Veg* is the new Testimone di Geova?

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Nel mondo sono sempre di più le persone che cambiano la propria alimentazione, virando verso scelte vegetariane, vegane o semplicemente più eco-compatibili, oltre che coscienza-compatibili (le ultime stime Eurispes parlano di 1600 al giorno!).

Internet ha sicuramente un ruolo importante nella faccenda, un aforisma di Tolstoj recita: “Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani” e, in gran parte, è vero.

Ma non dimentichiamo che al tempo di Tolstoj, come di Leonardo Da Vinci e altri personaggi storici vegetariani, internet non esisteva e tutto si basava soltanto sulla sensibilità personale.

Fare una scelta del genere a quei tempi, quando non era di moda, era ancora più difficile.

Mi viene anche male, quindi, lamentarmi di quando oltre 15 anni fa, quando io ho smesso di mangiare carne, venivo vista come una specie di alieno sceso in terra, un alieno “erbivoro” più che vegetariano. Andare a mangiare da un’amica e trovarmi davanti un’insalatina era la norma. Ma torniamo a noi.

Ai tempi di Da Vinci, però c’è da dire, non esistevano nemmeno gli allevamenti intensivi in cui oggi sono rinchiusi gli animali, vivendo come se fossero macchine attaccate alla corrente con il tasto ON perennemente acceso. Una barbarie.

Degenerazioni che diventano legali che di umano hanno molto poco.

I maltrattamenti degli animali sono aumentati, esistono video di pulcini maschi (inefficienti a deporre uova) tritati vivi, agnelli sgozzati a sangue freddo, mucche prese a calci, becchi di galline tranciati per evitare litigi nei pollai e quant’altro.

Sebbene quello che gira in rete sia sempre da verificare e non tutto quello che viene proposto in una certa “salsa” sia vero al 100% (spesso filmati di maltrattamenti non provengono da allevamenti intensivi, ad esempio, ma vengono etichettati come tali e viralizzati, e questo succede in moltissimi altri ambiti), è facile immaginare che chi faccia questo mestiere non abbia una empatia condivisa con questi animali, per cui è plausibile che li tratti in una certa maniera.

La questione però che ne nasce è piuttosto complicata perchè non tutti quelli che abbracciano una dieta veg* lo fanno per etica; sono in tanti, anche personaggi famosi (vedi Di Caprio), a fare questa scelta per salute.

Dopo le dichiarazioni controverse dell’OMS sulla carne rossa, i dibattiti sull’OGM e gli ormoni e gli antibiotici somministrati agli animali d’allevamento, dopo l’apertura al pubblico di tutte le fasce dei macelli attraverso le videocamere, non è stata solo la coscienza di moltissimi a vacillare, ma ha preso piede anche la sensazione che ci si stesse nutrendo con alimenti contaminati o nocivi.

Tutto questo ha portato l’umanità a sfrangiarsi in una serie di scelte alimentari differenti che oggi, però, rischiano di diventare un teatro del tragi-comico.
La questione è che sono tutti alla ricerca della coerenza. Per i vegani un vegetariano è incoerente, perchè mangia il caglio, anche se magari le loro coerenze poi hanno falle in altri ambiti (ci sono vegani che lavorano la pelle, altri che promuovono adozioni assolutamente improbabili per animali da compagnia e quant’altro); ma il vegano è visto allo stesso modo da un fruttariano, e così via; la spirale delle sfumature contiene moltissimi diverbi che spesso si accendono a tavola o nelle conversazioni online. Gli unici a sembrare coerenti, spesso, “rischiano” di essere proprio gli onnivori, che non facendo scelte alimentari drastiche ricevono più clemenza nel momento in cui si dimostrano “diversamente sensibili”. Come se da loro non ci si possa aspettar nulla. Ma quando si preoccupano dell’ambiente attraverso accorgimenti meno drastici questo tipo di scelte viene condannato ugualmente (della serie “che vuol dire che mangi poca carne? Quando il maiale muore mica muore un poco?” e roba così).

La veemenza con cui molti veg* si propongono agli altri viene avvertita come intrusiva e fastidiosa, come fossero nuovi Testimoni di Geova che bussano ai campanelli di casa, convinti di possedere la verità assoluta.

In realtà la coerenza al 100% non esiste, per niente e nessuno, ognuno fa quello che sente; d’altro canto anche la coltivazione dei vegetali è contaminata, per cui non sta in piedi nemmeno l’aspetto salutista.

Nessuno ha la percezione totale di quello che accade intorno, magari il fruttivendolo a cui un veg* si affida picchia la moglie o violenta le sue capre.

