Documenti declassificati dell’FBI sostengono che Hitler scappò in Argentina (?)

Mi sono imbattuta in un video di un simpatico ragazzo con un altrettanto simpatico (quanto odioso 😀 ) accento toscano.
Pare che lui nella vita si diletti con tutt’altro (videogiochi), ma che questo video gli sia uscito dal “cuore” quando sono state diffuse alcune informazioni.
Il video in questione è questo:

Ora, io di natura non sono un’invasata complottista/complottara ma non sono nemmeno una anti-complottista totale, nel senso che credo che ogni cosa vada analizzata e scandagliata prima di dire “no, è ‘na strunzat’‘” oppure “Wow che cosa incredibile, non ci avrei mai scommesso un centesimo!“.
Così mi sono andata a guardare i link alle fonti postati dal ragazzo in questione, trovando delle cose interessanti:
1) I documenti ufficiali sul sito dell’FBI, declassati da pochissimo tempo, presenti in bella vista sotto gli occhi di tutti.

2) L’articolo su cui si basa il video e tutta la discussione contenuta all’interno, che riporto più giù e che potete trovare online cliccando qui

3) L’articolo del The Guardian in cui si spiega che le analisi del DNA hanno rivelato che il pezzo di teschio ritrovato nel bunker dove Hitler si sarebbe suicidato in realtà appartiene a una giovane donna.

E’ da sottolineare che nelle prime righe del documento FBI si legge: “Information obtained from […] unable to be verified because of […] disappearence. Attempts to locate […] negative. No record of him in police or INS files“.

Screenshot del documento ufficiale dal sito dell'FBI.

Screenshot del documento ufficiale dal sito dell’FBI.

La fonte della notizia, quindi, non sarebbe verificabile nè rintracciabile, per cui l’FBI non ha potuto “cambiare” la storia, per davvero, nel concreto, con questa “rivelazione”.

Tale fonte sarebbe da ritrovarsi in un uomo europeo, tale H.H.K., comparso su numerosi giornali come il “detentore della verità” riguardo al Führer.

Il documento dell’FBI, comunque, è formato da ben 203 pagine, molte delle quali contengono articoli di giornale a sostegno della faccenda: foto di un ipotetico Hitler anziano, testimonianze sul fatto che sia stato avvistato a Bogota e moltissimo altro ancora.

In uno dei documenti collezionati all’interno del file, addirittura, si ipotizza la venuta di Hitler in Trentino Alto Adige, proprio da noi in Italia, e se ne stila un possibile volto “after fine della guerra”.

Screenshot di una pagina del documento sul sito dell'FBI

Screenshot di una pagina del documento sul sito dell’FBI

Non essendoci nulla di concreto che faccia puntare verso una direzione o l’altra, comunque, a parte qualche analisi, una teoria non verificabile e qualche pezzo di giornale, non c’è nessuna verità da svelare (?). Ma il fatto che Hitler fosse un uomo così potente, influente, abile manipolatore e pieno di sè di certo lascia qualche dubbio sul fatto che possa essersi suicidato, semplicemente, nel suo bunker per non essere “preso”.

Naturalmente, come spesso avviene per tante cose, sui libri di storia, comunque, la versione ufficiale rimane una ed unica, almeno per adesso.

Riporto l’interessante articolo di cui vi parlavo prima per intero.

Documenti declassificati dell’FBI sostengono che Hitler scappò in Argentina

 

Alcuni documenti dell’FBI recentemente declassificati dimostrano che il governo americano era a conoscenza che Adolf Hitler scappò dal bunker di Berlino e che questi fosse vivo e vegeto, e che viveva nelle Ande dopo la seconda guerra mondiale. La storia ci dice che il 30 aprile 1945 Adolf Hitler si suicidò nel suo bunker sotterraneo, il suo corpo fu poi identificato dai sovietici e riconosciuto dalle arcate dentarie (il cadavere era parzialmente carbonizzato) per poi essere seppellito insieme alla moglie, Eva Braun. I suoi resti furono seppelliti a Magdeburgo e successivamente riesumati nel 1970, quando furono completamente bruciati e buttati nel fiume Elba. Fin qui la storia che tutti noi conosciamo.

I documenti recentemente pubblicati dall’Intelligence statunitense ci raccontano un’altra versione dei fatti. Hitler ed Eva Braun furono aiutati nella fuga dal responsabile dell’OSS Allen Dulles, che li fece imbarcare su due sottomarini diretti in Argentina. I due insieme ad “Alti ufficiali Tedeschi” raggiunsero poi i piedi delle Ande, dove vissero in una casa costruita apposta per loro. Le informazioni provengono da un informatore (rimasto anonimo) che scambiò l’asilo politico con queste importantissime rivelazioni.

 Alla luce di questi nuovi documenti le rivelazioni dell’architetto Alejandro Bustillo vengono ora viste in un’ottica completamente differente: egli asserì di aver realizzato una splendida villa in stile bavarese ai piedi delle Ande proprio per ospitare la coppia tedesca, che lì viveva in totale pace e armonia.

Il governo argentino accolse non solo l’ex dittatore tedesco, ma lo aiutò nella sua sparizione. L’informatore diede indicazioni riguardo i villaggi che visitò Hitler, e disse di aver visto con i suoi occhi anche lo sbarco al porto Argentino. L’addetto navale statunitense in Argentina testimoniò (allora, nel 1945) inoltre di aver visto due sottomarini tedeschi approdare nel paese sudamericano, e che nel secondo con ogni probabilità erano presenti Eva Braun e Adolf Hitler.

Assume anche una prospettiva di verità la prova del DNA condotta da Nicholas Bellatoni nel 2009, che verificò che i resti (un pezzo di cranio) in possesso ai russi non erano in nessun modo appartenuti ad Hitler (fonte: The Guardian).

 

Voi che ne pensate?

Zombie al microscopio

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No, non si parla di The Walking Dead, nonostante sia l’argomento del mese. Parliamo del mito degli zombie: cosa riguarda, cosa nasconde e, soprattutto, cosa svela.

Da quando ho cominciato il rewatch di X Files, per approdare poi ancora più pronta e preparata alla nuova miniserie che si è appena conclusa (da fan sfegatata quale sono sin dai tempi del liceo) mi sono resa conto che Chris Carter è un genio ancor più di quello che ricordavo, perchè ogni singola puntata, perlomeno delle prime serie, prende spunto da risvolti scientifici o leggende realmente tramandate nei posti più svariati della Terra. Ho deciso così di aprire una nuova categoria di articoli su questo blog: “X Files Inspiration” 😀

Per primo, ho deciso di indagare sul “fattaccio zombie“.

Attraverso un’analisi scientifica dei fenomeni è possibile, oggi, guardare con occhio diverso quello che ieri appariva inspiegabile, leggenda.

Si sa, l’uomo ha un rapporto particolare con ciò che non comprende, lo demonizza o lo osanna, a seconda dei casi: è questa la radice delle religioni, delle scaramanzie e delle tradizioni più antiche per molti popoli.

