“Willy il nero, superfico di Bel Air”

Oggi, sarà perchè è Pasqua, ho fatto una scoperta che reputo TROPPO GIUSTO condividere😀
Incredibilmente grazie a questo link ho scoperto che Will Smith aveva problemi col fisco e che, solo per questo, ha accettato di recitare nella sit-com che poi è diventata cult, Willy – Il principe di Bel Air.

In sostanza era indebitato fino al collo: voleva fare il cantante rapper, della recitazione non se ne fregava un tubero, ma ritrovatosi con le spalle al muro con quella che in America corrisponde alla nostra Equitalia, si è visto “costretto” a prendere quest’incarico. Incredibile…

Incarico che tra l’altro gli ha fatto conoscere la moglie, con cui è ancora felicemente sposato dal 1997, e con cui ha sfornato varia prole.

In più ho scoperto anche che la sigla è stata, in Italia, censurata e modificata alla fine: inizialmente le ultime parole del testo erano: “Willy il nero superfico di Bel Air“.

Non sono riuscita a trovare i motivi precisi per i quali è avvenuta questa censura, considerando che probabilmente la traduzione era fedele e non c’era razzismo, ma solo un modo di “scherzare” dello stesso Will… Qui potete vederne il video su facebook, mentre la sigla potete ascoltarla anche cliccando qui sotto:

A volte ci sprechiamo a cercare un senso alle cose, ma in fondo sono le cose stesse ad avere un senso intrinseco che noi non possiamo nemmeno immaginare!🙂

Che ha fatto de Magistris in cinque anni da sindaco? C’è anche un solo motivo per votarlo a giugno?

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Diario napoletano

de magistris sindaco per napoli

Napoli, 15 marzo 2016

Che ha fatto Luigi de Magistris nel suo primo mandato ? C’è un solo motivo per rivotarlo alle prossime elezioni amministrative che si terranno in giugno 2016 ?

E’ una domanda che mi sono posto più volte in questi anni, rimandando sempre il tempo dei bilanci alla fine mandato, perché l’azione di un sindaco non può essere valutata nei primi 100 giorni o nei primi due anni, ma va vista nel suo complesso.  Chi segue i miei blog da anni sa bene che all’inizio son stato molto critico nei confronti di “LDM”, non avevo sostenuto la sua candidatura, l’avevo votato solo al secondo turno e ne avevo criticato alcuni palesi errori che rischiavano di far passare in secondo piano alcune novità interessanti (penso alla ztl del mare).  Ma adesso? Ora che siamo a meno di tre mesi dalle elezioni c’è almeno un motivo valido per votare…

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Documenti declassificati dell’FBI sostengono che Hitler scappò in Argentina (?)

Mi sono imbattuta in un video di un simpatico ragazzo con un altrettanto simpatico (quanto odioso😀 ) accento toscano.
Pare che lui nella vita si diletti con tutt’altro (videogiochi), ma che questo video gli sia uscito dal “cuore” quando sono state diffuse alcune informazioni.
Il video in questione è questo:

Ora, io di natura non sono un’invasata complottista/complottara ma non sono nemmeno una anti-complottista totale, nel senso che credo che ogni cosa vada analizzata e scandagliata prima di dire “no, è ‘na strunzat’‘” oppure “Wow che cosa incredibile, non ci avrei mai scommesso un centesimo!“.
Così mi sono andata a guardare i link alle fonti postati dal ragazzo in questione, trovando delle cose interessanti:
1) I documenti ufficiali sul sito dell’FBI, declassati da pochissimo tempo, presenti in bella vista sotto gli occhi di tutti.

2) L’articolo su cui si basa il video e tutta la discussione contenuta all’interno, che riporto più giù e che potete trovare online cliccando qui

3) L’articolo del The Guardian in cui si spiega che le analisi del DNA hanno rivelato che il pezzo di teschio ritrovato nel bunker dove Hitler si sarebbe suicidato in realtà appartiene a una giovane donna.

E’ da sottolineare che nelle prime righe del documento FBI si legge: “Information obtained from […] unable to be verified because of […] disappearence. Attempts to locate […] negative. No record of him in police or INS files“.

Screenshot del documento ufficiale dal sito dell'FBI.

Screenshot del documento ufficiale dal sito dell’FBI.

La fonte della notizia, quindi, non sarebbe verificabile nè rintracciabile, per cui l’FBI non ha potuto “cambiare” la storia, per davvero, nel concreto, con questa “rivelazione”.

Tale fonte sarebbe da ritrovarsi in un uomo europeo, tale H.H.K., comparso su numerosi giornali come il “detentore della verità” riguardo al Führer.

Il documento dell’FBI, comunque, è formato da ben 203 pagine, molte delle quali contengono articoli di giornale a sostegno della faccenda: foto di un ipotetico Hitler anziano, testimonianze sul fatto che sia stato avvistato a Bogota e moltissimo altro ancora.

In uno dei documenti collezionati all’interno del file, addirittura, si ipotizza la venuta di Hitler in Trentino Alto Adige, proprio da noi in Italia, e se ne stila un possibile volto “after fine della guerra”.

Screenshot di una pagina del documento sul sito dell'FBI

Screenshot di una pagina del documento sul sito dell’FBI

Non essendoci nulla di concreto che faccia puntare verso una direzione o l’altra, comunque, a parte qualche analisi, una teoria non verificabile e qualche pezzo di giornale, non c’è nessuna verità da svelare (?). Ma il fatto che Hitler fosse un uomo così potente, influente, abile manipolatore e pieno di sè di certo lascia qualche dubbio sul fatto che possa essersi suicidato, semplicemente, nel suo bunker per non essere “preso”.

Naturalmente, come spesso avviene per tante cose, sui libri di storia, comunque, la versione ufficiale rimane una ed unica, almeno per adesso.

Riporto l’interessante articolo di cui vi parlavo prima per intero.

