Mumble


E’ da ieri forse che voglio scrivere questo post, solo che poi in mente me ne sono venuti almeno un paio, quindi come già immagino, concentrerò tutto qui dentro mentre aspetto che si carica la puntata della mia Serie TV.

Prima guardavo la foto di una ragazza circondata dai suoi 3 bimbi piccoli, e ieri si parlava con altre persone di “scelte”, e anche di altri stili di vita, di altri Paesi dove tutto funziona diversamente, un po’ “retrogradatamente innovativi”, fatemi passare il termine che è osceno ma rende l’idea 🙂

Non lo so, a volte è come se uscissi dalla mia stessa mente e mi rendessi conto che tutto quello che sto cercando in realtà dipende da un condizionamento che ho ricevuto, in base alle scelte che (sembra) mi vengono offerte, in base a dove e a che cosa posso guardare, tutto quello su cui mi baso in realtà è un “prefabbricato” che mi offre la società, fuori dal quale non posso guardare, non posso accedere, oltre il quale non so nemmeno se ci sia una scelta alternativa realizzabile.

E di questo me ne sono resa conto scegliendo (ancora una volta) la casa dove andare a stare…

Conciliare le esigenze mie, del mio compagno e dei cagnetti non è affatto cosa semplice a meno che non si scelga di spendere almeno 1000 euro al mese per una villa, voi direte “ma se potete permettervi di spendere tanto perchè la casa non ve la comprate e con quella cifra ci pagate una rata di un affitto a riscatto o di un mutuo?”. Perchè purtroppo le cose oggi non sono così semplici, perchè non abbiamo l’aiuto di nessuno, e perchè oltretutto il fitto a riscatto sembra sia ancora fantascienza e nessuno di noi due può fare da garanzia per un mutuo (cosa che comunque scarteremmo a priori lo stesso per non finire indebitati fino al collo per pagare le banche per tutta la vita…).

E allora si finisce per pagare cifre esorbitanti per una cosa che non è nemmeno propria, mi sono detta “Ok paghiamo il posto, paghiamo l’utilizzo della casa come fosse un prestito, paghiamo un po’ in più per abitare in una zona per bene, tranquilla, intima, sicura, dove un giorno potrei mettere tranquillamente alla luce un bimbetto perchè HO PAGATO per avere tutto questo”.

Ma ci rendiamo conto di quanto sia allucinante tutto questo?

Paghiamo per quello che in realtà sarebbe già nostro, o per cose che in realtà non hanno valore.

Una casa più grande, con il giardino, sono anche d’accordo che si paghi di più, ma che si paghi anche la posizione con differenze così esorbitanti mi sembra una piccola mafia.

Come a dire che nei posti migliori ci possono abitare solo “i ricconi” perchè per il resto, chi ha uno stile di vita medio con stipendi medi, o che come noi, è un libero professionista, e non può dimostrare niente a nessuno, è destinato a vivere in posti “peggiori”, o meno sicuri.

Quando la tranquillità dovrebbe essere un diritto di tutti.

Quando poi mi sono svincolata mentalmente da questa realtà allora ho cominciato a svincolarmi da una serie di cose, e insieme al mio compagno pensammo “ok compriamo un terreno e sopra ci schiaffiamo un prefabbricato in legno di quelli fatti bene (ce ne sono di bellissimi) e realizziamo un sogno”.

E’ rimasto un sogno (ed è l’idea però che più mi piace e più mi fa sentire “me”) perchè, indovinate? Anche per quello si paga, e profumatamente.

Un terreno agricolo non è adatto per costruirci sopra e un terreno edificabile ormai è diventato raro quanto costosissimo. Costava più il terreno che la casa in sè n’altro po’.

Diciamocelo, io non sono una viziata, a me non interessa primariamente la bellezza del posto, o vivere in una villa a due piani a priori, ma di certo vorrei che fossimo contenti tutti, e che tutte le nostre esigenze PRIMARIE siano soddisfatte, e credetemi si fa una fatica incredibile a cercare qualcosa che metta insieme tutto questo.

Un po’ perchè “siamo soli” come direbbe Vasco Rossi ( 🙂 ) e un po’ perchè effettivamente pare che la classe sociale sia determinata dal luogo dell’abitazione, o da che lavoro fai o da quanti soldi sei disposto a cacciare.

E allora ecco gli Americani che nel suolo flegreo si sono presi le case migliori (tanto paga la NATO) a prezzi esorbitanti, e allora ecco chi ha bruciato pezzi di montagne in modo che tra qualche anno sia dato dal comune il permesso di costruire, e allora ecco chi imbroglia, chi è scontento, chi si accontenta…

Non avrei mai pensato che alla fine molta parte della mia serenità sarebbe dipesa dalla quantità di soldi che posso cacciare.

E’ incredibile. Anche perchè chi non ha la casa, La Casa però, cioè quella dove sei contento di tornare tutti i giorni, non ha granchè.

Non ha radici, non ha sicurezze, ha molti più pensieri.

E la società ti fa entrare nel circolo vizioso che se sei disposto a cacciare più soldi vivrai in un posto più bello, in una casa più bella in un quartiere più bello, in un “contesto signorile”… Ma siamo sicuri che sia davvero così? E siamo sicuri che siano proprio i cosiddetti “signori” ad essere il vicinato migliore? “Quelli coi soldi”? Avvocati, professori, medici, monsignori…

Io ho forti dubbi.

Nella vita mia ho imparato che le persone non sono delineabili in base a che lavoro fanno o a quanti soldi guadagnano, o a cosa fanno nella vita, ho incontrato “signori” così pessimi da evitarli, e contadini e sempliciotti così cattivi da desiderare la loro estinzione. E poi ho incontrato altri “signori” e “contadini” e “sempliciotti” che avevano una sola, semplice, grande qualità: sapevano campare.