Ne hanno parlato le storie tramandate da padre in figlio, la letteratura,la tv, ma in pochi possono dire di aver avuto a che fare con queste entità sul serio, a parte Mulder e Scully, ovviamente 🙂

Ma non si può parlare di zombie senza parlare di Clairvius Narcisse.

Clairvius, un contadino haitiano, venne ricoverato in ospedale nel ’62 a causa di una violenta febbre, nevralgie e sangue che gli usciva dalla bocca. Provava una sensazione strana, come se una marea di insetti camminasse sulla sua pelle. Morì due giorni dopo, come dichiara il suo certificato di morte, e venne seppellito. 18 anni dopo, nel 1980, Clairvius ricomparve al mercato, girovago tra le bancarelle, dove riconobbe la sorella Angelina. Lei non credette ai suoi occhi finchè lui non le raccontò dei particolari privati della loro infanzia.

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Clairvius Narcisse

Fu nel 1982, grazie a Wade Davis, un etnobotanico di Harvard, che si cominciò a far luce sulla faccenda. Intersecando i racconti di Narcisse e i dati che riuscì ad avere in suo possesso, Davis formulò una teoria. Narcisse era convinto che i mandanti della sua “zombificazione” fossero i fratelli, con cui non era in accordo in merito alla vendita di un terreno. Ricordava altresì di aver presenziato coscientemente alla sua “morte” senza poter far nulla, non riuscendo a gridare, parlare, muoversi; era stato cosciente persino durante la sepoltura. Estratto dalla fossa da qualcuno, ricordava di essere stato condotto in una piantagione di cotone dove lavorò in schiavitù per due anni, costantemente drogato e semi-incosciente. La morte del padrone fu una buona scusa per fuggire, ma la memoria era scarsa e appannata per cui girovagò per anni prima che le droghe esaurissero del tutto il loro effetto. La sensazione, poi, che fosse stato tradito dalla sua stessa famiglia lo aveva scoraggiato dal tornare nella sua terra. Davis annotò questa storia una volta arrivato ad Haiti per procurarsi la “polvere zombificatrice” dai bokor, gli sciamani dediti a queste pratiche. Lo studioso riuscì a guadagnarsi la loro fiducia presenziando a cerimonie piuttosto cruente, comprando poi 8 diverse polveri zombificanti che analizzò. Il contenuto fu sorprendente: frammenti di rospi e di pesce palla, autoctono delle acque di Haiti, ossa e cadaveri umani, ragni, lucertole e piante urticanti.

  • La pelle del rospo è un potente antidolorifico, più della cocaina, che può anche uccidere (bufotossina).
  • Il veleno proveniente dal pesce palla (Fugo) è la tetrotodossina, anch’essa una potente neurotossina “pain-killer” (160mila volte più della cocaina), più tossica del cianuro. E’ in grado di portare ad un repentino coma, che talvolta finisce in morte (i cuochi giapponesi sono specializzati nell’estrarre il veleno da questi animali prima di cucinarli, eppure si registrano ancora casi di intossicazioni).
  • La Datura è una pianta che, in alcune sue specie, può rivelarsi particolarmente allucinogena, spingendo anche verso perdita di memoria a lungo termine, paralisi e morte.

Una combinazione di questi ingredienti sarebbe causa di una morte apparente, con respiro e battito cardiaco così flebili da confondere persino i medici. Ad Haiti, inoltre, le sepolture avvengono molto velocemente a causa del caldo, e le condizioni comatose rendono possibile una sopravvivenza nel sarcofago, per le vittime dei bokor, anche per 8 ore. Il mistero sembrava risolto, ma ulteriori sviluppi trasformarono le certezze in nuove incertezze.

Gli studi di Davis, infatti, vennero confutati. Gli scienziati assicurarono che la neurotossina presente nelle polveri era inattiva, presente solo in tracce, e che quindi era inefficace a generare conseguenze tanto brutali.

Questo non ha fermato però gli Haitiani dal costituire un articolo del codice penale che vietasse e punisse la “zombificazione”: «È da considerarsi tentato omicidio l’utilizzo contro un individuo di sostanze che, senza causare una vera morte, inducano un coma letargico prolungato. Se dopo la somministrazione di tali sostanze la persona viene sepolta, l’azione sarà considerata omicidio indipendentemente dal risultato che ne consegue».

In realtà fu lo stesso Davis a rendersi conto del fatto che non era soltanto la “chimica” a fare il suo lavoro, ad Haiti, ma anche la psicologia.

L’intruglio zombificante dei bokor, in sostanza, sarebbe in grado di fare il suo lavoro soprattutto perchè l’intera faccenda è supportata da radicate credenze e superstizioni popolari.

La teoria che il dosaggio minimo di tetrotodossina riesca a portare al coma letargico, al metabolismo rallentato e alla morte apparente non sarebbe sufficiente a giustificare questo stato di cose, scientificamente, se molto non accadesse per suggestione, quindi.

 

Ci si immagina persino la scena: un uomo rinchiuso, drogato, per ore in un sarcofago, viene estratto dai suoi aguzzini, “risvegliato” a suon di botte e reso “zombie”, oltre che dalle sostanze psicotrope, anche dai danni cerebrali subiti, probabilmente, a causa della mancanza di ossigeno. Ma non è abbastanza, secondo gli studiosi.

Ci sarebbero tre componenti da considerare:

  1. Il fatto che le sepolture avvengano repentinamente a causa del caldo potrebbe giustificare la presenza di un numero notevole di morti apparenti, con conseguenze immaginabili.
  2. I sarcofagi usati per le sepolture spesso non vengono sotterrati in cimiteri ma posizionati fuori dal terreno, nei pressi di normali abitazioni private, per cui riesumare un cadavere per i riti vodoo non sarebbe una cosa così difficile ad Haiti.
  3. Non sono mai stati visti questi “zombie resi schiavi” ma sempre e solo “zombie vaganti” provenienti da chissà dove. Potrebbe semplicemente trattarsi di persone malate di mente girovaghe del territorio (erroneamente “riconosciute” da parenti superstiziosi).

A supporto di questa tesi, come cita l’interessante articolo del CICAP da cui ho preso spunto, ci sarebbe la storia di Felicia Felix-Mentor.

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Felicia Mentor, a sinistra ancora “zombificata”

L’episodio risale alla prima metà del ‘900 ed è stato documentato dall’antropologa Zora Neale Hurston.

Siamo sempre ad Haiti, in un villaggio. Felicia era morta nel 1907, all’età di 29 anni. Trent’anni dopo, nel 1937, nel paese arrivò una donna in gravi condizioni di salute, scalza, con abiti stracciati, che non poteva sopportare la luce diretta del sole. La famiglia Mentor riconobbe in lei Felicia e la prese con sè. Alcuni giorni dopo, però, la donna fu ricoverata a causa delle sue cattive condizioni di salute e i raggi-X svelarono l’arcano: la ragazza non presentava i segni di una frattura alla gamba che invece Felicia avrebbe dovuto avere. Se ne dedusse, quindi, l’evidente errore di riconoscimento.

