Veg* is the new Testimone di Geova?

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Nel mondo sono sempre di più le persone che cambiano la propria alimentazione, virando verso scelte vegetariane, vegane o semplicemente più eco-compatibili, oltre che coscienza-compatibili (le ultime stime Eurispes parlano di 1600 al giorno!).

Internet ha sicuramente un ruolo importante nella faccenda, un aforisma di Tolstoj recita: “Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani” e, in gran parte, è vero.

Ma non dimentichiamo che al tempo di Tolstoj, come di Leonardo Da Vinci e altri personaggi storici vegetariani, internet non esisteva e tutto si basava soltanto sulla sensibilità personale.

Fare una scelta del genere a quei tempi, quando non era di moda, era ancora più difficile.

Mi viene anche male, quindi, lamentarmi di quando oltre 15 anni fa, quando io ho smesso di mangiare carne, venivo vista come una specie di alieno sceso in terra, un alieno “erbivoro” più che vegetariano. Andare a mangiare da un’amica e trovarmi davanti un’insalatina era la norma. Ma torniamo a noi.

Ai tempi di Da Vinci, però c’è da dire, non esistevano nemmeno gli allevamenti intensivi in cui oggi sono rinchiusi gli animali, vivendo come se fossero macchine attaccate alla corrente con il tasto ON perennemente acceso. Una barbarie.

Degenerazioni che diventano legali che di umano hanno molto poco.

I maltrattamenti degli animali sono aumentati, esistono video di pulcini maschi (inefficienti a deporre uova) tritati vivi, agnelli sgozzati a sangue freddo, mucche prese a calci, becchi di galline tranciati per evitare litigi nei pollai e quant’altro.

Sebbene quello che gira in rete sia sempre da verificare e non tutto quello che viene proposto in una certa “salsa” sia vero al 100% (spesso filmati di maltrattamenti non provengono da allevamenti intensivi, ad esempio, ma vengono etichettati come tali e viralizzati, e questo succede in moltissimi altri ambiti), è facile immaginare che chi faccia questo mestiere non abbia una empatia condivisa con questi animali, per cui è plausibile che li tratti in una certa maniera.

La questione però che ne nasce è piuttosto complicata perchè non tutti quelli che abbracciano una dieta veg* lo fanno per etica; sono in tanti, anche personaggi famosi (vedi Di Caprio), a fare questa scelta per salute.

Dopo le dichiarazioni controverse dell’OMS sulla carne rossa, i dibattiti sull’OGM e gli ormoni e gli antibiotici somministrati agli animali d’allevamento, dopo l’apertura al pubblico di tutte le fasce dei macelli attraverso le videocamere, non è stata solo la coscienza di moltissimi a vacillare, ma ha preso piede anche la sensazione che ci si stesse nutrendo con alimenti contaminati o nocivi.

Tutto questo ha portato l’umanità a sfrangiarsi in una serie di scelte alimentari differenti che oggi, però, rischiano di diventare un teatro del tragi-comico.
La questione è che sono tutti alla ricerca della coerenza. Per i vegani un vegetariano è incoerente, perchè mangia il caglio, anche se magari le loro coerenze poi hanno falle in altri ambiti (ci sono vegani che lavorano la pelle, altri che promuovono adozioni assolutamente improbabili per animali da compagnia e quant’altro); ma il vegano è visto allo stesso modo da un fruttariano, e così via; la spirale delle sfumature contiene moltissimi diverbi che spesso si accendono a tavola o nelle conversazioni online. Gli unici a sembrare coerenti, spesso, “rischiano” di essere proprio gli onnivori, che non facendo scelte alimentari drastiche ricevono più clemenza nel momento in cui si dimostrano “diversamente sensibili”. Come se da loro non ci si possa aspettar nulla. Ma quando si preoccupano dell’ambiente attraverso accorgimenti meno drastici questo tipo di scelte viene condannato ugualmente (della serie “che vuol dire che mangi poca carne? Quando il maiale muore mica muore un poco?” e roba così).

La veemenza con cui molti veg* si propongono agli altri viene avvertita come intrusiva e fastidiosa, come fossero nuovi Testimoni di Geova che bussano ai campanelli di casa, convinti di possedere la verità assoluta.

In realtà la coerenza al 100% non esiste, per niente e nessuno, ognuno fa quello che sente; d’altro canto anche la coltivazione dei vegetali è contaminata, per cui non sta in piedi nemmeno l’aspetto salutista.

Nessuno ha la percezione totale di quello che accade intorno, magari il fruttivendolo a cui un veg* si affida picchia la moglie o violenta le sue capre.

Il fanatismo è la radice di moltissimi diverbi inutili. Talvolta persino dannosi.

E basta guardare il fanatismo e il fondamentalismo religioso a cosa portano per farsi un’idea.

Anzi, da qualche parte ho letto addirittura che, viste le premesse attuali, questo tipo di alimentazione, quando suffragato da un certo modus operandi, dovrebbe essere etichettato proprio come un nuovo culto religioso perchè ne ha tutte le caratteristiche.

Sinceramente ho avuto anche io le mie fasi “fondamentaliste” ai tempi dell’adolescenza, ma poi ho capito che la diversità è la chiave di lettura del mondo. Non può esistere nessuna omologazione totale dell’umanità perchè siamo tutti diversi e multisfaccettati. D’altro canto la dialettica esiste solo come risultato delle differenze. Senza differenze non c’è dialettica e senza dialettica c’è il piattume.

Fermo restando che, ovviamente, non sponsorizzo nè l’uccisione degli animali nè, soprattutto, gli allevamenti intensivi e le barbarie di cui si sta macchiando l’essere (dis)umano, credo che ognuno di noi dovrebbe fare uno sforzo per sentirsi parte integrante di una totalità fatta di differenze.

Non tollero nè i veg* rompicoglioni nè gli haters dei veg* che postano in giro sui social network roba volutamente offensiva o provocatoria o si comportano in maniera antipatica direttamente “live”.

Di certo il consumo e la richiesta di carne è eccessivo e di certo le condizioni di vita di queste povere bestie andrebbero riviste.

E’ il sistema che è malato e orribile da dover accettare. E questo in tutti i campi, non solo quello che riguarda gli animali. Persino le persone oramai vengono trattate e considerate come numeri. Il consumismo che è alla base delle nostre vite, dal singolo cittadino al più importante capo d’azienda multinazionale, ha fatto sparire una serie di meccanismi sani e, soprattutto, l’umanità stessa dalla razza umana.

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Il traffico degli animali e i falsi volontari

Da leggere e condividere…

A volte ci sono realtà che nemmeno sogneremmo nei nostri peggiori incubi..

 

Cliccate qui.

