Non so dare un titolo e quindi non lo darò


Dal titolo/non-titolo già avrete intuito quanto io sia ipersinaptica in questo momento 🙂 Cascate di input mi hanno bombardato il cervello nell’ultimo periodo, e volevo buttare giù qualcosa per metterci ordine. Nell’era della globalizzazione, dove tutto è “uguale” (che poi uguale non è), “uniforme” (che uniforme non è), “unito” (che unito non è), dove tutti sono e siamo un po’ in vetrina, è molto facile cadere nel tranello di voler piacere a tutti, o peggio compiacere tutti per averne in ritorno stima, affetto e benevolenza generale. Ma si dimenticano tre cose fondamentali:

– che la stima, l’affetto e la benevolenza INCONDIZIONATI sono impagabili

– che piacere a tutti e compiacere tutti equivale a non piacere a nessuno veramente e a non compiacere nessuno al 100%

– che anche le persone più sante su questo pianeta hanno avuto nemici, proprio perchè non si piegavano davanti a certi meccanismi.

D’altra parte si dice che “il modo è bello perchè è vario” ed è davvero così, al mondo esiste tutto e in tutte le sue sfumature, esistono tutti i gusti, le personalità, i gusti sessuali, le preferenze in ogni senso che possiamo immaginare, e volerle soddisfare tutte è come snaturarsi o privarsi della propria personalità. Come si possono ad esempio compiacere persone che la pensano diametralmente opposto rispetto a noi? O come possiamo piacere a persone che la pensano in modo diametralmente opposto tra loro?

Mi ricordo da ragazzine una volta mia madre regalò a me una maglietta, forse rosa, e mia zia, la sorella, fece lo stesso a mia cugina… Qualcosa che però non mi piaceva… A quell’età ero profondamente insicura, ancora molto attaccata a certe cose, mia cugina aveva avuto lo sviluppo molto presto ed era prorompente e piacente già da ragazzetta, io invece, come oggi, solo che oggi è un vantaggio ( 😀 ), mi dimostravo molto più piccola dell’età che avevo, e spesso finivo per sentirmi a disagio… Per cui MAI avrei fatto qualcosa che mi facesse sentire ancora più a disagio, come indossare qualcosa che non mi piaceva o di un colore che non mi piacesse. E ricordo che mia cugina mi disse “e dai mettitela almeno una volta, falla contenta, io anche se sta maglia non mi piace me la metto lo stesso così mamma me la vede addosso e la faccio contenta”. Che io ricordi invece, quella maglia, non l’ho mai indossata, forse molto molto tempo dopo, quando ero cresciuta, avevo acquisito una certa sicurezza in me stessa e avevo anche cambiato gusti e avevo imparato ad apprezzarmi, e a “piacermi” anche con determinate cose addosso. In pratica, se dopo l’ho messa, è perchè piaceva a me, in quel momento, poi di certo, di riflesso sarebbe stata contenta anche mia mamma.

Questo non implica però il contrario, e cioè che per esempio a molti matrimoni e feste “eleganti” io mi sia presentata con le scarpette da ginnastica e i jeans, per lo stesso esatto motivo: sentirmi a mio agio a discapito di quello che “il sociale” avrebbe voluto.

Molti l’hanno inteso come “eh quella vuole fare l’anticonformista”, e invece è solo e soltanto per questo. Rimanere fedele alla mia natura e alla mia indole, in quel preciso momento, sempre.

 

Poi mi ricordo la scena di un film cretìno che non mi ricordo manco come si chiama, in cui la protagonista è la cenerentola della situazione, figlia di un poveraccio senza una lira di un ceto sociale modesto, che si innamora di un ricco avvocato o qualcosa del genere, di un ceto sociale di un certo livello. Lui, come nella migliore delle favolette, pure si innamora di lei e la invita ad una festa appunto “elegante”, dove avrebbe conosciuto tutti i suoi amici. Il padre emozionato da questo invito le regala un vestito rosa pallido abominevole con una gonna frùfrù con i volant sotto, tutta larga come se avesse il parapallo ma corta come fosse una sorta di minigonna. Al limite della cafonamma. Inutile dire che lei sapeva benissimo che non era il vestito “adatto” a quella festa, e se ne procura uno diverso, un tubino nero con cui sicuramente avrebbe fatto un figurone. Ma poi, per far contento il padre, alla fine sceglie lo stesso di indossare il vestito rosa abominevole. Ovviamente alla festa dei figliuoli di papà tutti cominciano a prenderla in giro, tutte le donnazze avevano vestiti eleganti e sensuali, tutti gli uomini la giacca e la cravatta, e lei sembrava una barbie dell’800 accompagnatrice di un Ken d’alta classe. Alla fine, si piglia collera e in lacrime scappa, dicendo al suo fidanzato che lei avrebbe potuto mettere il tubino, e invece per far contento il padre si era messa pure a figura di merda, intossicando la festa a entrambi (ovviamente era tutto detto in un italiano perfetto ma così rende più l’idea 😀 ). Detto fatto, scappa, l’amico di lui gli dice “no ma dai ma con chi ti sei presentato, ma chi è quella, ma lasciala perdere” e lui, in pieno stile da film americano taralluccio&vino dice “no ma che hai capito, non mi interessa, io la amo” e allora l’amico e la sua fidanzata superelegante gli dicono “ah ok allora se è così inseguila” (lei però abbastanza perplessa sul perchè uno come lui amasse una come lei) e lui la insegue e fanno pace e vissero felici e contenti.

