Lavoro e Disoccupazione: Il Male è nell’occhio di chi lo vede


Come qualcuno avrà notato e qualcuno no, da un po’ di tempo sto scrivendo recensioni e opinioni sul sito Ciao!, su prodotti, film, argomenti di attualità etc.

 

L’argomento di questo momento è “Disoccupazione”, ieri notte mi sono ritrovata a scrivere il mio solito fiume in piena, e lo riporto anche qui🙂

 

L’argomento “disoccupazione” è piuttosto strano da trattare per me ultimamente.

Nel senso che spesso mi capita di confrontarmi con molte persone che si lamentano della condizione economica/lavorativa per sè e per chi gli sta vicino, senza rendersi conto che invece molte soluzioni sono a portata di mano, e non sono poche, solo che siamo ciechi.

Io mi ritengo fortunata, perchè nella vita non ho mai avuto pretese che fossero al di sopra delle mie possibilità, eppure questa umiltà nel “pretendere” poi mi ha regalato, certo non senza penare, anche soddisfazioni che non mi sarei mai aspettata.

In fondo, come si dice, tutto è semplice se ci si accontenta di quello che si ha, se ci si organizza bene con gli strumenti a disposizione e con le naturali inclinazioni e peculiarità che si posseggono.

Io vivo al Sud, non mi sono mai riuscita a laureare e chissà se mai ci riuscirò, mi sono dovuta spostare in campagna perchè ho una famigliola animale molto numerosa, ho fatto per questo parecchi traslochi e la vita mi è cambiata radicalmente sotto i piedi decine di volte, non ho il classico lavoro fisso ma lavoro in proprio svolgendo varie attività, tutte che mi piacciono e che non mi creano troppi problemi, eppure non ci sono troppe difficoltà a pagare il fitto, le bollette, a far mangiare tutti i quattro zampe, noi umani e anche l’assicurazione dell’auto e qualche imprevisto.
Dopo svariati traslochi finalmente abbiamo trovato una bella casa in cui, qualche problemino a parte, la vita è migliorata in qualità di moltissimo, insomma non mi posso lamentare, e non mi lamento nonostante le traversìe e i salassi di sangue e denaro per arrivare fin dove sono adesso.

Eppure intorno a me le mie amiche che magari fanno la mia stessa attività in proprio si lamentano di non avere “il posto fisso”. E intanto guadagnano bei soldini.

I miei parenti stretti sono quasi affranti che io non mi sia (ancora?) riuscita a laureare e che vivo con tanti animali e che me ne sono dovuta andare dalla città, mentre io invece sono felice così!

Vi chiederete dove voglio arrivare… è semplice. A volte le cose cambiano guardandole da prospettive diverse.
Come potrei continuare ad avere 8 cani 2 gatti e un criceto se vivessi in città con i negozi e altri appartamenti, magari pure senza giardino, vicini? NON POTREI!
E quindi di conseguenza non è difficile capire che:
come potrei aspirare a pagare il fitto, le bollette, il cibo, gli sfizi, la benzina continuando a sperare di trovare il famoso posto fisso? Se mi fossi fermata e avessi fatto la vita che tutti avrebbero voluto che facessi, senza tanti animali, finendo l’università, senza andarmene di casa e rimanendo a oltre 30 anni suonati con mammà, se avessi scelto le priorità che tutti si sarebbero aspettati che io avrei scelto, sarei stata felice?
La risposta è NO.

E questo è tutto quello che in realtà vorrei dire. Ma c’è molto altro dietro, e vale la pena sviscerarlo.

Si sa che la condizione politica e anche “Vaticana” dell’Italia ci penalizza molto, ma ci sono però altrettante cose che tutto il mondo ci invidia, e per le quali vale la pena soffermarsi a pensare almeno un secondo prima di dare sentenze negative.

Quando il clima è cominciato a cambiare nessuno ha pensato al fatto che l’asse terrestre si sposta di qualche grado ogni anno, grazie ai moti millenari, facendo poi nel lungo termine anche cambiare le stagioni. Nessuno ha pensato alle piccole ere glaciali che ci sono state in passato anche nella storia dell’uomo piuttosto recente. Nessuno ha pensato che potesse essere “normale” perchè per molti il cambiamento implica dover impegnarsi a cambiare la propria condizione di base per poter sopravvivere, implica l’utilizzo dell’istinto di conservazione e di sopravvivenza, che sembra l’uomo abbia sostituito da troppo tempo con quello della pigrizia più totale.
E così un normale accadimento evolutivo diventa soltanto una cosa “anormale” a cui dover far fronte in una qualche maniera buttando tutto nella famosissima parola che ora va tanto di moda: “La Crisi”.

Ma la vera crisi, io credo, oggi è quella della natura umana, che ha perso troppo di quella importante parte animale.

Darwin sosteneva che le uniche specie che sono state in grado di sopravvivere durante le fasi evolutive degli organismi e contemporaneamente del nostro pianeta sono state quelle che si sono sapute “adattare”. Le specie più deboli, e che poi si sono estinte, sono state quelle che invece non sono riuscite ad evolvere insieme alla vita, e al pianeta, nè tantomeno sono riuscite ad adattarsi a condizioni di vita particolarmente dure, autoeliminandosi senza avere altra scelta.