Documenti declassificati dell’FBI sostengono che Hitler scappò in Argentina

 

Alcuni documenti dell’FBI recentemente declassificati dimostrano che il governo americano era a conoscenza che Adolf Hitler scappò dal bunker di Berlino e che questi fosse vivo e vegeto, e che viveva nelle Ande dopo la seconda guerra mondiale. La storia ci dice che il 30 aprile 1945 Adolf Hitler si suicidò nel suo bunker sotterraneo, il suo corpo fu poi identificato dai sovietici e riconosciuto dalle arcate dentarie (il cadavere era parzialmente carbonizzato) per poi essere seppellito insieme alla moglie, Eva Braun. I suoi resti furono seppelliti a Magdeburgo e successivamente riesumati nel 1970, quando furono completamente bruciati e buttati nel fiume Elba. Fin qui la storia che tutti noi conosciamo.

I documenti recentemente pubblicati dall’Intelligence statunitense ci raccontano un’altra versione dei fatti. Hitler ed Eva Braun furono aiutati nella fuga dal responsabile dell’OSS Allen Dulles, che li fece imbarcare su due sottomarini diretti in Argentina. I due insieme ad “Alti ufficiali Tedeschi” raggiunsero poi i piedi delle Ande, dove vissero in una casa costruita apposta per loro. Le informazioni provengono da un informatore (rimasto anonimo) che scambiò l’asilo politico con queste importantissime rivelazioni.

 Alla luce di questi nuovi documenti le rivelazioni dell’architetto Alejandro Bustillo vengono ora viste in un’ottica completamente differente: egli asserì di aver realizzato una splendida villa in stile bavarese ai piedi delle Ande proprio per ospitare la coppia tedesca, che lì viveva in totale pace e armonia.

Il governo argentino accolse non solo l’ex dittatore tedesco, ma lo aiutò nella sua sparizione. L’informatore diede indicazioni riguardo i villaggi che visitò Hitler, e disse di aver visto con i suoi occhi anche lo sbarco al porto Argentino. L’addetto navale statunitense in Argentina testimoniò (allora, nel 1945) inoltre di aver visto due sottomarini tedeschi approdare nel paese sudamericano, e che nel secondo con ogni probabilità erano presenti Eva Braun e Adolf Hitler.

Assume anche una prospettiva di verità la prova del DNA condotta da Nicholas Bellatoni nel 2009, che verificò che i resti (un pezzo di cranio) in possesso ai russi non erano in nessun modo appartenuti ad Hitler (fonte: The Guardian).

 

Voi che ne pensate?

Zombie al microscopio

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No, non si parla di The Walking Dead, nonostante sia l’argomento del mese. Parliamo del mito degli zombie: cosa riguarda, cosa nasconde e, soprattutto, cosa svela.

Da quando ho cominciato il rewatch di X Files, per approdare poi ancora più pronta e preparata alla nuova miniserie che si è appena conclusa (da fan sfegatata quale sono sin dai tempi del liceo) mi sono resa conto che Chris Carter è un genio ancor più di quello che ricordavo, perchè ogni singola puntata, perlomeno delle prime serie, prende spunto da risvolti scientifici o leggende realmente tramandate nei posti più svariati della Terra. Ho deciso così di aprire una nuova categoria di articoli su questo blog: “X Files Inspiration”😀

Per primo, ho deciso di indagare sul “fattaccio zombie“.

Attraverso un’analisi scientifica dei fenomeni è possibile, oggi, guardare con occhio diverso quello che ieri appariva inspiegabile, leggenda.

Si sa, l’uomo ha un rapporto particolare con ciò che non comprende, lo demonizza o lo osanna, a seconda dei casi: è questa la radice delle religioni, delle scaramanzie e delle tradizioni più antiche per molti popoli.

Ne hanno parlato le storie tramandate da padre in figlio, la letteratura,la tv, ma in pochi possono dire di aver avuto a che fare con queste entità sul serio, a parte Mulder e Scully, ovviamente🙂

Ma non si può parlare di zombie senza parlare di Clairvius Narcisse.

Clairvius, un contadino haitiano, venne ricoverato in ospedale nel ’62 a causa di una violenta febbre, nevralgie e sangue che gli usciva dalla bocca. Provava una sensazione strana, come se una marea di insetti camminasse sulla sua pelle. Morì due giorni dopo, come dichiara il suo certificato di morte, e venne seppellito. 18 anni dopo, nel 1980, Clairvius ricomparve al mercato, girovago tra le bancarelle, dove riconobbe la sorella Angelina. Lei non credette ai suoi occhi finchè lui non le raccontò dei particolari privati della loro infanzia.

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Clairvius Narcisse

Fu nel 1982, grazie a Wade Davis, un etnobotanico di Harvard, che si cominciò a far luce sulla faccenda. Intersecando i racconti di Narcisse e i dati che riuscì ad avere in suo possesso, Davis formulò una teoria. Narcisse era convinto che i mandanti della sua “zombificazione” fossero i fratelli, con cui non era in accordo in merito alla vendita di un terreno. Ricordava altresì di aver presenziato coscientemente alla sua “morte” senza poter far nulla, non riuscendo a gridare, parlare, muoversi; era stato cosciente persino durante la sepoltura. Estratto dalla fossa da qualcuno, ricordava di essere stato condotto in una piantagione di cotone dove lavorò in schiavitù per due anni, costantemente drogato e semi-incosciente. La morte del padrone fu una buona scusa per fuggire, ma la memoria era scarsa e appannata per cui girovagò per anni prima che le droghe esaurissero del tutto il loro effetto. La sensazione, poi, che fosse stato tradito dalla sua stessa famiglia lo aveva scoraggiato dal tornare nella sua terra. Davis annotò questa storia una volta arrivato ad Haiti per procurarsi la “polvere zombificatrice” dai bokor, gli sciamani dediti a queste pratiche. Lo studioso riuscì a guadagnarsi la loro fiducia presenziando a cerimonie piuttosto cruente, comprando poi 8 diverse polveri zombificanti che analizzò. Il contenuto fu sorprendente: frammenti di rospi e di pesce palla, autoctono delle acque di Haiti, ossa e cadaveri umani, ragni, lucertole e piante urticanti.