Il fanatismo è la radice di moltissimi diverbi inutili. Talvolta persino dannosi.

E basta guardare il fanatismo e il fondamentalismo religioso a cosa portano per farsi un’idea.

Anzi, da qualche parte ho letto addirittura che, viste le premesse attuali, questo tipo di alimentazione, quando suffragato da un certo modus operandi, dovrebbe essere etichettato proprio come un nuovo culto religioso perchè ne ha tutte le caratteristiche.

Sinceramente ho avuto anche io le mie fasi “fondamentaliste” ai tempi dell’adolescenza, ma poi ho capito che la diversità è la chiave di lettura del mondo. Non può esistere nessuna omologazione totale dell’umanità perchè siamo tutti diversi e multisfaccettati. D’altro canto la dialettica esiste solo come risultato delle differenze. Senza differenze non c’è dialettica e senza dialettica c’è il piattume.

Fermo restando che, ovviamente, non sponsorizzo nè l’uccisione degli animali nè, soprattutto, gli allevamenti intensivi e le barbarie di cui si sta macchiando l’essere (dis)umano, credo che ognuno di noi dovrebbe fare uno sforzo per sentirsi parte integrante di una totalità fatta di differenze.

Non tollero nè i veg* rompicoglioni nè gli haters dei veg* che postano in giro sui social network roba volutamente offensiva o provocatoria o si comportano in maniera antipatica direttamente “live”.

Di certo il consumo e la richiesta di carne è eccessivo e di certo le condizioni di vita di queste povere bestie andrebbero riviste.

E’ il sistema che è malato e orribile da dover accettare. E questo in tutti i campi, non solo quello che riguarda gli animali. Persino le persone oramai vengono trattate e considerate come numeri. Il consumismo che è alla base delle nostre vite, dal singolo cittadino al più importante capo d’azienda multinazionale, ha fatto sparire una serie di meccanismi sani e, soprattutto, l’umanità stessa dalla razza umana.

Liternum, una lunga storia dimenticata

Il tempio del foro. Parco e Museo Archeologico di Liternum

Del territorio occupato dall’odierna Lago Patria e limitrofi si hanno notizie sin dalla preistoria, arrivando poi all’epoca pre – romana, in cui risultava abitata da un popolo di origine osca, e al 194 a.c. in cui i romani fondarono l’antica città diLiternum, a pochi chilometri da quella che oggi è chiamata Villa Literno, in provincia di Caserta.

La città fu assegnata a trecento veterani della seconda guerra punica e, sempre qui, Publio Cornelio Scipione detto l’Africano decise di costruire la dimora dove poi finì i suoi giorni, in esilio da quella patria che, a sua detta, lo aveva tradito (“Ingrata patria non avrai neppure le mie ossa“).

Nelle epoche successive, grazie anche alla Via Domitiana voluta dall’imperatoreDomiziano nel 95 a.c., Liternum guadagnò una crescita e un’importanza sempre maggiore, poiché divenne punto nevralgico per gli scambi economici tra Roma e l’antica Puteoli. La Domitiana cominciava nell’antica Sinuessa, l’attuale Mondragone, passava per il Volturno, attraversava Cuma e costeggiava il Lago di Licola (oggi prosciugato), proseguendo a nord del Lago D’Averno e terminando a Pozzuoli. In realtà non fu del tutto una costruzione ex novo poiché ricalcava in parte il tracciato della Fossa Neronis, il canale navigabile voluto daNerone che avrebbe dovuto collegare Roma con Pozzuoli, la cui costruzione venne interrotta alla morte dell’imperatore.Nel IV secolo d.c. la zona conobbe una fase di declino a causa dei Vandali del Genserico che distrussero persino la suddetta Via Domitiana (poi ricostruita nel medioevo dal Regno di Napoli).

Liternum map

Liternum è stata un’importante sede episcopale, negli anni intorno al 1000 d.c., della diocesi di Aversa. Ha ospitato una basilica, l’ara di Scipione l’Africano, ha posseduto un foro e persino un teatro, sotto di sé ha conservato una necropoli di epoca imperiale… un accumulo di ricchezze così fitto da far invidia al mondo. Ma tutto questo è stato scoperto ed apprezzato solo durante i primi scavi, nel 1932, che hanno finalmente portato alla luce questi tesori.
Ancora successivamente, negli ultimi anni, sono cominciati i lavori per il Parco e museo archeologico di Liternum, terminati nel 2009.
Un’interesse sicuramente troppo recente e poco “importante”, tenendo anche presente che molti di questi siti sono sconosciuti per i turisti della nostra Regione e difficilmente visitabili a causa dei problemi sorti nel tempo per i “tagli” ai fondi stanziati per la costruzione del Museo, per il prosieguo degli scavi e persino per la Pro Loco Litorale Domitio. Addirittura qualche tempo fa un bobcat per la raccolta dei rifiuti abusivi che sostavano in zona (insieme a costruzioni altrettanto abusive abitate da due famiglie) ha letteralmente ridotto in frantumi una delle tre lapidi commemorative di Scipione l’Africano. Cose che “succedono solo a Napoli” si dice, forse che succedono solo “sul Litorale Domitio” direbbe qualcun altro.

