Luttazzi sì Luttazzi no, se famo du spaghi…


Dunque dunque, stasera reduce da 3 telefonate mooooooooooooooooolto lunghe e inciucistiche non ho:

– nè fatto il mio dovere di fan accanita di Davide&Voyager, mi so persa la trasmissione 😦 (ma ho cercato sul sito e non c’è nessuna vignetta per la seconda puntata aaaaaarghh!)

– nè fatto il post che mi ero ripromessa su quanto scoperto oggi (e soltanto oggi, guardo decisamente troppo poca (niente) tv ormai..) sul repertorio “allargato” di Daniele Luttazzi.

Recupero almeno sto secondo punto 🙂

Tutto è nato dal post di Renzo, qui, in cui si riporta la notizia che Santoro ha avuto una “ammenda” di cancellazione di 2 puntate di “Anno Zero”  (o meglio, “rimando”) per la storia del “vaffanbicchiere” che trovate qui su iutùb.

Da tutto ciò sono andata per catene di eventi e commenti e sono arrivata a guardare 3 filmati molto interessanti che riguardano il repertorio di Daniele Luttazzi, per il quale è inutile dire quanta stima nutro:

Ora, Luttazzi è irriverente, crudo, spietato, senza peli sulla lingua esattamente come piace a me….ma questa cosa mi ha un attimo lasciato così —-> 😐

Che ci siano o meno delle giustificazioni, è comunque abbastanza deludente (parlo per me, poi ognuno parli per sè, ovvio, c’è ancora la libertà di pensiero, mi pare, in questo Paese, vero? 😉 ) che un comico di questa portata debba “trovare ispirazione” (se non semplicemente tradurre e intonare) in altri lidi…

Ho anche trovato la sua spiegazione del fatto (c’è stato anche un servizio a “Le Iene” e lui se n’è andato senza dare risposte dicendo di averle già date ai giornali e aggiungendo:”Dai è diffamazione, è un tramonto!”), sul suo blog, che vi riporto:

Continua la saga di “Luttazzi copia” sulla scorta di un video anonimo che “smaschera i plagi di Luttazzi”. Notizia succosa, come no; ma inesistente. Il video in questione è diffamatorio. Infatti non scopre nulla che io non abbia già detto da anni. Ad esempio su questo blog:

http://www.danieleluttazzi.it/node/285 *
http://www.danieleluttazzi.it/node/324

Chi adesso finge di “scoprire” una cosa che “Luttazzi tiene nascosta” diffama consapevolmente, per ovvi motivi.

* Ai malfidati giallisti in erba che hanno preferito interpretare un aggiornamento redazionale come prova di chissà quale misfatto, offro il seguente passito da meditazione, direttamente dall’archivio:

http://www.danieleluttazzi.it/node/144

——

Il gioco della Caccia al Tesoro è proprio il modo con cui ho dichiarato pubblicamente (prima di qualunque fantomatica “scoperta”) lo Stratagemma di Lenny Bruce (lo trovate nel libro “Lenny Bruce!” di Albert Goldman) che ho adottato come difesa dalle querele miliardarie e dagli attacchi della stampa. Ogni querela (per plagio o diffamazione) sostiene sempre che la mia non è satira, ma insulto e volgarità gratuita. Idem i giornali di destra, che poi gli avvocati dell’accusa usano nelle citazioni come prova che la mia non è satira. Quando riportano i miei monologhi “pieni di insulti e volgarità”, però, inevitabilmente citano anche i brani di Bruce, Carlin, Hicks, Rock, Schimmel ecc. che vi ho inserito. In questo modo, semplice ma geniale, si dimostra che non sanno distinguere la volgarità dalla satira. Anche gli attacchi della stampa vengono respinti così, e lo si è visto col caso Decameron e la battuta su Ferrara, che alludeva a un celebre monologo di Bill Hicks.**

Si ripetono. Qualche giorno fa, il Giornale, che ha sempre scritto che la mia non è satira ma volgarità, si accorge che le battute volgari erano di famosi satirici USA. Invece di ammettere “Ooops, è vero, siamo incompetenti, quella era satira, non volgarità” rigirano la frittata: “Guardate: Luttazzi copia!”

Io lo faccio apposta. Mi diverto così.

** In quella occasione, Il Foglio parlò della Caccia al Tesoro in un articolo che difendeva la santità di Ferrara dandomi addosso coi soliti argomenti, tanto per cambiare. I giornalisti li leggono, i giornali?

——–

Il Fatto quotidiano, pubblicando la mia intervista , ha giustamente sintetizzato la parte più tecnica delle mie risposte. La riporto qui.