  • La pelle del rospo è un potente antidolorifico, più della cocaina, che può anche uccidere (bufotossina).
  • Il veleno proveniente dal pesce palla (Fugo) è la tetrotodossina, anch’essa una potente neurotossina “pain-killer” (160mila volte più della cocaina), più tossica del cianuro. E’ in grado di portare ad un repentino coma, che talvolta finisce in morte (i cuochi giapponesi sono specializzati nell’estrarre il veleno da questi animali prima di cucinarli, eppure si registrano ancora casi di intossicazioni).
  • La Datura è una pianta che, in alcune sue specie, può rivelarsi particolarmente allucinogena, spingendo anche verso perdita di memoria a lungo termine, paralisi e morte.

Una combinazione di questi ingredienti sarebbe causa di una morte apparente, con respiro e battito cardiaco così flebili da confondere persino i medici. Ad Haiti, inoltre, le sepolture avvengono molto velocemente a causa del caldo, e le condizioni comatose rendono possibile una sopravvivenza nel sarcofago, per le vittime dei bokor, anche per 8 ore. Il mistero sembrava risolto, ma ulteriori sviluppi trasformarono le certezze in nuove incertezze.

Gli studi di Davis, infatti, vennero confutati. Gli scienziati assicurarono che la neurotossina presente nelle polveri era inattiva, presente solo in tracce, e che quindi era inefficace a generare conseguenze tanto brutali.

Questo non ha fermato però gli Haitiani dal costituire un articolo del codice penale che vietasse e punisse la “zombificazione”: «È da considerarsi tentato omicidio l’utilizzo contro un individuo di sostanze che, senza causare una vera morte, inducano un coma letargico prolungato. Se dopo la somministrazione di tali sostanze la persona viene sepolta, l’azione sarà considerata omicidio indipendentemente dal risultato che ne consegue».

In realtà fu lo stesso Davis a rendersi conto del fatto che non era soltanto la “chimica” a fare il suo lavoro, ad Haiti, ma anche la psicologia.

L’intruglio zombificante dei bokor, in sostanza, sarebbe in grado di fare il suo lavoro soprattutto perchè l’intera faccenda è supportata da radicate credenze e superstizioni popolari.

La teoria che il dosaggio minimo di tetrotodossina riesca a portare al coma letargico, al metabolismo rallentato e alla morte apparente non sarebbe sufficiente a giustificare questo stato di cose, scientificamente, se molto non accadesse per suggestione, quindi.

 

Ci si immagina persino la scena: un uomo rinchiuso, drogato, per ore in un sarcofago, viene estratto dai suoi aguzzini, “risvegliato” a suon di botte e reso “zombie”, oltre che dalle sostanze psicotrope, anche dai danni cerebrali subiti, probabilmente, a causa della mancanza di ossigeno. Ma non è abbastanza, secondo gli studiosi.

Ci sarebbero tre componenti da considerare:

  1. Il fatto che le sepolture avvengano repentinamente a causa del caldo potrebbe giustificare la presenza di un numero notevole di morti apparenti, con conseguenze immaginabili.
  2. I sarcofagi usati per le sepolture spesso non vengono sotterrati in cimiteri ma posizionati fuori dal terreno, nei pressi di normali abitazioni private, per cui riesumare un cadavere per i riti vodoo non sarebbe una cosa così difficile ad Haiti.
  3. Non sono mai stati visti questi “zombie resi schiavi” ma sempre e solo “zombie vaganti” provenienti da chissà dove. Potrebbe semplicemente trattarsi di persone malate di mente girovaghe del territorio (erroneamente “riconosciute” da parenti superstiziosi).

A supporto di questa tesi, come cita l’interessante articolo del CICAP da cui ho preso spunto, ci sarebbe la storia di Felicia Felix-Mentor.

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Felicia Mentor, a sinistra ancora “zombificata”

L’episodio risale alla prima metà del ‘900 ed è stato documentato dall’antropologa Zora Neale Hurston.

Siamo sempre ad Haiti, in un villaggio. Felicia era morta nel 1907, all’età di 29 anni. Trent’anni dopo, nel 1937, nel paese arrivò una donna in gravi condizioni di salute, scalza, con abiti stracciati, che non poteva sopportare la luce diretta del sole. La famiglia Mentor riconobbe in lei Felicia e la prese con sè. Alcuni giorni dopo, però, la donna fu ricoverata a causa delle sue cattive condizioni di salute e i raggi-X svelarono l’arcano: la ragazza non presentava i segni di una frattura alla gamba che invece Felicia avrebbe dovuto avere. Se ne dedusse, quindi, l’evidente errore di riconoscimento.

Tempo fa ne ha parlato anche Focus in un articolo.

Ancora una volta la scienza sembra contenere tutte le risposte di cui si ha davvero bisogno!

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“La notte dei morti viventi” – Fonte: Focus

Nonostante questo, comunque, ci sono moltissime altre teorie che sono state ipotizzate. C’è chi ha parlato di esperimenti militari andati fuori controllo e chi ha nominato un virus, il cosiddetto Solanum, che avrebbe origine addirittura pre-umana e porterebbe alla non-morte. Su un sito si legge:

Il Solanum agisce spostandosi attraverso il flusso sanguigno dal punto d’ingresso fino al cervello. Con processi  non ancora del tutto chiari, il vrus usa e distrugge le cellule del lobo frontale per replicarsi. Durante questa fase il cuore si ferma, e il soggetto infetto risulta “morto”. Il cevello tuttavia rimane in vita, ma in una sorta di letargo, mentre il virus ne muta le cellulegenerando un organo completamente nuovo. Il tratto piu; distintivo di questo nuovo organo e’ l’indipendenza dall’ossigeno. Eliminando il bisogno di questa risorsa, il cervello non-morto puo’ utilizzare il complesso meccanismo di sostegno del corpo umano. Una volta completata la mutazione, questo nuovo organo rianima il cadavere dando luogo a un nuovo essere, completamente diverso da quello precedente. Alcune funzione corporee rimangono costanti, altre operano in misura divera, altre ancora cessano del tutto. Il nuovo organismo e’ uno Zombie.