Ara votiva di Scipione l'Africano
La volontà di rendere Liternum un sito archeologico di importanza mondiale, ai livelli di Ercolano e Pompei, si è scontrata ancora una volta con la mancanza di fiducia e di fondi (che poi è la stessa cosa: chi si farebbe scappare l’occasione di un investimento così importante se fosse sicuro del ritorno economico successivo?). Il fondo si è toccato quando il 5 settembre, anno corrente, la Pro Loco Litorale Domitio ha dovuto abbandonare la Sede sociale nel Parco Archeologico di Liternum, sede che era operativa dal 2009 grazie ad una convenzione con il Comune di Giugliano in Campania che poi scaduta e non è mai stata rinnovata.
La gestione quindi del Parco, e non solo, è divenuta ancora più difficoltosa, e le visite ancora più complicate da gestire.
E Liternum è stata ancora una volta “dimenticata”: dimenticata dalle autorità, dimenticata dalla giustizia, se ne esiste davvero una che sia super partes, dimenticata dalla sua stessa gente. Dimenticata dal rispetto che meriterebbe.
Eppure non è nemmeno l’unico sito degno di nota in zona.
Le acque del Lago di Patria, salmastre a causa del canale che lo collega al mare, sono rinomate per la fauna ittica che ospita e per i volatili che attira, tant’è che a pochi passi da lì c’è il Parco degli Uccelli, una riserva naturale turistica attrezzata tutelata come zona umida di importanza internazionale. Dal Parco è possibile osservare molti di questi volatili che, in ogni caso, sorvolano anche le case degli abitanti di zona, e ci si può inoltrare in piccoli viottoli di terra battuta che portano a un altro piccolo laghetto interno, dove è facile rilassarsi ascoltando i flebili versi delle ranocchie che lo popolano e degli uccelli che lo visitano.

Parco degli Uccelli

Queste e molte altre sono le ricchezze antiche e meno antiche che varrebbe la pena di valorizzare e delle quali potrebbe vivere l’intero territorio, d’altro canto è stato piuttosto “ingenuo” pensare che a pochissimi chilometri dai meravigliosiscavi di Cuma non ci fosse più nulla al di sotto dei nostri piedi…
Il Litorale Flegreo purtroppo è sempre servito per altri motivi, molto meno “culturali” e molto più “miserabilmente (dis)umani”.
Nonostante faccia parte della provincia di Giugliano in Campania ha sempre goduto di troppe poche attenzioni e di fondi insufficienti per la riqualificazione del territorio: i depuratori delle acque sono rimasti nell’incuria, troppe spiagge lasciate invase dai rifiuti e troppi siti storici infestati dalle erbacce. Questo è sempre stato il motivo principale che ha portato i residenti a sperare che qualcosa accadesse in favore di una scissione dal (lontano, tra l’altro, geograficamente) Comune di Giugliano, creando un comune nuovo che ricordasse l’antico, ilComune di Liternum, che con una sua amministrazione, le sue risorse e l’aiuto della gente che lo abita, riuscisse a gestire meglio l’economia, le entrate e le uscite, e a investire, finalmente, su un territorio che potrebbe far invidia al mondo e potrebbe sicuramente vivere anche di solo turismo, come tanti altri posti, in Campania e non, sono riusciti a fare.
Il progetto è stato proposto più volte, e c’è stato molto movimento (guardacaso) in varie occasioni in periodi vicini alle elezioni, l’anno scorso si è anche quasi arrivati a un referendum ma poi è tutto sparito in una bolla di sapone. C’è stato chi ha detto che in tempi di tagli e accorpamenti richiedere una scissione è inutile e da valutare, ed effettivamente può sembrare una richiesta azzardata in un momento storico-sociale come questo, mentre invece si dovrebbe avere la lungimiranza e il coraggio di guardare un po’ più in là, al di là della richiesta materiale in sé: una riqualificazione del territorio, una bonifica e una amministrazione che sia capace di gestire il litorale dall’interno, dopo un investimento iniziale, porterebbero soltanto benessere. Benessere per i residenti, benessere per la terra e, di conseguenza, per il turismo e l’economia. La fascia costiera non può restare quello che è oggi, un territorio che viene ricordato soltanto quando si parla di “inceneritore” o di “discarica” (in tutti, troppi, sensi), ma deve difendersi, al di là della politica e delle elezioni, attraverso i propri strumenti e la propria gente. Nonostante il degrado, la terra si difende benissimo, e ci regala ancora immagini, tramonti e paesaggi indimenticabili.

