” L’amore è un’azione e non uno stato ” (cit.)


Per puro caso mi sono ritrovata a sfogliare le pagine di “La verità è che non gli piaci abbastanza“, libro che chi mi segue da anni sa bene che mi ha aperto la mente in passato e mi ha aiutato a affrontare momenti difficili (se cercate nel blog trovate milioni di post ispirati e non).

E mi è saltata davanti agli occhi questa frase, che avevo all’epoca sottolineato, che vedete in cima come titolo.

Insieme a tante altre cose, che forse stasera mi hanno fatto effetto più di quanto avrebbero fatto magari qualche tempo fa.

 

E la sensazione che ho provato è stato un mix tra “come ho fatto a dimenticarmelo?” e “è proprio vero, è proprio così“.

 

L’amore, sotto qualsiasi forma si presenti, è un’azione e non una condizione.

E quando le azioni non corrispondono alle parole o quando non c’è la reale volontà da una parte o da entrambe le parti di salvaguardare e preservare questa cosa delicata e preziosa che si ha tra le mani c’è sicuramente qualche domanda da porsi…

Dove finisce la comprensione amorevole e comincia lo zerbinaggio?

Dove finisce il sano sacrificio per salvare qualcosa di molto più importante e comincia la spersonalizzazione e la manipolazione indotta?

Diciamo che le situazioni tipiche sono piuttosto facilmente incasellabili e schematizzabili:

  • Lui ha la mutanda in testa e se lei gli calpesta i coglioni e poi li straccia via con un calcio non dice niente per paura di farla arrabbiare (come se poi arrabbiandosi potesse fare qualcosa che sia anche lontanamente peggiore!)
  • Lei ha il boxer in testa per cui anche se lui la usa come zerbino per pulirsi le scarpe (sporche di merda) o va a letto con altre non se la sente di lasciarlo e trova a se stessa milioni di motivi per cui giustificarlo e anzi, quasi attribuire la colpa a se stessa! (Applausi)
  • L’emancipazione della donna in alcuni casi ha generato situazioni insane per cui la voglia di prevaricare l’uomo e distoglierlo dal suo ruolo di “capofamiglia” è tutto quello che c’è, il rapporto diventa quindi  qualcosa di confuso in cui non si sa bene chi ha il ruolo di chi e di cosa, e o c’è un totale svilimento da parte dell’uomo e della sua personalità o si genera un rapporto basato sulla competizione che difficilmente poterà le gioie e la luce che ci si aspetta da una relazione sana
  • L’uomo padre-padrone che la donna sia emancipata o meno non se ne frega: deve comandare lui. In qualunque momento il suo ruolo di “uomocapofamiglia” viene messo in dubbio la sua reazione può anche essere insana e/o durissima, ma non importa: lui è l’uomo e può tutto.
  • La più triste, passivamente parlando, delle situazioni è quella in cui l’immagine è ben descritta da una tipica scena: lui e lei a cena insieme, entrambi al tavolo con il proprio smartphone, non parlano, non si guardano negli occhi, non si sfiorano, hanno entrambi gli occhi abbassati sugli schermi e, senza guardare, al massimo si commentano e raccontano a vicenda cosa succede dall’altra parte dei loro display. Non c’è un limite o un range d’età, sono le classiche coppie che stanno insieme perchè è sempre stato così magari e sempre così sarà, o che stanno insieme per non stare soli, o per riempire il tempo mentre aspettano qualcun altro che li sconvolga al punto da rischiare qualcosa in più, sono storie morte o mai nate dove le emozioni si pagano a tanto al chilo.

 

Le caselle però, ovviamente, dobbiamo immaginarle come fluide, gommose, morbide insomma, così morbide e fluide da potersi mescolare attraverso gli angolini e i bordi tra loro, generando caselle mix, o addirittura nuove caselle.

Il mondo è così vario che non è pensabile chiudere in scatole le cose, anche se l’essere umano ci prova sempre a incasellare tutto perchè sembra sentirsi più al sicuro così.

 

La sostanza però, e ritorno al titolo, è che l’amore non è una condizione, ma un’azione.

L’amore non dovrebbe creare competizione ma unione.

Non dovrebbe generare sfide nè con gli altri nè con se stessi ma complicità.

L’amore non dovrebbe essere amaro.

L’amore non dovrebbe far pensare a caselle, a mutande in testa, a zerbini, semplicemente dovrebbe essere il motore che ci spinge a comportarci rispettosamente e amorevolmente verso una o più persone, a seconda dell’amore che condividiamo (che possa essere familiare, di coppia, di amicizia).

 

All’essere umano piace tanto definirsi complicato e misterioso, con una mente che guarda nell’abisso per quanto è contorta, ma la verità è che i sentimenti sono una cosa semplice, e dovrebbero esserlo sempre.

 

In linea teorica funziona tutto.

Il discorso fila che è un piacere.

Senso di responsabilità-Gentilezza-Amorevolezza-Attenzioni-Cure per l’altro-Complicità-Fiducia-Appagamento-Gioia-Vita migliore (e non peggiore)

e potrei continuare per ore e ore e righi e righi.

Ma come si passa dalla teoria alla pratica?

Come si capisce veramente in che situazione ci si trova profondamente?

Davvero il “vaffanculo-ciao-addio” suggerito da Greg ne “La verità è che non gli piaci abbastanza” sarebbe la soluzione a tutte le storie tristi o con cattivi presupposti? E dopo il “vaffanculo-ciao-addio” cosa si prevede? In alcuni, rarissimi casi, miracoli da (NON) prendere in considerazione. In tutti gli altri, un cambio radicale di vita e di scelte.

Con la consapevolezza che l’amore non è astratto ma si “vede” nelle azioni degli altri.

 

 

E voi che ne pensate?
Buonanotte

One thought on “” L’amore è un’azione e non uno stato ” (cit.)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...