Origine
Purtroppo la ricerca non ha ancora trovato in natura un campione di solanum. Acqua, aria e suolo di tutti gli ecosistemi, ne sono privi. Metre scriviamo questo sito, la ricerca continua.

Naturalmente non c’è nulla di fondato, anzi: è stata la trovata geniale di uno scrittore, che ha inserito questa malattia fittizia per dare più credito e interesse ad un suo libro. Si tratta di  Max Brooks, “The Zombie Survival Guide“.

Veg* is the new Testimone di Geova?

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Nel mondo sono sempre di più le persone che cambiano la propria alimentazione, virando verso scelte vegetariane, vegane o semplicemente più eco-compatibili, oltre che coscienza-compatibili (le ultime stime Eurispes parlano di 1600 al giorno!).

Internet ha sicuramente un ruolo importante nella faccenda, un aforisma di Tolstoj recita: “Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani” e, in gran parte, è vero.

Ma non dimentichiamo che al tempo di Tolstoj, come di Leonardo Da Vinci e altri personaggi storici vegetariani, internet non esisteva e tutto si basava soltanto sulla sensibilità personale.

Fare una scelta del genere a quei tempi, quando non era di moda, era ancora più difficile.

Mi viene anche male, quindi, lamentarmi di quando oltre 15 anni fa, quando io ho smesso di mangiare carne, venivo vista come una specie di alieno sceso in terra, un alieno “erbivoro” più che vegetariano. Andare a mangiare da un’amica e trovarmi davanti un’insalatina era la norma. Ma torniamo a noi.

Ai tempi di Da Vinci, però c’è da dire, non esistevano nemmeno gli allevamenti intensivi in cui oggi sono rinchiusi gli animali, vivendo come se fossero macchine attaccate alla corrente con il tasto ON perennemente acceso. Una barbarie.

Degenerazioni che diventano legali che di umano hanno molto poco.

I maltrattamenti degli animali sono aumentati, esistono video di pulcini maschi (inefficienti a deporre uova) tritati vivi, agnelli sgozzati a sangue freddo, mucche prese a calci, becchi di galline tranciati per evitare litigi nei pollai e quant’altro.

Sebbene quello che gira in rete sia sempre da verificare e non tutto quello che viene proposto in una certa “salsa” sia vero al 100% (spesso filmati di maltrattamenti non provengono da allevamenti intensivi, ad esempio, ma vengono etichettati come tali e viralizzati, e questo succede in moltissimi altri ambiti), è facile immaginare che chi faccia questo mestiere non abbia una empatia condivisa con questi animali, per cui è plausibile che li tratti in una certa maniera.

La questione però che ne nasce è piuttosto complicata perchè non tutti quelli che abbracciano una dieta veg* lo fanno per etica; sono in tanti, anche personaggi famosi (vedi Di Caprio), a fare questa scelta per salute.

Dopo le dichiarazioni controverse dell’OMS sulla carne rossa, i dibattiti sull’OGM e gli ormoni e gli antibiotici somministrati agli animali d’allevamento, dopo l’apertura al pubblico di tutte le fasce dei macelli attraverso le videocamere, non è stata solo la coscienza di moltissimi a vacillare, ma ha preso piede anche la sensazione che ci si stesse nutrendo con alimenti contaminati o nocivi.

Tutto questo ha portato l’umanità a sfrangiarsi in una serie di scelte alimentari differenti che oggi, però, rischiano di diventare un teatro del tragi-comico.
La questione è che sono tutti alla ricerca della coerenza. Per i vegani un vegetariano è incoerente, perchè mangia il caglio, anche se magari le loro coerenze poi hanno falle in altri ambiti (ci sono vegani che lavorano la pelle, altri che promuovono adozioni assolutamente improbabili per animali da compagnia e quant’altro); ma il vegano è visto allo stesso modo da un fruttariano, e così via; la spirale delle sfumature contiene moltissimi diverbi che spesso si accendono a tavola o nelle conversazioni online. Gli unici a sembrare coerenti, spesso, “rischiano” di essere proprio gli onnivori, che non facendo scelte alimentari drastiche ricevono più clemenza nel momento in cui si dimostrano “diversamente sensibili”. Come se da loro non ci si possa aspettar nulla. Ma quando si preoccupano dell’ambiente attraverso accorgimenti meno drastici questo tipo di scelte viene condannato ugualmente (della serie “che vuol dire che mangi poca carne? Quando il maiale muore mica muore un poco?” e roba così).

La veemenza con cui molti veg* si propongono agli altri viene avvertita come intrusiva e fastidiosa, come fossero nuovi Testimoni di Geova che bussano ai campanelli di casa, convinti di possedere la verità assoluta.

In realtà la coerenza al 100% non esiste, per niente e nessuno, ognuno fa quello che sente; d’altro canto anche la coltivazione dei vegetali è contaminata, per cui non sta in piedi nemmeno l’aspetto salutista.

Nessuno ha la percezione totale di quello che accade intorno, magari il fruttivendolo a cui un veg* si affida picchia la moglie o violenta le sue capre.

Il fanatismo è la radice di moltissimi diverbi inutili. Talvolta persino dannosi.

E basta guardare il fanatismo e il fondamentalismo religioso a cosa portano per farsi un’idea.

Anzi, da qualche parte ho letto addirittura che, viste le premesse attuali, questo tipo di alimentazione, quando suffragato da un certo modus operandi, dovrebbe essere etichettato proprio come un nuovo culto religioso perchè ne ha tutte le caratteristiche.

Sinceramente ho avuto anche io le mie fasi “fondamentaliste” ai tempi dell’adolescenza, ma poi ho capito che la diversità è la chiave di lettura del mondo. Non può esistere nessuna omologazione totale dell’umanità perchè siamo tutti diversi e multisfaccettati. D’altro canto la dialettica esiste solo come risultato delle differenze. Senza differenze non c’è dialettica e senza dialettica c’è il piattume.