(…) Estrapolare battute da un testo dicendo “Sono simili, quindi è plagio” è una solenne baggianata. Primo, perché non esiste messaggio senza contesto. Il contesto guida l’interpretazione, sia inducendo attese che renderanno la battuta più o meno sorprendente, sia aggiungendo significati altri che permettono risate aggiuntive. La battuta di Carlin, citata da me, serve da antitesi come esempio di battuta che la tv trasmetterebbe tranquillamente, a differenza della satira politica del resto del monologo. Nuova risata. Secondo, perché quello che fa scattare la risata non è tanto il contenuto della battuta, come si crede ingenuamente, ma la tecnica. Infatti quando un giornalista fa la parafrasi di una battuta, la risata non scatta. Ogni modifica tecnica, anche minima, può quindi migliorare una battuta. Ecco perché, se sai che il suono “k” è particolarmente comico (come spiega Neil Simon: “Cocomero fa ridere. Pomodoro non fa ridere.”) ti basta sostituire “mosca” a “falena” per potenziare di gran lunga l’effetto. Quando, nel film sul comico di vaudeville Eddie Foy, James Cagney dice a Bob Hope:”Ehi, questa battuta l’ho detta prima io!”, Bob Hope replica:”Ma io l’ho detta meglio.” Originalità e miglioramento sono valori equipollenti, nell’arte. Terzo, perché il testo di una battuta è solo uno dei tre elementi che la caratterizzano come joke. (Mi scuso per i tecnicismi che seguono, ma sono necessari.) Una battuta è un micro-racconto, e quindi vanno considerati anche ruoli attanziali e funzione comica. Prendiamo ad esempio la battuta di Emo Philips: La gente mi si avvicina e mi dice:”Emo, davvero la gente ti si avvicina?” Questo enunciato è una battuta perché:
1. la battuta “-Emo, davvero la gente ti si avvicina?-” delinea l’arci-isotopia |insulto| che è allotopica rispetto all’arci-isotopia |domanda| della premessa “La gente mi si avvicina e mi chiede:”
2. la mediazione semantica è sbagliata perché situata solo sul piano dei significanti. Si ride.

Questo joke viene recitato dal comedian Emo Philips con una prosodia rallentata e goffa, gli occhi spalancati e una gestualità bizzarra; i capelli arruffati e gli abiti strambi completano il contesto comunicativo creato dal comedian (effetti semantici del contesto ristretto). Tale contesto aumenta la ridondanza informativa dell’enunciato: la battuta assolve la funzione comica [sono strambo] L’insulto è verso il comedian. (E’ il cosiddetto “comico di carattere”). Terminata la battuta, la risata del pubblico è immediata.

Se però si cambia il contesto comunicativo (es: comedian satirico, stile realistico, prosodia rapida che passa subito alla frase successiva, abito e gesti normali) il pubblico ride con qualche secondo di ritardo, interrompendo la frase successiva del comedian. La latenza diversa dipende da un cambiamento nella funzione del joke: il diverso contesto comunicativo e la modifica dell’allotopia hanno trasformato la funzione comica da [sono strambo] a [siete lenti ] (E’ la classica apostrofe di insulto al pubblico, portata al successo da Plauto.) Vengono modificati cioè ruolo attanziale e funzione comica:
[sono strambo] è sottoclasse di [sono un bambino] (=comicità)
[siete lenti] è sottoclasse di [ho idee pericolose] (=motto di spirito)
Le due versioni, quindi, fanno ridere per due motivi diversi (allomorfismo topologico). Viene così confermata, al livello più profondo, la diversità fra le due battute dell’esperimento, nonostante il testo praticamente identico.

Se si considera che le variazioni possono vertere inoltre su ampiezza degli scarti (basta sostituire una parola che attivi isotopie più distanti e l’effetto comico aumenta), sulle figure delle sostanze dell’espressione , sulle figure delle forme dell’espressione, sulle figure della forma del contenuto (nuclei, indizi, informanti: luoghi, oggetti, gesti), sulle figure del tempo, sugli orientamenti semantici del testo, sull’ordine emotivo delle parole eccetera, si capirà perché è più semplice dire “Luttazzi copia!” Un po’ di competenza però non guasterebbe, per diffamazioni oltre una certa portata.

Non eri tu che a Radio Deejay avevi detto: “Non mi divertirei a dire battute scritte da un altro”.
Infatti. Per questo, quando le cito, ci lavoro su per i miei studi. Il pubblico è il topolino che metto nel labirinto.

Clinton ammise di aver sbagliato. Berlusconi nega sempre. Scegli la strada del Cavaliere?
Non posso permettermelo, non conosco Ghedini.