Tempo fa ne ha parlato anche Focus in un articolo.

Ancora una volta la scienza sembra contenere tutte le risposte di cui si ha davvero bisogno!

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“La notte dei morti viventi” – Fonte: Focus

Nonostante questo, comunque, ci sono moltissime altre teorie che sono state ipotizzate. C’è chi ha parlato di esperimenti militari andati fuori controllo e chi ha nominato un virus, il cosiddetto Solanum, che avrebbe origine addirittura pre-umana e porterebbe alla non-morte. Su un sito si legge:

Il Solanum agisce spostandosi attraverso il flusso sanguigno dal punto d’ingresso fino al cervello. Con processi  non ancora del tutto chiari, il vrus usa e distrugge le cellule del lobo frontale per replicarsi. Durante questa fase il cuore si ferma, e il soggetto infetto risulta “morto”. Il cevello tuttavia rimane in vita, ma in una sorta di letargo, mentre il virus ne muta le cellulegenerando un organo completamente nuovo. Il tratto piu; distintivo di questo nuovo organo e’ l’indipendenza dall’ossigeno. Eliminando il bisogno di questa risorsa, il cervello non-morto puo’ utilizzare il complesso meccanismo di sostegno del corpo umano. Una volta completata la mutazione, questo nuovo organo rianima il cadavere dando luogo a un nuovo essere, completamente diverso da quello precedente. Alcune funzione corporee rimangono costanti, altre operano in misura divera, altre ancora cessano del tutto. Il nuovo organismo e’ uno Zombie.

Origine
Purtroppo la ricerca non ha ancora trovato in natura un campione di solanum. Acqua, aria e suolo di tutti gli ecosistemi, ne sono privi. Metre scriviamo questo sito, la ricerca continua.

Naturalmente non c’è nulla di fondato, anzi: è stata la trovata geniale di uno scrittore, che ha inserito questa malattia fittizia per dare più credito e interesse ad un suo libro. Si tratta di  Max Brooks, “The Zombie Survival Guide“.

Di Battista, questo strano fenomeno sociale (?)

Non sono mai stata una che si interessa di politica. Non mi interessa, non mi piace, non mi stimola perchè credo a molto poco di quello che vedo e sento.

Ma il fenomeno del Movimento Cinque Stelle mi incuriosisce, molto.

Soprattutto quello del “Dibba“.

Alessandro Di Battista, classe ’78, un bel ragazzo attualmente noto per il suo impegno politico insieme a Beppe Grillo e ai Cinquestelle, che meno di dieci anni fa tentava di sfondare nel mondo dello spettacolo con performance che hanno fatto chiacchierare i mass media. Così tanto da averne eliminato le tracce.

Figlio di un consigliere comunale del Movimento Sociale Italiano, il giovane Dibba si diploma con 46/60 al liceo scientifico e si laurea al DAMS.

Viaggia moltissimo, occupandosi di terre come Guatemala, Congo,Sud America collaborando con enti del calibro di UNESCO e Caritas. Ha persino scritto un libro, nel 2010.

Nel 2008, intanto, si candida nella lista “Amici di Beppe Grillo” alle elezioni comunali nella capitale e nel 2011 comincia a collaborare con il rispettivo blog. Entra poi nel Movimento Cinque Stelle, diventando il personaggio che tutti conosciamo: un ragazzo dalla faccia pulita che parla di politica agli italiani attraverso la telecamera dello smartphone.

Che possa piacere o no, apparire naturale o meno, Di Battista è sempre sulla cresta dell’onda, mai ignorato ma tutt’al più osannato o criticato, come ogni personaggio di rilievo che si rispetti.
Oggi gli italiani sembrano divisi in due classi politiche: non Destra e Sinistra, ma chi vota Grillo e chi no.

In moltissimi si sono lasciati trascinare dal carattere impulsivo e senza filtri di Grillo e dalle persone che ha messo a capo del partito, una stima che ha portato voti che a loro volta hanno inserito parecchi consiglieri comunali e sindaci nelle nostre città.

Ma è nel divenire che si può dare un giudizio concreto alle novità: un’organizzazione fatta di uomini può avere qualche falla o può contaminarsi di persone in mala fede.

Sono successe così, nel corso del tempo, moltissime cose all’interno del Movimento, ma su Alessandro Di Battista nessuno aveva detto una parola, o quasi.

L’anno scorso Franco Bechis, vicedirettore di Libero, scavando nel passato del giovane parlamentare trovò parecchie perle che condivise con il pubblico italiano: nel periodo in cui era in Sud America, Di Battista intratteneva i Youtubers con una rubrica chiamata Aspassoparola, di cui fino a qualche tempo fa si riusciva a reperire online l’intera collezione video. Oggi risultano tutti rimossi.

È uscito fuori anche che ha cercato di entrare ad Amici di Maria De Filippi senza successo, il tutto confermato da una dichiarazione dello stesso giovane politico fatta a “L’aria che tira”.
Un’altra asserzione controversa e dibattuta apparve sul Blog di Grillo: “Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione.(…) Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. È triste ma è una realtà. Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana. Non sto né giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire. Per la sua natura di soggetto che risponde ad un’azione violenta subita il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni, ma elevandolo ad interlocutore”. Chiarì in seguito che non si riferiva all’ISIS ma ad Hamas.

Nel 2015 è stato citato dal New York Times come vincitore della classifica delle bugie più grandi del 2014. Ad una manifestazione infatti, rispondendo al Ministro della Salute Lorenzin che aveva definito la Nigeria un “paese tranquillo”, aveva detto: “il 60% è in mano agli estremisti islamici di Boko Haram, il resto del paese è in mano ad Ebola”. Tesi smontata dal NYT: la Nigeria, infatti, era Ebola-Free alla fine del 2014.

La questione è: quanto è differente questa situazione da quella delle soubrette tanto chiacchierate che ottengono cariche ministeriali?

Faccio troppe cose

No, non vi ho abbandonato.

E’ che non mi viene più di scrivere qui perchè faccio troppe cose, e perchè non mi sento più libera di farlo.

Tra i sondaggi a pagamento, le recensioni su Ciao.it, i miei impegni su Cronaca Flegrea, Vesuvio Live e altre cose e il lavoro, e la casa, e la mia famiglia animale e tutto il resto sono veramente full.