Fermo restando che, ovviamente, non sponsorizzo nè l’uccisione degli animali nè, soprattutto, gli allevamenti intensivi e le barbarie di cui si sta macchiando l’essere (dis)umano, credo che ognuno di noi dovrebbe fare uno sforzo per sentirsi parte integrante di una totalità fatta di differenze.

Non tollero nè i veg* rompicoglioni nè gli haters dei veg* che postano in giro sui social network roba volutamente offensiva o provocatoria o si comportano in maniera antipatica direttamente “live”.

Di certo il consumo e la richiesta di carne è eccessivo e di certo le condizioni di vita di queste povere bestie andrebbero riviste.

E’ il sistema che è malato e orribile da dover accettare. E questo in tutti i campi, non solo quello che riguarda gli animali. Persino le persone oramai vengono trattate e considerate come numeri. Il consumismo che è alla base delle nostre vite, dal singolo cittadino al più importante capo d’azienda multinazionale, ha fatto sparire una serie di meccanismi sani e, soprattutto, l’umanità stessa dalla razza umana.

Di Battista, questo strano fenomeno sociale (?)

Alessandro Di Battista, deputato del Movimento 5 Stelle, ospite alla trasmissione "Le invasioni barbariche" condotta da Daria Bignardi su La7, Milano, 31 gennaio 2014. ANSA / MATTEO BAZZI

Non sono mai stata una che si interessa di politica. Non mi interessa, non mi piace, non mi stimola perchè credo a molto poco di quello che vedo e sento.

Ma il fenomeno del Movimento Cinque Stelle mi incuriosisce, molto.

Soprattutto quello del “Dibba“.

Alessandro Di Battista, classe ’78, un bel ragazzo attualmente noto per il suo impegno politico insieme a Beppe Grillo e ai Cinquestelle, che meno di dieci anni fa tentava di sfondare nel mondo dello spettacolo con performance che hanno fatto chiacchierare i mass media. Così tanto da averne eliminato le tracce.

Figlio di un consigliere comunale del Movimento Sociale Italiano, il giovane Dibba si diploma con 46/60 al liceo scientifico e si laurea al DAMS.

Viaggia moltissimo, occupandosi di terre come Guatemala, Congo,Sud America collaborando con enti del calibro di UNESCO e Caritas. Ha persino scritto un libro, nel 2010.

Nel 2008, intanto, si candida nella lista “Amici di Beppe Grillo” alle elezioni comunali nella capitale e nel 2011 comincia a collaborare con il rispettivo blog. Entra poi nel Movimento Cinque Stelle, diventando il personaggio che tutti conosciamo: un ragazzo dalla faccia pulita che parla di politica agli italiani attraverso la telecamera dello smartphone.

Che possa piacere o no, apparire naturale o meno, Di Battista è sempre sulla cresta dell’onda, mai ignorato ma tutt’al più osannato o criticato, come ogni personaggio di rilievo che si rispetti.
Oggi gli italiani sembrano divisi in due classi politiche: non Destra e Sinistra, ma chi vota Grillo e chi no.

In moltissimi si sono lasciati trascinare dal carattere impulsivo e senza filtri di Grillo e dalle persone che ha messo a capo del partito, una stima che ha portato voti che a loro volta hanno inserito parecchi consiglieri comunali e sindaci nelle nostre città.

Ma è nel divenire che si può dare un giudizio concreto alle novità: un’organizzazione fatta di uomini può avere qualche falla o può contaminarsi di persone in mala fede.

Sono successe così, nel corso del tempo, moltissime cose all’interno del Movimento, ma su Alessandro Di Battista nessuno aveva detto una parola, o quasi.

L’anno scorso Franco Bechis, vicedirettore di Libero, scavando nel passato del giovane parlamentare trovò parecchie perle che condivise con il pubblico italiano: nel periodo in cui era in Sud America, Di Battista intratteneva i Youtubers con una rubrica chiamata Aspassoparola, di cui fino a qualche tempo fa si riusciva a reperire online l’intera collezione video. Oggi risultano tutti rimossi.

È uscito fuori anche che ha cercato di entrare ad Amici di Maria De Filippi senza successo, il tutto confermato da una dichiarazione dello stesso giovane politico fatta a “L’aria che tira”.
Un’altra asserzione controversa e dibattuta apparve sul Blog di Grillo: “Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione.(…) Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. È triste ma è una realtà. Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana. Non sto né giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire. Per la sua natura di soggetto che risponde ad un’azione violenta subita il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni, ma elevandolo ad interlocutore”. Chiarì in seguito che non si riferiva all’ISIS ma ad Hamas.

Nel 2015 è stato citato dal New York Times come vincitore della classifica delle bugie più grandi del 2014. Ad una manifestazione infatti, rispondendo al Ministro della Salute Lorenzin che aveva definito la Nigeria un “paese tranquillo”, aveva detto: “il 60% è in mano agli estremisti islamici di Boko Haram, il resto del paese è in mano ad Ebola”. Tesi smontata dal NYT: la Nigeria, infatti, era Ebola-Free alla fine del 2014.

La questione è: quanto è differente questa situazione da quella delle soubrette tanto chiacchierate che ottengono cariche ministeriali?

I genitori: questi (s)conosciuti

Un altro ruolo di questa società è quello condiviso dai genitori.

Genitori —> Generano la vita

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo (Tolstoj)

Si dice che sia facile diventare genitori ma non altrettanto facile esserlo.

Ed è proprio così.

Ognuno di noi ha cammini personali, traumi e ricordi positivi, ricordi nascosti sotto la sabbia, quasi dimenticati, episodi che ci hanno formato, e siamo sicuramente il risultato delle nostre esperienze e delle nostre vite, miscelato alla nostra indole, natura e forze e debolezze.

Il figlio di due serial killer può diventare alternativamente un altro serial killer o, di riflesso, Gandhi. Chi può dirlo.

Ma la specie peggiore, secondo me, a parte quella degli ipocriti, è quella di chi, credendo di fare bene, fa male, molto male.