Buonanotte…

Accettare non vuol dire usare l’accetta

Puntare il dito

 

Stanotte ho dormito abbastanza per cui mi posso permettere di scrivere un post alle 4 di mattina, anche perchè checcazz, siamo ad Agosto (anche se il mio corpo fatica ad accorgersi che sarebbe un mese di vacanza… vacanza?! E cos’è na cosa che si magna?).

 

Non è una cosa che faccio più spesso, ma stasera ho partecipato a una conversazione con dei non-ben-precisati haters sul mondo del vegetarianesimo e veganesimo, che in quanto haters giustamente credevano di sapere tutto, di poter offendere un po’ come gli veniva, e di possedere (come tutti gli haters) la verità tra le loro preziosissime dita che non avevano altro da fare oltre a dover lasciare commentini deficienti e disinformati sotto una (simpatica) vignetta a tema di un amico comune (che era l’unica cosa che avevamo in comune, a quanto pare).

Questa(non)partecipazione (perchè si sa, a parlare col muro si richia di essere più ascoltati che da certi muli impalati nel terreno, senza offesa per i muli che sono creature tenerissime e anche intelligenti) mi ha fatto però cogliere delle importanti conclusioni e cioè:

– internet è il rifugio di troppi nullafacenti

– certa gente va “contro” giusto per il gusto di andarci, per impostare una guerra, per darsi un tono e una personalità che non hanno

– devo smetterla di sprecare tempo: a parlare con i cretini mi sento io cretina

le persone hanno paura del “diverso”, qualunque cosa il diverso rappresenti… ma finiscono così per assomigliargli allo specchio, all’opposto.

 

———————————————- okok lo ammetto, mi sono addormentata, riprendo stamattina 🙂

Dunque, dicevo, tra i vari aspetti elencati quassù quello che secondo me vale la pena analizzare è l’ultimo…

 

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per un etero è un omosessuale e per un omosessuale è un etero. Per cui gli etero cominciano una battaglia informativa per dire che l’omosessualità è sbagliata, e di contro gli omosessuali si buttano nelle piazze a fare casino con i gay-pride. (Per inciso, io non approvo nessuna delle due forme di “protesta” perchè credo non ci sia nessuna protesta da fare, entrambe le parti si fanno portavoce di una “diversità” che non unisce ma crea fazioni)

 

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per un onnivoro è un vegetariano/vegano, e per un vegetariano/vegano e l’onnivoro. Per cui l’onnivoro passerà il tempo a trovare elementi che rendano giusta e plausibile la sua alimentazione, e di contro i vegetariani/vegani faranno lo stesso, attaccando gli onnivori nella stessa maniera in cui si sentono attaccati da loro, andando ad analizzare persino le puzzette delle vacche per trovare motivazioni a loro sostegno. Di contro, gli onnivori diranno che “da sempre, dall’età della pietra, l’uomo mangia carne”. E allora io dico semplicemente: andate a vivere nelle caverne, senza acqua/luce/gas/comfort, mettetevi na clava in mano e na pelliccia addosso e andatevi a procurare il cibo da soli, perchè l’uomo ai tempi della pietra così faceva.

 

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per chi vive in città è chi vive in periferia, che seppure ha dei vantaggi enormi, tipo vicinanza del mare, terra e spazi verdi a gogo, case e ville da paura a prezzi economici, “vive in un posto dimenticato da Dio, meglio un buco in città che una reggia fuori città” (senza rendersi conto che poi spendono i soldi per andare in vacanza…. fuori città! Che barzelletta), e al contrario diverso per chi vive fuori città è chi vive in pieno centro cittadino, per cui, come nei casi precedenti, ognuno tenterà di tirare acqua al suo mulino con questa, quella o quell’altra tesi o teoria.

Diverso in questa società omologata e omologante può essere qualsiasi cosa diversa da sè: diverso per chi utilizza medicinali come caramelle è chi si cura il più possibile con l’omeopatia e le cure erboristiche, per cui passerà la vita a denigrare questo tipo di risoluzioni alternative tacciandole come “inutili placebo”, e viceversa, chi usa soltanto medicinali omeopatici passerà la vita a rompere le balle a chi utilizza la medicina classica, definendoli avvelenatori di se stessi.

Potrei continuare fino a domani mattina, smettere, e riprendere ancora.

 

La questione è semplice.

Perchè queste continue guerre, questi continui accanimenti che a volte sfociano nei litigi e nelle discussioni più accese, o peggio, in dibattiti sterili dove ci si offende solo a vicenda, magari con offese vere e proprie o facili sarcasmi?

Perchè sprecare il tempo, che si sa, è unico e non è restituibile, per diffondere questo tipo di messaggi, diciamo, “dell’ANTI”?

La risposta non è difficile da dare: perchè probabilmente nel momento stesso in cui critichiamo e denigriamo qualcosa è perchè mina le nostre stesse convinzioni, e chi dobbiamo convincere delle nostre stesse teorie siamo in primis noi stessi!

L’esistenza di teorie altrettanto valide alternative mette in crisi probabilmente il nostro ego, o semplicemente ci fa sentire a disagio per cui è più facile denigrare e offendere altre idee e pensieri, di modo da darci un tono e rimanere quindi convinti delle nostre cose, immobili, sul piedistallo della Verità Assoluta che crediamo di possedere.

E se non fosse così?

E se non esistesse UNA SOLA Verità Assoluta?

E se semplicemente l’unica cosa reale e vera è che al mondo esiste IL TUTTO e semplicemente basterebbe accettare questa multisfaccettatura dell’esistenza?

Non è che al mondo dobbiamo diventare tutti vegetariani o tutti omosessuali o tutti dobbiamo svuotare le città e le farmacie, semplicemente c’è chi preferisce trasferirsi fuori città, o ci è costretto, e chi preferisce rimanere nei centri cittadini, c’è chi ha attrazione per l’altro sesso e chi per lo stesso sesso, addirittura c’è chi è attratto da entrambi, e si ricade poi in altre sfaccettature ancora, c’è chi viene attratto dai magri, chi dai grassi, chi dai piedi, chi dalle mani, chi dalle orecchie, fino a sfociare poi in chi è leale con il proprio partner e chi preferisce invece andare anche con altri, c’è chi fa gli scambi di coppia, chi pratica il sadomaso, chi invece ama starsene tranquillo con il suo partner a farsi le coccole.. c’è chi (purtroppo) è attratto dai bambini, c’è chi fa sesso con gli animali… Quello è il vero problema, quando le proprie inclinazioni fanno danno agli altri che non sono consenzienti. Per il resto tutto è lecito fin quando c’è consenso e rispetto reciproco.

