolentire anche le cose più belle, certo, ma non le distrugge (tanto per fare un paragone di merda! 😉 ).

Sarebbe bello sapere cosa ne pensano loro, oltre che voi, ma non importa.

“Amore” è una parola grossa, e molte volte non ci si rende conto che la malinconia e la voglia che “tutto torni come prima” in realtà sono sentimenti fuorvianti e anche un po’ immaturi ed egoisti. Niente può tornare come prima perchè tutto evolve, e meno male che funziona così, però possiamo guardarci indietro con un sorriso ed essere grati per quei momenti belli o pieni di scleri e risate passati con persone a cui abbiamo voluto e ancora vogliamo bene, anche se ormai quei momenti non ritorneranno più, nè ce ne saranno, probabilmente, di nuovi con gli stessi presupposti e affetti.

Non dobbiamo avere paura, come apprendevo ieri, di lasciare “la zona di comfort” per esplorare quello che c’è al di là dei nostri desideri, delle nostre sicurezze, delle nostre piccole dighe che ci trincerano dietro muri di cemento che sono sì inespugnabili, ma che anche non ci permettono di sperimentare e evolvere, ristagnando in situazioni che appaiono convenienti… Il passato, il presente e il futuro sono fluidi e si mescolano e influenzano continuamente, e noi dobbiamo essere capaci di vivere tutto questo in sintonia con noi stessi e con il momento unico e particolare e irripetibile che “accade”. Ora, proprio ora.