Per alcuni il “fare bene” è solo un alibi da dire ad alta voce per poter poggiare la notte la testa sul cuscino (e non saprei dire nemmeno se ci riescono davvero… nei casi peggiori SI). Per altri “fare bene” è un’intenzione reale, non supportata però da una sufficiente obiettività e forza d’animo, quella che consente di pronunciare qualche “NO” per esempio, anche alle persone a cui non si riusce a dirlo.

Tutto questo può avere una certa valenza quando si parla di amici, conoscenti o partner.

Persone con cui bene o male possiamo scegliere SE avere una relazione e di che tipo.

Ma con i genitori tutto è diverso.

Sono l’ambiente nel quale cresciamo, ci formiamo; sono le prime voci che sentiamo quando i nostri corpicini minuscoli si formano nel ventre materno, sono le prime persone con cui interagiremo e le uniche con cui avremo strettamente a che fare per i primi anni di vita.

Saranno i nostri confidenti, antagonisti, aiutanti, il nostro nucleo, la nostra famiglia… non possiamo scegliere SE avere una relazione con loro perchè la relazione con loro ESISTE A PRESCINDERE DA TUTTO, perchè portiamo i loro geni in corpo.

Non basta smettere di parlarsi per smettere di essere figli o per smettere di essere genitori.

E’ una carica “a vita”.

Eppure molti genitori non riescono ad essere delle guide per i figli. Delle guide valide perlomeno.

Molti genitori si affidano a culti di acclamata o dubbia natura e inguajano la loro vita e i loro figli, quasi sempre senza rendersene conto, credendo di fare “la cosa giusta”. Testimoni di Geova che rifiutano trasfusioni di sangue, ad esempio, hanno lasciato morire le proprie figlie di parto o di altre cose tranquillamente risolvibili.

Per non parlare poi di altre dottrine religiose che hanno letteralmente bacato i cervelli di generazioni intere. Bibbia presa ALLA LETTERA e cose del genere.

Poi ci sono i genitori che non sono in grado di prendersi cura di se stessi però poi, GIUSTAMENTE, fanno i figli. Giustamente un paio di palle.

Chi decide di prendersi una responsabilità del genere deve essere certo di essere in grando di poter svolgere il suo compito al meglio, senza inguajare generazioni e generazioni. Un po’ come chi prende un cane dovrebbe essere convinto del gesto che fa, la sostanza non cambia, ma la ripercossione sulle generazioni nel caso umano è ovvia.

Cattivi genitori spesso generano altri futuri cattivi genitori e così via, perchè nessuno darà gli strumenti adatti e sani ai propri figli per allacciare e instaurare relazioni sane.

Una catena di sofferenze che si spezza soltanto nel momento in cui qualcuno si accorge della reiterazione dell’errore e decide di porvi rimedio.

E vi assicuro che il rimedio, cioè scavare dentro se stessi e capire tante cose, è altrettanto doloroso.

Ma è un dolore necessario, come quando c’è bisogno di operarsi.

Gli altri tipi di genitori per me  non sarebbero nemmeno da contemplare perchè non dovrebbero nemmeno esistere.

Genitori egoisti, ipocriti, svogliati. Genitori alla ricerca della scorciatoia e del “male minore”.

Genitori che se ne sbattono della reputazione che hanno nelle teste dei propri figli e continuano a collezionare stronzate su stronzate fino a rendersi quasi schifati.

Io non so come sia possibile non  provare empatia per i propri figli.

Io provo empatia già con i miei animali e con le persone a cui voglio bene, sono cresciuta ponendomi una serie infinita di domande e colpevolizzandomi anche laddove non dovevo perchè cercavo sempre i motivi per i quali, ad esempio, qualcuno mi trattava male. Perchè?

Perchè è più facile credere che gli altri ci trattino male per colpa nostra che per colpa loro, se si tratta di qualcuno a cui teniamo.

Ma tutto questo poi porta ad intrattenere relazioni sbagliate con persone sbagliatissime, che spesso se ne approfittano di questo stato di cose per manipolare e portare gli eventi in proprio vantaggio.

Ho fatto un percorso molto lungo, che dura ancora, cammina ancora, per capire che le cose stanno molto diversamente da come sembra, che le cose non dovrebbero essere così complicate e che le cose sane, giuste, sono anche semplici.

Non cerco più le cose “strane”, avventurose, amiche conoscenti o partner di merda, cerco solo le persone “giuste” con cui poter interagire.

Ma il rapporto con il mio “nucleo generativo” resta complicato e pieno di contraddizioni.

Ladyboys

You should be stronger than me
You’ve been here seven years longer than me
Don’t you know you supposed to be the man?
Not pale in comparison to who you think I am
You always want to talk it through, I don’t care
I always have to comfort you when I’m there
But that’s what I need you to do, stroke my hair
‘Cause I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

You should be stronger than me
But instead you’re longer than frozen turkey
Why’d you always put me in control
All I need is for my man to live up to his role
You always want to talk it through, I’m okay
I always have to comfort you every day
But that’s what I need you to do, are you gay?
‘Cause I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

He said “the respect I made you earn
Thought you had so many lessons to learn”
I said “You don’t know what love is get a grip
Sound as if you’re reading from some other tired script”
I’m not gonna meet your mother anytime
I just want to grip your body over mine
Please tell me why you think that’s a crime
I’ve forgotten all of young love’s joy
Feel like a lady, and you my lady boy

You should be stronger than me
You should be stronger than me
You should be stronger than me
You should be stronger than me

Benvenuti nella nuova era!

Che era demmerda!

L’era dei Ladyboys.

Anche la povera Amy ci sarà incappata, a leggere le parole di questa canzone, canzone in cui, guardanpò, mi ci rivedo proprio alla stragrande.

Diciamo che se metto al vaglio una serie di esperienze mie e di amiche mi rendo facilmente conto che i ruoli di questa strana società sono sovvertiti e non si capisce più chi sia uomo, chi donna, chi sia in grado di più (o di meno) di provvedere ai bisogno dell’uno e dell’altro, della coppia e/o della famiglia o di un qualunque nuovo nucleo si vada a formare.

Colpa dell’emancipazione femminile?
Forse.

Più che altro, come sempre, penso che la verità stia nel mezzo della cosa.