C’è chi ha abolito la medicina classica per se stesso e preferisce le cure più lunghe e costose date dall’omeopatia, c’è chi è estremo e manco in ospedale prende medicinali classici, e chi invece è più moderato, e fa un uso a metà tra le due scuole di pensiero, c’è chi come punto di riferimento ha un medico generico e chi invece paga un medico privato, magari omeopatico, per avere un altro tipo di pareri…

 

Perchè questa voglia di diffamare chi la pensa diversamente?
Perchè questa presunzione a possedimento della verità assoluta?
Perchè intavolare queste guerre cretine quando invece si potrebbe tranquillamente coesistere tutti quanti nel rispetto degli altri? (Finchè, appunto, non fanno torto a nessuno).

 

E’ facile criticare, o sparlare alle spalle della gente, più difficile è tentare di evitare l’omologazione e unirsi nella diversità.

Fa così paura la diversità?
E se la diversità non esistesse e esistessero solo differenze?

E’ ora che evolviamo un po’ altrimenti chi ci guarda da lassù (tipo gli alieni :D) penserà che siamo una razza da estinguere, degli emeriti imbecilli!

MiPiace/NonMiPiace

Mentre sparano i consueti fuochi rompicoglioni e cafoni che mi fanno sclerare i cani tutte le sere, ho pensato di stilare una lista delle cose che mi piacciono e che non mi piacciono, così da fare un po’ di ordine nel mio cervellino attualmente troppo scombinato.
Non sono mai stata una persona instabile o con idee confuse, o che ha preso decisioni opposte nell’arco di pochi giorni, eppure mi rendo conto che ultimamente è quello che sono diventata, e non per voglia mia, e la cosa non mi piace per niente, ho perso completamente l’equilibrio e il controllo di molte cose, una su tutte, oltre i chili che ho perso: me stessa.

MiPiace
Mi piacciono tanto gli animali, il loro essere svincolati dalle nostre idiote sovrastrutture mentali, la loro mancanza di ipocrisia, il loro essere sempre veri, naturali, nel bene e nel male, il loro linguaggio che si può imparare a tradurre e capire, le loro piccole e grandi e anche enormi vite racchiuse nei loro corpi, i loro pensieri, le loro indoli.
Mi piacciono molto le patatine fritte, salate al punto giusto, e i pop corn.
Mi piacciono i friarielli, che abbiamo solo qui a Napoli 🙂
Mi piace Napoli, con tutte le sue contraddizioni e con tutti i suoi difetti, ma adoro il suo essere enorme (ancora mi ci perdo dentro e non mi vergogno a dirlo), il suo contenere tante realtà diverse, il suo essere “piena”.
Mi piacciono le persone vere, sincere, che non hanno nulla da nascondere perchè sono a posto con se stessi e non si vergognano di nulla e non temono nulla.
Mi piacciono le persone che sono a posto con se stesse e che nel loro equilibrio fatto magari non di felicità pura, ma almeno di serenità, hanno il tempo e il posto per riempire le vite degli altri in maniera positiva e propositiva, lontani da tanti schemi prestabiliti e da tanti legami “gerarchici”, lontani dal “rispetto a priori del potere” o “degli affetti” o della “religione” o di qualsiasi altra cosa, mi piacciono le persone che si creano una loro indipendente identità senza fanatismi e senza appartenere a nessuna categoria eccetto quella in cui si trovano davvero bene: “se stessi”.
Mi piacciono le casette singole, magari di legno o di pietra, con il giardino, con i muri che non confinano con nessuno e che sono libere da finestre dalle quali i vicini si possono appostare per spiarti quando non hanno un cazzo da fare.
Mi piace il chupa-chups panna e fragola, è il mio preferito. O perlomeno lo era non lo mangio da secoli 🙂

Mi piace fumare tabacco.
Mi piace la coerenza intelligente, e non l’iperfilosofeggiamento e svisceramento delle cose che porta soltanto confusione e privazioni esagerate e, credo, anche inutili, troveremo sempre qualcuno che può darci dell’ “incoerente” su qualcosa (essendo vegetariana da 15 anni ormai, tengo na scuola fatta in materia!), l’importante è essere coerenti con se stessi.

Mi piacciono le persone che dicono come fanno e che fanno come dicono.
Mi piacciono le promesse mantenute, mi piacciono le mamme col pancione, le belle fotografie che mi smuovono qualcosa dentro, i quadri strani, i disegni colorati, le immagini con quel colore seppia che rende tutto antico.
Mi piacciono le persone che chiedono esattamente quello che danno, o che non chiedono nulla, e ricevono tanto proprio per questo, e quando non ricevono nulla possono dire “vabbè almeno ho capito con chi ho a che fare, è nella libertà che si vedono le persone”.
Mi piace il Sud di questo Paese, mi piace la primavera e la parte iniziale dell’autunno, dove i tempi sono freschi ma non freddi, caldi ma non soffocanti.
Mi piace la matematica, l’astronomia, mi piace l’università anche se non l’ho mai potuta finire e chissà se ci riuscirò, mi piace studiare quello che mi piace, mi è sempre piaciuto andare agli esami preparata quanto più, anche per poter contraddire qualche professore stronzo, mettendolo in difficoltà, perchè non è che perchè sta dall’altro lato della cattedra che è Gesù Cristo e può fare il cazzo che gli pare e trattare gli altri come merda.
E mi piacciono i professori preparati e umani, da cui c’è tanto da imparare.
Mi piace la vita umile, senza pretese, mi piacciono le persone umili ma non i falsi modesti.
Mi piace la musica.
Mi piace cantare.
Mi piacerebbe aver avuto l’occasione e il coraggio per approfondire questa cosa, e mi piacerebbe aver avuto il tempo e il modo di poter imparare a suonare il Pianoforte, che è uno strumento che quando sento suonare mi dà i brividi.
Mi piace Tori Amos.
Mi piacciono Jeff Buckley, i film (pazzi) di David Lynch (che non sempre capisco :P), Batman, Christian Bale e L’Uomo Senza Sonno, Jim Carrey e le sue facce strane, gli smalti colorati, la pizza. Napoletana però!
Mi piace “Paranoid Android” dei Radiohead.
Mi piacciono i capelli lucidi, lunghi, colorati e non, ricci ma pure lisci, mi piacciono le ragazze un po’ acqua e sapone, i colori vivaci o metallizzati, mi piace la VolksWagen Polo che mi hanno rubato qualche anno fa 😦

Mi piace l’amore, quello che non minaccia, quello che non fa soffrire, coscientemente almeno, quello che migliora la vita, quello per cui vale la pena vivere e pure morire. Mi piace quando qualcuno sbaglia e sa farti capire quanto è pentito da come ti dimostra di rimediare.
Mi piace la tranquillità. Anche il casino e il bordello quando ci vuole, ma mi piace tutto nella misura in cui fa bene e non fa male.
Mi piace la vita, in quei meravigliosi piccoli temporanei momenti in cui la assapori davvero, e sei felice di essere vivo.