Noi siamo a questo punto, possiamo scegliere se evolvere o estinguerci, metaforicamente parlando.

Siamo tutti abituati a sentir parlare della “sicurezza del posto fisso”, a guardare indietro a generazioni più vecchie della nostra dove una famiglia normale aveva uno stile di vita abbastanza standard e scontato e fondato certo, su sicurezze maggiori, ma anche su presupposti più banali, se proprio lo vogliamo dire.

La vita da topo di laboratorio chiuso in ufficio per 8-10-12 ore al giorno sebbene garantisse una sicurezza economica non garantiva invece una sicurezza affettiva… o la possibilità di fare una gita, di poter abbandonarsi a un imprevisto, di poter sperare un mese di guadagnare il doppio del precedente ben sapendo che invece il successivo sarebbe potuto essere quasi da fame!

Quello che voglio dire è che io credo che il mondo del lavoro stia evolvendo, e noi con esso.
Io ho una storia particolare alle spalle ed è solo per questo che non ho ancora finito gli studi, ma nella mia vita ho visto cascate di ragazzi iscrittisi all’università solo perchè era desiderio dei genitori, o studiare materie di cui non glie ne poteva fregà de meno, o peggio, iscrittisi perchè ormai è “socialmente normale” dover fare l’università dopo le superiori, quando prima invece era un privilegio per pochi eletti che potevano permetterselo o che erano particolarmente bravi da sovvenzionarsi con borse di studio. Gli altri imparavano un mestiere, facevano corsi, prendevano diplomi e si specializzavano in altri tipi di lavori che oggi sembrano scomparsi perchè “poco accettati socialmente” (oggi il borghese medio che parla tanto di crisi non vorrebbe mai vedere suo figlio diventare uno scarpaio o un idraulico, ad esempio… no comment…), e questo è un peccato per molti motivi, e una perdita per molti settori e per grandi pezzi della qualità della nostra vita, fisica e psicologica!

La verità è che oggi come oggi un lavoro come quello delle vecchie generazioni non esiste più, per cui piuttosto che aspettare l’inaccadibile ci si dovrebbe dare una mossa e muovere il sederino per scoprire invece cos’è che è accadibile!

Ognuno di noi ha delle potenzialità e delle qualità, oltre che delle predisposizioni, che vanno al di là delle accademie e delle università, perchè fanno parte di noi stessi. Individuarle e potenziarle poi, con i mezzi che si preferisce e che ci si può permettere, sta a noi.

Io svolgo più di una attività in proprio, basate tutte sul passaparola, e siccome mi sono dedicata a parecchie cose nella mia vita ho scelto quelle che più mi riuscivano bene e mi piacevano, anche perchè fare qualcosa che piace è l’unico modo per poter garantire anche dei risultati che siano ottimi e competitivi.

Poi certo è importante:
– impegno serio e costante
– essere sempre all’altezza del servizio che si offre, qualunque sia
– non fare mai prezzi da giramento di testa (o di altre cose che girano🙂 )
– pubblicizzare la propria attività tramite un sito internet e/o una pagina sui social network che ormai sono fonte inesauribile di qualunque informazione, cercata o distribuita
– fare volantini, bigliettini da visita, flyers e/o pubblicizzare attraversi siti online la propria offerta

Il posto fisso si è evoluto in una moltitudine di posti non-fissi ma multisfaccettati e cangianti, forse le possibilità di guadagno se siamo particolarmente bravi sono anche superiori a quelle che offrirebbe un posto “old style” e sicuramente non c’è nessuno che ci paga le ferie o la tredicesima, ma volete mettere la soddisfazione di non dover sottostare a nessun capo? Di non dipendere da nessuno se non da se stessi? Di dover fare affidamento solo sul proprio senso di responsabilità?
Volete mettere la libertà di poter scegliere in base ai propri stati d’animo e accadimenti del momento se andare o meno a lavorare in un giorno particolare senza dover dare conto a nessuno se non, ovviamente, ai propri clienti?

Io una vita diversa non la immagino e non la sogno.
Bisogna evolvere e reinventarsi e capirsi veramente a fondo per poter andare avanti a questo punto della nostra storia.
Come diceva Einstein, quella che si chiama “crisi” non è altro che un passaggio necessario per poter diventare qualcosa di diverso, e si spera, di migliore.

Forse l’uomo si è spinto troppo avanti e ha dato per scontato troppe cose, ed ora, con questo ritorno alle origini, alla natura, alla cura del pianeta, forse c’è anche un ritorno a guardare dentro se stessi per poter offrire qualcosa di più di un culo da sedere su una sedia 8 ore al giorno, forse questa è l’occasione per poter lasciare veramente indietro chi non sa “adattarsi” e per poter mandare avanti invece chi combatte con le unghie e con i denti e si inventa un mestiere, un’arte, una capacità, e si potenzia, per poter essere davvero utile e indispensabile, e non qualcuno di “utile ma non indispensabile”.

Vi lascio con la citazione più attinente accennata prima:
“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera se stesso senza essere “Superato”.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni.
La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza.
L’inconveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita.
Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
Senza crisi non c’è merito.
È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lieve brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece, lavoriamo duro.
Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa,
che è la tragedia di non voler lottare per superarla.
(Albert Einstein)”

 

fonte (dal mio profilo Ciao!)

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