La donna effettivamente ha avuto uno slancio nella società moderna che solo 50-60 anni fa poteva solo sognarsi.

Può essere a capo di aziende, gestire relazioni importanti lavorativamente parlando, diventare capo, boss, manager, e, nei casi più “normali” semplicemente provvedere alla propria famiglia portando uno stipendio a casa, in tanti casi uguale o persino superiore a quello di un ipotetico compagno.

Cosa è scattato quindi nel cervello maschile, a questo punto?

I ruoli è come se si fossero sovvertiti. O come se, in ogni caso, ci fossero stati dei “vuoti” nelle caselle addette all’uno e all’altra che non si sa bene come riempire.

L’uomo, immagino, stia lì a chiedersi quale è il suo ruolo “fondamentale”, a cosa serve la sua presenza in una famiglia, quanto sia in grado di dare supporto e “pane” ai propri cari.

E le risposte, sempre immagino, non credo siano troppo soddisfacenti, o magari a volte non esistono per niente.

In una fase di intermezzo di rimodellamento totale della società sicuramente qualcosa si è perso.

Troppi bambini crescono con i nonni o le bambinaie e troppe donne in carriera riescono, spesso anche non volendo, a far sentire frustrati i propri uomini che, quindi, cominciano a perdere qualunque tipo di certezze ed equilibri, macchiandosi di immani stronzate.

Ma è anche vero che questo è solo una minuscola faccia di questa figura a mille spigoli.

Non tutte le donne se ne fottono dei figli e non tutti gli uomini perdono il controllo dietro qualche gonnella solo perchè le mogli “sono meglio di loro” e in qualche modo devono rivalersi su se stessi.

C’è anche da dire che la quantità di bamboccioni e Peter Pan in calzamaglia alla veneranda età di 40 anni è enorme.

Persino uomini e donne con un lavoro piuttosto sicuro preferiscono rimanere sotto il tetto di mammà senza pagare l’affitto, con il piatto caldo a tavola sempre pronto, senza rendersi indipendenti, senza costruire, di fatto, nulla di concreto se non in potenza.

Che tipo di relazioni avranno queste persone?
Secondo voi…?
Una persona così calcolatrice o, peggio, opportunista, o peggio ancora, senza voglia di mettersi in gioco o rischiare o, ancora peggio (all’ennesima potenza) mai cresciuta, cosa avrà mai da dare, nel senso più puro e materiale ma anche spirituale del termine, ad un’altra persona e ad una relazione di coppia?

Complessi di Edipo e Complessi di Elettra a gogo.

Una cosa che, veramente, ha poco di divertente, se non nei primi, forse, 2-3 mesi di frequentazione.

La verità è che, poi, molto spesso gli uomini si appoggiano a questa condizione di cose:” avete voluto la parità dei sessi? E allora adesso prendetevene le conseguenze! Non potete fare le donne in carriera e poi volere pure un uomo con le palle, le due cose non collimano. Se volete il controllo non potete aspirare a un uomo d’altri tempi, i tempi sono cambiati “.

E’ vero, i tempi sono cambiati.

Ma questa può diventare anche una colossale scusa su cui sedersi.

Perchè se è vero che i tempi sono cambiati è anche vero che certe cose non sono cambiate affatto: non mi sembra che agli uomini vengano le mestruazioni, che siano in grado di partorire dei figli o di allattarli dai propri capezzoli. Come non mi sembra che alle donne siano cresciute le palle (almeno non quelle fisiche!) e che abbiano smesso di essere delle madri.

SI sono solo un po’ (con)fuse le mansioni.

Uomini che sanno fare anche da mamma e donne costrette, in tanti casi, a fare anche da papà, soprattutto quando, per un motivo o per un altro, si ritrovano sole.

Ma chi sono questi Ladyboys?

Uomini che hanno perso le palle sotto a qualche trinciatutto.

O a cui, forse, non sono mai cresciute.

Uomini che preferiscono restare a casa, con la scusa di fare quello che la donna non può fare VISTO CHE LAVORA, a bighellonare tra whatsapp e facebook per buona parte del tempo.

Qualcuno poi cucina, qualcun altro rimette le lenzuola a posto, qualcun altro ancora va a fare la spesa, o a prendere i bambini a scuola, ma nessuna di queste mansioni è strettamente necessaria o insostituibile.

Insostituibile è un uomo presente che, come la donna, si smazza e si fa il culo per provvedere alla propria famiglia.

Per non parlare poi di quelle specie di amebe che stanno lì solo per cercare qualcosa che rigonfi il loro ego in maniere spropositate.

Stanno lì ad attendere che si penda dalle loro labbra, quando spesso noi non abbiamo il tempo nemmeno di pendere dalle nostre. E c’è tutt’altro che ci pende, magari😀 Tipo le balle, in proporzioni da pendolo di Foucault!

Che tra una manicure e una ceretta c’è il pagamento dell’affitto, delle bollette, il lavoro, spesso un altro e un altro lavoro ancora, la gestione burocratica di tante cose, l’auto, i controlli, le pulizie e la casa da tenere in ordine etcetcetc.

E allora che succede?
Che loro vanno a gonfiarsi l’ego altrove. Online e/o offline.

Altri uomini con cui mi è capitato di interagire si sono offesi nel momento in cui non avevo abbastanza tempo da dedicare a loro, soprattutto come e quando volevano loro.

Si sono offesi quando hanno visto che avevo troppe cose da fare e responsabilità da cui non potevo sottrarmi per pendere dalle loro labbra (e richieste) e si sono sentiti rifiutati o esclusi persino quando mi sono PERMESSA di dire:” vabbè dai invece di vederci adesso dammi un’ora“.

Non si capisce bene cos’è che vogliano, e in questo cominciano a somigliare tremendamente a quelle che, una volta, erano le donne: incomprensibili, volubili, uterine. Tra un po’ mi sa che ci toccherà constatare da qualche eco che l’utero comparirà anche nei meandri delle viscere maschili!

Vogliono il controllo? Sì ma solo per quello che vogliono loro.

Vogliono essere lasciati liberi? Si ma solo quando vogliono e come vogliono.