NonMiPiace
Non mi piacciono le bugie. Questo su tutto.Non mi piacciono i fuochi d’artificio e le bombe a mano sparate cafonamente dalle ville qui intorno per compleanni e comunioni, TUTTE LE SANTE SERE, che mi fanno sclerare i cani e sobbalzare dalla sedia. (O dal letto)

Non mi piace l’ipocrisia, il fingersi qualcun’altro o il fingere sentimenti diversi da quelli che si provano “per circostanza”.
Non mi piace la violenza gratuita, fisica e psicologica.
Non mi piace chi pretende in modo diverso da come dà.
Non mi piace chi ha la mentalità così ristretta da diventare cattivo.
Non mi piace il rispetto dell'”autorità”, che sia politico, familiare o di gerarchia, a priori, perchè il rispetto va sempre guadagnato, e non siamo pecore al pascolo di nessuno.
Non mi piacciono le persone che sono capaci di fare del male agli animali senza il minimo rimorso.
Non mi piace che gli animali, molti, siano considerati cibo.
Non mi piace che in molti paesi orientali la fame li costringa a mangiare i cani.
Non mi piace il traffico nazionale e internazionale che c’è dietro al “volontariato” di molte associazioni “animaliste” che invece smerciano animali per poi farli finire all’estero nei laboratori di vivisezione.
Non mi piace l’uomo/padrone, che rinchiude la donna in una prigione di vetro e che però poi si comporta come cazzo gli pare. A lui tutto è dovuto, lei se mette il naso fuori casa è automaticamente lapidata.
Non mi piacciono i soliti discorsi idioti “ah sei vegetariana? Ma perchè le carote non soffrono?” o “è dai tempi delle caverne che l’uomo mangia la carne”. Allora levati i vestiti marcati Nike, mettiti il pellicciotto attorno agli zebedei, abbandona i comfort, vai a vivere in una caverna, munisciti di clava, vai a ammazzare qualche animale, corri a piedi scalzi, ferisciti, ammazzalo, squartalo e mangiatelo. Altrimenti non rompere i coglioni.
Non mi piacciono i bigotti. Potrei morire in questo istante, non mi sono mai piaciuti.
Non mi piacciono gli omofobi, non mi piacciono i moralisti, non mi piacciono i falsi modesti, che nascondono solo una spropositata superbia.
Non mi piacciono le ragazze che parlano con parole tipo “perdindirindina” o “accipicchia”, Biancaneve è passata di moda da un po’, e pure il principe azzurro. Ora va di moda quello Marrone 🙂
Non mi piace il caffè che esce dalla macchinetta espresso quando dentro ci si mette il caffè per la moka. “Il caffè è un piacere se non è buono che piacere è” 🙂
Mi piace risparmiare, ma non troppo, non mi piace risparmiare sulla salute o su piccoli sfizi che ogni tanto ci si può permettere.
Non mi piacciono i soprusi, gli sfruttamenti, e ODIO le ingiustizie. Mi ribolle il sangue nelle vene quando vedo qualcosa che non è palesemente giusto.
Non mi piace quando succedono cose brutte alle brave persone.
Non mi piace il vittimismo esagerato, la ricerca esagerata di attenzione, non mi piace la gente che sa di avere un problema e non lo ammette. Per farsi aiutare la prima cosa da fare è chiedere aiuto, e volerlo quell’aiuto.
Non mi piacciono le “pecore” (con tutto il rispetto per le pecore), non mi piace chi fa le cose ben sapendo che sta sbagliando con la scusa che tanto “dopo chiedo scusa e sarò automaticamente perdonato”. Il perdono è un lusso, non è dovuto a nessuno. Chi rompe paga, poi chi viene perdonato è fortunato, chi viene perdonato tante volte è fortunatissimo, chi viene perdonato troppe volte forse è un po’ stronzo e/o opportunista del buon cuore delle persone.
Non mi piacciono i paesini troppo ricchi e troppo lontani dalla città, forniscono alle persone una visione della realtà alterata, che cozza (no il mìtile 😀 ) con la vita quotidiana di tutti i giorni, e fa mancare tanto di umiltà e di “restare con i piedi per terra”.
Odio i bambini viziati che saranno gli adulti stronzi e incapaci del domani, odio i bambini abbandonati a se stessi dai genitori a baby sitter e insegnanti privati vari, che saranno gli adulti frustrati e alla ricerca d’amore perenne del futuro.
Odio la violenza. Sui bambini, sugli animali, sulle persone. Odio gli schiaffi, i pugni, i calci, le pietrate, le strette forti fino a far uscire i lividi, le mani alla gola con le dita che premono. Odio i gesti violenti che rimangono solo gesti, odio i gesti violenti che diventano azione.

E odio la me stessa che a volte ha fatto molte delle cose che ho elencato. Ma mi piace la me stessa che si mette in discussione, si autofustiga, e impara tanto, innanzitutto proprio da questi errori.

Non mi piace guadarmi da fuori e perdere stima di me stessa, mi piace rialzarmi e stringere i pugni, e fare quello che si deve fare.

Non mi piacciono gli scatti d’ira, le situazioni troppo confuse e complicate, le persone, uomini e donne, senza palle.

Non mi piacciono le persone che non sanno scegliere, perchè chi non sa scegliere vuol dire che non ha nemmeno le idee chiare su cosa vuole, e vuol dire che il suo istinto animale non gli fa scegliere nulla di preciso, che non c’è nulla che davvero abbia la prevalenza su tutto e gli interessi davvero, senza cui non può vivere…
Non mi piacciono i film in streaming quando si vedono o si sentono male, ma mi sono dimenticata di dirlo prima, mi piace tanto il Cinema, e anche qualche serie TV seria 🙂

Non mi piace la speculazione sulla salute, non mi piace la TV spazzatura, la disinformazione, lo “stato di pecore” che accetta tutto quello che passa il convento,non mi piace il mondo della politica che ormai è un puttanaio e un posto dove capire bene solo come accumulare danaro e troiaggio, come imbrogliare e come rompere le palle, addirittura ammazzare, chi magari RARAMENTE fa questo lavoro come missione.
Mi piace la tecnologia, ma con moderazione, mi piace internet, tanto, ma senza dipendenza, non mi piacciono i bimbominkia, le foto dentro ai cessi, e con facebook ho un problema perchè mi piace e non mi piace.
Non mi piace la prepotenza, non mi piacciono i genitori possessivi,tanto che sono possessivi a fare, primm’ o poi anna murì, e na vot ca so muort ai figli cosa lasciano? Solo solitudine e rimpianti. Non mi piacciono i figli repressi e/o succubi.
Non mi piace chi non sa far valere le proprie idee, chi non sa farsi valere o chi non sa farsi rispettare.
Non mi piace troppa solitudine, ma mi piace la solitudine, amo il ritiro in se stessi e con se stessi, la vita solitaria (ma non troppo), quelle piccole cose che però rendono i momenti “grandi”, una tazza di tè davanti a un bel film, stare sotto al piumone quando fuori piove, poter collegarsi ad internet dal letto con il cellulare, cosa impensabile fino a qualche anno fa, camminare a piedi nudi per terra quando i cani non hanno fatto la cacca in giardino 😀
Mi piace l’amicizia vera, le connessioni con le persone giuste, l’empatia, mi piace “pochi ma buoni” e non mi piace “tanti a cazzo di cane”.