Vi lascio quindi un po’ di link dove potete seguirmi pubblicamente, per gli altri link, quelli privati, potete contattarmi via mail all’indirizzo menteipersinaptica@gmail.com , perchè in rete sono attiva anche altrove con altri scopi 🙂

Ovviamente potete usare questo indirizzo email anche per altri motivi, basta che non mi mandate foto con nudi che mi impressiono 😀

Dunque, andiamo per ordine:

  • Sto curando una rubrica a tema animali per Cronaca Flegrea, cliccateci su per visitare il sito.
  • Sto pubblicando articoli per Vesuvio Live, trovate il mio profilo qui.
  • Sto scrivendo recensioni per Ciao.it, il mio profilo è questo.
  • Ogni tanto qualche mia foto scattata con lo smartphone viene presa per qualche assurdo motivo da gente altrettanto assurda quindi se ne trova qualcuna in giro 😀 Qui c’è una collezione di foto sul Litorale Domitio, ma in giro c’è anche qualche altra cosa.
  • Sto poi curando per Napolimeteo.it una rubrica per Vegetariani Pigri, trovate il link alla pagina facebook qui.
  • Colgo anche l’occasione per lasciarvi il link della pagina facebook di QUESTO blog, che trovate qui.

Sicuramente ho dimenticato qualcosa ma queste sono le cose principali 🙂

D’altra parte sono, ero e resterò sempre una mente ipersinaptica…. 🙂

Per il resto, c’è un’altra attività privata che sarò felice di comunicare ad alcuni di voi in altrettanto privato 😀

Buon weekend a tutti e finalmente BUONA ORA LEGALE STANOTTE YE! 😀

5 Gennaio 2015: E sona mo’..

Se qualcuno mi avesse detto che un giorno avrei pianto, per mezz’ora senza riuscire a fermarmi,  per la scomparsa di un attore o di un cantante del panorama musicale avrei sicuramente detto, anche con sicurezza, qualcosa tipo: “NOOOOOOOOOOOO ma quando mai!!”.

Invece stamattina per un attimo il mio cuore si è fermato, e capirete bene perchè.

Pino Daniele, la Napoli vecchia e nuova, se n’è andato.

Non pigerà più le sue dita sulla chitarra, non canterà più dal vivo con quella sua voce strana e particolare, e soprattutto non scriverà più nessuna canzone…

E’ facile fare dei sentimentalismi in questi momenti, è successo per tutti quanti, Mango, Robin Williams e tanti altri, ma con lui non è sentimentalismo, è sentimento.

Con Pino Daniele, Pino, come lo chiamiamo qui a Napoli, come se fosse un nostro cugino grande, se ne va una fetta immensa del nostro patrimonio antico e moderno, se ne va un pezzo di storia e se ne va un’immensità di momenti di gioia.

Lo avevo visto alla tv proprio durante la notte di Capodanno, e avevo cantato qualche vecchia canzone insieme a lui, e avevo pensato proprio qualcosa del tipo “però Pino è sempre Pino nun ce sta nient’ a fa‘”.

E Pino adesso non c’è più.

Probabilmente sta lassù, con Massimo a farsi le panze dalle risate, e a intonare qualche altra canzuncella, vicino a na tazzulella e cafè. Il cuore non gli farà più male.

 

La cosa incredibile è che Pino lo conoscevano tutti: assassini, stupratori, mercenari, brave persone, religiosi, atei, ladri, mercanti, generazioni vecchie e nuove, artisti, profani, disagiati e ricchi signori.

Non ci sarà nessuno che non lo ricorderà.

E’ stato, è e sarà l’anello mancante che collega la catena tra persone anche molto differenti tra loro, appartenenti a mondi diversi.
L’ultima immagine che ha postato è stata questa, ed è quasi profetica, illuminante, triste…
Buon Viaggio Pino

Buon Viaggio Pino…

Liternum, una lunga storia dimenticata

Il tempio del foro. Parco e Museo Archeologico di Liternum

Del territorio occupato dall’odierna Lago Patria e limitrofi si hanno notizie sin dalla preistoria, arrivando poi all’epoca pre – romana, in cui risultava abitata da un popolo di origine osca, e al 194 a.c. in cui i romani fondarono l’antica città diLiternum, a pochi chilometri da quella che oggi è chiamata Villa Literno, in provincia di Caserta.

La città fu assegnata a trecento veterani della seconda guerra punica e, sempre qui, Publio Cornelio Scipione detto l’Africano decise di costruire la dimora dove poi finì i suoi giorni, in esilio da quella patria che, a sua detta, lo aveva tradito (“Ingrata patria non avrai neppure le mie ossa“).

Nelle epoche successive, grazie anche alla Via Domitiana voluta dall’imperatoreDomiziano nel 95 a.c., Liternum guadagnò una crescita e un’importanza sempre maggiore, poiché divenne punto nevralgico per gli scambi economici tra Roma e l’antica Puteoli. La Domitiana cominciava nell’antica Sinuessa, l’attuale Mondragone, passava per il Volturno, attraversava Cuma e costeggiava il Lago di Licola (oggi prosciugato), proseguendo a nord del Lago D’Averno e terminando a Pozzuoli. In realtà non fu del tutto una costruzione ex novo poiché ricalcava in parte il tracciato della Fossa Neronis, il canale navigabile voluto daNerone che avrebbe dovuto collegare Roma con Pozzuoli, la cui costruzione venne interrotta alla morte dell’imperatore.Nel IV secolo d.c. la zona conobbe una fase di declino a causa dei Vandali del Genserico che distrussero persino la suddetta Via Domitiana (poi ricostruita nel medioevo dal Regno di Napoli).

Liternum map

Liternum è stata un’importante sede episcopale, negli anni intorno al 1000 d.c., della diocesi di Aversa. Ha ospitato una basilica, l’ara di Scipione l’Africano, ha posseduto un foro e persino un teatro, sotto di sé ha conservato una necropoli di epoca imperiale… un accumulo di ricchezze così fitto da far invidia al mondo. Ma tutto questo è stato scoperto ed apprezzato solo durante i primi scavi, nel 1932, che hanno finalmente portato alla luce questi tesori.
Ancora successivamente, negli ultimi anni, sono cominciati i lavori per il Parco e museo archeologico di Liternum, terminati nel 2009.
Un’interesse sicuramente troppo recente e poco “importante”, tenendo anche presente che molti di questi siti sono sconosciuti per i turisti della nostra Regione e difficilmente visitabili a causa dei problemi sorti nel tempo per i “tagli” ai fondi stanziati per la costruzione del Museo, per il prosieguo degli scavi e persino per la Pro Loco Litorale Domitio. Addirittura qualche tempo fa un bobcat per la raccolta dei rifiuti abusivi che sostavano in zona (insieme a costruzioni altrettanto abusive abitate da due famiglie) ha letteralmente ridotto in frantumi una delle tre lapidi commemorative di Scipione l’Africano. Cose che “succedono solo a Napoli” si dice, forse che succedono solo “sul Litorale Domitio” direbbe qualcun altro.