 

Tutto questo per arrivare dove, voi mi chiederete? Non lo so ma il succo della questione è questo: c’è chi si accontenta, ma io sono convinta che chi si accontenta NON gode, anzi, manco “così così” come dice Ligabue… io credo che accontentarsi non sia altro che un’attesa per potersi permettere in futuro di raggiungere traguardi più lontani e accontentarsi sempre meno… e poi c’è chi accontenta, chi cioè preferisce invece di accontentare sè stesso, accontentare gli altri. Ma modificare la propria indole per piacere o compiacere gli altri, quando è troppo, non è come una snaturazione di se stessi?

Quando cerchiamo di accontentare persone che la pensano opposto a noi, o di accontentare persone che tra loro hanno delle divergenze così grandi da avere pensieri opposti, e quindi inconciliabili, cosa facciamo realmente? Mettiamo da parte le nostre esigenze, la nostra natura, i nostri desideri, il nostro stesso cammino, che invece incondizionatamente intraprenderemmo per raggiungere i nostri personalissimi traguardi. In altre parole sprechiamo tempo prezioso, perchè la vita è una sola. E il tempo, mentre lo sprechiamo, mentre ci scervelliamo, mentre perdiamo di vista noi stessi e le cose a cui teniamo, scorre, e logora tutto, noi stessi e anche gli altri.

Gli altri sì, esatto, esattamente quelli che cerchiamo di accontentare. Perchè tentare di andare incontro a tutti equivale ad andare incontro a tutti in piccole percentuali, e si finisce per non dare a nessuno quello che vorrebbe davvero, in toto, compresi noi stessi.

E si finisce per avere una marea di rimpianti, un devasto di rimorsi, e per diventare arrabbiati con noi stessi e con tutte quelle persone che abbiamo cercato di accontentare proiettando su di loro il nostre senso di colpa “per fare contento a te non ho fatto quella cosa io! Per pensare a te non ho pensato a me! E tu non sei manco contento!”. E si diventa frustrati, delusi, ed è una bomba a orologeria che prima o poi scoppia e fa tutti in pezzi. Spesso, ho visto persone che per accontentare A e B hanno finito per perdere poi del tutto sia A che B, o come si dice qua: hanno perso Filipp’ e O’ Panàr’.

Per saturazione propria o saturazione degli altri che, ripeto, comunque non hanno ciò che vorrebbero davvero. Io credo che in fondo, alla fine, il succo stia nel seguire la propria indole e la propria natura, senza paura dei ricatti morali o affettivi delle persone, o di perdere persone importanti, senza la paura che un giorno potremmo sentirci responsabili di aver lasciato indietro qualcuno, chiunque sia… Perchè alla fine il cammino che si condivide, per brevi momenti o lunghi periodi, o fino alla morte, su questa Terra, in questa vita, è fatto di amore sì, ma anche di compatibilità, di unifmormità o perlomeno similitudine di vedute… Per poter fare la stessa strada bisogna guardare nella stessa direzione, o giù di lì… Far contenti noi stessi, non nel senso egoistico nel termine ma nel senso spirituale, seguire la nostra natura, fa in modo che accanto a noi potremo trovare soltanto persone che ci amano e che hanno in comune con noi lo stesso cammino… A volte un pezzo di cammino, a volte l’intera strada… Tutto il resto è tempo, salute, energia che se ne vanno, e non torneranno più, come noi stessi, i nostri desideri e la nostra vita stessa. Buonanotte

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