Alla fine mi sono persa, ho cominciato a scrivere di cose che mi piacciono anche nella parte del NonMiPiace, e questo mi fa capire una cosa: che la vita vale sempre la pena di essere vissuta, e che tutto insegna a godersi al meglio quei pochi brevi attimi di serenità e di tranquillità per cui respiriamo e da cui traiamo energia per tutti gli altri momenti, anche quelli più tremendi, dolorosi, che ti squarciano il petto e ti dividono il cuore a metà.
Buonanotte.

Running over the same old ground… what we’ve found? The same old fears…” (P.F.)

“Cani ridotti a cibo per cani”. I sospetti sulle adozioni all’estero

Migliaia di animali trasferiti in Germania e in altri paesi senza che sia neppure precisato il nome di chi li adotta. Poi  se ne perdono le tracce e si aprono gli scenari più foschi. Il caso è finito anche all’Europarlamento, a Ischia è in corso un processo. Le associazioni animaliste chiedono un intervento deciso e nuove regole

di MARGHERITA D’AMICO
ROMA – Agli occhi di svizzeri, tedeschi, svedesi, belgi, austriaci, francesi, inglesi, in tema di rispetto per gli animali noi siamo terzo mondo. Contrassegnati da corruzione, brutalità, canili lager. Ci ritroviamo perciò sullo stesso piano delle perreras comunali spagnole assimilate a mattatoi, parenti delle stragi autorizzate in Romania o delle miserie e violenze di Grecia e Turchia. Una situazione che motiva imponenti tradotte sotto il nome di adozioni private, anche se a puntare l’indice sono nazioni che effettuano le loro epurazioni legali nel riserbo: invisibili camere a gas, cani e gatti ceduti alla vivisezione, bordelli in cui se ne abusa sessualmente. E non basta. In un’interrogazione del 2011 dell’europarlamentare Cristiana Muscardini, vicepresidente della Commissione commercio internazionale, si chiedevano lumi sulla movimentazione internazionale di randagi ipotizzandone la macellazione. Il sospetto più diffuso, motivato anche dal forte incremento di intolleranze alimentari fra gli animali domestici. è che la carne di cani e gatti possa servire alla produzione di mangimi destinati ai loro simili più fortunati. Fra i controlli cosiddetti di qualità sembra mancare quello adatto a stabilire a quale specie appartenga la carne, dando per buone le autocertificazioni aziendali. Quanto al traffico della droga, anche nelle pinete tirreniche sono stati rinvenuti i corpi squartati di cani usati come inconsapevoli corrieri, né si può escludere che parecchi randagi finiscano alla produzione di pelli e pellicce.

La contraddizione. Gli animali partono verso regioni del Continente dove, ci viene spiegato, il randagismo non è mai esistito perché oltre a uccidere si sterilizza a dovere. Qui una pietà diffusa indurrebbe i cittadini a incamerare orde di meticci paralizzati, malati, anziché evitare l’eutanasia ai propri. Molti dubbi e poche prove, ma considerando l’argomento minore, o scomodo, a dispetto di segnalazioni e denunce da tutta Italia si archivia con facilità, o si omette di indagare a fondo. Forse anche scoraggiati dalla scarsa collaborazione oltrefrontiera. Una delle due rogatorie internazionali avanzate durante la fase istruttoria di un processo – unico sull’argomento – in corso a Napoli riguardo i randagi di Ischia a lungo esportati e volatilizzati in Germania, è rimasta senza riscontro. A Verona, nel 1995, si indagò per verificare nomi e indirizzi a cui erano stati inviati cento cani. Gli intestatari risultarono tutti falsi o morti, ma la faccenda  fu presto dimenticata.

Gli animali in uscita sono così numerosi, e da tanti anni, che, pure ve ne fosse l’intenzione, è utopistico verificare che abbiano davvero trovato famiglia. Migliaia, centinaia di migliaia; non esistono risorse né condizioni materiali per effettuare regolari tour del nord Europa, entrando nelle abitazioni private. In alcuni casi, chi esporta intasca pure i contributi erogati da alcuni Comuni italiani per promuovere  le adozioni; alcune Asl poi concedono gratuitamente passaporti che di solito hanno un costo. Per i cani, s’intende, poiché i gatti, privi di anagrafe, viaggiano senza nemmeno il microchip: invisibili.

Spesso, ormai, non ci si perita neppure di indicare l’adottante straniero, nome e cognome; l’associazione esportatrice s’intesta direttamente gli animali, per trasbordali in canili fuori patria e proporli su siti specializzati ancor prima del loro arrivo: la tassa di riscatto che dovrebbe servire a rimborsare le spese può arrivare fino a 400 euro. “Si fomenta lo sdegno verso i nostri canili, avallando continui trasferimenti di animali. C’è chi s’impegna in demonizzazioni che vanno ben oltre l’effettiva criticità di certe situazioni”, dice Maria Teresa Corsi, presidente della Lega nazionale per la difesa del cane di Galatone, in provincia di Lecce. “I luogotenenti dei trafficanti arruolano ragazzi giovani, che desiderano un futuro migliore per gli animali. I volontari offrono accoglienza provvisoria, ripuliscono i cani dalle zecche, ma non appena vogliono sapere con maggior precisione dove sia finito l’esemplare che hanno accudito subentra  ‘la privacy dell’adottante’. Se insistono sono fuori”. “Come prova mandano solo foto, fatte in serie. Sul cuscino, nell’erba, mai la faccia della persona che ha adottato”, aggiunge Maria Teresa. “Oppure qualcuno se li intesta in Italia per prenderli dal canile e subito dopo li cede. A Lecce c’è chi oggi avrebbe decine di cani, si va  avanti per deleghe: è illegale. Dal 2003, con l’ausilio delle forze dell’ordine, siamo riusciti a bloccare quattro grandi trasferimenti”.