Il resto tocca a noi.
Senza aspettare che si muova per primo “qualcun’altro”, senza aspettare la politica, senza aspettare le elezioni. Se nulla si fa, se nessuno fa nulla, nulla succede.

Spiaggia di Licola

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Finalmente qualche buona notizia per il Litorale Domitio

E’ incredibile come un luogo di cultura e storia come il litorale Domitio per tanti anni, decenni direi, è stato lasciato a sè stesso, accumulando critiche e facendosi “la brutta nomea” di posto per truzzi o per disagiati.

Da qualche tempo la base NATO Americana si è trasferita da Agnano a Lago patria (e a passarci davanti fa impressione, è una città!), c’è chi l’ha presa bene e chi l’ha presa male, ma fondamentalmente il passaggio obbligato degli americani in queste zone ha portato una ventata di novità e di rinnovi.

Innanzitutto hanno fatto nei mesi scorsi, SU RICHIESTA PROPRIO DEGLI AMERICANI, gli scavi per inserire la tubazione del metano, perchè ebbene sì, qui a Licola/Varcaturo/Lago Patria nemmeno il metano c’era, e abbiamo tutti i bomboloni di gas da riempire collegati alla cucina e ai riscaldamenti (non che sia una cattiva cosa, ma il riempi/svuota/riempi non è proprio il top della comodità, per quanto ci si possa abituare). In più il loro instaurarsi qui ha permesso a molte attività di rifiorire o sorgere (data la loro nota vena alcolista ora i pub e i bar spuntano come funghi, e lavorano tutto l’anno e non solo d’estate!), alcuni lidi (ma non so se c’entrano loro) sono stati sequestrati perchè non idonei, ed è cominciata un’ordinatissima raccolta differenziata.

In più, stamattina, leggevo questo articolo:

Finalmente una buona notizia: il mare del litorale giuglianese torna balneabile

Finalmente una buona notizia per la città di Giugliano. Dopo un’attesa lunga più di vent’anni torna balneabile, almeno in parte, il mare di Giugliano. I tratti di costa dove i bagnanti potranno tornare a tuffarsi in acqua sono quelli di Marina di Varcaturo da via Orsa Maggiore al Km. 46.800SS7 e il tratto tra via Stella Maris e via Licola Mare, a sud della pineta. Più della metà dei 2,4 chilometri totali di costa giuglianese, ritorna dunque balneabile. La decisione è arrivata in seguito alle analisi suppletive effettuate dall’Arpac, su richiesta del Comune, che hanno sancito il miglioramento della qualità delle acque e la conseguente balneabilità del tratto di litorale. I dati sono stati trasmessi dalla Regione ai commissari straordinari, i quali hanno revocato parte dell’ordinanza emanata lo scorso maggio con cui avevano disposto il divieto di balneabilità sull’intera costa giuglianese, limitatamente ai tratti di costa del litorale cittadino dove i risultati analitici sono risultati conformi ai valori previsti dalla normativa vigente dei quattro campionamenti con cadenza quindicinale. Soddisfatti gli operatori balneari, che da tempo avevano chiesto al Comune di effettuare le analisi suppletive. Come prevede la normativa, le acque di balneazione sono state classificate secondo le classi di qualità: scarsa, sufficiente, buona ed eccellente. Per essere considerate balneabili le acque devono essere almeno di qualità “sufficiente” per almeno quattro anni di seguito. Analizzando i risultati per la costa giuglianese, si può notare infatti che non tutte le aree non balneabili rispondono alla classificazione di “scarso”, ma alcune sono eccellenti. Nello specifico il tratto di Marina di Varcaturo e il lato nord di Licola è stato classificato ‘Eccellente”, il lato di Licola Sud “Sufficiente” e quello di via Squalo “scarso”. Rispetto all’anno scorso c’è un miglioramento del tratto tra via Stella Maris e via Licola Mare, l’anno scorso classificato come buono mentre quest’anno è eccellente. Oltre che delle belle e attrezzate strutture turistiche del litorale, adesso i bagnanti potranno anche godere del mare. Se da un lato i dati sulla balneabilità sono in netto miglioramento, dall’altro il litorale giuglianese deve però ancora fare fronte agli stessi problemi che ne limitano da tempo il pieno sviluppo. Due le questioni importanti da risolvere: la questione dei sequestri effettuati la scorsa estate, che ha visto le forze dell’ordine intervenire ponendo i sigilli a più di 20 stabilimenti balneari per assenza della necessaria concessione demaniale; e l’atteso piano spiagge del Comune di Giugliano, il cui percorso è bloccato da oramai due anni. Ma con la riconquista della balneabilità dell’acqua è stato fatto un piccolo grande passo.