Ara votiva di Scipione l'Africano
La volontà di rendere Liternum un sito archeologico di importanza mondiale, ai livelli di Ercolano e Pompei, si è scontrata ancora una volta con la mancanza di fiducia e di fondi (che poi è la stessa cosa: chi si farebbe scappare l’occasione di un investimento così importante se fosse sicuro del ritorno economico successivo?). Il fondo si è toccato quando il 5 settembre, anno corrente, la Pro Loco Litorale Domitio ha dovuto abbandonare la Sede sociale nel Parco Archeologico di Liternum, sede che era operativa dal 2009 grazie ad una convenzione con il Comune di Giugliano in Campania che poi scaduta e non è mai stata rinnovata.
La gestione quindi del Parco, e non solo, è divenuta ancora più difficoltosa, e le visite ancora più complicate da gestire.
E Liternum è stata ancora una volta “dimenticata”: dimenticata dalle autorità, dimenticata dalla giustizia, se ne esiste davvero una che sia super partes, dimenticata dalla sua stessa gente. Dimenticata dal rispetto che meriterebbe.
Eppure non è nemmeno l’unico sito degno di nota in zona.
Le acque del Lago di Patria, salmastre a causa del canale che lo collega al mare, sono rinomate per la fauna ittica che ospita e per i volatili che attira, tant’è che a pochi passi da lì c’è il Parco degli Uccelli, una riserva naturale turistica attrezzata tutelata come zona umida di importanza internazionale. Dal Parco è possibile osservare molti di questi volatili che, in ogni caso, sorvolano anche le case degli abitanti di zona, e ci si può inoltrare in piccoli viottoli di terra battuta che portano a un altro piccolo laghetto interno, dove è facile rilassarsi ascoltando i flebili versi delle ranocchie che lo popolano e degli uccelli che lo visitano.

Parco degli Uccelli

Queste e molte altre sono le ricchezze antiche e meno antiche che varrebbe la pena di valorizzare e delle quali potrebbe vivere l’intero territorio, d’altro canto è stato piuttosto “ingenuo” pensare che a pochissimi chilometri dai meravigliosiscavi di Cuma non ci fosse più nulla al di sotto dei nostri piedi…
Il Litorale Flegreo purtroppo è sempre servito per altri motivi, molto meno “culturali” e molto più “miserabilmente (dis)umani”.
Nonostante faccia parte della provincia di Giugliano in Campania ha sempre goduto di troppe poche attenzioni e di fondi insufficienti per la riqualificazione del territorio: i depuratori delle acque sono rimasti nell’incuria, troppe spiagge lasciate invase dai rifiuti e troppi siti storici infestati dalle erbacce. Questo è sempre stato il motivo principale che ha portato i residenti a sperare che qualcosa accadesse in favore di una scissione dal (lontano, tra l’altro, geograficamente) Comune di Giugliano, creando un comune nuovo che ricordasse l’antico, ilComune di Liternum, che con una sua amministrazione, le sue risorse e l’aiuto della gente che lo abita, riuscisse a gestire meglio l’economia, le entrate e le uscite, e a investire, finalmente, su un territorio che potrebbe far invidia al mondo e potrebbe sicuramente vivere anche di solo turismo, come tanti altri posti, in Campania e non, sono riusciti a fare.
Il progetto è stato proposto più volte, e c’è stato molto movimento (guardacaso) in varie occasioni in periodi vicini alle elezioni, l’anno scorso si è anche quasi arrivati a un referendum ma poi è tutto sparito in una bolla di sapone. C’è stato chi ha detto che in tempi di tagli e accorpamenti richiedere una scissione è inutile e da valutare, ed effettivamente può sembrare una richiesta azzardata in un momento storico-sociale come questo, mentre invece si dovrebbe avere la lungimiranza e il coraggio di guardare un po’ più in là, al di là della richiesta materiale in sé: una riqualificazione del territorio, una bonifica e una amministrazione che sia capace di gestire il litorale dall’interno, dopo un investimento iniziale, porterebbero soltanto benessere. Benessere per i residenti, benessere per la terra e, di conseguenza, per il turismo e l’economia. La fascia costiera non può restare quello che è oggi, un territorio che viene ricordato soltanto quando si parla di “inceneritore” o di “discarica” (in tutti, troppi, sensi), ma deve difendersi, al di là della politica e delle elezioni, attraverso i propri strumenti e la propria gente. Nonostante il degrado, la terra si difende benissimo, e ci regala ancora immagini, tramonti e paesaggi indimenticabili.

Il resto tocca a noi.
Senza aspettare che si muova per primo “qualcun’altro”, senza aspettare la politica, senza aspettare le elezioni. Se nulla si fa, se nessuno fa nulla, nulla succede.

Spiaggia di Licola

 fonte

Accettare non vuol dire usare l’accetta

Puntare il dito

 

Stanotte ho dormito abbastanza per cui mi posso permettere di scrivere un post alle 4 di mattina, anche perchè checcazz, siamo ad Agosto (anche se il mio corpo fatica ad accorgersi che sarebbe un mese di vacanza… vacanza?! E cos’è na cosa che si magna?).

 

Non è una cosa che faccio più spesso, ma stasera ho partecipato a una conversazione con dei non-ben-precisati haters sul mondo del vegetarianesimo e veganesimo, che in quanto haters giustamente credevano di sapere tutto, di poter offendere un po’ come gli veniva, e di possedere (come tutti gli haters) la verità tra le loro preziosissime dita che non avevano altro da fare oltre a dover lasciare commentini deficienti e disinformati sotto una (simpatica) vignetta a tema di un amico comune (che era l’unica cosa che avevamo in comune, a quanto pare).

Questa(non)partecipazione (perchè si sa, a parlare col muro si richia di essere più ascoltati che da certi muli impalati nel terreno, senza offesa per i muli che sono creature tenerissime e anche intelligenti) mi ha fatto però cogliere delle importanti conclusioni e cioè:

– internet è il rifugio di troppi nullafacenti

– certa gente va “contro” giusto per il gusto di andarci, per impostare una guerra, per darsi un tono e una personalità che non hanno

– devo smetterla di sprecare tempo: a parlare con i cretini mi sento io cretina

le persone hanno paura del “diverso”, qualunque cosa il diverso rappresenti… ma finiscono così per assomigliargli allo specchio, all’opposto.

 

———————————————- okok lo ammetto, mi sono addormentata, riprendo stamattina 🙂

Dunque, dicevo, tra i vari aspetti elencati quassù quello che secondo me vale la pena analizzare è l’ultimo…

 

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per un etero è un omosessuale e per un omosessuale è un etero. Per cui gli etero cominciano una battaglia informativa per dire che l’omosessualità è sbagliata, e di contro gli omosessuali si buttano nelle piazze a fare casino con i gay-pride. (Per inciso, io non approvo nessuna delle due forme di “protesta” perchè credo non ci sia nessuna protesta da fare, entrambe le parti si fanno portavoce di una “diversità” che non unisce ma crea fazioni)

 

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per un onnivoro è un vegetariano/vegano, e per un vegetariano/vegano e l’onnivoro. Per cui l’onnivoro passerà il tempo a trovare elementi che rendano giusta e plausibile la sua alimentazione, e di contro i vegetariani/vegani faranno lo stesso, attaccando gli onnivori nella stessa maniera in cui si sentono attaccati da loro, andando ad analizzare persino le puzzette delle vacche per trovare motivazioni a loro sostegno. Di contro, gli onnivori diranno che “da sempre, dall’età della pietra, l’uomo mangia carne”. E allora io dico semplicemente: andate a vivere nelle caverne, senza acqua/luce/gas/comfort, mettetevi na clava in mano e na pelliccia addosso e andatevi a procurare il cibo da soli, perchè l’uomo ai tempi della pietra così faceva.

