Questione di punti di vista


Qualche giorno fa leggevo questo articolo:

Obbligò alunno a scrivere “sono deficiente”:
insegnante condannata ad un anno

ROMA – Fece scrivere ad un alunno cento volte sul quaderno «Sono un deficiente». Una punizione che è costata una condanna ad un anno di carcere a Giuseppa Valido, 59 anni, insegnante ormai in pensione a Palermo. L’imputata non andrà in cella per via della sospensione della pena e per il condono. Con il rito abbreviato, il 27 giugno 2007, il gup aveva assolto l’imputata. Ma il pm, insieme alla parte civile, aveva presentato ricorso. Nel giudizio di secondo grado il pg aveva chiesto una condanna a 14 giorni di reclusione. Ma la terza sezione della corte di appello, presieduta da Gaetano La Barbera, è andata ben oltre le richieste dell’accusa, condannando l’insegnante a un anno.

Per il legale dell’insegnante, Sergio Visconti, «non è stata fatta giustizia. La mia cliente è profondamente offesa ed amareggiata. Si sente tradita dalle istituzioni». Di parere contrario il padre dell’alunno: «Ha avuto quello che si meritava. Doveva pagare il conto. Dopo quella punizione sono stato costretto a portare mio figlio dalla psicologo».

L’insegnante aveva inflitto la punizione al ragazzino perché, insieme a due coetanei, aveva impedito a un compagno di classe di entrare nel gabinetto dei maschi dicendogli «non ti facciamo passare perché tu sei una femminuccia, un gay». Il piccolo era scoppiato in lacrime e la professoressa aveva deciso di punire il responsabile. Uno degli autori della bravata aveva chiesto scusa, ma non il presunto bullo. Era così scattata la punizione e l’insegnante aveva imposto all’alunno di darsi del deficiente. «Una lezione di vita» disse la professoressa. «Un abuso dei mezzi di correzione» secondo i giudici.

fonte

Ora, volevo dire una cosa a questo padre di questo ragazzino: “MA TU A TUO FIGLIO LO DOVEVI PORTARE MOLTO PRIMA DALLO PSICOLOGO PCCHE’ FIGL’T NUN STA BUON”.

Ok, forse l’insegnante è stata particolarmente impulsiva, e magari avrebbe potuto fare una telefonata a casa e mettere in castigo l’alunno-bulletto, però ci stiamo dimenticando una cosa, il ragazzino che è stato violentato psicologicamente, che non è potuto andare al bagno e che è stato offeso fino alle lacrime e insultato, che fine ha fatto in questa storia? Che ruolo ha?

Per quale motivo proteggere un bulletto del cazzo che se si è macchiato di una cosa così si è di sicuro macchiato anche di molto altro?

Ma da quale parte dobbiamo stare?

Invece che fare del buonismo inutile (e dannoso) forse si dovrebbe un attimo pensare VERAMENTE a chi è la parte lesa, e ai motivi che hanno spinto un’insegnante, magari intenerita da questo ragazzino “bastonato”, ad agire in questo modo.

UN ANNO DI CARCERE mi sembra veramente allucinante, considerando che Annamaria Franzoni per aver ucciso a picconate in testa il figlio di anni in carcere se tutto va bene se ne farà 16.

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2 thoughts on “Questione di punti di vista

  1. …quando ho sentito la notizia alla radio qualche giorno fa ho pensato che se il bullo fosse stato mio figlio, che è veramente la luce dei miei occhi, non avrei avuto nulla da ridire sul comportamento della maestra…, ma il mondo è veramente vario…

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