Money Can’t Buy Me Love


Cantavano così i Beatles,

e canterei anche io così se non mi rendessi conto che in realtà sarà anche vero che i soldi non fanno la felicità, ma come diceva una mia amica, “fanno tutto il resto”.

Di certo l’amore del mio compagno, o dei miei cani, della mia gatta, o di mia madre, non l’ho comprato con i soldi, e questa è una santissima verità, ma tutto il resto? Tutto quello che gira intorno?
Quanto è veramente condizionata la nostra vita dal nostro status sociale?

O da quanti aiuti, materiali e morali, riceviamo dall’esterno?

Io credo moltissimo.

Moltissimo.

Tanto per cominciare noi “giovani” (a’ na’ coscia!) ci troviamo in una fase di passaggio, in cui le leggi, le pretese, e la società stessa, si fondano su una concezione di lavoro ormai “antica”, tutti sognano o sono alla ricerca del famigerato “posto fisso”, e anche chi per esempio affitta una casa spesso richiede referenze o busta paga per assicurarsi di avere a che fare con un inquilino “pagante”, senza rendersi conto che magari ci sarebbero potenziali inquilini che senza busta paga potrebbero offrirgli garanzie di pagamento pure maggiori…

Si dovrebbe entrare nell’ordine di idee che le cose oggi sono diverse, che il cammino lavorativo oggi è diverso, e fare in modo di incentivare chi decide di rimanere a combattere nel proprio Paese o nella propria città piuttosto che incentivare le menti fertili e proficue soltanto ad andarsene andando ad arricchire qualche altro posto…

In questi ultimi periodi qualcosina che si smuove l’ho intravista, hanno formulato la possibilità del “fitto a riscatto” (cercante su google) o del “fitto con patto di vendita” per fare in modo che una giovane coppia ad esempio possa permettersi di pagare la propria casa a rate senza dover necessariamente passare per la banca, o per il mutuo, o per il prestito…finendo i suoi giorni a pagare l’onere della casa più tutte le tasse sopra quei soldi che spesso raddoppiano quasi la somma di partenza. Ma queste formule essendo particolarmente “nuove” non vengono ancora prese in considerazione dai più, o quando proposte vengono accolte con uno storzellamento del naso.

Ho visto anche che persone che si fidano di lavori “diversi” ci sono, e chissà forse col tempo tutto questo porterà a un nuovo equilibrio, a nuove legislature, a nuove considerazioni… Ma per il momento è tutto molto in fase di sviluppo, e chi si ritrova svantaggiato è chi è nel mezzo.

Comunque,

questo è solo un piccolo frammento dell’insieme.

In realtà tutto influisce.

I rapporti con gli amici, i familiari, i familiari “acquisiti”, il periodo storico in cui si vive, la vita che si sceglie o che ci sceglie, i compromessi che facciamo e quelli che non facciamo, i dubbi che ci attanagliano e il modo in cui decidiamo di scioglierli o non scioglierli affatto.

Tutto influisce e tutto ci intacca in una maniera o nell’altra, visto che siamo come spugne che assorbono qualunque liquido in cui vengono immerse.

Sarebbe tutto più semplice se la spugna potesse decidere quando strizzarsi e quando no, quando rigettare il fluido velenoso che sta assorbendo e che la smembrerà e quando invece assorbire tranquillamente fin’anche a trasbordare…

Ovviamente ci sono molteplici tipi e livelli di sensibilità, varie e svariate forme di egoismo e di altruismo, per cui siamo tutte spugne diverse, ma rimane che lo siamo e questo è quanto.

Per cui, alla fine, la prima risposta che mi sono data è che siamo tutti bene o male incatenati, solo che dovremmo avere l’intelligenza e la praticità di farci “incatenare liberamente” da ciò che ci fa piacere lo faccia, e liberarci dalle catene che invece non abbiamo scelto, o che ci logorano polsi e caviglie e ci rendono impossibile il cammino. In fondo anche un rapporto a due è come un paio di manette che lega due polsi, o due caviglie, con un filo in mezzo però più o meno lungo…

La seconda risposta che mi sono data, subito dopo, poi, è stata che penso troppo, e peso troppo (non fisicamente 🙂 ).

La verità è che non esiste una verità universale.

La verità è che le cose alla fine le si capiscono sempre “dopo”.

Il “dopo” dà una visione forse più obiettiva e oggettiva delle cose, senza far ricorso a troppe pippe mentali o ragionamenti ingarbugliati, senza ricorrere alla psicologia spicciola, senza dover fare capa e muro fino a sanguinare per ammettere cose delle quali molte, in realtà, già conoscevamo dentro di noi.

Il “dopo” spesso dà risposte sul “prima”, e questo sia considerando che non considerando il periodo storico, le influenze esterne etc, perchè alla fine noi siamo il puro risultato della nostra indole messa al nostro servizio momento dopo momento mentre viviamo, conosciamo persone, facciamo esperienze, lavoriamo, amiamo, facciamo scelte, giuste e sbagliate, o seguiamo consigli, giusti o sbagliati.

C’è chi dalla vita ha avuto anche troppo e chi ha avuto troppo poco, in tutti i campi, affettivamente, o come tenore di vita, o come vita vissuta, o come possibilità di fare o non fare determinate cose in famiglia, e qui nasce un’altra domanda: che cos’è l’incompatibilità?

Io sono sempre stata una tipa abbastanza misantropa, per una serie di motivi che credo di conoscere, ed altri che magari nemmeno immagino, ma allo stesso tempo con persone che mi piacciono particolarmente o che amo sono socievole, aperta, sempre disponibile, anche un po’ crocerossina qualche volta. Il fatto di aver a che fare solo con pochissime persone “scelte” mi porta effettivamente spesso a fare del “crocerossinaggio acuto” 🙂

Ma bando a tutto ciò, cos’è l’incompatibilità?

Differenza di scelte, di vedute del futuro, di progetti per il presente, differenze di pensiero, di azione? Differenze di credo, di educazione, di indole, di tolleranza?

Sono sicura che alcune incompatibilità esistano,

ma sono altrettanto sicura che molte altre sono costruite.

Mi sono chiesta spesso, ma se venissimo improvvisamente privati di tutto quello che abbiamo o che potremmo avere, denaro, casa, possibilità di guadagni per costruire la vita “scelta”, cosa decideremmo di fare? Come e di cosa vivremmo? Cosa sceglieremmo di salvare?

Di fronte al nulla, cosa sarebbe davvero importante per noi?

Vivere? Sopravvivere? Morire?

Sono sicura che in una situazione del genere cambierebbero tutte le priorità.

E allora a quel punto ci si spoglierebbe di tutte le sovrastrutture, dei desideri creati dall’influenza degli altri e della società su noi stessi, e allora davvero smetteremmo di pensare a tante cose, forse saremmo più puri, più nudi, più scoperti eppure meno vulnerabili, e accetteremmo tutto quello che ci capiterebbe come un dono…

Non lo so, sono le 4 di mattina e sto ancora filosofeggiando, è grave, buonanotte 🙂

 

ps. però di una cosa sono sicura, esiste l’incompatibilità con educazione e quella con la perfidia e la maleducazione, nel primo caso c’è un’ipotesi di costruttività, nel secondo, l’unica ipotesi possibile è la distruttività.

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