L’orrore è tutto “umano”


Il commercio dei feti 

In Slaughter of the Innocent avevamo già riportato casi di ricercatori che negli Stati Uniti e in Gran Bretagna compravano dagli ospedali feti appena abortiti, per assicurarsi materiale sperimentale umano vivente. Da allora la pratica si è andata espandendo, nonostante la dichiarata disapprovazione ufficiale. Intanto è giunta notizia che i finanziamenti concessi dal governo statunitense sono serviti ad appoggiare molti esperimenti su feti umani abortiti vivi, acquisiti dagli ospedali finlandesi. Che c’entra la Finlandia? La Finlandia c’entra perché là è possibile abortire legalmente feti di cinque mesi, età alla quale molti sopravvivono, poi si possono far sviluppare in incubatrice e vendere a “ricercatori” che non essendo rimasti soddisfatti delle risposte ottenute dagli animali vorrebbero indagare su materiale umano.
Come al solito, soltanto i pochi mezzi d’informazione che usano portare alla luce le realtà più vergognose, anziché tacerle come preferiscono fare gli organi dell’establishment (più sono importanti e meno rivelano), hanno riportato il brutto fatto. Uno è stato il Globe di Greenwich, Connecticut, che il 19 agosto 1980 pubblicava un articolo, firmato da Charles Lachman, sui “NEONATI ABORTITI MANTENUTI IN VITA PER ESPERIMENTI MACABRI”:

Un ospedale finlandese ha condotto esperimenti raccapriccianti su feti umani vivi con l’appoggio finanziario del governo degli Stati Uniti.
Globe ha appreso che gli scioccanti esperimenti implicano la decapitazione dei neonati e l’apertura del loro stomaco senza nemmeno la somministrazione di un anestetico. 
Il giornalista olandese Hans Perukel, che ha condotto indagini nell’ospedale, afferma che i feti abortiti sono stati acquistati da un ospedale di Helsinki grazie a un finanziamento di 12.000 dollari fornito dal governo degli Stati Uniti.
Questo denaro è stato trasmesso in Finlandia da uno scienziato americano, il dott. Peter Adam di Cleveland, Ohio, che ha ottenuto l’assegnazione di 600.000 dollari dall’Istituto Nazionale della Sanità statunitense per condurre ricerche su feti umani.
Il dott. Adam, 44 anni, è morto il mese scorso per un tumore al cervello. La sua vedova, la dottoressa Katherine King, pediatra, ha dichiarato al Globe che suo marito aveva da molto tempo troncato ogni rapporto con i suoi colleghi finlandesi e che il denaro statunitense non veniva più usato per finanziare la ricerca.
Ha anche aggiunto che, prima della sua morte, il dott. Adam aveva smesso di lavorare su feti umani nel suo laboratorio di Cleveland.
Per realizzare quegli esperimenti fu scelta inizialmente la Finlandia poiché in questo paese vi sono leggi molto liberali sull’aborto, grazie alle quali si può abortire legalmente un feto di cinque mesi senza incorrere in un procedimento giudiziario. Di conseguenza, molti di questi feti sopravvivono all’aborto.
I feti sopravvissuti di Helsinki venivano mantenuti in vita in un’incubatrice e poi trasferiti in un ospedale nella città portuale di Turku dove rimanevano in attesa del loro macabro destino. 
Un infermiere dei laboratori di Turku ha dichiarato di aver assistito a uno degli esperimenti, diretti dal ricercatore finlandese dott. Martti Kekomaki. In un dossier pubblicato questa settimana dalla rivista sorella del Globe, il National Examiner, egli racconta: “Presero il feto e gli aprirono la pancia. Dissero che volevano il suo fegato. Tirarono il bimbo fuori dall’incubatrice ed era ancora vivo. Era un maschietto. Aveva un corpo completo, con mani, piedi, bocca e orecchi. Secerneva persino dell’urina”. 
Al piccolo non fu dato alcun anestetico quando i medici gli aprirono la pancia. 
Quando gli fu chiesto di spiegare questo orrore, il dott. Kekomaki dichiarò: “Un bambino abortito è spazzatura”. In ogni caso, a suo parere, un feto aveva scarse possibilità di sopravvivenza; “Perché non farne uso per la società?”. 

Così il dott. Kekomaki ha usato lo stesso luogo comune umanitario a cui ricorrono i vivisettori per giustificare i loro orrendi assassini e la sofferenza che infliggono. Secondo il Globe:

Il dott. Kekomaki ha asserito di aver già salvato molte vite grazie a questi nuovi metodi. L’obiettivo dei suoi esperimenti è di trovare un modo per alimentare neonati prematuri con un nutrimento a base di cervello. E’ per questo che taglia le teste dei feti per isolare il cervello e trasformarlo in nutrimento. “Abbiamo bisogno dei cervelli e dei fegati dei feti abortiti se vogliamo aiutare i neonati prematuri”: così si è scrollata di dosso qualsiasi accusa di crudeltà e brutalità.

Un’altra informazione raccolta dall’articolo del Globe: il già citato dott. Peter Adam, che aveva anche fatto esperimenti su feti umani vivi, era docente di pediatria alla Case Western Reserve University e direttore di metabolismo pediatrico al Cleveland Metropolitan General Hospital, le stesse due istituzioni nelle quali il dott. Robert White effettuava la mostruosa, inutile serie di trapianti di teste di scimmia.
Evidentemente tutta l’abilità del dott. Robert White come neurochirurgo non è bastata a salvare il dott. Adam da una morte prematura, per tumore al cervello, all’età di 44 anni. 

Fonte:
(tratto da pag. 101-103)

Dall’Autore di IMPERATRICE NUDA, Hans Ruesch: LA FIGLIA DELL’IMPERATRICE _ La grande industria della malattia.
Stampa Alternativa
A cura e con un saggio di Marco Mamone Capria

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