 

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per chi vive in città è chi vive in periferia, che seppure ha dei vantaggi enormi, tipo vicinanza del mare, terra e spazi verdi a gogo, case e ville da paura a prezzi economici, “vive in un posto dimenticato da Dio, meglio un buco in città che una reggia fuori città” (senza rendersi conto che poi spendono i soldi per andare in vacanza…. fuori città! Che barzelletta), e al contrario diverso per chi vive fuori città è chi vive in pieno centro cittadino, per cui, come nei casi precedenti, ognuno tenterà di tirare acqua al suo mulino con questa, quella o quell’altra tesi o teoria.

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per chi utilizza medicinali come caramelle è chi si cura il più possibile con l’omeopatia e le cure erboristiche, per cui passerà la vita a denigrare questo tipo di risoluzioni alternative tacciandole come “inutili placebo”, e viceversa, chi usa soltanto medicinali omeopatici passerà la vita a rompere le balle a chi utilizza la medicina classica, definendoli avvelenatori di se stessi.

Potrei continuare fino a domani mattina, smettere, e riprendere ancora.

 

La questione è semplice.

Perchè queste continue guerre, questi continui accanimenti che a volte sfociano nei litigi e nelle discussioni più accese, o peggio, in dibattiti sterili dove ci si offende solo a vicenda, magari con offese vere e proprie o facili sarcasmi?

Perchè sprecare il tempo, che si sa, è unico e non è restituibile, per diffondere questo tipo di messaggi, diciamo, “dell’ANTI”?

La risposta non è difficile da dare: perchè probabilmente nel momento stesso in cui critichiamo e denigriamo qualcosa è perchè mina le nostre stesse convinzioni, e chi dobbiamo convincere delle nostre stesse teorie siamo in primis noi stessi!

L’esistenza di teorie altrettanto valide alternative mette in crisi probabilmente il nostro ego, o semplicemente ci fa sentire a disagio per cui è più facile denigrare e offendere altre idee e pensieri, di modo da darci un tono e rimanere quindi convinti delle nostre cose, immobili, sul piedistallo della Verità Assoluta che crediamo di possedere.

E se non fosse così?

E se non esistesse UNA SOLA Verità Assoluta?

E se semplicemente l’unica cosa reale e vera è che al mondo esiste IL TUTTO e semplicemente basterebbe accettare questa multisfaccettatura dell’esistenza?

Non è che al mondo dobbiamo diventare tutti vegetariani o tutti omosessuali o tutti dobbiamo svuotare le città e le farmacie, semplicemente c’è chi preferisce trasferirsi fuori città, o ci è costretto, e chi preferisce rimanere nei centri cittadini, c’è chi ha attrazione per l’altro sesso e chi per lo stesso sesso, addirittura c’è chi è attratto da entrambi, e si ricade poi in altre sfaccettature ancora, c’è chi viene attratto dai magri, chi dai grassi, chi dai piedi, chi dalle mani, chi dalle orecchie, fino a sfociare poi in chi è leale con il proprio partner e chi preferisce invece andare anche con altri, c’è chi fa gli scambi di coppia, chi pratica il sadomaso, chi invece ama starsene tranquillo con il suo partner a farsi le coccole.. c’è chi (purtroppo) è attratto dai bambini, c’è chi fa sesso con gli animali… Quello è il vero problema, quando le proprie inclinazioni fanno danno agli altri che non sono consenzienti. Per il resto tutto è lecito fin quando c’è consenso e rispetto reciproco.

C’è chi ha abolito la medicina classica per se stesso e preferisce le cure più lunghe e costose date dall’omeopatia, c’è chi è estremo e manco in ospedale prende medicinali classici, e chi invece è più moderato, e fa un uso a metà tra le due scuole di pensiero, c’è chi come punto di riferimento ha un medico generico e chi invece paga un medico privato, magari omeopatico, per avere un altro tipo di pareri…

 

Perchè questa voglia di diffamare chi la pensa diversamente?
Perchè questa presunzione a possedimento della verità assoluta?
Perchè intavolare queste guerre cretine quando invece si potrebbe tranquillamente coesistere tutti quanti nel rispetto degli altri? (Finchè, appunto, non fanno torto a nessuno).

 

E’ facile criticare, o sparlare alle spalle della gente, più difficile è tentare di evitare l’omologazione e unirsi nella diversità.

Fa così paura la diversità?
E se la diversità non esistesse e esistessero solo differenze?

E’ ora che evolviamo un po’ altrimenti chi ci guarda da lassù (tipo gli alieni :D) penserà che siamo una razza da estinguere, degli emeriti imbecilli!

Lavoro e Disoccupazione: Il Male è nell’occhio di chi lo vede

Come qualcuno avrà notato e qualcuno no, da un po’ di tempo sto scrivendo recensioni e opinioni sul sito Ciao!, su prodotti, film, argomenti di attualità etc.

 

L’argomento di questo momento è “Disoccupazione”, ieri notte mi sono ritrovata a scrivere il mio solito fiume in piena, e lo riporto anche qui 🙂

 

L’argomento “disoccupazione” è piuttosto strano da trattare per me ultimamente.

Nel senso che spesso mi capita di confrontarmi con molte persone che si lamentano della condizione economica/lavorativa per sè e per chi gli sta vicino, senza rendersi conto che invece molte soluzioni sono a portata di mano, e non sono poche, solo che siamo ciechi.

Io mi ritengo fortunata, perchè nella vita non ho mai avuto pretese che fossero al di sopra delle mie possibilità, eppure questa umiltà nel “pretendere” poi mi ha regalato, certo non senza penare, anche soddisfazioni che non mi sarei mai aspettata.

In fondo, come si dice, tutto è semplice se ci si accontenta di quello che si ha, se ci si organizza bene con gli strumenti a disposizione e con le naturali inclinazioni e peculiarità che si posseggono.

