La mia maglietta pìsenlòv


Ieri ho buttato la mia maglietta preferita, è ancora nel cestino della munnezza del bagno, coperta dallo smalto che uno dei miei cani ieri mi ha sfondato, buttandolo a terra e tinteggiando tutto il pavimento di Tulip Noir -.-

Era una maglietta di tela bianca, con una stampa e una scritta sopra, ormai si era riempita di buchi, la usavo solo per dormire, era la mia maglietta portafortuna. Legavo a lei un sacco di momenti belli, ogni volta che me l’ero messa mi aveva sempre portato “bene” e così non l’avevo mai buttata.
Poi, forse quando i buchi si sono fatti troppo grossi, ha smesso.
O forse sono io che avendo pensato di buttarla più volte, l’ho istigata 🙂

Non lo so, fatto sta che le scaramanzie poi possono diventare degli ottimi escamotage per dire a noi stessi cosa veramente desideriamo e cosa veramente no, quando ci scopriamo a fare “quell’atto scaramantico” ci rendiamo conto che allora vorremmo “quella cosa”, la desideriamo, la speriamo.

Un po’ quando si lancia una moneta, “testa faccio così, croce faccio pomì” e mentre è in aria noi ancor prima che cada ci rendiamo conto di cosa vogliamo davvero fare perchè speriamo che esca “quella” faccia (cit. rivisited di nonmiricordochi).

Così alla mia maglietta pisenlòv ho detto addio, e ho cominciato a fare tutto quello che mi ha sempre portato sfiga, senza pensarci troppo, o a non considerare tutto quello che invece mi ha sempre portato fortuna, idem, senza pensarci troppo, perchè alla fine, ho pensato, anche quando la fortuna bussa alle nostre porte tutto dipende dalla nostra predisposizione, dagli occhi che abbiamo per guardarla, per capirla, per conservarla, per goderne.

Purtroppo spesso succede che non ci accorgiamo nemmeno di quello che abbiamo tra le mani, che se anche ci capitano cose buone non le riconosciamo, o le eclissiamo dietro altre cose, e finiamo per non renderci conto che quello che di buono ci era capitato era esattamente quello che avevamo tanto desiderato, e lo buttiamo alle ortiche come qualunque altra cosa di cui non ci interessa nulla o peggio, di cui vogliamo liberarci.

Quindi, fare qualcosa di scaramantico per facilitare “quella cosa” non ha senso se non abbiamo le antenne drizzate per capire quando poi “quella cosa” è lì.
Entra nella nostra vita, si fonde con il nostro cammino, fino a quasi dare per scontato poi che stia lì.
No, niente è scontato, manco la vita, potrei uscire in questo esatto momento e finire investita da un camion, non c’è niente di scontato.
E proprio per questo faremmo bene ad apprezzare ogni piccola cosa che ci guadagniamo o che ci capita, perchè è solo apprezzando le piccole cose che possiamo dare la giusta importanza a quelle grandi. E che possiamo goderne. Non considerare o dare per scontato le piccole cose (che a volte poi non sono neanche tanto piccole, avere la fortuna di avere ancora tutti gli arti, di poter parlare, di poter ascoltare la musica, di poter guardare i colori, e ancora di fare un mestiere che ci piace, avere una casa con un grande giardino e tanti animali, non è poi così “poco”) equivale a non avere la giusta misura di sè, degli altri, e consapevolezza del tutto.

Si fa presto a dire “si apprezza quello che si ha solo quando si perde”, ma non si potrebbe apprezzare e basta sin dall’inizio? 🙂

Noi esseri umani siamo animali molto strani… Siamo sociali eppure siamo a volte solitari, abbiamo dei sogni e poi quando li raggiungiamo guardiamo ancora più in là, essere ambiziosi è sano e positivo, staccare i piedi da terra e arrampicarci sugli alberi per guardare più in là però potrebbe anche trasformarsi in un capitombolo fatale…

E poi, abbiamo strane forme di egoismo, che vanno al di là dell’autoconservazione, del sano egoismo per campare, ci sono molti umani che nel loro egoismo ci piazzano la voglia di non soffrire…
Quando invece si dovrebbe accettare tutto. E trarre qualcosa da tutto.
Facile accettare le gioie e le positività, ma fortunatamente, anche se si dice “life is short”, la vita è anche abbastanza lunga da mostrarci tutte le sue sfaccettature, e se c’è una cosa che ho capito è che anche la sofferenza fa parte della vita. E va accettata come una fase come tante, da cui imparare qualcosa.

Spesso, e capita anche a me, quando si soffre si cade nell’egoismo da sofferenza: Io soffro sto male quindi dovete stare tutti quanti appresso a me, soprattutto il colpevole, se c’è, della sofferenza. Ma non funziona così… Almeno non sempre.
Accade molto spesso che in una situazione non siamo gli unici a soffrire, ma che si soffre “insieme”, o che la sofferenza sia condivisa con altre persone… E questo dovrebbe solo portare ognuno di noi a mettersi davanti allo specchio e capire dove e se si è sbagliato qualcosa, dove si poteva fare meglio per evitare di ripetere lo stesso errore in futuro, e capire veramente la radice del problema.