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E l’altro giorno quest’altro:

Litorale domitio, l’Unione europea dà il via libera ai progetti per la bonifica. 475 milioni di euro per depuratori e fogne

Duecentotrenta milioni di euro per bonificare il litorale domitio e interventi per il disinquinamento da Capo Miseno al Garigliano, nel basso Lazio, per un totale di 475 milioni di euro. Il via libera ai progetti, dopo 40 anni di attese, intoppi e inchiesta giudiziarie, è stato dato dal commissario per la politica regionale e urbana dell’Unione europea. Un percorso – partito con gli interventi della ex Cassa per il Mezzogiorno – che sembra ora giungere al traguardo. I due interventi prevedono la realizzazione di reti fognari e impianti per il trattamento delle acque reflue al fine di migliorare la qualità ambientale delle acque. Ciò, secondo le previsioni, consentirà di rendere balneabili 45 chilometri di costa e di attirare nuovi investimenti, conferendo in tal modo nuovo slancio al settore turistico. Saranno sottoposti ad intervento di adeguamento il depuratore di Acerra, il depuratore della Foce dei regi lagni, l’impianto di depurazione di Marcianise e il depuratore di Cuma. Altri interventi, per un totale di 30 milioni e 400 mila euro, consentiranno di completare la rete fognaria.

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Insomma ultimamente arrivano solo buone notizie, orgogliosa di aver avuto fiducia e di aver messo piede in questi posti quando tutti mi dicevano che ero pazza 🙂

Prima inquinano e poi boinificano, l’importante è che i soldi fluiscano sempre nella stessa direzione

I 47 comuni “tossici” del casertano riconosciuti dal Ministero della Salute
i clan della camorra prima hanno inquinato ed ora tentano di bloccare gli appalti per le bonifiche.

I 47 comuni

Quarantaquattro aree del Paese inquinate oltre ogni limite di legge. Sei milioni di persone esposti a rischio malattie, tutte mortali: tumori, malattie respiratorie, malattie circolatorie, malattie neurologiche, malattie renali. Il Ministero della Salute ha diramato la lista delle zone a rischio, individuando una macro area compresa tra il litorale domizio-flegreo e l’agro Aversano, che comprende le province di Napoli e Caserta. Sono addirittura 47 i paesi di Terra di Lavoro “ammalati”. I Comuni evidenziati con il cerchietto rosso sono Acerra, Arienzo, Aversa, Bacoli, Brusciano, Caivano, Camposano, Cancello ed Arnone, Capodrise, Capua, Carinaro, Carinola, Casagiove, Casal di Principe, Casaluce, Casamarciano, Casapesenna, Casapulla, Caserta, Castelvolturno, Castello di Cisterna, Cellole, Cervino, Cesa, Cicciano, Cimitile, Comiziano, Curti, Falciano del Massico, Francolise, Frignano,Giugliano in Campania, Grazzanise, Gricignano di Aversa, Lusciano, Macerata Campania, Maddaloni, Marcianise, Mariglianella, Marigliano, Melito di Napoli, Mondragone, Monte di Procida, Nola, Orta di Atella, Parete, Pomigliano d’Arco, Portico di Caserta, Pozzuoli, Qualiano, Quarto,Recale, Roccarainola, San Cipriano d’Aversa, San Felice a Cancello, San Marcellino, San Marco Evangelista, San Nicola la Strada, San Paolo Bel Sito, San Prisco, San Tammaro, San Vitaliano, Santa Maria a Vico, Santa Maria Capua Vetere, Santa Maria la Fossa, Sant’Arpino,Saviano, Scisciano, Sessa Aurunca, Succivo, Teverola, Trentola- Ducenta, Tufino, Villa di Briano, Villa Literno, Villaricca e Visciano. Comuni che in gran parte risentono della vicinanza con le discariche, ma anche dei veleni dell’ecomafia. I risultati hanno, infatti, mostrato un trend di rischio in eccesso all’aumentare del valore dell’indicatore di esposizione a rifiuti per la mortalità generale per tutti i tumori; per tumore epatico in entrambi i generi, per il tumore polmonare e dello stomaco nei soli uomini. La presenza dei siti contaminati è rilevante e documentata in Europa e in Italia. Negli Stati membri della European Environment Agency (EEA) i siti da bonificare sono circa 250.000 e migliaia di questi siti sono localizzati in Italia: 57 di essi sono definiti di “interesse nazionale per le bonifiche” (SIN) sulla base dell’entità della contaminazione ambientale, del rischio sanitario e dell’allarme sociale. I 57 siti del “Programma nazionale di bonifica” comprendono aree industriali dismesse, aree industriali in corso di riconversione, aree industriali in attività, aree che sono state oggetto in passato di incidenti con rilascio di inquinanti chimici e aree oggetto di smaltimento incontrollato di rifiuti anche pericolosi.