———-

Dall’intervista a GQ (luglio 2010):

Il video “Il meglio (non è) di Luttazzi”, in cui ti si vede riprendere parola per parola molte battute di comici americani, dice il vero? Ci sono delle parti che non corrispondono alla realtà? Ci sono delle manipolazioni?
L’ho visto sommariamente, ma c’è almeno un montaggio diffamatorio, là dove dico “Sono molto orgoglioso di questa battuta” e sembro riferirmi a una di Bill Hicks appena citata. In realtà, se vedi il mio dvd, si capisce benissimo che mi riferisco alla mia battuta principale su Gesù impalato, che il video taglia via. Più in generale, l’attacco diffamatorio esprime una ignoranza totale dei fenomeni semiotici. Estrapolare battute da un testo dicendo “Sono simili, quindi è plagio” è una idiozia da liceale. Sia perché non c’è messaggio senza contesto, sia perché il significato di un testo non è la semplice somma dei significati delle sue singole frasi, sia perché quello che fa scattare la risata non è il contenuto, come si crede ingenuamente, ma la tecnica. Ogni variazione, anche minima, può influire sull’effetto comico, migliorandolo. Prendi la battuta di Emo Philips “La gente mi avvicina e mi chiede:-Emo, davvero la gente ti si avvicina?-” Proprio grazie ai miei esperimenti sul palco ho dimostrato che se dico la stessa battuta modificando alcuni parametri formali, la battuta fa ridere per un motivo diverso: da insulto al comedian diventa insulto al pubblico. Ovvero si tratta di due battute diverse. E’ un risultato notevolissimo, di cui sono orgoglioso. Faccio notare inoltre che lo stratagemma Bruce funziona come un codice: ogni battuta citata nel testo per quel motivo assume un significato ulteriore. Non è più una semplice battuta, è una trappola, e attiva una satira permanente, di secondo livello, sui tromboni che mi attaccano con pretesti.

Puoi farmi un esempio di una battuta altrui che tu hai preso e migliorato? Qual è il confine tra copiare, plagiare e ri-contestualizzare? Puoi farmi un esempio?
Nessuna di quelle che cito è plagio, sia perchè invito a scoprirle (non è plagio se è dichiarato: è un gioco intellettuale), sia perché si tratta di calchi o di riscritture con variazioni e aggiunte, procedimenti legittimi. Ad esempio la battuta anni ’50 sul tipo che va in pellegrinaggio ad Auschwitz per commemorare il parente morto cadendo dalla torretta. Quando Fini andò ad Auschwitz, commentai l’episodio con un calco di quella battuta. Due anni dopo ci andò Buchanan, e Jay Leno usò quella battuta nello stesso modo. E’ l’arte del comico, anche se la massa non lo sa. Oppure prendiamo la battuta di Carlin sulla falena (moth). Lui ne ricavava una risata. Io tre, grazie sia al nuovo contesto (citata da me, serviva da antitesi come esempio di battuta che la tv trasmetterebbe tranquillamente, a differenza della satira politica del resto del monologo) sia al metaplasmo falena : mosca. Infatti, se sai che il suono “k” è particolarmente comico (lo spiega Neil Simon: “Cocomero fa ridere. Pomodoro non fa ridere.”) ti basta sostituire “mosca” a “falena” per potenziare di gran lunga l’effetto. E’ la tecnica a far scattare la risata, non il contenuto. Non a caso, quando un giornalista fa la parafrasi di una battuta, la battuta non fa ridere. Con mosca, la battuta è finalmente perfetta. Altrove, Carlin dice:”Dio è onnipotente, ma vuole i tuoi soldi.” Io dico:”Dio è onnipotente, ma vuole il tuo 8 per mille” in un contesto in cui parlo della Chiesa cattolica. La battuta diventa una bomba. Per dirla con Cesare Brandi, nessuna parola è uguale a se stessa, in due contesti diversi. A proposito di calchi: gran parte del piacere dei fan di Elio e le Storie Tese sta nel riconoscere i brani musicali citati di nascosto: chi non ha cultura musicale resta escluso da questo divertimento. Se però questi, accortosi dei rimandi, scrivesse un blog dal titolo “Elio copia!” verrebbe preso a ragione per fesso. Idem chi pretendesse che Tarantino mettesse didascalie sotto ogni inquadratura rubata ai maestri. L’arte nasce dall’arte.

Se tu hai usato battute altrui, perché hai criticato chi poi ha preso le tue? In particolare: puoi spiegare come stanno le cose riguardo alla battuta di Carlin sulla mosca che scorreggia? Hai accusato Bonolis di averti copiato quella battuta che, stando al video, sarebbe in realtà di Carlin (e del 1982).
Ho rimproverato a Bonolis una cosa diversa: di avermela “bruciata”. Se io ho una battuta in repertorio e qualcuno la dice in tv prima di me, quella battuta non posso più dirla, in teatro la sanno già, e il mio lavoro di variazione va in fumo. Di recente, Benigni e la Littizzetto hanno detto in tv la mia battuta su Rosi Bindi-Bondi. Io l’avevo già detta a Decameron, l’ho considerato un omaggio.