Vogliono una storia? Sì, ma che non sia impegnativa. Per loro almeno. Per la donna  anche sì, Altrimenti è una stronza.

:/

Sono talmente basita dall’ “offerta attuale sul mercato” dell’essere maschile che sono fieramente single, nonostante ci abbia provato e riprovato a intrattenere delle relazioni. Ormai sono talmente  decisa e sicura di quello che voglio che riesco a mandare a cagare chicchessia nel giro di pochissimo senza alcun senso di colpa o rimpianto.

Sarò diventata cinica, ma io a 34 anni il tempo non lo perdo più.

Non voglio sentirmi come Amy, una donna con un ladyboy, se proprio DEVO stare con qualcuno questo controllo che tanto mi sento in dovere di mantenere vorrei finalmente perderlo, rilassarmi, con qualcuno con attributi altrettanto giganti da potermi sostenere in tutti i sensi in cui un uomo può sostenere una donna.

Altrimenti vada per questa singletudine a sprazzi…

Meglio sprazzi di singletudine che sprazzi di vita!😛

Dipinti Moderni

Okok lo ammetto. Sto scrivendo poco e niente, perlomeno qui.

Ma chi segue la mia pagina facebook sa che in realtà altrove sto scrivendo tantissimo.

Non dico che sia diventato un lavoro, ma che comunque questa passione mi consente di racimolare qualche spicciolo, che va ad arrotondare il resto, e non è poco🙂

Prima di aggiungere un nuovo post, però, che mi sto trezziando nella testa da un po’, volevo parlarvi di questo sito che ho scoperto da poco e che mi ha elettrizzato.

Voi lo sapete che quando si tratta di Made in Italy (ma soprattutto Made in Sud) non posso esimermi dallo sponsorizzare😀

Il sito in questione è dipintimoderni.it, un sito di e-commerce tutto in tema artistico.

Ci si ritrova infatti all’interno di una vera e propria galleria online di quadri, non stampe a poco prezzo ma quadri veri e propri dipinti olio su tela con tecnica mista ad acrilico, tutti quindi unici!
Sinceramente la cosa che più mi ha colpito, comunque, quando è comparsa la pubblicità accanto alla mia pagina facebook, è stata l’esplosione di colori delle tele: tele di misure personalizzabili con dipinti di ogni tipo, dal moderno al classico, passando per l’astratto e i ritratti su richiesta!

In più accettano praticamente qualunque forma di pagamento (evitando bestemmie varie da parte di noi acquirenti che prediligiamo solo “alcune” forme di pagamento) e effettuano spedizione gratuita in tutta Italia!

E’ sicuramente un sito da tenere presente qualora si vogliano fare dei regali per qualche ricorrenza importante, tipo matrimoni, compleanni, lauree, senza spendere una fortuna e facendo una bella figura!
Ma perchè mi sto spremendo tanto a sponsorizzarvi questa azienda?
Perchè è Made in Italy, non solo, ma Made in Sud🙂

La sede è a Taranto, nella bella Puglia!
Vi posto qualche esempio di dipinto, giusto per farvi capire da dove viene il mio entusiasmo😀
(Io sono impazzita per quelli divisi in varie tele!)
Dipinto in più tele
Paesaggio
paesaggio rilassante

Ho anche scoperto che è possibile fare degli ordini su cui ricevere il 5% di sconto (a patto che non si tratti di quadri in offerta) semplicemente inserendo il codice couponscontoclick” al momento dell’acquisto!

Insomma, SUD SUD NUJ SIMM R’O SUD😀

Napoli-tà-ttà

NapolitattàNapoli Tá-Ttá non vende slogan.

Siamo una ‪#‎startup‬ nata nel 2014 dall’idea di due amici d’infanzia: Christian e Francesco.

Cercavamo un’idea per diffondere la cultura partenopea in maniera non banale e per permettere a chiunque di farlo. Abbiamo pensato che dovesse essere alla portata di tutti (Tà-Ttà!).

Christian lavorava per una grossa multinazionale con sede a Milano. Aveva un contratto a tempo indeterminato.

Francesco era pronto con le valige, destinazione: Canada. Borsa di studio in tasca.

Abbiamo detto NO all’emigrazione dalla nostra Napoli. Abbiamo deciso di ritornare e rimanere per fare per la nostra terra. Nel nostro piccolo cerchiamo di dare qualcosa al Sud. Ci auguriamo che molti seguano il nostro esempio.

È bello vedere nascere tante imprese al Sud. È bello sentire il vento che porta con sé la brezza del mare. È bello abbuffarci di pizze fritte e a portafoglio per poi riprometterci di trovare il tempo di andare a correre.

Ogni giorno riusciamo a realizzare questo piccolo sogno che è la nostra StartUp e lo facciamo solo grazie al vostro inestimabile sostegno.

Grazie infinite per essere pure voi “From the South with Love”.

Vi vogliamo bene.

Sapete bene che difficilmente sponsorizzo qualcosa, a meno che non ci credo, e a questo progetto credo, e mi piace🙂

Perchè fatto da persone semplici, che hanno deciso di investire sul territorio per il territorio senza portare il loro “genio” al di fuori della nostra terra.

Napoli-tà-ttà inoltre promuove molti artisti partenopei, che possono proporre i loro lavori sul loro sito (lo trovate cliccando sull’immagine qui sopra) e guadagnare qualche euro dalla vendita di gadgets e tshirt!

Personalmente comprerò le maglie con ass’e’mazz’ per me e alcune amiche, ma ce ne sono altre (ad esempio quella di PerCoca in the wine :D) che sono fenomenali, originali e realizzate tutte napoletanamente🙂
assemazz
percoca

 

Se volete comprare basta un semplice click sul sito, e se volete offrirmi un caffè potete inserire il codice 6QJVJVLZ al momento dell’acquisto.

Sul sito infatti potete anche scoprire come diventare Promoter dell’azienda🙂

Se non volete offrirmi manco il cazzo potete comprare anche senza  inserire il codice🙂
Buona Napoli a tutti!!!🙂