E questa è una dote che appartiene a prescindere da tante cose.

A volte ti sganci dalla trappola del “pensiero comune”,  delle “scelte che ti offre la società”, e tutto diventa ancora più gravoso e più difficile, perchè ti rendi conto che anche per vivere in una maniera alternativa devi disporre di una quantità di denaro a priori perchè si possa realizzare quello che desideri.

E allora in tanti fanno la pensata di lasciare questo Paese, per cercare “il posto fisso” altrove, o posti dove riconoscono “le coppie di fatto”, o dove il comune non esita a mandarti le sovvenzioni per pagare l’affitto, e il sussidio di disoccupazione, e finiscono per entrare però in altre spirali, in altri sistemi, in cui comunque non mi piacerebbe stare lo stesso…

E allora qual’è la via d’uscita?

Io credo che la via d’uscita sia tenere sempre bene presente qual’è l’obiettivo, e scalare la montagna a piccoli passi un po’ alla volta.

Sperare in una botta di culo improvvisa o di poter cambiare le cose da un momento all’altro è ovviamente utopia, ed è un’utopia che finisce solo per ammazzare il tuo sogno e per scoraggiarti a tal punto a volte da rinunciare… No, l’obiettivo è là, e tu, guardando a terra per non inciampare e per non cadere nei fossi, guardandoti avanti e indietro e di lato a 360°, lavorando per esso, prima o poi lo raggiungi.

Mi ricordo sempre del film “Le Ali della Libertà”, in cui il protagonista finisce in carcere, da innocente, ma non può provarlo, e allora con un piccolo aggeggìno scava poco a poco un tunnel che DOPO 20 ANNI, gli dà la libertà.

20 anni per ottenere quello che gli spettava di diritto, che era già suo. Ma questa società (e tantomeno la “giustizia”) non è GIUSTA… Per cui ognuno deve lavorare per il suo sogno, e realizzarlo, ci volessero anche 20 anni.

E nel frattempo però vivere, e godersi quello che si ha che comunque non è assolutamente poco, per quanto ci si possa lamentare o essere scontenti, avere una casa e la possibilità di pagarla, un giardino, una persona che ci vuole bene, un lavoro che ci dà soddisfazione e una ciurma di animali a darci amore, e aver realizzato tutto quasi sempre da soli grazie alle proprie forze, in una società come questa dove c’è ancora gente che a 40 anni vive ancora a casa di mamma e papà, non è assolutamente poco.

Non dobbiamo mai perdere di vista nemmeno questo.

Quando ho scelto ormai quasi 15 anni fa di diventare vegetariana la prima persona con cui ho dovuto combattere è stata mia mamma. A casa mia, tutti i giorni, sangue del mio sangue.

Poi ci sono stati tutti quelli che non capivano la mia scelta, e o mi prendevano in giro o cominciavano a portarmi i loro soliti esempi dell’uomo cavernicolo con la clava che mangiava la carne etc…

Nei supermercati non c’era assolutamente tutta l’attenzione che c’è oggi per alimentazioni alternative a quella “di uso comune” e spesso finivo per pigrizia e per mancanza di materia prima per mangiare sempre le stesse cose. Ma ho resistito. Perchè quella era la vera “me”, quello era il mio vero “io”.

Ho resistito, ed è diventato tutto un tutt’uno, ho 2 braccia, 2 gambe, 2 occhi, e non mangio carne.

E non indosso pelle, e evito di finanziare prodotti che fanno vivisezione.. etcetcetc

Oggi a distanza di quasi 15 anni la popolazione italiana è quasi per metà vegetariana, e al supermercato si trovano con facilità un sacco di articoli ottimi e alternativi, e quando dico che non mangio carne in un pub nessuno mi guarda con quelle facce a forma di punto interrogativo, come all’epoca.

Bisogna avere pazienza, e mettere un mattoncino alla volta, ci volessero decenni, ma non ci si deve impegolare in cose che non ci appartengono, non si deve svendere il proprio “io”, e non si deve credere che magari facendo come la società consiglia “sarà tutto più facile”, perchè di persone insoddisfatte ne incontriamo tutti i giorni, anche tra quelli che hanno i soldi che gli escono dalle orecchie… la rarità è incontrare qualcuno che sia davvero soddisfatto… e le uniche persone davvero soddisfatte sono quelle che seguono la propria natura e i propri desideri, e sono quelle che hanno così lungamente e aspramente lottato per raggiungere quello che volevano che sono diventate forti e possono essere un esempio e un monito e una fonte di ispirazione e di invito al coraggio e alla pazienza per tutti.

Buonanotte

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4 thoughts on “Mumble

    • Grazie Mr Loto…..
      Ho letto anche io il tuo post sull’età dell’anima…. e mi ha ispirato altre cose 🙂

      A volte sappiamo benissimo qual’è la strada giusta da prendere solo che ci infinocchiamo il cervello da soli con cose che in realtà non ci appartengono….buona giornata!

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  1. ”Non avrei mai pensato che alla fine molta parte della mia serenità sarebbe dipesa dalla quantità di soldi che posso cacciare.”
    Io non ho mai pensato il contrario, sotto sotto quelle cazzate del ”sono felice anche senza i soldi” funzionano sino ai 20 anni poi ci si sveglia.
    ”…lungamente e aspramente lottato per raggiungere quello che volevano che sono diventate forti…”
    Peccato che di cognome non facciamo tutti Kent.

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