La scoperta. Giuseppe Moscatelli, guardia zoofila Enpa a Terni, da anni si scontra con il fenomeno delle adozioni internazionali. “Ho iniziato con il canile Colle Arpea a Rieti. Lì 282 cani ridotti come larve facevano da copertura al movimento dei randagi, catturati e trasferiti in Germania ogni settimana. La struttura aveva convenzioni con almeno 80 Comuni laziali, ai cani neppure si controllavano i microchip per appurare che non fossero smarriti tanto da far sospettare furti su commissione. In seguito Colle Arpea fu chiuso, gli ospiti residui trasferiti a Nord. Quindi la partita si è spostata in Umbria, al rifugio privato di Stroncone”, continua Moscatelli, “nel marzo 2012 la struttura finì sotto sequestro amministrativo e fui nominato custode aggiunto. Mi adoprai per arginare la fuoriuscita di animali pretendendo documentazione rigorosa. Per questo ho subito intimidazioni, pedinamenti, assurdi esposti”. Anche i coniugi Viotti, titolari un rifugio in convenzione vicino Tivoli, raccontano quel che assomiglia a un assedio intanto che alcuni comuni da quasi un anno hanno smesso di pagare: “Si verifica quanto minacciato da chi insiste per mandare all’estero i nostri cani: ‘Vi faremo chiudere’. Da principio ci fidavamo di queste persone, provenienti da diversi gruppi. Si presentavano col placet delle autorità. Poi qualcosa non quadrava. Hanno iniziato portandoci via una ventina di cani, quindi hanno seguito altrettanti gatti, consegnati a una signora di Terracina. Quando l’abbiamo richiamata ha detto che erano già andati a riprenderseli: ‘Non mettetemi in mezzo, ho dovuto farlo’. Ci hanno diffamati facendo circolare su internet che teniamo male gli animali: niente di più falso e riteniamo che le successive ispezioni sanitarie l’abbiano dimostrato”.

L’inchiesta. Nel 2006, grazie alle denunce animaliste e alla determinazione della pm Maria Cristina Gargiulo, si apre un’inchiesta sfociata nell’unico procedimento giudiziario mai istruito su un caso del genere. Un processo che procede vergognosamente a rilento – si avvicinano i tempi di prescrizione – presso il Tribunale di Napoli. Nella fase delle indagini si appurò che i presunti adottanti dei randagi che partivano dal canile di Panza, a Forio d’Ischia, non esistevano. I tanti animali partiti per la Germania erano spariti sullo sfondo di loschi movimenti di denaro. I cinque responsabili della struttura furono rinviati a giudizio con gravi capi d’accusa, mentre ai rappresentanti delle Asl fu imputato il semplice falso ideologico.  A dispetto dello scandalo, nel 2007 il rifugio passò a una nuova associazione tedesca che vanta decine di punti di raccolta e smistamento cani e gatti in Europa. “La fresca gestione rinunciò a un credito di 62.500 euro in cambio di 51 cani, per riprendere indisturbata l’invio di animali all’estero”, racconta Maria Pagano, attivista di Una – Uomo natura animali – di Ischia, che  assieme a Pass Pro Natura ha condotto la lunga battaglia contro le tratte del canile ischitano.

Chi dovrebbe controllare. “Spetterebbe all’Unione europea stabilire regole secondo cui gli animali non siano considerati merce”, dichiara Paola Tintori, presidente dell’Enpa di Perugia e docente di Matematica Finanziaria presso l’ateneo dell’università umbra. “L’Enpa dice un no netto ai trasferimenti da canile a canile. Ma non possiamo opporci, come cittadini comunitari, alle adozioni individuali. Con la delega dei Comuni, in base all’art 998 UE, si possono portare via fino a cinque cani a testa, anche in auto”. Oltre però le regole Traces (Trade Control and Export System, piattaforma informatica veterinaria comunitaria che dovrebbe segnalare, certificare e verificare esportazioni, importazioni e scambi di animali e prodotti di origine animale) prevedono che al momento del rilascio della documentazione necessaria al viaggio per un numero di cani superiore a cinque l’autorità sanitaria di un paese mandi comunicazione per via informatica all’autorità omologa del paese di destinazione. “Poiché in ambito europeo le norme su animali d’affezione e randagismo sono diverse, è la stessa UE che dovrebbe lavorare a un’omologazione normativa e farla poi rispettare”.

“Non c’è da meravigliarsi se in Germania i canili non sono mai affollati, dato che l’eutanasia per i randagi è applicata in modo ben meno restrittivo che in Italia” commenta Maria Pagano. “La  Tierschutzgesetz, legge tedesca per la protezione degli animali, ne permette la destinazione alla sperimentazione a dispetto dei riconosciuti protocolli che circoscrivono genere e provenienza dei soggetti da impiegare. Si deroga nel caso di indisponibilità delle specie richieste, ripiegando su  cani e gatti importati dall’estero. Norme applicative permettono inoltre ai privati la cessione di animali malati ai test di laboratorio”.
Non vige, in ogni caso, condizione di reciprocità giuridica fra le regole di gran parte degli altri paesi occidentali e la nostra 281/91, che vieta di uccidere i randagi e di cederli alla vivisezione. “Abbiamo preparato una proposta di legge che proibisca le adozioni all’estero, puntando proprio sull’illegittimità di mandare i nostri animali in paesi dove rischiano soppressione e torture” dice Walter Caporale, presidente degli Animalisti Italiani, mentre Susanna Chiesa, presidente di Freccia45, aggiunge: “Siamo in disaccordo con chi trasferisce cani dall’Italia verso stati stranieri, non ve n’è alcun bisogno. Varie volte abbiamo appreso che l’invio di cani in Svizzera si era concluso con la loro soppressione. Senza tener conto dell’incubo vivisezione, attuale e da tenere sempre presente. A maggior ragione dal 2010, quando in Europa è stata ratificata la sperimentazione sui randagi, da noi proibita”.

Serve una legge. “Per opporci ai trasferimenti all’estero non abbiamo lo strumento giuridico” dice Rosalba Matassa coordinatrice dell’Unità operativa per la tutela degli animali, lotta a randagismo e maltrattamenti del Ministero della Salute. “Sulla scia delle nostre proteste la Svizzera si è attivata per prevedere, come noi, l’obbligatorietà di iscrizione dei cani all’anagrafe. Abbiamo quindi fatto richiesta di istituire un tavolo di lavoro con i ministeri degli Esteri e degli Interni, che serva a regolamentare questa circolazione problematica, a garantirne le procedure”.