Alcune aziende vicine ai clan della camorra prima hanno inquinato ed ora tentano di bloccare gli appalti per le bonifiche! In pratica dopo averle avvelenate le ripuliscono! O almeno provano a farlo. Società vicine alla camorra si sarebbero infiltrate nel maxi affari della bonifica. E’ questa la traccia che stanno seguendo in queste settimane diverse Procure della Repubblica del territorio nazionale dopo l’input arrivato dal magistrato Franco Roberti, capo della Procura Nazionale Antimafia, che ha confermato un aspetto nuovo ed inquietante negli intrecci tra mafia, colletti bianchi e disastro ambientale. Il clan dei Casalesi sarebbe arrivato, infatti, a controllare diverse società del settore ed è molto alto il rischio che siano gli stessi esponenti della cosca che ha avvelenato l’ormai lontana Terra di Lavoro a gestire l’opera. Non certo per risarcire le popolazioni investite da quella che si è configurata ormai come una vera e propria emergenza nazionale. Lo spirito che ha invogliato i Casalesi ad investire nelle opere di bonifica è lo stesso che li ha portati ad avvelenare l’agro Aversano, il basso Volturno e le realtà limitrofe: il business. Milioni di euro, sotto forma di finanziamenti, potrebbero in pratica finire dalle casse delle istituzioni alle mani dei colletti bianchi per finire nelle tasche degli attuali reggenti del sodalizio criminale, che, pur decimati dal punto di vista numerico, non avrebbero del tutto abbandonato il settore dell’ecomafia, che negli anni ha consentito al clan di ottenere lauti guadagni e contatti importanti all’interno del mondo politico. Tante le zone grigie che aleggiano, come un’ombra sugli interventi che dovrebbero ripulire vaste zone della provincia di Caserta da anni di sversamenti illeciti e discariche abusive, occultate anche a diversi metri da terra. In questo quadro un ruolo importante potrebbero averlo anche gli ultimi pentimenti eccellenti avuti all’interno della fazione Schiavone dei Casalesi, una di quelle, insieme agli Bidognetti e agli Zagaria di Casapesenna, più attiva nel settore. Eduardo De Martino, Raffaele Maiello, ed in ultimo Luigi D’Ambrosio. Proprio lui, l’autista di Carmine Schiavone , fino alla cattura del terzogenito di Sandokan, avvenuta ad Aversa il 21 gennaio scorso potrebbe delineare uno scenario ancora più chiaro. Dalle sue dichiarazioni sei giorni fa si è cominciato a scavare in via Sondrio a Casal di Principe, ritrovando fusti di rifiuti che saranno ora analizzati. D’Ambrosio, che secondo alcuni pentiti nei mesi scorsi avrebbe custodito anche l’ultimo mastro degli Schiavone, potrebbe fornire ulteriori elementi in grado di delineare non solo in che modo il clan ha nascosto i suoi veleni ma anche con quali soldi vuole partecipare all’opera di bonifica dei territori “di competenza”.

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Una nuova, PEG?