Io vivo al Sud, non mi sono mai riuscita a laureare e chissà se mai ci riuscirò, mi sono dovuta spostare in campagna perchè ho una famigliola animale molto numerosa, ho fatto per questo parecchi traslochi e la vita mi è cambiata radicalmente sotto i piedi decine di volte, non ho il classico lavoro fisso ma lavoro in proprio svolgendo varie attività, tutte che mi piacciono e che non mi creano troppi problemi, eppure non ci sono troppe difficoltà a pagare il fitto, le bollette, a far mangiare tutti i quattro zampe, noi umani e anche l’assicurazione dell’auto e qualche imprevisto.
Dopo svariati traslochi finalmente abbiamo trovato una bella casa in cui, qualche problemino a parte, la vita è migliorata in qualità di moltissimo, insomma non mi posso lamentare, e non mi lamento nonostante le traversìe e i salassi di sangue e denaro per arrivare fin dove sono adesso.

Eppure intorno a me le mie amiche che magari fanno la mia stessa attività in proprio si lamentano di non avere “il posto fisso”. E intanto guadagnano bei soldini.

I miei parenti stretti sono quasi affranti che io non mi sia (ancora?) riuscita a laureare e che vivo con tanti animali e che me ne sono dovuta andare dalla città, mentre io invece sono felice così!

Vi chiederete dove voglio arrivare… è semplice. A volte le cose cambiano guardandole da prospettive diverse.
Come potrei continuare ad avere 8 cani 2 gatti e un criceto se vivessi in città con i negozi e altri appartamenti, magari pure senza giardino, vicini? NON POTREI!
E quindi di conseguenza non è difficile capire che:
come potrei aspirare a pagare il fitto, le bollette, il cibo, gli sfizi, la benzina continuando a sperare di trovare il famoso posto fisso? Se mi fossi fermata e avessi fatto la vita che tutti avrebbero voluto che facessi, senza tanti animali, finendo l’università, senza andarmene di casa e rimanendo a oltre 30 anni suonati con mammà, se avessi scelto le priorità che tutti si sarebbero aspettati che io avrei scelto, sarei stata felice?
La risposta è NO.

E questo è tutto quello che in realtà vorrei dire. Ma c’è molto altro dietro, e vale la pena sviscerarlo.

Si sa che la condizione politica e anche “Vaticana” dell’Italia ci penalizza molto, ma ci sono però altrettante cose che tutto il mondo ci invidia, e per le quali vale la pena soffermarsi a pensare almeno un secondo prima di dare sentenze negative.

Quando il clima è cominciato a cambiare nessuno ha pensato al fatto che l’asse terrestre si sposta di qualche grado ogni anno, grazie ai moti millenari, facendo poi nel lungo termine anche cambiare le stagioni. Nessuno ha pensato alle piccole ere glaciali che ci sono state in passato anche nella storia dell’uomo piuttosto recente. Nessuno ha pensato che potesse essere “normale” perchè per molti il cambiamento implica dover impegnarsi a cambiare la propria condizione di base per poter sopravvivere, implica l’utilizzo dell’istinto di conservazione e di sopravvivenza, che sembra l’uomo abbia sostituito da troppo tempo con quello della pigrizia più totale.
E così un normale accadimento evolutivo diventa soltanto una cosa “anormale” a cui dover far fronte in una qualche maniera buttando tutto nella famosissima parola che ora va tanto di moda: “La Crisi”.

Ma la vera crisi, io credo, oggi è quella della natura umana, che ha perso troppo di quella importante parte animale.

Darwin sosteneva che le uniche specie che sono state in grado di sopravvivere durante le fasi evolutive degli organismi e contemporaneamente del nostro pianeta sono state quelle che si sono sapute “adattare”. Le specie più deboli, e che poi si sono estinte, sono state quelle che invece non sono riuscite ad evolvere insieme alla vita, e al pianeta, nè tantomeno sono riuscite ad adattarsi a condizioni di vita particolarmente dure, autoeliminandosi senza avere altra scelta.

Noi siamo a questo punto, possiamo scegliere se evolvere o estinguerci, metaforicamente parlando.

Siamo tutti abituati a sentir parlare della “sicurezza del posto fisso”, a guardare indietro a generazioni più vecchie della nostra dove una famiglia normale aveva uno stile di vita abbastanza standard e scontato e fondato certo, su sicurezze maggiori, ma anche su presupposti più banali, se proprio lo vogliamo dire.

La vita da topo di laboratorio chiuso in ufficio per 8-10-12 ore al giorno sebbene garantisse una sicurezza economica non garantiva invece una sicurezza affettiva… o la possibilità di fare una gita, di poter abbandonarsi a un imprevisto, di poter sperare un mese di guadagnare il doppio del precedente ben sapendo che invece il successivo sarebbe potuto essere quasi da fame!

Quello che voglio dire è che io credo che il mondo del lavoro stia evolvendo, e noi con esso.
Io ho una storia particolare alle spalle ed è solo per questo che non ho ancora finito gli studi, ma nella mia vita ho visto cascate di ragazzi iscrittisi all’università solo perchè era desiderio dei genitori, o studiare materie di cui non glie ne poteva fregà de meno, o peggio, iscrittisi perchè ormai è “socialmente normale” dover fare l’università dopo le superiori, quando prima invece era un privilegio per pochi eletti che potevano permetterselo o che erano particolarmente bravi da sovvenzionarsi con borse di studio. Gli altri imparavano un mestiere, facevano corsi, prendevano diplomi e si specializzavano in altri tipi di lavori che oggi sembrano scomparsi perchè “poco accettati socialmente” (oggi il borghese medio che parla tanto di crisi non vorrebbe mai vedere suo figlio diventare uno scarpaio o un idraulico, ad esempio… no comment…), e questo è un peccato per molti motivi, e una perdita per molti settori e per grandi pezzi della qualità della nostra vita, fisica e psicologica!

La verità è che oggi come oggi un lavoro come quello delle vecchie generazioni non esiste più, per cui piuttosto che aspettare l’inaccadibile ci si dovrebbe dare una mossa e muovere il sederino per scoprire invece cos’è che è accadibile!

Ognuno di noi ha delle potenzialità e delle qualità, oltre che delle predisposizioni, che vanno al di là delle accademie e delle università, perchè fanno parte di noi stessi. Individuarle e potenziarle poi, con i mezzi che si preferisce e che ci si può permettere, sta a noi.

Io svolgo più di una attività in proprio, basate tutte sul passaparola, e siccome mi sono dedicata a parecchie cose nella mia vita ho scelto quelle che più mi riuscivano bene e mi piacevano, anche perchè fare qualcosa che piace è l’unico modo per poter garantire anche dei risultati che siano ottimi e competitivi.

Poi certo è importante:
– impegno serio e costante
– essere sempre all’altezza del servizio che si offre, qualunque sia
– non fare mai prezzi da giramento di testa (o di altre cose che girano 🙂 )
– pubblicizzare la propria attività tramite un sito internet e/o una pagina sui social network che ormai sono fonte inesauribile di qualunque informazione, cercata o distribuita
– fare volantini, bigliettini da visita, flyers e/o pubblicizzare attraversi siti online la propria offerta

Il posto fisso si è evoluto in una moltitudine di posti non-fissi ma multisfaccettati e cangianti, forse le possibilità di guadagno se siamo particolarmente bravi sono anche superiori a quelle che offrirebbe un posto “old style” e sicuramente non c’è nessuno che ci paga le ferie o la tredicesima, ma volete mettere la soddisfazione di non dover sottostare a nessun capo? Di non dipendere da nessuno se non da se stessi? Di dover fare affidamento solo sul proprio senso di responsabilità?
Volete mettere la libertà di poter scegliere in base ai propri stati d’animo e accadimenti del momento se andare o meno a lavorare in un giorno particolare senza dover dare conto a nessuno se non, ovviamente, ai propri clienti?