Dal profondo Sud alle Marche, non c’è regione che non veda partire flussi massicci di animali. Quotidianamente i randagi oltrepassano le frontiere senza incontrare fermi o controlli. Benché così progredita e garantista, la nostra 281/91 non impone in modo abbastanza perentorio le sterilizzazioni. “E’ un disperante circolo vizioso. II canili si riempiono a spese della collettività.  Si arricchiscono i gestori delle strutture e insieme prosperano i trafficanti, che le svuotano permettendo al sistema di perpetuarsi” sottolinea Maria Pagano. “Un perfezionamento normativo dovrebbe punire in modo severissimo chi fa business con gli animali oltre Comuni e Asl inadempienti. Suonerà impopolare, ma andrebbe pure ridimensionato lo strapotere concesso alle associazioni. Buone o cattive, dovrebbero  fornire la loro collaborazione senza gestire il problema randagismo in sostituzione delle istituzioni assenti”.
Di fatto, solo chi ha conosciuto da vicino gli animali è in grado di riconoscerli in un momento successivo, così i volontari meno ingenui vengono estromessi dalle strutture, espugnate in tutta Italia da chi organizza gli esodi. Sono terreno fertile strutture malviste, in odore di sequestro, e in generale i rifugi in convenzione: si propongono ai Comuni liberatorie scorciatoie con la possibilità di alleggerire la spesa per i randagi, anche a costo di non saperne più niente.

02 luglio 2013

fonte e video

Pasta per umani vs Pasta per cani

pasta cani

A dispetto di quello che si vede in questa foto, la pasta per “umani” e anche la salsa non sono adatti per alimentare a tempo indeterminato i cani, la salsa perchè troppo acida, ho sentito addirittura di “intossicazioni da pomodoro”, la pasta perchè contiene farine che per loro non sono ben digeribili, nei casi più tranquilli semplicemente non riescono ad assimilare molto, per cui a nutrirsi quanto dovrebbero, in altri casi possono sviluppare intolleranze alimentari, allergie, o anche addirittura problemi fatali nei cani di grossa taglia come torsione dello stomaco.

Ne sono venuta a conoscenza sulla base della mia esperienza personale, ho notato che alimentandoli con papponi di pasta&carne alcuni dei miei cani non avevano problemi, altri invece sono ingrassati, troppo, e uno di loro ha anche cominciato ad avere problemi di allergie/intolleranze, ha cominciato a grattarsi gli occhi fino a ferirsi a sangue, e nonostante la disinfezione, e gli impacchi con la camomilla (pensavo fosse una banale congiuntivite) non andava via nulla…

Poi ho cominciato a fare ricerche, e nel frattempo a somministrare loro crocchette e tenerli un po’ a “dieta”, tranne l’ultima arrivata, la più grossa, un Setter trovato malmenato e denutrito fuori ad un centro commerciale, che nonostante i papponi di carne e pasta, appunto, rimaneva sempre magrissima e non riusciva a prendere peso in maniera decente…

E durante queste ricerche ho scoperto che se la pasta per cani costa di più, un motivo c’è.

Spesso molte cose costano di più solo per la “marca”, o per pagare gli spot pubblicitari che vediamo in tv, o sentiamo in radio, o leggiamo sui cartelloni in giro per le strade, o ad esempio come nel caso dei medicinali, molti medicinali equivalenti, con gli stessi principi attivi e gli stessi dosaggi, costano meno, anche la metà, di medicinali “di marca” o provenienti da determinate case farmaceutiche…

Ma non è questo il caso.

La pasta per cani innanzitutto è precotta perchè la pasta “cotta al dente” ai cani fa male perchè continua a gonfiarsi nel loro stomaco, e li gonfia.

In più la pasta per cani è fatta con farine diverse, addirittura ho letto “farine di ossa”, poichè non dimentichiamoci che in realtà loro sono carnivori, e per nutrirsi hanno bisogno di proteine animali…

Anche il riso per cani, che viene venduto in bustone di “riso soffiato” è diverso, perchè privato dell’amido che a loro non fa bene…

Ho letto che saltuariamente si può dare della pasta cotta fino allo spappolamento e sciaquata, e che oltretutto si hanno dei vantaggi, ma quello in tutti i casi, quando i cani hanno possibilità di correre e fare una vita attiva e non all’ingrasso in appartamento, ma in ogni modo eccezioni a parte, è sempre meglio dar loro quello che per natura dovrebbero avere.

Siccome tutto si basa sulla mia esperienza personale, questo post è un consiglio generale, visto che avendo molti cani ho potuto vedere in generale (senza volerlo) cosa succede in vari casi, senza limitarmi solo alle eccezioni positive…

Se avete altre info a riguardo o altre testimonianze ed esperienze comunque, potete commentare qui sotto, ho anche letto di cagnette vissute 14 anni e passa alimentate sempre con pasta per umani, ovviamente tutto è relativo.

Meglio un randagio felice che un’adozione dubbia

Sono anni che lo dico, meglio un randagio felice che un’adozione dubbia…
Quello che molti non capiscono è che è vero che al Sud c’è molto randagismo, le sterilizzazioni sul territorio non funzionano ancora bene etc, ma esiste anche la possibilità di microchippare gli animali come “cane da quartiere”, ad esempio, se ci sono animali che frequentano sempre gli stessi posti e vengono accuditi dagli abitanti della zona…
Ed esistono le colonie feline e quant’altro, la soluzione NON E’ caricarsi in auto tutti gli animali randagi che si incontrano, questo mi sa tanto di “traffico”, ma aiutare i randagi soli e in difficoltà, magari feriti…
C’é lo schifo nelle associazioni finte e in quelle vere, se al mondo ci fossero davvero tutti questi volontari dal cuore d’oro sarebbe un posto decisamente migliore… usate il cervello! E se volete fare davvero qualcosa di buono fatelo fino in fondo, non aspettate di appagare soltanto la vostra coscienza…
Diffondere queste notizie è il minimo che possiamo fare! Queste cose si devono sapere!