Pensi che ci sia un tentativo ragionato di screditarti? Se sì, da parte di chi? E perché?
Non è il primo tentativo, non sarà l’ultimo. Ragionato no, ma c’è chi ne approfitta. Da 20 anni, ogni volta che vado in tv e parlo di argomenti vivi, i tromboni mi attaccano sulla forma (“E’ volgare! Insulta!”) pur di non parlare dei temi che sollevo. Con lo stratagemma Bruce si dimostra che gli attacchi sono pretestuosi: non era volgarità, era grande satira. Sputtanati, cambiano l’accusa: “Copia!” Lo faccio apposta, e i loro attacchi confermano la bontà della difesa. E’ davvero così difficile pensare che uno elabori strategie, dato che quelle accuse vengono poi usate per suffragare querele miliardarie? Ovviamente nessuno ha sottolineato l’evidenza emersa: che in Italia tutti i critici tv sono incompetenti in fatto di satira (non vedono la satira neppure se gliela sbatti sotto il naso). L’attacco diffamatorio è poi scontato quando mi attribuisce un moralismo che non mi appartiene, rispetto al quale sarei in contraddizione. Il mio motto, come dico da sempre, è quello di Lenny Bruce: “Io faccio parte della corruzione che metto alla berlina. Sono corrotto come il cardinal Spellman. Ma io non faccio il cardinale.” La satira ne esce rinforzata: la sua verità sta nei fatti raccontati, non nella coerenza di chi li racconta.

Non so voi che opinione vi siete fatti?

Ultimamente mi stanno scadendo un po’ di miti 😦

Non è il fatto in sè, se sia o meno plagio, se sia o meno corretto non “citare le fonti” a fine spettacolo, se sia o meno corretta sta storia della “caccia al tesoro”, perchè alla fine va anche bene, può anche essere tutto regolare, tranquillo, è proprio il fatto che non tutti sanno di sta “caccia al tesoro”, non tutti sanno che le battute e i discorsi interi, a volte, non sono “suoi”, scritti da lui, creati da lui, cuciti su se stesso…

Io posso svolgere un problema di matematica applicando il teorema di Pitagora, ma rimango una “qualunque” insegnante….qualificata, capace, certo, ma ad averlo inventato io il teorema di Pitagora, allora sì che cambierebbero le cose!

Mi spiego?!

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6 thoughts on “Luttazzi sì Luttazzi no, se famo du spaghi…

  1. Fatto sta che ci prende dei soldi, su quelle battute riciclate…
    Io è da tantissimo che lo dico, anche il suo modo di muoversi e di gesticolare scimmiotta un sacco di attori e comici.
    Se la caccia al tesoro finisse con un premio di caramelle o con una merenda a base di pane e nutella, potrei capirlo. E le citazioni sono interessanti e divertenti se sparse qua e là.
    Le canzoni rifatte si chiamano cover, i film remake… e lui si dovrebbe chiamare ReSaid!

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  2. La caccia al tesoro era vera e finiva con un premio per ogni vincitore: un libro o un cd. Il resto fu killeraggio di rappresaglia bipartisan dopo il fantastico monologo di Luttazzi a Raiperunanotte. Questo blog aggiornato smonta tutte le balle raccontate per diffamare Luttazzi: http://goo.gl/vp8Ca6

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    • Non l’ho letto tutto, ma in gran parte, l’articolo… Non so la situazione è un po’ controversa, a parte che da questo mio post sono passati ormai 3 anni e mi sembra pure un po’ strano se ne parli ancora 😀 Io se non avessi focalizzato l’argomento me ne ero pure dimenticata di sta storia… Non ci avevo pensato più.
      Per il resto è vero che le citazioni IPERFAMOSE sono una strizzatina d’occhio per i fan, ma per quelle che gli altri difficilmente possono conoscere (come appunto citazioni da battute di comici di altri paesi in altre lingue) la cosa la vedo diversa… Non lo so. Tra l’altro il discorso di Luttazzi, quando ho scritto questo post, mica era già avvenuto???
      Non so sono un po’ confusa, la storia della caccia al tesoro poi non l’ho capita, ncioè lui sostiene che chi indovinava le citazioni da dove venivano vinceva un premio???

      Sono un po’ all’oscuro della situazione, ma comunque ci vedo intorno un sacco di fumo…. Sicuramente Luttazzi e uno che non la manda a dire e questo a molti dà fastidio, e sicuramente se viene infamato qualcuno ne godrà, però effettivamente c’è qualcosa che è fumoso…. o no?

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