Io una vita diversa non la immagino e non la sogno.
Bisogna evolvere e reinventarsi e capirsi veramente a fondo per poter andare avanti a questo punto della nostra storia.
Come diceva Einstein, quella che si chiama “crisi” non è altro che un passaggio necessario per poter diventare qualcosa di diverso, e si spera, di migliore.

Forse l’uomo si è spinto troppo avanti e ha dato per scontato troppe cose, ed ora, con questo ritorno alle origini, alla natura, alla cura del pianeta, forse c’è anche un ritorno a guardare dentro se stessi per poter offrire qualcosa di più di un culo da sedere su una sedia 8 ore al giorno, forse questa è l’occasione per poter lasciare veramente indietro chi non sa “adattarsi” e per poter mandare avanti invece chi combatte con le unghie e con i denti e si inventa un mestiere, un’arte, una capacità, e si potenzia, per poter essere davvero utile e indispensabile, e non qualcuno di “utile ma non indispensabile”.

Vi lascio con la citazione più attinente accennata prima:
“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera se stesso senza essere “Superato”.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni.
La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza.
L’inconveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita.
Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
Senza crisi non c’è merito.
È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lieve brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece, lavoriamo duro.
Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa,
che è la tragedia di non voler lottare per superarla.
(Albert Einstein)”

 

fonte (dal mio profilo Ciao!)

Guadagnare Online (Parte II): Scrivere opinioni e recensioni – Ciao.it

In questo articolo avevo già parlato della possibilità di guadagnare qualcosina online partecipando ad indagini di mercato su alcuni Panel. Ovviamente parlo solo di quello che sperimento prima di tutto su me stessa, per cui in questi articoli ci troverete solo questo perchè non parlo mai “per sentito dire”, farei solo degli immensi casini e/o/bah figuracce.

Secondo Metodo: Opinioni e Recensioni su Ciao.it

Ora invece vi parlo della mia esperienza su Ciao.it – è stata determinante negli ultimi mesi, è forse la fonte di guadagno online maggiore che ho attualmente! Avevo sempre consultato Ciao.it come consumatrice, penso che tutti voi, cercando info su qualche prodotto attraverso un qualunque motore di ricerca, sarete incappati nelle recensioni fatte lì dai più svariati utenti. Ma non avrei mai pensato un giorno non solo di far parte di quegli utenti, e quindi di stare “dall’altra parte”, ma anche che mi avrebbero remunerata per le mie recensioni/opinioni! In sostanza, Ciao.it è un sito che sponsorizza moltissimi prodotti attraverso la vendita o la comparazione dei prezzi, ha molti partners che si avvalgono del portale per la pubblicità e la vendita online dei propri prodotti e quindi, di conseguenza, parecchie entrate relative a questo servizio. Queste entrate vengono usate in parte per poter poi remunerare gli utenti iscritti per fare delle opinioni/recensioni sugli stessi prodotti, in base alle loro esperienze! La recensione viene etichettata attraverso una categoria ben precisa, ha un titolo, una valutazione a 5 stelline da indicare a seconda del gradimento, una parte completamente vuota da riempire con la recensione, una parte laterale dove compaiono degli indicatori da posizionare che definiscono meglio le caratteristiche del prodotto e, se lo si vuole, c’è anche la possibilità di inserire il prezzo a cui il prodotto è stato comprato. In più (e rende l’opinione più fedele) si può inserire una propria foto dell’oggetto e una tabella riassuntiva per i vantaggi e gli svantaggi. Una volta compilato tutto e deciso se consigliamo o meno il prodotto a chi legge, possiamo inviare la nostra recensione e da quel momento iniziare anche a guadagnare. Non tutte le recensioni sono a pagamento (ma la stragrande maggioranza sì), ma l’immettere nel social le nostre opinioni fa sì che altri utenti iscritti le vedano e possano valutarle, i giudizi vanno da “Inutile” a “Eccellente” e più commenti e giudizi positivi si ricevono e più si guadagna! Inoltre c’è anche la possibilità di inserire altri utenti tra le proprie cerchie dandogli una sorta di “amicizia” cioè la “fiducia“, qualora ci piacciano le recensioni o gli argomenti di cui scrive, e anche questo influisce poi sui livelli di punteggio e di “fascia di colore” a cui si appartiene, che rende utenti sempre più esperti e dà guadagni sempre superiori. Se il prodotto di cui vogliamo scrivere la recensione poi, non fosse compreso nell’enorme elenco di prodotti disponibili, è possibile fare una semplice procedura per “Suggerire un nuovo prodotto” che, se il prodotto viene accettato (quasi sempre) porta guadagni doppi poi per tutto il tempo, perchè scrivere la prima opinione in assoluto di un prodotto paga il doppio! Ciao.it inoltre, tutti i mesi, sceglie alcune categorie di prodotti che remunera di più, argomenti “del mese” per partecipare a concorsi dove si vincono piccoli premi in denaro e organizza una serie di iniziative per rendere tutto sempre più movimentato e interessante e i guadagni incrementabili. L’unica pecca che avevo riscontrato fin’ora era stata la difficoltà con cui contattare l’assistenza clienti, ma poi mi sono resa conto che era sbagliato l’indirizzo di posta a cui ero stata indirizzata e, scrivendo a quello giusto, ho avuto risposta ai miei quesiti nel giro di poche ore! Il metodo di pagamento è il bonifico bancario, e si può riscuotere già a partire da 5 Euro! Scrivere, come chi mi segue sa, è sempre stata una mia grande passione e anche un mio aiuto per l’immersione del cervello in un liquido tiepido e accogliente che mi rilassasse da tutti i pensieri della giornata. E poter scrivere quindi anche ricevendo piccoli guadagni e lanciando nell’etere dei messaggi in base alle mie esperienze che possono aiutare altre persone in acquisti vari (e non solo) per me è una bella soddisfazione 🙂 D’altro canto è la stessa cosa che faccio qui, solo che qui scrivo più che altro per aiutare me stessa, e poi, di riflesso, scrivo e aiuto anche gli altri quando ci si ritrova ad aver passato le stesse peripezie e le stesse difficoltà. La sorpresa su Ciao.it è stata accorgermi che potevo scrivere di qualsiasi cosa, sponsorizzare qualunque prodotto e persino recensire film! Se volete iscrivervi anche voi potete cliccare qui sotto:   e seguirmi qui! 🙂

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