LA STRAGE SILENZIOSA DEI CANI DIRETTI IN GERMANIA

traffico germania

Ogni mese dal diverse città del sud Italia partono carichi di cani diretti in Germania in particolare da Caserta, Ischia, Brindisi, Lecce, Taranto fino alla Sicilia. Si tratta di carichi di almeno 200 cani ognuno infilati spesso in trasportini di fiducia e trasportati in condizioni assolutamente illegali diretti in Germania. Le spedizioni molto spesso avvengono attraverso pseudo associazioni, oppure sono curate direttamente dai canili o attraverso prestanome senza scrupoli che una volta giunti in Germania cedono i cani a venditori che li fanno immediatamente sparire. Una vera e propria tratta le cui prime segnalazioni allarmanti sono dello stesso ministero della sanità e risalgono al lontano 1993.
Portare in Germania carichi di cani può fruttare molto. C`è chi si accontenta ottiene pacchi di mangime e medicinali delle migliori qualità, chi invece ci specula ci fa un bel gruzzolo di quattrini.In Germania se si vuole togliere un cane da un canile non lo si fa gratuitamente ma occorre pagare una “tassa di protezione animale” un vero e proprio rimborso spese che va dai 200 ai 400 euro, in base alla razza ed all`età del cane. In questi anni secondo stime prudenziali i cani italiani “sistemati” in Germania sono stati oltre 25.000 il che moltiplicato per 200 euro produce una cifra di 5.000.000 di euro, una bella somma da spartire per coloro che a partire dall`Italia gestiscono la tratta dei cani verso la Germania, e se a questi aggiungiamo le migliaia di cani che vengono “adottati a pagamento” in Svizzera ed Austria, ci rendiamo conto di quanto sia ampio il giro economico che sta dietro questa tratta. Si trattasse solo di adozioni, seppure a pagamento sarebbe il minore dei mali, visto che meglio un cane adottato a pagamento in Germania piuttosto che un cane costretto a marcire in una minuscola cella dei canili lagher del sud Italia.Tutto vero, se non fosse che di buona parte dei cani che attraversano la frontiera diretti in Germania si perde traccia, infatti non si trovano nei canili, non si hanno dati certi sulle adozioni e soprattutto si sospetta non senza orrore che i medesimi possano essere finiti nei laboratori di vivisezione. Secondo i nostri dati (accettati a livello europeo) per testare tutte le sostanze chimiche da registrare in Europa ai termini di legge dovranno essere sacrificati in questi anni da 50 a 55 milioni di cani e vale la pena ricordare che durante questi test di tossicità per lo studio delle sostanze chimiche gli animali sono obbligati a ingoiare vernici, colle, pesticidi e disinfettanti, vengono inseriti in camerette contenenti vapori chimici che sono costretti a respirare, la loro pelle e i loro occhi vengono spalmati con i prodotti da testare per verificare il livello di corrosione, irritazione, arrossamento.
Per questo la vera paura è che la maggior parte dei cani che ogni anno finiscono in Germania (ma anche in Svizzera e Austria) non siano destinati ad una pacifica adozione ma siano destinati ai laboratori.
Per capire l`ampiezza del fenomeno vale la pena ricordare che secondo stime prudenziali ogni mese partoni dai canili del centro-sud Italia almeno 8 carichi di questi cani destinati alla Germania e che ogni carico è mediamente composto da circa 200 cani il che equivale a 1.600 cani al mese, che equivalgono a circa 19.000 cani l`anno. Tenendo conto che in cinque anni i cani “adottati in Germania” sono stati circa 25.000 (di quasi 18.000 dei quali si trova traccia sul sito internet zergportal.de/baseportal/tiere/HappyEnd), vale la pena chiedersi che fine hanno fatto i restanti 70.000 cani che in cinque anni sono stati deportati in Germania e a che prezzo questi cani sono stati venduti e chi ci ha guadagnato. Anche se la risposta forse è meno difficile da trovare di quanto possiamo pensare.

AIDAA al termine di questo lavoro durato cinque anni ha chiesto un incontro all`ambasciatore della repubblica Federale di Germania in Italia al fine di individuare delle linee comuni di controllo sui cani che dall`Italia vanno in Germania. “Occorre ovviamente fare una distinzione tra quei cani che vengono portati in Germania come in altre parti di Europa per essere adottati da associazioni animaliste serie che hanno a cuore il benessere dell`animale, dalla massa di cani che spesso catturati per strada partono ogni mese in maniera spesso clandestina e senza il rispetto delle regole minime veterinarie e di trasporto- ci dice Lorenzo Croce presidente nazionale di AIDAA- per questo crediamo che sia utile fare chiarezza su questo traffico spesso illegale di cani verso la Germania ma anche verso la Svizzera e l`Austria e questo controllo può essere attuato solamente coinvolgendo le autorità locali in particolare di Austria e Germania che con noi dovrebbero condividere le regole europee di rispetto degli animali.

Ma non è tutto: noi stiamo tracciando una mappa dei responsabili di questa vera e propria deportazione di massa che ha le basi al sud ma dei terminal che possiamo ragionevolmente pensare si trovano anche nelle regioni del centro nord Italia ed in particolare Emilia Romagna, Toscana e Lombardia per questo motivo stiamo predisponendo un dossier di denuncia che invieremo nei prossimi giorni alle autorità competenti”.

ASSOCIAZIONE ITALIANA DIFESA ANIMALI ED AMBIENTE – AIDAA
http://www.aidaa.net
press@aidaa.net – presidente@aidaa.net

telefono 3926552051-3478883546

Ho visto con i miei stessi occhi in passato foto di cani che risultavano “adottati” qui a Napoli, comparire sul suddetto sito Zergportal, annunci di cani venduti per 200 o 300 Euro, con la stessa foto che compariva negli annunci degli adozioni qui in Italia, dopo che vicino ci era comparsa la solita scritta “adottatooooooooooooo”.

Far adottare un animale, come un bambino, è una grossa responsabilità, mi è capitato di far adottare un cagnetto a una famiglia che sembrava ben contenta di accoglierlo, e poi dopo me l’hanno rispedito indietro perchè “faceva troppi guai”… Io sono andata a riprendermelo ed è finita lì, ma tutto è stato possibile perchè le poche adozioni di cui mi sono occupata le ho sempre svolte sul MIO territorio, in modo che tutto fosse più semplice e controllabile… Ma se lo avessi fatto adottare in Germania, Svizzera, Austria, come sarei andata mai a riprendermelo?
Ma ci pensate, col cervello, che portare animali così lontano COSTA? E chi paga?
Io non ce li avrei tutti questi soldi per viaggiare oltretutto accompagnata da animali, che in treni, aerei, navi, pagano il biglietto…
Mi verrete a parlare della famosa “catena di animalisti” che gira il Mondo, ma voi davvero mettereste la vita di un essere vivente a repentaglio in questo modo?
Come si fa a fidarsi di persone di cui non si conosce un cazzo?
Come si fa, con questi rischi, a difendere ancora questo tipo di adozioni?
Come si fa a pensare che in Germania, o altri Paesi esteri, dove è ancora legale dopo un tot di tempo l’uccisione dei cani in canile con la famosa “siringa”, stiano aspettando i cani di Caserta per dargli un’adozione…?
Come si fa ad accettare di mandare i cani per cui spendiamo soldi, tempo ed energie, che raccogliamo per strada, in “case-famiglia” che ci vengono proposte dal Nord Italia…?
Al Nord non ci sono canili forse? E non traboccano di animali forse?
Come si fa ad avallare ancora le “staffette” quando molti cani durante questi viaggi sono scappati, o si sono persi? (Cercate su google, c’è più di un caso del genere…)
Come si fa soltanto a pensare che tutti i volontari presenti in rete siano in buona fede, quando molti cani sono stati RUBATI qui in Italia, e attraverso veterinari compiacenti sono stati privati del microchip con un’operazione chirurgica e sono stati mandati all’estero come randagi da vendere?
Aprite gli occhi,
e se siete in buona fede fate le cose sempre in modo sensato, come fareste se si trattasse del vostro stesso cane o del vostro stesso figlio.
Il futuro di molti animali a cui scegliamo di dedicarci dipende da noi…