Altra cosa, non tutte le domande hanno una risposta… A volte le cose vanno così e basta, e piuttosto che scervellarci a trovare una giustificazione a se stessi, a qualcosa o a qualcuno, è più utile tentare di fare qualcosa perchè il problema venga arginato, perchè una cosa è certa: qualunque siano le giustificazioni, il problema c’è.
E se proprio non esistono risposte e l’unico modo per arginarlo è “girare a largo” va bene anche quello, a volte una sana rassegnazione è molto più utile di un insano incaponimento che stizza ancora di più il problema, lo rende sempre più reale, più onnipresente, fino a che diventa o tabù o ci si sfianca anche a sentirne la sola presenza aurea… 🙂

Se io sono amica di A e A è amico di B però io e B ci schifiamo, qualunque siano i motivi, resta il fatto che io e B ci schifiamo. E se sono problemi inarginabili tra noi, nulla ci vieta di condurre le nostre vite separatamente, a patto che A sia talmente bravo da non rovinare la propria amicizia con nessuno dei 2. Se poi proprio io o B ci rivelassimo degli emeriti stronzi allora potrebbe sorgere il problema per A di schierarsi accanto a uno dei due, fare una scelta, perchè non riesce a condividere certi modi di fare dell’ “emerito stronzo”, ma è solo scelta sua, nè mia nè di B.
Perchè troppe volte per fare bene si fa male, e allora è meglio non fare proprio nulla.

E poi l’essere umano ha una insita forma di presunzione, che esce in alcune cose e in altre no, o è estremizzata in tutto come accade per qualcuno, insomma ognuno ce l’ha a modo suo, e come tutte le cose, presa a piccole dosi in parte è positiva, la falsa modestia mi ha sempre dato l’idea di una bella bugia ipocrita, tutti sappiamo in cosa siamo bravi e in cosa no, ma presa in dosi sbagliate è una tragedia.
La presunzione nel soffrire (“come soffro io non soffro nessuno”), o di possedere “la verità” in mano, la presunzione di poter e addirittura DOVER convincere gli altri a imboccare determinati cammini, la presunzione di sapere tutto, ma come diceva qualcuno, c’è chi pensa di sapere tutto ed è l’unica cosa che sa. Che poi a farci caso, mi vengono in mente gli “untori” visto che la parola presunzione contiene l’ “unzione” 😀

Ok il mio sclero è totale.

Tutto questo non so manco per arrivare a dire cosa, ho scritto a pause credo un romanzo in 10 tomi e non sono arrivata a nessuna conclusione, l’unica cosa che posso dire è che per quanto ognuno dia e cerchi amore a modo proprio, e per quanto ognuno potrebbe dare una definizione diversa dell’amore, alla fine l’amore è una cosa semplice: è volere bene, è volere il bene di qualcun’altro, che se vive accanto a noi ovviamente si tradurrà in qualcosa di reciproco che porterà benessere anche a noi stessi. Ed è per questo che è il motore delle cose.

Ma di amori amari o addirittura malati, morbosi, o ingiustificati, o egoisti, o “con la scadenza” ne ho visti tanti.
Certo, come detto prima, la vita è lunga e tortuosa e i momenti di sconforto e di negatività capitano a tutti, ma nell’insieme, una cosa positiva è una cosa positiva, e se anche ci arriviamo attraverso cose negative resta una cosa positiva.

Avete presente la parte in V for Vendetta dove lui fa finta di rapirla e di rinchiuderla in una specie di lager nazista, e poi fa finta che lei sia stata condannata a morte, e quando lei si dice pronta a morire senza dire una parola durante l’interrogatorio lui la libera? Ecco, intendo proprio quello.

La vita fa strani giri, e a volte è necessario passare attraverso sofferenze indicibili per capire certe cose. Perchè abbiamo perso quell’istinto e quella naturalezza e quella mancanza di sovrastrutture che tutti gli animali bene o male condividono, e ci siamo costruiti da soli la nostra prigione: la nostra mente. Piena di paletti, di stanze buie, di porte senza chiavi, di corridoi e bivi senza lampade…

E quindi la sofferenza è l’unico modo che può farci toccare di nuovo “l’essenza” della vita, e farci rendere conto di tante cose, e farci tornare a vivere, quando è passata, con occhi e orecchie e odori diversi.
Quindi ben venga la sofferenza, se siamo così bravi da renderla utile, perchè porterà solo qualcosa di molto migliore di prima.

Buona domenica.

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8 thoughts on “La mia maglietta pìsenlòv

  1. … Nell’aperta misura delle ali
    del più libero uccello,
    nel vigore degli alberi,
    nella chiarezza-musica dei venti,
    nel frastuono puerile dei colori,
    nell’aroma del frutto,
    sarò creatura in un unico e diverso
    principio, senza origine né segno
    d’ancestrale condanna.
    E so, per questa verità, che il tempo
    non crollerà spargendo le rovine
    dei violati contatti alla mitezza
    del mio nuovo apparire, né la sacra
    identità del canto verrà meno
    ai suoi idoli vivi.

    Alda Merini

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