Clima, esperti di USA e Messico confermano: “nuova Era Glaciale imminente, inizierà nel 2014″

zzaaaClima, esperti di USA e Messico confermano: “nuova Era Glaciale imminente, inizierà nel 2014″
Le temperature fredde degli ultimi mesi in molte zone del pianeta costituiscono un allarme significativo del fatto che il globo si stia dirigendo verso una Mini Era Glaciale (Little Ice Age, LIA): gli scienziati hanno previsto che il 2014 sarà l’inizio di una nuova era, in cui la Terra andrà incontro a una serie di variazioni eterogenee nelle quali le temperature globali fluttueranno verso un clima pericolosamente freddo. Comunque, “grazie” alla produzione di anidride carbonica è improbabile che si possa giungere ad una grande Era Glaciale estrema come quella di 12.000 anni fa.
La Mini Era Glaciale dovrebbe essere la notizia del secolo, eppure è stata annunciata “silenziosamente” dagli scienziati del clima e fisici solari. Non una parola è stata detta dai principali media, che hanno continuato a vendere la storia del Riscaldamento Globale, che è diventata inconsistente man mano che si è scivolati in temperature più fredde. Gli scienziati solari statunitensi hanno annunciato già anni fa che il sole sembra essere entrato in una fase di bassa attività, il che significa che la Terra è lontana dal fronteggiare la catastrofe Riscaldamento Globale e in realtà si dirige verso una Mini Era Glaciale che probabilmente durerà da 60 a 80 anni.

Victor Manuel Velasco Herrera, geofisico alla University of Mexico, concorda affermando che tra 5 anni “la Terra entrerà in una Mini Era Glaciale che durerà 60-80 anni e potrebbe essere causata da un calo dell’attività solare”. Il geofisico critica l’Organo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite (IPCC) sostenendo che la loro posizione sul riscaldamento globale “è erronea perché basata su modelli matematici e scenari che non includono, per esempio, l’attività solare”.
Non siamo ancora nel 2014, ma stiamo già vedendo e avvertendo i segnali di una Mini Era Glaciale. Adesso sapete perché chi sostiene il Riscaldamento Climatico è andato a nascondersi:
alcuni ancora sostengono che l’anidride carbonica causi il Riscaldamento Globale, mentre altri sostengono che al contrario provochi il Raffreddamento Globale, e che comunque non ha nulla a che fare con l’attività solare!
In realtà il cambiamento climatico ha ben poco a che fare con le emissioni di CO2 e molto a che fare invece con l’attività solare: la CO2 non riscalda il pianeta, ma aiuta invece a “mantenere” il calore, impedendo al pianeta di sprofondare in una vera e propria Era Glaciale. Lo scienziato inglese James Lovelock spiega (nel video) come i gas serra abbiano aiutato a fermare l’inizio di un’era glaciale.
E’ inoltre interessante dare uno sguardo all’analisi del manto nevoso, elaborata dal NOAA statunitense (National Oceanic and Atmospheric Administration), dove, facendo il confronto anno per anno, si può chiaramente individuare l’avanzamento dell’area fredda, e non di certo il suo arretramento.
Per chi non sapesse nulla della PEG può cliccare qui.
Da non credere, quindi non mi basterà abitare nel Sud (?) 😦

325 cani in meno di 24 ore

Green Hill

325 cani in un giorno….
Quindi sti volontari hanno trovato 325 brave persone ben intenzionate in un solo giorno?
Con la consapevolezza di aver generato una catena di 325 controlli post-affido da preventivare solo oggi?

AZZ ad averceli amici così i canili!

E centinaia di cani che crepano tutti i giorni rinchiusi e prigionieri di gabbie di rifugi vari, pubblicità,
solo tanta tanta pubblicità,

 ma poi quando di questi cani tra qualche annetto le persone se ne saranno dimenticate, nessuno saprà dove saranno andati a finire tutti quanti……..si perderanno nomi e cognomi e affidi nel tempo e nelle cartacce …….
Spero solo che non finiscano dalla padella alla brace, perchè se dopo tutto questo devono finire comunque male, sarò cinica ma forse solo caritatevole, forse era meglio risparmiargli la speranza di una vita migliore……
Questa storia adesso mi fa ancora più schifo di Green Hill stessa.
AGGIORNAMENTO:

Riflettendoci su, poichè erano cani cuccioli, e provenienti da un allevamento sforna-cani-ogni-5-minuti, si è arrivati alla conclusione che questi cani vengono fatti “adottare” senza nemmeno essere sterilizzati….. …non ce ne sarebbe stato il tempo, figuriamoci i soldi, e comunque non si è letta in giro nessuna comunicazione in merito….questa storia è di una tristezza atroce, è diventato un buisiness dimmerda, che schifo…

Piantiamo tutti un fiore nelle sacchette oiea

Adotta un’isola verde/ I commercianti
dicono sì, dal Vomero a Fuorigrotta

 

 

 

 

napoli

 

 

 

 

