Zombie al microscopio


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No, non si parla di The Walking Dead, nonostante sia l’argomento del mese. Parliamo del mito degli zombie: cosa riguarda, cosa nasconde e, soprattutto, cosa svela.

Da quando ho cominciato il rewatch di X Files, per approdare poi ancora più pronta e preparata alla nuova miniserie che si è appena conclusa (da fan sfegatata quale sono sin dai tempi del liceo) mi sono resa conto che Chris Carter è un genio ancor più di quello che ricordavo, perchè ogni singola puntata, perlomeno delle prime serie, prende spunto da risvolti scientifici o leggende realmente tramandate nei posti più svariati della Terra. Ho deciso così di aprire una nuova categoria di articoli su questo blog: “X Files Inspiration”😀

Per primo, ho deciso di indagare sul “fattaccio zombie“.

Attraverso un’analisi scientifica dei fenomeni è possibile, oggi, guardare con occhio diverso quello che ieri appariva inspiegabile, leggenda.

Si sa, l’uomo ha un rapporto particolare con ciò che non comprende, lo demonizza o lo osanna, a seconda dei casi: è questa la radice delle religioni, delle scaramanzie e delle tradizioni più antiche per molti popoli.

Ne hanno parlato le storie tramandate da padre in figlio, la letteratura,la tv, ma in pochi possono dire di aver avuto a che fare con queste entità sul serio, a parte Mulder e Scully, ovviamente🙂

Ma non si può parlare di zombie senza parlare di Clairvius Narcisse.

Clairvius, un contadino haitiano, venne ricoverato in ospedale nel ’62 a causa di una violenta febbre, nevralgie e sangue che gli usciva dalla bocca. Provava una sensazione strana, come se una marea di insetti camminasse sulla sua pelle. Morì due giorni dopo, come dichiara il suo certificato di morte, e venne seppellito. 18 anni dopo, nel 1980, Clairvius ricomparve al mercato, girovago tra le bancarelle, dove riconobbe la sorella Angelina. Lei non credette ai suoi occhi finchè lui non le raccontò dei particolari privati della loro infanzia.

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Clairvius Narcisse

Fu nel 1982, grazie a Wade Davis, un etnobotanico di Harvard, che si cominciò a far luce sulla faccenda. Intersecando i racconti di Narcisse e i dati che riuscì ad avere in suo possesso, Davis formulò una teoria. Narcisse era convinto che i mandanti della sua “zombificazione” fossero i fratelli, con cui non era in accordo in merito alla vendita di un terreno. Ricordava altresì di aver presenziato coscientemente alla sua “morte” senza poter far nulla, non riuscendo a gridare, parlare, muoversi; era stato cosciente persino durante la sepoltura. Estratto dalla fossa da qualcuno, ricordava di essere stato condotto in una piantagione di cotone dove lavorò in schiavitù per due anni, costantemente drogato e semi-incosciente. La morte del padrone fu una buona scusa per fuggire, ma la memoria era scarsa e appannata per cui girovagò per anni prima che le droghe esaurissero del tutto il loro effetto. La sensazione, poi, che fosse stato tradito dalla sua stessa famiglia lo aveva scoraggiato dal tornare nella sua terra. Davis annotò questa storia una volta arrivato ad Haiti per procurarsi la “polvere zombificatrice” dai bokor, gli sciamani dediti a queste pratiche. Lo studioso riuscì a guadagnarsi la loro fiducia presenziando a cerimonie piuttosto cruente, comprando poi 8 diverse polveri zombificanti che analizzò. Il contenuto fu sorprendente: frammenti di rospi e di pesce palla, autoctono delle acque di Haiti, ossa e cadaveri umani, ragni, lucertole e piante urticanti.

  • La pelle del rospo è un potente antidolorifico, più della cocaina, che può anche uccidere (bufotossina).
  • Il veleno proveniente dal pesce palla (Fugo) è la tetrotodossina, anch’essa una potente neurotossina “pain-killer” (160mila volte più della cocaina), più tossica del cianuro. E’ in grado di portare ad un repentino coma, che talvolta finisce in morte (i cuochi giapponesi sono specializzati nell’estrarre il veleno da questi animali prima di cucinarli, eppure si registrano ancora casi di intossicazioni).
  • La Datura è una pianta che, in alcune sue specie, può rivelarsi particolarmente allucinogena, spingendo anche verso perdita di memoria a lungo termine, paralisi e morte.

Una combinazione di questi ingredienti sarebbe causa di una morte apparente, con respiro e battito cardiaco così flebili da confondere persino i medici. Ad Haiti, inoltre, le sepolture avvengono molto velocemente a causa del caldo, e le condizioni comatose rendono possibile una sopravvivenza nel sarcofago, per le vittime dei bokor, anche per 8 ore. Il mistero sembrava risolto, ma ulteriori sviluppi trasformarono le certezze in nuove incertezze.

Gli studi di Davis, infatti, vennero confutati. Gli scienziati assicurarono che la neurotossina presente nelle polveri era inattiva, presente solo in tracce, e che quindi era inefficace a generare conseguenze tanto brutali.

