Selfami questa minchia


Selfie Gioconda

 

Questa cosa dei selfie mi perplime abbastanza.

In realtà mi perplime tutta la parte del social network che diventa, attraverso smartphone e pc o tablet, l’estensione naturale della mano dell’uomo.

Gente che se anche ha avuto un po’ di cagarella deve correre a scriverlo su twitter o su facebook, magari corredando il tutto con una foto modificata su Instagram con tutte le luci e le vivacità di colori del caso. Gente che scrive di avere la diarrea nel momento esatto in cui la caccia via dal c…orpo.

Questa condivisione esagerata ed esasperata mi fa tenerezza, per non dire quasi paura.

Gente che in qualunque momento della giornata pubblica selfie di varia natura:

  • selfie nel cesso
  • selfie a scuola
  • selfie in palestra
  • selfie in intimo
  • selfie sexy
  • selfie col pigiama
  • selfie durante una cena con gli amici
  • selfie durante una (finta) giornata felice con il/la fidanzato/a
  • selfie dal medico
  • selfie sula spiaggia
  • selfie in macchina (e c’è chi ci ha appizzato anche la vita!)

e potrei continuare all’infinito fin quando le dita non mi cedono.

Non riesco a capire l’utilità di un uso così ossessivo di facebook o del selfie.

“Prima dell’esame” – “Subito dopo l’esame” con tanto di autocommento sotto e in pochi secondi i “mi piace” degli amici che sono nella sua stessa stanza accanto a lui!
Il che mi fa pensare a tutta gente che sta nella stessa stanza con gli occhi abbassati sui display dei loro fantastici dispositivi tecnologici senza guardarsi in faccia manco per scattarsi il selfie perchè lì si sta vicini ma non faccia a faccia!

Mi fa rabbrividire tutto ciò.

Il fatto che qualunque cosa si faccia il primo pensiero è: “devo schiattare un selfie su facebook così tutti possono invidiarmi” mi fa capire due cose:

– c’è molta tristezza nelle persone

– i social network ormai scandiscono le nostre vite e interferiscono con i nostri ritmi e pensieri quanto forse nemmeno possiamo capire o immaginare

 

Ho letto tempo fa un articolo in cui si riportava uno studio fatto se non erro in North Carolina, dove si è dimostrato che i social network creano dipendenza poichè ad ogni “Like” si genera in noi una scarica di dopamina minuscola che però a lungo andare può creare una situazione per la quale non possiamo fare a meno di desiderarla: la sensazione di benessere, approvazione, lusinghiera nel momento in cui riceviamo uno o tanti “Like” è così forte che cominciamo a dipendere da essa, e con noi il nostro umore.

Per cui se postiamo una foto o una frase e vediamo che non riscuote successo cominciamo ad andare in crisi. I social network infatti a detta degli studiosi, in soggetti predisposti, oltre che dipendenza possono creare anche le basi per la depressione. Nun ce vo’ a zingara per capire che processo ci sia dietro.

 

Per carità, ho avuto anche io i miei momenti da “mifotografoancheipelidelnaso“, ma più che altro erano legati a periodi particolari della mia vita o alla novità che ha rappresentato per me il social network nel momento in cui l’ho fatto entrare nella mia vita (molto tardi rispetto agli altri, per cui l’ho scoperto anni dopo e le mie reazioni sono state a “scoppio ritardato”).

Personalmente oggi l’uso che faccio dei Social Network è molto diminuito e cambiato, lo uso per sponsorizzare le mie attività, quando mi capita di avere un po’ di tempo a disposizione per cazzeggiare o chiacchierare con qualcuno, o mantenermici in contatto, ma più che altro li consulto per essere aggiornata su notizie ed eventi e per non perdermi le novità… sono diventata più osservatrice che utente attiva quotidianamente.

Lo strumento che preferisco usare è Instagram perchè è discreto, intelligente, poco invasivo e se usato con oculatezza può diventare anche qualcosa di molto bello nel tempo, uno streaming di foto che racconta con poesia la nostra vita.

Ma questa mania di selfarsi al primo cambio di abbigliamento o di condividere tutto quello che si ha per la testa o che succede attraverso internet per me è una malattia da cui guarire, di modo da ritrovare il tempo perduto e utilizzarlo per vivere la vita reale…

 

4 thoughts on “Selfami questa minchia

  1. Sono “completamente” d’ accordo con te : la selfie-izzazione è davvero di un grottesco che lascia perplessi chi si ritrovi, suo malgrado, ad osservare questa scemenza, che coinvolge non soltanto i giovani ed i giovanissimi ( il cui narcisismo è tuttavia spiegabile e comprensibile … ), ma anche persone meno giovani o addirittura anziane ! 😯
    Mi sembra che le persone abbiano perso la passione di vivere attimi irripetibili “senza necessità di autodocumentarsi” ( tanto più che, agli altri, non potrebbe fregargliene di meno di queste autodocumentazioni idiote ) …. e senza estranei che spezzino l’ incantesimo, e si consegnano così, giovani e meno giovani, al consumismo più becero … e più scemo !!! 😦

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    • Mah guarda io credo che tutto, se fatto nella misura giusta, può avere un senso, ma l’esagerazione o addirittura la falsificazione di sè o del momento che si vive in base all’ “aspetta devo scattare prima la foto” è assurda… ho visto bambini fingere di mangiare cose, aspettare per mangiare cose, perchè prima dovevano fotografare e condividere su facebook!
      E’ nata n’altra malattia!!!!

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  2. Come non concordare con tutto quello che hai scritto… non si può non concordare.
    E quella che descrivi è proprio l’esagerazione, la stessa che spinge persone disoccupate fuori dai centri commerciali a sgomitare (e sono stata discreta) per accaparrarsi prima degli altri l’ultimo ritrovato tecnologico (magari della telefonia per l’appunto)… che tristezza.

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    • Che bello leggerti qui!
      Sono felice che tu sia passata🙂

      Non ne parliamo, a me sta storia dell’iphone 6 mi fa ricordare sempre la mia tesi che non c’è crisi di lavoro, ma di valori e di MENTI … il consumismo ci annienterà… la voglia di popolarità a tutti i costi idem… se sanassimo queste falle di crisi non si parlerebbe proprio più!

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