NAPOLI – Dal Vomero nuove adesioni. I commercianti scendono in campo per dare il loro contributo all’iniziativa del Mattino per l’adozione del verde pubblico. Nel quartiere collinare che ospiterà il primo intervento simbolico di «partecipazione» diretta alla creazione e alla difesa di un’area di verde pubblico è un vero e proprio pressing: praticamente in tutte le strade ci sono alberi o aiuole abbandonate al degrado e tutti vorrebbero prendersene cura. Ma, da quando è stata lanciata l’iniziativa, sta accadendo anche in tutti gli altri quartieri della città. Di ieri, infatti, è l’adesione degli abitanti e delle associazioni di Pianura e Fuorigrotta. Si comincerà la prossima settimana dai giardinetti antistanti lo stadio Collana. L’assessore all’Ambiente, Tommaso Sodano, è al lavoro per far partire il progetto che coinvolgerà i napoletani nella gestione e nella rivitalizzazione delle aree verdi.
Ieri anche i commercianti in campo. «Quella di adottare il verde nei singoli quartieri – dice il presidente del centro commerciale Enzo Perrotta – è una iniziativa da apprezzare e sostenere, tanto più che i commercianti del Vomero hanno iniziato già nel 2004 una battaglia contro il degrado e l’abbandono degli spazi. Abbiamo fatto piantare – aggiunge Perrotta – due olivi in via Bernini all’altezza dei civici 14 e 18 e continuiamo a prendercene cura. Sappiamo però che solo da pochi mesi c’e’ una delibera che lo consente. Allora eravamo «fuorilegge» in via Merliani ed in via Alvino dove ci sono ancora i vasi con gli arbusti pagati e innaffiati da noi».
Tante iniziative, dunque, ma occorre adesso organizzare un piano complessivo per tutta la città. «In piazzetta Durante – dice Perrotta – si realizzò un’aiuola per nostra iniziativa. Oggi siamo pronti a rilanciarci in questa collaborazione alla vivibilità che parte dal verde ma secondo noi deve essere più ampia. Ad esempio lungo via Alvino, nel tratto che interseca l’isola pedonale, con il maestro artista Lello Esposito presentammo al sindaco Iervolino la creazione di un’area museo con sculture dei maestri vomeresi che sono ben conosciuti in Italia ed all’estero ma poco da noi. Insomma un rilancio territoriale che favorisca la vivibilità stabilmente e renda la collina un attrattore. Anche se non possiamo però sottacere le difficoltà economiche in cui si dibatte il nostro settore».
Continua così la mobilitazione che arriva, anche sul blog e via mail, da tutti i quartieri della città. Il progetto del Mattino, sostenuto dal Comune e dalle associazioni di quartiere punta essenzialmente a coinvolgere la cittadinanza nella gestione e nella rivitalizzazione delle aree verdi della città. Ruolo fondamentale è quello dell’amministrazione comunale che metterà a disposizione i propri giardinieri e contribuirà alla realizzazione del «restyling» di aree degradate.
Il progetto di affidamento delle aree verdi direttamente ai cittadini è stato lanciato dal nostro giornale dopo aver ricevuto decine di lettere dai lettori che chiedevano notizie sulla gestione dei giardini della città. Si parte dal Vomero, simbolicamente, proprio dai giardinetti antistanti lo stadio Collana. Ai cittadini si chiede un pizzico di tempo e di buona volontà per contribuire a rendere migliore Napoli.

fonte

Per carità lodevole iniziativa dei miei concittadini e conquartieroidi, ma per quanto sia lodevole nulla può contro il problema della monnezza….Sui marciapiedi, per le strade, non credo ci sia tutto questo spazio per diventare giardinieri se prima non si eliminano le sacchette.

Finiremo per piantare fiori invece che nei cannoni, int a munnezz.

E ho detto tutto.

4 volte sì

Lo so che ultimamente mi sono data per dispersa, ma è un periodo veramente PIENO e nun stò capèn nient…

Ma penso durerà un’altro paio di settimane 🙂

Intanto,

L’ultimo albero

Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto,

l’ultimo fiume avvelenato,

l’ultimo pesce pescato,

vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.

La nostra terra vale più del vostro denaro.

E durerà per sempre.

Non verrà distrutta neppure dalle fiamme del fuoco.

Finchè il sole splenderà e l’acqua scorrerà,

darà vita a uomini e animali.

Non si può vendere la vita degli uomini e degli animali;

è stato il Grande Spirito a porre qui la terra

e non possiamo venderla

perchè non ci appartiene.

Potete contare il vostro denaro

e potete bruciarlo nel tempo in cui un bisonte piega la testa,

ma soltanto il Grande Spirito sa contare i granelli di sabbia

e i fili d’erba della nostra terra.

Come dono per voi vi diamo tutto quello che abbiamo

e che potete portare con voi,

ma la terra mai.

(Capo Indiano Sioux)