Questo non ha fermato però gli Haitiani dal costituire un articolo del codice penale che vietasse e punisse la “zombificazione”: «È da considerarsi tentato omicidio l’utilizzo contro un individuo di sostanze che, senza causare una vera morte, inducano un coma letargico prolungato. Se dopo la somministrazione di tali sostanze la persona viene sepolta, l’azione sarà considerata omicidio indipendentemente dal risultato che ne consegue».

In realtà fu lo stesso Davis a rendersi conto del fatto che non era soltanto la “chimica” a fare il suo lavoro, ad Haiti, ma anche la psicologia.

L’intruglio zombificante dei bokor, in sostanza, sarebbe in grado di fare il suo lavoro soprattutto perchè l’intera faccenda è supportata da radicate credenze e superstizioni popolari.

La teoria che il dosaggio minimo di tetrotodossina riesca a portare al coma letargico, al metabolismo rallentato e alla morte apparente non sarebbe sufficiente a giustificare questo stato di cose, scientificamente, se molto non accadesse per suggestione, quindi.

 

Ci si immagina persino la scena: un uomo rinchiuso, drogato, per ore in un sarcofago, viene estratto dai suoi aguzzini, “risvegliato” a suon di botte e reso “zombie”, oltre che dalle sostanze psicotrope, anche dai danni cerebrali subiti, probabilmente, a causa della mancanza di ossigeno. Ma non è abbastanza, secondo gli studiosi.

Ci sarebbero tre componenti da considerare:

  1. Il fatto che le sepolture avvengano repentinamente a causa del caldo potrebbe giustificare la presenza di un numero notevole di morti apparenti, con conseguenze immaginabili.
  2. I sarcofagi usati per le sepolture spesso non vengono sotterrati in cimiteri ma posizionati fuori dal terreno, nei pressi di normali abitazioni private, per cui riesumare un cadavere per i riti vodoo non sarebbe una cosa così difficile ad Haiti.
  3. Non sono mai stati visti questi “zombie resi schiavi” ma sempre e solo “zombie vaganti” provenienti da chissà dove. Potrebbe semplicemente trattarsi di persone malate di mente girovaghe del territorio (erroneamente “riconosciute” da parenti superstiziosi).

A supporto di questa tesi, come cita l’interessante articolo del CICAP da cui ho preso spunto, ci sarebbe la storia di Felicia Felix-Mentor.

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Felicia Mentor, a sinistra ancora “zombificata”

L’episodio risale alla prima metà del ‘900 ed è stato documentato dall’antropologa Zora Neale Hurston.

Siamo sempre ad Haiti, in un villaggio. Felicia era morta nel 1907, all’età di 29 anni. Trent’anni dopo, nel 1937, nel paese arrivò una donna in gravi condizioni di salute, scalza, con abiti stracciati, che non poteva sopportare la luce diretta del sole. La famiglia Mentor riconobbe in lei Felicia e la prese con sè. Alcuni giorni dopo, però, la donna fu ricoverata a causa delle sue cattive condizioni di salute e i raggi-X svelarono l’arcano: la ragazza non presentava i segni di una frattura alla gamba che invece Felicia avrebbe dovuto avere. Se ne dedusse, quindi, l’evidente errore di riconoscimento.

Tempo fa ne ha parlato anche Focus in un articolo.

Ancora una volta la scienza sembra contenere tutte le risposte di cui si ha davvero bisogno!

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“La notte dei morti viventi” – Fonte: Focus

Nonostante questo, comunque, ci sono moltissime altre teorie che sono state ipotizzate. C’è chi ha parlato di esperimenti militari andati fuori controllo e chi ha nominato un virus, il cosiddetto Solanum, che avrebbe origine addirittura pre-umana e porterebbe alla non-morte. Su un sito si legge:

Il Solanum agisce spostandosi attraverso il flusso sanguigno dal punto d’ingresso fino al cervello. Con processi  non ancora del tutto chiari, il vrus usa e distrugge le cellule del lobo frontale per replicarsi. Durante questa fase il cuore si ferma, e il soggetto infetto risulta “morto”. Il cevello tuttavia rimane in vita, ma in una sorta di letargo, mentre il virus ne muta le cellulegenerando un organo completamente nuovo. Il tratto piu; distintivo di questo nuovo organo e’ l’indipendenza dall’ossigeno. Eliminando il bisogno di questa risorsa, il cervello non-morto puo’ utilizzare il complesso meccanismo di sostegno del corpo umano. Una volta completata la mutazione, questo nuovo organo rianima il cadavere dando luogo a un nuovo essere, completamente diverso da quello precedente. Alcune funzione corporee rimangono costanti, altre operano in misura divera, altre ancora cessano del tutto. Il nuovo organismo e’ uno Zombie.

Origine
Purtroppo la ricerca non ha ancora trovato in natura un campione di solanum. Acqua, aria e suolo di tutti gli ecosistemi, ne sono privi. Metre scriviamo questo sito, la ricerca continua.

Naturalmente non c’è nulla di fondato, anzi: è stata la trovata geniale di uno scrittore, che ha inserito questa malattia fittizia per dare più credito e interesse ad un suo libro. Si tratta di  Max Brooks, “The Zombie Survival Guide“.

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